Micronesia per caso Koror Island


Sono a Bangkok sotto un cielo coperto con a tratti scariche di pioggerella causata dall’alto tasso di umidità, niente di strano per questo periodo, approfitto del meteo capriccioso per regolare dei conti in sospeso. 

Non ho una meta preorganizzata da raggiungere ma devo guardare altrove, se non altro per trovare un clima più piacevole e sul momento non mi viene in mente che Samui. Memore dell’ultima volta che ci sono stato non parto certo con entusiasmo, ma si sa che le cose cambiano e di positivo ho quantomeno da affrontare solo un  breve volo.

Ho preso alloggio in un buon ritiro a Chaweng, località che a mio modo di vedere è il ” bordello” di Samui, naturalmente pieno di italiani in cerca di fortuna. Chaweng non è poi così malaccio è sufficiente distogliere lo sguardo dal mare e immaginare di trovarsi altrove.

Angthong N.P. con speedboat collettiva.

Oh perdindirindina! Non ero ancora passato da queste parti e vi assicuro che è una delle poche cose che vale il tempo perso a Samui. Naturalmente considerato il periodo di punta, Marine Park o no, c’è un traffico che pare di essere in Versilia.

Wua Talap – Mae Ko – Samsao – Wua Kantang

Wua Talap è anche sede dell’ente parco dove in fronte c’è una bella spiaggia e se non fosse per il continuo andirvieni di barche si potrebbe fare un bel bagno, il must resta comunque quello di scarpinare sino al viewpoint da dove si gode di una vista su tutte le altre isole.

Nell’isola di Mae Ko troviamo il lago marino Thae Lai un’altro luogo dei più immortalati.

Per questo scopo è necessario percorrere una lunga scalinata e arrivare a un punto panoramicoHo già visto qualche cosa di simile sull’altra sponda, cioè nel Mare delle Andamane, con la sola differenza che l’Isola della Camera (Ko Hong) è visitabile con una long tail, dal mio punto di “piede” un bel vantaggio.

 

Samsao è una piccola isola proprio sulla rotta di Mae Ko e per questo molto presa d’assalto, belle spiagge e snorkling discreto. 

Wua Kantang è un’altro approdo rituale dove sgranchirsi le gambe.

Conclusione

Dal punto di vista naturalistico affollamento a parte, il contesto è di prim’ordine ma il mare pur con tutti gli abbellimenti possibili resta quello del Golfo di Thailandia. Infine per quanto riguarda Chaweng in sé stessa e la sua litoranea rimango tuttora perplesso. Come previsto a distanza di qualche anno le cose sono assai cambiate ma, non certo in meglio, oggi fra Chaweng e l’antagonista Lamai non ci sono più differenze sostanziali e l’una o l’altra può funzionare da base tanto più che le due località sono facilmente raggiungibili con una vespina. Il giudizio per essere benevolo rimane quello del 2011.

Errare è umano ma perseverare è diabolico, fortuna vuole per l’Arcipelago che sono soltanto opinabili pressoché ininfluenti opinioni.

Ho ancora qualche settimana a disposizione e non posso certo adagiarmi qui ad ammuffire in questo bozzone salato e a giorni alterni puzzolente, mi ritiro al pensatoio per deliberare una nuova spero più attraente destinazione.

La decisione è partorita, Koror o Palau, two è sempre meglio che one. Non sarebbe proprio il periodo climatico adatto ma le previsioni meteo in tutte le salse possibili che ho attentamente visionato non mi dicono così male. Prendo il solito volo di BKK Airways e sono di nuovo alla base, cioè Bangkok. Da qui quasi tutto è possibile, ho prenotato una tratta su Koror con scalo a Manila. 

                                                            

Pillole di Micronesia

Koror o Palau che dir si voglia è una delle Seven Underwater Wonders of the World.

Ospita un numero di siti di immersione talmente numerosi quanto leggendari come ad esempio il Blue Corner, il Jellyfish Lake, Blue Holes tanto da trovarsi in cima ai “top sites” dei subacquei di tutto il mondo. Aggiungiamo a questi una quantità dissennata di relitti della Seconda Guerra Mondiale da rendere questa meta una destinazione completa.

Base dunque a Koror per esplorare la parte Sud dell’isola, questa è l’unica cosa certa. Ci sono tantissimi siti di immersione e molti altri invece più adatti allo snorkling, considerato lo scenario che mi si apre davanti sarebbe stato opportuno fare delle scelte meditate, ma non ne ho avuto il tempo cosicché andrò in perlustrazione un po’ a caso per intuito, badando soprattutto ai miei limiti riguardo la profondità.

Già in fase di atterraggio riesco a vedere la “fungaia” Che spettacolo! quasi non ci credo, eppure è tutto lì sotto. Preso alloggio nella zona marina della città della quale mi disinteresso non  resta che scegliere un appoggio fra uno dei tanti centri di immersione, Sam’s Tours è uno dei più quotati. Fra i numerosi pacchetti che vengono offerti scelgo di dedicarmi al del Dive tour giornaliero tutto compreso, cosicché avrò modo di saltare qualche giorno se il meteo non sarà ottimale.

Da sapere

Oltre alla spesa giornaliera a seconda del tipo di pacchetto che verrà scelto è obbligatorio pagare una tassa/permesso di mmersione di cento USD  valido dieci giorni. Include Jellifish Lake ma non Peleliu, per quest’ultima occorre sborsare altri trenta dollari. 

Sono qui per immersioni di medio livello, ma naturalmente chi non ama questa pratica potrà sempre scegliere di effettuare escursioni che prevedono snorkling e/o kayak. Prendere base a Koror comporta uscire tutti i giorni con una speed boat per mete diverse in direzione sud, dove ci sono le maggiori attrazioni, questa è la soluzione che ho scelto. 

In alternativa chi desiderasse restare per così dire un po’ più isolato potrebbe valutare Carp Island dove si trova un solo resort. Carp Island è a poca distanza da Ngemelis Island, praticamente a dama. Altre possibilità di alloggio si trovano a Peleliu che è l’isola più grande e più a Sud di Koror, molto famosa per le battaglie svoltesi nel periodo di guerra fra americani e giapponesi, in particolare è nota per una spiaggia chiamata Bloody Beach. Nell’isola sono ancora molte le installazioni militari e altrettanti sono i relitti ben visibili. Bisogna comunque considerare che partendo da Koror tutti i siti da visitare richiedono un tempo variabile di navigazione da 40/70 minuti, naturalmente mi riferisco al primo approdo più vicino o più lontano, poi il tour continua fino al pomeriggio con rientro verso le 16/17.

Rock Islands o Southern Lagoon

Iniziamo dal luogo a ragione più osannato, si tratta di 445 isole disabitate a Sud di Koror poste sotto il cappello del Patrimonio Unesco e che vengono rappresentate nel’insieme con il nome di Rock Islands oppure spesso semplicemente come Southern Lagoon.

Non ci sono foto che rendono giustizia a questo contesto marino se non quelle effettuate per via aerea, chi volesse saperne di più può seguire il link. L’immagine delle Seventy Islands è il biglietto da visita che troviamo ovunque.

UNESCO Rock islands Southern Lagoon

Inizio adagio andante

Milky Way 

Si trova sulla rotta dei siti di immersione ed è un classico abbinato a qualsiasi tour. Sfiliamo veloci fra isolotti verdi a forma di fungo è uno spettacolo mozzafiato fino a giungere a quella che è la laguna vera e propria chiamata Via Lattea e localmente definita una SPA naturale. Bagni di fango con proprietà terapeutiche così almeno si dice. Lo sgretolarsi della roccia nel tempo ha formato sul fondale una poltiglia bianca calcarea, come tutti la raccolgo con l’aiuto di un secchio e mi cospargo il corpo. La pratica dovrebbe avere un effetto ringiovanimento rapido, sarà… Io non vedo nulla di nuovo, senonché quando ti immergi con tutta quella roba che hai addosso l’acqua diventa biancastra, insomma sembra di essere a Saturnia. Invece siamo alla fine del mondo, l’acqua della laguna prende diverse sfumature di colore ogni passare di barca o di immersione a causa il movimento del particolare fondale sabbioso.

Jellyfish Lake

Probabilmente il luogo più popolare per fare snorkling ma niente paura, ci immergiamo fra decine di migliaia di innocue meduse, certo bene saperlo che hanno perso le loro difese. Una concentrazione straordinaria già sotto il metro di profondità, più che si scende e più che ci troviamo di fronte a una massa incredibile di gelatina. Se passate da queste parti non fate come gli orientali che immergono la telecamerina montata su un paletto ma buttatevi senza timore.

Mandarin Fish Lake

Sempre nella zona meridionale a Risong Bay, consiglio di includere nel tour uno stop in questo lago, che a dispetto del nome è più che altro una bellissima laguna dalle acque calme verdi e blu, per questo motivo oltre a poter praticare un facile snorkling è meta ideale per gli appassionati di canoa.

Seventy Islands

Passaggio obbligatorio per queste isole iconiche, scegliete la vostra e buon bagno.

Sorvolo in elicottero

Dopo aver visto dal basso questo ben di Dio non ho potuto fare a meno di informarmi sui costi per averne una visione aerea. Per 1 ora e 30 di volo il  costo è di trecentocinquanta dollari, sarebbe dal mio punto di vista fattibile, tanto più che per rima direi ora o mai più ma siccome il tour non comprende le Seventy Islands non se ne fa di nulla. Opzione due sarebbe quella giusta, sorvolo di quasi tre ore comprensivo di quello che mi gusta. Intanto ho preso il contatto e prima della fine si vedrà.

Oggi il tour prevede qualcosina di interessante a livello di immersione.

German Channel

Un canale artificiale realizzato dai tedeschi durante l’occupazione con lo scopo di facilitare il trasporto di minerali. Il taglio della barriera corallina fra Ngemelis e Carp Island ha permesso di collegare la laguna interna e l’ oceano aperto. Si naviga al centro del reef e il solo fatto di percorrerlo è già di per sé uno spettacolo. Nel canale non è possibile fare alcuna immersione a causa del traffico sostenuto, ma a Sud-ovest verso l’imboccatura sono segnalati da boe gli accessi di discesa consentiti, ogni forma di vita marina può essere qui osservata. Oggi a distanza di un secolo non essendo mai stata fatta alcuna manutenzione il passaggio a causa della bassa profondità è percorso soltanto da barche di relativo pescaggio. Insomma si potrebbe definire una tangenziale per il mare aperto, molto scenografica e che percorreremo tutte le volte quando andremo verso i siti meridionali.

Shark City

La barriera corallina a forma di dita di una mano consiste in più punti indipendenti che si estendono verso la superficie, quindi ci si può immergere anche di solo pochi metri accostandosi a una parete praticando il cosiddetto Reef-Hook. Contrariamente a quanto si possa immaginare il sito non presenta difficoltà, gli squali sono per così dire ammaestrati a scopo turistico, serviti e riveriti dal personale che getta nell’oceano pezzi e ossa di pollo al solo scopo di richiamarli. Una volta fatto questo un casino di pescioni risalgono dal fondo per fare la festa. Gli squali sono di medie e piccole dimensioni e non hammo mai morso nessuno, almeno così si dice. Comunque sia ormai è fatta e mi porto dietro un ricordo indelebile.

Siamo a poca distanza da Ulong Island dove è prevista una sosta per ricaricare le batterie. Bellissima isola tropicale con annessi e connessi, anche questa è un’isola adatta e preferita da chi ama scorrere lungo la costa in kayak fra lagune blu e massicci calcarei.

Ulong Channel

L’ultima meta odierna prevede unna veloce immersione presso Ulong Channel, durante la sosta all’omonima isola ci è stato spiegato quale sia il comportamento da osservare una volta in acqua. La profondità è del tutto relativa si tratta di 3-13 metri, la particolarità è la corrente a tratti condita da una particolare turbolenza che non bisogna assolutamente contrastare, ma al contrario assecondare lasciandosi in un certo senso persi trasportare fuori dal canale dove verremo ripresi dalla barca appoggio. Un giro degno di nota, come essere su la giostra cosiddetta “dei calci in culo” al luna park del mondo sommerso. Una volta compreso che bisogna assecondare la corrente, direi che questo biglietto può essere staccato da chiunque abbia un minimo di esperienza.

Koror City

Il meteo non promette niente di buono, non piove ma causa la nuvolosità intensa e diffusa non mi pare il caso di andare per mare. E’ il momento di fare un giro in città senza meta e per questo scopo affitto uno scooter, la guida è a destra e sorprendentemente il traffico è scarsissimo, probabilmente turisti e paluani saranno tutti per mare. La laguna e la collina retrostante è disseminata di hotel per tutte le esigenze ma non immaginatevi posti esotici in riva al mare, qui a Koror non ci sono spiagge ad eccezione di una artificiale ad uso esclusivo di un mega resort. Non è comunque un fatto così negativo considerato che nessuno viene qui per starsene in hotel o in una se pur bellissima piscina, per la verità i canadesi lo fanno , no comment. La città non offre altro se non qualche cavolata di museo che si può tranquillamente tralasciare di visitare così come quella specie di zoo del coccodrillo che non sa di nulla. Ci sono un casino di bar, ma proprio tanti, ciò fa pensare che quantomeno esiste una vita notturna che mi riservo di esplorare. 

Siamo in Micro-asia una visita al night market sarebbe cosa giusta da fare, ma il nome “International Night Market” non è suono adatto alle mie orecchie. Infatti è confermato, se avete visitato un qualsiasi market in Asia questo potete pure dimenticarlo. Più che altro è un mix di bancarelle e ristoranti che offrono cibo messicano, indiano e quanto di altro non locale condito da danze e balli non so dire quanto folkloristici. A proposito dei ristoranti, è utile sapere che molti locali offrono cibo esclusivamente in salsa americana, quindi regolarsi prima di sedersi a un tavolo o direte addio alla dieta mediterranea o quanto meno a quella asiatica che conoscete. Molti sono i locali stile karaoke e happy hour dove si può gustare una buona birra Red Rooster e mangiare male. Mi sembrerebbe di avere inquadrato la faccenda per benino, smentisco quanto ho detto all’inizio, impressione errata, vita notturna animata uguale a zero. Non resta che rassegnarsi, d’altronde questo è posto da sub, ed è noto che questa fattispecie umana tende ad andare a letto presto, scrivente escluso.  

Oggi non sono in vena di immersioni sarà stata la birra rossa che mi ha dato alla testa e poi ci sono ancora nuvolacce grigiastre messe lì apposta per farmi uggia. Decido così di intrufolarmi in un gruppo di gitanti con gli occhi a mandorla e di spendere la giornata avendo per destinazione principale Long Beach, da non confondere con Long Beach Island che sarebbe un postaccio dalle acque simili a quelle del delta del Po. Detto questo per dovere di informazione, andiamo alla vera Long, che detto fra noi ogni posto esotico possiede, almeno di nome.

Long Beach

Si trova vicino a Carp Island e naturalmente raggiungibile solo via barca.

I numerosi gridolini entusiastici dei mie compagni di viaggio orientali sentenziano:– “Paradise” Una lunga lingua di sabbia candida che cresce e si allunga con la bassa marea. Per godere di questo spettacolo della natura è necessario arrivare qui nel momento giusto, cioè prendere un tour che preveda al massimo due destinazioni di giornata, con pranzo al sacco a Long Beach. Al contrario se passerete da qui frettolosamente fra una destinazione e l’altra sarà probabile che non vedrete un tubo. Panorama fantastico con il tratto di spiaggia che si estende nell’oceano con niente attorno garantito.

Mi ributto dentro in questa intricata ragnatela fatta di isole e isolotti, corriamo veloci in questo labirinto di baie e lagune fino ad arrivare a Blue Corner poco a nord di Ngemelis Island.

Blue Corner

Una delle immersioni top al mondo, almeno così è classificata. Di livello intermedio da 15 a 40 metri di profondità, il pianoro inizia a 15 metri e si affaccia su di una parete verticale di cui non si vede la fine. Già a questa profondità la corrente è vigorosa tanto che è necessario agganciarsi con un rampino. Resto in questa posizione in attesa di visite che non tardano ad arrivare, più che altro grossi tonni e barracuda. La tecnica del reef-hook nonostante sia assai praticata resta per me solo un fatto di necessità-virtù, poiché costringe a restare passivamente immobile come affacciato a una finestra. Bello ma senza tanto Sanuk. (Divertimento) 

Per non farsi mancare nulla adesso ci dirigiamo verso l’altro “buco” adiacente.

Blue Hole

Un approccio molto diverso dal precedente, profondità 5/20 metri, la discesa avviene verticalmente sulla barriera corallina senza fastidiose correnti fino all’l’entrata di una grotta, dopodiché il percorso prosegue come sospesi nel blu fra pareti ricoperte di corallo e spugne dove sguazzano un’infinità di pesci multicolore di barriera, fino a raggiungere l’uscita in mare aperto dove non è raro incontrare le mante.

Wreck Diving

Siamo nell’Oceano Pacifico, come non citare la possibilità di dedicarsi a questa pratica. In queste acque si trovano decine di relitti risalenti alla seconda guerra mondiale, quando Palau era una importante base navale giapponese. Chi è qui e ne vuole approfittare può prendere due piccioni con una fava, tuttavia i siti non sono minimamente paragonabili a quelli troviamo nelle Filippine ad esempio a Bunga Bunga Busuanga, per questo motivo mi disinteresso preferendo visitare il tartarugaio.

Turtle Cove  Ngercheu Island 

Sulla barriera esterna ci si immerge attraverso un buco di circa 5 metri per uscirne dopo venti, oltre alle tartarughe il sito è meta di grandi dentici e cernie. Sebbene il braccio di mare da percorrere sia esiguo è’ necessario essere accompagnati da una guida poiché le false vie senza sfondo sono numerose.

Carp Island

Reef per tutti che parte da 30 centimetri e scende a muro fino a venti.

Il sito è frequentato da una grande varietà di fauna marina, per la sua facile accessibilità è indicato per uno snorkling di grande soddisfazione.Vale la pena ricordare, come ho citato all’inizio di questo report che a Carp Island esiste l’omonimo resort, ma dopo avere visto in lungo e in largo la situazione dell’isola e considerato diversi fattori sfavorevoli, sconsiglierei dal mio punto di vista di soggiornarvi. 

Ngemelis Island

Si trova a ovest di German Channel al centro di tutto questo universo emerso/sommerso e quanto a immersioni o snork contende il primato dei migliori siti a Palau. 

In questo contesto di bellezze straordinarie non sarebbe il caso di stilare classifiche, se dovessi farlo prendendo in esame la singola isola che forma l’arcipelago, senz’altro direi che questa è la preferita. Natura pressoché incontaminata, panorami fantastici, spiagge bellissime, mare cristallino e numerosi top dive sites completano il menù che viene offerto giornalmente. Nonostante sia disabitata ci sono talmente tante cose da fare e vedere che occorrerebbe fermarsi qui per giorni.

Fairyland Ngemelis Coral Garden Il Paese delle Fate

Il reef parte dalla superficie e durante la bassa marea si può vedere la barriera corallina emergere. Non ci sono correnti di sorta che ci disturbano, mentre il giardino si estende per tutta l’isola con una pendenza a scendere gradatamente fino a venti metri. Pesci tropicali di tutte le specie e ottima visibilità per Immersioni e/o snorklng facili. 

Ngemelis Wall

Una parete che si erge fino a sfiorare la superficie. Questo acquario naturale è tappezzato di coralli molli di mille colori e spugne in cui nuotano pesci napoleone, farfalla, pappagallo e ogni altra specie tropicale di barriera. I giorni seguenti prima di intraprendere la via del ritorno mi dedico al relax a Mecherchar Island, che oltre a ospitare il Jellyfish Lake è luogo ideale per il dolce far niente sulle sue splendide spiagge. 

Ho cercato di rappresentare in modo sintetico parte di questo viaggio essendo ben conscio di non poter essere esaustivo né sulla lingua dell’arcipelago che si estende a Sud di Koror né tanto meno su quella a Nord che non avuto modo di visitare. Di fatto in ciascuna delle isole che compongono questo arcipelago ognuno può trovare il suo “paradiso” difficile non perdere la testa per uno di questi angoli nascosti. 

Palau Ultima info

Ma che ve l’ho detto che non siamo in Sardegna?

Ad ogni modo pure qui la religione è prevalentemente cattolica, pertanto non ci sono limitazioni nel bere e nel vestire, insomma briahi e ignudi siete i benvenuti.

Dimenticavo del sorvolo in elicottero, sorvoliamo e torniamo a Bangkok dove è necessaria una sosta a causa delle coincidenze, non mi dispiace affatto.

Saluti

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