Irlanda, isola a forma di pulcino

Vi posto questo bellissimo diario del viaggio fatto da mia sorella, Marta.

Finalmente dopo tanti mesi sono arrivata in Irlanda. È sempre stato il mio “Paese-mito”, per la storia sociale, politica, umana, per la civiltà studiata sui libri delle scuole superiori. Mi ero fatta un’idea molto precisa dei posti, della gente, del paesaggio…
Ora ho avuto l’opportunità di venire qui per due settimane, nell’isola che con un po’ di fantasia ha la forma di un pulcino, il cui occhio è il Lough Neagh nelle contee dell’Irlanda del Nord.
Già, l’Irlanda del Nord… bisognerà fare una bella distinzione nel racconto di questo viaggio tra Eire (la Repubblica d’Irlanda) e l’Ulster (o Irlanda del Nord). Cercherò di farlo per come ho visto e vissuto io questa divisione.
Ho comprato una guida Routard (l’ultima edizione in circolazione è aggiornata al 2003-2004), è molto descrittiva. Purtroppo non ha foto e le cartine sono solo le mappe di alcune zone delle città più importanti, suggerisce i posti dove dormire (dividendoli per categoria da ostelli a sistemazioni più chic), dove bere qualcosa, i pub più famosi, dove fare shopping, cosa vedere, un po’ di storia…
A supporto ho una guida Mondadori e un’altra del Sole 24 Ore. Anzi, abbiamo; perché a fare questa ESPERIENZA siamo in due io, Marta, e Piergiorgio. Siamo qua anche un po’ per lavoro, quindi gli alberghi della prima settimana sono spesati da chi ci ha offerto il lavoro. Nella seconda invece sarà tutto a nostro carico, e cercheremo B&B.
La compagnia aerea che abbiamo utilizzato è la Aer Lingus; noi siamo partiti da Orio al Serio, ci sono partenze di mercoledì, venerdì e domenica per Dublino.
Così quando mi sono svegliata stamattina 06/05/05, mi sono sentita piena di energia e non vedevo l’ora di essere già nel Paese sempre sognato e che quando lo sento nominare mi si drizzano le orecchie.
La mattina è trascorsa abbastanza veloce al lavoro, sistemando le ultime pratiche dell’ufficio per non lasciarle gravare sul collega… poi alle 12.30 via!!!! Fuori dall’ufficio per finire di mettere le ultime due cose nel bagaglio, poi l’aeroporto.
Mi ha sempre messo parecchio angoscia questo luogo così caotico e freddo, invece questa volta è diverso, sono più tranquilla e serena, e poi vicino a me c’è una bellissima persona con la quale condividerò questo viaggio.
È’ sera e il sole sta per tramontare in Italia, è stato un bel pomeriggio di sole e i colori sono vivaci e forti, dall’aeroporto mi sembra tutto più bello, perfino l’autostrada che vedo scorrere via piano poco dopo quando l’aereo decolla.
Ora ci sono le nuvole ma il nostro aereo le oltrepassa, passa sopra e arriva dove il cielo è blu e sempre pulito, dove sopra non c’è niente altro. Il silenzio dell’atmosfera è rotto dal rumore dei motori dell’aereo.Le nuvole sotto di me mi fanno venire in mente molte cose tra cui lo zucchero filato e un sogno fatto da bambina in cui una nuvola arrivava nel cortile dove giocavo e io la mettevo in alcune borsette di plastica per conservarla. (santa innocenza!!!). Il viaggio passa veloce.
La voce dell’hostess dice che tra dieci minuti saremo atterrati, guardo fuori da questo piccolo finestrino e vedo il sole che sta per tramontare, lo stesso sole che stava per tramontare in aeroporto, è come se si adagiasse nelle nuvole che sono tutte colorate di arancione, bianco e grigio, già grigio,…si vede che ci stiamo avvicinando all’Irlanda! L’aereo inizia ad abbassarsi e tagliamo di traverso le nuvole che erano sotto di noi. Mi viene quasi da trattenere il respiro quando le vedo avvicinarsi al mio finestrino!! Lasciamo l’alto e inizio a vedere il mare e la costa dell’Irlanda. Che bello!! Eccoci arrivati!
L’impatto con il suolo è forte, non vedo l’ora di scendere…devo avere sulla faccia un sorrisetto un po’ idiota al pensiero che sono arrivata, ma io sono contenta lo stesso!!
Controlli e ritiro bagagli velocissimo, usciamo e sento l’odore dell’Irlanda, i rumori e le voci. Con un bus arriviamo in zona dove pernotteremo. Nel tragitto guardo in giro, mi sembra tutto bello, le case ben mantenute, le insegne di pub e locali; anche i cestini dell’immondizia mi sembra abbiano il loro fascino…guardo il cielo e mi domando se anche qua la gente ascolta ansiosamente i notiziari meteo, ma credo non ne abbiano bisogno!!! Il cielo è grigio, nuvoloso, ma non uniformemente, ci sono dei “buchi” attraverso i quali è possibile scorgere il cielo blu. Camminiamo per raggiungere il nostro hotel e vedo per la prima volta facce e sento voci che si spargono caoticamente per la strada. Arriviamo al Trinity Capital Hotel, a 5 minuti di cammino da Temple Bar, zona densa di pub e di vita sia diurna che notturna e adiacente al Trinity College. Nanna. L’hotel è discreto, né troppo elegante ma nemmeno una catapecchia.
La colazione è molto abbondante, vicino alle “solite marmellate”, pane nero e toast ci sono anche uova strapazzate, salsicce irlandesi e pomodori al forno, la tipica colazione irlandese. Mangiamo per fare il pieno di energia e usciamo con i nostri zaini per visitare la città a piedi per non essere troppo prigionieri di orari dei bus e calca varia. La gente è vestita molto stranamente, meno precisina che in Italia; sembra mettersi qualsiasi cosa infischiandosene di ciò che altri potrebbero dire, uno stile molto rustico e pratico. E se ne infischiano anche dei semafori rossi, loro attraversano lo stesso!
Vediamo il Trinity College, è presto ed è quasi deserto. La biblioteca ospita il Book of Kells, è il più prezioso libro d’Irlanda, un libro di 680 pagine , si tratta dei 4 vangeli scritto da monaci irlandesi vissuti nel VIII secolo a Kells, (paese nella contea di Meath). La Old Library ospita migliaia di libri e busti in pietra degli scrittori irlandesi e non.
Andiamo poi a Christ Church. Una chiesa protestante a 15 minuti di (buon) passo dal Trinity. È’ molto chiara all’interno e abbiamo una sorpresa inaspettata: un coro che si sta preparando per i canti delle funzioni della domenica.
A proposito, attenzione a chiese, musei, castelli, rovine, parcheggi auto perché sono TUTTI a pagamento, cifra minima eur 2,00 (anche per le chiese!!).
Andiamo al Dublin Castle ma è chiuso perché è sabato.
Passiamo dal mercato dove posso vedere una parte della città che non è Temple Bar o Grafton Street, zone molto modaiole e moderne. La gente è presa dalle cose da fare, è gente comune, richiama a voce alta i potenziali clienti…è la parte di città molto concreta e terra terra, sono contenta di essere venuta qui…Essere immersa in questa folla, il movimento, le voci confuse, mi piace, mi fa sentire in una terra straniera, quella che ho amato piano piano. Lasciamo banchetti di frutta, verdura e fiori animati da gente chiassosa.
Inizia una pioggerellina fine che ci accompagna fino al General Post Office. Questo luogo è stato il quartier generale dell’Insurrezione di Pasqua nel 1916. Ricostruito nel 1929, è ora la sede di manifestazioni politiche ed è simbolo dello spirito repubblicano. Ci accorgiamo che c’è movimento, c’è un uomo che sta parlando al microfono e poi scorgiamo dei militari in parata in mezzo alla strada. È’ una manifestazione in ricordo degli scioperanti della fame nelle prigioni dell’Irlanda del Nord. Ci sono cartelli del Sinn Fein, un uomo con la cornamusa. Il traffico è praticamente paralizzato, ma dopo due strombazzate di clacson la gente sembra capire e cerca una strada alternativa. La pioggia continua incessante eppure i militari non battono ciglio, immobili continuano a dare omaggio alla causa.
Scatto molte foto, e stare in mezzo a una manifestazione che finora avevo solo letto sui libri mi fa pensare. Mi fa toccare e respirare lo spirito nazionalista che alimenta questa Irlanda, che innalza la bandiera nazionale appena c’è un po’ di posto.
Di sera facciamo fatica a cercare un posto dove mangiare, sono già le 20.30 e se non si è prenotato, è difficile trovare un posto dove sedersi a cenare, lì iniziano molto presto a mangiare, verso le 18.00-18.30.
Finiamo in un Burger King, non è il massimo delle aspirazioni ma non c’è altra soluzione.
La mattina del 7 ritiriamo la macchina noleggiata (attenzione, alcuni modelli comuni là non sono mai usciti in Italia e la loro Ford Focus per esempio è una bivolume piuttosto ingombrante) e ci accingiamo a prendere confidenza con la guida a sinistra. Appena fuori dalla città il paesaggio cambia radicalmente, prendono forma i campi infiniti e verdi, un verde veramente brillante che diventa ancora più forte quando il cielo è grigio, le collinette dolcissime… tutto mi scalda il cuore, mi rilassa e distende i nervi.
Ci sono sempre delle pecore che punteggiano di bianco il panorama…
Andiamo verso nord, passiamo da Newgrange, un tumulo situato nella contea del Meath, è una camera funeraria, ha 85 m di diametro, il tetto è erboso e le pareti fatte di piccole rocce, all’interno c’è un lungo corridoio molto stretto e basso, non si possono portare dentro zaini ingombranti. Qua dentro entra la luce solo per un minuto durante il solstizio d’estate.
Proseguiamo per il nord ed entriamo in Ulster, che sono 6 contee assoggettate al dominio della Gran Bretagna (da qui il nome di Regno Unito). Questa regione doveva essere solo di passaggio invece fortunatamente riusciamo a fermarci a Omagh nella contea di Tyrone. Mi aspettavo di trovare una frontiera aperta come Italia/Austria per esempio. Invece non c’è niente, ci accorgiamo di essere in Ulster da piccoli accorgimenti tipicamente inglesi, come i cartelli segnaletici che riportano le distanze in miglia o i prezzi segnati in sterline. Siamo passati da un territorio ad un altro senza segni concreti di divisione… Omagh sembra un paese calmo, siamo arrivati nel primo pomeriggio e forse è per questo che sembra abbastanza desolato, sembra un paese fantasma. C’è una macchina con targa inglese parcheggiata davanti al centro di ritrovo per la comunità irlandese (cattolica), ci sono dei cartelli elettorali del Sinn Fein, cabine del telefono con un adesivo “Euro accepted” (qua ovviamente circola la sterlina inglese), la City Hall è tutta percorsa da una protezione metallica alta, e anche una porta secondaria è tutta protetta da questa inferriata con qualche giro di filo spinato alla fine, c’è anche la torretta di guardia. Sono tutte protezioni contro gli attacchi dell’IRA.
Entriamo in una chiesa.
Per me è scontato entrare in una chiesa e pensare di essere in una chiesa cattolica, qua invece bisogna distinguere cattolica e protestante. Questa chiesa è cattolica, quella protestante è praticamente di fronte, ma purtroppo è chiusa. Entriamo in una stradina che corre lungo il perimetro della chiesa protestante, ci sono dei ragazzi, sembrano un po’ dei “teppistelli”… per terra ci sono dei vetri rotti, i muri sono tutti disegnati e scritti, il filo spinato termina sempre la fine dei muretti di proprietà.
Lasciamo Omagh, e con un po’ di amaro nel cuore ci dirigiamo verso Letterkenny. Passiamo un ponte sopra un insignificante fiumiciattolo. Siamo usciti dall’Irlanda del Nord. Le indicazioni stradali tornano ad essere scritte anche in gaelico.
Non c’è confine, non c’è frontiera, vivi in Irlanda ma ci sono gli inglesi che hanno portato le loro targhe automobilistiche, la loro moneta, la Gran Bretagna insomma. E non mettono il check point, ma il filo spinato, e i bambini che giocano per strada ci giocano sotto. Questo è il vero confine.
Letterkenny è una cittadina tranquilla, il nostro hotel è l’Hotel Clanree, fuori dal paese. È veramente carino, pulito, camere e servizi precisi. Ci sono camere “normali” e altre di categoria superiore. Noi eravamo in quelle di categoria superiore. Non so se era per questo motivo, ma la camera era veramente grande, e anche il bagno è arredato in modo molto moderno.
La mattina successiva andiamo a visitare la penisola di Inishowen. Arriviamo alla punta più a nord d’Irlanda, Malin Head, attraverso stradine e campi verdi punteggiati da pecore. Malin Head è, chiaramente, molto ventosa, roba da non riuscire a stare in piedi fermi… ma il paesaggio ripaga del freddo e di tutto.
Facciamo il giro di questa penisola, più che altro sono i paesaggi da vedere, come del resto tutta l’Irlanda credo, non c’è un punto preciso o una cittadina precisa dove fermarsi. Raccogliamo un autostoppista, Robert, ha 22 anni e studia a Derry.
Visto che è ancora presto andiamo a visitare anche Derry, altro punto dolente tra i tanti.
La città è caotica, chiediamo ad un signore dove sia il centro e lui ci dice che il centro è sulla parte sinistra del fiume (il Foyle), dove siamo noi. Specifica bene dicendo con aria sicura e quasi…sprezzante (ma questo l’ho capito dopo) che dobbiamo sempre rimanere da questo lato della città (dall’altra parte ci sono i cattolici….).
Ci addentriamo a piedi nelle vie. I marciapiedi sono dipinti con colori della bandiera inglese. Le case sono serie, tristi. Ci sono murales sulla resistenza inglese e un ragazzo si ferma per farmi scattare la foto. Galanteria o orgoglio nazionale??? Non ho capito, ad ogni modo mi sembra un gesto rispettoso comunque e mi solleva un pochino da tutta quella pesantezza che mi è piombata addosso.
Siamo in un quartiere tutto circondato da protezioni di ferro, inferriate, e c’è sempre il filo spinato che “adorna” muri e recinzioni.
Andiamo dall’altra parte del fiume, nel quartiere cattolico in pratica. Sembra esserci “più aria”. Ci sono 3 bandiere irlandesi innalzate in un crocevia. Giriamo un po’. Ci sono scritte dell’IRA sui muri. Il solito filo spinato su un lampione, una roccia con una incisione a ricordo del “Bloody Sunday”.
Riprendiamo l’auto per tornare a Letterkenny per cenare. Con un peso nel cuore per questa situazione sociale e umana torniamo in Eire, come al solito, senza passare un confine materiale. Questo è un risvolto dell’Irlanda che sinceramente non mi aspettavo di viverlo così crudamente. Sapevo della divisione, delle culture differenti…ma forse quando si leggono le cose sui libri ci si fa un’idea propria di qualcosa che non sempre è vera. Quando invece sei sul posto tutto cambia, è molto più concreto reale, e non c’è spazio per l’immaginazione…
La mattina seguente lasciamo Letterkenny per proseguire verso Sligo. Passiamo da Slieve League, che in gaelico significa “montagna nascosta”. Il cartello stradale che indica questo luogo è praticamente un murales coloratissimo sul muro di una casa. Arriviamo ad un cancello chiuso da una corda, no problem, alzate la corda e passate pure in macchina… Si arriva tranquillamente in auto fino in alto dove c’è un parcheggio. Poi si può proseguire a piedi. Ci sono scogli a picco sull’oceano e gabbiani che continuano a sorvolare l’insenatura. L’oceano oggi è calmo, non c’è molto vento (strano) e la temperatura è piacevole. È bello quando non c’è il vento!! È bello anche quando c’è, ma diciamo che si assaporano i paesaggi con un altro gusto se non c’è!!! Dall’alto il mare sembra immobile e grigio. Poi guidiamo verso Sligo, fermandoci in alcuni paesi di passaggio. Raggiungiamo la città fermandoci a vedere il Ben Bulben, una montagna piatta alta 583 metri. È l’ora del tramonto e la luce regala a questa montagna un aspetto quasi sacro, mistico.
Sligo ho sempre letto essere una cittadina di passaggio, con niente di interessante e piuttosto commerciale e triste, invece queste aspettative vengono cambiate da un’ottima cena al Belfry. È un pub tanto buio quanto economico (in relazione alla quantità) veramente. Mangiamo un piattone di verdura, pasta fredda, pesce, patatine (le mettono ovunque) a 12 euro, e questo è stato l’unico posto dove sono uscita veramente sazia. Si possono trovare dei ristoranti che offrono menù più vari ma anche piuttosto costosi (dai 18 eur in su per un main course…non troppo abbondante), e poi ci sono i pub, dove dalle 18 in avanti si può anche mangiare, a volte sono indicati come lounge, ma non sempre tutti i pub fanno anche da mangiare, quindi vale la pena entrare e chiedere se non hanno il menù esposto fuori dal locale. I pub sono più economici e c’è meno varietà. Ma bene o male i piatti sono sempre gli stessi, carne, pesce e antipasti. Il pesce è normalmente fritto, e i camerieri chiedono quasi sempre cosa si vuole di contorno, se una patata al cartoccio, patatine o insalata, se non chiedono, 99% dei casi portano le patatine (chips). Una pinta di birra (una media, 400 ml) costa sui 3,60 eur. La Guinness è la scura irlandese per eccellenza.
Arriviamo al Southern Sligo Hotel. Dall’esterno il posto sembra promettere bene, ma dentro è un po’ vecchio. Le camere sono piuttosto piccole (anche i letti) e non sono proprio pulitissime.
La mattina ci fermiamo nella cattedrale. Ho notato che la gente del posto quando riconosce dei turisti nelle chiese si avvicina sempre per chiedere da dove vengono e raccomanda di prendere un volantino nella nostra lingua, che illustra statue, dipinti e periodo storico. Mi piace questo contatto, anche se breve è segno di quanto la gente tiene al turismo, o meglio, ai turisti.
All’ufficio turistico ci danno delle cartine per seguire un itinerario su uno scrittore irlandese, W.B. Yeats. Andiamo a Drumcliff, il posto dove è sepolto il poeta, morto nel 1939. C’è una chiesetta anglicana, piccolissima e illuminata dalla luce forte del mattino. Tutto intorno alla chiesa c’è il cimitero, lapidi vecchissime di pietra. È tutto molto suggestivo perché sugli alberi che circondano il posto ci sono numerosissimi nidi di cornacchie che accompagnano la nostra visita continuando a gracchiare. La tomba di Yeats non ha niente di particolare e passa inosservata. C’è anche una croce celtica del XII secolo.
Rosses Point è una spiaggia lunga, larga e deserta. Qui Yeats amava venire con il fratello a contemplare il paesaggio e camminare sulla battigia. Rosses Point regala calma e un soffio di aroma marino, grazie alla temperatura non troppo rigida. Il mare è calmissimo. È bello vedere la spiaggia tutta modellata dalle onde del mare…
Lissadel House è una casa di due amiche del poeta, ha l’aspetto piuttosto serio ed essenziale. Ci sono solo visite guidate con partenza ogni ora. Visto che il gruppo è appena partito decidiamo di rinunciare alla visita.
Nel pomeriggio andiamo a Innisfree, un’isoletta in uno dei tanti laghi a cui Yeats dedicò una poesia.
Innisfree è minuscola e non ha nulla in particolare se non una poesia ad essa dedicata da Yeats. Per questo i battelli partono dalle sponde del lago al Castle Park per andarla a visitare. Torniamo sulla nostra strada ad ammirare ancora un po’ la montagna piatta, questa volta in una stradina sterrata deserta.
La giornata è finita, torniamo nello stesso posto per cenare, oggi il locale è popolatissimo: c’è una partita di calcio alla TV, e tutti sono qui per bere qualcosa e fare quattro chiacchiere davanti alla TV.
La mattina successiva check out dall’hotel e ci dirigiamo verso Clifden. Passiamo da alcuni paesi.
Il primo è Ballina che però non propone niente di interessante. Poi a Foxford, famoso solo per una fabbrica di lana e tessuti, è un paesino piccolissimo. E per ultimo Westport, è un paese più movimentato degli altri, forse perché arriviamo verso le 14.30 e i ragazzi delle scuole hanno la pausa pranzo e animano le vie del centro. C’è un viale con degli alberi, unica cosa di “importanza rilevante”.
Nel tardo pomeriggio arriviamo a Clifden, c’è una strada panoramica che decidiamo di percorrere (in auto naturalmente), la Sky Road. È tutta a vista sul mare, è bello! Specialmente ora che il sole sembra essersi deciso a tornare tra noi.
A parte questa strada non c’è niente altro a Clifden.
Pernottiamo in un B&B, il Buttermilk Lodge. La camera è veramente accogliente, pulitissima, tutto è molto curato e preciso. La padrona di casa ci offre una tazza di tè nel lounge, deve essere una collezionatrice di mucche, perché si trovano statuette, quadretti e oggettini tutti a forma di mucca! Per noi ha anche acceso un caminetto, non riscalda, fa giusto scena ma apprezziamo il pensiero, fa atmosfera e così chiacchiera piacevolmente. Andiamo a letto presto perché domattina vogliamo andare sulle isole Aran, e il porto è a 1 ora e mezza di strada da qui.
Arriviamo al porto appena in tempo, a Rossavel ci siamo persi perchè le indicazioni sono insufficienti, c’è solo un cartello giallo con su il disegno di un battello…. quindi…occhio!!!
Lasciamo la macchina nel parcheggio a pagamento alla sorprendente tariffa (non sto scherzando) di 3 euro al giorno, una sciocchezza, paragonando a tutte le altre tariffe!! In “compenso” il biglietto della barca per arrivare all’isola costa 25 euro.
Il battello è semi vuoto, ma in luglio e agosto dicono di prenotare perchè si rischia di non trovare posto. Il viaggio dura 40 minuti e la barca sembra ribaltarsi dalle onde che ci sono. Le isole Aran sono 3: Inishmore, Inishmaan, e Inisheer. La più grande e la più turistica è la prima, noi andiamo lì. Il soggiorno qui inizia benissimo, in attesa di scendere dal battello una foca fa capolino nelle acque del porticciolo, incredibile, ma vero!! Andiamo all’ufficio turistico, a Kilronan, per trovare una sistemazione per la notte, meglio fare così perché l’isola non è grandissima le case sono sparse e poche sono vicine tra loro, si rischierebbe di non sapere dove andare e, soprattutto di non trovare posto. All’ufficio turistico invece hanno una lista (cortissima) dei B&B, e i relativi prezzi. Basta dire il proprio budget e loro possono telefonare al gestore della casa e fermare la stanza. Questo servizio cosa 4 eur. C’è un pulmino che percorre l’isola, è il bus per i turisti e per la gente del posto, noi lo prendiamo per raggiungere il nostro alloggio, dal nome cinematografico “Man of Aran”. È un cottage dalle cui finestre di vede il Mare d’Irlanda. Fa freddo, tanto. Il vento è sempre forte e infatti dalle finestre della nostra camera si sente il suo sibilo costante. Sembra un rifugio questo cottage, molto semplice e spartano, costa 37 eur a notte.
Usciamo e iniziamo a camminare verso il porto. L’isola è lunga 13 km. Si possono noleggiare le bici per percorrerla prima. Ci sono 3 strade, una è quella percorsa dai bus, non si corre il rischio di perdersi!!! Noi decidiamo di girare a piedi. Mentre cammino mi chiedo come faccia la gente a pedalare con tutto questo vento!!! Il sole scotta, e il vento è fastidioso. Tutto quello che c’è da vedere è semplicemente il paesaggio, un paesaggio molto rilassante per i colori e per il fatto che non si trova in giro molto cemento, traffico, caos, tutto ciò che è cittadino insomma. Campi verdi, muri frangivento, pecore, mucche al pascolo, mare, cottage o case che non temono il vicino che ti guarda in casa quando apri le finestre. Tutto è molto silenzioso, solo il vento porta il suo rumore, le macchine sono poche sull’isola. La gente è strana, sembra essere rimasta indietro nel tempo. Si conoscono tutti (700 abitanti in totale) e parlano il gaelico come prima lingua. Infatti al porto c’è un cartello, come in altre regioni dell’Irlanda, An Gaeltacht che vuol dire che ci si trova in una zona in cui l’irlandese è la prima lingua parlata. parlano anche inglese comunque!!! Passiamo dalla baia delle foche, c’è una colonia che vive proprio qui, quindi quella di stamattina veniva da questo gruppetto!
La nostra giornata termina in riva al mare, seduti sui sassi a guardare le onde che si infrangono a riva.
Ceniamo nel ristorante meno caro dei due, Aran Fisherman. L’altro è il Pier House.
La mattina successiva tocca a Dun Aonghasa. È una costruzione che risale al 2000 aC fatta da tribù celtiche in pietra semicircolare, dove in mezzo ci sono scogliere a picco sul mare, il vento è fortissimo e bisogna stare attenti quando si cammina sul bordo degli scogli. Siamo soli, non è ancora arrivato nessun altro. Dopo un centinaio di foto usciamo con molta calma. Percorriamo la strada fino al paese principale, Kilronan. Ci fermiamo davanti ad un pub attirati dal cartello che avvisa che alle 14.30 ci sarà musica tradizionale. Allora decidiamo di fermarci per ascoltare e soprattutto per fare fotografie. Piergiorgio inizia a parlare con un componente del gruppo per presentarci. Così passiamo qualche ora in questo locale in cui si è accesa una luce intensa, carica di musica che fa volare. Il complesso è composto da strumenti locali, come la Uilleann pipe, il box, un flauto, il bones e due chitarre. Suonano con molto trasporto e guardare loro godere così della musica mi fa amare ancora di più questo posto semplice e che mi lascia senza parole. Entra la luce dalla porta d’ingresso nel locale, è molto forte e dona un colore ancora più caldo all’interno del pub. Scattiamo una marea di foto, vorrei tanto imprimere in queste immagini l’energia, l’atmosfera, il trasporto di cui mi sento invasa. E vorrei anche fermare il tempo qui, su questa isola, in mezzo alla natura, alla giornata scandita quasi dal tempo naturale, non da quello dettato dall’orologio o dalle cose da fare.
Terminate queste ore andiamo alla spiaggia, ci sediamo su una roccia, che bello, il sole scotta e il vento si è calmato.
Il giorno dopo lasciamo Inishmore e andiamo a riprendere la macchina per dirigerci a Galway. Che trauma ritornare in mezzo alle auto, ai semafori, alle rotonde, alla gente!! Arriviamo a Galway nel pomeriggio, ma dopo le Aran tutto ci sembra troppo confusionario e troppo veloce. Infatti forse non apprezziamo la cittadina come si meriterebbe. È domenica pomeriggio e la via principale è stracolma di gente e artisti di strada. La maggioranza della gente che incontri nelle città è decisamente giovane, sotto i 30 anni. Fuori dai grossi centri è più anziana, legata alla terra e al proprio gregge.
Dormiamo al Claddagh Moon a Oranmore. La signora è tra le più gentili che abbiamo incontrato, la mattina si intrattiene con noi a colazione a chiacchierare un po’ quando le diciamo che siamo italiani, ci dice che è stata anche lei a Roma.
Così arriviamo nel Burren, terra grigia e rocciosa, noi ci passiamo in una giornata di pioggia e di grigiore, cosa che si addice molto. Ci fermiamo a fotografare il dolmen di Poulnabrone (ehi!! Non è a pagamento!! Strano!!!) e proseguiamo per avvicinarci alle Cliffs of Moher che vogliamo visitare al tramonto per goderci lo spettacolo del sole che si corica nell’oceano. Durante la giornata ci avventuriamo in paesini come Lisdoonvarna, Ennistymon, Lahinch dove dormiamo e Doolin.
A parte gli altri paesi in cui non c’è molto, Doolin è un paesino piccolissimo in cui la cosa più famosa degna di nota è il pub O’Connors, che ospita musica tradizionale 363 giorni all’anno.
Arriviamo per il tramonto alle cliffs. È un posto letteralmente spazzato dal vento continuamente, ancora più delle Aran. Gli scogli sono altissimi e ci sono un sacco di gabbiani che si lasciano trasportare dal vento all’interno delle pareti degli scogli. Il sole stenta un po’ a uscire dalle nubi, ma il posto è lo stesso imponente, ti fa sentire davvero piccolo e impotente, ancora più di Dun Aonghasa sulle Aran.
C’è moltissima gente, ma vista nel complesso del panorama, è piccolissima e si disperde.
Dormiamo a Lahinch nella Auburn House, la proprietaria è una giovane mamma di una bambina timidissima. Il posto è pulitissimo ed essenziale, c’è a disposizione il bollitore per il te e anche qualche biscotto, è la prima volta che ci sono dei dolcetti vicino alle bustine del te e del caffè solubile.
Purtroppo abbiamo dei vicini di stanza che non ne vogliono sapere di una notte tranquilla e purtroppo le porte chiuse non troppo gentilmente ci accompagnano per quasi tutta notte.
Passiamo da Limerick che credevo più triste e commerciale e raggiungiamo Killarney che è una cittadina piuttosto perbene. Non so perché ma vedere il tenore Killarney mi fa venire in mente che è una cittadina adatta a gente di mezza età, forse per il fatto che è piena di negozi chic e di alberghi.
Muckross House è una casa del 1843 dove visse un parlamentare del tempo. Si può raggiungere a piedi in 15 minuti o con i calessi, numerosissimi. Questa casa è circondata da km di parco e immensi cespugli di azalee e rododendri in fiore. Il Lady’s View invece mi lascia parecchio amaro in bocca, non so se è per il tempo che si è reso un po’ antipatico, ma a me non sembra una grande vista.
Pernottiamo al Sika B&B, una casa enorme il cui proprietario sembra viverci solo, su tre piani di cui il secondo ha 4 o 5 stanze per gli ospiti, dal modo che il signore si atteggia mi sembra un maggiordomo (o un marpione?????).
Mangiamo al Murphy’s Pub e chiacchieriamo con una coppia anziana di neozelandesi che ci consigliano la torta di cioccolato a fine cena (hmmm tutta panna e pan di spagna).
Il giorno dopo ci buttiamo nella penisola di Dingle ma purtroppo il tempo non è molto clemente e piove tutto il tempo, eppure sembra essere graziosa quindi decidiamo di fermarci a dormire qui. E qui viene il bello, capitiamo per caso nel giardino di una casa completamente celeste, non abbiamo visto il cartello direzionale, ma visto che ormai ci siamo decidiamo di chiedere se hanno posto. Ce l’hanno. Dicono che loro lasciano fare la colazione in camera agli ospiti quindi ci fa vedere la stanza. L’arredamento è un mix di stili tra il chich e l’orientale, in camera c’è il frigorifero con dentro dal salmone sottovuoto al formaggio, dal prosciutto allo yogurt, frutta, cereali, latte, pane nero, poi oltre al bollitore c’è il tostapane e tutte le tazze e piatti vari su un pensile. Mi lascia quasi imbarazzata, non è una colazione, si può fare una vera e propria cena allo stesso prezzo di altri B&B che era già tanto se ti davano l’asciugamano…. Fuori a disposizione c’è la sauna, le sdraio e il giardino. Nella hall c’è un forno a microonde nel caso di notte ti svegli e hai fame (??) e un computer con la stampante, nel caso abbiamo bisogno di navigare in internet, tariffa: 1 euro tempo illimitato ma se dobbiamo solo controllare la nostra email, lo possiamo fare senza pagare. I tipi evidentemente hanno una filosofia di ospitalità tutta loro, e a quanto pare ne hanno tutte le possibilità, in tutti i sensi. Questo posto si chiama Bluhaven Lodge ed è a Ballymore, Ventry, a 10 minuti di macchina da Dingle.
La mattina rifacciamo lo stesso giro del giorno prima, è ancora coperto ma almeno non piove e si può godere un po’ di più il paesaggio. In questa zona è stato girato il film “La figlia di Ryan”. Il giro l’abbiamo fatto in macchina ma abbiamo visto molta gente che, sfidando il tempo, era a piedi con zaino in spalla e altri in bicicletta. La strada da percorrere si chiama Slea Head Drive, fa praticamente il giro della costa.
Visitiamo l’oratorio di Gallarus, una costruzione di pietra piccolissima dove si trovavano a pregare i primi cristiani.
E ammirando il paesaggio tra le nuvole si vedono le Blasket Islands. Ora sono popolate solo da pecore ma fino al 1953 erano abitate, anno in cui il governo rialloggiò gli ultimi abitanti in quanto le condizioni sull’isola erano diventate insostenibili per la vita, il clima e la mancanza di comfort.
Lasciamo la piccola penisola di Dingle per dirigerci verso Cashel, nel mezzo dell’Irlanda, il nostro viaggio sta lentamente volgendo al termine.
Cashel ospita la croce di San Patrizio tra le rovine di una vecchia cattedrale circondata dall’usuale cimitero. La croce vera e propria si trova nel piccolo museo antistante il ticket office, mentre quella esposta nel piccolo cimitero è una sua fedele riproduzione.
Cashel è davvero piccola e non si trovano né molti B&B né posti dove mangiare. Alla fine riusciamo a trovare una camera da una signora appena tornata dalle vacanze, si chiama Marian.
Visitiamo poi Kilkenny, cittadina carina all’interno dell’isola, ho visto il primo centro commerciale dopo due settimane in Irlanda…e arriviamo alle Wicklow Mountanins.
Le Wicklow sono delle montagne a solo un ora e mezza da Dublino ed è una zona veramente bella. Qua si trova il parco di Glendalough. È una riserva che ospita le rovine di una chiesa e due laghi. L’ingresso è gratuito, noi visitiamo solo le rovine e raggiungiamo uno dei due laghi. I colori sono forti, il paesaggio è diverso dal solito. Le montagne così alte non le avevo ancora viste in Irlanda. È strano che un posto che sembra così sperduto e incontaminato si trova a pochi minuti dalla capitale. Le strade sono strette e corrono in mezzo a vallette e pendii. Qui hanno girato le scene di Braveheart. Troviamo un posto da dormire a Laragh da una signora che ha una fattoria. Ci sono le api e le mucche, la mattina le osservo correre nel prato, vedere delle creature così grosse e goffe correre mi fa sorridere, non so perché ma mi fa immaginare che siano felici…già come si fa a non essere felici e più rilassati in mezzo a questo miracolo della natura?
Lasciamo così le Wicklow per dirigerci il giorno dopo a Powerscourt, giardini di una casa di ricchi, il cui costo è spropositato, 7 eur l’ingresso nella tenuta più eur 4 per visitare i giardini.
Dopo questo ci avviciniamo, purtroppo, all’aeroporto per la mattina successiva. L’ultima tappa culturale sono le Hills of Tara, sulla strada che porta in Ulster. Vedere le indicazioni per il nord mi riempie di tristezza, è dove il viaggio è iniziato…il paesaggio è grigio, verrà a piovere. Cammino su questo prato e vorrei che ogni passo si legasse alla terra, a questa terra verde, carica di storia, di vicende umane e sociali così legate al passato. Cerco di respirare quanta più aria posso per ricordarmi del tuo odore Irlanda, piccolo gioiello racchiuso dal mare.
Cerchiamo una sistemazione e la troviamo da Sheila, signora gentilissima e di compagnia, che non si fa pregare per chiacchierare un po’. Il B&B si chiama Ard-Cill a pochi km da Swords. È l’unico posto dove abbiamo pagato meno di tutti: eur 25 per una twin room (una stanza con due letti) e bagno in comune.
È l’ultima sera nell’isola. Finito il viaggio, finito il lavoro. Ma non è finita la magia, la calma e la tranquillità che l’Irlanda ci ha regalato abbondantemente.
Ho scattato molte immagini, che ogni volta che le riguardo mi riportano tra le tue strade Irlanda, tra i tuoi campi, tra il vento, tra il tuo odore e quello che mi hai lasciato nel cuore, sensazioni non di una vacanza ma di un’esperienza che mi rimarrà addosso e scolpita nel cuore e nella mente.
Toccare la tua erba così soffice, sdraiarmi nei tuoi campi, respirare la tua aria freddina e pulita, guardare i greggi delle tue pecore attraversare pacifici la strada mi ha regalato una gioia e una soddisfazione semplice. Perla di paesaggi, strade deserte, cieli blu e nuvole grigie e bianche, ma anche perla di tensione sociale che non so se mai si risolverà, di ritmi più a “portata d’uomo”, di città a misura d’uomo.
Sono tutti elementi che lasciano in me tanta nostalgia e allo stesso tempo tanta riconoscenza per un Paese che sa valere molto, ma non si da arie.

Aer Lingus: http://www.aerlingus.com
Trinity Capital Hotel, Dublin: hotels.com" class="bbcode-link">http://www.capital-hotels.com
Hotel Clanree: Hotel Clanree, Derry Road, Letterkenny, Co. Donegal tel: +353.74.912.4369
Sligo Southern Hotel, Sligo: http://www.sligosouthernhotel.com
Buttermilk Lodge, Clifden: http://www.buttermilklodge.com
Claddagh Moon, Oranmore: http://www.claddaghmoon.com
Auburn House, Lahinch: http://www.auburnhouse.ie
Bluehaven Lodge, Ventry: http://www.bluehavenlodge.com
Twenthe, Cashel: email: [email]leehart@eircom.net[/email]
Ard-Cill, The RAth, Swords: tel: +353.1.840.5172

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