Da qualche parte in Mongolia

Quando

Si avvicinano le vacanze estive, chi fosse ancora indeciso su una destinazione a lungo raggio e ne avesse le giuste motivazioni potrebbe meditare sulla Mongolia, anche perché considerando che è vicina alla Siberia, Luglio e Agosto sarebbe il periodo più indicato a visitarla. Grande cinque volte l’Italia con una popolazione di meno di tre milioni di abitanti di cui quasi la metà vive nella capitale ha la densità media più bassa al mondo. Arriviamo come da programma a Ulan Bator via Pechino, restiamo giusto un paio di giorni per mettere insieme la spedizione e assegnare alla Mongolia un altro Guinness dei Primati, quella di avere la capitale più brutta del pianeta terra. 

Si, certo che c’è di peggio, Lagos, Dhaka, Kabul etc etc ma, non credo che qualcuno si sognerebbe di farci un giretto a scopo turistico, allora in questo senso direi che Linfen ne detiene la palma d’oro. “Se odi qualcuno mandalo a Linfen”. Che strano, mi viene in mente L’Inferno, chissà che veramente non sia questa la traduzione esatta dalla lingua cinese. Uhmm… come si sta bene a Ulan Bator, bene bene, ma proprio bene.

Muoversi nel Paese di Gengis Khan

Come

In queste steppe sterminate è necessario programmare un itinerario preciso a seconda del tempo a disposizione e sarà per le ragioni che vedremo in seguito una visita limitata ad alcune zone. I trasporti pubblici sono pressoché inesistenti, la sola rete ferroviaria che attraversa la Mongolia è la Trans Mongolia, connessa alla Trans Siberiana collega la Capitale a Pechino e Erenhot in Russia.  

Esiste una buona rete di Jeep collettive che partono da Ulan Bator ma soltanto al raggiungimento della massima capienza per dirigersi verso i principali centri delle province senza effettuare fermate di sorta nemmeno per i bisogni.

Certo mica è facile vivere qui se non sei mongolo, il Sud del Paese è occupato dal Deserto del Gobi, il Nord è territorio boschivo e di grandi laghi mentre nella parte centrale prevalgono le steppe e le catene montuose che si spingono a ovest fino al Kazakistan.
Nonostante che i cinesi siano impegnati a costruire nuove strade al momento soltanto il 10% di esse sono asfaltate, quasi sempre sono quelle che portano fuori Ulan Bator e quella in costruzione denominata Millennium Road che taglia da Est a Ovest il Paese. 

Il rimanente sono sterrati più che altro da seguire a vista puntando un riferimento lontano verso il quale dirigersi al meglio. Diffidare della rete di comunicazione che viene mostrata in alcune mappe, le strade non sono tali, spesso sono mulattiere o piste che oggi ci sono e domani chissà.

 

Allora all’intrepido turista non rimarrebbe che noleggiare un cavallo della steppa, il mezzo di trasporto più usato e sicuramente più adorato dai mongoli, oppure in alternativa procurarsi una Jeep con guidatore non ubriaco al costo di circa 90/100 USD al giorno tutto o quasi compreso e seguire le vie che portano ai bivacchi nomadi dove si potrà affittare una Gher. Si tratta della classica tenda bianca circolare con la quale ogni viaggiatore prima o poi dovrà averne a che fare, da notare che non c’è camerino interno, per questo è necessario utilizzare una buca esterna con ai lati posizionate due assi. In compenso il riscaldamento è assicurato da una stufa posta al centro della Gher. Esiste anche la possibilità di servirsi di mezzi aerei per spostarsi in alcune determinate zone, ne potrebbe approfittare chi desiderasse vivere un’esperienza singolare.

Chi intendesse prendere approccio con questo Paese dovrà avere bene in mente che cosa cerca e soprattutto che cosa gli aspetta. Il paesaggio nel Deserto del Gobi e quello nella steppa centrale che per alcuni può apparire grandioso al contrario per altri può incutere desolazione e smarrimento. Non ci sono compromessi di sorta, venire qui comporta una serie di disagi che bisogna essere preparati a mettere nel conto, scomodità nel senso più generalizzato e cibo a dir poco monotono completano il set giornaliero. Le bevande distillate non mancano mai, ma è la vodka a farla da padrone, una irrinunciabile eredità Russa.

Prima di addentrami nella sintesi di questo viaggio desidero esprimere subito qualche aggettivo che comunque sono certo non rende pago l’immaginario. Al contrario della sua capitale la Mongolia è un posto che per la sua bellezza straordinaria e varietà morfologica la rende unica, termini che spesso vengono usati impropriamente, ma che qui sono appena sufficienti.

Questo viaggio si è svolto a cavallo di una moto, arancione naturalmente, con assistenza al seguito munita di tutto l’occorrente per il campeggio, seguendo un percorso a vista. Inizialmente dirigendoci verso Nord-Nord Ovest per poi serrare ad anello verso Sud e quindi tornare nella metropoli. 

Verso la Russia, Hovsgol Lake NP

Usciti da Ulan Batur una volta terminato il tratto di strada cementata ci rendiamo subito conto quanto sia essenziale essere accompagnati da una guida esperta, la segnalazione stradale è una chimera e l’orientamento è veramente difficile, più che ci allontaniamo e più che non sappiamo minimamente dove ci troviamo. Capita spesso che ci si debba fermare presso qualche campo nomade a chiedere informazioni, normale è perdere la pista a causa di un forte temporale che ne ha cancellato la traccia, guadare un fiume e abbarbicarsi su di una montagna rientra nei fattori necessari da superare se vogliamo proseguire. Insomma, una regola che vale per tutti, divieto di avventurarsi da soli.

E’ il momento di pubblicare il video affinché il lettore interessato possa esserne ispirato e decidere se visitare la Mongolia significa entrare in uno stato di grazia o di desolato abbandono.

 

Non solo steppa e deserto

Proverbio mongolo del giorno; “La Mongolia si vive non si racconta è meglio visitarla una volta che averne sentito parlare mille volte”

Ne prendo atto e nell’incertezza se continuare a prendere appunti di una cronaca che sul momento mi appare superflua e oltremodo tediosa decido di piantarla qui, accampato nel Deserto del Gobi sotto un cielo stellato che pare di toccare con le dita.

 

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