Moorea: l’Ile Soeur – La nostra Polinesia 1

Il viaggio di nozze, più di ogni altro, è quello che resta per sempre. Così dopo un lungo tour on the road attraverso gli States, la nostra scelta è stata la Polinesia Francese, la terra dei sogni nell’immaginario di molti. Abbiamo acquistato il volo intercontinentale A/R Los Angeles-Tahiti e il Tahiti Fly Pass per le isole della società in modo da spostarci facilmente fra quelle scelte. Dopo un pernottamento a Papeete, MOOREA è stata la nostra prima tappa polinesiana.

Sei giorni a Moorea. Una settimana da sogno. L’isola si è rivelato il giusto compromesso fra la Polinesia più autentica e genuina ma anche capace di offrirsi ai turisti con tutto l’indispensabile per soddisfarli. L’abbiamo veramente amata.
L’EDEN. Così definerei Moorea. Ma deve essere visitata a fondo. Le Baie di Cook e di Opunohu, i suoi belvedere, i suoi picchi montuosi, la sua laguna. La sua gente. Tutto vi farà innamorare.
Anche se molti di coloro che arrivano qui soggiornano nei resort all inclusive, il nostro consiglio è di rendervi indipendenti e girare l’isola in lungo e largo. Scoprirete scorci e vedute che le guide non raccontano.

14.08.2012: Mentre l’aereo si prapara ad atterrare i nostri occhi sono attaccati al finestrino, la laguna è sotto di noi e il profilo dell’isola  ci da una prima indicazione della sua conformazione. Atterriamo alle 11.15 (….dopo solo 15 minuti di volo…) all’aeroporto di Moorea. In realtà è un fabbricato in legno, tutto aperto con il tetto in paglia. Una porta per gli arrivi e una per le partenze. Niente nastri, i bagagli li consegnano a mano. Tanta gente, come se l’arrivo di ogni aereo fosse una festa e un benvenuto collettivo. E fiori, ghirlande, canti e balli. Prendiamo il taxi per andare a sistemarci in albergo, sul motu Temae, piuttosto vicino all’aeroporto. Durante il tragitto è come se stessimo riavvolgendo la pellicola del tempo. E’ come se in pochi minuti fossimo tornati a tempi diversi, con altri ritmi, con altre abitudini. Addio asfalto, addio negozi, addio ritmi frenetici. Il nostro nido per la settiamana sarà la Pension Green Lodge, che fin dal primo sguardo si rivela una scelta azzaccata. Siamo accolti da una ragazza polinesiana, che ci fa sentire subito come a casa, fino all’arrivo del proprietario e di sua moglie. Conosciamo così Isabel e Jeanluc, la coppia francese che gestisce la pensione a carattere familiare. Lei parla anche italiano ed entrambi sono gentilissimi e pronti ad aiutare per qualsiasi cosa, oltre che dei cuochi eccezionali. Noi avevamo solo pernottamento e colazione, ma è possibile cenare da loro con circa 30 Euro a persona. (…e vederete che per la Polinesia non è molto, se volete fare i turisti…) La pensione ha un bel patio con bar, una piccola piscina e 6 fare. 2 fronte spiaggia e gli altri giardino, ma cambia veramente poco, si è comunque in spiaggia. Sono bellissimi. Tutti hanno una terrazza panoramica con sdraio, gli interni sono curatissimi e in tipico stile polinesiano. Il bagno con doccia e lavandini in pietra, aperto verso l’esterno. Sembra di essere potagonisti di un cartone per bambini ambientato sulle isole deserte…………Ci piace. Tanto ci piace. Dopo aver chiesto a Jeanluc di poter avere per la mattina successiva uno scooter a noleggio ( e ci verrà portato in hotel per un ottimo prezzo ), andiamo subito in spiaggia. Non so…a un primo sguardo la somiglianza con Mauritius può sembrare forte, ma poi…NO. Non credo che questo luogo, e tutti gli altri che vedremo nei giorni successivi, possano essere paragonati a qualcos’altro. La barriera qui è molto vicina, così ci mettiamo a prendere il sole e sfruttiamo delle piscine naturali create fra i coralli per farci il bagno. Subito si nota la ricchezza del mare, pieno di pesci, l’abbondanza delle noci di cocco e ancora….la meraviglia delle montagne alle nostre spalle. Verdi. Verdissime. E non possiamo trascurare i fiori. Solo nel nostro giardino è una sinfonia di frangipani, di ibiscus e del famoso tiarè di Tahiti. Profumi e suoni non possono essere fotograti, ma sono parte di questi luoghi e li ricorderemo con loro.
Dopo una doccia rigenerente prendiamo le biciclette e ce andiamo a Maharepa, capoluogo dell’Isola, distante circa 6 chilometri dalla pensione. La strada è sterrata per un lungo tratto e attraversa i campi del Golf Club di Moorea costeggiando il lago Temae. Non c’è nessuno. Se ci si aspetta dei luoghi turistici, con negozietti, ristoranti, via dello struscio e locali si è sbagliato paese. Non esiste nulla di tutto questo. E se il turismo c’è, si vede poco o non si vede. Ci hanno detto che molti sono negli hotel all inclusive e hanno tutto li……..meglio così. Abbiamo per noi la Polinesia. Quella vera. Andiamo al market per acquistare acqua, qualche snack di sopravvivenza e il famoso olio di Monoi, di cui abbiamo già bisogno dopo poche ore di sole! Torniamo in hotel che sta facendo buio, stasera ceniamo alla pensione. La tavola è apparecchiata per tutti gli ospiti (6) a lume di candela sul bordo della piscina. Cibo ottimo e particolare. Sembra di stare a una cena intima fra amici. Già da stasera scopriamo che i ritmi qui sono quelli del sole. Sveglia all’alba, cena al calar del sole… insomma andare a letto alle 22:00 è come fare le ore piccole da noi! …Ci piace anche questo….E’ la prima notte nel fare. Sentiamo solo le onde che sbattono sulla barriera, la risacca, il vento che s’infila sotto le palme del tetto e i piccoli gechi che corrono sulle travi. C’è il televisore…ma lo lasciamo spento.

15.08.2012: Ci svegliano gli uccelli che hanno nidificato nel tetto del fare. Andiamo a fare colazione. Siamo soli stamattina e Isabel ci serve caffè, succo d’arancia, brioche, burro, marmellate fatte in casa e un vassoio di abbandonte frutta tropicale. L’inizio di un bellissimo ferragosto. Acquistando credito sulla rete wifi (non molto sviluppata, ma qui funziona), chiamiamo le nostre famiglie per scambiarci gli auguri. Prima delle 9.00 il motorino è già qui e verranno a riprenderselo dopo la nostra partenza. Il noleggiatore è un amico di Jeanluc, qui si conoscono tutti. Preparati armi e bagagli si parte..la mattinata sarà dedicata al giro completo dell’isola, tour fotografico ma sopratutto per prendere confidenza su ciò a cui poi dedicheremo più tempo. Facciamo il giro in senso antiorario. Passato il villaggio di Maharepa, si arriva quasi subito all’ingresso della Baia di Cook. La sosta al belvedere di PaoPao è d’obbligo. I colori dell’acqua rispecchiano la vegetazione che contorna la baia. I picchi montuosi, le palme, il cielo, la miticità che caratterizza questi luoghi: tutto contribuisce a farti sentire parte di un quadro. Eì difficile descrivere tutto e descrivere le emozioni ma forse non basterebbe un libro intero. Qui le immagini possono parlare da sole. Continuiamo ancora: la via delle ananas, la baia di Opunohu, la salita al belvedere, i marae persi nella foresta, Papetoai, le abitazioni disseminate per strada, i pescatori, i bambini per strada, le donne ai cigli delle strade con l’immancabile fiore all’orecchio (lo usano davvero…non è un mito da vedere nelle foto!). Siamo dentro una favola. E ne siamo consapevoli. Arriviamo nell’area di Hauru. Qui la spiaggia è un sogno e la laguna lo è ancor di più con i piccoli motu di fronte alla costa. Proseguendo ancora si incontra un tratto selvaggio e poco sviluppato, meno bello. Ci fermiamo al Tiki Village a dare un’occhiata e a chiedere informazioni…è una delusione. Nulla di che. Una ricostruzione finta, troppo finta. Lo spettacolo forse sarebbe stato molto bello, ma ci sembra un pò esagerata la richiesta di quasi 80 euro e lasciamo stare. Arriviamo ad Afareatu, dove di nuovo spiaggia e mare ricreano scenari da cartolina. Pranziamo su una spiaggia deserta. Passiamo per Vaiare e siamo quasi arrivati quando abbiamo un altro tuffo al cuore: il belvedere che sovrasta il Sofitel permette di ammirare un panorama mozzafiato a 180 gradi sulla laguna e su Tahiti. Mai visto nulla di simile. BELLO, BELLO, BELLO. Torniamo a casa, e dedichiamo il resto del pomeriggio allo snorkeling sulla nostra spiaggia. In questo punto e nel tardo pomeriggio la barriera è davvero ricca e fare snorkeling un piacere. Ci sono molti pesci, di ogni dimensione e coloratissimi, ma la barriera corallina purtroppo no. Non si ha l’effetto acquario che c’è nel Mar Rosso. Non è questo che dovete andare a cercare in Polinesia, credo non lo troverete.
Stasera decidiamo di uscire per cena. Andiamo a Maharepa, alle 7 già è tutto chiuso e in giro non c’è più nessuno. E’ davvero presto per cenare, così ci facciamo prima un aperitivo con una Hinano fresca (la birra di Tahiti). Scegliamo un ristorante di Maharepa con tavolini all’aperto. E’ molto semplice e spartano eppure i prezzi del menu sono da guida Michelin… il pesce a dir poco proibitivo. La Polinesia si rivela davvero carissima, eppure i suoi abitanti sono così semplici e non sembrano navigare nell’oro. Usi, costumi, abitazioni e abbigliamento…in nulla si direbbe che questo è il costo della vita. Infatti ben presto scopriremo che non lo è. E impareremo a fare come loro.

16.08.2012: Stanotte ha piuvoto e a colazione la giornata è ancora incerta. Ne approffittiamo per prenderci un paio d’ore per lo shopping. Preferiamo acquistare qualcosa qui piuttosto che rischiare di aspettare il turno di Tahaa o di Bora Bora. Ci accorgeremo poi che la scelta è stata molto saggia. Andiamo a Maharepa e poi a visitare le gallerie di quadri alla Baia di Cook. Non c’è molto da comprare, o meglio non c’è una vasta scelta di articoli. Parei, Perle, Olio di Monoi e l’artigianato tipico delle Isole Marchesi. Razze, tartarughe, tiki, squali scolpiti nel legno. Acquistiamo i parei, bellissimi e coloratissimi; vero e proprio indumento da ogni occasione per le donne (e gli uomini) dell’arcipelago di Tahiti. Siamo alla ricerca di un quadro e finalmente lo troviamo nello studio di Louzè alla Baia di Cook. Per le perle aspettiamo ancora un pò, per tornare in un piccolo negozio che ha attirato la nostra attenzione a Papetoai. E’ ancora presto quando ce ne torniamo in spiaggia a Temae. La spiaggia pubblica qui è la più bella di tutta l’isola ed è vicinissima al nostro hotel. E’ una lingua di sabbia bianca, affacciata su una laguna da sogno (quella del Sofitel) e contornata da un palmeto che garantisce zone d’ombra all’occorrenza. Ci crogioliamo al sole fino al primo pomeriggio. Decidiamo di continuare l’attività balneare alla nostra spiaggia. Nel pomeriggio, con la bassa marea, facciamo una lunghissima passeggiata che diventa una piacevole sorpresa poichè non ci stancheremo mai di osservare la barriera e le sue creature senza bisogno di immergersi. Per tutto il pomeriggio incontriamo solo una famiglia di polinesiani a pesca. Siamo sempre più ammirati da queste persone con il sorriso perenne, la quiete e la serenità negli occhi, la disponibilità continua che ci dimostrano, l’umiltà con cui lavorano vivendo ancora di cose semplici. La stessa cosa non può essere detta dei francesi che si sono trasferiti qui. Lavorano tutti con i turisti e tutti i business sono in mano a loro, arroganti e piuttosto spilorci. Dopo una doccia rigenerante, ci facciamo un aperitivo sulla nostra terrazza godendoci il paradiso che ci circonda. Anche stasera per cena decidiamo di uscire e andiamo a Vaiare. Non troviamo nulla…non ci sono ristoranti ne locali. Nulla. La nostra attenzione viene attirata da una roulotte illuminata, che sembra come i nostri banchini per panini o porchetta….in realtà facciamo una delle scoperte più belle e interessanti della vacanza! Per i polinesiani sono veri e propri ristoranti. Davanti utilizzano tavolini di plastica e panche, si ordina e si viene serviti. C’è carne e pesce, patatine e bibite, ma non gli alcolici. Si mangia molto bene, cuociono davanti a te e scopriamo che tantissimi abitanti del luogo vanno a prendersi la cena da portare a casa. I tavoli si condividono, così capita di avere dei commensali. Certo niente lusso e poco romanticismo, ma cibo, qualità e convenienza sono assicurate! E’ così che scopriamo, parlando con le persone del posto, che esiste un’altra Polinesia, meno magica, meno lussuosa ma più vera, più genuina e lo stesso da amare.

17.08.2012: Stamattina partiamo prestissimo. Abbiamo prenotato un’escursione tramite Jeanluc e dobbiamo essere a Hauru alle 8.00. Cioè attraversare mezza isola in scooter. Isabel ieri sera ci ha dato un cestino con biscotti, yogurt e frutta da sostituire alla colazione. La giornata è meravigliosa. Trascorreremo tutta la mattinata in barca, nel tentativo di avvistare le balene e i delfini. Arriviamo all’appuntamento in orario, con nostro sollievo la barca è piuttosto piccola. Siamo in 9. Allontanandoci dalla riva i colori della laguna si fanno ancora più belli e osservare il profilo dell’isola dal mare è sublime. Ci dirigiamo verso la Baia di Cook, dove solitamente le balene trascorrono il loro tempo. In questa stagione sono qui per partorire i piccoli e per aspettare che siano sufficientemente preparati a prendere il largo. Non troviamo nulla. Dopo un po’ in lontananza avvistiamo qualcosa che appare e scompare fra le onde. A grande velocità ci dirigiamo in quella direzione…non sono balene ma un branco di globicefali, una specie di delfini più grandi. Ci dicono che siamo fortunati poichè non è così usuali incontrarli. A quanto pare con il branco si trova spesso una razza di squalo aggressiva e pericolosa, l’unica della zona. Così il sub che ci accompagna si tuffa per primo a ispezionare l’area. Tutto ok, possiamo tuffarci. Entriamo in acqua davanti al branco e aspettiamo così di vederli passare nuotando a fianco a loro. Che meraviglia. Il branco prende il largo ed emozionati risaliamo in barca! Menomale che abbiamo portato la mutina, l’acqua fuori dalla barriera è fredda! Continuiamo verso un’altra direzione. Il nostro accompagnatore riceve una telefonata, è un suo amico pescatore che gli indica dove sono le balene. Corriamo là. Intanto il mare si è alzato. Eccole all’orizzonte…Non avevo mai avuto un grosso desiderio di osservarle, ma sinceramente osservare la loro enorme mole uscire dall’acqua e spruzzare così in alto…è un’emozione che non mi aspettavo. Ci tuffiamo anche qui, nel momento in cui sono in immersione e possiamo osservarle dall’alto. In acqua gira la testa per la lunghezza e l’altezza delle onde che ci sollevano e ci fanno ballare. Tornati in barca, alcuni stanno seriamente male e noi siamo contenti, prima di fare la stessa fine, che poiché  la missione è compiuta possiamo rientrare in laguna. Andiamo nei pressi di Hauru, di fronte alle Les Tipaniers, per osservare e nuotare con le razze che qui sono come ammaestrate. E’ sufficiente qualche pezzetto di pesce per averle attorno e toccarle. Che belle, che eleganza. Rientrati a terra decidiamo di pranzare e fermarci sulla spiaggia poco dopo il diving center. Siamo a Hauru, di fronte a noi due piccoli motu. La spiaggia è deserta, non c’è nessuno ed è inutile dire che ci godiamo al meglio quello che ci circonda. Purtroppo qualche nuvolone improvviso ci caccia via. Sulla via del ritorno ci fermiamo al Moorea Tropical Garden, nella baia di Opunohu. I giardini sono sul profilo della montagna, in cima ad una salita sconnessa impossibile da affrontare con lo scooter; così parcheggiamo e andiamo a piedi. In realtà i giardini non sono niente di particolare, poichè i fiori che poterete osservare sono quelli che crescono spontaneamente ovunque sull’isola. C’è una piccola piantagione di vaniglia, che per chi potrà visitare Tahaa è davvero superflua. L’attrazione migliore è sicuramente il piccolo bar, panoramicissimo che vi spreme la frutta sul posto servendovi dei “juices” davvero formidabili.
Torniamo in hotel e ci godiamo il relax, ascoltando la piaggia che cade sulle foglie della nostra veranda. A cena restiamo da Isabel.

18.08.2012: Dopo la passata d’acqua notturna ci svegliamo con una giornata magnifica. Preso il nostro scooter ci dirigiamo di nuovo verso hauru, dove la spiaggia di fronte ai piccoli motu ci ha davvero affascinato. Ci fermiamo ancora una volta nelle due baie dell’isola. Quella di Cook stamattina, del tutto nitida, ci appare come un dono del cielo. Prima di arrivare a Hauru ci fermiamo al km 25, dove avevamo scovato un piccolo posto per acquistare le perle. Si chiama Fare de la Nacre e noi ci siamo trovati davvero bene con il giovane proprietario e per i prezzi onesti che siamo riusciti a ottenere. Giunti a Hauru scegliamo di prendere un caffè in relax sulla terrazza del bar dell’hotel Les Tipaniers; il panorama che vi si gode è di straordinaria bellezza. Ma la spiaggia è piuttosto frequentata e pertanto ci spostiamo di un paio di chilometri, tornando nello stesso luogo di ieri nuovamente deserto. Rientriamo a casa solo nel pomeriggio per l’ultima snorkelata in barriera. E’ qui che trascorriamo la nostra ultima giornata su quest’isola stupenda. A cena ce ne andiamo a Maharepa, dove proviamo un’altra buonissima roulotte!!!! ….E’ ora di fare le valigie…
domani si parte. Trascorriamo le nostre ultime ore sulla veranda del nostro bungalow, ascoltando il mare. Moorea ci ha stregato. Molti affermano di essere rimasti delusi… io mi chiedo da cosa. Non sarà forse il mare più bello del mondo, nè la barriera la migliore…ma è l’insieme dei colori, l’armonia del paesaggio caratterizzato da monti e laguna, la vegetazione lussureggiante, i fiori, i profumi, la naturalezza che si trova nei paesi e nei suoi abitanti. E’ un luogo UNICO.

19.08.2012: Stamattina abbiamo giusto il tempo di gustare l’ultima colazione di Isabel prima di tornare in aeroporto per imbarcarci alla volta di Raiatea. La nostra destinazione finale sarà Tahaa, che sfrutta l’aeroporto della più grande Raiatea con cui condivide la laguna. Anche qui come al solito lasciamo il nostro bagaglio e attendiamo all’aperto l’ATR pronto a caricarci senza nessun tipo di controllo. Addio Moorea, anche se dentro di noi speriamo possa sempre essere un arrivederci…
……………continua a TAHAA…………..

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