Quattro mesi in Asia Il Laos del Sud

 Laos del sud cronaca annunciata 
 Sono finalmente giunto nella famosissima Savannakhet, il cui nome significa “Città del Paradiso” che sarebbe appunto ciò che sto cercando. Situata sulle rive del Mekong è connessa con la Thailandese Mukdahan tramite il Ponte dell’ Amicizia.
 

Un casinò frequentato da gente thailandese, qualche Wat dei quali mi disinteresso e un Dinosauro museo che non sa di nulla e del quale non ne ho compreso il significato. Certo posso immaginarlo sebbene mi appaia ridicolo e allo stesso tempo simpatico. Ecco fatto, questo è tutto, mi sposto nella River side dove almeno ci dei locali e un po’ di vita. 

Più che altro trovo questo luogo un incrocio per smerci e attività frontaliere. Previsioni quindi confermate, mi consolo pensando a tutti gli amici che si trovano in Italia nella morsa del gelo. Il piano è quello di fuggire il prima possibile da questo paradiso, sempre in compagnia di una bella fresca Beerlao, che devo dire è una bionda di ottima qualità. Previsioni quindi confermate, mi consolo pensando agli amici che si trovano nella morsa del gelo. Il piano è quello di fuggire il prima possibile da questo paradiso, sempre accompagnato da una bella e fresca Beerlao, che devo dire è una bionda superlativa.

Savannakhet –  Si Phan Don piano maestro

Si Phan Don

Lascio dunque la deludente Savannakhet senza nessun rimpianto destinazione la più grande delle isole Si Phan Don.

 

Siamo nella regione di Champasak  e Si Phan Don nella lingua Lao significa 4000 isole, naturalmente si tratta di isole fluviali, mi limiterò a visitarne solo alcune, Don Khong, Don Det e Don Khon iniziando dalla prima che è la più estesa. La base naturale per raggiungere una delle isole sarebbe Pakse, la città più importante del Laos meridionale, ma nel mio caso siccome provengo da nord evito questa fermata per andare direttamente nella città di Muong Khong sull’isola omonima.

 Successivamente visiterò Don Det e Don Khon, le isole gemelle sono collegate da un ponte, praticamente due piccioni con una fava. Partenza a bordo di un VIP Bus dotato di un confortevole camerino internazionale e aria condizionata, la durata del viaggio per raggiungere Don Khong Town è di sette ore. Nel tragitto chi lo desidera potrebbe sempre scendere a Pakse, per fare un sonnellino, sgranchirsi le gambe o che altro vi pare. Sono arrivato, la prima cosa che mi sono ripromesso di fare è quella di cercare una buona sistemazione e noleggiare un motorino.

Don Khong Island

Posso aggiungere che è la meno battuta dal turismo e che per questo offre al viaggiatore un’atmosfera rilassata. Non c’è praticamente un tubo da fare, quindi caldeggio di assumere un atteggiamento tipico laotiano, calma e beerlao, meglio se gustata ghiacciata in uno dei tanti bar che offrono un tramonto incantevole sul Mekong. Segnalo che i desiderosi di compagnia sarà bene che se la portino dalla terraferma oppure da oltre confine.


 

Dopo una rapida esplorazione affitto per meno di dieci dollari uno scooter con il pieno di carburante per fare il giro dell’isola. Numerose sono le pensioni più o meno carine dislocate lungo il fiume, una buona soluzione è la Guesthouse Khong View, offre una bella vista, ambienti puliti e assenza di insetti mordaci.

 

Il morning market offre alimenti freschi e gustosi ai quali vi sarà difficile rinunciare, sarà pure una esperienza di vita, un insegnamento di come si possa vivere benone con tanti Kip corrispondenti a pochi dollari.

Attrazioni

L’isola è l’attrazione, se siete in cerca di altre emozioni dirigetevi altrove, posti incasinati e rumorosi ce ne sono a sfare nel Sud est Asiatico.

 

 

Don Det

Uno dei vantaggi di soggiornare alla Gh Khong View è quello di poter partire direttamente da qui verso Don Det. In continua espansione turistica questa isoletta è rifugio di backpackers  ed sicuramente la più animata, potrebbe non piacervi, specialmente se siete arrivati sin qui in cerca di dolce far niente animati dal desiderio di una dormita cullati su di un’amaca sulle rive del Mekong.

Comunque sia, nel mentre voi dormite o vi ubriacate di beerlao, io ne approfitto per  attraversare il ponte e dirigermi a Don Khon, un luogo molto noto  per via delle numerose piantagioni di cocco bello.

 Don Khon

 
Qui trovo pochi turisti e in un certo senso ritrovo anche l’atmosfera sospirata di Don Khong. Ho un mucchio di cose da fare la prima è quella di dedicarmi a una gita sul fiume.  

E’ necessario recarsi sulla punta meridionale e imbarcarsi, tante e di diversa durata sono le escursioni private o di gruppo che costano solo alcuni dollari. Noleggio un barcaiolo con la speranza di incontrare un branco di balene di montagna, dopo alcune ore di navigazione e tanto sole, riesco ad osservare si un bel panorama, ma nessuna balena, nulla di nulla, neppure una sega di un pesce sega che non fa una sega di una sega laotiana, soltanto i soliti delfini di acqua dolce, ma che fortuna.                       

 

Il giorno successivo lo dedico al trekking, belle sono le cascate di Tat, nelle vicinanze una piccola spiaggia dotata di Jacuzzi mi permette di fare dei bagni, sia di sole che di acqua dolce, non c’è nessuno, una liana sospesa ad un grosso albero sembra essere messa lì apposta per tuffarsi in acqua, ciò è quanto basta per sentirsi Tarzan in Asia. A ciascuno la sua Don, la mia è senz’altro Khong, adesso però ne ho abbastanza di questa sonnolenta estasi laotiana, cerco rumore e calore.

Arrisentissi dalla Cambogia

Pin It

Lascia un commento

Commenta con Facebook