Veligandu luglio 2005

Veligandu, 3 luglio – 18 luglio 2005

Come si dice? “Amicizia bagnata, amicizia fortunata”; perdonateci la licenza poetica, leggete della nostra avventura maldiviana e capirete subito!
Questo è il diario di viaggio di 2 coppie (Sabrina e Fabio, Alessia e Carlo) che non sono partite insieme dall’Italia, ma, che si sono conosciute a Veligandu Island e lì hanno passato una bella vacanza nelle splendide Maldive, instaurando una di quelle amicizie che avrà un lungo seguito.
In realtà, è da dire che la conoscenza è nata un po’ prima, tramite il forum… infatti, Alessia ed io ci siamo conosciute proprio chiacchierando di Veligandu!!
A lungo abbiamo letto il forum in cerca di un’isola che facesse al nostro caso, essendo per entrambe “al battesimo” delle Maldive; non è stato facile, ci sembravano tutte uguali!! Poi siamo rimaste colpite da questa, di cui tutti parlavano bene e così abbiamo preso l’ardua decisione e, tra migliaia di cataloghi, abbiamo prenotato Veligandu!
Alessia e Carlo sono partiti da Milano Malpensa il 3 luglio, noi un giorno dopo dall’aeroporto di Roma.
Il pomeriggio eravamo lì, come da programma due ore prima della partenza, ma abbiamo subito avuto la notizia che l’aereo Eurofly portava circa 2 ore di ritardo…(anche il nostro volo Eurofly ha subito 2 ore di ritardo all’andata e quasi 3 al ritorno, spiacevole sorpresa perché la sveglia è stata alle 5:30 a Veligandu per essere a Malè alle 7:15 e dover aspettare fino alle 12:15 il volo in programma per le 9:25).

Alle ore 23:45 finalmente si parte! L’aereo è un airbus A330: tre file a sedere, 2-4-2, due corridoi, ogni posto dotato di monitor…; si sta abbastanza stretti e la scatola rossa della cena Eurofly è un tantino inquietante, ma, siamo comunque in classe economica! Trascorriamo le 9 ore di volo guardando qualche film, giocando al solitario e dormendo un po’; in verità poco e male, direi, visto che lo spazio tra i sedili è davvero ridotto al minimo!.
Arriviamo all’aeroporto di Malè verso le ore 10:30 (ora locale), l’atterraggio è spettacolare poiché sembra di atterrare sul mare e solo poco prima di toccare terra si vede la pista.
Dopo il ritiro bagagli ci rechiamo allo sportello della Kuoni Gastaldi dove c’è l’assistente Fabio che ci accompagna al check in dell’idrovolante. Usciti dall’aeroporto abbiamo il primo contatto ravvicinato con il mare che, anche lì fuori, ha un colore stupendo e ci fa immediatamente venir voglia di tuffarci.
Un piccolo autobus ci accompagna a prendere l’idrovolante (passiamo proprio in mezzo alle piste dell’aeroporto…) e ci ritroviamo in una piccola, ma caratteristica sala d’aspetto con divanetti in paglia e il pavimento in sabbia. Il nostro idrovolante parte subito dopo (attenzione a quando chiamano il volo, perché non si capisce un granché!)
Caricano le nostre valige (ripesate attentamente prima della partenza) e poi saliamo noi.
La nostra è la prima fermata, dopo 15 minuti.

Lo spettacolo che si vede dall’idrovolante è qualcosa di straordinario, si vola sopra gli atolli, si intravedono i villaggi, addirittura alcuni overwater.
Finalmente appare la lingua di sabbia… eccoci siamo arrivati a Veligandu!!
Atterriamo proprio davanti la lingua di sabbia e ci accoglie una spiaggia meravigliosa e un’acqua a dir poco limpida.

Mentre camminiamo accaldati diretti verso la reception noto una coppia ferma sul bagnasciuga (c’era solo lei, era impossibile non notarla), solo dopo avrei scoperto che erano proprio… Alessia e Carlo!
Ma continuiamo il nostro racconto… alla reception ci accolgono con un cocktail analcolico e una salvietta fresca e profumata, ci portano le chiavi del nostro beach bungalow, numero 138 ( i più belli sono quelli dal numero 130 al 140); quello di Alessia e Carlo il n°134.

Mentre camminiamo notiamo con piacere che ci hanno accontentato nella richiesta di un bungalow sul lato ovest.
Il bungalow è indipendente, spazioso con un letto matrimoniale ampio e un letto singolo; la camera è arredata in modo semplice ma funzionale con ventilatore a pale e aria condizionata regolabile con telecomando. Un’altra porta conduce al caratteristico bagno maldiviano… semiaperto (una meraviglia), spazioso anche questo, con tanto di filo per appendere il bucato.

Ci rechiamo a pranzo, ci assegnano un tavolo da 4 persone, ma per il momento siamo solo noi due. Il ristorante è un grande spazio aperto, senza aria condizionata, con un bellissimo tetto dalla struttura in legno e la tipica copertura in paglia, con il pavimento ricoperto di sabbia e un buffet abbastanza vario, in fondo alla sala due barbecue con carne e pesce alla griglia (una specialità).

Si mangia veramente bene (considerando che siamo all’estero), il cibo è stato vario con serate a tema (serata maldiviana, serata italiana, etc.). I dolci sono tanti e tutti squisiti e anche la frutta è sempre abbondante, tranne il giorno in cui la barca dei rifornimenti non è potuta arrivare causa maltempo. Le bibite sono a pagamento: una bottiglietta di acqua naturale da ½ litro costa 1,50 $, quella da 0,75 l costa 3,00 $, mentre la birra alla spina 3,50 $ e una Perrier da 0,75 l viene 3,50 $.

La sera, prima di cena, all’appuntamento con l’assistente Kuoni, Fabio, che ci ha illustrato l’organizzazione dell’isola e le escursioni, abbiamo finalmente conosciuto Alessia e Carlo.
In verità è stata Alessia, che vedendoci arrivare dalla spiaggia la mattina, ci ha riconosciuti e avvicinati. Da lì è iniziata la nostra vacanza insieme; abbiamo anche fatto richiesta di stare al tavolo insieme (richiesta un po’ sconvolgente per i camerieri maldiviani per i quali qualsiasi cambiamento all’ordine delle cose crea una certa ansia). A noi quattro si è poi aggiunta un’altra simpatica coppia di Segrate, conosciuta in volo da Fabio e Sabrina, Antonella e GianPietro, con il figlio Federico; naturalmente abbiamo chiesto che anche loro potessero essere nostri vicini di tavolo, sconvolgendo sempre di più l’organizzazione maldiviana.
Il clan è ormai al completo: che abbia inizio la vacanza!

Il secondo giorno è stata una giornata di sole e lo sottolineo perché è stata una delle poche… gli altri 5 ci hanno regalato nuvole, vento e tanta pioggia, intervallati da qualche sprazzo di timido sole.
Il nostro luogo preferito era la lingua di sabbia, lato est, perché più riparato dal vento e quindi con il mare calmo. La spiaggia è attrezzata con ombrelloni fissi con tetto di paglia e lettini in plastica.
La lingua di sabbia era abbastanza deserta perché la gente preferisce prendere il sole davanti al proprio bungalow, dove hai a disposizione due lettini di legno e un tavolinetto.

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Lo spettacolo del mare si gode dalla riva, pesci che ti nuotano davanti e squaletti pinna nera che si avvicinano innocui. Si tocca per un lungo tratto, fino a quando non si arriva alla barriera (raggiungibile facilmente dalla spiaggia). Se invece volete arrivare prima, nel blu profondo del mare, dove ti sembra di essere in un acquario, allora basta tuffarsi dal pontile della lingua di sabbia, dove atterrano gli idrovolanti (fate attenzione a quando arrivano però!). Davanti a voi , in mezzo al mare, un palo bianco… da lì inizia lo spettacolo…

Murene, anche maculate, tartarughe giganti, squali un po’ più grandi…. Se siete fortunati e avete pazienza di girovagare lì intorno, bastano maschera e pinne per godersi lo spettacolo.
Sull’isola ci sono anche i water bungalow; sono all’estremità nord dell’isola, dalla parte opposta rispetto alla lingua di sabbia e al ristorante; i più belli sono i numeri 172 e 173, due delle delux water villas, perché sono gli ultimi e hanno davanti il mare aperto! Ogni water villa ha una scaletta di accesso diretto al mare, una veranda e, a giudicare dall’esterno (perché solo da lì le abbiamo viste), sembrano avere in più dei beach, un salottino con divano. Solo le deluxe water villas hanno il bagno maldiviano. Il pavimento è tutto in legno. Sicuramente sono più lussuose, anche se lo spettacolo di un pezzo di spiaggia quasi privato, secondo me, valorizza molto di più il beach bungalow.

L’unica escursione da noi (anzi da Fabio e Carlo) scelta è stata la pesca notturna al bolentino (cioè senza canna, solo con le mani): si parte verso le 17:30, quando comincia a calare il sole, su un dhoni per andare in un punto non molto lontano dell’isola. Si viene forniti di matassina di filo con piombo e amo, i maldiviani danno le prime indicazioni, mettono l’esca e si tira giù il filo per una trentina di metri. Quando il piombo tocca il fondale si rialza il filo di mezzo metro e i pesci iniziano quasi subito a mangiare l’esca. La difficoltà sta nel cercare di prendere il pesce prima che divori l’esca! Il pesce pescato viene cucinato la sera appena si torna.
Un’ultima nota sull’animazione, molto soft, organizzata e gestita completamente da maldiviani. Giusto l’intrattenimento serale, dopo cena, di un’oretta circa prima di andare a dormire. Caratteristica è stata la corsa dei paguri, dove si può scommettere sul paguro scelto e vincere della birra e lo spettacolo con danze maldiviane.
Questa è la cronaca della prima settimana, con un bilancio molto positivo (nonostante il tempo avverso) sul mare e sull’isola, sicuramente a Veligandu torneremmo molto volentieri!

Dopo la nostra partenza continua l’avventura di Carlo e Alessia, rimasti lì per un’altra settimana.

Già, la nostra vacanza si sarebbe prolungata per altri sei giorni, ma, dopo la partenza di Fabio e Sabrina l’isola ci sembrava davvero deserta; non ci siamo, infatti, trovati un granchè bene con l’unica altra coppia di italiani arrivata a Veligandu il 12 luglio; è raro che capiti di trovare persone con cui ci si affiati davvero tanto nel breve tempo di una sola settimana di vacanza, come ci è successo con Fabio e Sabrina…..e dire che, se non mi fossi iscritta al forum, non ci saremmo nemmeno conosciuti: GRAZIE!!!!!!
Il martedi della loro partenza il tempo era bello e questo ci ha messo di buon umore.
Siamo stati tutto il giorno sulla bellissima lingua di sabbia, abbiamo fatto un po’ di snorkerling (incontrando un pesce scorpione: attenzione preferisce stare vicino al pontile dove arriva l’idrovolante e dove in genere ci si immerge per raggiungere il famoso “palo bianco”, ma, nessuno ci aveva avvisato dell’eventualità dell’incontro) e, poi, udite udite, abbiamo potuto godere di uno dei famosi “tramonti maldiviani”, il primo dopo 8 giorni di soggiorno a Veligandu; bellissimo e molto, molto romantico.

Mercoledì e giovedì sono stati invece una tragedia; ci siamo svegliati e il tempo non prometteva nulla di buono; giusto il tempo di fare colazione e si è scatenato il diluvio universale; per due giorni interi ha continuato a piovere ad intervalli quasi regolari di 15 minuti; come abbiamo trascorso il tempo? Dormicchiando nel bungalow; organizzando tornei di calcio-balilla, Italia contro resto del mondo (già, pensavamo di giocare anche a carte, ma, abbiamo scoperto che né alla reception, né al bar ne possiedono un mazzo e noi, ovviamente le avevamo prontamente lasciate a casa: vuoi mica giocare a carte alle Maldive???); passeggiando, acquazzoni permettendo, lungo il perimetro dell’isola e approfittando di Serena SPA: Carlo ha fatto un massaggio alla schiena, da cui è tornato estasiato: mi devo forse preoccupare? Attenzione mogliettine…. scherzo!!!!!!!!!
Venerdì pomeriggio il tempo è finalmente ritornato bello; gli ultimi due giorni sono stati meravigliosi: con il sole alto all’orizzonte l’intero scenario si tinge di colori magnifici: il mare è trasparentissimo e di un colore azzurro-verde fino ad arrivare alla barriera corallina, dove invece diventa di un blu molto intenso; all’orizzonte inizi a scorgere le altre isolette che ti stanno intorno, ricche di palme e vegetazione; d’improvviso vedi arrivare una macchia rossa nel cielo, è l’idrovolante che sorvola le isole e porta a destinazione villeggianti speranzosi; il sole, fortissimo, che riflette una luce abbagliante sulla spiaggia bianchissima e che ti fa pizzicare la pelle, per tanto che è forte.
L’isola sembra che si risvegli; i camerieri riprendono il loro proverbiale sorriso, contenti di poter disputare la loro partita quotidiana di calcetto nel piccolo campo, posizionato all’inizio del vialetto che porta ai beach bungalow: a proposito, sono felicissimi degli ospiti che si vogliono unire a loro per “fare due tiri al pallone” e, naturalmente, Carlo non si è fatto pregare e ogni giorno alle 17:00 era prontissimo a calzare le sue scarpette. Le escursioni, cancellate per maltempo, sono ricominciate: Carlo ha approfittato partecipando allo “snorkeling safari”; non ne è rimasto un granchè colpito; i pesci che si vedono non sono diversi da quelli che si incontrano nuotando dal pontile verso il palo bianco, è forse un po’ diverso lo scenario e il contesto in cui li incontri, ma, niente di eccezionale. E la sera il bar si ripopola di persone per participare al quiz o alla corsa dei paguri, presentati dal simpatico Renée, l’assistente residente di Manta Reiss, o per vedere la proiezione del filmato dei ragazzi del diving, per scoprire le meraviglie del mondo sommerso delle Maldive, o di una bella commedia americana, completa di sottotitoli in inglese.
Insomma, sono pienamente d’accordo con Sabrina: nonostante il tempo non troppo favorevole, le Maldive mi sono rimaste nel cuore, e spero proprio di ritornarci al più presto; è l’unico posto per il quale mi sia scesa qualche lacrimuccia, mentre l’idrovolante si alzava in volo e si allontanava da Veligandu.

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