Roma, città eterna

Roma, città eterna

(by Luca, Sabrina e Leonardo)

Giovedì 21 Aprile:

Eccoci così al 21 di aprile … quante volte siamo partiti per un viaggio in questa fatidica data, ma oggi è una situazione profondamente diversa … Infatti la stramaledetta crisi che attanaglia il mondo dell’edilizia alla fine mi ha fatto perdere il posto di lavoro e per non restare proprio a casa ci siamo visti costretti a ridurre di molto il raggio di azione … Abbiamo così deciso di rimanere in Italia e dedicare qualche giorno alla visita della nostra capitale, per la quale si muovono normalmente persone da ogni parte del mondo, quindi certamente non un viaggio di serie B, ma un viaggio, per così dire, economicamente sostenibile, vista la scomoda circostanza.

Partiamo così alla scoperta di Roma, anche se, a quanto pare, non coadiuvati da buone condizioni meteorologiche, circa le quali non ci resta che fare i dovuti scongiuri. Prima di tutto, però, nel pomeriggio vado a recuperare il piccolo all’uscita da scuola … e lui mi ripaga venendomi incontro già carico a mille!

Il camper è pronto di tutto il necessario ormai da tempo di fronte a casa, così, alle 17:45, possiamo finalmente prendere strada. Un’ora più tardi valichiamo poi sulla E45 il Passo del Verghereto e dopo un altro giro di lancette transitiamo nei pressi di Perugia. Continuiamo quindi ad andare spediti verso sud e una volta imboccata l’autostrada A1, ad Orte, alla prima area di servizio, intorno alle 20:30, facciamo sosta per una veloce cena.

In men che non si dica ci ritroviamo a macinar chilometri e ben presto arriviamo sul Grande Raccordo Anulare di Roma, che prendiamo a seguire in senso orario.

Ne usciamo sulla Via Casilina, per giungere, pochi minuti dopo le 22:00, all’area sosta camper LGP Roma, dove con largo anticipo avevamo già prenotato una piazzola. Sistemiamo quindi a dovere il nostro mezzo e subito dopo diamo il via ai preparativi volti alla prima, imminente, giornata di visite capitoline.

 

Venerdì 22 Aprile:

Durante la notte si è sentita qualche goccia di pioggia sul tetto del camper, così al risveglio abbasso timoroso gli oscuranti e con sorpresa noto che fuori splende il sole! … Assimilata più carica e determinazione ci prepariamo allora ad affrontare la giornata.

Utilizzando l’autobus numero 105, la cui fermata si trova proprio di fronte all’area di sosta, fronteggiamo il caotico traffico della capitale e passata mezzora abbondante guadagniamo anche la Stazione Termini, dove grazie ad una buca nell’asfalto, per cominciare in bellezza, mi procuro una distorsione alla caviglia … Subito dopo, con la linea 40 ed il sottoscritto zoppicante, in breve, raggiungiamo il centro e Largo Argentina. Lì scendiamo e cominciamo a seguire il programma di visite.

Ai nostri occhi, sotto il livello stradale, si para immediatamente il sito archeologico conosciuto come l’Area Sacra dell’Argentina, scoperto nel 1926 durante gli scavi per le fondamenta di un palazzo mai più costruito. Il luogo, certamente non fra i più scenografici di Roma, è però importante in quanto pare vi si sia consumato, alle idi di marzo del 44 a.C., l’agguato mortale a Giulio Cesare … quindi un primo significativo assaggio della millenaria storia di questa città.

Da Largo Argentina andiamo lungo Corso Vittorio Emanuele II e percorrendo una via laterale passiamo per Campo de’ Fiori, piazza nella quale si tiene quotidianamente uno storico mercato della capitale, per giungere subito dopo al cospetto del monumentale Palazzo Farnese, la cinquecentesca costruzione, alla quale lavorò anche Michelangelo Buonarroti, che domina l’omonima piazza ed è sede dell’Ambasciata di Francia.

Passeggiando accanto all’edificio arriviamo poi sulle rive del Tevere, vitale fluido della capitale fin dalla notte dei tempi, e lì ne scavalchiamo l’alveo sul Ponte Sisto, struttura in tufo e travertino risalente alla fine del XV secolo, che oggi si può percorrere solo a piedi.

Affrontate alcune vie nei dintorni passiamo sotto l’arco di Porta Settimiana e giungiamo di fronte al cancello che dà accesso a Villa Farnesina, prestigioso capolavoro del classicismo romano del primo Cinquecento. All’interno osserviamo infatti straordinari ambienti affrescati, a cominciare dalla Loggia di Galatea, dove spicca il Trionfo di Galatea di Raffaello Sanzio, per passare alla loggia di Amore e Psiche, con la volta ricoperta dagli affreschi raffiguranti la Favola di Psiche, dipinta su cartoni di Raffaello quasi interamente dagli allievi, infine, al primo piano vediamo il pregevole Salone delle Prospettive Architettoniche.

Usciti dalla villa riguadagniamo le rive del Tevere, quindi, attraversato il Ponte Mazzini, brighiamo un po’ ma alla fine troviamo l’autobus giusto, ovvero quello che ci porterà in cima al vicino Colle del Gianicolo, il più verde fra i colli della capitale.

Arriviamo alla sommità, in Piazzale Garibaldi, laddove spicca un’enorme statua dell’eroe dei due mondi, mentre purtroppo il cielo si va rapidamente riempendo di nubi. Ciò nonostante ci godiamo il panorama sulla città e poi ci mettiamo in attesa del mezzogiorno, così da assistere al celebre sparo del Cannone del Gianicolo.

Sotto la terrazza panoramica una squadra scelta delle Forze Armate mette in scena all’ora stabilita, di fronte allo sguardo stupito del piccolo Leo, un poderoso pezzo d’artiglieria che, rispettando la tradizione inserita nel 1847 dal pontefice Pio IX, fa esplodere un unico colpo così da mettere d’accordo tutti i campanili della capitale circa l’ora esatta.

Subito dopo il botto ci rimettiamo in moto e cominciamo a scendere a piedi dal colle. In questo modo passiamo davanti alla bella Fontana dell’Acqua Paola, fatta costruire agli inizi del Seicento da papa Paolo V per celebrare l’apertura dell’acquedotto da lui riattivato … E’ questo il celebre fontanone cantato da Antonello Venditti nel brano Roma Capoccia.

Nelle vicinanze guadagniamo anche la Chiesa di S. Pietro in Montorio, nota soprattutto perché al centro del suo chiostro si erge il cosiddetto Tempietto del Bramante, piccolo edificio di forma circolare risalente ai primi anni del XVI secolo, considerato una sorta di pietra miliare per l’architettura italiana del Rinascimento.

Nei pressi della chiesa pranziamo con i nostri panini e poi, di nuovo a piedi, riprendiamo l’itinerario.

Ormai alla base del Colle del Gianicolo ci avventuriamo nel quartiere di Trastevere, primario luogo della popolare romanità, e nel suo cuore ci fermiamo a visitare la Chiesa di S. Maria in Trastevere, fondata secondo la tradizione da papa S. Callisto agli albori del III secolo, quindi uno dei più antichi edifici di culto cristiano di Roma, ma più volte rimaneggiata nel corso dei secoli.

Sulla facciata spicca un pregevole mosaico trecentesco, mentre all’interno ve ne sono altri, ancor più antichi e preziosi, che ricoprono in particolare l’abside, con i loro splendidi colori su fondo dorato.

Tornati all’esterno percorriamo tutta Via della Lungaretta e giunti nuovamente sulle rive del Tevere lo attraversiamo in prossimità dell’Isola Tiberina, inconfutabile elemento del tessuto urbano capitolino, e dell’attiguo Ponte Rotto, reminiscenza del primo ponte in pietra, costruito a Roma nel 180 a.C.

In questo modo arriviamo in Piazza Bocca della Verità, dove prima di tutto notiamo il circolare Tempio di Vesta, ma anche il vicino Tempio della Fortuna Virile, entrambi risalenti al II secolo a.C. e giunti a noi in buono stato grazie alla loro trasformazione in chiese. Al centro della piazza si erge pure la settecentesca Fontana dei Tritoni, mentre sul lato più orientale spicca l’elegante campanile romanico della Chiesa di S. Maria in Cosmedin.

L’edificio religioso, tutto di rossi mattoni in cotto, risale all’VIII secolo ed il suo interno, molto sobrio, è diviso in tre navate da diciotto colonne romane. Nell’antistante portico si trova poi la famosa Bocca della Verità, un mascherone in pietra, di una divinità fluviale, la cui cavità orale, per tradizione, mozzerebbe la mano dei bugiardi … Così anche noi ci mettiamo in fila per sottoporci alla prova, con il piccolo Leo molto timoroso, ma alla fine coraggioso nell’inserire la sua manina all’interno della terribile bocca.

Nei paraggi vediamo anche il quadrifronte Arco di Giano, interessante opera romana eretta nel IV secolo d.C. e forse anche un po’ bistrattata, quindi risalendo l’ampia Via Petroselli giungiamo al cospetto del curioso Teatro di Marcello.

Iniziato da Giulio Cesare e terminato da Augusto nel I secolo a.C. era a suo tempo uno dei più vasti impianti per spettacoli dell’Urbe, poi con la caduta dell’impero divenne una cava per materiali edili fin quando, nel Cinquecento, sulle dodici arcate sopravvissute venne impostato un grande palazzo, la cui particolarità è quella di fondersi con le imponenti rovine. Di fronte poi si ergono anche le tre colonne superstiti del Tempio di Apollo Sosiano, che rendono il quadro architettonico ancor più suggestivo.

In seguito passiamo nel cuore del quartiere ebraico, caratterizzato dalla mole della sinagoga e dalle impalcature che coprono il Portico di Ottavia, in restauro, anch’esso risalente al I secolo a.C.. In questo modo arriviamo a Piazza Mattei, dove si trova l’elegante Fontana delle Tartarughe.

Da Piazza Mattei ci avventuriamo poi nella tristemente famosa Via Caetani, tristemente perché fu proprio qui che il 9 maggio 1978 fu ritrovato il corpo senza vita dello statista Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, e nell’esatto punto si trova una targa commemorativa a ricordo dell’accaduto.

Giungiamo così di fronte all’ingresso della Crypta Balbi, un percorso espositivo imperniato sull’area archeologica sottostante l’edificio che la ospita … niente di trascendentale, ma è una sezione del Museo Nazionale Romano, che intendiamo visitare, per cui compreso nel biglietto valido tre giorni, che ci apprestiamo ad acquistare.

Dopo una veloce carrellata dei reperti ritorniamo all’aria aperta in Via delle Botteghe Oscure, al cui numero 5 c’era un tempo la storica sede del Partito Comunista, e seguendo Via Celsa arriviamo in Piazza del Gesù, dov’era ubicata invece la sede della Democrazia Cristiana. Sulla stessa piazza prospetta pure l’imponente Chiesa del Gesù, nella quale sarebbe anche interessante entrare, ma aprirà i battenti alle 16:00 e manca ancora quasi un’ora … così torneremo, tempo permettendo.

Camminando lungo Via del Plebiscito arriviamo quindi in Piazza Venezia, sulla quale si affaccia l’omonimo quattrocentesco palazzo: una costruzione in mattoni rossi, dal cui balcone Benito Mussolini pronunciò i suoi più famosi proclami in epoca fascista.

Tutto il lato meridionale della piazza è invece occupato dall’enorme mole del Vittoriano o Altare della Patria, grandiosa opera messa in piedi fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento per commemorare Vittorio Emanuele II, il sovrano artefice dell’unità d’Italia. Il candido monumento (tutto in marmo), ispirato all’architettura classica, fu ironicamente definito a suo tempo, per la sua forma, “macchina da scrivere”, ma oggi caratterizza divinamente il panorama della capitale ospitando, fra l’altro, la tomba del Milite Ignoto.

Con un moderno ascensore saliamo fino alla sommità del Vittoriano, nella Terrazza, cosiddetta, delle Quadrighe (i colossali bronzi che svettano sul monumento) e da lì godiamo del grandioso panorama che spazia sull’intera città, ma in particolare sui Fori Imperiali.

Tornati a terra andiamo proprio verso Via dei Fori Imperiali a vedere da vicino la strepitosa Colonna Traiana, eretta nel 113 d.C. per celebrare la conquista della Dacia, grazie alla quale Traiano portò l’impero alla sua massima espansione … Nel fregio elicoidale a bassorilievo della colonna, alta quasi quaranta metri, sono infatti raffigurate con straordinaria accuratezza le vittoriose campagne del condottiero. L’opera è giunta a noi quasi intatta ed è una delle massime espressioni dell’arte scultorea dell’antica Roma.

Successivamente passeggiamo a fianco dei cosiddetti Mercati di Traiano: un esteso complesso di suggestivi edifici in laterizio, a pianta semicircolare, risalenti alla stessa epoca della Colonna Traiana, quindi passiamo nei pressi delle rovine appartenenti al Foro di Augusto, nel quale risaltano le tre colonne superstiti del Tempio di Marte Utore, infine, risalendo verso il Vittoriano, osserviamo ciò che resta del Foro di Cesare, dove spiccano altre tre colonne, questa volta parte dell’antico Tempio di Venere Genitrice.

Dal retro del Vittoriano saliamo poi, per una scalinata, a Piazza del Campidoglio, una delle più note e scenografiche della capitale, voluta così nel Cinquecento da Michelangelo Buonarroti, con al centro la celebre statua equestre di Marco Aurelio (una copia), e sul lato principale il prospetto di Palazzo Senatorio (sede del Comune di Roma), fiancheggiato sui due lati attigui dagli speculari Palazzi dei Conservatori e Nuovo, sedi dei Musei Capitolini, che decidiamo di non visitare. Sul lato restante le due colossali statue dei Dioscuri presidiano la sontuosa scalinata che sale dalla sottostante Piazza d’Aracoeli … davvero un bel quadro architettonico, solo, purtroppo, non baciato dal sole, che nel frattempo se ne è andato dietro a grossi nuvoloni.

Scendiamo lungo la principale scalinata per risalirne subito dopo un’altra, ovvero quella che conduce alla Chiesa di S. Maria in Aracoeli, dalla semplice facciata duecentesca, che cela invece i fastosi interni … Tre meravigliose navate impreziosite dal soffitto a cassettoni del XVI secolo, voluto dal Senato romano, che ne fanno l’unico e più prezioso edificio religioso del Campidoglio.

Riguadagnata Piazza Venezia in autobus raggiungiamo il Colosseo, ma non ci fermiamo ad ammirare uno dei più famosi monumenti al mondo e da lì prendiamo la metropolitana per andare nella prima periferia della capitale, alla Basilica di S. Paolo Fuori le Mura.

La più grande chiesa di Roma dopo S. Pietro nonché una delle quattro basiliche papali della città risale, come fondazione, al IV secolo d.C., ma fu riedificata nell’Ottocento in seguito ad un devastante incendio.

Facendo capo al Vaticano vi accediamo attraverso il metal-detector e severi controlli di sicurezza, ma alla fine possiamo godere dei suoi mosaici e delle sue smisurate navate, ma non del suo chiostro, che ha già chiuso i battenti, visto l’ormai tardo pomeriggio.

Con la metropolitana rientriamo poi verso il centro città e ci fermiamo a vedere la curiosa Piramide di Caio Cestio, uomo politico romano morto nel 12 a.C., che qui volle erigere il suo sepolcro sulla falsa riga delle imponenti piramidi egizie.

Osserviamo il monumento, fresco di restauro, nelle prime ore della sera, incupito da un cielo plumbeo, che minaccia pioggia, con a fianco il profilo di Porta S. Paolo, monumentale varco sulle Mura Aureliane, da cui aveva inizio la Via Ostiense.

Qui si conclude, in pratica, il nostro primo giorno di visite a Roma, così, senza fretta e con i mezzi pubblici, facciamo ritorno al camper, stanchissimi ma tutto sommato soddisfatti, viste le premesse, disastrose, circa il meteo … e speriamo la buona sorte ci assista anche domani.

 

Sabato 23 Aprile:

E’ piovuto più volte e con insistenza durante la notte, e mentre stiamo facendo colazione continua a farlo … poi smette e sotto ad un cielo tetro prendiamo il via per questa seconda giornata di visite a Roma.

Abbiamo fretta e non possiamo perdere tempo, così prima con il treno della linea Giardinetti, poi con la metropolitana, infine a piedi giungiamo entro le 9:00 all’ingresso dei Musei Vaticani, per i quali siamo già muniti di biglietto … Risaliamo così tutta la fila e subito dopo ci immergiamo in questo immenso scrigno di cultura, che ha oltre cinque secoli di vita, fu infatti Giulio II nel 1506 ad inaugurare la prima esposizione.

Anche se i dipinti non sono la nostra principale passione cominciamo dalla Pinacoteca, che ospita svariati capolavori come il Polittico Stefaneschi di Giotto, Sisto IV che nomina Platina prefetto della Biblioteca Vaticana di Melozzo da Forlì, la Trasfigurazione e la Madonna di Foligno di Raffaello, il S. Girolamo di Leonardo da Vinci e la Deposizione del Caravaggio, oltre a tanti altri, naturalmente.

Usciti dalla Pinacoteca attraversiamo il cosiddetto Cortile della Pigna, dove spicca al centro anche una moderna scultura di Arnaldo Pomodoro, e poi ci dedichiamo all’interessante Museo Gregoriano Egizio, una preziosa collezione di antichissimi reperti, fra i quali risaltano la statua della Regina Tuya e quella di Osiride Antinoo, ma anche diversi sarcofagi e alcune mummie, che stimolano in particolare la fantasia di Leonardo.

Passiamo quindi alla strepitosa sezione di sculture greche e romane meglio nota come Museo Pio-Clementino, in onore dei due papi (Clemente XIV e Pio VI) che le conferirono lustro e ricchezza di contenuti … Cominciamo con il celebre Apoxymenos, copia romana dell’originale bronzo greco risalente al IV secolo a.C., poi osserviamo l’Apollo del Belvedere e lo straordinario gruppo del Lacoonte, rinvenuto all’interno della Domus Aurea, che esercitò, a suo tempo, grande influenza su Michelangelo, così come il celebre Torso del Belvedere (del I secolo a.C.), al quale si ispirò il maestro nel dipingere gli “Ignudi” della Cappella Sistina.

Completiamo la sezione con la scenografica Sala Rotonda, caratterizzata da un grande mosaico a pavimento e da eleganti statue classiche alle pareti, quindi osserviamo i due monumentali sarcofagi di Costantina e di S. Elena, risalenti al IV secolo d.C., prima di proseguire nel percorso di visite.

Passiamo così al cospetto dell’armoniosa Sala della Biga, dove eccezionali pezzi di epoca romana (fra i quali la Biga, appunto) si inseriscono perfettamente in un elegante ambiente ottocentesco, poi camminiamo lungo le immense Gallerie dei Candelabri, degli Arazzi e delle Carte Geografiche, quest’ultima una stupefacente successione di quaranta enormi carte geografiche delle regioni italiane e dei possedimenti della Chiesa a fine XVI secolo.

In questo modo arriviamo all’ingresso dell’appartamento di Giulio II della Rovere, che contiene le famose Stanze di Raffaello. In quattro ambienti si susseguono le strabilianti decorazioni del maestro, per sua mano ma anche per quella dei suoi allievi, così possiamo osservare, sbalorditi e in sequenza, la Sala di Costantino, la Stanza di Eliodoro, quella della Segnatura e quella dell’Incendio, godendo di una delle massime espressioni del Rinascimento italiano … ma è solo il preludio a ciò che segue, ovvero l’apoteosi dell’arte pittorica del Cinquecento: la Cappella Sistina.

Il luogo in cui si tengono i conclavi per l’elezione dei papi fu affrescato in massima parte da Michelangelo, ma anche da altri maestri dell’epoca, come il Pinturicchio, il Ghirlandaio, Botticelli ed il Perugino … Del Buonarroti è l’intera volta, ricoperta dagli affreschi della Genesi, così come la parete di fondo, occupata dall’incantevole Giudizio Universale.

Restiamo a lungo in contemplazione per riempirci gl’occhi di tanta meraviglia, poi andiamo lentamente verso l’uscita dei Musei Vaticani.

Tornati all’aria aperta troviamo meno nuvole e qualche beneaugurante raggio di sole, allora seguendo il muro perimetrale della Città del Vaticano, il più piccolo stato al mondo (con i suoi 44 chilometri quadrati), nato nel 1929 in seguito alla firma dei Patti Lateranensi, ci affacciamo, da Via di Porta Angelica, sull’universalmente nota Piazza S. Pietro.

284 colonne e 140 statue di santi delimitano l’immensa ellisse (larga 240 metri) che è un vero e proprio capolavoro scenografico e di architettura di Gian Lorenzo Bernini, uno spazio solenne, dominato al centro da un obelisco egizio e da fontane seicentesche, al quale però, oggi, non possiamo accedere, perché riservato al Giubileo dei Ragazzi.

Risaliamo così lungo i portici, oltrepassiamo i controlli di sicurezza, pazientiamo ancora un po’ in fila e finalmente possiamo entrare nella Basilica di S. Pietro, attraverso la Porta Santa oltretutto, visto l’anno giubilare.

Appena entrati ci lasciamo affascinare dalle smisurate navate appartenenti alla più vasta basilica della cristianità: 218 metri di lunghezza per 155 di larghezza e 136 di altezza, poi notiamo, subito sulla destra, l’inconfondibile Pietà di Michelangelo, gruppo marmoreo di inestimabile bellezza, ubicato dietro a un cristallo protettivo così da metterlo al riparo da eventuali atti vandalici, che anni fa, purtroppo, si manifestarono.

Nell’attigua cappella si trova invece la tomba di papa Giovanni Paolo II, particolarmente venerata, vista la sua recente santificazione.

Camminando con il naso all’insù per catturare la vista del grandioso cupolone ci approssimiamo all’altare papale, sopra il quale si leva un colossale baldacchino bronzeo alto 29 metri, opera del Bernini. Il tutto sovrasta poi la cosiddetta Confessione, ambiente che ospita la tomba di S. Pietro.

Causa funzioni non si può visitare la zona retrostante l’altare, che contiene pregevoli opere, allora ci accontentiamo di vedere il monumento funebre di Alessandro VII Chigi, anch’esso del Bernini, e la tomba di Innocenzo VIII, tutta in bronzo dorato, poi torniamo in Piazza S. Pietro, dove splende un timido sole.

Pranziamo con i nostri panini in Via della Conciliazione e subito dopo riprendiamo l’itinerario, guadagnando, sulle rive del Tevere, l’imponente Castel Sant’Angelo.

Sorto come mausoleo nel II secolo d.C. per volere di Adriano e successivamente trasformato in fortezza, il castello (uno dei simboli della capitale) ha una storia millenaria, durante la quale diversi papi ne hanno fatto la propria residenza. A testimoniarlo ci sono alcuni ambienti riccamente decorati, come la Sala Paolina o la Loggia di Giulio II, che incontriamo lungo il percorso che ci conduce fin sulla Terrazza dell’Angelo, dalla quale si gode un bel panorama sulla città.

Usciti dal castello percorriamo il scenografico Ponte Sant’Angelo, la cui sistemazione, con la sfilata di statue di angeli, fu ideata da Gian Lorenzo Bernini nel XVII secolo, e così raggiungiamo l’altra sponda del Tevere.

Lungo il cammino ci fermiamo a vedere l’interessante Chiesa Nuova, impreziosita dalle ricche decorazioni barocche degli interni, quindi arriviamo alla famosa Piazza Navona, a detta di molti la più bella della capitale e, per fortuna, anche baciata dal sole.

La forma ellittica allungata fa coincidere questo spazio adornato di capolavori barocchi all’antico tracciato dello Stadio di Domiziano, cancellato nel Duecento dalla costruzione di semplici case, affiancate poi da chiese e palazzi, ma anche dalle sontuose fontane che ne caratterizzano l’ambientazione.

Più a sud notiamo subito la straordinaria Fontana del Moro, opera del Bernini, così come la centrale Fontana dei Quattro Fiumi (Nilo, Gange, Danubio e Rio de la Plata), che si erge di fronte alla Chiesa di S. Agnese in Agone, eretta nel Seicento da Francesco Borromini, mentre a nord si trova la pregevole Fontana del Nettuno, di Giacomo Della Porta.

Ormai a metà pomeriggio ci lasciamo alle spalle Piazza Navona per andare a visitare, nei paraggi, il Palazzo Altemps, che oltre ad essere una storica dimora cinquecentesca, fra i cui ambienti risalta la pregevole Loggia Dipinta, è anche sede del Museo Nazionale Romano ed ospita numerose ed eccelse opere classiche … Possiamo così apprezzare, fra gli altri, il celebre Ares Ludovisi, la statua di Athena Parthenos e quella del Galata Suicida, ma anche l’elaborato Sarcofago con battaglia fra romani e galli.

Usciti da Palazzo Altemps, con il sole che è nuovamente sprofondato fra le nuvole, ci rechiamo presso la Chiesa di S. Agostino per vedere al suo interno l’affresco del Profeta Isaia, di Raffaello, e la Pala della Madonna dei Pellegrini, del Caravaggio.

Dopo ci concediamo un’altra chiesa, fra le proteste del piccolo Leo, che comincia un po’ ad esserne pieno e forse a giusta ragione dal basso dei suoi sei anni. La chiesa in questione è quella di S. Luigi dei Francesi, che conserva nella Cappella Contarelli uno straordinario ciclo di opere del Caravaggio dedicato a S. Matteo.

Continuando nel nostro itinerario passiamo sul retro di Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, e giungiamo al cospetto del Pantheon, uno dei più celebri e fascinosi reperti dell’Urbe, giunto a noi in straordinario stato di conservazione, grazie alla sua trasformazione in chiesa. Fu eretto da Marco Agrippa, genero di Augusto, nel 27 a.C. e dopo oltre due millenni è ancora irto, solido e fiero testimone dell’antica civiltà romana … purtroppo, però, non ne possiamo visitare gli interni perché è in corso di svolgimento la messa, ma torneremo.

Andiamo così alla vicina Chiesa di S. Maria Sopra Minerva, nella cui antistante ed omonima piazza si trova il cosiddetto Pulcin della Minerva, un piccolo elefante marmoreo, ideato dal Bernini, che sorregge il più piccolo obelisco della città … All’interno dell’edificio religioso si trovano poi la stupenda Cappella Carafa e la statua del Cristo Risorto di Michelangelo.

Mai sazi ci concediamo un’altra chiesa, quella del Gesù, che ieri avevamo trovata chiusa, nella cui volta tardobarocca spicca il Trionfo nel Nome di Gesù, un grandioso affresco che, per la sua prospettiva, sembra andare oltre il limite materiale del soffitto che lo ospita.

Ormai nel tardo pomeriggio ci rechiamo poi in Via del Corso per varcare le porte di Palazzo Doria Pamphilj, storico edificio, ancora di proprietà dell’omonima casata, che espresse nel Settecento un suo esponente sul Trono di Pietro.

Visitiamo le ricche stanze di rappresentanza con lo sfarzoso Salone degli Specchi in evidenza e poi la Galleria, che ospita importanti opere d’arte, fra le quali il Ritratto di Papa Innocenzo X Pamphilj del Velazquez, il Doppio Ritratto di Raffaello, la Salomè con la testa del Battista di Tiziano e il Riposo durante la fuga in Egitto del Caravaggio.

Usciti da Palazzo Doria Pamphilj c’è ancora tempo per vedere la Chiesa di S. Ignazio e la sua volta magistralmente dipinta da Andrea Pozzo che realizzò, in età barocca, con il Trionfo di S. Ignazio, un capolavoro d’illusionismo prospettico, poi torniamo su Via del Corso per prendere l’autobus e mentre siamo in attesa si scatena un piccolo acquazzone che ci crea qualche disagio … ma se questo doveva essere tutto il maltempo previsto per oggi, allora possiamo considerarci davvero fortunati! … Dopo con l’ausilio di metropolitana e trenino Giardinetti riguadagniamo anche l’area camper concludendo felicemente la giornata.

Più tardi ci corichiamo, tutto sommato contenti per come sta procedendo la vacanza, ma ancora timorosi circa il meteo previsto, così per domani non ci resta che confidare ancora nella nostra buona stella.

 

Domenica 24 Aprile:

Questa mattina in cielo ci sono sì tante nuvole, ma almeno non piove.

Partiamo e col trenino della linea Giardinetti arriviamo nei pressi della Stazione Termini. Da lì poi, a piedi, raggiungiamo l’ingresso di Palazzo Massimo, altra sede del Museo Nazionale Romano, anzi, la più importante, contenente straordinari capolavori di arte classica.

Sui tre piani dell’esposizione passiamo così in rassegna numerose opere, fra le quali spiccano, per bellezza e perfezione, la statua di Augusto Pontefice Massimo e gli eccezionali bronzi del Principe Ellenistico e del Pugilatore Seduto, quest’ultimo ricco di eccezionali particolari anatomici. Quindi lo splendido Discobolo Lancellotti (perfettamente integro e posizionato di fianco all’acefalo e monco Discobolo di Castelporziano), ma anche l’Apollo Chigi e poi gli elaborati Sarcofagi del Portonaccio e di Acilia, per non parlare delle stupefacenti decorazioni della Nave di Nemi (una sorta di villa galleggiante risalente al I secolo a.C.). All’ultimo piano, infine, fra i cicli decorativi e pittorici di età imperiale, notiamo i preziosi affreschi provenienti dalle Ville di Livia e della Farnesina.

Usciti più colti da Palazzo Massimo, con il sole che fa capolino fra le nuvole, arriviamo sulla vasta Piazza della Repubblica dove, sul lato sud-occidentale, gli ottocenteschi palazzi ricalcano l’andamento curvilineo dell’antica gradinata delle Terme di Diocleziano, sul lato opposto, invece, prospetta la Chiesa di S. Maria degl’Angeli, costruita fra i colossali ruderi del complesso termale, una straordinaria trasformazione affidata a Michelangelo per onorare la memoria dei tanti martiri cristiani utilizzati, secondo la leggenda, nella costruzione dell’originario fabbricato.

La facciata è molto scarna, in pratica l’esedra in laterizio di una sala termale, mentre gli interni sono solenni e l’elegante pavimento è attraversato dalla cosiddetta Linea Clementina, un’enorme meridiana che ha scandito, per quasi un secolo e mezzo, l’ora ufficiale della capitale, fino alla messa in funzione del Cannone del Gianicolo … molto interessante, però non possiamo dilungarci nella visita, perché sta iniziando la messa.

Da Piazza della Repubblica si spostiamo quindi in Piazza S. Bernardo, dove si trova la bella Fontana del Mosè (cinquecentesca opera voluta da papa Sisto V per celebrare l’acquedotto Felice), ma anche le interessanti chiese di S. Maria della Vittoria e S. Susanna … Entriamo nella prima, dove è in corso di svolgimento la funzione religiosa, ma non nella seconda, perché è in restauro.

A questo punto seguiamo le rettilinee Via XX Settembre e Via del Quirinale, dove ci fermiamo a vedere, rapidamente, prima la minuscola Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane, opera del Borromini, poi l’ellittica Chiesa di S. Andrea al Quirinale, di Gian Lorenzo Bernini, all’interno della quale si sta celebrando un matrimonio.

Giungiamo così in Piazza del Quirinale (impreziosita dalla monumentale Fontana di Monte Cavallo), sulla quale prospetta l’omonimo palazzo, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica. Sull’enorme mole di questo edificio cinquecentesco, nato come dimora estiva dei papi, svetta anche un berniniano torrione, sul quale sventola la bandiera della Presidenza della Repubblica, quando il Presidente è in sede (e oggi evidentemente lo è).

Dal Palazzo del Quirinale, con una breve passeggiata, ci approssimiamo poi a quella che probabilmente è la più famosa fontana al mondo, ovvero la sublime Fontana di Trevi.

Ci fermiamo a contemplarla nell’omonima, affollatissima piazza … Uno straordinario quadro d’insieme, che sfocia nella perfetta sinfonia architettonica degli elementi, addossati alla facciata meridionale di Palazzo Poli: nella nicchia centrale del monumento spicca la grande statua di Oceano e più sotto diversi tritoni si levano dagli scogli, mentre l’acqua sgorga e si getta nell’azzurro della grande vasca sottostante … Un impareggiabile spettacolo barocco, solo, purtroppo, non baciato dal sole di questa grigia giornata primaverile.

Atteso inutilmente qualche timido raggio di sole riprendiamo l’itinerario e arriviamo in Via del Corso, una delle più celebri arterie mondane della capitale, e quindi a Piazza Colonna, dove si erge fiera la magnifica Colonna di Marco Aurelio, eretta ad imitazione della Colonna Traiana nel II secolo d.C. … Un fregio a rilievo continuo commemora le vittoriose campagne militari dell’imperatore salendo a spirale per i quasi trenta metri di altezza del massiccio fusto in marmo della colonna.

Proprio di fronte si trova poi il cinquecentesco e monumentale Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per rimanere sempre in tema di politica subito dopo andiamo nell’attigua Piazza di Montecitorio, dominata dall’obelisco egizio di Psammetico II, degli inizi del VI secolo a.C., sulla quale prospetta l’omonimo palazzo, commissionato nel Seicento a Lorenzo Bernini e sede, dal 1871, della Camera dei Deputati.

Un po’ attapirati per il persistente grigiore odierno, abbandoniamo i palazzi istituzionali e torniamo al Pantheon, che si trova nei paraggi, per visitarne gl’interni, forzatamente tralasciati nella giornata di ieri causa funzione religiosa. Al di là delle 16 colonne in granito del suo pronao si erge la più antica e grande cupola della capitale (43,3 metri contro i 42 di S. Pietro), sostenuta da ciclopiche mura, spesse oltre sei metri. Nel maestoso ambiente sottostante, il cui pavimento a motivi geometrici è in gran parte originale di epoca imperiale, si trovano fra l’altro le tombe dei Re d’Italia, Umberto I e Vittorio Emanuele II, ma anche quella di Raffaello Sanzio, indiscusso maestro del Rinascimento.

Per viuzze secondarie raggiungiamo quindi le rive del Tevere, in prossimità del Mausoleo di Augusto, del 27 a.C., chiuso per restauro, e lì pranziamo, come al solito al sacco.

Subito dopo ci dedichiamo all’esplorazione del Museo dell’Ara Pacis, incredibile monumento voluto da Augusto nel 13 a.C. per celebrare la pace dopo la conquista della Gallia e della Spagna, qui riassemblato dopo il suo trasferimento da Campo Marzio, dove fu ritrovato nel Cinquecento.

Riguadagnata l’aria aperta torniamo verso Via del Corso e risalita la nota Via Condotti (regno dello shopping di alto rango) ci approssimiamo a Piazza di Spagna, a detta di molti una delle più affascinanti della capitale … sempre affollata, come oggi del resto, con al centro la Fontana della Barcaccia del Bernini e sul lato principale la scalinata di Trinità dei Monti (attualmente in restauro).

Seguendo uno specifico percorso risaliamo comunque la scalinata, resa celebre dai tanti film di fama internazionale che qui sono stati girati, e giunti alla sommità ci rilassiamo momentaneamente, mentre grossi nuvoloni passano minacciosi sulla nostra testa.

Dopo un po’ ripartiamo. Passiamo a vedere, nelle immediate vicinanze, la curiosa facciata di Palazzo Zuccari, tardo-cinquecentesca costruzione caratterizzata da portale e finestre a guisa di mascheroni infernali, poi a piedi raggiungiamo Piazza Barberini, al cui centro si erge la Fontana del Tritone di Gian Lorenzo Bernini.

Nell’attigua Via Veneto, scena delle ruggenti notti anni ’50 e della “dolce vita”, si trova poi la Chiesa di S. Maria della Concezione … nulla di speciale se non fosse per le cripte dei Cappuccini, contenenti i macabri resti di circa quattromila frati, artisticamente accatastati a creare fantasiose cappelle, ricche di tibie, di vertebre e teschi, un piccolo salto nell’aldilà, prima di tornare a Piazza Barberini e prendere la metropolitana per raggiungere la prossima meta.

In questo modo arriviamo a Piazza del Popolo, storico teatro di eventi e rappresentazioni popolari della capitale, e ne varchiamo il perimetro attraverso la Porta del Popolo, il cui prospetto interno è opera del Bernini. Al centro di questo vastissimo spazio si erge l’Obelisco Flaminio, il più antico dell’Urbe (1200 a.C.) dopo quello Lateranense, mentre sul lato orientale domina la Terrazza del Pincio, grandioso punto panoramico sul quale però decidiamo di non salire, visto il controluce, ma soprattutto le non buone condizioni meteorologiche.

A sud spiccano invece, all’imbocco di Via del Corso, le cosiddette chiese gemelle: quella di S. Maria di Montesanto e S. Maria dei Miracoli, quest’ultima in restauro e avvolta dalle impalcature. A nord, di fianco alla porta si trova poi la quattrocentesca Chiesa di S. Maria del Popolo, che saremmo intenzionati a visitare, ma aprirà i battenti fra più di un’ora … così inganniamo il tempo facendo una passeggiata per Via Margutta, luogo di botteghe artigiane e gallerie d’arte decantato anche la Luca Barbarossa, e per la mondana Via del Corso.

Alle 16:30, finalmente, possiamo mettere piede in quello scrigno di preziose opere che è S. Maria del Popolo.

Appena entrati, sulla destra, notiamo la splendida Cappella Della Rovere, a cui ha messo mano anche il Pinturicchio, poi, vicino all’altare, ecco la Cappella Cerasi, che ospita due capolavori del Caravaggio. Infine, sulla navata di sinistra, ammiriamo la Cappella Chigi, realizzata su progetto di Raffaello nel XVI secolo.

Usciti pieni di stupore dalla chiesa ci precipitiamo alla vicina fermata degli autobus, così da raggiungere al più presto la Galleria e Museo Borghese, per il quale abbiamo una prenotazione alle 17:00.

Villa Borghese è il più vasto dei parchi pubblici romani e immerso nel verde dei suoi viali si trova il Casino Borghese, che ospita, appunto, l’omonima galleria e museo: una delle più prestigiose collezioni d’arte della capitale e del mondo, iniziata nel Seicento dal cardinale Scipione Borghese.

Arriviamo alla meta pochi minuti dopo l’orario stabilito, così possiamo prendere parte tranquillamente alla visita … Cominciamo dal pian terreno, dove sono raccolti i principali capolavori di arte scultorea, specialmente di Gian Lorenzo Bernini, come il Ratto di Proserpina, la Verità svelata dal tempo, Enea e Anchise e il David con la fionda, ma soprattutto il gruppo di Apollo e Dafne, ricco di stupefacenti particolari. Straordinaria è anche l’opera di Antonio Canova che ritrae Paolina Borghese, forse il pezzo più noto del museo … il tutto inserito in una meravigliosa ambientazione, come la sfarzosa Sala degli Imperatori. Completano la carrellata alcuni eccezionali dipinti del Caravaggio come il Bacchino malato e la Madonna dei Palafrenieri.

Al primo piano proseguono le opere pittoriche, fra le quali spiccano la Deposizione di Cristo e la Donna con Liocorno di Raffaello, la Pietà di Rubens e specialmente l’Amor sacro e Amor profano di Tiziano.

Usciamo dal museo con gli occhi ancora pieni d’incanto e nonostante l’ora ormai tarda andiamo verso l’ultimo obiettivo di giornata.

Da Villa Borghese con l’autobus raggiungiamo Porta Pia, storico varco nelle Mura Aureliane nei cui pressi, il 20 settembre del 1870, i bersaglieri aprirono la famosa breccia irrompendo in città per porre fine al potere temporale della Chiesa e unire Roma all’Italia.

Immortaliamo la porta sullo sfondo di un cielo plumbeo e poi, con i mezzi pubblici, riguadagniamo la Stazione Termini, da dove l’ultimo autobus di giornata ci recapita di fronte all’area di sosta LGP Roma, mettendo la parola fine anche su questo terzo atto di visite alla capitale … splendido, ma forse un po’ troppo caratterizzato dai toni grigi del cielo.

 

Lunedì 25 Aprile:

E’ piovuto di nuovo tanto e assiduamente durante la notte e quando fa giorno continua a farlo, allora rimandiamo di un po’ la partenza di questa quarta ed ultima giornata capitolina, ma non disperiamo perché le previsioni dicono che arriverà il sole … Infatti il ticchettio delle gocce sul tetto del camper prima rallenta, poi smette. Di conseguenza ci prepariamo e già prima delle 9:00 siamo in attesa del trenino Giardinetti per il centro città.

Al capolinea scendiamo e a piedi raggiungiamo la vicina Chiesa di S. Maria Maggiore … Basilica papale e una delle principali di Roma, fondata secondo la tradizione nel IV secolo e più volte rifatta ed ampliata, fino ad assumere le attuali e monumentali proporzioni. Tutto questo mentre esce sì il sole allo scoperto, ma fa un freddo esagerato e completamente fuori stagione.

Oltrepassiamo i controlli di sicurezza, quindi visitiamo i sontuosi interni, di grandiose proporzioni, a tre navate, che sfociano nell’altar maggiore sovrastato dai preziosi mosaici duecenteschi dell’abside, mentre nella sottostante Confessione l’ottocentesca statua di Pio IX in preghiera sta di fronte all’urna che contiene le presunte reliquie della culla di Betlemme. Sulla navata destra si apre poi la splendida Cappella Sistina e in contrapposizione, su quella sinistra, la Cappella Paolina, entrambe contenenti i sepolcri di alcuni papi, che ne fanno veri e propri scrigni di arte rinascimentale.

Usciti da S. Maria Maggiore entriamo quasi subito nelle vicina Basilica di S. Prassede, magnifico teatro di opere bizantine della capitale, a cominciare dalla straordinaria Cappella di S. Zenone, con splendidi mosaici a fondo oro risalenti all’XI secolo, per finire con i mosaici ugualmente preziosi che rivestono la navata principale della chiesa.

Tornati ancora all’aria aperta camminiamo per il rione Monti fino alla Chiesa di S. Pietro in Vincoli, universalmente nota come contenitore del Mausoleo di Giulio II: grandioso e tormentato progetto incompiuto di Michelangelo Buonarroti … Del grande maestro è la sublime statua del Mosè, che occupa il centro della scena, della cui perfezione anatomica rimase colpito, secondo la leggenda, lo stesso scultore, il quale, si dice, ne percosse con il martello un ginocchio accompagnandovi l’esclamazione: «Perché non parli!» … In effetti l’opera lascia esterrefatti e rimaniamo davanti ad essa, a lungo, in contemplazione.

Dopo ci avviamo verso il Colosseo, che non ha certo bisogno di presentazioni, con il cielo che si va rapidamente sgomberando dalle nubi e con il piccolo Leo sofferente ad un piede, ma comunque eroico, vista la sua tenera età … Così arriviamo al cospetto del monumento simbolo di Roma.

Il Colosseo, o Anfiteatro Flavio, fu inaugurato nel I secolo d.C. ed è la più grande costruzione della romanità giunta fino a noi, visto che poteva contenere oltre cinquantamila spettatori.

Ci mettiamo in fila per entrare e brighiamo un po’ nonostante la prenotazione fatta fin da casa … poi finalmente possiamo mettere piede dentro l’arena più famosa al mondo, dove si sfidavano gladiatori e belve feroci fra le urla della folla, urla che sembrano ancora riecheggiare fra gli antichi muri, in un’atmosfera quasi surreale, malgrado i tanti turisti … Ma la sensazione è breve, perché il tempo è tiranno e dobbiamo scappare, visto che ci aspetta un appuntamento improrogabile sul vicino Colle Palatino.

Appena fuori il Colosseo passiamo vicino al bellissimo Arco di Costantino, fatto erigere dall’imperatore nel 315, dopo la sua vittoria su Massenzio, che si trova in ottimo stato di conservazione, grazie anche al fatto di essere l’ultimo, in ordine di tempo, dei monumenti trionfali di età classica.

Immortaliamo l’opera e poi ci mettiamo in fila per entrare nella più famosa e suggestiva area archeologica di Roma, che comprende il Colle Palatino ed il Foro Romano.

Una volta varcato il cancello ci rechiamo subito nel punto previsto per il nostro appuntamento e lì, dopo varie peripezie, troviamo ad attenderci la persona incaricata di accompagnarci alla scoperta delle Case di Augusto e di Livia, nel cuore del Palatino, detto anche il Colle degli Imperatori.

Passiamo accanto agli scarni resti della presunta Casa di Romolo (primo re di Roma), quindi c’immergiamo in una splendida esperienza a ritroso nel tempo, mettendo piede nell’abitazione che fu di uno dei più grandi imperatori dell’Urbe, la quale presenta ancora pavimenti policromi intarsiati, ma soprattutto splendidi dipinti di matrice pompeiana alle pareti. Subito accanto poi, nella Casa di Livia (moglie di Augusto), contempliamo altre straordinarie pitture, giunte a noi ancora integre in molti particolari, a dispetto dei quasi duemila anni di età.

All’uscita completiamo in autonomia la visita del Colle Palatino, a partire dai colossali resti della Domus Flavia (il Palazzo Imperiale) e della Domus Augustana (la Residenza Imperiale), entrambe volute da Domiziano sul finire del I secolo d.C., così come il vasto Stadio Palatino, che si estende in fregio ai palazzi.

Pranziamo quanto più discretamente possibile all’interno dell’area e successivamente ne riprendiamo la visita, dedicandoci al Foro Romano, a suo tempo fulcro della vita urbana e sede delle funzioni politiche e amministrative della Roma imperiale.

Passando attraverso il cortile della Casa delle Vestali ammiriamo così le rovine dei Templi dei Castori (o Dioscuri) e di Vesta, che presentano alcune suggestive colonne corinzie superstiti, poi entriamo nella sorprendente Chiesa di S. Maria Antiqua, freschissima di restauri e di recente riaperta al pubblico, che è il più antico luogo di culto cristiano del Foro e ospita numerose pitture parietali risalenti al VII secolo.

Risaliamo quindi la Via Sacra e giungiamo al cospetto delle colonne appartenenti ai Templi di Saturno e Vespasiano, con stupende viste su tutta l’area e sul vicino Arco di Settimio Severo, eretto nel 203 per celebrare i dieci anni di ascesa al trono dell’imperatore.

Troviamo chiusa la cosiddetta Curia, edificio entro il quale si riunivano i senatori romani, poi osserviamo il curioso Tempio di Antonino e Faustina, fra le cui colonne si erge la facciata barocca della Chiesa di S. Lorenzo in Miranda, dopodiché rendiamo omaggio al Tempio del Divo Romolo, in eccezionale stato di conservazione, nel cui portale bronzeo risulta ancora perfettamente funzionante una delle più antiche serrature al mondo.

Guadagniamo infine l’Arco di Tito, fatto erigere da Domiziano nell’81 d.C. a ricordo della presa di Gerusalemme, e lasciandoci alle spalle anche le imponenti rovine della Basilica di Massenzio usciamo dall’area archeologica, che ci ha letteralmente stupito e conquistato, al di là di ogni più rosea previsione.

Passiamo nuovamente di fianco al Colosseo, così da immortalarlo nella giusta luce, quindi andiamo lungo Via di San Gregorio per salire al Colle Celio e alla Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, sotto la quale si trova il sito delle Case Romane del Celio … un complesso di circa venti ambienti ipogei, facenti parte di un’unica domus risalente al III secolo.

Alcuni di questi locali risultano magnificamente affrescati e sono un’importante testimonianza dell’epoca. Affascinati esploriamo così il luogo, entro il quale, fra mille imprecazioni, mi procuro una nuova distorsione, poi, con il sottoscritto ancora dolorante, torniamo all’aria aperta e riprendiamo l’itinerario.

Trovata la giusta fermata dell’autobus raggiungiamo la grande Chiesa di S. Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e basilica papale, che, più volte e profondamente restaurata, sorge sulle ceneri di una basilica costantiniana del III secolo d.C..

Al suo cospetto affrontiamo una discreta fila al metal-detector e una volta entrati non possiamo però goderci i vasti e sontuosi interni sistemati dal Borromini, perché è in corso di svolgimento la messa. Dobbiamo allora accontentarci di tornare all’esterno ed osservare la grandiosa facciata, anche se ormai nell’ombra, e il vicino Obelisco di Tuthmosis, che domina l’attigua piazza ed è il più alto (47metri) e antico (XV secolo a.C.) della capitale, ma anche il vicino Battistero Lateranense, affascinante costruzione a pianta ottagonale che si erge in fregio alla basilica.

A questo punto siamo quasi giunti al termine della giornata, ma vorremmo vedere ancora i resti delle Terme di Caracalla, uno dei più grandiosi e impressionanti monumenti di Roma antica, risalente al III secolo d.C., che ha conservato le possenti strutture murarie fino a notevole altezza.

Il sito archeologico si trova relativamente a breve distanza da S. Giovanni in Laterano e così ci mettiamo in attesa dell’autobus preposto … che però tarda più del previsto ad arrivare e quando lo fa ormai non c’è più tempo per giungere prima della chiusura, prevista per le 18:15.

Cambiamo allora obiettivo e puntiamo sull’area sosta camper, che riguadagniamo in netto anticipo sulla tabella di marcia.

In questo modo si conclude la nostra esplorazione di Roma … indimenticabile e stupenda, sotto tutti i punti di vista, a parte forse le non perfette condizioni meteo che, in particolare oggi, rivoluzionandoci un po’ i piani, ci hanno fatto perdere oltre alle Terme di Caracalla anche una puntatina alle famose catacombe della Via Appia Antica.

Domani comunque lasceremo la capitale, ma non prenderemo subito la via di casa, perché la vacanza, per noi, non è ancora giunta al termine …

 

Martedì 26 Aprile:

Ci svegliamo dopo una notte piuttosto fredda, considerato il periodo dell’anno, mentre in cielo ci sono tante nubi, ma anche qualche sprazzo di sereno.

Saldiamo il conto dell’area di sosta e poco dopo le 8:00 siamo già in partenza … Ci lasciamo Roma alle spalle e dopo un po’ di coda sul Grande Raccordo Anulare prendiamo la direzione di Tivoli, cittadina che avremmo intenzione di visitare prima di prendere la via di casa.

Passate da poco le 9:00 lasciamo il camper in un parcheggio sulle rive del fiume Aniene e da lì diamo il via alle danze … Primo obiettivo la famosa Villa d’Este, secondo l’Unesco “uno tra gli esempi eccellenti della cultura del Rinascimento” … ma incredibilmente la troviamo chiusa! … La solita italianata: sarebbe chiusa il lunedì (e già questo non è accettabile), ma visto che ieri era lunedì ma anche un giorno festivo era aperta, per cui è chiusa di martedì … una postilla che forse stava scritta da qualche parte nel sito internet, ma in realtà una vera e propria sola per turisti, perché eravamo in tanti ad attendere fuori della porta, compreso un gruppetto di americani, che ha addirittura scavalcato l’Atlantico per vederla e ora se la ritrova chiusa! … Una sacrosanta, italica figuraccia!

Un poco, anzi, molto indispettiti ce ne andiamo. Attraversiamo il centro storico e torniamo sulle rive dell’Aniene per andare a visitare il parco di Villa Gregoriana, questo sì aperto, ma dalle 10:00 (non sforziamoci troppo però!), che si sviluppa lungo il dirupo nel quale si gettano, scroscianti, le acque del fiume.

Scendiamo nella gola mentre il cielo è grigio e cupo tanto che, se non fosse per le foglie degli alberi fresche e carnose, sembrerebbe più novembre che aprile. Nonostante tutto facciamo una bella passeggiata, gustandoci le viste sulla Grande Cascata dell’Aniene, un salto artificiale di 160 metri voluto da papa Gregorio XVI nell’Ottocento per imbrigliare il fiume e scongiurare devastanti alluvioni, e sulla cosiddetta Valle dell’Inferno, l’originale e impervio percorso dell’Aniene, che s’insinua in una serie di suggestivi anfratti naturali, poi riemergiamo nei pressi dei templi romani di Vesta e Tiburno, risalenti al II secolo a.C. e testimoni dell’importanza storica della zona.

Quasi a mezzogiorno facciamo ritorno al camper e subito dopo partiamo per spostarci di una manciata di chilometri al sito archeologico (posto sotto la tutela dell’Unesco) di Villa Adriana.

Nel parcheggio pranziamo, mentre comincia anche a piovere … poi smette, allora decidiamo di intraprendere la visita del luogo, anche se, irrimediabilmente, nel grigiore più assoluto.

La villa a suo tempo (II secolo d.C.) era grandiosa, anzi, l’imperatore Adriano fece costruire in questo posto la più grande fra tutte le ville dell’antichità, dislocata su circa centoventi ettari di superficie … Oggi i suoi nobili ruderi sono quindi sparsi su di un vasto territorio, ma questo non è un problema. Però, come spesso accade, c’è un però: una delle zone più interessanti, il cosiddetto Teatro Marittimo, è chiuso per restauri e non si sa nemmeno quando riaprirà, poi, qua e là, ci sono transenne e divieti di accesso, mentre parecchi cartelli esplicativi sono usurati ed illeggibili.

Vaghiamo per un po’ fra le antiche pietre fino al Canopo, forse la parte più intrigante del sito, ma l’attiguo museo, naturalmente, è chiuso … allora torniamo verso l’uscita e mettiamo la parola fine su quest’ultima, ingloriosa, giornata di vacanza.

Alle 15:30 partiamo verso casa e, quasi con cronometrica coincidenza, un’ora più tardi siamo a Orte, dove prendiamo a seguire la E45 verso nord. Dopo un’altra ora transitiamo poi nei pressi di Perugia e in leggero anticipo sul terzo giro di lancette (alle 18:20) varchiamo il Passo del Verghereto e torniamo in Romagna.

Alle 19:00 in punto entriamo in A14 a Cesena e, dopo aver espletato alcune operazioni di servizio, alle 19:36 concludiamo felicemente il viaggio … Un bel viaggio naturalmente, perché Roma, prima metropoli nel cammino dell’umanità, con quasi tre millenni di storia sulle spalle, vissuti sempre da protagonista, è e sarà sempre la Città Eterna, ma anche l’inimitabile Caput Mundi … e non deluderà mai nessun viaggiatore!

 

 Dal 21 al 26 Aprile 2016

 Da Forlì a Forlì km. 761

 

 

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