Irlanda, Agosto 2004

IRLANDA, AGOSTO 2004 – Racconti di Giacomo, Cristina, Davide, Laura, Andrea, Stefano –

http://www.rabadan.net – portale di musica e cultura a Tavernerio

8 agosto 2004 – ore 15:17
calligrafia di Andrea
Piove!! Dopo essere partiti con una abbondante colazione (degna della compagnia) ci siamo diretti a nord, ora siamo fermi in un parcheggio a mangiare pesce e patatine, sembriamo belli e contenti!! Ciao
PS: tra camperisti ci si saluta

8 agosto 2004 – ore 15:20
calligrafia di Stefano (Casartello)
Con il mare, le more e i fish and chips ci stiamo ambientando in questa terra un po’ campagnola e a noi sconosciuta… le decisioni sono difficili da prendere perché ci sono 1000 percorsi apparentemente fantastici da seguire per vedere svariate cose… ieri l’approccio con l’apparecchio è stato discretamente emozionante, soprattutto per l’hostess che era veramente bella! Anche quelli del camper erano strani: molto grezzi e tutti bonzi. Mò ripartiamo e ci risentiamo alla prossima sosta ispiratrice. Ciao Stefano.

8 agosto 2004 – Verso Newcastle
calligrafia di Giacomo
Difficile distogliere lo sguardo e l’attenzione dal Mare d’Irlanda,che ci fa da preludio nel nostro cammino verso l’Oceano Atlantico.
Ieri siamo arrivati regolarmente a Dublino con un volo Aer Lingus. All’aeroporto, dove c’erano un certo disordine ed una certa confusione, abbiamo atteso una mezzo’ora la signorina della Motorhome, che ci ha messo su un pulmino guidato da una donna-uomo scavezzacollo.
A Kilbride ci hanno consegnato il nostro camper tanto agognato: un lussuoso Hymer da 6 posti. Organizzata la logistica al meglio e seguita una breve lezione sul funzionamento del mezzo, abbiamo acquistato un happy barbecue fiduciosi di poterlo mettere sotto qualche aringa!
Con Andrea al volante, che si è dimostrato un perfetto pilota, ci siamo diretti a Nord.
Durante il viaggio ci siamo fermati ad un negozio con un’enorme insegna “SHOP OPEN”. Dentro c’erano un’anziana signora ed un grosso cane che ci abbaiava e ringhiava. Abbiamo acquistato le uniche tre bottiglie di acqua ed il chilo di zucchero che aveva. Per il resto vendeva torba essiccata. Abbiamo fatto una spesa un po’ più completa a Drogheda, una cittadina colorata sul fondo di un fiordo con chiese e torri antiche in pietra grigia. Ci siamo quindi diretti sulla strada costiera superando Termofekin e Clogherhead, due minuscoli paesi di mare.
Per la notte abbiamo trovato un posto bellissimo in un campo di avena di fronte al mare. la baia davanti a noi ci offriva una spiaggia enorme in cui disperdersi, ornata di conchiglie e meduse.

Il mare del Nord ci fa simpatia.

Stefano è entrato delle onde coi piedi nudi. Al tramonto abbiamo scolato la pastalsugo, che abbiamo divorato.
Accesa una candela e spente le luci siamo rimasti nel salotto del camper. Alle 22:30 circa siamo tornati in spiaggia a vedere gli ultimi bagliori del sole all’orizzonte.
Allestire il camper per la notte non è una faccenda semplice, tuttavia utilizzando malizia e accessi agli storage ci siamo riusciti egregiamente.

9 agosto 2004 – ore 23:05
Abbiamo appena terminato di sterminare un battaglione di zanzare che si sono infilate nel camper con lo Stefano. Saranno state almeno 600, ma alla fine abbiamo vinto noi, almeno sembra.
Le ultime quarantotto ore sono state molto irlandesi.
Ieri mattina colazione nel salotto del camper con uova, bacon, pane, burro e marmellata fatta in casa, latte e caffè. Dopo un’ultima visita alla nostra prima spiaggia irlandese fra le meduse ed un passaggio nel campo d’avena ci siamo avviati con Giacomo alla guida.
In una piazzola con gabinetti pubblici abbiamo vuotato il cesso ed abbiamo detestato un camper di inglesi che scaricava tutto sulla strada.
Sulla scenic route costiera in direzione di Belfast ci siamo goduti la prima pioggia del viaggio e l’oceano grigio e arrabbiato attraverso Kilkeel, Annalong e Newcastle. Ci siamo fermati in un punto panoramico nella regione del Mo’urne, parco naturale di mare e montagna, per vedere i cavalloni da vicino ed abbiamo acquistato fish and chips on un baracchino. Giacomo si è inquinato con la frittura, che doveva essere di cattiva qualità.
Sotto la pioggia battente ci siamo inoltrati sui monti alla ricerca di un monumento funebre del 2000 a.C., il dolmen Legananny.
Sulla strada ci siamo fermati in uno dei punti col clima peggiore di tutta l’Irlanda: il windy gap.
Siamo scesi con le giacche a vento, ma la bufera cercava di strapparcele di dosso mentre la pioggia orizzontale sfrecciava a velocità elevatissima. Dopo cinque minuti, due cappelli volati via e vari pantaloni inzuppati come spugne ci siamo resi conto che il dolmen non era lì e siamo rientrati nel camper fradici. Ritrovata la strada ci siamo avvicinati all’edificio preistorico e lo abbiamo ammirato. Incredibile che quattro sassi a punta senza cemento siano ancora in piedi dopo 4000 anni!
Mentre Giacomo accusava leggeri sintomi di mal d’auto e intossicazione da olio incombusto, l’allegra compagnia si è diretta sotto l’acquazzone verso il campeggio di Hillsbrough, mirando soprattutto a fare una doccia e stendere i vestiti bagnati.
Data l’ora arrivati in paese ci siamo recati alla ricerca di un posticino per la cena. La pioggia battente ci aveva un po’ infreddoliti.
Siamo finiti nel “miglior pub 2004”, unica alternativa al “miglior pub 1999”; il locale si trovava presso il “miglior parrucchiere 2003” e si chiamava The Ploughinn Pub”. Ci hanno fatto accomodare al primo piano in un ristorante alla moda, che catalizzava l’attenzione dei ciccioni di tutta la provincia. Tutti ci siamo scaldati con la soup of the day, buona minestra di orzo e verdure, servita con un buonissimo pane ai cereali con burro salato.
Di secondo catch of the day (salmone al vapore con pure di patate allo scalogno) per Andrea, Giacomo Stefano, Chowder (un ottimo piatto di pesci misti stufati con cipolle, porri e panna) per Cristina e Davide e maiale al forno con le mele per la Laura. Ci siamo saziati e riscaldati adeguatamente. Rifocillati.
Dopocena abbiamo trovato un campeggio nei dintorni: un prato con vista su un piccolo bellissimo laghetto e circondato da prati, trattori, vacche e dalla fattoria del padrone del campeggio.
Abbiamo visto un camper lungo come una corriera guidato da uno pieno di tatuaggi, che tirava una moto ed una utilitaria.
La sera, dopo il tramonto verso l’entroterra e dopo una doccia calda, ci siamo addormentati. Nella notte una nuova perturbazione ha tamburellato sul tetto del camper, ricordandoci la variabilità del clima atlantico.
Oggi svegliati di buon’ora abbiamo constatato che il riscaldamento del camper è stato di grande aiuto nell’asciugatura di giacche e pantaloni, quindi ci siamo avventurati nella solita megacolazione, con l’unica variante: uova strapazzate invece che all’occhio di bue. Dopo avere ricaricato o ripristinato tutti i servizi della nostra casa viaggiante, siamo salpati alla volta di Belfast.

Con grande abilità abbiamo parcheggiato in centro. Il parcheggiatore era chiuso in una cabina blindata con fitte maglie metalliche sulle finestre.
Il centro di Belfast non ci è apparso molto interessante. Vi si trovano negozi e luoghi dove mangiare e qualche monumento costruito di recente. La cattedrale di S. Anna ad esempio è del 1904. Qualche edificio antico pende a causa del sottosuolo della città, che è cedevole. L’aspetto complessivo è quello di un luogo cresciuto in disordine e senza un progetto urbanistico, in modo un po’ stentato e frettoloso. Forse per i troubles? O per la natura industriale dell’insediamento?
Comunque per uno snak ci siamo diretti in un locale storico di epoca vittoriana: il Liquor Crown Saloon, un pub con arredi antichi in legno e ceramica e piccoli separé con divanetti sui quali unirsi a bere e discutere. Abbiamo assaggiato la Guinnes, le ostriche ed il champ, un purè condito con porri rosolati nel burro e con salsicce.
Siamo usciti soddisfatti e pronti ad affrontare la visita della parte più caratterizzante della città, ovvero i quartieri estremisti delle fazioni cattolica e protestante. Rinunciato al tour in taxi (8 sterline a testa), abbiamo optato per girare in camper con una mappa. L’esperienza è stata per tutti toccante e forte. Prima nel quartiere dei Falls, cattolico, abbiamo visto numerosi murales nazionalisti, simboli dell’IRA, luoghi pubblici e privati recintati con sbarre e filo spinato e le tipiche casette di mattoni rossi che conoscevamo dai film sul tema.
Poi a Shankill Road, quartiere protestante, abbiamo visto numerose bandiere inglesi e murales inneggianti alla resistenza armata. Infine una strada di collegamento fra i due luoghi, dove c’è un enorme cancello blindato circondato da muraglioni di sei metri che, in caso di guerriglie, può essere chiuso isolando i due quartieri.
Ora siamo a Loch Neag, presso Antrim, e ci siamo appena gustati una cena a base di aringhe fresche, formaggi locali[9] e pani di vario tipo, il tutto innaffiato con tè irlandese.
La compagnia inizia a prendere forma ed anche la logistica interna del camper.
La giornata soleggiata ci ha rallegrato ed anche la serata è stata vivace.

11 agosto 2004
Stamattina la sveglia dell’Andrea è suonata per errore con due ore di anticipo (alle 5:45) e c’è chi ne ha approfittato. Alcuni per dormire di nuovo ed altri per passeggiare. (Giacomo record del mondo: unico turista sulle scogliere alle 6:20).
Siamo alle Giant’s Causway, sulla costa Nord Est nei pressi di Bushmills. Ieri abbiamo lasciato Antrim portandoci sulla stupenda strada costiera delle nove Glen (valli), dove abbiamo ammirato, seppur sotto la pioggia, spiagge deserte e piccoli paesi di mare.
La sosta per il pranzo ci ha fatto parcheggiare a Ballycastle con carbonara.
Le colazioni semprepiù “power” ci fatto tirare in là l’ora del pranzo. Ieri le more, un chilo, raccolte nei pressi del Lough Neagh da Cristina, Laura e Stefano, ci hanno fornito un giusto apporto di vitamine.
In previsione di utilizzare presto l’happy barbecue, abbiamo acquistato delle fantastiche bistecche di manzo irlandesi alte due dita: sirloin beef.
Ma torniamo ad uno dei posti speciali d’Irlanda, le Giant’s Causway.
Ieri pomeriggio abbiamo scoperto la meraviglia delle scogliere di basalto fratturate in colonne esagonali che, pur frequentate da molti turisti, sono risultate affascinanti.
Ci siamo attardati ora sugli scogli ed ora sui sentieri in alto, quindi a Bushmills abbiamo cercato un pub per la cena. Non siamo riusciti a trovarne uno che facesse da mangiare, tuttavia ci hanno invitato ad acquistare cibo al take away e portarlo al pub come contorno alla birra. Ci siamo nutriti con baked potatoes e guinnes, quindi siamo tornati alle Giant’s Causway per la notte.
Al tramonto siamo tornati sul sentiero, ammirando il paesaggio dall’alto ed ascoltando i gabbiano e le rondini sulle rupi sottostanti.
Giacomo e Cristina hanno percorso un sentiero di quattro chilometri sull’orlo delle scogliere, che da sopra sono alte 100 metri. La via attraversava al campagna circostante, verde a puntini bianchi di pecora e passava nei pressi di alcune ville ottocentesche in tipico stile irlandese[11].

SIAMO i POWER BREAKFAST!
11 agosto 2004
calligrafia di Davide
È la pioggia a far bello il sole, è il nero a fare splendere il bianco, è la tempesta a fare il mare calmo, è la notte a fare il giorno.
Il su è giù e il mio è il tuo, il deserto è l’acqua e il vento è le foglie.
Il grano, il pane, il gusto e la vista.
Siamo perchè in fondo non siamo.

12 agosto 2004 – Cape Malin – Compleanno di Andrea
calligrafia di Giacomo
Ieri mattina presto Giacomo si è gustato le scogliere senza nemmeno un turista, togliendosi una soddisfazione e cogliendo l’essenza del luogo.
Dopo una super power breakfast nel parcheggio davanti l’antica stazione del tram per il Causway’s Hotel, ci siamo messi lo zaino in spalla e ci siamo allontanati lasciando il camper coi panni stesi sul tetto (come a Napoli, solo che a Napoli prima li lavano).
Abbiamo scelto un percorso sul ciglio delle scogliere altissime, a 100 m, di quota. La vista era veramente mozzafiato: a sinistra pareti rocciose, insenature e piccole spiaggette sorvolate dai gabbiani, che ammiravamo da sopra. La costa in evoluzione offriva forme geomorfologiche come su un catalogo: archi, camini, tomboli e colonne di basalto. A destra campagna a perdita d’occhio con pecore e cottage misti a qualche colonna sporgente.
Il sole ed il cielo azzurro ci hanno saziato finalmente di paesaggi irlandesi.
Sul sentiero abbiamo incontrato solo un paio di turisti volenterosi. Ci siamo anche fermati per dormire, disegnare, correre e fare fotografie. È stato il momento clou della giornata.
Alle 13 circa ci siamo spostati verso Bushmills per visitare la distilleria più antica del mondo, che è del 1608. la visita con la guida e l’assaggio finale ci hanno portato inevitabilmente ad acquistare una bottiglia di single malt 12 anni, distillato raro disponibile solo al negozio della distilleria stessa. Ad ora (24 ore dall’acquisto) la bottiglia è sia mezza piena che mezza vuota, un argomento epatico e filosofico. Per smaltire abbiamo fatto un giro nel paesino sfruttando il bel tempo per uno spuntino take away a base di hamburger e quindi ci siamo diretti al rudere del Dunluce Calstle, abbarbicato su una rupe sull’oceano.
Sul far della sera abbiamo quindi puntato il muso a Nord attraversando la costa di Portrush e Castelrock, scoprendo con meraviglia varie località di villeggiatura per gli irlandesi: paesi animati da negozi e gente a passeggio, circondati da campi di caravan che funzionano da seconde case per le famiglie del ceto medio. Vedere una forte concentrazione di tali grosse roulotte zingaresche con tanto territorio libero intorno ai paesi ci ha stupito.
Abbiamo necessariamente fermato il camper in un campeggio enorme a Benone, vicino Downhill, nella contea di Derry. Finalmente siamo riusciti a cenare all’aperto sulle nostre sedie, divorando un chilo di risotto coi funghi intiepiditi dal sole del tramonto.
Dopo mangiato siamo andati sulla grande spiaggia Golden Sand, lunga 19 Km, spalancando gli occhi al vedere che era legittimo circolarvi e parcheggiarvi la macchina, fin sul bagnasciuga! Strano, una spiaggia con dune selvagge e sabbia fine trasformata in un circuito per teenager scatenati. Paese che vai usanze che trovi. (sulla strada per la spiaggia oltretutto c’era divieto di sosta).

12 agosto 2004 – Cape Malin – Compleanno di Andrea
calligrafia di Cristina
Cercavamo l’Irlanda selvaggia e l’abbiamo trovata.
Bella, sferzata dal vento. Il cielo si sta scoprendo e cambiano i colori, si accendono i verdi e i rosa, il bianco dei sassi.

Si perde lo sguardo sulle scogliere, si svuota la mente di tutti i pensieri, si rinfresca e mille immagini di cose passate e desideri si accendono in me.
Siamo sulla punto più a Nord, abbiamo fatto tappa a Greencastle, paese sulla costa della penisola di Inishowen, con un bellissimo porto di pescherecci. Sotto la pioggia ed il vento ci tornava il sorriso alla vista di svariati cartelli “seafood”.
Prima dello spuntino abbiamo fatto tappa al faro di Inishowen head, dove ci siamo goduti una spiaggia bellissima e piovosa. È arrivata una famiglia con bambini da due a sei anni che ha fatto il bagno, pargoli compresi, mentre noi ci stringevamo nelle giacche a vento stratificati con maglie di cotone, canottiera, pile.
Davide ha fatto amicizia con un cane nero facendolo giocare, gli altri hanno passeggiato e raccolto conchiglie.
Tornando a Greencalstle ci siamo fermati a mangiare lo spuntino nel Kealys sea food bar.
Le OSTRICHE erano un’orgia di sapori marini che facevano quasi girare la testa;
Le COZZE erano squisite ed ammorbidite in una salsina di panna fresca buonissima;
Il SALMONE selvaggio dell’Atlantico non aveva niente a che fare con quello che si mangia da noi, aveva un gusto pieno e profumato;
La zuppa di pesce (chowder) era squisitissima ed accompagnata da un pane speciale molto buono.
Prima dello “spuntino” avevamo visitato la “fabbrica” di pesce: vendevano haddok fresco filettato, ma producevano filetti impanati e filetti affumicati da surgelare. Abbiamo visto tutti i procedimenti della lavorazione. Una macchina “divideva” il pesce tagliandone la testa, la pelle e la lisca, poi i filetti venivano passati in un’altra macchina che, dopo essere stati infarinati a mano, li impastellava, impanava e friggeva. Poi subito a surgelare.
Abbiamo poi proseguito verso la punta più a Nord dell’Irlanda attraversando territori stupendi e vedendo il paesaggio trasformarsi. Baie bellissime, colline e aspre scogliere.
Ora siamo qui a Cape Malin, mentre Giacomo e Davide cucinano il pesce comprato a Greencastle e Andrea e Stefano preparano le patate, io e Laura ci rilassiamo leggendo e scrivendo. Qui è bellissimo e siamo molto soddisfatti del nostro ingresso nella Repubblica d’Irlanda. Stiamo bene, respiriamo a pieni polmoni e ad occhi chiusi. Abbiamo festeggiato Andrea accostati di fronte all’oceano regalandogli una speciale bottiglia di Bushmills 16 anni impacchettato con i pezzi del phon di Giacomo. Il profumino della cena si sente arrivare.

calligrafia di Andrea
Ciao Amici,
ho passato un bellissimo compleanno, tra scogli, spiagge, risate e panorami mozzafiato. i coretti nel camper, gli applausi e l’umore di questa compagnia mi fanno sentire bene…. Grazie a noi. Ora ho pure una bottiglia di viscas da 16 anni… sono commosso di gioia!! Andrea 30 ANNI!!!

14 agosto 2004
calligrafia di Stefano (Casartello)
Con il sapore delle bistecche di Sirloin e delle patate arrostite, ricordiamo oggi la cena di ieri nella quale finalmente abbiamo inaugurato il famoso happy barbecue[14]. Il tanto atteso momento è stato un ottimo punto di incontro di gusti e sapori sani e naturali.
Stamane, a differenza delle altre mattine, i Power Breakfast hanno fatto una colazione light a base di marmellate varie, latte, burro e pane tostato.
Dopo un po’ di strada alla volta del Doe Castle abbiamo apprezzato la struttura di questa piccola fortezza ammirandola attraverso il tatto, la vista, l’olfatto e l’udito. Sempre accompagnati da un pelosissimo cane di nome Jack.
Ritornati alla nostra umile dimora, il camper, abbiamo ripreso la via verso il punto più panoramico di tutto il Donegal: un posto che dimostra come la natura si la sola a decidere il decorso delle cose, infatti da una splendido sole siamo passati ad una pioggia fitta e inzuppante. Nonostante l’innaffiata ne è valsa la pena, perchè il magnifico posto ricoperto di brugo e a picco sul mare ci ha deliziati con la magnifica visione di un mare calmo e sorvolato da striduli gabbiani.
Ora con la calma e la tranquillità di una turbolenta bollitura, aspettiamo di vedere nei piatti la pasta con aglio, olio e peperoncino cucinata da Giacomo, che ci delizierà con qualcosa di sicuramente appetitoso.
Ciao e buona continuazione di vacanza! Stefano

14 agosto 2004 – An Machaire
calligrafia di Giacomo
Ho fracassato una macchina nera parcheggiata in un angolo buio. La polizia dice che non dovrei andare in prigione. Mi hanno preso i connotati.
Ora siamo a Maghery, vicino a Ann Clochann liath (Dunglow) in un posto bellissimo. Volevamo scappare ma siamo stati onesti.

14 agosto 2004 – Rossaveel
Riprendiamo il discorso dopo una bella macinata di chilometri.
Dopo la pasta aglio e olio nei pressi di Horn Head, ancora pregni del sublime delle scogliere a precipizio, ci siamo fermati per una breve visita a Dunfanaghy. Il paese è affacciato su un fiordo, che con il ritmo della marea si svuota e si riempie.
Abbiamo comprato alghe secche (duce) che si masticano come cicche ed ottimo sidro di mele. Giamo ha acquistato un maglione ed un berretto di lana del Donegal di un colore blu marino. Sembra e si sente un pescatore! Anche Cristina si è comprata un berretto colorato.
Ripresa la strada abbiamo attraversato la regione gaelica del Donegal detta “the Rosses”, con i segnali stradali in una lingua non comprensibile [17] . Il paesaggio era molto bello, agricolo nei pressi dei villaggi e selvaggio sugli altipiani dai quali si cava la torba.
Abbiamo visto la montagna conica di quarzite, stessa roccia delle scogliere di Horn Head e che determina l’acidità del suolo della brughiera del Denegal.
Abbiamo parcheggiato a Burtonport nel tardo pomeriggio, alla ricerca di tradizionali prodotti della pesca locale. Il piccolo borgo presentava una flotta di pescherecci dall’aria vissuta. L’oceano è un elemento pregnante nella vita di questa gente, spesso si incontrano sculture per i morti in mare o per gli uomini in viaggio.
Sul molo abbiamo osservato una barca che scaricava granchi di grosse dimensioni, i quali venivano stipati su un camion frigorifero. Notata la curiosità ci hanno invitato a salire a bordo per osservare meglio i crostacei. Abbiamo chiesto di poterne acquistare un paio e ce ne hanno regalati tre di un chilo l’uno! Abbiamo lasciato in cambio due lattine di birra ai marinai. Rimandando all’indomani la preparazione dei granchi, li abbiamo chiusi nel freezer del camper ancora piuttosto vivaci.
Per cena ci siamo addentrati in un locale che esibiva all’esterno un astice di tre metri appeso al muro. Si chiamava Lobster Pot Pub ed emanava un buon profumo. Come aperitivo abbiamo assaggiato una mezza dozzina di ostriche ed una scodella di chele di granchio, mentre come piatto forte ci siamo proprio sfogati con il “titanic seafood plate”: un enorme vassoio a forma di conchiglia contenente astice, granchi, cozze, ostriche, gamberetti, salmone fresco e affumicato, makarel (sgombri affumicati), aringhe marinate e contorni vari. Ne abbiamo mangiati tre accompagnandoli con la Guinnes. Abbiamo attirato l’attenzione di tutto il locale per via della nostra esuberanza a tavola. Una nonnina inglese ci ha salutato con simpatia prima di uscire.
Al tramonto siamo andati a cercare alloggio per la notte verso Dunglow, precisamente sulla penisola Crohy Head.
In paese durante una manovra Giacomo ha urtato col camper una macchina nera al buio gibollandola. Abbiamo fatto le pratiche con la Polizia (Garda) dato che non c’era il proprietario del mezzo.

Abbiamo dormito in vista di una piccola baia con spiaggia circondata da un tipico paesaggio di muretti a secco, pecore e ruderi di vecchie abitazioni in pietra.
Il mattino di ferragosto abbiamo fatto una passeggiata sulla spiaggia frequentata solo dai gabbiani e poi ci siamo fatti una megacolazione all’aperto seduti sui muretti in pietra.
Siamo poi scesi verso la città di Ardara, importante centro di lavorazione della lana, dove abbiamo visitato vari negozi acquistando molti prodotti locali.
Nel primo pomeriggio, attraversata una landa disabitata piena di torbiere, su una strada sconnessa monocorsia siamo arrivati al villaggio abbandonato e fatiscente di Port, dove ci siamo gustati il sole e lo splendido paesaggio. Andrea camminando fra i ruderi è i ruderi è affondato in una torbiera.
Sul posto abbiamo deciso di iniziare a bollire i granchi da mangiare per cena. Filtrata e imbottigliata l’acqua di cottura, da riutilizzare per fare cuocere gli spaghetti, ci siamo rimessi in viaggio. Davide e Giacomo nel tragitto con martello, cacciavite, pappagallo e con un attrezzo specifico fregato al ristorante hanno smontato i crostacei raccogliendone la polpa per il sugo e lanciando i gusci man mano dal finestrino, riducendo la parte centrale del camper in pessime condizioni.
Giacomo per via dei colpi e dell’odore di granchio accusava nausea e mal d’auto, così, mangiato un pezzo di parmigiano, si è fatto cedere il volante da Andrea, portando il camper a Rosses Point, alle porte di Sligo.
La pasta al granchio è riuscita molto bene, così gli sforzi sono stati ripagati. Abbiamo anche mangiato formaggi irlandesi comprati ad Ardara.
Dopocena Giacomo, Cristina e Stefano sono andati al pub del paese, l’Austes Pub. Ci siamo trovati nel mezzo di una serata tipicamente irlandese: il locale era pienissimo di personeche cantavano e fischiavano al suonare di un musicista con la chitarra. L’atmosfera di festa ci ha coinvolti e divertiti molto. Abbiamo bevuto Guinnes, Sidro e Irish Coffe. Tutti qui bevono enormi pinte di birra a ripetizione e si lasciano andare in canti e discussioni. C’erano persone di ogni età ed i baristi erano bravissimi a capire e soddisfare tutti nonostante la confusione.
Siamo tornati al campeggio cantando musiche popolari molto allegramente.

17 agosto 2004 – Spiddle
Ieri mattina ci siamo concessi una colazione leggera con yogurt di capra saltando le salsicce e le uova per potere uscire a pranzo.
Spostato il camper in centro a Sligo (il Rosses point al mattino presentava un bel paesaggio marino e marinaio), ci siamo avviati a piedi per le belle viuzze.
La città è bella, con tre ponti su un piccolo fiume marrone di torba. Si percepisce una certa cura nei dettagli, nei colori delle case, negli arredi e negli angolini con sculture e monumenti. La statua di W. B. Yeats ci accoglie all’ingresso. Anche le persone sono ben vestite, pur non essendo necessariamente eleganti. C’è buon gusto. Si incontrano vari anziani con abiti curati che fanno shopping nelle stradine. Andrea ha finalmente acquistato la torta del suo compleanno: una vera apple pie ripiena di mele. Il panettiere si è fatto notare dalle ragazze con battute e occhi blu, tuttavia abbiamo ragione di credere che il cornuto fosse finocchio.
Fra una via e l’altra abbiamo acquistato regali, dischi di musica irlandese e vestiti a prezzi modici. Stefano si è preso persino le scarpe (SKA-P)
Abbiamo chiesto al commesso dal negozio di dischi dove si poteva mangiare lo stufato irlandese e ci ha consigliato il locale più antico della città, l’Hargadon Bro’s.
Fra i bellissimi arredi in legno, le insegne pubblicitarie di una volta e molti oggetti curiosi, ci siamo mangiati sei piattoni di Irish Stew, lo stufato di agnello con verdure, patate e orzo.
Dopo un altro giro in centro siamo partiti alla volta di Galway, da dove prenderemo il traghetto per le isole Aran.
In circa due ore di autostrada siamo giunti a destinazione, ascoltando i nuovi dischi dei Pogues!
Data l’ora ci siamo concessi una passeggiata nella città, che è molto vivace e piena di ragazzi giovani, probabilmente per via dell’università.

Una pioggerella leggera ci ha accompagnati fra i numerosi negozi, gli artisti di strada e i resti degli antichi bastioni in pietra.
Ci siamo portati col camper fino a Rossaveel, porto di partnza per le isole e, stanchi della giornata molto lunga, abbiamo posizionato il mezzo in campagna nei pressi di un rudere di cottage pittoresco con vista baia.
Mentre Davide e Laura preparavano un ottimo risotto ai funghi, Cristina e Stefano hanno raccolto una marmitta di more per la colazione. Dopo il riso abbiamo mangiato salmone affumicato su soda bread innaffiato con sidro e quindi abbiamo tagliato la torta di mele brindando ad Andrea con Bushmills 16 anni, da lui generosamente inaugurato per l’occasione.
Ci siamo addormentati stanchi e soddisfatti.

18 agosto 2004 – sempre Spiddle, il mattino dopo
Oggi partiremo per l’Irlanda centrale, dopo la bella giornata di ieri sull’isola di Inishmore.
Alle 8:00 eravamo già al porto e siamo riusciti ad accaparrarci i biglietti per il traghetto delle 10:00.
In 35 minuti, insieme a una montagna di turisti italiani, siamo arrivati sull’isola ed abbiamo affittato sei biciclette da montagna in condizioni assai precarie.
Sembrava la partenza del giro d’Italia, con le dozzine di turisti che pedalavano, ma alla prima salita tutto e migliorato e siamo entrati nel vivo dell’ambiente isolano.

calligrafia di Cristina
Giacomo, Andrea e Stefano si sono avventurati raggiungendo Dun Foechta, uno dei fortini circolari. Davide intanto insegnava a Laura l’uso del cambio della bici.
La stradina percorreva la parte Sud dell’isola, passando in mezzo a un reticolo di muretti a secco costruiti con maestria. Sono muretti alti realizzati accatastando le pietre apparentemente a caso, ma realizzati in modo da avere un buon equilibrio e spazi per non cedere alle sferzate del vento ma per farlo soffiare attraverso.
Verosimilmente, data la dimensione degli appezzamenti, servivano a riparare dal vento e permettere di coltivare qualcosa senza che la poca terra fosse spazzata via dalle raffiche. Il paesaggio è surreale.
Di tanto in tanto alcune strisce di pietra bassa e spaccata longitudinalmente attraversano appezzamenti e strade.
Ci siamo fermati per una merenda per poi ripartire alla volta di una bellissima spiaggetta dalla sabbia bianchissima ed acqua cristallina e gelida.
Stefano si è tuffato impavido e gli altri preparavano il pranzo: panino di prosciutto e sottilette di cheddar arancio, panino al salame contornato da parmesan cheese oppure da un trito di cipolla ed aglio, mele, muffins e mars mini.
Ci siamo un po’ riposati e poi ci siamo diretti al Dun Aonghasa, forte semicircolare a picco sul mare, luogo bellissimo e scenografico. Strisciando sul terreno Cristina e Laura si sono affacciate sullo strapiombo delle scogliere ammirando un mare che si infrangeva sulle rocce. Rumore di onde che sbattevano con forza, un rumore sordo e vorticoso. Bellissimo.
Da questo promontorio si vedeva gran parte dell’isola e si poteva ammirare l’intrico dei famosi muretti a secco e le lastrone di roccia che attraversavano l’isola. Dopo la classica sosta WC (li sfruttiamo tutti! più volte!) abbiamo ri-inforcato la bici per tornare con calma a Kilronan. Abbiamo seguito la strada sulla costa nord dell’isola facendo una bellissima passeggiata rilassante sotto il sole, con venticello della bicicletta e panorama sempre diverso e bellissimo. Era così bello e riposante che veniva voglia di cantare.
Abbiamo visto i cigni giovani che stavano mutando il piumaggio: erano grigiastri (tra brutto anatroccolo e cigno) in una bellissima palude.
Giacomo è salito a vedere Tempaill Charain .

In paese, soddisfatti e pieni di sole, abbiamo visitato i negozi di artigianatoe alla fine Davide e Laura ed anche Giacomo e Cristina hanno preso una coperta di lana lavorata a mano con i nodi tipici dell’isola.
Alla fine, nonostante la grande quantità di barche, i turisti si disperdevano sull’isola e si concentravano in un paio di posti, lasciandoci così godere la bellezza del posto.

19 agosto 2004 – Dublino
calligrafia di Giacomo
Certo che alle Aran faceva un bel caldo, rispetto alla pioggia battente dublinese che ci accompagna da tutto il giorno, e che breva!
La giornata sull’isola è stata piacevole ed appagante. i sentieri al centro, circondati dai muretti che un tempo delimitavano gli appezzamenti oggi in disuso, sono molto caratteristici e rendono unico il paesaggio. i forti celtici, vecchi di 4000 anni, sono maestosi e un po’ misteriosi. Sorgono su alture che dominano il paesaggio circostante, sono circolari e realizzati interamente a secco. Ci siamo scottati al sole pedalando lentamente.
Ieri invece ci siamo spostati verso il centro dell’Irlanda in direzione Dublino. Siamo partiti fermandoci a Galway per andare a comprare dal fotografo le schede per le macchine digitali ed il pane dal fornaio. Ritornati al camper abbiamo visto che Stefano e Andrea si allontanavano con il mezzo perché un vigile li ha fatti spostare. Ci siamo dispersi, ma in una mezz’ora essi hanno ritrovato la strada e ci hanno caricati.
Abbiamo viaggiato senza soste sino al sito monastico di Comnacnoise, a Sud di Athlone, sulle rive del fiume Shannon. Il sito era un importante centro della cultura cristiana ed occidentale in genere per il nord Europa ed ora, pur essendo stato distrutto e saccheggiato più volte da normanni, vichinghi e inglesi, è un importante luogo archeologico.
C’è una torre antica contornata da numerose piccole chiese e da un cimitero dove sono sepolti i re di Tara e dell’antica Irlanda. Abbiamo girato per bene trovando anche una chiesetta molto bella con archi di pietra intarsiati un po’ all’esterno del sito.
Fatta una mini spesa a Shannonbridge, siamo ritornati nei pressi del monastero posizionando il camper per la notte in una stradina campestre con vista fiume, prati e monastero.
Stefano e Andrea sono andati, finalmente, a pescare gnabidozzi. Ne hanno preso uno che hanno rilasciato nel fiume.
Gli altri hanno fatto una bella passeggiata lungo il fiume e nella campagna, ammirando uccelli e vegetazione acquatica, nonché le acque torbose dello Shannon ed il profondissimo cielo d’Irlanda. Il posto sembra essere speciale.
Al camper, mentre le ragazze si sono immerse nella lettura, Giacomo e Davide hanno cucinato pasta ai funghi e cipollotti, lenticchie in umido e budino per la colazione. La cena ci ha ristorato e la notte è scesa insieme alla pioggia.

22 agosto 2004 – Dublin Airport
Siamo sull’aereo che ci riporterà a casa.
Abbiamo trascorso gli ultimi tre giorni a Dublino, la capitale.
Giovedì ci siamo trasferiti dalle rive dello Shannon al campeggio di Dublino, dal quale potevamo raggiungere il centro con un comodo autobus, il 69.
Il campeggio era molto grande e bene organizzato.
Nel pomeriggio ci siamo recati allo stabilimento- museo della Guinnes, dove in un’esposizione avveniristica abbiamo “imparato” come si fa la birra. (sembra facile fare la birra…) e come si è sviluppata l’azienda più grande d’Irlanda. Sembra facile far la birra…

Presentando il biglietto di ingresso solido all’ultimo piano abbiamo ottenuto una pinta di STOUT ognuno, tranne lo Stefano (Casartello) che essendo minorenne ha avuto l’aranciata e si è infuriato rifiutando cibo e bevande offerte.
Abbiamo ordinato tutti salmone affumicato con marmellata di cipolle. Cristina e Giacomo hanno anche mangiato squisiti panini con salmone al vapore, mentre Davide e Laura torta al cioccolato con crema alla Guinnes. Sotto la pioggia ed il vento siamo tornati in campeggio col bus ed abbiamo preparato le valigie.
Per cena abbiamo scorpacciato 1,5 Kg di spaghetti al pomodoro e funghi dando fondo alle riserve, ci stiamo anche impegnando a far fuori nutella e marmellata (terminate quelle di prugne e di arance manca quella di rabarbaro, mentre quella di ribes nero è finita in una colazione sola).
Venerdì siamo scesi in città presto e ci siamo visti la biblioteca di libri antichi del Trinità College, dove è esposto il libro più bello del mondo (2004?), vale a dire il Book of Kells, che è giunto sino a noi grazie alla malizia dei monaci di Iona, che lo hanno nascosto in una torbiera durante le incursioni vichinghe del medioevo.
Il resto della mattina è trascorso per le vie del centro fra palazzi in stile georgiano, vecchi edifici colorati di rosso, negozi e ingressi verniciati di tutti i colori. Le ragazze si sono scatenate fra i vestiti del mercato coperto facendo affari d’oro. Abbiamo pranzato con ottimo kebab di agnello in un posto pseudoindiano. Per merenda abbiamo visitato il National Museum, dove sono esposti oggetti preistorici conservati nelle torbiere come vestiti in cuoio, attrezzi in legno e pietra e una barca di diciannove metri! C’è anche una stupenda collezione di gioielli manufatti in oro dell’età del bronzo, nocnchè di oggetti raffinatissimi medioevali trovati perlopiù da contadini che vangavano le patate: il cosiddetto “tesoro d’Irlanda”. Abbiamo continuato poi la passeggiata in centro attraverso il Temple Bar, quartiere alternativo culturale con giovani artisti.
Dublino è una città europea, con tantissimi giovani, che sembra avere perso i suoi aspetti più tradizionali in favore di quelli più commerciali, almeno in centro. La zona residenziale intorno è enorme ed ha inglobato molti piccoli quartieri con piazzette, negozi e pub.
Dopo un riposino sulle panchine vista fiume presso il ponte di Joice, abbiamo cenato, sempre nel posto del kebab, che era molto buono. Ci siamo però fatti gli spiedini di pollo e agnello con falael, polpette di farina di ceci e vegetali.
Rientrati al camper soddisfatti della bella giornata di sole abbiamo pulito il mezzo regalando degli alimenti, la carta igienica e l’happy barbecue usato ad un camper di palermitani, che sono stati molto contenti.
Ieri prestissimo ci siamo avviati verso il Bed and Breakfast per lasciare i bagagli alla famiglia O’Shaughnessy, gli amici di Serena, che ci ha fornito il contatto salvandoci da un’impossibile ricerca di un letto a Dublino in questo periodo.
Attraversata la città con Cristina navigatore (brava), siamo arrivati alla casetta alle 8:30 buttando giù dal letto i signori. Ci hanno accolti gentilmente ed abbiamo scaricato le valigie nelle nostre tre stanze.
Davide e Giacomo sono quindi partiti subito verso la Motorhome, dall’altra parte di Dublino, per riconsegnare il camper. Sono giunti a destinazione dopo due ore e con grande fatica, attraverso un lungo giro per le campagne irlandesi totalmente prive di indicazioni.
Alla Motorhome hanno compilato una dichiarazione relativa all’incidente, cercando di far cadere la colpa sull’auto in sosta, che era nera, al buio e forse in divieto.
Quindi hanno raggiunto l’aereoporto e da qui il centro città con un bus diretto, un gran mal di testa e un gran buco nello stomaco.
Nel frattempo gli altri si sono sparati una mattina di shopping capitanati dalle ragazze.
Ci siamo incontrati alle 12:30 in un negozio di fumetti e giocattoli per tipo come il Daniele, al quale abbiamo preso un Alien.
Abbiamo pranzato in un Pub che si autoproduce la birra e quindi ci siamo rituffati nella folla sotto il sole.
Mentre Davide e Laura sono rimasti in centro, gli altri si sono spostati verso le prigioni.
Il luogo, tetro e freddo, ha “ospitato” i rivoluzionari irlandesi del 1800 ed è un importante simbolo nazionale. A parte la guida pesantissima e dall’accento incomprensibile, la visita è stata molto interessante.
Rientrati in cento ci siamo riuniti ed abbiamo passeggiato ancora al Temple Bar.
Per cena Andrea e Stefano sono rimasti in giro facendosi accettare da una compagnia di dark metallari alcolisti e dagli skateboardisti, che si sono lasciati fotografare. Un tizio grosso con un lungo mantello si era fatto impiantare i canini del Dracula sopra i suoi originali!
Gli altri si sono riposati con le gambe sotto il tavolo di un ristorante Nepalese, gustandosi piatti orientali deliziosi e tè speziato. Antipasto: pollo al forno, polpette di agnello con salsa tandoori, crocchette di verdure fritte e patate in formine. Riso al vapore con spinaci[21] e altre verdure speziate, agnello Nepal mashala e gamberi in pucia. Si sono ripresi!
Davide e Laura hanno offerto la cena a Giacomo e Cristina per ringraziarli di avere organizzato il viaggio. Siamo stati molto contenti del gesto e del pensiero.
Dopocena ci siamo ritrovati e con la Dart (il metrò di superficie) siamo andati al nostro comodo giaciglio, un vero letto dopo quindici giorni. Molti si sono innaffiati sotto la doccia.
Stamattina alle 9:00 ci siamo radunati nella grande cucina della signora Kate, che ci ha sfamato con una power breakfast omnicomprensiva[22]. Abbiamo parlato per un’oretta di Serena, dell’Irlanda e dell’Italia. Kate parla benissimo ed è stato piacevole scambiare un po’ di idee, è una persona gentile.
Alle 11:00 è arrivato il taxi pulmino che ci ha portati all’aeroporto insieme alla montagna di bagagli che abbiamo al seguito.
Nei negozi dell’aeroporto ci siamo concessi altri acquisti, perlopiù alimentari, tra formaggi, pesci affumicati, dolci e whiskey.
L’Europa unita ha azzerato la bella vecchia usanza del duty free senza tasse, che vale solo se si vola fuori dalla CEE.
Ora siamo in volo sopra Parigi e tutti sembriamo avere apprezzato il nostro viaggio irlandese. Ora è il tempo dei racconti e delle immagini, che si amalgameranno ai nostri ricordi.
Porto con me, come sempre tornando dal Nord Europa, la freschezza ed il sapore del mare del Nord, del quale mi sento parte.

Giacomo

calligrafia di Stefano (Casartello)
Ho aspettato molto questa esperienza e putroppo è già finita… peccato perché l’Irlanda è proprio bella e la sua gente è gentile e accogliente!
Ste

22 agosto 2004
calligrafia di Laura
Il verde dell’erba, l’erica e il nero della torba abbinati al profumo di frutti di bosco sono elementi che mi ricorderò per sempre associandoli all’Irlanda e già mi mancano.
Bella esperienza, unica
Ciao a tutti
Laura

calligrafia di Davide
Lascerò invecchiare quest’esperienza in piccole botti di rovere.
Poi ne parleremo!
Davide

calligrafia di Laura
c’è una frase di una canzone che mi farà per sempre ricordare l’Irlanda.
“L’eleganza di un’ombra sul prato alla fine di agosto..,” Cristina Donà, Un giorno perfetto

calligrafia di Andrea
In queste due settimane ho rubato, mangiato, guidato, bagnato, volato, riso come un matto, bruciato dal sole, pedalato, cantato, visto gran belle tose…. Non posso chiedere altro!!
Gli occhi delle irlandesi sono color ghiaccio.
Ciao amici
Avanzi Andrea

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