Puglia: nel cuore del Salento autentico

Dalla vacanza estiva di mare, fatta quest’anno a Gran Canaria, siamo riusciti a risparmiare qualcosa da investire in qualche altro giorno di vacanza ai primi di settembre. Dovevamo solo decidere se andare in una città europea per una gita culturale oppure fare ancora qualche giorno di mare. Alla fine abbiamo deciso di combinare il mare a un po’ di cultura e qualche cittadina da visitare. La scelta è caduta sulla Puglia. Tutti i diari letti nel Giramondo parlano di una terra splendida, di gente cordialissima, allora perché andare a cercare lontano, quando nella nostra bella Italia possiamo trovare quello che stiamo cercando?

Il viaggio in macchina sarebbe troppo lungo, guido già tutto l’anno per andare a lavorare, in vacanza preferisco spostarmi in aereo e, come al solito, Ryanair mi viene incontro con prezzi ottimi del volo da Pisa a Brindisi, molto comodo, perché a metà giornata sia in andata che in ritorno, che mi consente di non perdere giornate di vacanza. Con meno di 100 euro voliamo in tre a Brindisi portando anche un bagaglio. La vacanza è decisa, si parte il 2 settembre per tornare il 7 settembre 2016.

A differenza delle altre vacanze di mare in cui preferiamo andare in all inclusive, questa volta, anche per problemi di budget, oltre che per il fatto che vorremmo girare sia in diverse spiagge che in alcune cittadine per vedere delle attrazioni locali, cerchiamo un appartamento, oppure un bed and breakfast. Cerchiamo una posizione un po’ strategica, più o meno equidistante dai posti che mi sono prefissato di vedere e non troppo lontano dall’aeroporto. Il prezzo, molto basso, e la posizione, non proprio sul mare, ma vicinissima a Ostuni, mi fanno scegliere un piccolo Bed&Breakfast a Carovigno, L’Antica Stella, a gestione familiare.

Per girare ovviamente ci serve un’auto a noleggio. Sia voli che alloggio li ho trovati molto economici, invece appena mi metto a cercare l’auto trovo prezzi almeno il triplo di quelli che ho trovato a Gran Canaria. Alla fine decido di prenotare un’utilitaria con il broker Autoeuope, aggiungendo la loro assicurazione per essere rimborsato di eventuali franchigie da pagare in caso di danni o furti. La scelta si rivela azzeccata, perché AutoEurope ha la clausola del “miglior prezzo garantito” che consente di cambiare auto anche a prenotazione fatta ed essere rimborsati della differenza di prezzo se si trova la stessa auto a prezzo inferiore. Per ben tre volte il prezzo cambia e vengo immediatamente rimborsato della differenza, passando da un noleggio con “Maggiore”, poi con “Budget” e infine restando sempre con “Budget”, del gruppo “Avis”, ma con un prezzo inferiore. Alla fine prenoto una Fiat Panda 4 porte per 127 euro per 5 giorni, che diventano 168 euro con le assicurazioni Autoeurope, un buon 35% in meno del primo prezzo che avevo trovato.

Ostuni

Tutte le prenotazioni sono fatte, finalmente si parte. Il volo è rapidissimo, in meno di un’ora e mezza siamo a Brindisi, fa caldo, ma non caldissimo, c’è un po’ di vento che rende piacevole il clima. Cerchiamo subito l’autonoleggio Budget, ci propongono una macchina più grossa con un sovraprezzo, oppure diverse possibilità di abbattere la franchigia, ma non accettiamo e allora ci danno una Opel Corsa abbastanza nuova, invece della Panda prenotata. L’operazione di consegna dell’auto è comunque piuttosto veloce e nel primo pomeriggio del 2 settembre possiamo partire verso Carovigno.

Il paese dista una trentina di chilometri dall’aeroporto, buona parte dei quali sulla superstrada che da Brindisi porta a Bari e quindi conto di arrivare in una mezz’oretta. Fino allo svincolo con l’uscita per Carovigno non ci sono problemi, e ci avviciniamo al paese, arroccato su una collinetta, molto simile e vicino a Ostuni che si vede, con le sue casette bianche, nella collinetta accanto. Penso che, essendo un piccolo paese, trovare il Bed&Breakfast sarà semplicissimo e invece mi sbagliavo di grosso.

Il paesino è un susseguirsi di piccoli vicoletti in lastricato, quasi tutti strettissimi e a senso unico, con le macchine parcheggiate ai bordi della stradine e lo spazio libero solo per far passare una macchina. Il nostro navigatore che utilizziamo nello smartphone, Here Maps, che ci ha sempre guidato benissimo sia a Tenerife, che a Gran Canaria in auto e, a piedi, in altre città europee, improvvisamente impazzisce e non riconosce più nulla. Iniziamo a girare forse in tondo, forse no, ma i vicoletti ci sembrano tutti uguali, aumenta solamente la paura di toccare la macchina con le altre parcheggiate ai lati della strada. Ci fermiamo, ingrandendo la cartina cerchiamo di capire dove siamo, e vediamo che, in linea d’aria siamo vicinissimi, basta prendere il vicolo e il senso unico giusto. Dopo un altro paio di tentativi finalmente arriviamo nella via giusta e procedendo piano piano arriviamo proprio davanti all’Antica Stella. Mi fermo un paio di isolati più avanti, appena scendiamo dalla macchina escono dalle case vicine tre-quattro persone che ci guardano e mi viene spontaneo giustificarmi con “stiamo andando al Bed And Breakfast”. Gentilmente un signore ci dà ulteriori indicazioni e si offre di chiamare lui il proprietario, che evidentemente non è sempre in reception. Un’anziana signora esce proprio dalla casa accanto a cui ho parcheggiato l’Opel, ci guarda, le chiedo se la macchina possa dare fastidio, mi risponde qualcosa in dialetto di cui ne comprendo solo una minima parte e prometto (anche se non so bene se lo debba fare o meno) di spostare la macchina al più presto.

Nel frattempo arriva il proprietario dell’Antica Stella, sta lavorando alla ristrutturazione di una nuova camera, si scusa per la tenuta “da lavoro” e ci porta nella nostra camera, che è un mini appartamento al primo piano dell’edificio accanto a quello in cui si trova la reception e la sala colazioni, proprio sopra il signore e accanto all’anziana che ci sono “venuti incontro” al nostro arrivo.

L’Antica Stella è un piccolo B&B a conduzione familiare. Sono solo tre camere e la signora si occupa di tutto, dalla gestione, alle pulizie, alla preparazione delle squisite torte che offre a colazione. Ci si trova in un ambiente cordiale e familiare, come essere a casa di vecchi amici. La camera è grande e spaziosa arredata con stile.

Lasciamo i nostri bagagli e decidiamo di andare verso il mare. Con calma e con l’aiuto del marito della titolare del B&B cerchiamo anche di capire subito quale sia la strada migliore per non perderci tra i vicoli a senso unico del paese. Non sarà nemmeno tanto difficile e, come spesso accade nei luoghi nuovi, dopo un paio di giorni di ambientamento andremo molto più facilmente senza più perderci e facendo solo un paio di stradine strette, poche centinaia di metri per arrivare a parcheggiare sotto la stanza.

Andando sempre dritti in discesa verso il mare il primo paese che si trova è Torre Santa Sabina, una paesone turistico con un piccolo porticciolo, una spiaggetta e tanti ristoranti sul lungo mare pieno di scogli e insenature. E’ ormai tardi per fare il bagno in un mare un po’ mosso quindi facciamo solo una passeggiata sul lungo mare, prendiamo un gelato e poi torniamo verso Carovigno, dove ceniamo in una pizzeria, il Fantasy, scoprendo con piacere che i prezzi sono bassissimi, la margherita (grossissima) a 3 euro proprio non l’avevo mai vista. Finiamo la serata facendo un giretto nel paese, scoprendo casualmente che quello è il primo dei tre giorni in cui è prevista una manifestazione di artisti di strada e street food, la “Girandola” che ha portato molta gente nel borgo di Carovigno.

Oltre ai tanti turisti iniziamo a restare un pochino colpiti dall’abitudine, che pensavamo fosse ormai solo un ricordo da film in bianco e nero, delle tante persone che con la loro seggiolina, si siedono davanti a casa a chiacchierare e a guardare la gente che passa, soprattutto anziani, ma anche alcuni giovani. Torniamo verso “casa” e anche qua la anziana signora vicina, seduta sul ciglio della strada ci saluta sorridendo, prima di tornare ai discorsi con altre “comare” del luogo.

La mattina successiva sveglia presto, andiamo a conoscere la signora, padrona di casa, proprietaria del B&B e assaggiamo le sue due torte buonissime, che ci saziano ampiamente, tanto che, come facciamo spesso nelle vacanze cittadine, a pranzo ci faremo solo un paio di panini a testa e, così si arriva fino a sera. Dietro consiglio della signora andiamo a prendere il pane in un panificio poco lontano e i salumi in un piccolo supermercato. Con meno di 4 euro ci prepariamo 4 grandi panini al salame e un pezzo di focaccia, super risparmio anche in questa occasione.

La prima spiaggia che vogliamo vedere dovrebbe essere la più bella della zona. È la Riserva Naturale di Torre Guaceto, una splendida spiaggia situata in mezzo ad una vasta zona verde incontaminata e non accessibile ad auto e mezzi a motore.

Torre Guaceto

La zona è a meno di 20 km. da Carovigno, poco distante da Torre Santa Sabina, andando verso Brindisi, non dovrebbe essere difficile arrivare, ma invece, pur essendo un luogo molto importante e famoso non ci sono grandi indicazioni. Probabilmente prendiamo qualche strada sbagliata, ci mettiamo un po’ più tempo del previsto, ma mentre siamo convinti di essere verso la strada giusta, infatti ci sono anche i cartelli che indicano la Riserva di Torre Guaceto e la spiaggia di Punta Penna Grossa, la prima della Riserva Naturale, ecco che appare una clamorosa sorpresa: la strada improvvisamente è chiusa con un divieto di accesso. Sul bordo della strada c’è una persona che indica, sbracciandosi che si deve andare nella direzione opposta verso un grande parcheggio nello sterrato. Dopo aver pagato 5 euro di parcheggio, si sale su un trenino (compreso nel prezzo del parcheggio) che in 5-6 minuti porta finalmente alla spiaggia, scoprendo tra l’altro che ci sono molte macchine parcheggiate poco prima della spiaggia, come e da dove siano arrivate fin lì resta un mistero.

Abbiamo scoperto dopo con la signora del B&B che la strada (privata) che porta alla Riserva è stata chiusa dal proprietario in polemica con l’amministrazione comunale che gli aveva negato dei permessi per fare il parcheggio. Insomma per problemi burocratici si è bloccato l’accesso ad uno dei posti più belli d’Italia, davvero sconcertante.

Lo sconcerto passa subito però appena si vede la spiaggia e soprattutto il mare con i suoi colori splendidi, peccato solo che sia un po’ mosso per il vento che soffia piuttosto forte. Dietro il mare tanto verde, sembra di essere in una spiaggia ai lati di una foresta tropicale. Ci fermiamo nella prima spiaggia poco distante dalla Torre, il posto più riparato dal vento e con il mare più calmo, ma poi andiamo a fare una lunga passeggiata lungo la spiaggia, addentrandoci un pochino anche nella zona scogliosa, scoprendo di volta in volta nuovi paesaggi sempre splendidi e sempre più incontaminati, man mano che ci si allontanava dall’ultima zona dove si poteva arrivare con i mezzi. Dopo un paio di ore di camminata, un bel bagno rinfrescante, mangiamo i panini che ci siamo preparati al mattino e restiamo ancora a riposarci sulla spiaggia dorata di Torre Guaceto.

Torre Guaceto

Peccato che nella spiaggia non ci siano docce o bagni, ma forse proprio per questo lascia l’idea di essere in un posto incontaminato dal turismo di massa, anche se qualche segno inconfondibile di essere in un posto turistico, oltre all’elevato affollamento di gente anche a settembre, si trova, ad esempio nella sporcizia lasciata in giro da qualche sconsiderato e dall’immancabile voce “cocco bello, cocco fresco”, che credo sia udibile ormai in ogni centimetro di spiaggia italiana.

Nel primo pomeriggio decidiamo di tornare a casa, per lavarci e cambiarci per poi andare ad Ostuni, nel nostro mix di paesi, paesaggi, mare, sole e cultura. Il trenino non è al parcheggio, non si sa quando arriverà, non ci sono orari e stare in piedi sotto il sole è parecchio fastidioso. Dopo una decina di minuti di attesa, finalmente il trenino arriva e ci riposta al parcheggio e poi con un quarto d’ora di auto siamo nuovamente a Carovigno sotto il B&B, con il solito affacciarsi dei vicini che controllano il nostro arrivo.

A metà pomeriggio siamo pronti per andare alla città bianca di Ostuni. Il percorso è molto bello, una decina di chilometri tra le colline salentine, piene di uliveti, alcuni veramente enormi, fichi d’india e tante altre coltivazioni come peperoni coloratissimi. Un po’ di difficoltà a trovare parcheggio e poi scendiamo per fare tutta la parte storica del paese a piedi.

Ostuni è un susseguirsi di stradine, vicoli e vicoletti, tutti diversi tra loro, ci si perde attraversandoli, ma poi ci si ritrova sempre nella via principale, tutta in salita, che porta alla sommità del paese, dove la Cattedrale si erge anche a fortezza appena dentro le mura. E’ tutto un mix di modernità con negozietti di souvenir e tradizione con le botteghe di storici artigiani che si affacciano sulla via principale del paese. Giriamo un’oretta tra le stradine del centro storico di Ostuni e poi prendiamo un gelato che mangiamo sulla sommità del paese con la visione di un panorama di tutta la valle che arriva fino al mare.

Ostuni

Torniamo a Carovigno e decidiamo di tornare a mangiare al Fantasy, ma questa volta scegliamo la formula ristorante e troviamo l’altra piacevole sorpresa di vederci proporre piatti grandissimi a un prezzo irrisorio. Prendiamo un antipasto misto di polpettine, un primo di orecchiette, un fritto misto di pesce e un contorno da dividerci in tre persone e paghiamo solo 26 euro tutto compreso, uscendo dal ristorante assolutamente sazi.

Facciamo il solito giro tra gli spettacoli organizzati nei vicoli del paese con diverse postazioni in cui si alternano artisti di strada, alcuni molto bravi, e poi rientriamo nella nostra stanza, trovando l’anziana vicina seduta proprio sui primi scalini del nostro appartamento che chiacchiera con altre signore, ci sorride mentre ci vede arrivare, lo prendiamo come un apprezzamento nei nostri confronti, proviamo a scambiare quattro chiacchiere anche noi con il gruppo di comare, ma comprendiamo solo una parte dei loro discorsi in un italiano un po’ maccheronico, ma ci salutiamo cordialmente e andiamo a dormire.

Il terzo giorno del nostro soggiorno è domenica, scopriamo che da queste parti il riposo settimanale degli esercizi commerciali esiste ancora e trovare il pane e i salumi per il nostro pranzo in spiaggia sarà una piccola impresa. Il panificio del giorno precedente è chiuso, seguiamo le indicazioni di alcuni passanti e proviamo in un altro che era “sicuramente aperto la domenica precedente” ma lo troviamo chiuso, perchè evidentemente apriva nei festivi solo a luglio e agosto, troviamo un supermercato aperto, ma non ha pane che arriverà, forse, più tardi. Intanto però prendiamo il salume. Alla fine in un altro minimarket, quasi alla fine delle speranze riusciamo a trovare dell’ottimo pane fresco, sempre super economico.

Ci prepariamo i panini e partiamo in direzione di Costa Merlata. Questa volta è facile arrivarci. Si va dritti verso Torre Santa Sabina e poi si prende la superstrada Bari-Brindisi in direzione Bari e alla seconda uscita si esce verso Costa Merlata. Qualche centinaio di metri si si arriva proprio vicino alla spiaggia. Il parcheggio (gratuito) più vicino ha ancora qualche posto e in pochi passi siamo in una splendida caletta.

Costa Merlata

Il mare oggi è calmo, non c’è vento e il tempo è splendido. Piano piano inizia ad arrivare tantissima gente e la caletta si riempie. Decidiamo, come al solito, di fare una passeggiata lungo la costa e apprezziamo diverse altre calette, intervallate da scogli e piccole insenature. Ci sono anche dei fondali splendidi e il mare ha un colore fantastico. Facciamo il bagno in due diverse calette e poi mangiamo i nostri panini. Non ci possiamo fermare molto perché nel pomeriggio abbiamo previsto la visita di Alberobello.

Dopo la doccia e un breve riposo in stanza a Carovigno ripartiamo in direzione della città dei Trulli. La direzione è sempre quella verso Bari, facciamo la superstrada fino a Fasano e poi iniziamo ad andare all’interno, percorrendo strade a volte belle, ma a volte anche strette e piene di curve. Anche senza arrivare al pese si iniziano a vedere le famose costruzioni anche nelle campagna circostanti. In un’oretta siamo ad Alberobello.

Il parcheggio è a pagamento, ma si trova abbastanza facilmente vicino al centro storico pedonale. Basta fare pochi metri a piedi e sembra di entrare in un’atmosfera magica, incantata, sembra di essere finiti dentro una favola. I trulli sappiamo tutti come sono fatti, ce lo aspettavamo di vederli in quel modo, ma esserci davanti è tutta un’altra cosa, davvero una sensazione incredibile e surreale. Giriamo per le strette viuzze del borgo antico, tutte in salita, ogni tanto entriamo in un trullo, che per la maggior parte sono negozietti di souvenir o prodotti artigianali, guardiamo in alto, ammiriamo lo strano tetto rotondo. Qualche negoziante ci spiega la storia e l’origine di quel trullo, sperando forse in un nostro acquisto dei loro prodotti. Gli acquisti li faremo alla fine del giro del paese, qualche prodotto artigianale, non tanti, perché il bagaglio dell’aereo non ha spazio infinito.

Alberobello

C’è tantissima gente nonostante sia settembre, si fa fatica anche a muoversi a piedi nelle stradine venendo continuamente urtati da qualcuno, ma l’atmosfera è talmente magica e bella che non ci facciamo caso. Finiamo la salita della via principale e arriviamo alla Chiesa a Trullo, assolutamente unica nel suo genere, All’interno sembra una comune piccola chiesetta di paese, ma basta guardare in alto e si vede il caratteristico tetto a trullo, che le concede un fascino tutto particolare. Accanto alla chiesa c’è un piccolo parco e ci riposiamo un po’ prima di scendere, e di percorrere altre vie del centro storico che ci portano al “Trullo Sovrano”, l’unico trullo costruito su due piani.

Chiesa a Trullo

Il Trullo Sovrano è anche il trullo più grande con diverse stanze collegate tra di loro, la maggior parte visitabili, con gli arredi dell’epoca, pagando un biglietto di 1.50 euro. Entrando nel trullo principale del paese si ha ancora la sensazione di essere catapultati in un’altra epoca storica. La visita è comunque breve e abbiamo ancora tempo per fare altri giri tra le vie di Alberobello e acquistare qualche souvenir e prodotti tipici. Il tempo passa velocemente e prima di ripartire per tornare a Carovigno, facciamo anche in tempo a vedere Alberobello con le prime luci del tramonto, anche in questo caso affascinante e fatato.

Torniamo verso Carovigno con il traffico che rallenta parecchio il nostro viaggio e arriviamo che sono quasi le 21.30, è tardi, ma qua si mangia ad orari diversi che da noi e non abbiamo difficoltà a trovare una pizzeria aperta e cenare anche in questo caso in modo molto economico. Finiamo la serata nel paese che termina la manifestazione “Girandola” con altri artisti di strada che si esibiscono nei vari punti del paese. Le solite signore ci “aspettano” davanti a casa al ritorno e ormai siamo assolutamente entrati nelle loro grazie, visto che provano a coinvolgerci nelle loro chiacchiere, sforzandosi tra l’altro di parlare in italiano e non in dialetto.

Al lunedì la zona di mare che vogliamo vedere è Specchiolla, una insenatura nella direzione di Brindisi. Per arrivare facciamo tutta la strada normale, in mezzo agli uliveti secolari che caratterizzano la zona. Mezz’oretta di strada e ci siamo. Qua la spiaggia è un po’ diversa, c’è molta più sabbia, per la prima volta troviamo anche un lido attrezzato e una vasta zona di spiaggia è riservata ad un grande villaggio, peraltro piuttosto rari, considerando che siamo in una zona ad alta densità turistica. Il mare è sempre splendido però, sempre calmissimo, con colori fantastici. Camminando un po’ comunque si trova anche una grande scogliera e la costa cambia improvvisamente aspetto. Qua è più tranquillo (a parte la voce amplificata degli animatori del villaggio vicino, che si sente in lontananza) e c’è decisamente meno gente sia rispetto a Torre Guaceto che a Costa Merlata.

Specchiolla

Al pomeriggio avevamo previsto di andare a visitare la città di Lecce, ma, anche per le previsioni meteo che danno un brusco peggioramento per i due giorni successivi, gli ultimi della nostra vacanza, decidiamo di goderci il mare fino all’ultimo e di cercare un’altra spiaggia anche per il pomeriggio. Guardando le varie possibilità della zona, decidiamo di andare a Torre Pozzelle e scelta non poteva essere più azzeccata.

Ci si arriva molto facilmente, anzi, fatta eccezione per Torre Santa Sabina, è la spiaggia più vicina a Carovigno. Da Santa Sabina si prende la superstrada in direzione Bari e si esce subito alla prima uscita, poi poche centinaia di metri e si è in un ampio parcheggio sterrato davanti alla prima caletta di Torre Pozzelle.

Non so perché questa spiaggia sia meno nota e conosciuta delle altre che abbiamo già visitato in zona, ma a noi è quella che è piaciuta di più. Già la prima caletta che si trova vicino al parcheggio è splendida, ma la nostra solita voglia di camminare ci porta a scoprire alcune delle più belle calette che abbiamo mai viste, simili per bellezza solo a quelle di Minorca.

Torre Pozzelle

Procediamo verso sinistra, superiamo la Torre che sovrasta la zona, come tante nel Salento, e si trovano altre cinque-sei calette, sempre più tranquille e isolate, l’ultima veramente solo per pochissime persone, davvero un poso paradisiaco e molto poco affollato.

La sera abbiamo previsto di tornare a Ostuni per vederla con le luci dell’imbrunire. Giriamo nella città bianca mentre il tramonto inizia a scendere sul paese con tutte le casette illuminate a creare un’atmosfera ancora più suggestiva e incantata. Decidiamo di fermarci a mangiare in un ristorante proprio nel centro storico, il Sax e anche qua mangiamo a volontà, un antipasto misto, una pizza, un contorno e un fritto misto di pesce da dividerci in tre e spendiamo solo 28 euro, che sarà comunque il massimo che spenderemo per mangiare in tre persone in tutto il soggiorno pugliese.

Appena finito di mangiare vorremo fare ancora qualche passo e qualche foto nel centro storico illuminato quando sentiamo le prime gocce di pioggia, decidiamo di andare verso la macchina parcheggiata appena fuori la zona pedonale, quando inizia un vero e proprio diluvio che ci inzuppa di pioggia anche per fare poche centinaia di metri di corsa.

L’ultimo giorno pieno della nostra vacanza, il martedì, si apre con la pioggia, peraltro prevista, e noi avevamo lasciato per questo giorno (anche dopo aver consultato il meteo) la visita alle grotte di Castellana. E’ anche la tappa più lontana della nostra vacanza, dobbiamo fare una settantina di chilometri, una parte in superstrada, fino a Monopoli, e poi all’interno, ma con una strada comunque abbastanza bella.

Arriviamo in un’oretta abbondante verso le 10.30, parcheggiamo nel grande parcheggio a pagamento e poi con una breve coda alla biglietteria facciamo in tempo a prendere i biglietti per la visita completa della grotta che inizia alle 11.00 e poco dopo entriamo. La grotta infatti si può visitare con due percorsi, uno parziale di circa un chilometro della durata di 50 minuti e uno completo lungo tre chilometri, della durata di due ore. Noi scegliamo il percorso completo, che consiglio a tutti. Il tempo passa velocemente, ci sono diverse soste in cui la guida descrive quello che si vede e la differenza con il percorso ridotto è notevole in termini di stanze visitate.

Vengono fatti tanti gruppetti di una ventina di persone e con la nostra guida ci avviamo all’interno. Purtroppo si può fotografare solo nella prima cavità, il Grave e poi sarà assolutamente vietato. La visita è qualcosa che lascia assolutamente affascinati e increduli nel vedere cosa ci sia sotto i nostri piedi, è un’esperienza unica. Si scende fino a circa sessanta metri sotto terra e ci si muove in uno stretto corridoio pieno di stalagmiti e stalattiti, e si attraversano numerose stanze, la più famosa delle quali è la Grotta Bianca, davvero favolosa.

Grotte di Castellana

Ogni stanza è comunque diversa dalle altre, cambiano le forme che sembrano richiamare di volta in volta figure evocative, cambiano i colori che passano dal grigio, all’ocra, all’alabastro al bianco in una infinità serie di tonalità diverse. Le tre ore passate sotto terra passano davvero velocemente, questo è un altro posto che descriverlo mi risulta molto difficile, va visto e basta, tappa obbligata per qualsiasi viaggio in Puglia.

Nel frattempo per fortuna è smesso di piovere e possiamo sederci nella piccola zona ristoro dietro al complesso delle grotte per mangiare i nostri panini che ci eravamo portati da casa e poi, dopo aver acquistato qualche souvenir, torniamo verso Carovigno.

Il tempo non è bello, piove a tratti e tira un forte vento, decidiamo di fare un altro giro in macchina verso Torre Canne, una paesone turistico tra le province di Bari e Brindisi, facciamo una passeggiata sul lungo mare, stando attenti a non essere bagnati dalle onde altissime e prendiamo un gelato. Sulla via del ritorno ci fermiamo a Torre Pozzelle per provare a rivedere le fantastiche calette del giorno precedente ma il mare mosso le ha completamente trasformate, rendendole irriconoscibili. C’è vento e ricomincia a piovere, non ci resto altro che tornare in casa a riposarci prima di cena, dove, per l’ultima volta, decidiamo di tornare al Fantasy a fare una nuova scorpacciata di pesce e orecchiette spendendo meno di 9 euro a testa.

E siamo così arrivati all’ultimo giorno della nostra vacanza, il mercoledì. Purtroppo piove. Facciamo la solita ultima scorpacciata di dolci preparata dalla padrona di casa, paghiamo la camera all’Antica Stella e decidiamo di provare ad andare un po’ al mare, ma il troppo vento e la pioggia ci fanno desistere, allora torniamo a fare un giro ad Ostuni, con gli ombrelli aperti e lo splendido paese perde parecchio del suo fascino con il brutto tempo.

Non resta che tornare in aeroporto a Brindisi anche se siamo in ampio anticipo. Lasciamo la macchina all’autonoleggio, che viene accuratamente controllata in ogni punto degli esterni e degli interni, come non mi era mai capitato e aspettiamo il nostro volo che ci riporta puntualmente a Pisa in poco più di un’ora.

Lasciamo una splendida terra, ancora incontaminata in tanti punti e con tante tradizioni che è bene continuino a resistere a dispetto della modernità. A proposito, ci mancherà anche il sorriso dell’anziana signora che si affacciava ogni volta che rientravamo a casa.

 

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