Sud Africa + Mozambico + Doha: aprile 2014

Sud Africa + Mozambico + Doha: aprile 2014

 

  1. A) INFORMAZIONI GENERALI:

 

Quando: dal 17.04.2014 al 03.05.2014.

Itinerario: Johannesburg, Panorama Route, Kruger, Johannesburg – mare in Mozambico a Vilankulo – Johannesburg e poi Doha nel Qatar (visto che avevamo uno scalo forzato di 8 ore abbiamo deciso di sostare due notti così abbiamo approfittato per vedere anche questa città).

Perché questo viaggio: quest’anno abbiamo fatto questo viaggio mettendo insieme le esigenze di tutta la famiglia. Dopo anni di tour i nostri figli chiedevano pietà e volevano per un anno andare al mare. L’occasione è arrivata quando ho ritrovato una cara amica d’infanzia, Marina, che si è sposata con un ragazzo del Mozambico e si è trasferita a Vilankulo. Ci siamo viste qui in Italia e quando ci ha decantato le bellezze della sua nuova casa non potevamo non decidere di andarla a trovare … e poi noi siamo malati d’Africa quindi con il fatto che il Mozambico per fortuna è in Africa, abbiamo trovato la ciliegina da mettere sulla torta … Noi siamo contenti perché così riusciamo a fare un bel giro del Sud Africa per una settimana e i ragazzi sono contenti di andare al mare per la seconda settimana. La prima idea era di partire da Johannesburg e fare un tour fino a Durban, qui prendere l’aereo con scalo a Jo’burg per Vilankulo, oppure unire Cape Town al Kruger ma aprile non è periodo per le balene (ci sono da giugno a settembre mentre gli squali bianchi ci sono tutto l’anno). Abbiamo quindi optato per visitare bene  il Kruger e basta.

Prenotazioni: leggendo vari itinerari di Turisti per caso e valutando spostamenti e km, abbiamo deciso il giro e contattato i vari lodge dove volevamo pernottare poi come al solito la prenotazione l’abbiamo fatta fare ad una nostra amica che ha un’agenzia nel nostro paese. Sono anni che facciamo così, non ci fidiamo a fare tutto da soli. E’ un giusto compromesso. Con loro abbiamo prenotato i voli, la macchina e i lodge in Sud Africa. Per il Mozambico invece la mia amica Marina ci ha prenotato al Casa Rex per 6 notti. Durante il giorno facevamo escursioni all’arcipelago Bazaruto organizzate da Marina. Lei fa questo di lavoro, ha un’agenzia viaggi (quindi a lei si possono prenotare anche tutti gli hotel) e gestisce l’attività di famiglia (hanno diverse barche con le quali portano i turisti alle isole. Sono escursioni giornaliere con pranzo e bibite inclusi). Dovesse interessare si chiama Bazaruto Incoming Agency (http://www.bazaruto-incomingagency.com/index2.php?lang=it). Contattatela per prenotazioni. E’ bravissima.

Voli: li abbiamo prenotati a settembre per un totale di € 3.816,00 (prezzo per 3 adulti ed un bambino). Matteo ha 13 anni quindi paga adulto, Martina 11 ha qualche sconto. Abbiamo volato con Qatar Airlines (Malpensa – Doha – Johannesburg e ritorno per € 2.506) e poi con LAM, la compagnia mozambicana, (Johannesburg – Vilankulo e ritorno per € 1.310). Non ci sono voli diretti dall’Italia su Jo’burg. Si deve fare uno scalo o in Europa o in Africa, dipende dalle compagnie con le quali si vola. Gli anni scorsi avevamo volato per Johannesburg vi a Francoforte con Luftansa e via Addis Abeba con l’Etiopian Airlines. Quest’anno invece la compagnia con i prezzi più vantaggiosi era la Qatar. Non l’avevamo mai presa e ci siamo trovati benissimo.

Hotel: non conviene rischiare di non prenotarli. Per luglio e agosto bisogna farlo con largo anticipo soprattutto i campi dentro al Kruger. Noi abbiamo trovato delle soluzioni ottime appena fuori dal parco. Abbiamo fatto questa scelta perché i campi statali hanno tutti delle pessime recensioni mentre i lodge nel parco o quelli nelle riserve private sono carissimi. Più avanti spiego la differenza tra riserva privata e Kruger vero e proprio. Di seguito elenco i lodge dove abbiamo pernottato, i prezzi riportati sono in B & B per tutti e 4 tranne il Buckler’s che è un self catering:

 

18.04.2014 Sabie Townhouse Guest Lodge a Sabie  (family room )Rand 1550   €  109   (colazione)

19.04.2014 Kaia Tani a Palaborwa (2 doppie)                                                      €  180           (colazione)

20.04.2014 Kaia Tani a Palaborwa (2 doppie)                                                             €  180   (colazione)

21.04.2014 Buckler’s a Komatipoort (family chalet)                         Rand 2.300 €  162   (self catering)

22.04.2014 Buckler’s a Komatipoort (family chalet)                         Rand 2.300  €  162   (self catering)

23.04.2014 Aero Guest Lodge a Jo’burg (quadrupla)                      Rand   975  €    72   (colazione)

24.04.2014 Casa Rex a Vilanculos (suite con 4 letti)                    $ USA 370   €  281    (colazione)

25.04.2014 Casa Rex a Vilanculos (suite con 4 letti)                    $ USA 370   €  281    (colazione)

26.04.2014 Casa Rex a Vilanculos (suite con 4 letti)                    $ USA 370   €  281    (colazione)

27.04.2014 Casa Rex a Vilanculos (suite con 4 letti)                      $ USA 370   €  281   (colazione)

28.04.2014 Casa Rex a Vilanculos (suite con 4 letti)                      $ USA 370   €  281   (colazione)

29.04.2014 Casa Rex a Vilanculos (suite con 4 letti)                      $ USA 370   €  281   (colazione)

30.04.2014 Aero Guest Lodge a Jo’burg (quadrupla)                      Rand  975   €    72   (colazione)

01.05.2014 Retaj Royale a Doha (quadrupla)                                                  €  162   (colazione)

02.05.2014 Retaj Royale a Doha   (quadrupla)                                                  €  162   (colazione)

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TOTALE                    €  2.947

Siti internet dei lodge:

Sabie Townhouse a Sabie (http://www.sabietownhouse.co.za/)

Kaia Tani a Palaborwa (http://www.kaiatani.com/Italian/index.html)

Buckler’s a Komatipoort (http://www.bucklersafrica.co.za/)

Aero Guest Lodge a Johannesburg (http://www.aeroguestlodge.co.za/)

Casa Rex a Vilankulo (http://www.casa-rex.com/)

Retaj Royale a Doha (http://www.retaj-hotels.com/royaledoha/index.php)

 

Auto e navigatore in Sud Africa: il costo per 6 giorni (dal 18 mattina al 23 sera) è stato di € 438 (€ 73 al giorno). Il navigatore € 24 (Rand 57 x 6 giorni = Rand 342). L’auto l’abbiamo pagata in Italia, il navigatore quando l’abbiamo ritirato. La macchina era un Nissan Navara bianco double cab con hard top targato CW30CNGP.

Costi: oltre agli importi dei voli, hotel e auto bisogna aggiungere l’assicurazione che varia in base alle scelte personali, il costo dell’agenzia viaggi (€ 500) e poi le spese sostenute in loco: Spese in Sud Africa (benzina € 202 – costa al litro Rand 14,55 = € 1,03; spesa al supermercato per i pranzi e varie € 80; pranzi e cene al ristorante € 397; escursioni € 208; ingressi ai parchi € 235; autostrade € 20). Spese in Mozambico (cene al ristorante € 355; escursioni € 450; taxi € 27; visti per l’ingresso in Mozambico € 180). Spese nel Qatar (visto d’ingresso € 80; ristoranti e bar € 70; taxi € 103). Regali da portare a casa, mance e varie € 220.

Malaria: questo è un discorso molto delicato. La zona del Kruger e il Mozambico sono zone in cui la malaria esiste. Dovete valutare bene se i rischi dell’antimalarica sono superiori o inferiori al rischio di contrarre la malattia. Si sa che la prevenzione (oltre essere devastante per il corpo) non copre completamente e se la zanzara femmina ha morso una persona infetta e poi punge te nel giro di poche ore, in un particolare momento di digestione del sangue, te la prendi comunque. Si ha un alto rischio se si pernotta in zone densamente popolate e si gira senza protezioni da quando il sole tramonta a quando sorge. Se si usano repellenti, non si sta all’aperto in questo periodo di tempo e si pernotta in luoghi isolati (dicono che la zanzara possa percorrere al massimo 2 km.), il rischio è quasi nullo. C’è da dire anche che se si va in zone malaria quando fa caldo il rischio è altissimo, in inverno (nel loro inverno quindi giugno, luglio e agosto) anche qui il rischio è quasi nullo. Se la si contrae (ha un’incubazione da 1 a 2 settimane) e la si prende per tempo, esistono farmaci che debellano la malattia completamente, altrimenti può essere letale. Bisogna rivolgersi a centri specializzati appena si ha qualche malessere. Il primo è la febbre altissima. Dicono addirittura che sia meglio non fare la prevenzione per il fatto che questa non fa manifestare in modo evidente i sintomi della malattia. Per esempio la febbre rimane bassa e a volte non ci si accorge neppure di averla. Quanto scritto sull’argomento mi è stato detto ragazzi che abitano in Namibia da anni e confermato quest’anno da altre persone che abitano in Sud Africa. Anche quest’anno, come nei ns precedenti viaggi, non abbiamo fatto nessuna profilassi farmacologica, l’abbiamo sempre fatta omeopatica.

 

1) DETTAGLI SUD AFRICA:

 

Valuta: Rand (1 € = 14,20 Rand)

Documenti e visti: passaporto. Non c’è il visto.

Macchina e strade: abbiamo scelto una jeep 4 x 4 perché a noi piace andare a ficcare il naso ovunque quindi non volevamo limitazioni. Si potrebbe anche affittare una berlina visto che le strade per arrivare al Kruger sono tutte asfaltate e anche le principali all’interno del parco. Molte sono sterrate ma assolutamente battute. C’è qualche pista solo per i 4×4. Sono ammessi pochissimi veicoli al giorno e si deve pagare un supplemento quando si acquista il biglietto all’ingresso. I limiti di velocità sono di 120 km./h per le highway più importanti, 100 per le strade suburbane e 60 nei centri abitati. Nel parco sono di 50 km./h. sulle strade asfaltate e 40 km./h. su quelle sterrate.

Km. percorsi: in con la nostra macchina 1.700, con la guida 400

Cibo: abbiamo mangiato sempre benissimo, carne a volontà la sera a cena mentre tutti i pranzi li abbiamo fatti sulla jeep con quello che acquistavamo nei supermercati.

Acqua: dicono che sia buona. Abbiamo sempre lavato i denti con l’acqua del rubinetto (noi adulti, ai ragazzi davamo l’acqua delle bottiglie). E’ capitato di aver mangiato pure insalata ma non abbiamo avuto problemi gastrointestinali.

Paesaggi: nel giro che abbiamo fatto noi, in alcuni punti sembra di essere nei paesi nordici. Ci sono collinette con pini e cascate nella Panorama Route. Nel Kruger invece i paesaggi sono diversi. Ci sono tanti fiumi che lo attraversano. In alcuni punti c’è la savana con l’erba gialla, in altri punti piante e cespugli.

Flora: ebano africano, acacia spinosa o albero knobthorn, albero di piombo o combretum imberbe, marula, albero mopane, albero camelthorn o acacia erioloba o delle giraffe, baobab, albero delle salsicce o kigelia pinnata, albero della febbre o acacia xanthophloea, albero di sicomoro.

Fauna: un tempo chi andava in Africa voleva come trofei di caccia i “Big five” (i primi 5 dell’elenco di seguito) ma ora questi trofei sono per lo più fotografici quindi sono diventati i “Big nine”. RINOCERONTE bianco o nero (più raro). La differenza non sta nel colore del mantello (entrambe sono grigetti) ma nel labbro. Quello bianco ha la forma della bocca più squadrata adatta a brucare negli spazi aperti della savana. Quello nero ha la bocca più tondeggiante con il labbro superiore prensile adatto a mangiare rametti e foglie di acacia nel bush. Questo fa si che si differenzino anche nella gestione dei cuccioli. Quello bianco segue i piccoli perché negli spazi aperti può brucare e tenere d’occhio la prole, quello nero, deve precedere i cuccioli perché deve far loro strada in mezzo alla vegetazione fitta. Quello bianco si muove in piccoli gruppi, quello nero è più solitario. ELEFANTE, LEONE, BUFALO (tra tutti è il più pericoloso perché, se viene isolato dal gruppo e si sente braccato, attacca), LEOPARDO (caccia di notte, durante il giorno si riposa all’ombra), GHEPARDO (lo si distingue dal leopardo per una linea nera che gli parte dagli occhi ed arriva, contornando il naso, fino sotto alla bocca), GIRAFFA, IPPOPOTAMO (vive di giorno in acqua e di notte pascola, mangia fino a 60 kg.di erba ma non magia quelle acquatiche), ZEBRA. Oltre a questi si possono vedere tanti tipi di antilopi, gli gnu, i babbuini, le iene, i facoceri, gli sciacalli, le procavie, coccodrilli, struzzi (femmine grigie e maschi neri) e chi più ne ha più ne metta … Quando eravamo in Namibia avevamo letto un articolo di una rivista specializzata che riportava l’elenco dei 9 animali sudafricani che hanno ucciso più persone: ippopotamo (sottovalutato perché non carnivoro ma diventa pericolosissimo se disturbato e se si sente in pericolo), la zanzara che trasmette la malaria, l’elefante, il serpente Black Mamba (se lo si incontra bisogna stare immobili, non serve correre per scappare in quanto raggiunge una velocità di 20 km./h), il coccodrillo, il leone, il serpente Puff Adder (che noi abbiamo visto dalla macchina all’Etosha), il bufalo ed infine il rinoceronte nero.

Gente: squisita. Abbiamo avuto a che fare sia con gente di colore che bianchi. Tutti sono stati sempre gentili.

Sicurezza: Non ci siamo mai sentiti intimoriti anche se eravamo gli unici bianchi in alcuni posti.

Lingua: in ordine di diffusione sono zulu, xhosa, afrikaans, sotho settentrionale, tsawana, inglese, sotho meridionale, xitsonga, swati, tshivenda, ndebele. Noi parlavamo inglese (lo conoscono tutti).

Documentazione: itinerari di Turisti per Caso (che ringrazio per aver messo a disposizione di altri viaggiatori le loro esperienze) e la Lonely Planet.

Telefonini: il cellulare aveva campo quasi ovunque. Non c’è copertura in alcuni punti del Kruger.

Fuso: c’è la stessa ora dell’Italia

Fotografia: ho fatto 2.900 foto e 1 ora di telecamera. Come lenti ho usato 10-20, 15-85, 70-300. Il tele è fondamentale.

Corrente: acquistare nel primo supermercato che trovate un adattatore. Noi ce l’avevamo già visto che l’avevamo usato nei nostri precedenti viaggi in Namibia.

Temperatura e abbigliamento: in Africa si vive in base al sorgere e tramontare del sole. Dal tramonto all’alba le temperature possono scendere fino a pochi gradi sopra lo 0. Quando sorge il sole aumenta fino ai 20/25. Questa è la situazione nel loro inverno (nostra estate). In estate le temperature sono molto alte. Le piogge sono a gennaio, febbraio e marzo. A metà aprile quando siamo andati noi come stagione è alla fine dell’autunno. Di giorno stavamo in pantaloncini corti e maglietta mentre la sera bastava un pile.

Sole: alba alle 6.00 – tramonto alle 18.00 circa.

Giornata tipo: sveglia alle 5.00 con ingresso al parco alle 6.00. Uscita alla chiusura del parco alle 18.00, cena e in branda alle 21.00

Opinione generale: meraviglioso. Siamo tornati assolutamente soddisfatti. Anche se è un parco molto frequentato siamo sempre riusciti a trovare piste isolate dove passavano ore prima che vedessimo una macchina.

 

Siti internet:

 

1) GENERALE SUD AFRICA

http://www.sanparks.org/ (sito ufficiale parchi dove prenotare i campi)

http://www.sa-venues.com/ (sito con mappe ed informazioni su tutto il Sud Africa)

http://www.sa-venues.com/game_lodges_nationwide_south_afr.htm (mappa e informazioni sui parchi del Sud Africa)

http://www.places.co.za/ (informazioni su lodge, parchi, ecc.ecc.)

http://www.places.co.za/html/parks_conservation_fees.html (costi ingressi parchi)

http://www.places.co.za/html/park_regulations.html (regole comportamento dentro parchi)

http://www.places.co.za/html/kruger_exit_permits.html (permessi per uscire dai parchi)

www.safariafrica.it  (informazioni generali)

http://www.southafricandream.it/index.asp (tour operator italiano)

http://www.parcokruger.it/sanp.php (elenco tutti i campi statali e riserve private + costi)

http://www.kwathabeng.co.za/#gsc.tab=0 (elenco lodge di tutto il Sud Africa)

http://www.kwathabeng.co.za/#gsc.tab=0 (informazioni generali sul Sud Africa)

 

http://www.southafrica.org.za/list/location/South_Africa.html (sito dove ci sono proposte di itinerari dettagliati su tutto il Sud Africa)

2) KRUGER

http://www.krugerpark.co.za/ (sito generale con molte informazioni, tour operator Siyabona Africa)

http://www.krugerpark.co.za/Maps_of_Kruger_Park-travel/kruger-national-park-main-map.html (mappa del Kruger)

http://www.krugerpark.co.za/Kruger_National_Park_Lodging_&_Camping_Guide-Travel/Kruger_National_Park_Lodging_&_Camping_Guide.html

(pagina sito Siyabona con elenco di tutti i campi statali nel Kruger)

http://www.kwathabeng.co.za/travel/accommodation.php?location=Kruger+National+Park#gsc.tab=0 (elenco lodge zona kruger)

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga-kruger.htm (mappa e informazioni sul Kruger)

http://youtube.com/watch?v=LU8DDYz68kM (video molto bello)

3) REGIONE MPUMALANGA

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga-regional.htm (mappa e informazioni sulla regione Mpumalanga)

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga/sabie.php (mappa e informazioni su Sabie)

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga/graskop.php (mappa e informazioni su Graskop)

4) PANORAMIC ROUTE

http://www.kwathabeng.co.za/travel/accommodation.php?location=Panorama+Route#gsc.tab=0 (elenco lodge nella zona panorama route)

http://www.kwathabeng.co.za/mpumalanga.html#gsc.tab=0 (elenco lodge zona mpumalanga)

http://www.southafrica.org.za/tour-sa-panorama-route.html (dettagli di tutto il percorso della Panorama Route)

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga-panorama-route.htm (mappa e informazioni sulla Panorama Route)

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga-blyde-river-canyon.htm (mappa e informazioni sul Blyde River Canyon)

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga/pilgrims-rest.php (mappa e informazioni su Pilgrim Rest)

http://www.frommers.com/images/destinations/maps/jpg-2006/2457_panoramarouteandsabie.jpg (mappa Panoramic Route)

http://www.graskop.co.za/seedo/#gorge (ottimo sito con dettaglio e foto di tutto quello che c’è nella Panorama Route)

5) ZONA HOEDSPRUIT

http://www.jessicahippo.com/index.php/tours/day-visitors (ippopotamo Jessica)

http://www.moholoholo.co.za/ (centro riabilitazione animali Moholoholo)

http://khamai.co.za/Corporate.html (Swadini, centro rettili)

6) ZONA NELSPRUIT

http://www.places.co.za/html/lowveld_botanical_garden.html (giardino botanico Lowveld)

http://www.sa-venues.com/maps/mpumalanga/nelspruit.php (mappa e informazioni su Nelspruit)

7) JOHANNESBURG

 

2) DETTAGLI MOZAMBICO:

Valuta: si usano sia $ Usa (1 € = $ 1,36) che Metical (1 € = Met 41)

Documenti e visti: passaporto e vi vuole il visto. Bisogna richiederlo all’ambasciata del Mozambico a Roma (sito: http://www.ambasciatamozambico.org/visti_ita.php) al costo di  € 45 a passaporto oppure quando si arriva in aeroporto ma qui costa di più ($ Usa 80 = € 59). Per la prima soluzione bisogna spedire a Roma i passaporti che devono avere minimo 6 mesi di validità residua, 2 fototessera a persona, formulario debitamente compilato (uno a persona), copia dei biglietti aerei o della prenotazione, includere copia del pagamento che avrete già dovuto provvedere a fare sul C/C intestato all’ambasciata, una busta con il vs indirizzo con la quale vi rispediranno il tutto, le spese di spedizione della busta sono a carico vostro e dovrete pagarle al corriere quando consegna, allegare una lettera con il riepilogo e il vs n°di telefono in caso di necessità di ulteriori informazioni. Ci vogliono circa 10 giorni per questo giro di documenti. La cosa importante sono le tempistiche per richiedere il visto. Quando loro ricevono la documentazione metteranno una marca sul passaporto con la validità di due mesi. Da questa data si hanno 60 giorni per entrare in Mozambico e fare apporre il visto d’ingresso. Con questo secondo timbro si ha il permesso di 30 giorni per poter rimanere nel paese. Tanto per spiegare meglio noi siamo entrati il 24 aprile quindi l’ambasciata a Roma doveva mettere il primo timbro minimo il 25 febbraio. Per la seconda soluzione (fare il visto all’arrivo a destinazione) invece dovete fare attenzione ad una cosa. Se viaggiate con la compagnia aerea TAP non vi fanno salire sull’aereo a Johannesburg se non siete già in possesso del visto quindi bisogna farlo assolutamente prima di partire. Noi abbiamo viaggiato con la LAM quindi avremmo potuto farlo a Vilanculos ma abbiamo preferito partire con i documenti in regola per evitare qualsiasi inconveniente. Anche perché le regole possono cambiare da un momento all’altro quindi non volevamo correre il rischio che succedesse a ridosso della partenza quando non avremmo più avuto il tempo di inviare i documenti a Roma. Quanto scritto mi è stato comunicato dall’ambasciata mozambicana ed è stato valido per il periodo in cui siamo stati noi. E’ bene però verificare che le cose stiano ancora così prima di partire.

Cibo: anche qui abbiamo mangiato bene. Pesce a volontà.

Acqua: l’acqua a Vilankulo è buona. La mia amica Marina beve quella del rubinetto. Noi abbiamo sempre lavato i denti con l’acqua delle bottiglie e non abbiamo mangiato insalata. Problemi gastrointestinali zero.

Pulizia: nota dolente. Non hanno la cultura dell’immondizia ed è un vero peccato. Hanno un patrimonio paesaggistico inestimabile non ancora toccato dal turismo di massa e dovrebbero fare di tutto per preservarlo. Le isole invece sono dei paradisi immacolati.

Gente: gentilissimi. Ti guardano ma appena tu fai un gesto di saluto o un sorriso, si illuminano.

Sicurezza: nessuna sensazione di insicurezza.

Lingua: portoghese, inglese e le varie lingue locali.

Documentazione: itinerari di Turisti per Caso e la Lonely Planet.

Telefonini: c’era copertura ovunque.

Fuso: un’ora in più rispetto all’Italia.

Fotografia: bisogna chiedere prima di fotografare. Non gradiscono molto però girando con Helder e Marina sono riuscita a portare a casa delle belle foto. In alcune situazioni non avrei mai tirato fuori la macchina ma con loro ho osato.

Corrente: inserivamo direttamente le spine nelle prese.

Temperatura e abbigliamento: ad aprile è fine autunno. Di giorno faceva caldo, la sera indossavamo un golfino leggero. Sulle barche quando viaggiavamo mettevamo una maglietta maniche lunghe. Le piogge sono in gennaio, febbraio e marzo. In questi mesi fa molto caldo.

Sole: alba alle 6.30 – tramonto alle 18.00.

Giornata tipo: sveglia all’alba perché abbiamo ancora gli orari sudafricani in corpo, colazione e poi alle 8.30 eravamo già in barca diretti alle isole. Rientro a metà pomeriggio, cena e in branda alle 21.00.

Opinione generale: vacanza che ci è piaciuta moltissimo. Le isole sono meravigliose, non hanno nulla a che invidiare ai Caraibi. Stando con Marina ed Helder abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con la gente del posto. Questo quando si viaggia è difficile perché per lo più si tendono a visitare posti turistici.

 

3) DETTAGLI QATAR:

Valuta: Rial (1 € = 5 QR, Qatar Rial ). Accettano anche dollari Usa (1 € = $ 1,36)

Documenti e visti: passaporto e visto da richiedere all’aeroporto quando si arriva. Costo Rial 100 (€ 20) a testa da pagarsi in aeroporto solo con carta di credito.

Cibo: abbiamo mangiato solo una sera a cena ma tutto buono.

Acqua: non ho idea se sia potabile o meno. Per i denti abbiamo usato sempre l’acqua delle bottiglie.

 

Pulizia: abbiamo trovato tutto assolutamente pulito.

Gente: Le poche persone con le quali abbiamo avuto a che fare le abbiamo trovate gentili.

Sicurezza: tranquillo.

Lingua: arabo ed inglese.

Documentazione: itinerari di Turisti per Caso

Telefonini: copertura ovunque.

Fuso: un’ora in più dell’Italia.

Fotografia: assolutamente non fotografare le donne. Per il resto ci sono molti scorci carini. Lo shyline dei grattaceli è bellissimo visto dal porto vecchio.

Corrente: c’era un adattatore in camera.

Temperatura e abbigliamento: caldo. C’erano 40°. Da maggio a settembre è invivibile. L’aria condizionata è ovunque nei locali ed è bassissima. Conviene portarsi un golfino.

Sole: alba alle 6.30 – tramonto alle 5.30.

Opinione generale: ci è piaciuta molto. Una giornata intera è perfetta per visitare. Se si fa scalo in questa città una sosta la consiglierei. Se poi si ha più tempo dicono che il deserto sia bellissimo, specialmente un posto a 70 km. dalla città in direzione sud dove le dune arrivano al mare.

 

  1. B) ITINERARIO GIORNO PER GIORNO:

 

1) 17 aprile 2014, giovedì

Partiamo di casa alle 11.00 dopo che ho portato le nostre labradors dal loro veterinario in pensione. Cara grazia che lui è sempre disponibile. Le tiene in casa ed in giardino con i suoi cani. Raggiungiamo in un’oretta  il Travel Parking vicino a Malpensa (€ 68 per 17 giorni). Comodissimo. Avendo già fatto il check-in on line da casa passiamo nella corsia “Bag drop” per lasciare solo le valige velocizzando i tempi. Ci mangiamo due panini al volo e poi andiamo all’imbarco. Il volo parte alle 16.00. L’aereo non è nuovo. In 5 ore e mezza raggiungiamo Doha. Volo eterno per colpa di una famiglia italiana con tre bambini che hanno fatto casino, riso ed urlato tutto il viaggio. Probabilmente erano convinti di essere da soli sull’aereo. Tutta la gente si girava a guardarli ma nessuno ha osato dire nulla. La maleducazione non ha limiti. Atterriamo in Qatar dove c’è un’ora in più di fuso. Bisogna fare attenzione ad una cosa. Dalla pista all’aeroporto bisogna prendere un pullman. Non è vicinissimo. Ci sono due fermate. Una per i transfer ed una per chi si ferma a Doha. Si può essere aiutati dal colore delle etichette che vengono applicate al bagaglio a mano in fase di check-in. Il giallo è per i transfer, il blu è per Doha, se non ricordo male. L’aeroporto è strapieno. Aspettiamo 3 ore e alle 2.30 ora locale siamo di nuovo in volo per 7 ore e mezza. Questo aereo è nuovissimo. Molto bello. Ci servono la cena. Buona. Il servizio è ottimo. Per fortuna non c’è nessuno che disturba quindi riposiamo.

 

2) 18 aprile 2014, venerdì – km.362

Atterriamo a Johannesburg alle 9.00. Siamo riusciti a dormire abbastanza quindi siamo in forma. Cambiamo i soldi anche se il cambio non è conveniente. E’ di Rand 13,80 per 1 €. Poi andiamo a ritirare la macchina alla Thrifty. Il banco è nell’edificio proprio di fronte all’uscita degli arrivi internazionali. Basta attraversare la strada e ci sono tutti i rent a car. Ci fanno una strisciata della carta di credito. Questa viene addebitata solo se ci sono danni all’auto. Se tutto è ok non ci sarà nessun addebito. E’ una precauzione per il rent a car. Non accettano carte prepagate. Ritiriamo e paghiamo il navigatore (Rand 57 al giorno x 6 giorni quindi totali Rand 342 = € 24). E’ richiesta la patente internazionale però abbiamo presentato quella italiana per comodità (l’altra era in fondo allo zaino) e non hanno detto nulla. Comunque non conviene rischiare. Fate la patente internazionale. Saliamo al piano superiore dove ci sono tutte le macchine di tutti i rent a car. Cerchiamo il nostro ed in un nano secondo siamo in macchina e partiamo. Che meraviglia. Erano 10 mesi che sognavamo questo momento. La jeep è un Navara double cab della Nissan bianco con l’hard top in modo tale che le valige sono al chiuso. E’ sicuramente migliore come mezzo e come comodità all’interno l’Hillux della Toyota che abbiamo affittato gli altri anni in Namibia ma qui non l’abbiamo trovato. Alle 10.30 partiamo. Usciamo velocemente dalla città visto che l’aeroporto si trova ad est in periferia ed in direzione Kruger imboccando la N4. La strada che percorriamo fino a Sabie, all’inizio della Panorama Route, è tutta asfaltata ed è un’autostrada. Ci sono due punti pedaggio, il Middelburg Plaza (Rand 45 = € 3,17) e il Machado Plaza (Rand 67 = € 4,72). La percorriamo in circa 6 ore facendo soste. Ci fermiamo per pranzo in un autogrill. Fa caldo e ci mettiamo in pantaloncini. Pensavo temperature più fresche visto che siamo alla fine dell’autunno. Più avanti altra sosta per rifornimento bibite. Ad un certo punto, dopo Machadodorp, la N4 si divide in due strade che hanno lo stesso nome. Il navigatore ci dice che la più veloce è quella che va a destra. Noi volevamo comunque prendere quella per andare a vedere le Eland Riverfalls. Giriamo quindi a destra in direzione Waterval-Boven. Questa strada è molto bella con collinette di erba verde e gialla. Per trovare le cascate il punto di riferimento sono le gallerie che si trovano a pochi km. dallo svincolo appena superato. Una galleria è per le macchine e alla sua sinistra un’altra per il treno (è in disuso da anni). Il punto di osservazione si trova appena prima della galleria del treno sulla sinistra. Però bisogna proseguire e superare la galleria delle macchine per poi fermarsi nel parcheggio grosso alla sinistra. Considerate che qui ci sono alcune persone che si offrono di farvi da guida. Noi abbiamo accettato in modo tale che la macchina fosse controllata. Avevamo paura che se rifiutavamo magari ce la toccavano. Il signore che ci accompagna ci precede. Bisogna passare a piedi nella galleria del treno e quindi andare nella direzione dalla quale siamo arrivati. Per qualche metro c’è buio pesto quindi accendiamo la luce del cellulare per vedere dove mettere i piedi. Il ns accompagnatore parla come una macchinetta delle bellezze del luogo. Arriviamo alla fine della galleria e a dx troviamo un terrazzo in legno. Le cascate sono bellissime. Hanno il sole alle spalle, per le foto sarebbe meglio venire al mattino. L’erosione ha creato un canyon di rocce rosse.

 

(Informazioni: il fiume che le crea è il fiume Eland e quando si getta nel vuoto si divide in 3 cascatelle. Con i suoi 70 mt. è una delle cascate più alte della regione Mpumalanga. E’ stata dichiarata monumento nazionale. E’ uno dei più importanti siti di arrampicata del Sud Africa.).

 

Bello. Rientriamo e qui il signore ci dice che vuole Rand 100 (€ 7 a testa). Una fregatura bisogna beccarsela in una vacanza. Noi un po’ presi dalla stanchezza non abbiamo chiesto prima. Cosa da non fare mai e lo sappiamo benissimo. Quando arriviamo alla macchina c’è la polizia che si ferma solo per fare inversione. Il signore non si lamenta quando gli diamo Rand 200 per tutti. Sa che con la polizia avrebbe delle grane. Noi polizia o meno non gli avremmo mai dato 30 euro per 10 minuti che ci ha dedicato anzi, glieli avremmo anche dati se fosse stata una persona semplice e gentile. Lo è stato all’andata mentre al rientro si è mostrato molto arrogante ed altezzoso. Quindi ci ha dato fastidio. Ripartiamo percorrendo sempre strade piacevoli. Arriviamo a Sabie sulle R539 e R37. Consiglio di scegliere Sabie come punto notte per il fatto che è proprio all’inizio della Panorama Route. Si ha così tutta la giornata seguente per percorrere la strada delle cascate per poi arrivare in serata a dormire all’ingresso del Kruger. Logisticamente è una sosta perfetta. Si potrebbe anche pernottare a White River (ma è più distante) oppure a Graskop (suggerisco questo posto solo se si pernotta dentro al Kruger e quindi si ha il vincolo di orario per la chiusura dei cancelli. Dormendo qui si possono vedere il giorno prima le cascate che ci sono tra Sabie e Gaskop e poi il giorno dopo ci si muove più velocemente). Se comunque non si hanno vincoli di orari e si ha tutta la giornata a disposizione è meglio dormire a Sabie.

 

(Informazioni: Sabie è una città priva di malaria, tranquilla e attraente situata in Mpumalanga in Sud Africa. Si trova nel centro di una delle più grandi foreste artificiali in tutto il mondo. La città prende il nome dal fiume Sabie che è ben noto per i suoi temibili coccodrilli così come le forti correnti. Sabie è nata durante la  corsa all’oro grazie ad causa di una scoperta accidentale durante un pic-nic nel 1895.  I partecipanti hanno fatto il tiro alla bottiglia. I proiettili hanno rivelato scaglie oro nella roccia.  E così la corsa all’oro è iniziata … Eppure, i primi abitanti sono stati i Boscimani o San.  Questo è stato dedotto dalle pitture rupestri, incisioni, manufatti e strumenti in pietra rinvenuti nella zona. Sabie è la meta ideale per le vacanze ed è adatta a tutta la famiglia.  Con la natura sulla soglia di casa, la città di Sabie è un ambiente stimolante per un numero crescente di artisti e artigiani.  Ci sono un sacco di negozi di souvenir unici. Sabie vanta alcuni begli alberghi e guest house, nonché ottimi ristoranti.  Sabie vanta una grande varietà di attività interessanti, tra cui nuoto, pesca, discesa in corda doppia, tiro con l’arco, giri in mongolfiera, bird watching, canottaggio e vela, elicottero, rafting, arrampicata, trekking. Informazioni prese da internet).

 

Arrivando in città facciamo come prima cosa benzina per Rand 500 (€ 35). Il paese è piccolino ma grazioso. Adocchiamo dei supermercati per fare la spesa domani mattina poi andiamo al nostro hotel il Sabie Townhouse Guest Lodge (http://www.sabietownhouse.co.za/). Ci accolgono marito e moglie, due persone molto piacevoli (sono bianchi ma ho letto che arrivano dallo Zimbabwe, sono venuti via prima che lo stato andasse in crisi). E’ davvero carino. Piccolo ma curato. Ha una zona salotto, un locale per la colazione e una parte all’esterno con piscina, tavoli ed un altro salotto chiuso però da tende. Verrà aperto quando le temperature lo consentiranno. Qui mattina e sera fa freschino. Ci assegnano la nostra camera. Tutte hanno il nome di un animale. La nostra è la Hippo. Ci sono due stanze. Una con un letto matrimoniale ed una con un letto a castello più il bagno. Ho il duro compito di ricompattare le valige. Dopo tutte le ore in aereo e il viaggio in macchina siamo un po’ cotti ma devo farlo. Smisto sempre i vestiti in modo tale che se ci perdono una valigia riusciamo comunque ad aggiustarci con quello che abbiamo nelle altre ma poi quando arriviamo ne faccio una per me e Martina ed una per Pier e Matteo. Questo ci è comodo quando abbiamo camere doppie e dobbiamo stare separati. Doccia e poi andiamo a cena. Chiediamo al proprietario del lodge dove possiamo andare a cena. Lui ci suggerisce “The wild big fig tree” oppure “the woodsman”. Sono uno di fronte all’altro sulla strada principale dall’altra parte della cittadina. Ci dice che possiamo andare a piedi visto che non sono distanti e che quello è un posto sicuro. Noi preferiamo comunque prendere la macchina e l’azzecchiamo perché dopo cena non avremmo avuto voglia di scarpinare. Indossiamo solo un pile ma stiamo bene. Scegliamo “la grande pianta selvatica di fico” e ci troviamo davvero bene. Spendiamo Rand 627 (€ 44) + la mancia. Prendiamo carpaccio di impala con la papaia fresca e poi delle bistecche alla griglia con verdura ed infine una crema di cioccolato. Come birra invece una sudafricana. Mandiamo in crisi la cameriera perché le chiediamo del pane in più ma non riesce a capire il motivo visto che loro lo servono solo come antipasto con il burro. Rientriamo subito dopo in hotel e un tantino stanchi andiamo a dormire.

 

3) 19 aprile 2014, sabato – km.249

La colazione purtroppo è solo dalle 7.30 alle 9.00. Noi avremmo voluto partire alle 6.00 perché le cose da vedere oggi sono tante. Ritardando alle 8.15 abbiamo dovuto accelerare i tempi e non siamo riusciti ad andare a trovare Jessica The Hippo (più avanti spiego di chi si tratta). Se avessimo fatto scorta di cibo ieri sera avremmo potuto fare colazione con le nostre cose in macchina e partire prima. Comunque quella che servono è ottima. Fuori c’è la nebbiolina con un debole sole che cerca di fare capolino. Non fa freddo. Passiamo al supermercato Super U e poi andiamo a prendere della birra nel negozio di fronte. Gli alcolici vengono venduti in negozi a parte. Lasciamo Sabie diretti a nord con il sole pieno ed un bel cielo azzurro diretti. La Panorama Route che noi percorreremo tutto il giorno sarà la R532 ed è molto bella. Tralasciamo le cascate che ci sono appena fuori dal paese. Dovesse interessare bisogna imboccare l’ultima strada del paese a sinistra in direzione nord, la Old Lydenburg Road. Non è una strada ad anello quindi bisogna poi ritornare al punto di partenza. Quanto scrivo di queste tre cascate non l’ho verificato. Sono informazioni di internet.  Sono: 1) le Bridal Veil Falls (percorrere la Old Lydenburg Road per 2 km. di strada asfaltata poi girare a destra alla GFP Segheria e seguire la strada sterrata per 3 km. L’ingresso costa pochi Rand. Ci sono servizi igienici pubblici. Da qui bisogna camminare nella foresta per 750 metri per arrivare. La cascata è alta 70m.); 2) le Horseshoe Falls (da Sabie seguire la Old Lydenburg Road per 6,8 km prima di girare a sinistra sulla strada sterrata per altri 3,6 km. La strada è di ghiaia Una breve passeggiata attraverso i bellissimi terreni offre uno l’opportunità di individuare magnifici uccelli e altri animali selvatici. Le cascate hanno un aspetto circolare e non sono molto alte. Sono state dichiarate monumento nazionale); 3) le Lone Creek Falls (percorrere la Old Lydenburg Road  per 10 km. Si trova a soli 200 metri a piedi dal parcheggio. L’ingresso costa pochi Rand. E’ una delle cascate più note della zona ed è stata dichiarata monumento nazionale. E’ alta 68 mt. ed è qualcosa di veramente eccezionale da vedere). Tornando al punto di partenza a Sabie e dirigendosi verso nord sulla R532 dovesse interessare ci sono anche le Sabie Falls proprio sotto il ponte in uscita dal paese direzione nord. Noi non ci siamo fermati. La strada che percorreremo corre tra colline coperte di prati e boschi di pini. Non sono proprio sicura che siano pini comunque ci assomigliano e sembra di essere in Norvegia, di certo non in Africa!! Ci sono punti panoramici e cascate da visitare. Alcuni ingressi sono a pagamento (pochi Rand). La tappa seguente si potrebbe fare per visitare le Mac Mac Pools (non ci fermiamo). C’è un sentiero circolare di 3 km., bisogna pagare l’ingresso (qualche Rand). Le cascate non sono alte e si gettano in un’ampia piscina dove si potrebbe nuotare. Noi ci fermiamo alle Mac Mac Falls. Paghiamo Rand 40 = € 2,8 (Rand 10 a testa). C’è un ampio parcheggio e ci sono molti negozietti di artigianato. Le cascate si raggiungono in 5 minuti a piedi. C’è una piattaforma con reti di protezioni a strapiombo sulla gola. Questa cascata è un monumento nazionale ed è considerata la più bella della zona, con giusta ragione. E’ meravigliosa. Sono due cascate gemelle alte 70 mt. Inizialmente avevano un solo getto. Poi i cercatori d’oro l’hanno modificata per cercare di raggiungere la vena aurifera sulla quale scende. Si ripristina una sola caduta durante la stagione secca. Le pareti di roccia che circondano la cascata sono ricoperte di muschi verdi. Le vediamo che sono le 10 del mattino e la parete destra è in ombra. Suggerirei di venire un po’ più tardi in modo tale che le foto rendano meglio con il sole che illumina tutto. Arrivati alla macchina ci mettiamo tutti in pantaloncini. Fa caldo. Proseguiamo e non ci fermiamo alle Forest Falls perché per raggiungerle bisogna camminare per 3 km. andare e 3 tornare. Purtroppo il tempo stringe quindi scegliamo i punti che sono più veloci da raggiungere. Velocizziamo fino a Graskop poi da lì in poi vediamo tutto. Proseguendo si arriva ad uno svincolo. Noi seguiamo a destra per Graskop ma dovesse interessare si può fare una deviazione di 11 km. per andare a visitare Pilgrim’s Rest. Su questo paesino ho letto giudizi contrastanti, come in ogni cosa. Alcuni dicono che sia carino da visitare, altri che si potrebbe saltare. Riporto ciò che ho trovato sempre su internet.

 

(Informazioni: Questo piccolo villaggio, con la sua ricca storia, è probabilmente il luogo più pittoresco e affascinante nella. Nel 1873 Alec Patterson ha trovato dell’oro nel torrente che scorre attraverso la valle. La notizia si diffuse a macchia d’olio e scatenato la più grande corsa all’oro del tempo. Industria mineraria continuò fino al 1972 e nel 1976 è diventato un museo vivente, conservato nell’esatto stile architettonico del periodo della corsa all’oro e vanta diversi edifici che sono rimasti immutati esternamente per più di un secolo. E’ una città museo. La sua conservazione come bene culturale e storico ha avuto inizio nel 1974, quando il governo provinciale ha acquistato il villaggio.  Nel 1986 il villaggio e la fattoria Ponieskrantz, su cui è situato il villaggio, è stato dichiarato Monumento Nazionale.  Oggi un gruppo di storici e gruppi di interesse continuano a impegnarsi per l’ulteriore ristrutturazione del borgo. L’ufficio turistico (tel. 013/768-1060 orari 09:00-4:30; www.pilgrimsrest.org.za) è sulla strada principale, forniscono mappe della città gratuite, biglietti per i musei e  si possono prenotare visite guidate. Cose da vedere e fare: Chiesa anglicana di St. Mary che si affaccia sulla strada principale; Rest Cemetery situato sulla collina; i tre musei della città , il Dredzen Shop e House Museum , il Museo di notizie di stampa , e la Casa Museo , possono essere visitati con il biglietto venduto al Centro di Informazioni Turistiche (Rand 10 ). Nessuno di questi musei sembrano autentici, gli arredi e gli oggetti sono spesso appoggiati a casaccio. Il Museo Alanglade (ingresso Rand 20 ) usato per ospitare il direttore della miniera del TGME e la sua famiglia , è più interessante . Anche se gli arredi, che risalgono 1900-1930, non sono originali, sono stati selezionati per rappresentare l’epoca e sono mantenuti con più cura rispetto a quelli degli altri musei. Si trova in un boschetto a 1,5 km a nord della città. Non si può lasciare la città senza fermarsi nel Royal Hotel Church Bar (il piccolo edificio usato come chiesa in Mozambico prima che fosse trasferito qui).  Pilgrims Rest offre a tutti i visitatori uno sguardo affascinante nel passato e cattura lo spirito di un un’epoca e della sua gente nella loro ricerca dell’oro).

 

Dicevo che noi non visitiamo Pilgrim’s Rest e proseguiamo verso Graskop. A chi dovesse interessare 2 km. prima del paese si può vedere il Natural Bridge (Natuurlike Brug), una roccia scavata dall’erosione, e poi 1 km. oltre il paese verso Hazyview ci sono le Graskop Falls. Noi non vediamo nessuna delle due cose ma ci dirigiamo a nord. Da qui in poi vediamo tutto. Passiamo per Graskop, piccolo paesino. Ci fermiamo lungo la strada per acquistare delle noci di macadamia da un ragazzo. Li vendono in sacchettini o al naturale o salati. Costano pochi Rand e sono ottimi. Ripartiamo ed imbocchiamo la R534 dopo il paese. E’ una strada circolare che si ricollega alla R532 pochi km. più avanti. Ci fermiamo (ingresso Rand 10 = € ,70) per vedere il Pinnacle Rock, una colonna di quarzite che si alza 30 metri sopra la foresta. Alla sua destra c’è una cascata che si getta nel piccolo canyon. Molto carina. Converrebbe venire nel pomeriggio perché verso le 12 il sole rimane alle sue spalle. Tutto intorno che sono delle felci che però si sviluppano in altezza ed hanno anche una sorta di tronco. Mi piacciono molto. Se ne vedono tantissime in tutta la zona. Proseguiamo e ci fermiamo al God’s Window, la finestra di Dio. L’ingresso è Rand 10 = € 0,7. Bisogna fare una passeggiata per arrivare ai punti panoramici. Il colpo d’occhio è notevole. Due km. oltre c’è il Wonderview, altro punto panoramico, il più alto della zona (1.730 metri). Ci ricolleghiamo alla R532 e torniamo indietro di pochi km. per vedere le Lisbon Falls. Si deve girare subito a destra e poi percorrere una strada di un paio di km. L’ingresso è Rand 10 = € 0,7. E’ alta 92 m ed è la cascata più alta della zona. E’ molto bella. Pier e i ragazzi vanno a mettere a mollo i piedi nel ruscello sopra le cascate, io vado a fare foto. Mi spingo a sinistra fino ad un punto in cui ho la visuale frontale. Davvero bella. Ci spostiamo poi alle Berlin Falls. Torniamo alla R532 e proseguiamo verso nord. Superiamo lo svincolo della R534 (che porta a God’s Window per intenderci) e giriamo a sinistra. L’ingresso è Rand 10 = € 0,7. Anche queste cascate sono bellissime. C’è un anfiteatro e le si vede frontalmente. Sono alte 45 mt. Andiamo poi sempre più a nord fino ad arrivare all’inizio del Blyde River Canyon.

 

(Informazioni sul Blyde River Canyon: In Mpumalanga , confinante Kruger National Park , si trova il maestoso Blyde River Canyon . Famoso per la sue viste mozzafiato, si vedranno alcuni dei più spettacolari paesaggi di montagna in Africa.Da alcuni punti di vista ben posizionati si ha una vista della gola che inizia alle Bourke’s Luck Potholes e termina ai Tre Rondavels. Composto da arenaria rossa del Blyde River Canyon è un enorme gola tra 600-800 m di profondità, 1,5 km di larghezza e circa 32 km. di lunghezza con un impressionante paesaggio del fiume e della diga a Swadini. Il suo paesaggio è insuperabile , la sua vegetazione è varia e rigogliosa e fornisce una casa per una ricca selezione di uccelli e fauna selvatica.   Il Blyde River Canyon (recentemente ribattezzato Motlatse ) è il terzo canyon più profondo al mondo (dopo il Grand Canyon negli Stati Uniti occidentali e il Fish River Canyon in Namibia). Il Blyde Canyon attraversa il Monti dei Draghi, uno dei sette sistemi montuosi più importanti in Africa. Il fiume Blyde è arginato alla foce del Canyon per creare il Blyde Dam a Swadini . E’ possibile effettuare escursioni in barca attraverso la diga alle spettacolari cascate di tufo, organizzare canoa, arrampicata o le attività di discesa in corda doppia , o semplicemente fare escursioni all’aperto . C’è un centro informazioni alla fine della strada con eccellente vista sulla diga).

 

Entriamo nel grosso parcheggio recintato delle Bourke’s Luck Potholes pagando Rand 120 (€ 8,45) per due adulti, due ragazzi e la macchina. Ci sono molti tavoli da pic-nic con griglie e rubinetti per l’acqua, bagni ed un bar. Noi ci sediamo all’ombra e mangiamo i panini acquistati questa mattina al supermercato. Ci sono delle scimmiette, i cercopitechi verdi, che cercano di rubare il cibo ad alcuni signori. Sono troppo simpatiche … Ci incamminiamo verso il piccolo canyon. E’ davvero bello. Ci sono dei ponti in ferro che danno la possibilità di vedere bene le rocce erose da secoli di mulinelli. Posto notevole. Il quantitativo dell’acqua è perfetto. Se fosse troppa sarebbe tutto sommerso, se fosse troppo poca le “pentole” sarebbero asciutte.

 

(Informazioni: le Bourke’s Luck Potholes sono il risultato di decenni di mulinelli vorticosi d’acqua dove il fiume Treur incontra il fiume Blyde, il tumulto dei quali ha causato una vasta erosione delle acque nel corso del tempo. Il risultato è una serie di sculture di roccia cilindriche. Il loro nome strano, nel caso ve lo stiate chiedendo, viene dal cercatore d’oro, Tom Burke, che aveva messo un’ipoteca nelle vicinanze).

 

Torniamo alla macchina dopo esserci presi un gelato. Fa caldo. Ripartiamo facendo una sosta veloce al punto panoramico Lowvelt Viewsite (non c’è da pagare l’ingresso) per poi arrivare alla chicca della giornata, la vista più bella sul Blyde River Canyon e i Three Rondavels. Paghiamo Rand 10 (€ 0,70) per tutti. Facciamo una breve passeggiata fino al punto più a destra e percorreremo verso sinistra il sentiero con i punti panoramici. Vediamo subito un’immagine molto bella del Canyon tutto ricoperto di verde per poi arrivare alla meraviglia che è la vista del fiume dove fa una curva a gomito e la vista dei Three Rondavels.

 

(Informazioni: i Tre rondawels sono chiamati anche Three Sisters). La parola “Rondawel” è una parola sudafricana che si riferisce ad una capanna (di solito con un tetto di paglia). Le tre ben note cime gigantesche di quarzite e scisto con le loro pareti rocciose a strapiombo sono late più di 700 m sopra il paesaggio circostante. Questi picchi sono chiamati come le tre mogli del Capo Maripi Mashile – sono (da sinistra a destra) Magabolle, Mogoladikwe e Maseroto).

 

Andiamo via molto soddisfatti. Tralasciamo di vedere la diga Blydepoort Dam perché si è fatto tardi. Dobbiamo raggiungere in serata il nostro lodge a Phalaborwa, a due passi all’ingresso del Kruger National Park. Nei dintorni di Hoedspruit ci sarebbero quattro cose interessanti da vedere:

– Nyani Tribal Village, un villaggio ricostruito tipico della zona. Si possono fare semplici visite giornaliere (1 h. Rand 50 = € 3,50) oppure tour + pranzo oppure tour + cena + spettacolo fino al pernottamento.

– Swadini Reptile Park (http://khamai.co.za/Corporate.html -); orari dalle 8 alle 17. Centro dove ci sono visite guidate e spiegazioni su serpenti, ragni e scorpioni.

– Centro recupero animali Moholoholo (http://www.moholoholo.co.za/) (orari dalle  9.30 alle 11.30 /12.00 e dalle 15.00 alle 17.00 – prezzi: Adulti Rand 110 = € 7,70, bambini dai 7 fino ai 12 anni Rand 50 = € 3,50, più piccoli gratis. Ci sono due escursioni giornaliere dal Lunedi al Sabato: 1 ° giro inizia alle 09:30, 2 ° giro inizia alle 15:00.  Durata approssimativa del tour è di 2-2 ore e mezza). Questo è un centro dove vengono portati gli animali feriti per essere curati. Se è fattibile vengono reinseriti in natura altrimenti li tengono come ambasciatori.

– Jessica The Hippo (www.jessicahippo.com -). Orari: da lunedì a sabato 9.30/12.00 e 14.30/16.00 – domenica 9.30/12.00. Prezzi: R 75 (€ 5) adulti, R30 (€ 2) bambini 6/12 anni, più piccoli gratis. A noi sarebbe piaciuto andare qui perché a Martina, ns figlia,  interessava molto e poi anche perché la visita non richiedeva troppo tempo. Purtroppo si è sempre di corsa … Comunque non siamo riusciti a passare perché era troppo tardi.

 

(Informazioni: L’11 marzo 2000, a seguito di grandissimi inondazioni, una cucciola di ippopotamo appena nata ha perso la mamma ed è stata trovata da sue signori sudafricani, Tonie e Shirley Joubert. La prendono in braccio. E’ debole e molto impaurita. Ha il cordone ombelicale ancora attaccato. Pesa solo 16 kg ed è alta 30 cm. al garrese è  certamente l’ippopotamo più piccolo che Toni (esperto ranger ormai in pensione) ha mai visto. La portano a casa e la nutrono con tuorlo d’uovo, panna e latte intero di mucca. Tonie aveva usato questa formula molte volte in passato con successo. La chiamano Jessica. Si riprende velocemente ed incomincia a crescere vivendo con i cani di casa, Za Za la Rodweiller ed i Bull Terrier. Ha stabilito un forte legame con loro. Gli ippopotami sono animali che stanno vicino alle loro madri per quattro anni. Le possibilità di Jessica di sopravvivenza in natura erano nulle ed i signori Joubert si sono subito resi conto che Jessica li considerava i suoi genitori. Non ha mai dato segnali di aggressività. E’ sempre stata molto buona. Nell’aprile del 2001 , Jessica è diventata una star del cinema, all’età di 1 anno e 1/2, è diventata famosa in tutto il mondo, quando ha avuto una parte un film sudafricano ” Mr. Bones” con l’attore Leon Schuster. Tonie ha partecipato al salvataggio di un grosso ippopotamo maschio e dopo un paio di settimane questo ippopotamo (l’hanno riconosciuto da un dettaglio sulla schiena) si è trasferito a casa loro per vivere con Jessica. L’hanno chiamato Charlie. Il 2 giugno del 2005, Animal Planet è arrivato per girare  un documentario di un’ora, con Jessica e Charlie, per un periodo di 18 mesi. Alla fine di giugno però Charlie è scomparso e non è più stato visto. Il 3 luglio 2005 l’hanno trovato morto. Tutta la famiglia era dispiaciuta. Ormai era uno di loro e addirittura una volta aveva difeso Jessica dall’attacco di un ippopotamo femmina incinta. Jessica vive libera ed entra sempre in contatto con i vicini ippopotami selvatici. Spesso questi vanno a trovarla di notte e se ne vanno la mattina presto. Lei non ha paura di loro. Jessica ha tre fidanzati ma il suo preferito si chiama Fred. Loro due vanno spesso al pascolo. Jessica è apparsa in diversi programmi televisivi, su SKY news, sulla BBC, tre volte sul National Geographic, il 14 febbraio 2006 in un  documentario intitolato “Il lato oscuro degli ippopotami”, su Discovery Channel, su Animal Planet, in un programma chiamato “Ten Most Deadliest “, cinque volte in una tv della Corea del Sud, due volte in una tv tedesca. Jessica vive ancora con gli ippopotami selvatici ma torna sempre a casa a suo piacimento ed è sempre affettuosa quando vede i signori Joubert.  Odia essere lasciata da sola, quando capita che i i signori Joubert vanno da qualche parte per un fine settimana lei non mangia nulla. Soffre di solitudine. Il 30 giugno 2007 Jessica si ammalò per la prima volta. Gli antibiotici per bocca non funzionavano, le punture non si riuscivano a farle perché gli aghi si spezzavano per la pelle dura. L’unica soluzione è stata spararglieli sul corpo con delle frecce (come quelle che vengono usate per addormentare gli animali da lontano). Lei era traumatizzata da questo trattamento ma era l’unica soluzione per evitarle la morte. Dopo il 5 ° giorno è migliorata e ha iniziato a mangiare di nuovo. Da allora lei è sempre stata bene e prosegue la sua vita libera ma sempre in contatto strettissimo con la famiglia. Quando la si viene a trovare mostrano un breve filmato sulla sua storia e poi si può interagire con lei dandole dei biberon di the, la sua passione. La si può accarezzare).

 

Noi tralasciamo questa visita e proseguiamo verso Phalaborwa sulle strade R539, R37e la R537. Ci attraversa la strada un animale maculato. L’abbiamo visto per 5 secondi ma a me sembrava un serval. Phalaborwa è un piccolo paese è assolutamente molto sviluppato. Ha supermercati, scuole ecc.ecc. Sembra di essere in una città europea. Sono quasi le 18.00 e andiamo subito al gate per fare la Wild Card ma purtroppo hanno già chiuso le casse quindi ci dicono che dobbiamo farla domani mattina.

 

(Informazioni: Il sito ufficiale dei parchi sudafricani e quindi anche del Kruger è http://www.sanparks.org/. I visitatori dei parchi Sudafricani sono tenuti a pagare un ingresso (chiamato Conservation Fee) che può essere giornaliero o annuale. La tessera Wild Card consente l’ingresso per 1 anno dalla data di emissione in quasi tutti i parchi nazionali Sudafricani. La tessera è acquistabile all’ingresso di ogni parco nazionale ed è nominativa oppure si può acquistare on-line prima di partire nel sito ufficiale Sanpark: http://www.sanparks.org/docs/tourism_tariffs/daily-conservation-fees-nov2012-oct2013.pdf?time1354180655. Esistono formule diverse in base alle varie necessità dei visitatori. La Wild Card conviene moltissimo specialmente se si è una famiglia. Il costo per la family è di Rand 3120 = € 220 (2 persone che viaggiano con i propri figli al di sotto dei 18 anni di età (max 7 persone), quella per coppie Rand 2610 = € 184 mentre singola Rand 1670 = € 117.  L’ingresso giornaliero Rand 204 = € 14  ad adulto e Rand 102 = € 7 per bambino sotto gli 11 anni. Per noi conviene fare la Wild Card visto che Matteo ha 13 anni e Martina 11 già compiuti e visto che entreremo nel parco 4 giorni. Il nostro risparmio è solo di pochi euro ma può essere che nel giro di un anno ritorniamo in Sud Africa quindi in un ottica futura abbiamo preferito farla. Spiego un po’ come funziona il Kruger. L’apertura e la chiusura dei gate e dei cancelli dei campi all’interno del parco è all’alba e al tramonto. Gennaio, febbraio 5.30/18.30; marzo 5.30/18.00; aprile 6.00/18.00; maggio, giugno e luglio 6.00/17.30; agosto, settembre 6.00/18.00; ottobre 5.30/18.00; novembre e dicembre 5.30/18.30 (nei mesi di novembre, dicembre e gennaio i gate dei campi interni al parco aprono i cancelli 1 ora prima). Conviene sempre arrivare minimo ½ ora prima perché è meglio essere una delle prime macchine ad entrare (gli avvistamenti migliori si fanno al mattino e spesso gli animali sono sulla strada visto che preferiscono camminare in spazi aperti dove non rischiano di farsi male con rami e altro. Quando poi passano le macchine se ne vanno e con la folta vegetazione è più difficile vederli). Una volta aperti i cancelli (non si può superarli a piedi ma solo in auto altrimenti ci sarebbero i furbi che arrivano all’ultimo, si avvicinano a piedi per correre dentro per primi a fare il biglietto) bisogna entrare all’ufficio informazioni dove viene rilasciato il permesso giornaliero. Questo vale sia per chi fa il biglietto valido per un giorno sia per chi ha la wild card. In questo secondo caso si velocizza perché non si deve pagare. Questo biglietto bisogna tenerlo perché all’uscita lo chiedono. Dopo di che ci sia avvicina ad un altro gate dove controllano il biglietto e finalmente si può entrare. Nel parco i limiti di velocità sono di 50 km. all’ora su strada asfaltata e 40 su sterrato. Le principali strade sono asfaltate e sono indicate in rosso sulla cartina (la nostra ce l’ha regalata il lodge dove abbiamo pernottato ma credo che la diano anche agli uffici informazioni ai gate) poi c’è una miriade di stradine sterrate indicate in giallo. In più ci sono percorsi solo per 4×4 e possono accedervi solo un numero preciso  di veicoli al giorno. Bisogna pagare un supplemento quando si fa il biglietto all’ingresso. I ranger controllano. La somma totale delle strade nel parco è di 1.900 km. I gate di ingresso (heks in afrikaans) sono 9 e sono i seguenti (da nord verso sud e poi verso est): Paguri, Punda Maria, Phalaborwa, Orpen, Paul Kruger, Phabeni, Numbi, Malelane e Crocodile Bridge.

Pernottamenti: Per quanto riguarda i pernottamenti ce ne sono per tutte le tasche, da 80 € a 1.000 € a notte a testa. Bisogna come prima cosa fare due distinzioni. Riserva privata o Kruger? Le riserve private non sono Kruger. Sono delle aree satelliti. Alcune sono completamente recintate altre sono aperte verso il Kruger. In entrambe non si può girare da soli con la propria macchina (al contrario del parco vero e proprio) ma bisogna per forza fare i game drive con i ranger dei lodge. Non sono degli zoo perché gli avvistamenti non sono garantiti ma sono sicuramente facilitati dal fatto che gli spazi sono ridotti e gli animali amano stare più o meno negli stessi posti e comunque si procacciano il cibo da soli. Nelle riserve recintate non c’è ricircolo di animali. Spesso sono castrati per mantenere il numero equilibrato. In quelle aperte invece gli animali vanno e vengono dal Kruger. Tutte le riserve private sono di extra lusso mente nel parco vero e proprio si trovano soluzioni decisamente accessibili. A mio avviso se si vuole una sistemazione molto bella senza però perdere il gusto del safari è meglio la riserva privata aperta. Potrebbe essere un buon compromesso. A me non piacerebbe perché preferisco girare in autonomia tutto il giorno e non solo le 3 ore al mattino e le 3 ore alla sera. Preferisco mettere il naso da sola ovunque. C’è il rischio di vedere di meno ma quello che vedo me lo sono andata a cercare da sola. E’ molto più avventuroso.  Per quanto riguarda i pernottamenti dei campi nel Kruger si possono prenotare solo nel sito SanPark (http://www.sanparks.org/parks/kruger/) o tramite tour operator. I campi principali sono 12 e sono: Punda Maria Rest Camp (nord), Shingwedzi Rest Camp (nord), Mopani Rest Camp (nord), Letaba Rest Camp (centro), Satara Rest Camp (centro), Olifants Rest Camp (centro), Orpen Rest Camp (centro), Skukuza Rest Camp (Sud), Lower Sabie Rest Camp (sud), Pretoriuskop Rest Camp (sud), Berg-en-Dal Rest Camp (sud) e Crocodile Bridge Rest Camp (sud). Tutti questi hanno il distributore di benzina, aree pic nic alle quali si può accedere anche se non si pernotta, negozi nei quali si possono acquistare viveri e beni di prima necessità, piscina (tranne Olifants e Crocodile), ristoranti (tranne Crocodile), cibo da asporto, lavatrici, area campeggio, possibilità di organizzare game drive ed escursioni di un giorno, affitto auto (solo a Skukuza che è il campo più grande) e in alcuni c’è la possibilità di prelevare. Oltre a questi campi super attrezzati ci sono dei Bushveld Camp, campi rurali molto semplici dove c’è la cucina attrezzata ma non ci sono ristoranti e negozi. Bisogna avere già tutto. In questi il campeggio non è consentito. Sono Sirheni (tra Punda Maria e Shingwedzi), Bateleur (a 40 km. sud ovest del Shingwedzi), Boulders (a sud di Mopani), Shimuwini (tra Mopani e Phalaborwa), Balule (vicino ad Olifants, è senza elettricità), Talamati ( a sud di Orpen), Biyamiti (tra Berg-en-dal e Crocodile). Poi ci sono Tzendze (campo rustico a sud di Mopani, è senza elettricità), Tamboti e Maroela (vicino ad Orpen) e Malelane (vicino al gate Malelane).

Informazioni storiche: Nel parco ci sono più di 250 siti rappresentativi di beni culturali, di cui 130 circa con pitture rupestri: I siti archeologici vanno dalla prima età della pietra (circa un milione di anni fa) all’età del ferro di cui si trovano tracce di vari insediamenti. Si possono visitare i siti storici di Albasini, Masorini e Thulamela. Nel 1898 fu fondata la Sabie Game Riserve, grazie all’interessamento di Paul Kruger, all’epoca Presidente della Repubblica del Transavaal, il quale era particolarmente preoccupato della rapida diminuzione di animali selvatici causata dal bracconaggio, dal dilagante commercio di pelli e dell’avorio e dal numero crescente di cacciatori.  Il primo luglio 1902 James Stevenson Hamilton, scozzese di nascita, fu il primo uomo in Sud Africa designato come guardiacaccia ufficiale. Fu soprannominato “Skukuza” (questo nome è stato dato ad un campo all’interno del parco), cioè “colui che fa piazza pulita” grazie al successo che ottenne nell’eliminazione del bracconaggio nell’area. Egli si battè con forza per ottenere il cambiamento dello status legale da riserva privata a parco nazionale. Il 31 maggio 1926 il Parlamento approvò la legge sui parchi Nazionali. Le riserve naturali di Sabie e Shingwedzi furono unite e l’area venne chiamata Kruger National Park, in onore del fondatore Paul Kruger che contribuì grandemente alla conservazione degli animali selvatici in Sud Africa. Nel 1927 il parco fu ufficialmente aperto al pubblico con un estensione di 350 km. x una media di 65 di larghezza. Nel 2002 il parco è entrato a far parte del Limpopo Transfrontier Park insieme al Limpopo National Park del Mozambico, e ai tre parchi dello Zimbabwe, il Gonarezhou National Park, il Manjinji Pan Sanctuary ed il Palpati Safari Area. Questo grandissimo parco transfrontier si estende per 35.000 km2. C’è una sola cosa che non ricordo bene. Hanno tolto le recinzioni con il Limpopo National Park del Mozambico in modo tale che gli elefanti, aumentati di numero in modo considerevole, potessero spostarsi anche in una nuova zona dove la fauna è scarsa. Questa cosa è stata fatta in modo tale da evitare gli abbattimenti collettivi. Non so solo se è stato fatto nel 2002 in occasione dell’unione dei parchi o se è una cosa più recente. Credo che sia una cosa di pochi anni fa. L’unica nota negativa è la maggior parte dei  bracconieri che uccidono i rinoceronti per il corno arrivano proprio dal Mozambico e così facendo gli hanno facilitato l’accesso. L’unico gate ufficiale per passare in Mozambico è il Giryondo aperto tutti i giorni dalle 8 alle 15 dal 1°aprile al 30 settembre mentre chiude un’ora più tardi dal 1°ottobre al 31 marzo. Per accedere a questo gate è obbligatorio il  4×4 perché oltre confine non possono girare auto senza le 4 ruote motrici. Curiosità: Riguardo al bracconaggio, questa è la più grande piaga d’Africa. Nel febbraio del 2012 circa la metà dei ranger del Kruger hanno scioperato per avere maggiori risorse per combattere la caccia di frodo, per avere un aumento di stipendio e per essere maggiormente tutelati. Rischiano la vita tutti i giorni per difendere gli animali e il parco e spesso vengono feriti da colpi di arma da fuoco sparati dai bracconieri. Lo stesso discorso vale per le guide, anch’esse sottopagate. Per un ranger non c’è nulla di peggio che trovare il corpo di un rinoceronte con il muso distrutto e la colpa è solo dovuta  alla non possibilità di difenderli per mancanza di mezzi. Durante questi scioperi durati un mese ben 75 rinoceronti sono stati uccisi. Nel 2011 in tutto il Sud Africa c’è stata una strage. Ne sono stati uccisi ben 448 di cui 19 neri (questi sono ad altissimo rischio di estinzione) e di questi 252 solo nel Kruger. Non c’è possibilità di proteggerli. Sono state avanzate anche delle proposte ai paesi asiatici che si cibano del prezioso corno (non hanno ancora capito che è solo cheratina, che è come se mangiassero unghie o capelli, non ha nessun potere afrodisiaco!!!). Hanno proposto di fornire loro un tot di rinoceronti. Loro li allevano e li fanno riprodurre, praticamente si coltivano i corni in casa. Questa è una parte del loro corpo che ricresce quindi una volta all’anno potrebbero sedarli per segare il pezzo esterno al muso. Poi questo ricresce e così via. Non so se una volta risvegliato l’animale possa avere male o meno. Non credo perché è come tagliare le unghie. Non è un gran che come cosa per queste povere bestie ma così facendo ne verrebbero salvate a migliaia. I paesi dell’est comunque non hanno accettato, è meno complicato comprarli al mercato nero. Un’altra soluzione è stata quella di tagliare il corno ai rinoceronti africani ma la cosa non è stata risolutiva perché la parte che si trova dentro al muso dell’animale è molta e ne giustifica l’uccisione. E poi in natura loro si difendono dai predatori con il quindi toglierlo li rende vulnerabili.  Stanno studiando ora un’altra soluzione. Iniettare nel corno una sostanza che lo renda assolutamente sgradevole al palato. Speriamo che qualcosa riescano a trovare altrimenti questi bellissimi animali continuano a venire massacrati. Tutte queste informazioni sui rhino mi sono state date da Alberto, il gestore del nostro  lodge di queste notti e guida certificata sudafricana.

Regole: Nel parco ci sono regole rigidissime: non si può stare nel parco oltre gli orari di chiusura – non si può scendere dalla macchina tranne che nei punti indicati – non si può disturbare gli animali (si potrebbe interrompere un’azione di caccia) –  non si può dare loro cibo visto che poi diventerebbero dipendenti e pericolosi quindi bisognerebbe abbatterli – non si devono superare i limiti di velocità perché ogni anno vengono investiti tantissimi animali, per controllare ci sono telecamere, autovelox e diversi poliziotti lungo le strade – vengono usate le normali regole della strada – non si possono accendere fuochi – non si può fumare – non si possono introdurre armi, animali domestici ed alcolici – non si può portare via nessuna pianta e nessun animale – non si possono buttare i rifiuti – l’uso dei cellulari è vietato tranne che per emergenza –  non si può guidare fuori dalle piste segnate –  il parco è zona malaria quindi bisogna prendere le dovute precauzioni – stare sempre attenti a calcolare gli spostamenti tra un campo e l’altro o tra un gate e l’altro, se entrate nel pomeriggio e pernottate nel parco ma non avete tempo a sufficienza per raggiungere il campo, non vi fanno entrare – bisogna stare attenti alle piogge, è capitato a molti turisti di venire soccorsi con gli elicotteri, ci sono tantissimi corsi d’acqua che quando piove straripano con facilità – state attenti agli animali, guardate il loro comportamento se vedete che si agitano, specialmente gli elefanti e i rinoceronti neri, retrocedete e andatevene, potrebbero attaccarvi.

Animali: ci sono 130.000 impala, 31.000 gnu, 23.000 zebre, 16.000 bufali, 12.000 elefanti, 7.000 giraffe, 4.000 facoceri, 4.000 kudu, 3.500 rinoceronti bianchi, 2.000 iene maculate, 2.000 leoni, 950 leopardi, 350 licaoni, , 300 rinoceronti neri,  225 ghepardi. Delle varie specie ce ne sono 147 di mammiferi, 507 di uccelli, 114 di rettili, 49 di pesci, 34 di anfibi, 227 di farfalle. Il periodo migliore per gli avvistamenti è il loro inverno (giugno, luglio ed agosto). Le piante per lo più sono senza foglie, le piccole pozze d’acqua si sono prosciugate quindi gli animali si concentrano lungo il corso dei principali fiumi che non si asciugano mai. Fa freddo quindi non si devono nascondere all’ombra durante le ore più calde. Ad aprile, quando siamo andati noi non era il periodo ideale. C’è acqua ovunque e la vegetazione è fittissima. Fa ancora caldo quindi durante le ore centrali della giornata si vedevano gli animali sotto le piante al fresco. Nonostante le condizioni poco favorevoli abbiamo fatto avvistamenti da urlo. Non c’è un criterio per avvistarli. Non c’è una zona precisa in cui vive solo una specie. Gli animali sono disseminati in tutto il parco. Qualcuno dice che la parte settentrionale è buona per i leopardi , ottima per elefanti e grosse mandrie di bufali ( a cui spesso si associano i leoni …) e’ quella anche in assoluto la meno trafficata, la parte centrale forse la migliore per i felini, leoni in particolare mentre la parte meridionale è la piu’ trafficata, ma comunque permette buoni avvistamenti (ottima per i rinoceronti). I ghepardi solitamente si mettono sulle rocce o sui termitai per avere una vista migliore, i leopardi sono spessissimo sugli alberi, cacciano di notte quindi sono rari da vedere. Se vedete delle cacche bianche sono di iena. Questo è dovuto al fatto che mangia ossa e cartilagini.

Flora: ci sono 336 specie di alberi e oltre 2.000 di piante. Gli alberi più comuni sono acacia xanthophloea, baobab, combretum apiculatum, combretum imberbe wawra, delagoa thorn, ebano africano, erythrina lysistemn, ficus del lowverd,, ficus racemosa, hyphaene coriacea, kigelia africana (albero delle salsicce), knobthorn, maclura pomifera, marula, mogano del natal, pterocarpus rotundifolius, raisin bush, tamboti.

 

Dicevo di noi. Lasciamo il gate del Kruger e andiamo a fare spesa per i pranzi dei giorni seguenti. Il supermercato si trova sulla strada per l’ingresso al parco. E’ molto grosso e si trova di tutto e di più. Andiamo poi al nostro lodge, il Kaia Tani Guesthouse (http://www.kaiatani.com/Italian/index.html). Ci accolgono i proprietari Daniela ed Alberto. Sono italiani (lui veneto, lei dell’alto adige) che si sono trasferiti qui 8 anni fa, con il figlio allora undicenne, cane e gatti. Hanno aperto questo lodge molto piccolo ma assolutamente grazioso e curato nei dettagli. Hanno 6 camere e la piscina. Nel prezzo è compresa la colazione e a richiesta si può anche cenare (Rand 235 = € 16 a testa), noi ceneremo entrambe le sere qui e mangeremo benissimo. Daniela è fotografa (e organizza photo safari) mentre Alberto è guida certificata sudafricana. Hanno una jeep con 9 posti (se non ricordo male) con la quale Alberto porta i turisti nel parco. Lui è assolutamente una persona preparata quindi ne approfittiamo e organizziamo con lui per domani tutta la giornata (dalle 6 alle 18). I nostri precedenti safari li avevamo fatti tutti per conto nostro quindi questa è un’ottima occasione per avere tantissime informazioni. Faremo una giornata intera con lui e le altre per conto nostro. E comunque il prezzo in 4 per tutta la giornata è assolutamente basso. Giusto per fare un paragone all’Etosha in Namibia un game drive di 3 ore costa € 37, nell’ex Mamili sempre in Namibia per 5 ore il costo è di € 45, al Chobe in Botswana per 3 ore € 30 (senza tasse di ingresso al parco). Qui costa € 56 per 12 ore … Direi che non è per niente caro. Spenderemo Rand 990 x 3 = Rand 2970 (€ 209). Il costo giusto sarebbe Rand 800 x 4 per un totale di Rand 3200 però ha voluto farci uno sconto quindi ha rialzato un po’ il costo di noi 3 “grandi” e Martina non l’ha fatta pagare. Saremo anche con due ragazzi Salvo (italiano che lavora in Congo) e Marinne (ragazza del Congo). Per non perdere tempo domani mattina ci compra lui on-line la Wild Card family (Rand .3120 = € 220). In questi giorni useremo la ricevuta stampata per accedere al parco, la card vera e propria ci arriverà dopo due settimane a casa tramite posta. Si è fatto tardi, abbiamo solo il tempo di una doccia e poi andiamo a cena. Ottima con una crema poi filetto di mucca e verdure + il dolce. Daniela è anche una famosa fotografa di piatti per libri culinari quindi l’estetica di come ci vengono servite le portate è perfetta. Prima di andare a dormire beviamo l’immancabile bicchiere di Amarla (tipico liquore sudafricano ricavato dal frutto della pianta marula). Qui a Phalaborwa c’è una fabbrica che lo produce. Daniela e Alberto organizzano varie escursioni: alla fabbrica di Amarula, alla township di Palaborwa (il loro cuoco vive lì quindi tutte le sere Daniela lo va a prendere e lo riporta a casa, considerate che dista 25 minuti in auto dal Kaia Tani …),  alla Panorama Route, a Jessica The Hippo e al centro recupero Moholoholo. Oggi è stata davvero una bella giornata. I luoghi visti meritavano assolutamente. Alle 21.00 siamo già tutti tra le braccia di Morfeo. Io e Martina in una camera con due rhinos fotografati da Daniela che ci guardano mentre Pier e Matteo hanno un bellissimo leopardo sdraiato su di un albero …

 

4) 20 aprile 2014, domenica – km.400 (con al guida)

La sveglia suona alle 5.20. E’ buio pesto e fa freschino. Daniela puntualissima ci aspetta nel parcheggio per portarci al gate. Saliamo con i nostri compagni di avventura, Salvo e Marinne. Alberto è in fila davanti al cancello dalle 4.45 ed è il primo. Fa apposta ad andare così presto per essere appunto il primo ad entrare e poi con l’aiuto di Daniela evita ai clienti di fare una levataccia e di aspettare più di un’ora in macchina. Come ho detto in precedenza, gli avvistamenti migliori vengono fatti al mattino quando, specialmente i predatori, sono ancora in movimento. Durante il giorno, se fa caldo, sonnecchiano. Il discorso di essere i primi è necessario per la situazione di Phalaborwa. Per andare verso nord c’è solo una strada e idem per andare verso sud come nel nostro caso. Sono circa 50 km. per arrivare al campo Letaba per poi girare verso sud. Quindi, con la vegetazione abbondante come in questo periodo, ci sono ottime possibilità di trovare gli animali sulla strada. Quando aprono i cancelli Alberto sfreccia dentro, parcheggia e di corsa va alle reception per fare il biglietto. Ha tutti i nostri dati, precedentemente compilati su moduli che lui ci aveva dato ieri sera e la copia della nostra wild card. Così devono solo darci la strisciata del biglietto. Oggi percorreremo circa 400 km. Viaggiando facciamo colazione con the, caffè, plum cake e biscotti allo zenzero. Tutto ottimo. Sono attrezzati con tazze con coperchi in modo tale che non si rischi di rovesciare il contenuto. La macchina offre un comfort notevole. E’ spaziosa e ogni posto a sedere ha il suo finestrino. Il fatto che non sia scoperta è positivo perché se facesse troppo caldo si ha l’aria condizionata e se dovesse piovere non ci si lava e si ha il riscaldamento. Io mi siedo davanti con Alberto e parleremo per 12 ore filate. Lui ci intrattiene con vari aneddoti e io cerco di raccogliere più informazioni possibili sia sul Sud Africa che sugli altri stati dell’Africa australe dove lui è stato (Tanzania, Kenia e Zambia). Mi porto avanti per i prossimi anni …. Tornando a noi, Alberto dice che non serve andare ai due all’ora ed impazzire cavandosi gli occhi per cercare qualcosa perché, se anche ci fosse un animale a due metri dal ciglio, non si vedrebbe (elefanti esclusi ovviamente). Se la vegetazione è fitta guida spedito (è sottinteso, entro i limiti), quando ci sono le radure rallenta. Lui conosce i posti che prediligono gli animali e ci porta dove ha fatto gli avvistamenti migliori. Ci dice che con questa situazione di acqua ovunque e tanta vegetazione lui e le altre guide non sanno dove andare (le conosce tutte e quando le incrociamo si ferma sempre a chiedere se per caso hanno avvistato qualcosa). L’unica soluzione è girare. Quando c’è poca acqua vanno a botta sicura alle pozze che non si sono prosciugate. Quando entriamo il sole sorge e velocemente è sopra l’orizzonte. Sicuramente il periodo di Pasqua non è ottimale perché c’è molta gente ma noi percorriamo per lo più stradine sterrate quindi ne vediamo ben poca. A lui il parco non piace nel periodo di Pasqua e Natale perché l’afflusso, specialmente da parte dei sudafricani che hanno i figlia a casa da scuola, è notevole. Alberto vede il parco tutto l’anno nelle varie condizioni quindi è logico che queste giornate non lo facciano impazzire. Per arrivare a Letaba percorriamo un po’ di strada rossa per poi fare un loop sulla S132 e poi S131. Da qui andiamo verso sud. Passiamo su di un ponte. Ci sono due linee gialle nella parte centrale. Tra queste linee si può scendere dall’auto (se dovesse imboccare il ponte un predatore lo si vedrebbe e si avrebbe il tempo di risalire). I panorami sui fiumi sono quelli che ci affascinano di più anche perché, oltre ad essere paesaggisticamente notevoli, in Africa sono i luoghi dove c’è la lotta per la sopravvivenza. Gli animali vanno per bere e rischiano ogni volta la vita. I predatori sanno che gli erbivori prima o poi arrivano e li attendono. Arriviamo fino a Satara alternando strade rosse e gialle. A Satara facciamo pausa pipì e poi proseguiamo facendo un anello molto bello sul fiume N’wanetsi percorrendo le strade S100, S41 e H6 poi torniamo sulla principale (H1-3). Nel corso della giornata vedremo diverse pattuglie di poliziotti con gli autovelox. Sono sempre in due. Uno gestisce la macchinetta, l’altro, armato, si guarda in giro. Non è il massimo della sicurezza scendere dall’auto ma questo è il loro lavoro. Più a sud deviamo sulla S126 lungo un altro fiume. Qui troviamo la strada completamente bloccata da una trentina di elefanti. Sfilano davanti a noi per poi andare nel torrente lì vicino. Arriviamo come ultima tappa fino all’area pic-nic di Tshokwane. Qui ci sono tavoli sotto una tremenda pianta di Kigelia Africana (albero delle salsicce), bagni e si può pure pranzare. Matteo e Pier si prendono una porzione di salsiccia con purè o polenta bianca (Rand 102 = € 7) mentre io e Martina mangiamo le nostre cose. E’ pieno di cercopitechi verdi, mamme e piccolini. Puntano la gente che mangia aspettando l’occasione giusta. Ce ne è uno che mi osserva con attenzione. Ritiro tutto in un sacchetto ma non lo chiudo. Ad un certo punto si tuffa dall’albero, da una zampata nel sacchetto facendo volare in alto una pera che poi recupera al volo prima che tocchi terra. Il tutto è durato 3 secondi. Sono rimasta allibita. C’erano varie cose nel sacchetto come ha fatto a tirare fuori proprio l’unica che avrebbe potuto mangiare? O gli è andata di fortuna o sono davvero intelligentissimi!!! Risaliamo in macchina e torniamo verso Phalaborwa. Usciremo alle 17.55 puntualissimi. Al nostro attivo abbiamo i seguenti avvistamenti: elefanti, zebre, gnu, giraffe ed impala a volontà; coccodrilli enormi, cercopitechi verdi e babbuini, facoceri, cobo dell’ellisse (detto anche da Alberto “puzzone” perché dice che è un animale dall’odore sgradevole), un piccolo di iena vicino a Phalaborwa (vive con la mamma in un sottopassaggio per l’acqua sotto la strada, fino ad un paio di settimane prima erano in 3 ora ce n’è più solo uno, chissà che fine hanno fatto gli altri …), 5 rinoceronti bianchi a 30 mt. dalla strada, 3 ghepardi a 15 mt. (ma erano sdraiati nell’erba gialla quindi si vedeva ogni tanto un testa che si alzava o una coda che si muoveva), ippopotami e una mandria di bufali (siamo stati fermi 10 minuti perché hanno attraversato la strada uno per uno). Direi che come prima giornata possiamo ritenerci fortunati. Il parco è talmente grande che è solo fortuna riuscire a vedere qualcosa. Alberto ci fa notare che tra una strada e la sua parallela più vicina spesso ci sono anche 20 km. Si può ben immaginare quanto ben di Dio ci sia lì in mezzo. Chi glielo fa fare di venire dove passano le macchine? Se ne stanno tranquilli ben distanti. Quindi se si vede qualcosa vicino alla strada è solo fortuna. Durante le 12 ore in macchina Alberto ci pone dei quesiti e poi ci spiega tantissime cose davvero interessanti.

– Si pensa che il leone sia il re della savana invece è l’elefante. E’ il padrone di tutto e quando arriva lui tutti gli altri animali se ne vanno. Ad esclusione dei cuccioli e di quelli malati, non sono soggetti ad attacchi di predatori (non è come nel Savuti in Botswana dove i leoni, in mancanza d’altro, si sono dovuti ingegnare con delle tecniche di caccia in branco per attaccare gli elefanti. In alcuni punti ci sono dei veri e propri cimiteri di ossa di elefanti). Qui, come nel resto dell’Africa australe, i predatori attaccano preferibilmente altri animali.

– Alla domanda che ci fa Alberto: se doveste scegliere se rinascere leone o gazzella cosa scegliereste? Tutti hanno risposto leone (tranne io). La risposta giusta è gazzella. A parte che ce ne sono tantissime quindi hanno molte più probabilità di sopravvivenza … perché dovrebbe proprio capitare a te … ma il discorso non è questo. E’ il rischio di mortalità che hanno i due tipi di animali. Il leone fa una vita da sfigato. Sembra tanto forte e grosso ma la sua vita è terribile (la sua come quella di ogni altro felino). Ne nascono diversi in una cucciolata ma pochi sopravvivono a causa della fame e dagli attacchi di altri predatori (leoni compresi perché i maschi tendono da uccidere i cuccioli che non sono i loro così la femmina smette di allattare e va in calore prima. E’ pronta in breve tempo per un nuovo accoppiamento garantendo eredi al maschio che le ha ucciso i suoi). Gli erbivori trovano cibo ovunque mentre il leone deve cacciare. Prima cosa deve aver imparato bene come funziona poi molti attacchi non vanno a buon fine neppure ai più esperti, per di più rischiano di rimanere feriti durante l’inseguimento e la lotta (si pensi ad esempio ai bufali che sono combattivi e molto pericolosi e che si difendono uno con l’altro. Tantissimi leoni vengono uccisi dai branchi di bufali). Se sono feriti non riescono a cacciare e quindi muoiono di fame. Sono poi sempre in combattimento con altri maschi che vogliono impossessarsi dei loro territori e delle loro femmine. Quando poi diventano un po’ più anziani vengono sconfitti dai più giovani e si ritrovano soli, magari anche feriti, a morire di stenti. Il leone va una bella vita per pochi anni, solo quando è al top della forma. Vivono, se sono fortunati, intorno ai 12 anni. Alberto ci dice che nel corso di questi anni, da quando lavora nel Kruger, ha seguito la vita di un leone maschio al quale si era molto affezionato. Ha visto tutte le fasi perché conosceva i luoghi in cui preferiva vivere per poi vederlo morire di stenti, solo come un cane, dopo un combattimento con un leone più giovane che gli ha portato via la famiglia. Ha detto che è stato durissimo vederlo in quelle condizioni e non poter fare nulla.

– Ci spiega che il leone (e gli altri predatori) hanno il pelo di colore giallo per mimetizzarsi con l’erba della savana. La maggior parte dell’anno è di questo colore, bruciata dal sole. Solo in primavera è verde.

– Sempre riguardo ai leoni gli chiedo che cosa ne pensa di Kevin Richardson (l’uomo definito il sussurratore ai leoni, lo si vede spesso su internet che gioca con diversi leoni adulti). Mi dice che di lui non può dire male. Questo signore ha seguito quei leoni da quando erano cuccioli, li ha messi in una grande riserva e li sfama. Sono curati, tenuti bene e loro lo accettano come se fosse uno del branco. Certo, il rischio c’è ma non sono leoni selvatici come volevano far credere. Possiede questa riserva vicino a Pretoria. Lo si può andare a trovare o passare qualche giorno come volontario. Quindi questi animali non fanno una brutta vita. Alberto condanna assolutamente due altre cose: le passeggiate con i leoncini e l’altra a dorso di elefante. Un turista quando arriva in Africa e ha la possibilità di fare queste cose ne rimane affascinato. Quando poi c’è qualcuno che gli apre gli occhi spiegandogli i retroscena, gli si accappona la pelle. Per quanto riguarda i leonicini bisogna dire che loro ti fanno credere che poi verranno rimessi in libertà. STRONZATA MEGAGALATTICA. I veri centri di recupero animali (noi siamo stati oltre all’Africat Foundation in Namibia, anche, sempre in Namibia, al CCF, Cheetah Conservation Fund) non hanno sempre cuccioli da reintrodurre in natura e quando li hanno li tengono in posti isolati dove non vedano uomini e con i quali si lavora giornalmente per insegnargli a cacciare. Dove si può fare la passeggiata con i leoncini ne hanno sempre. Il succo del discorso è questo: sono allevamenti di leoni da vendere alle riserve di caccia. Hanno bisogno di animali che non scappino di fronte agli uomini in modo tale che i turisti cacciatori, anche i meno esperti, possano colpirli senza dover faticare. Se fossero animali selvatici rimarrebbero rintanati e sarebbero difficili da scovare. Quindi quando queste povere bestie nascono le mettono subito a contatto con l’uomo. Tanta gente va a vederli perché a tutti, specialmente i bambini, piace l’idea di poter accarezzare un cucciolo di leoncino. Io per prima impazzirei all’idea di poter accarezzare una di queste meraviglie. Poi loro crescono, vengono venduti a cifre folli alle riserve per poi, dopo poco, trovarsi con un proiettile in testa. Quindi oltre a ricavare cifre da capogiro con la vendita, si sovvenzionano anche facendoti pagare per poter contribuire con la loro “umanizzazione”. Altro discorso simile è per gli elefanti. Si sa che i pachidermi sono animali costantemente in movimento. Fanno anche 30 km. e più al giorno per cercare l’acqua. Quelli che vengono usati per portare la gente sulla schiena (non ho voluto sapere come fanno ad addomesticarli ma un’idea ce l’ho ….) vivono costantemente con una cavigliera legata ad una catena. Non si possono quasi muovere. Che vita è? Come possono sentirsi? E poi gli elefanti sono animali intelligentissimi. E’ provato che abbiano sentimenti e che vadano addirittura in lutto quando muore uno di loro. Ho letto un libro su di loro prima di partire: Ritorno in Africa, la mia vita tra gli elefanti di Joyce Poole. Ne parlo con Alberto. Lui ovviamente l’ha già sentita nominare ma quel libro non l’ha letto (mi ha detto che sicuramente lo compra, ho poi visto che le ha chiesto l’amicizia su Facebook, mi ha fatto piacere perché vuol dire che una persona che sa tutto dell’Africa, ha trovato interessante quel poco che ne so io). Lui è molto informato sugli animali e quello che gli racconto del libro conferma alcune cose che lui sa e rimane a bocca aperta per quelle che non conosce. Il libro è l’autobiografia di questa biologa che, negli anni 80, ha vissuto ad Amboseli in Kenya per studiare il comportamento dell’elefante Africano. Tanto per spiegare partecipava ai congressi mondiali ai quali era presente anche la famosa Dian Fossey (studiosa dei gorilla di montagna in Ruanda, morta per mano dei bracconieri ai quali dava la caccia, hanno fatto un film su di lei: Gorilla nella nebbia). Joyce Poole ha scoperto che gli elefanti maschi vanno in masth (calore), che possono diventare aggressivi in quelle settimane, che perdono urina in continuazione e che perdono siero dal lobo temporale, un buchino che si trova di fianco agli occhi. A prescindere dal musth hanno perdite anche quando sono stressati, impauriti e in tristi. Le guide esperte si accorgono quando un elefante è in calore e ci girano alla larga. Vegliano i loro morti per 3 giorni prima di lasciare il corpo e comunicano tra di loro con barriti quando qualcuno viene ucciso dai bracconieri per le zanne. E’ questo uno dei motivi per i quali hanno abolito gli stermini di massa dagli elicotteri nel caso in cui il numero di questi animali fosse troppo elevato. Ammazzare i vecchi e gli adulti creava un trauma a chi rimaneva in vita. Per assurdo era meglio uccidere tutto un branco ma non lasciare superstiti. Se trovano un loro simile morto analizzano tutte le ossa con la proboscide e addirittura riconoscono quelle dei loro parenti. Riconoscono come osso dei loro simili, le collane e i braccialetti d’avorio. Tutto questo e molto altro è spiegato nel dettaglio nel libro con anche le motivazioni che hanno portato la scrittrice a trarre queste conclusioni. Chi va in Africa a fare safari dovrebbe leggere questa autobiografia. Si apre un mondo su questi bellissimi animali. Alberto dice che i suoi preferiti sono i wild dog ma subito dopo vengono gli elefanti perché rimane ogni giorno stupito dall’intelligenza che hanno.

– Ci dice che nel parco ci sono diversi siti storici. A Masodini ci sono tre capanne con disegni sulle rocce che dimostrano che i primi abitanti dell’Africa sono stati i neri (i bianchi dicevano che erano loro e che avevano fatto arrivare i neri da altri posti per lavorare). Alcune popolazioni sono arrivate dal lago Malawi e si sono insediate a sud nella regione del Natal ma non era un buon posto per vivere viste le condizioni climatiche. Si sono trasferiti poi più a nord e hanno trovato luoghi idonei. Questo posto l’hanno chiamato Phalaborwa, che vuol dire “meglio che al sud”. Questo nome è stato mantenuto per la cittadina dove c’è il Kaia Tani. Questa cosa, e molte altre dette da Alberto, mio figlio le ha raccontate a giugno all’esame di terza media ed è stato un successone … (ovviamente il suo discorso è partito dall’Africa).

Queste e molte altre cose ci ha raccontato Alberto. E’ stato veramente molto interessante parlare con lui. Tornando a noi, usciamo dal Kruger che è buio. Dietro di noi chiudono i cancelli. Arriviamo al Kaia Tani dove c’è Daniela che ci accoglie con salviette umide e calde e una bibita fresca. Alberto ci fa vedere sulla cartina quali strade sono più belle nella parte sud del parco, dove andremo domani, poi si ritira. E’ stata una giornata meravigliosa e per niente stancante, ripartiremmo subito tutti ma Alberto logicamente è cotto. Ha guidato tutte quelle ore … Noi ci facciamo una doccia e andiamo subito a cena. Saremo al tavolo con Salvo e Marinne. Una compagnia davvero piacevole. La cena sarà a base di crema fredda di pomodori (gazpacho) + petto di pollo con verdure e dolce. Ottimo come ieri sera, il costo è sempre Rand 235 = € 16 a testa. Daniela ci fa avere i sacchetti con la colazione di domani (fa fresco quindi lo yogurt non c’è il rischio che vada a male …) e poi dopo i saluti andiamo a dormire.

 

5) 21 aprile 2014, lunedì – km.320

La sveglia suona alle 5.00. Non c’è più Alberto che fa fatto la levataccia e la coda per noi. Carichiamo le ultime cose sulla jeep (tutte le valige tranne una le avevamo già chiuse e caricate ieri sera per non perdere tempo questa mattina), lasciamo le chiavi nel box vicino alla reception e alle 5.20 siamo al gate. Cavolacci … siamo la 5^macchina!!!!!!!! Salvo e Marinne sono dietro di noi. Passano dei signori a consegnarci il foglio da compilare con i nostri dati da consegnare alla reception. Lo compilo e poi scendo a buttare un occhio e vedo che la prima macchina davanti al cancello è … Alberto. Anche se non ha clienti va a farsi un giretto nel parco un paio d’ore. Con questo dimostra la sua passione verso il Kruger. Non sta nel letto ad oziare ma entra per vedere qualcosa di bello. Mi avvicino per salutarlo e facciamo due chiacchiere. Arriva un ranger, visto che stanno per aprire i cancelli, e ci chiede se siamo insieme. Non si può superare il cancello a piedi perché altrimenti tutti arriverebbero all’ultimo e poi passerebbero davanti a quelli che sono in coda da molto. Alberto dice al ranger che siamo insieme e poi mi dice di salire in macchina con lui. Che faccia di tolla che abbiamo … ma così facendo io e lui entriamo per primi e andiamo alla reception, io in una cassa lui nell’altra. Ci salutiamo al volo e corro verso la macchina (nel frattempo Pier è entrato e mi aspetta parcheggiato lì davanti). Andiamo all’altro ingresso e qui ci fanno aprire il bagagliaio dopo averci chiesto se trasportiamo armi. Frugano tra le borse e trovano una lattina di birra. Non mi ricordavo di averne ancora una. Ci dicono che non possiamo portarla dentro quindi la buttiamo in un cestino. Sono molto fiscali ma è giusto che sia così. Finalmente entriamo. Non siamo comunque gli unici ad essere così agitati. C’è gente e tutti hanno voglia di vedere grandi cose. Siamo qui per questo quindi si cerca di entrare velocemente. La situazione non è così tutto l’anno. Come ho detto solo per Natale e Pasqua. Poi comunque, anche oggi come ieri, non vedremo molte macchine all’interno. Il problema è limitato all’ingresso della mattina. Partiamo e ci rilassiamo. Vogliamo goderci la giornata. Il sole sorge di fronte a noi. Siamo a 3 o 4 km. dal gate. Siamo un po’ abbagliati ma non potevamo non vedere, anche se per un paio di secondi solamente, l’inconfondibile coda con la punta leggermente arricciata. Il leopardo lascia la strada e si nasconde tra i cespugli ad una ventina di metri da noi. Pier accelera e quando siamo più o meno vicini rallenta e lo vediamo ad un metro da noi. Bellissimo. Ci fissa per qualche secondo e poi si muove parallelo alla strada. Lo seguiamo facendo retromarcia. Si gira ancora a guardarci e poi, sempre molto lentamente, si allontana dalla strada. Cavoli che emozione. Il leopardo lo avevamo già visto all’Africat Foundation in Namibia. In quel centro di recupero i predatori hanno i radiocollari ma non è assolutamente garantito il loro avvistamento. Se sono nascosti nella vegetazione lontani dalla strada non li si riesce a raggiungere. Comunque vederlo in completa libertà come oggi è tutt’altra cosa, non è per niente paragonabile. In quel centro lo scopo è quello di reintrodurre in natura gli animali che hanno curato (ha salvato oltre 1000 carnivori dal 1993, 86% sono stati riportati allo stato libero). Ottima cosa. Qualche esemplare vive lì perché già abitava in quella zona prima che chiudessero i confini della proprietà (22.000 ettari).  Hanno spazi immensi e si procacciano il cibo da soli. L’unica cosa che il centro ha fatto è stata quella di mettergli i radiocollari (ai ghepardi e ai leopardi) in modo tale da trovarli per il check-up medico annuale e per i turisti. Con i soldi che guadagnano con i visitatori si sovvenzionano l’attività di cure e reintroduzione in natura. Va beh, come al solito mi dilungo. Tornando a noi. Guardiamo il nostro leopardo che se ne va e proseguiamo. Arriviamo fino al camp Letaba e poi decidiamo di costeggiare il fiume Letaba fino al campo Olifants percorrendo le strade S46, S93 e S44 nel mentre facciamo colazione con le cose che ci ha dato Daniela ieri sera. Su questa strada vediamo a 5 mt. da noi i resti di una giraffa (inconfondibili le ossa lunghe delle zampe). Ci sono ossa e poco più. Sarà morta da pochi giorni. Ci sono 3 iene che stanno mangiando quel poco che rimane. Immagine che ricorderemo. Proseguiamo su queste strade che meritano davvero per poi arrivare al punto di osservazione Olifants. Bellissimo paesaggio. Il fiume scorre sotto di noi. Ci sono diversi hippos nell’acqua e alcuni coccodrilli che prendono il sole. Si può scendere dall’auto ma lo facciamo guardandoci intorno per benino. Lasciamo le portiere aperte della jeep. Ci sono anche altri 3 signori. Ripartiamo e poco oltre troviamo un coccodrillo in un laghetto che arriva alla strada. Non è grossissimo. Sarà lungo più o meno un metro e mezzo. Da il muso appoggiato sulla sabbia ad un metro dalle nostre ruote. Gli fotografo ogni cm., dall’occhio, ai denti, alle zampe. Guardiamo bene e notiamo altri piccoli occhietti che ci guardano. Sono una decina di tartarughe d’acqua lunghe una trentina di cm. Sono molto curiose (ne abbiamo viste diverse in questi giorni) e si avvicinano sempre alla macchina. Bisogna stare attenti perché spesso arrivano fino a sotto. Si rischia di schiacciarle. Una di queste passa di fianco al coccodrillo, arriva alla bocca e ai suoi bellissimi denti appuntiti (basterebbe che li aprisse di poco per decapitare la poveretta), esce dall’acqua e viene verso di noi con la testa alta. Sembra quasi che voglia sfidarci per difendere il suo territorio. Ripartiamo. Consiglio questa deviazione. Entriamo poi al campo Olifants per fare benzina (Rand 300 = € 21). Ci ricolleghiamo alla strada principale e facciamo qualche km. su questa. Alla pozza Ngotso ci sono una quindicina di elefanti al bagno. Sono un pochino distanti ma si vedono benissimo. Facciamo poi delle deviazioni sulle S126 e S125. Non ricordo più in quale delle due strade ci troviamo in mezzo ad una mandria enorme di bufali. Alcuni sono sdraiati completamente nel fango (dei maschi di non so quanti kg.) mentre le femmine con i piccoli sono sdraiate sotto gli alberi. Ce ne sono ovunque. Arriviamo poi per pranzo al posto di ieri, Tshokwane. Questa volta non prendiamo nulla, mangiamo con le nostre cose. I ragazzi vanno a prendersi un gelato e io mi tengo stretta il sacchetto del pranzo. C’è una scimmietta che mi guarda, io la guardo … fa un movimento con la bocca, sembra un mezzo sogghigno … sarà mica quella di ieri che mi ha rubato la pera?? … Ripartiamo ed imbocchiamo la H10. Questa strada è paesaggisticamente bella. Arriviamo al ponte sul fiume Sabie, appena prima del campo Lower Sabie. Scena da National Geografic. C’è un ippopotamo morto con le zampe sollevate nella nostra direzione. E’ incastrato sul fondo del fiume. L’acqua è bassa. Nell’acqua ci sono tantissimi coccodrilli e molti sono sulle isolette vicine. Ci sono dei bestioni enormi. Ad un certo punto un coccodrillo che si trova vicino alla coda dell’ippopotamo salta sulla pancia tra le zampe posteriori e da un solo colpo di denti aprendogli il ventre. Torna nell’acqua per poi saltare nuovamente su. Entra nella pancia dal buco che ha fatto. Una volta dentro ruota su se stesso e poi esce sicuramente con la bocca piena. La scena è molto forte ma non c’è ne sangue né niente. Siamo in 4 macchine. La gente è senza parole. Immagine molto triste ma decisamente affascinante. Proseguiamo verso sud sulla S28, strada che ci ha assolutamente suggerito Alberto. Ci sono molte giraffe e zebre. Alcuni piccoli di entrambe le razze prendono il latte dalla mamma. Vediamo anche degli struzzi che però scappano via velocemente (quelli neri con ali e coda bianchi sono maschi mentre quelli marroni con coda e ali grigiastre sono femmine). Ci fermiamo nel punto di osservazione Ntandanyathi. Scendiamo dalla macchina dopo aver guardato per benino in giro. Noi mi piacciono queste cosse ma non ci sono alternative se si vuole entrare. Il capanno è completamente recintato e c’è un cancello con cricchetto per entrare. E’ tutto in legno. Si affaccia su di un laghetto ma non c’è nulla. Chi è appassionato di birdwatching sicuramente ci passerebbe delle ore. Risaliamo velocemente in macchina e proseguiamo. Ci sono distese di erba gialla molto lunga. Ad un tratto vediamo due masse nere luccicanti. Sono due rinoceronti neri (non vediamo benissimo il labbro perché continuano a pascolare senza alzare il muso però poi a casa, guardando le foto e allargando l’immagine, si vede abbastanza la punta del muso e non è squadrata) e poi non sono molto grossi. Ci deve essere una pozza nascosta alla nostra visuale perché sono grondanti di fango bagnato. Ne hanno addirittura una montagnola ferma sul corno inferiore. Luccicano al sole. Sono ad una decina di metri dalla macchina. Li osserviamo vigili perché sappiamo che se fossero rinoceronti neri, potrebbero attaccarci (quelli bianchi sono meno aggressivi). Loro però sono tranquilli. Ci guardano ogni tanto ma non sono intimoriti. Ci spostiamo e ci accostiamo ad una jeep ferma appena oltre. Ci sono due signore che ci dicono che ci sono 3 leonesse sdraiate nell’erba poco distante. Ad occhio nudo si vede qualche movimento mentre con il tele della macchina foto e con il binocolo si vedono bene le teste quando le sollevano. Le signore ci dicono che diversi leoni abitano in questa zona. Loro sono ferme già da un’ora a guardarle ma non accennano ad alzarsi. Sono le 15.30 quindi manca tanto all’ora del tramonto, quando, in teoria, calando la temperatura, dovrebbero muoversi. Fa caldo e loro stranamente non sono sotto degli alberi a ripararsi. Sono sdraiate completamente al sole. Se non c’erano quelle signore non le avremmo viste assolutamente. Loro sono gialle nell’erba completamente gialla. Chissà quanti altri ce ne sono ma sono  impossibili da vedere. Ti deve proprio cadere l’occhio in quel punto quando una di loro si muove. Proseguiamo fino a ricongiungerci alla strada principale la H4-2. Da un ponte vediamo a sinistra un bellissimo elefante che mangia tranquillamente l’erba fresca sulle rive del fiumiciattolo. Deve essere un maschio perché è da solo.  A destra invece ci sono diversi ippopotami nella pozza Gasanftombi che fanno un gran baccano. C’è la possibilità di avvicinarsi alla pozza prendendo la prima stradina a destra. Ci sono una ventina di avvoltoi tutti su di un albero rinsecchito. Sono le 17 e decidiamo di uscire dal parco. Andiamo a Komatipoort, dista solo 10 km. dal gate. Il paese è bruttino. Ci sono solo supermercati chiusi perché è tardi. Vediamo solo persone di colore perché siamo a 100 km. dal confine con il Mozambico quindi la maggior parte della gente arriva da lì. L’unico supermercato che troviamo aperto è un buco con pochissime cose. Prendiamo giusto acqua e una confezione di biscotti. Torniamo verso il Kruger e poi svoltiamo a sinistra sull’ultima strada prima del gate. Qui ci sono distese di canna da zucchero e di banani. Arriviamo velocemente al nostro lodge il Buckler’s (http://www.bucklersafrica.co.za/). Questo posto lo consiglio assolutamente. E’ un self catering molto grazioso e veramente comodo come location perché vicino all’ingresso del parco. Ha poche camere tutte attrezzate con cucina, veranda con tavoli e griglia. La signora che ci accoglie è molto cordiale. Ci prenota anche un tavolo ad un ristorante lì vicino. Il lodge si affaccia sul fiume Crocodile e sul Kruger. Il parco comprendendo anche il fiume. Le recinzioni elettrificate sono state messe tra il fiume ed il lodge in modo tale che gli animali possano abbeverarsi. Il lodge ha la piscina con un piccolo terrazzino in legno ed una pianta. Ho visto foto su facebook di elefanti che mangiavano le foglie di questa pianta. La signora dice che vengono quasi tutti i giorni. Noi purtroppo non li vedremo ma avremo gli ippopotami proprio fuori dalla nostra camera. C’è solo la rete che ci separa … La nostra camera è enorme. Ha una cucina con salotto e televisione poi due camere da letto e due bagni. Bello. Poi il nostro portico è a pochi metri dalle recinzioni. Doccia veloce e poi andiamo a cena al ristorante di un hotel vicino, il Ngweya Lodge. Mangeremo bene ma la location è forse la meno bella di tutta la vacanza. E’ una sala da pranzo anonima senza nulla di africano, spenderemo Rand 486 = € 34. Torniamo poi subito al lodge ed andiamo a dormire come al solito io con Martina e Matteo con Pier. Domani di nuovo nel parco. Non vedo l’ora.

 

6) 22 aprile 2014, martedì – km.277

Alle 5.00 suona la sveglia ma io e Pier è già un po’ che siamo svegli. Ci sono due hippos attaccati alla nostra camera che fanno versi. Che bello sentire i suoni degli animali africani …Colazione la faremo in macchina nel parco quindi alle 5.20 siamo già davanti al gate. Ci sono 3 cancelli qui. Il primo è dalla parte esterna al fiume. Aspettiamo in macchina compilando il solito foglio. Ci consegnano anche un sacchetto di carta per l’immondizia. Siamo la 3^macchina ma qui la faccenda è diversa rispetto a Phalaborwa. Appena oltre il gate c’è il campo Crocodile Bridge quindi non si ha la speranza di essere i primi. Quando aprono i cancelli chi dorme nel campo esce subito mentre noi dobbiamo ancora fare i biglietti. E poi le strade che si aprono sono tre quindi la gente si disperde subito. Quando aprono il primo cancello entriamo. C’è un bufalo maschio che bruca vicino alla strada. Attraversiamo il ponte rialzato di poco dall’acqua e poi dopo una curva superiamo il secondo cancello (questo è stato fatto per tenere fuori gli animali dalla biglietteria visto che in questo punto la gente scende dall’auto). Pier parcheggia ed io entro a fare il biglietto. Sono la prima. Altre macchine si mettono in coda davanti al gate quindi ho inteso che lo si possa fare anche lì comunque io faccio più veloce e poi il ranger ci fa passare, senza fare un’ulteriore coda, da una strada laterale. E via siamo di nuovo dentro. Vediamo subito tante giraffe, zebre ed impala. Quelle poche macchine che ci sono prima di noi si fermano a fare foto mentre noi, avendo già visto molti di questi animali, proseguiamo. Non elenco tutto quello che vediamo altrimenti non finisco più. Ripercorriamo la strada di ieri dei leoni, la S28 ma di leoni neanche l’ombra poi deviamo sulla S 137 e quando ci ricolleghiamo con la principale, la H4-2, torniamo verso sud di 2 km. per prendere la S28. Arrivati a Lower Sabie andiamo ancora al ponte con l’ippopotamo ed i coccodrilli di ieri. Non c’è la bella luce di ieri sera. Ora il sole è alle spalle degli animali. I coccodrilli proseguono il loro pasto. La zampa posteriore sinistra non è più sospesa ma si è appoggiata all’altra. Avranno svuotato tutto l’interno. Proseguiamo verso ovest sulla H4-1, poi giriamo sulla S21 per poi prendere la H5 e ricollegarci alla H4-2. Lungo questo tratto vediamo tra i vari animali, una bellissima e grossa tartaruga di terra, tante di acqua in piccoli stagni con le ninfee. Vediamo anche due rinoceronti neri poco distanti dalla strada, nascosti tra i cespugli, una iena e 3 leopardi. Ci ferma un signore dicendoci che poco distante stanno dormendo nel letto di un fiume asciutto. C’è una macchina prima di noi (ha avuto la nostra stessa informazione dal gentilissimo signore) e ce li indica. Come per i leoni di ieri, se non ce li facevano vedere era impossibile notarli. Sono all’ombra di una pianta tra l’erba e la sabbia del fiume. Li si vede bene con il cannocchiale, ad occhio nudo sembrano dei sassi. Andiamo poi verso l’uscita però prima facciamo una deviazione alla piscina degli ippopotami. Prendiamo sulla destra la S25 per poi girare a sinistra sulla S27. Sulla cartina avevamo visto che c’erano degli orari e poi abbiamo capito il perché. E’ aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 15 mentre il sabato dalle 8 alle 12. La nostra battuta è stata: la domenica gli ippopotami, stufi della gente, non concedono visite … ed invece il motivo è che c’è una guardia armata solo in queste ore per accompagnare i turisti fino al punto panoramico. Ci sconvolge capire che arriva dal gate in bicicletta …. (sono 7 km. ….). Scendiamo dalla macchina e ci dice che dobbiamo seguirlo. Costeggiamo il fiume Crocodile, oltre il quale c’è il nostro lodge, e saliamo sulle rocce. Ci va vedere dei dipinti boscimani di cacciatori e poi arriviamo nella parte più alta delle rocce. Il paesaggio è molto bello. Sotto di noi c’è una rientranza del fiume che crea appunto una piscina. Di ippopotami però neppure l’ombra … e dire che sono quasi le 13 … sono andati via un paio d’ore prima … va beh a parte l’umorismo pessimo … ci è piaciuta questa piccola gita. Torniamo alla macchina dando la mancia al gentilissimo signore che non parla una parola di inglese ma si è fatto capire benissimo con un meraviglioso sorriso quando ha visto quanto gli abbiamo dato. Per noi sono pochi euro, per lui, che rischia tutti i giorni la vita in bicicletta, sono un’enormità. Arriva un’altra macchina ma quei signori dicono che non vogliono scendere. Andiamo al gate. Facciamo presente che più tardi rientriamo e ci mettono un timbro sul biglietto. Andiamo a Komatipoort a fare la spesa alla Spar (mega supermarket con di tutto e di più). Ora tutti i supermercati sono aperti. Prendiamo qualcosa di pronto da scaldare al microonde al lodge e la colazione ed il pranzo per domani. Andiamo al lodge e prepariamo il nostro tavolo nel portico vista Kruger mentre il pranzo si scalda nel forno. Bellissimo momento. Pier si fa un pisolo di ½ ora perché poi lo sveglio … gli animali ci aspettano. Alle 16 siamo di nuovo dentro. Ripercorriamo nuovamente la strada di ieri e di questa mattina, la S28 verso Lower Sabie. Vogliamo vedere i leoni. Alberto ci aveva detto di farla più volte al giorno. Prima o poi ci sarà la sorpresa. Non vediamo leoni ma elefanti ed un enorme rinoceronte bianco (o vecchio o malato perché gli si vedevano le costole da quanto è magro) ad un metro dalla strada. Vediamo un tramonto memorabile. Uno di quelle immagini d’Africa che ti rimangono impresse nel cuore. Peccato che siamo di corsa perché il parco chiude. Lasciamo il nostro rhino. Se è così malconcio perché è anziano è molto fortunato. Per questi animali è davvero un lusso invecchiare e non finire in mano ai bracconieri. Andiamo a fare benzina al campo Crocodile Bridge per non perdere tempo domani mattina (Rand 300 = € 21) e alle 17.55 siamo al gate. Non vediamo l’ora che sia già domani mattina …. Stasera dopo la doccia andiamo a cena a Komatipoort. Quando siamo andati al supermercato oggi abbiamo notato un ristorante, il Tambarina. Chiediamo alla signora del lodge di prenotare un tavolo. E’ il locale più carino della cittadina e mangeremo benissimo (Rand 543 = € 38). Solita amarla e poi via in hotel a chiudere le valige e a caricare il grosso in macchina. Subito a dormire.

 

7) 23 aprile 2014, mercoledì – km.492

Abbiamo 5 ore per poter girare nel parco perché poi dobbiamo partire per Johannesburg. Svegli sempre alle 5.00, carichiamo tutto e lasciamo il lodge dopo aver messo le chiavi e il telecomando del cancello nell’apposito box vicino all’uscita. Al gate solita trafila e poi entriamo. Gireremo nella parte bassa verso ovest per poi uscire dal gate di Malelane. Imbocchiamo la S25. Ci troviamo subito degli gnu sulla strada che non si spostano e poi un elefante a bordo strada che mangia tranquillo. E’ giovane perché le zanne saranno lunghe una spanna. Lo guardiamo mangiare per una decina di minuti poi proseguiamo. Incrociamo una macchina che ci ferma. Ci dice di incominciare a retrocedere. Quando gli chiediamo il perché si mette a sorridere ed indica alle sue spalle. Noi guariamo in avanti e da dietro la curva arriva il più grande elefante che io abbia mai visto. E’ solo quindi è un maschio. Ha una sola zanna. Non è in must  perché le guance non sono bagnate quindi sono più tranquilla. Cammina con passo regolare ma deciso. E’ tranquillo e ad ogni passo muove le enormi orecchie. Che meraviglia. Incominciamo a retrocedere. Facciamo un centinaio di metri ma lui non accenna a cambiare strada. E chi glielo fa fare? La vegetazione è fitta quindi qui non rischia di farsi male. Dobbiamo girare la macchina perché se dovesse decidere di caricarci lui andrebbe veloce mentre noi in retro, con la tremenda jeep che abbiamo non andremmo tanto lontano. Facciamo una mega accelerata e poi con alcune manovre, visto che la strada è stretta, ci giriamo. L’elefantone prosegue a seguirci per un bel pezzo poi gira nel bush e scompare. Meno male … avevamo paura di ritornare al Crocodile Bridge Gate … Ci rigiriamo nuovamente e procediamo. Arriviamo poco dopo allo svincolo tra la S25 che stiamo percorrendo con la S26. La nostra idea era di proseguire su questa strada costeggiano il fiume ma la strada è bloccata per inondazioni del fiume dei mesi di pioggia appena finiti. Dobbiamo quindi prendere la S26 fino alla fine poi la S23 (Biyamiti Loop) per poi ricollegarci alla S114. Decidiamo (questa sarà la migliore decisione della vacanza) di farci un ultimo loop prima di uscire (Gardenia Hide). Appena iniziato facciamo una curva e ce lo becchiamo davanti. Straiato a 10 cm. dalla strada, sua maestà il Re Leone con la consorte. Per poco non ci viene un infarto. Che meraviglia. Ha una criniera enorme. Rimaniamo a guardarlo più di mezz’ora. Fa di tutto: sbadiglia, si lava la zampa e poi il muso, si stira, si alza e fa pipì e poi il bidè, salta sulla groppa della compagna che poverina stava dormendo e abbozza un accoppiamento. Ruggisce forte e la prende per la collottola tirandole tutto il pelo. In linea d’aria siamo a tre metri. Io e lei ci fissiamo negli occhi. Non leva lo sguardo quasi a supplicare un po’ di privacy. Il maschio dopo un paio di minuti scende e si stira nuovamente. Ma quanto è grande!! Si sdraia poi completamente con gli occhi chiusi. Ha tutto il muso pieno di cicatrici e gli manca uno dei dentini davanti. Il tempo scorre e dobbiamo proseguire. Che jella averli trovati solo ora ed essere di corsa!!! Proseguiamo passandogli di fianco. Visti così, anche se sdraiati, sono davvero enormi. Una loro zampa ci coprirebbe completamente la faccia. Poco oltre troviamo un rinoceronte bianco mamma con al seguito il piccolino. Anche qui che meraviglia. Ma chi ha voglia di andare a Johannesburg!!! Arriviamo al capanno per gli avvistamenti ed entriamo al volo chiudendoci il cancello alle spalle. Troviamo due signori che mangiano panini. Gli diciamo che a due minuti ci sono i rhinos e oltre i leoni ma non si muovono. Dicono che rimangono lì a vedere gli uccelli. Ma come fanno??? Io avrei mollato tutto e sarei corsa alla macchina. E’ la terza volta che vediamo il leone maschio da vicino ma è sempre un’emozione. Guardo il laghetto sul quale si affaccia il capanno e noto una tartaruga d’acqua su una roccia proprio nel centro. Ad un tratto questa roccia si move e la tartaruga perde l’equilibrio finendo in acqua. Risale subito e di nuovo la pietra si muove e lei scivola. Risale e ad un certo punto la roccia mette fuori anche il muso. E’ un grosso ippopotamo. La tartaruga era sulla parte finale della schiena … bel posto per dormire … Ora dobbiamo proprio andare. Raggiungiamo il Malelane Gate ed usciamo. Non avevamo grandissime aspettative da questo parco perché avevamo l’idea che fosse troppo frequentato rispetto ai parchi che abbiamo visto gli altri anni ed invece, nonostante di gente ce ne fosse, non ci ha dato fastidio. Certo è sicuramente molto sfruttato ma ci ha regalato emozioni grandissime. Dovessi tornare indietro lo rifarei senza pensarci due volte.

Ora si parte decisi dopo aver fatto benzina (Rand 680 = € 48). Imbocchiamo la superstrada N4 facendo una coda di un’ora nei pressi di Nelpruit per lavori in corso (ne approfittiamo per fare pranzo con le nostre cose). Faremo la stessa strada dell’andata. Ci sono tre caselli per il pagamento. Il primo Nkomazi Plasa costa Rand 51 = € 3,60), gli altri due sono quelli dell’andata: Machado Plaza (Rand 67 = € 4,72) e Middelburg Plaza (Rand 45 = € 3,17). Troviamo un acquazzone ma è perfetto per abbassare la temperatura. Arriviamo alle 17.00. Facciamo ancora benzina per rendere la macchina con il pieno (Rand 589 = € 41,50), andiamo al nostro lodge, l’Aero Guest Lodge (http://www.aeroguestlodge.co.za/) che si trova a due minuti dall’aeroporto. Hanno il servizio navetta gratuito una volta all’ora su prenotazione. Scarichiamo tutto dalla macchina e poi Pier e Matteo vanno a portarla al rent a car. L’autista li precede per aiutarli e poi li porterà indietro subito. Ceniamo al lodge (che è carino con una bella piscina) e mangeremo un’ottima zuppa di funghi e degli ottimi filetti con verdure (Rand 865 = € 61). Dopo subito a dormire.

 

8) 24 aprile 2014, giovedì

Oggi si parte per il Mozambico dalla mia amica Marina. Facciamo colazione ed alle 8.00 ci facciamo portare dalla navetta all’aeroporto. Sbrighiamo velocemente le formalità e poi andiamo a comperarci una bottiglia di amarula (Rand 145 = € 10,20). Anche oggi Salvo e Marinne (i nostri compagni del Kruger) partono per ritornare in Congo. Cerchiamo il gate da dove partono per andare a Pointe Noire così andiamo a salutarli. Gli abbiamo fatto una bella sorpresa. Il nostro volo parte alle 11.00 puntuali. L’aereo è piccolino (2 posti e 2) della compagnia LAM (la compagnia nazionale mozambicana). Il volo dura 1 ora e 45. Recuperiamo velocemente le valige ed eccola … la mozambicana di adozione Marina … che ci attende. Che bello vederla. Cambiamo soldi (1 € = 41 Metical). Facciamo un giro per la cittadina. Che bello, la cosa che mi colpisce di più è il colore. I ragazzini che escono da scuola hanno le divise ma le donne indossano gonne che si chiamano capulane che sono tutte colorate. Queste gonne sono in realtà dei grossi teli che usano in tanti modi: come gonne, per legare i bimbi, sulla schiena, come tovaglie, per partorire, come asciugamani, per mettere le monete, ecc.ecc. Sono tutti in strada che camminano, che chiacchierano, che lavorano vendendo ogni sorta di cose. Le strade sono in parte asfaltate ed in parte sterrate. Durante il periodo delle piogge si allaga tutto e si creano delle voragini. Muoversi con le macchine è problematico. Il nostro hotel il Casa Rex (http://www.casa-rex.com/) si trova dall’altra parte del paese, oltre il promontorio. Lo raggiungiamo velocemente. Abbiamo mangiato qualcosa in aereo quindi prendiamo solo dei succhi di frutta. L’hotel è bello con un giardino molto curato e due piscine (una infinity). Si trova in alto rispetto al mare. Si raggiunge la spiaggia in due minuti scendendo una scalinata. Il panorama dall’hotel è bello. C’è la bassa marea e si vedono le isole Bazaruto in lontananza. Facciamo un giro in spiaggia. Purtroppo ci sono molte alghe lasciate dal mare quando si è ritirato. E’ un lavoro immane toglierle e poi comunque ogni volta che l’acqua sale se le porta dietro dal mare aperto. Andiamo a sinistra fino a Casa Cabana (piccolo hotel con ristorante sulla spiaggia, ceneremo qui una sera e sarà il posto in cui mangeremo meglio). Anche se il mare è lontano i ragazzi fanno il bagno. Ci sono molte barchette di pescatori in secca, piegate su un fianco. Torniamo poi in hotel e andiamo nella nostra camera. Solo le suite hanno la possibilità di aggiungere un letto a casello per i ragazzi.  Sia questo che il letto matrimoniale hanno la zanzariera. La camera sarebbe per due adulti e due bambini fino ai 12 anni. Matteo ne ha 13 … ma ci hanno detto che andava bene. Il problema è che i letti del castello saranno lunghi 180 cm. e lui è 185 …. Ma lui si adatta, dorme ovunque. Al massimo facciamo a turni io e lui. Marina ci lascia dopo averci prenotato un taxi per raggiungerla a cena. Lei abita dall’altra parte del paese verso l’aeroporto. Chiudiamo le zanzariere prima di accendere la luce. Siamo un po’ agitati per via della malaria. Siamo alla fine dell’autunno però fa ancora tanto caldo e ha piovuto nei giorni scorsi quindi ci sono ancora zanzare. Dopo la doccia ci bardiamo con pantaloni lunghi e maglietta con le maniche lunghe. Indipendentemente dalle zanzare è l’abbigliamento ideale perché fa freschino. Mettiamo anche dei braccialetti, acquistati in erboristeria, che dovrebbero allontanare le zanzare perché emanano un odore sgradevole. Il taxi arriva puntuale alle 18.30 e ci costerà Met 300 = € 7,30. Andiamo a cenare allo Zombie Cucumber (piccolo hotel con ristorante). E’ vicino alla casa di Marina. I proprietari sono gentili, lui è francese e lei belga (o il contrario, non ricordo). Ceniamo a bordo piscina anche con Marina. Bella serata e lei ci racconta della sua nuova vita in questo paese. La cena non sarà il massimo. Ci fanno aspettare molto e spendiamo Met 3640 = € 89. Non c’è rapporto tra prezzo e qualità/quantità. Marina ci riaccompagna in hotel dopo esserci accordati per domani. Andiamo subito a dormire.

 

9) 25 aprile 2014, venerdì

L’alba è alle 6.00, il sole sorge sul mare proprio davanti al nostro letto. Alle 8.30 viene Marina a prenderci e ci porta nella spiaggia davanti a casa sua dove partiremo con la barca per le isole. Abbiamo stabilito di andare oggi a Magaruque, domenica a Bazaruto e Benguerra e poi martedì a Santa Carolina. Dovremo cambiare i piani perché, in modo del tutto inaspettato ma più che altro completamente fuori stagione, ci saranno delle piogge e vento. Faremo quindi escursioni guardando le previsioni. Oggi Magaruque e poi ci ritorneremo unendo l’isoletta disabitata di Bangue domenica mentre andremo a Bazaruto e Benguerra martedì. Vorrà dire che dovremo tornare per andare a Santa Carolina … Per il costo delle escursioni contattate direttamente Marina. Lei può organizzarvi gite personalizzate toccando una o più isole contemporaneamente. Arriviamo alla spiaggia e saliamo sul dhow, la tipica barca a vela dei pescatori. Questa ha anche un piccolo motore da utilizzare nel caso in cui non ci sia vento. Siamo noi 4, una coppia con due bimbi piccolini, un’altra coppia di ragazzi giovani ed un olandese single. Il cielo non è dei migliori ma poi le previsioni dicono che dovrebbe piovigginare per poi aprirsi. Il Mozambico è bagnato dall’Oceano Indiano e qui passa la corrente Agulhas. E’ una corrente calda che arriva fino a Cape Town dove incontra la corrente gelida del Benguela che arriva dall’Antardide e che lambisce le coste inospitali della Namibia. Il tragitto fino all’isola di Magaruque dura un’oretta. La barca è lenta e noi ci godiamo il paesaggio. Qui vivono molti delfini e spesso seguono le barche. Noi non ne vediamo. Incrociamo diverse barchette di pescatori che rientrano a Vilankulo con il pescato. Alcune barche invece sono ferme dove l’acqua è più bassa e uomini e donne raccolgono a braccia le reti. Quando il sole esce il mare diventa un azzurro meraviglioso e si vedono delle piccole isolette di sabbia bianca. Quando il mare si ritrae molto si dice che c’è marea viva e succede a ridosso della luna piena e a ridosso della luna nuova. Si dice che è morta nei periodi intermedi. In estate (da novembre ad aprile ) si ritira molto di più e ci sono giorni in cui c’è solo quasi sabbia per alcune ore del giorno. Addirittura si riesce a raggiungere a piedi Margaruque. C’è solo un piccolo canale dove si deve nuotare ma sono solo pochi metri. Quando il mare si ritira si creano delle piccole piscine naturali con l’acqua trasparente nella sabbia bianca.

(Informazioni sulle isole: L’arcipelago di Bazaruto è situato a circa 10 km dalla costa del Mozambico (1 ora in barca). Si trova nella parte meridionale del Paese, circa 800 km a nord di Maputo nella provincia di Inhambane, tra i distretti di Vilanculos e Inhassoro. E’ costituito da 5 piccole isole tropicali (Bazaruto 12000 ha, Benguerra 2500 ha, Magaruque 600 ha, Santa Carolina 500ha e Banguè 5 ha, tutte incluse nel Worldwide Fund of Nature). Al fine di mantenere l’integrità dell’ambiente naturale, l’arcipelago è stato dichiarato Parco Nazionale nel 1971; l’ecosistema del parco include foreste, savane, aree umide, zone costiere con acque turchesi, spiagge di sabbia bianca e barriere coralline incontaminate. Ancora sconosciuta al turismo internazionale (è stato recentemente inserito nell’elenco delle 25 top wild destinations dalla rivista National Geographic), quest’area naturale offre un soggiorno a stretto contatto con la natura. Questo arcipelago era noto storicamente per le perle, l´ambra grigia e per il commercio degli africani arabizzati. Intorno al Cinquecento le isole furono insediate dai commercianti portoghesi, ma solo nell’Ottocento fu fondato il primo vero e proprio villaggio su Santa Carolina.  Nel 1971 l’arcipelago è stato dichiarato Parco Nazionale Marino, grazie alle sue acque cristalline, riscaldate dalla Corrente del Mozambico, che rendono l’arcipelago uno dei luoghi al mondo più affascinanti per le immersioni! Questo ricco ecosistema include foreste, savane, aree umide, zone costiere con acque turchesi, spiagge di sabbia bianca e barriere coralline incontaminate e rappresenta inoltre un habitat ideale a numerose specie di uccelli tra cui i piccoli flamingos che nidificano sulla terra ferma a San Sebastian.  Candide spiagge, acque turchesi e un’intatta barriera corallina le rendono una meta dal fascino irresistibile. E’ il luogo in cui terra e acqua s’incontrano, si sfiorano, si fondono; giocano con le maree e con il soffio del vento, con il fruscio dei granelli di sabbia, mentre le tonalità dei colori mutano e incantano.  Il clima è moderatamente umido con precipitazioni annuali comprese tra  466-1928mm con una media di 978 mm. Le isole, composte da spiagge di rocce e dune di sabbia, sono soggette alle variazioni naturali del vento e all’azione delle onde marine.  L’origine continentale dell’arcipelago è evidente dalla larghezza delle isole e dalla presenza di flora e fauna tipiche della terraferma (coccodrilli, antilopi, scoiattoli, scimmie, elefanti e serpenti). Più di 180 specie di uccelli di diverse specie di migratori e 45 tipologie di rettili e anfibi sono stati calcolati  in questa zona.

 La flora e fauna marina invece sono costituite da coralli, mangrovie, delfini, balene avvistate durante il periodo di migrazione; oltre 200 singole specie di pesci sono state registrate e l’80% delle famiglie di pesci nella regione del Pacifico indiano si trovano nelle acque attorno l’arcipelago. Qui vive lo straordinario dugongo, un mammifero simile al delfino che si nutre delle alghe che coprono i fondali marini. Questo è l’unico posto in Africa dove riesce a vivere e riprodursi.

Popolazione: Le isole sono abitate. La popolazione appartiene al gruppo etnico dei tsonga;  gli isolani parlano la lingua xitsonga, il loro dialetto distintivo invece la maggior parte dei mozambicani parla lo chitswa, la lingua della provincia di Inhambane, considerata molto importante per la comunicazione tra continente e isole. La lingua ufficiale del paese in ogni caso è il portoghese ma nelle strutture turistiche il personale parla inglese.

Economia: L’economia locale è basata sul turismo, sulle attività del Parco nazionale, sulla pesca e lo sfruttamento delle risorse marine, agricoltura e bestiame, costruzione di barche e servizi di trasporto. Per quanto riguarda il turismo l’arcipelago è considerato da molto tempo una delle aree a più alto potenziale del Mozambico; a partire dal 1950 le prime aziende fondatrici sorsero nella regione grazie all’intraprendenza di Joaquim Alves e da allora questo settore rappresenta per il territorio una risorsa economica fondamentale garantendo occupazione, protezione ambientale e salvaguardia del patrimonio faunistico e naturalistico presente).

Arriviamo all’isola, nella parte destra, e scendiamo muniti di maschere, boccaglio e pinne fornite da Marina. Tutti vanno a fare snorkeling. Io preferisco fare foto. Ci sono dei begli uccelli bianchi e delle piante, completamente seccate dal sole, vicino al mare. Quando la marea sale le bagna. Sono molto fotogeniche. Trovo delle pansy shell. Questo è l’unico posto al mondo dove si trovano. Prima di morire erano ricci poi si appiattiscono completamente e diventano bianchi per il sole. Hanno una specie di fiore disegnato al loro centro e due lunghi buchi verso il bordo superiore. Sono delicatissimi e se ne trovano molti sulla spiaggia. Io ne trovo uno enorme viola di una  quindicina di cm. di diametro. Alcuni sono piccoli. C’è una leggenda che dice che simboleggiano la vita e la morte di Gesù e queste conchiglie sono una piccola cosa che lui ci ha lasciato per diffondere il Vangelo attraverso l’eternità. I quattro buchini al centro sono i 3 chiodi della crocifissione più uno che simboleggia quello della lancia che lo ha colpito. Sul retro c’è ancora un buchino che simboleggia la stella della notte di Natale. Sempre sul retro, da questo foro partono da cinque punti 10 righe che rappresentano le colombe della pace. Sul davanti il fiore è il giglio della Pasqua. I due buchi allungati in diagonale verso l’alto sono le braccia di Gesù sulla croce. Tutto questo racchiuso in una piccola meraviglia. Io non resisto ed imbosco un paio di queste conchiglie. Nessuno dice niente se si prende qualcosina, ovviamente solo qualcosina. I coralli è assolutamente vietato ovunque. A Bazaruto non i può toccare nulla. Una coppia con la quale ci troveremo una sera ci racconta hanno preso un pezzo enorme di corallo e li hanno beccati facendogli poi un cazziatone. Loro si sono giustificati dicendo che non lo sapevano  … mah …!!! Dicevo di noi. Sono tutti in mare a fare il bagno, io fotografo. Si potrebbe anche fare il giro dell’isola in 1 ora e ½. Dall’altra parte vivono dei fenicotteri rosa. Mi piacerebbe farlo ma il cielo diventa sempre più nero quindi non mi fido. In compenso farò foto bellissime con il sole alle mie spalle che illumina tutto, il mare azzurrissimo, il cielo nero, uccelli bianchi tipo aironi. Contrasto meraviglioso. Ad un certo punto inizia a piovere e tutti corrono fuori dall’acqua. Torniamo alla barca. Il dhow ha una piccola griglia al suo interno quindi i nostri due barcaioli hanno cucinato lì il nostro pranzo. La copertura in stoffa della barca l’hanno piazzata sulla sabbia per creare ombra e hanno apparecchiato un tavolo. Il nostro pranzo viene rovinato dalla pioggia. Ma non pioggia normale … un nubifragio. Per fortuna sono attrezzati e ci danno degli impermeabili. Vedendo che non tende a diminuire e che il vento si sta portando via anche il nostro riparo, ci spostiamo fino ad arrivare al capanno del guardiano dell’isola. C’è un lodge ma non credo che avremmo potuto andare a ripararci. Troviamo un telone e rimaniamo lì sotto. I nostri due poveri barcaioli ci preparano il tavolo e vanno avanti ed indietro con le pentole e i piatti scaricando tutto dalla barca. Sembriamo dei naufraghi. Fa freddo. Noi siamo attrezzati con magliette maniche lunghe e felpe quindi ci bardiamo. Gli altri non hanno nulla, neppure una maglietta, solo i teli mare. Io sarò paranoica ma preferisco sempre avere dietro un golfino perché non si sa mai … e ho avuto ragione. Ci sono delle papere che girano e che ci vengono a beccare i piedi … che meraviglia!!!! Il pranzo è ottimo a base di barracuda alla griglia, riso bollito, patate, pane e banane. Acqua a volontà e bibite per i ragazzi. Sulle isole i tour operator non possono portare alcolici a seguito di spiacevoli episodi successi con gente ubriaca però se uno vuole portarsi una birra lo può fare. Ai turisti non è vietato. Vedendo che non accenna a smettere diciamo ai due ragazzi di riportarci a terra. Faremo tutto il viaggio sotto la pioggia battente. Arriviamo a terra e Marina con Helder ci aspettano. Marina ci dice che per i prossimi giorni è meglio decidere giorno per giorno cosa fare perché il tempo è troppo ballerino. Ci riportano in hotel. Nessuno, ci dice sempre Marina, si aspettava una cosa del genere, neppure i pescatori. Le previsioni davano leggera pioggia nelle due ore centrali della giornata. Consideriamo che il periodo delle piogge è finito a metà marzo … In paese l’acqua ha fatto danni. Molte strade sono rovinate. Marina ci dice che quasi tutti i pulcini che hanno a casa sono morti annegati. Questa sera una volta in hotel leggo su facebook quello che hanno scritto i ragazzi che gestiscono un lodge in Namibia, nel Caprivi, dove siamo stati l’anno scorso. Ieri sono stati sorpresi in game drive da un nubifragio (lo stesso che è arrivato oggi qui). Anche loro commentavano che non era mai successa una cosa del genere fuori periodo. Va beh, esperienza che ricorderemo. Doccia bollente perché siamo umidi fino alle ossa e poi relax in piscina visto che è uscito il sole. Per cena rimarremo qui al Casa Rex e mangeremo molto bene (Met 2310 = € 56). In branda subito dopo. C’è un piccolo geco carinissimo nella zanzariera ma non lo tocchiamo. E’ lì fermo da ieri e non si muoverà quasi mai. Sui muri dell’hotel, in prossimità delle luci, la sera ce ne sono molti. Rimangono lì in attesa che arrivino gli insetti per prenderli. E sono velocissimi …

 

10) 26 aprile 2014, sabato

Oggi niente mare. Il tempo è bellissimo, forse la giornata più bella di tutte però non possiamo andare alle isole perché Matteo ha un impegno importantissimo. Marina, parlando con il prof. di ginnastica della scuola, ha detto che arrivava in vacanza un ragazzino che giocava a basket quindi lui si è esaltato e ha pensato di organizzare una partita per creare un momento di incontro tra ragazzi. Noi abbiamo portato dall’Italia 16 divise (pantaloncini e magliette) gentilmente offerti dalla società in cui gioca Matteo. Per loro sarà un grande regalo da utilizzare anche per altri eventi. La partita è fissata per oggi alle 15.00. Ci alziamo come al solito presto e facciamo dopo colazione un giro in spiaggia. Il mare è lontano e le barche sono piegate sul lato. Alle 10 arriva il taxi che ci porta da Marina (Met 400 = € 9,80). Lei ci accoglie e si arrabbia con il taxista, che conosce, tutti qui si conoscono, perché dice che ci ha chiesto troppo (il prezzo sarebbe stato di 800 Met ma ci dice di dargliene la metà). Marina ed Helder abitano proprio dove hanno l’attività( Mapapay Dhow Safari). Oggi per la loro famiglia è una giornata di festa perché, una volta all’anno, festeggiano i loro defunti quindi vanno al cimitero la mattina presto e poi a casa offrono da mangiare e bere per tutta la giornata a parenti ed amici stretti. Conosciamo quindi tutta la loro bellissima famiglia ed il bimbo di Helder, Shong, un bambino stupendo di 8 anni. Ci sono tanti bambini con gli abiti da festa e fanno a gara per farsi fotografare. Che meraviglia. C’è una bimba in particolare, io la chiamo Befana perché è troppo furba ed intraprendente, che vuole le foto e si mette in posa come una modella. Ha un viso bellissimo. Lasciamo la famiglia e andiamo a piedi fino all’hotel Baobab Beach Lodge (http://www.baobabbeach.net/). Si chiama così perché nel suo giardino c’è un’enorme pianta di baobab. Ha un’unica base per poi diramarsi in 3 piante differenti. Noi abbaiamo visto varie volte in passato queste piante ma era sempre inverno quindi non avevano né foglie né fiori. Questa è ancora tutta fiorita. Sapevamo che i fiori erano belli ma non mi immaginavo così tanto. Sono enormi e bianchi. Vediamo per terra anche i frutti (sembrano dei datteri giganti). La mamma di Helder è famosa in tutto il paese per i suoi gelinho (pronuncia geligno). Sono dei ghiaccioli fatti con il succo del frutto del baobab. Li vende per pochi metical e non può permettersi un giorno di riposo. La sua produzione deve continuare incessantemente perché i bambini di tutto il paese vanno a comperarli da lei. E’ super attrezzata con dei grossi congelatori. Facciamo un giretto nel piccolo albergo, le camere sono piccole capanne in legno sulla spiaggia e poi andiamo a fare due passi, guardando il mare, sulla sinistra. Stanno arrivando le barche dei pescatori e quindi sulla spiaggia c’è un gran fermento. La marea è bassa e le mogli dei pescatori scaricano il pesce dalle barche mettendolo in ceste che poi portano in equilibrio sulla testa fino al punto vendita sulla sabbia. Sono attrezzati con delle pese e qui tutto il paese viene a comperare. Ci sono pesci tipo sardine, pesci più grossi e granchi. Molte donne hanno i bimbi legati sulla schiena da lunghi foulard. All’occorrenza li tirano davanti, senza slegare la fascia, per allattarli. Che immagini … mare e cielo azzurri, barche in legno con le vele coloratissime, donne, uomini e anche bambini al lavoro senza sosta. Essendo con Helder e Marina oso fare foto, se però fotografo qualcuno da vicino gli chiedo il permesso. Fossimo stati da soli non avrei mai osato. Nessuno però ci guarda, sono concentrati nel loro lavoro. I bimbi come al solito si divertono a farsi fotografare e poi faccio vedere loro l’immagine sul piccolo schermo. Ridono tutti come matti. Lasciamo queste persone ritornando al Baobab. Incrociamo diverse donne con le bacinelle sulla testa e i bimbi sulla schiena che arrivano a comperare. Scatto foto a non finire. Marina nomina spesso queste bacinelle. La loro vita ruota introno all’acqua che viene fornita solo un paio d’ore al mattino quindi loro le  riempiono per poi usarla durante tutta la giornata. Se hanno poco bucato lo fanno quando l’acqua arriva dal rubinetto, se ne hanno molto vanno ai laghi (pozze di acqua dolce sorgiva). Non so dove siano ma non sono distanti. Quando vanno stanno via tutta la giornata. Lavano e poi stendono sulle piante ad asciugare. Nel mentre pranzano e si rilassano. Quando è tutto asciutto raccolgono e tornano a casa. Mi piace un sacco quando racconta episodi della loro vita. Sono distanti anni luce da come viviamo noi ma la loro vita mi sembra molto più semplice. Ci racconta anche che in Mozambico nessuno muore di tumore. La loro giornata è interamente dedicata a coltivare, allevare e cucinare. Mangiano tutte cose fresche e senza conservanti. Io e Pier stiamo fissati con l’alimentazione, soprattutto quella dei nostri figli, e siccome ormai scrivono a caratteri cubitali ovunque che quello che mangiamo noi non è il massimo (carne, grano geneticamente modificato, ecc.ecc. non voglio dilungarmi), questi discorsi ci colpiscono non poco. Torniamo verso casa loro dopo aver notato un parrucchiere. E’ una capanna in paglia con l’insegna “corta secapelo”. La fotografo per il mio parrucchiere. Lui colleziona immagini di colleghi di tutto il mondo. Sarà contentissimo. Arrivati a casa di Marina, la mamma di Helder ci invita a pranzo. Mi spiace farla faticare ma Marina mi dice che sono contenti quindi accettiamo. In due minuti tavola è pronta e ci porta ogni ben di Dio, birra ed amarla finale compresi. Un pollo alla brace così buono non l’ho mai mangiato e poi cane al chili, riso, verdura, insalata russa. Tutto ottimo. All’interno della casa hanno la cucina attrezzata ma non la usano. Solo Marina cucina lì. Loro usano un angolo del giardino dove fanno il fuoco con la legna. Andiamo a vedere. Hanno diversi pentoloni che fumano. Sono solo le 13, loro vanno avanti a cucinare e mangiare fino a notte fonda. Questo solo perché c’è la festa, normalmente sono pochi e mangiano solo i tre pasti. Marina poi mi chiama per fotografare i bimbi. Saranno una quindicina. Li hanno fatti sedere sulle stuoie con il loro piatto sulle ginocchia. Mangiano con le mani. I più piccoli si sporcano tutti. Ma che belli. Anche qui foto su foto alle loro boccucce e manine sporche … Nel mentre c’è un ragazzo graziosissimo. Si chiama Edgard. E’ cugino di Helder. Lui sarà il manager di Matteo per la partita. E’ stato lui ad organizzare tutto. E’ andato a fare la spesa e ha fatto cucinare panini con uova fritte (qui si usa così … merenda molto light) per tutti i ragazzi che giocano. Ha preso anche bibite e le ha messe in apposite borse frigo. Ha tappezzato il paese di volantini per pubblicizzare l’evento. E’ il  responsabile di tutto. Quando poi ci muoviamo per andare al campo gli fa pure da guardia del corpo. Lo scorta parlando sempre al telefono per dire, non so a chi, i nostri vari spostamenti. Lo fa sentire un giocatore dell’NBA …Comunque durante questi giorni ci è capitato di incrociare dei ragazzi che gli chiedevano: ma tu sei Matteusc? Tutti sapevano che arriva questo ragazzino per la partita e poi non ci si poteva sbagliare … eravamo gli unici bianchi in giro per Vilankulo … Arriviamo al campo e ci spaventiamo un po’. Il prof.di ginnastica non aveva capito che Matteo era solo un ragazzino di 13 anni, alto ma pure sempre di quell’età. Pensava fosse più grande quindi ha chiamato a giocare ragazzi che avevano addirittura la barba … Si mettono tutti la divisa (farò foto da portare poi a casa alla nostra società e saranno molto contenti …) e la partita inizia. Matteo parte nel quintetto iniziale ma dopo 5 minuti diciamo all’allenatore di tirarlo fuori. Sono molto fisici e giocano troppo forte. Lui è reduce da un infortunio molto brutto alla caviglia e ha ricominciato a giocare solo da 3 settimane, non vogliamo che si faccia ancora male. Rimaniamo comunque a guardare tutta la partita. E’ pazzesca la grinta che ci mettono, ed è solo un’amichevole. E’ stato un bel pomeriggio. Erano presenti tantissimi ragazzi giovani. Poi l’allenatore ed il prof erano dispiaciuti e volevano organizzare un’altra partita con ragazzini si 13 anni per un altro giorno ma noi vogliamo andare alle isole. Sarà per la prox. Il nostro scopo lo abbiamo raggiunto, volevamo l’occasione per creare un momento di amicizia e così è stato. Erano contentissimi per le divise e noi pure di averle portate. Ringraziamo Edgard per l’ottima organizzazione e poi con Marina ed Helder andiamo a vedere la loro nuova casa in costruzione. Una meraviglia. Andiamo poi in hotel che sono le 17.30. Doccia, cena al Casa Rex sempre ottima (Met 1790 = € 44), prendiamo poco perché siamo ancora sazi dal meraviglioso pranzo di oggi, e poi andiamo a dormire alle 21.00. Il nostro piccolo geco sulla zanzariera ci guarda.

 

11) 27 aprile 2014, domenica

Ci sentiamo presto con Marina. Ci sono nuvole ma le previsioni dicono che si apre quindi alle 8.30 partiamo con una barca veloce proprio dalla spiaggia sotto il nostro hotel. Raggiungiamo Magaruque in 25 minuti. Ci riproviamo visto che due giorni fa non ci siamo goduti le bellezze dell’isola. Questa volta attracchiamo nella parte sinistra dell’isola. Ci sono delle rocce, una specie di reef di rocce nere, che con la bassa marea sono fuori dall’acqua. Attracchiamo e scendiamo su queste. Oltre si è creata una piscina naturale con l’acqua cristallina. Pier ed i ragazzi fanno snorkeling dalla parte del mare aperto perché nella laguna non ci sono molti pesci. Io vado dall’altra parte dell’isola. Ci sono distese di sabbia bianca incontaminata. Davvero bello. Per fortuna il sole esce ed il cielo diventa azzurro. Torno indietro e la mia family è uscita dall’acqua. Dalla parte della laguna c’è una duna di sabbia e si divertono a fare i tuffi più strani mentre io fotografo le sequenze. Perdiamo la cognizione del tempo. Il nostro barcaiolo ci aveva detto di tornare alla barca dopo un’ora e mezza, verso le 10.30. Sono le 11.00 e lo vediamo che ci viene a chiamare. Ci è spiaciuto. Abbiamo poi capito il perché. Io pensavo che solo il pesce alla griglia lo cucinassero al momento e che il resto fosse già pronto. Invece cucinano tutto sulla spiaggia facendo tre piccoli fuochi con la legna. Appoggiano poi le pentole sulla brace. Puliscono patate e pesce al momento. Pure il riso lo fanno bollire sul posto. Pazzesco. La traversata verso l’isoletta disabitata di Banque è davvero piacevole. Ci sono molti fly fish. Non so se è il termine giusto ma questi si alzano fuori dall’acqua per tutta la lunghezza e si spostano per diversi metri in verticale lasciano solo la coda nell’acqua come timone. Troppo forti. Arriviamo all’isoletta. Un paradiso in mezzo al mare. Non ci sono piante alte ma solo cespuglietti bassi. C’è la bassa marea e vediamo una cinquantina di stelle marine grandi anche 30 cm. a pochissimi metri dalla riva. L’acqua è bassa quindi le si può facilmente raggiungere. Attracchiamo ed il barcaiolo ci dice che ce ne sono di più nella parte sinistra, guardando il mare. Probabilmente c’è un punto dove si raggruppano ma non le troviamo. Dovevamo andare a vedere subito quelle vicino alla barca perché ora che torniamo passa più di un’ora e la marea è salita. Andiamo fino alla punta più estrema di sinistra. Il movimento delle maree lascia la spiaggia tutta a gobbette. Molto bello. Nella battigia troviamo un’infinità di pansy shall di ogni dimensione e vediamo anche un paio di grosse meduse azzurre. Quest’isolotto ci è piaciuto tantissimo. Nel cielo non c’è neppure una nuvola. Torniamo alla barca. Il nostro amico ha piazzato sulla sabbia la copertura della barca per darci un po’ di ombra. Meglio perché altrimenti ci ustioneremmo. Il nostro pranzo è a base di una zuppa di calamari e patate, riso, un’insalata di verdure con maionese, pane e banane. Squisito con la S maiuscola. Come al solito non riesco a rimanere ferma a lungo quindi prendo la macchina foto e faccio un giro, guardando il mare, sulla destra. Trovo un’infinità di enormi granchi rosa sulla battigia. Man mano che mi avvicino vanno in acqua ma poi quando mi allontano, escono subito. Per fortuna è un’isola deserta altrimenti se ci fosse qualcuno mi prenderebbe per matta. Per fotografarli bene mi spalmo per terra e sto immobile. Dopo poco ne escono tantissimi. Come un cecchino li fotografo tutti con il tele … Trovo anche lo scheletro di un grosso riccio di mare. Avrà il diametro di più di 10 cm. non oso immaginare quanto potesse essere grosso con tutti gli aculei … Torno alla barca ed arriva un dhow con due ragazzi mozambicani e due turiste. Anche se non si può, o per lo meno ci vogliono dei permessi speciali e solo su determinate isole, passeranno la notte qui. Marina ci ha poi detto che li hanno beccati e multati. Lasciamo l’isola ai nuovi arrivati e alle 15.30 ripartiamo. La barca ci riporta al Casa Rex. Cazzeggio poi Marina ed Helder vengono a salutarci e a chiedere della giornata. Domani non ci fanno andare in barca perché c’è vento quindi a Bazaruto con la quantità di sabbia che c’è nella grande duna, non si riuscirebbe a stare. Staremo qui e ci andremo martedì. Quindi salta Santa Carolina. Pazienza. Per cena vogliamo andare su suggerimento di Marina, al Casa Cabana (http://www.casacabanabeach.com/ ) dove siamo andati il giorno del nostro arrivo. Si può passare dalla spiaggia o dalla strada. All’andata andiamo via strada. E’ segnalato però in alcuni punti è buio e dobbiamo usare la luce del cellulare. Il posto è bello, la struttura ha il tetto fatto con una tenda panna. Durante il giorno rimane tutto aperto, la sera chiudono che altre tende. E’ un hotel ma si può anche cenare se non si pernotta. Direi che è un posto davvero carino. Anche le foto delle camere che ho guaradato quando siamo arrivati a casa sul loro sito hanno confermato quest’idea. Si affaccia direttamente sulla spiaggia. Il proprietario gentilissimo. Ci servono velocemente. I ragazzi prendono una pasta al pesce mentre io e Pier un calamaro alla griglia con verdure. Le porzioni sono enormi. Dire ottimo è riduttivo. Sarà la cena migliore di tutte quelle in Mozambico al costo di Met 2090 = € 51 … pensando allo Zombie della prima sera il paragone non regge. Torniamo dalla spiaggia con la luce del cellulare. In questo posto non proviamo neppure una volta la sensazione di insicurezza. Siamo completamente a nostro agio. Le persone sono davvero cordiali. Una volta in hotel andiamo a berci un’amarula usufruendo di un po’ di wi-fi e poi andiamo a dormire.

 

12) 28 aprile 2014, lunedì

Oggi niente isole. Giornata di cazzeggio. Andiamo al mercato con Helder. Ci viene a prendere in macchina. Il mercato è una parte al coperto ed una molto più grande scoperta, tutta in legno con il tetto il lamiera. Vendono ogni sorta di cosa. Ci sono dei banchetti che espongono le uova, ma non qualche uovo … fanno delle pile di uova … impressionante. Vendono di tutto e di più, dal pesce fresco e secco o sotto sale, non ricordo, alla frutta e verdura a volontà, dalle spezie agli accessori per la casa, dai liquori ai vestiti. Alcuni vendono vestiti nuovi mentre altri usati. Abbiamo visto con i nostri occhi che i vestiti che mettiamo nei cestoni gialli dell’Umana fuori dai nostri supermercati arrivano veramente qui. Li impacchettano, li pressano e li avvolgono con cellofan. In qualche bancarella ci sono delle signore che aprono questi pacconi e tirano fuori i vestiti, dividono quelli per maschi da quelli per le femmine e per età e poi li rivendono per qualche metical. Ci sono i negozietti dell’usato in ottimo stato e quelli di vestiti meno belli. Sono contenta di aver visto questo perché non si ha mai la certezza che gli aiuti arrivino dove si pensa. Vediamo anche il negozio di un altro parrucchiere. Questo ha il lavateste che scarica l’acqua sporca in un secchio e al posto del rubinetto c’è un innaffiatoio. Si sono ingegnati. E qui mi cade un “mito”. Ho sempre visto queste donne di colore con teste piene di treccine perfette oppure perfettamente lisce. Immaginavo ore ed ore di abilità manuale e pazienza per sistemarle così ed invece … sono tutte finte!!!!!!!!!!!!!!!!! Tengono i capelli corti ai quali attaccano le extension … quelle con i capelli lisci sono parrucche!!! Da non credere. Marina ci dice che anche sua suocera ha diverse parrucche che sfoggia in base alle occasioni. Le donne vanno molto fiere delle loro acconciature. Ho idea che non tutte possano permettersi queste cose, per esempio le donne che scaricavano il pesce dalle barche alla spiaggia del Baobab Beach lodge avevano tutte sulla testa un foulard ma sotto i capelli erano corti. Al mercato vediamo anche vari ristorantini. La cucina è a vista … nel senso che passi di fianco a pentole messe per terra sulla brace nelle quali cuoce il cibo. Comperiamo un’altra bottiglia di amarula da portare a casa per dei nostri amici. Facciamo un giro anche nella via fuori dal mercato. Ci sono ragazzi che girano con la carriola piena di beni di prima necessità. Ci si inventa qualsiasi cosa per sbarcare il lunario. Un mezzo di trasporto molto caratteristico è il tuc-tuc (li avevamo già visti in Thailandia e sembrano ai coco taxi di Cuba). Sono ape car modificati. L’ideale è salire in due. In tre si sta stretti però noi riusciamo a starci in 4. Il nostro autista è Bila e Marina lo chiamerà per noi anche altre volte perché è molto più conveniente del taxi normale. Ci chiede Met 100 = € 2,40 … Torniamo al Casa Rex ammassati su questo carinissimo mezzo di trasporto. Pranziamo lì (Met 1330 = € 32,40) con toast ed insalata. Il pomeriggio cazzeggiamo tra spiaggia e piscina. I ragazzi studiano un po’ e poi alle 18.30 arriva di nuovo Bila con il tuc-tuc per portarci a cena. Questa sera andiamo al Palmerias Lodge (http://www.palmeiras-lodge.net/). Marina, oltre al Casa Rex, ci aveva suggerito questo posto come albergo, Casa Cabana e anche il Beach Lodge. Anche quest’ultimo andremo a vederlo ed effettivamente è molto bello. Invece come ristoranti dice che il più quotato è Casa Cabana, poi Samarà (vicino a Casa Cabana), Casa Rex (dove dormiamo noi), il Pescador (ma ultimamente è un po’ peggiorato) e il Palmerias Lodge. Arriviamo al Palemrias Lodge e troviamo Marina ed Helder ed in più ceneremo con una coppia piacevole ed una coppia snob (quella che ha preso il grosso corallo a Bazaruto). Questo hotel è davvero carino. Il tetto della zona ristorante è in paglia, le camere sono in piccole casette nascoste tra la vegetazione. Il giardino è davvero bello e curato. La cena sarà ottima con antipasto, secondo e dolce. Spenderemo Met 2330 = € 57. Dopo cena Marina ci riporta in hotel. Domani andiamo a Bazaruto. Per fortuna che, seguendo in consigli di Marina, non siamo andati oggi. I signori snob della cena sono stati oggi e hanno detto che non sono riusciti a salire sulla duna per il troppo vento. C’era sabbia che volava ovunque.

 

13) 29 aprile 2014, martedì

Giornata splendida senza una nuvola. Marina viene a prenderci per portarci alla barca. Andiamo al Beach Lodge. Hotel molto bello. La barca ci aspetta sulla spiaggia. Saremo in compagnia di una coppia di ragazzi giovani sudafricani. Persone molto ma molto piacevoli. In meno di un’ora arriviamo a Bazaruto. Già da lontano non si può rimanere indifferenti a questa duna enorme che spunta dal mare. E’ sabbia gialla quindi tutta la spiaggia è di questo colore mentre le lingue di sabbia che rimangono scoperte, a pochi metri di distanza quando la marea scende, sono di sabbia bianca corallina. Questo posto è da urlo. I nostri barcaioli scendono e scaricano il necessario per il pranzo poi solo con uno andiamo al Two Miles Reef (a cinque minuti in barca) per fare snorkeling. Questo reef si trova tra Bazaruto e Benguerra. Il mare oltre la barriera è mosso, all’interno è una tavola. Vediamo per qualche secondo due tartarughe marine che spuntano dall’acqua poi si spaventano quando ci avviciniamo e se ne vanno. Questa volta entro pure io in acqua … da fare piovere … ci muniamo di maschere, boccagli e pinne e nuotiamo per quasi un’ora. Che meraviglia. Ci sono coralli spettacolari, pescioni enormi, calamari e tante stelle marine. Risaliamo assolutamente soddisfatti. Prima di tornare a Bazaruto ci fermiamo su una lingua di sabbia tra il reed e Bazaruto. Immagine unica: vicino a noi sabbia bianca poi mare azzurro, sabbia gialla, duna gialla ed infine cielo azzurro. Il tutto abbellito da migliaia di conchiglie, coralli e pansy shell. Anche qui foto a raffica. Risaliamo sulla barca a malincuore perché questo posto è meraviglioso ma un’altra meraviglia ci attende: Bazaruto. Pier va a piedi superando un piccolo canale dove comunque l’acqua è bassa. Attracchiamo all’isola. Il nostro cuoco ha preparato per noi un riparo dal sole con con 4 legni ed una telo arancione. Mentre lui ultima il pranzo saliamo sulla duna. Dalla cima il colpo d’occhio è notevole. Si vedono le altre isole sulla destra mentre sulla sinistra il resto dell’isola piena di vegetazione ed in lontananza altre dune come quella sulla quale siamo. Scendiamo ed il pranzo è pronto. Ci era piaciuto il barracuda dell’altro giorno a Magaruque, anche se non lo avevamo apprezzato per le precarie condizioni in cui avevamo mangiato, quindi avevamo chiesto a Marina se era possibile averlo di nuovo. Cazzeggiamo un po’, i ragazzi fanno il bagno mentre io faccio la disinvolta e fotografo di nascosto con il tele tre donne che abitano sull’isola. Arrivano a chiedere acqua. Tra i barcaioli e la gente del posto si usa fare così. Quando avanzano qualcosa viene dato loro. Le tre donne hanno dei bimbi nei teli sulla schiena. Una barca di pescatori arriva e loro prendono del pesce. Prima di andare via diamo loro dell’acqua e il cappellino di Matteo. Lo metto in testa ad una bimba. Le donne sono felicissime ed accettano contente quando chiedo di fare loro una foto (se sapessero che gliene ho già fatte una cinquantina ….) la bimba invece quando mi avvicino per darle il cappellino si mette a piangere. Il colore della mia pelle le fa paura …. Povera … Saliamo sulla barca e ci avviciniamo ad un dhow di pescatori. Ci sono uomini e donne. Il fondo dell’imbarcazione è strapieno di pesci. Poi ci spostiamo a Benguerra. Seguiamo in piccolo pezzo di spiaggia bianchissima dove vediamo tantissimi uccelli simili ai gabbiani fermi sulla sabbia e 4 fenicotteri rosa. Ci fermiamo alla baia dei delfini. Ne vediamo tre da lontano. La lingua di sabbia dove scendiamo, in contrasto con il colore del mare, è talmente bianca da sembrare neve. Tanti granchi hanno fatto montagnole di sabbia scavando i tunnel sotterranei. Bagno e via si riparte. Costeggiamo tutta l’isola e vediamo due alberghi molto belli e poi in due punti separati gruppi di gente che abita sull’isola che si divide il pesce appena scaricato dalle barche. Ci sono donne con bambini piccoli, uomini, bambini più grandicelli e tutti ci fanno grandi saluti. Vediamo una ragazzina albina. Fa uno strano effetto. I lineamenti e i capelli sono come quelli di tutte le altre bambine con le quali gioca ma la pelle è completamente bianca, i capelli biondi e gli occhi azzurri. Marina dice che capita di vederne. Superiamo Benguerra e andiamo in mare aperto e velocemente arriviamo al Beach Lodge. Marina ci attende per portarci in hotel. Solita doccia e poi via di nuovo a cena con il solito Bila ed il suo tuc-tuc. Questa sera abbiamo la cena dalla mitica Leopoldina. Marina ci tiene tanto a portarci da lei. Non ci vanno i turisti ma solo la gente del posto. E’ famosa nel paese perché cucina proprio bene. Il suo ristorante è una piccola costruzione in muratura di colore blu di circa 4 metri x 5. C’è un solo tavolo giusto per noi 6. Bisogna prenotare altrimenti non è garantito che si trovi qualcosa. Ci porta pesce, riso, calamari, patate e poi una crema da mettere sul riso e sui granchi che si chiama matapa fatta con le foglie della pianta cassava, cocco grattugiato e nocciolie. Questa è tipica del Mozambico. Spenderemo la cifra astronomica di Met 1100 = € 27 in 6 … Andiamo poi a piedi al Baobab Beach Lodge a bere un’amarula noi adulti ed una crepes per i ragazzi (Met 550 = € 13). Ritorniamo con il solito Bila. Purtroppo è la nostra ultima notte qui. Vicino alle scale per salire nella nostra camera troviamo una tremenda lumaca. Il corpo sarà lungo più di 15 cm. e la sua casa è a forma di spirale circa 7 o 8. L’ho poi trovata per caso su internet e si chiama Achatina fulica o chiocciola africana gigante . Rimaniamo impressionati. Sembra una delle nostre chiocciole ma con la casa a spirale. Saliamo in camera e Pier per sbaglio tocca la zanzariera e il nostro piccolo geco cade sulle pale dell’aria che girano e muore. Ci siamo rimasti tutti male. Poverino. Martina guarda il papà con occhi arrabbiati. Non l’ha fatto apposta. Raccogliamo il cadaverino e lo buttiamo in giardino.

 

14) 30 aprile 2014, mercoledì

Questa mattina cazzeggiamo mentre i ragazzi fanno il bagno. Marina rimane tutto il tempo a parlare con noi. Ci spiace tantissimo andare via. Abbiamo avuto la possibilità di fare davvero una vacanza unica grazie a lei. Siamo entrati proprio nella vita di tutti i giorni di questa gente, dalla festa dei defunti a casa loro (per noi è stato un onore essere invitati), al mercato, dall’arrivo delle barche con il pescato alla cena da Leopoldina. Ora capiamo perché lei è arrivata qui un paio d’anni fa e ha deciso di non andarsene più. Qui la vita è molto più complicata che da noi perché non ci sono tutte le cose che noi diamo per scontato ma alla fine credo che sia molto più semplice. Sono contenta per lei e per la scelta che ha fatto. A mezzogiorno ci accompagna all’aeroporto e a malincuore ci salutiamo. Ci rivedremo in Italia tra qualche mese. Pranziamo con dei toast in un piccolo bar dell’aeroporto prima del controllo documenti (Met 700 = € 17). Il nostro volo parte alle 14.00. Dal finestrino butto un ultimo occhio alle meravigliose isole Bazaruto. Ho già nostalgia. In meno di due ora siamo a Johannesburg. Chiamiamo il nostro lodge per farci venire a prendere. Andiamo sempre all’Aero Guesthouse. Ceniamo sempre qui e bene come 6 giorni fa (Rand 830 = € 58). Andiamo subito a dormire.

 

15) 01 maggio 2014, giovedì

La giornata di oggi doveva essere completamente diversa. I voli per Doha partono tutti la sera verso le 21. Avevamo deciso di dormire questa notte a Johannesburg per vedere oggi Soweto e il museo dell’Apartheid.  Questa sera avremmo preso l’aereo e saremmo atterrati domani mattina a Doha.   Avremmo visto la città per poi dormire lì domani sera. Abbiamo dovuto stravolgere tutto perché a gennaio ci hanno comunicato che il volo di questa sera è stato anticipato alle dalle 21.00 alle 15.00. Ne è conseguito che non avevamo il tempo di vedere nulla.  Soweto è dall’altra parte della città e i musei aprono tutti alle 10. Noi alle 11.30 dovevamo essere assolutamente in hotel. Che nervoso. In più così facendo abbiamo dovuto mettere una notte in più a Doha perché il volo atterra a mezzanotte. Dovesse interessare suggerisco il nome dell’agenzia con la quale avevamo prenotato il tour della città. Si chiama Taste of Africa. Organizzano anche pernottamenti a Soweto (acronimo per South Western Townships) dovesse interessare.  Cazzeggiamo giocando a carambola e alle 12.00 lasciamo l’hotel. Pranziamo nella stessa pizzeria dove abbiamo mangiato la prima volta che siamo venuti in Africa. Eravamo in transito per la Namibia. Da allora, se gli orari coincidono con quelli dei pasti, veniamo a mangiare qui. Spenderemo Rand 300 = € 21. Facciamo ancora due acquisti per delle amichette di Martina nel solito negozio di souvenir e alle 16.30, con più di un’ora di ritardo, partiamo. L’aereo è un 878 nuovissimo. Gli oblò addirittura si oscurano tramite un pulsante che fa cambiare colore al vetro. Mai vista una cosa del genere. Atterreremo 7 h. e ½ dopo a Doha. Per noi è mezzanotte, ma qui è l’una. Al controllo documenti paghiamo il visto di  Rial 100 a testa = € 20. Non è possibile pagare in contanti, accettano solo carte di credito. Ci controllano le valige e vedono che trasportiamo liquidi. Ce le fanno aprire (anche a moltissimi altri turisti). Ci portano via le due bottiglie di amarula. Non si possono importare alcolici quindi ci rilasciano un foglio e ci dicono di andare a riprenderle in un apposito banco quando partiamo, dopo aver fatto il controllo documenti. Lo sapevo che qui sono rigidissimi con gli alcolici ed è per questo che abbiamo comperato in precedenza le bottiglie di amarula e poi ce le siamo scorazzate in Mozambico. L’ideale sarebbe stato comperarle oggi a Johannesburg prima di partire ma non volevo arrivare qui con le bottiglie nello zaino. Non credevo che te le facessero togliere anche dalle valige. Però ragionando era sottinteso che lo facessero se non vogliono che si importino alcolici. La cosa assurda è che nessun negozio o bar o ristorante ha alcolici però i grandi hotel li hanno e li servono, ovviamente solo agli stranieri. Quindi allora si possono importare … Usciamo e chiamiamo un taxi. Volendo ci sono i banchi dei più grandi hotel che fanno servizio navetta. Noi non l’avevamo prenotato quindi ci prendiamo un taxi e meno male che abbiamo fatto così. Il ragazzo indiano che ci porta in hotel è una persona squisitissima al punto tale che gli chiediamo se domani ha voglia di scorazzarci per tutta la città. Avevamo idea di fare qualche pezzo a piedi e poi di chiamare un taxi volta per volta ma vedendo le dimensioni della città ci viene questa idea. Sarà azzeccatissima. Ora ci prende $ 15 = € 11 per pochi minuti di viaggio. Per domani pattuiremo $ 15 all’ora. L’aeroporto è praticamente in città. Per arrivare in hotel facciamo un pezzo di Corniche. Vediamo il bellissimo sky line dei grattacieli illuminati. Arriviamo subito in hotel e diciamo a questo ragazzo di venirci a prendere domani alle 11.00. L’hotel è il Retaj Royale (http://www.retaj-hotels.com/royaledoha/index.php). Bello. Saliamo nella nostra camera. E’ enorme. Ci sono però solo due letti di poco più di una piazza. Dopo un attimo arriva un cameriere con un letto supplementare e dopo mezz’ora con un altro. Ma io dico … abbiamo prenotato ad ottobre … si devono mettere ora, alle 3.00 del mattino a spostare mobili???? Probabilmente lo ha fatto per tenersi in movimento e passare il tempo. Fatto sta che ora che ha sistemato tutto e abbiamo fatto le docce, andiamo a dormire alle 3.30.

 

16) 02 maggio 2014, venerdì

Ci svegliamo con calma e andiamo a fare la colazione. C’è di tutto e di più. Ottimi i datteri. Avevo letto che le donne, anche straniere, in questo paese devono uscire con il corpo coperto. Chiediamo per sicurezza alla reception e ci dicono che non è necessario, solo le donne mussulmane devono uscire coperte. Però per rispetto io mi metto una gonna lunga fino alle caviglie ed una camicia maniche lunghe. Idem Martina. Non abbiamo sicurezza che arrivi il nostro taxi ma alle 10.55 puntuale lo vediamo sfrecciare davanti alla hall.

(Informazioni: Doha è la capitale del Qatar, si affaccia sul Golfo Persico e ospita 2/3 della popolazione del paese cioè circa 400mila abitanti. Fondata nel 1850 con il nome di Al-Bida, divenne nel 1916 capitale del Protettorato britannico del Qatar, con l’indipendenza avvenuta nel 1971 fu confermata capitale del nuovo stato. In attesa dell’esaurimento delle scorte petrolifere, voce di guadagno preponderante nell’economia Qatar, si sta attuando una politica di decentramento delle entrate, con benefici fiscali e incremento del sistema educativo. In tal senso Doha rappresenta il centro di avanguardia. Come ho detto le donne dovrebbero girare con gambe e braccia coperte. Solo in spiaggia è consentito svestirsi un po’ di più ma sono vietati i costumi da bagno. Il massimo sono pantaloncini e maglietta maniche corte. Durante il Ramadan è vietato anche per i turisti mangiare dall’alba al tramonto quindi se uno va a visitare questo paese in questo periodo deve prevedere di poterlo fare solo in hotel e nella propria camera. Questo l’hanno scritto altri turisti, non l’ho verificato. Il venerdì è giorno di preghiera quindi la città è deserta e i negozi chiusi fino a metà pomeriggio. Nei periodi di giugno, luglio ed agosto è invivibile per il caldo.)

(Cosa vedere a Doha:

  1. A) LA CORNICHE: Lungo viale con palme che costeggia il mare. Parte dal porto vecchio ed arriva fino a Port Arabia (The Pearl). E’ una bella passeggiata da fare di sera durante i periodi estivi perché è invivibile camminare di giorno.
  2. B) PORTO VECCHIO (Giunco): si trova all’inizio nella Corniche, nella parte sud della città. Sono ancorati i dhow, belle imbarcazioni tradizionali in legno. Si possono prenotare escursioni su queste barche sia durante il giorno che la sera al tramonto con cena inclusa.
  3. C) CONCHIGLIA CON UNA PERLA AL CENTRO:

Si trova sulla Corniche dove si accede al Porto Vecchio. E’ il simbolo della città (vedi spiegazione nel punto G, La perla).

  1. D) SKY LINE GRATTACIELI: sempre dal Porto Vecchio c’è la vista più bella dei grattacieli. E’ davvero un gran bel colpo d’occhio sia di giorno che la sera quando sono tutti illuminati.
  2. E) MUSEO D’ARTE ISLAMICA (MIA): Sicuramente merita una visita, un bell’edificio (progettato da Pei, lo stesso che ha realizzato la piramide del museo del Louvre a Parigi). Offre una vista mozzafiato del West Bay. Non si paga l’ingresso. Bisogna essere vestiti in modo adeguato (pantaloni lunghi e camicia/maglia a maniche lunghe per gli uomini e per le donne qualsiasi capo che copra interamente gambe e braccia). E’ su tre livelli. Ogni livello ha una vasta collezione di oggetti d’antiquariato di rara bellezza. Ci sono migliaia di opere d’arte compresi tappeti Persiani, armi, antichi libri sacri, dipinti e vasi. Ci sono legende su ciascuna opera sia in arabo che inglese. La visita può durare per più di due ore. C’è l’aria condizionata.
  3. F) KATARA CULTURAL VILLAGE : Luogo ideale per passare i pomeriggi e le serate. C’è anche una spiaggia a pagamento per i turisti visto che i Qatarini non vanno al mare. Ci sono ottimi ristoranti e due moschea. Si puo’ ascoltare l’opera, musica classica, jazz. Si può assistere ad opera teatrali, folkloristiche e a concerti di ogni tipo. Ci sono mostre fotografiche ed è qui che si tiene il Tribeca film festival di Doha. L’anfiteatro è qualcosa di notevole, le statue di ferro sono qualcosa di unico, bella l’atmosfera dei ristoranti e della passeggiata vicino al mare.
  4. G) LA PERLA: The Pearl è un’isola artificiale che copre quasi quattro milioni di metri quadrati. E’ il primo posto in Qatar dove è possibile agli stranieri comperare una casa. Una volta completata The Pearl creerà oltre 32 chilometri di nuova linea costiera, per uso abitativo con una previsione di 15.000 abitazioni e 45.000 abitanti entro il 2015. Il numero totale delle torri sarà 31. Sviluppato dalla United Development Company e progettato dallo studio di architettura e di design Callison, l’isola si trova a 350 metri al largo di West Bay nella laguna di Doha. Nel 2004 , quando il progetto è stato presentato, il costo iniziale di costruzione dell’isola pari a 2,5 miliardi di dollari. Oggi si ritiene che il costo finale sarà di 15 miliardi di dollari. Il nome “La Perla” è stato scelto perché l’isola è stata costruita su uno dei principali siti di coltivazione della perla del Qatar. Il Qatar è stato uno dei maggiori commercianti di perle d’Asia prima che i giapponesi introducessero perle più economiche e poco prima del boom petrolifero del Qatar. The Pearl contribuirà a ricordare il ricco passato del Qatar nel settore perla. Una volta completato questo progetto sarà simile a un filo di perle. Farà concorrenza alla Palma di Dubai. Su questo lembo di terra ci sono esclusivamente appartamenti non ancora terminati (l’affitto costa dai 3000€ in su al mese), boutique delle più conosciute marche internazionali, un molo circolare che ricorda appunto una conchiglia e la sua perla. Oltre il porto ci sono tante penisole private dove ci sono ville da sogno con piscina, eliporto, porto e spiaggia.
  5. H) GRANDE MOSCHEA: è a forma di spirale e ricorda quasi le raffigurazioni della torre di Babele. C’è un grosso parcheggio gratuito. La si può visitare anche se non si è musulmani. Il piano superiore è per le donne. Quello inferiore per gli uomini. Dicono che questa moschea sia uno dei luoghi di preghiera più belli al mondo.
  6. I) FORTE DI DOHA: è una delle poche fortezze militari, e’stata costruita nel 1917, ai tempi del compianto Sheikh Abdullah Bin Jassim Al-Thani, situata sopra un’alta collina. E’ stato utilizzato come prigione e un museo etnografico. Durante il restauro alla fine degli anni settanta molte delle caratteristiche originali del forte sono andate perse. Il forte ora verrà risistemato e gli verrà restituita la sua antica bellezza.
  7. L) SOUQ WAQIF: Il vecchio centro storico quasi completamente ristrutturato, il Souq Waqif, è il cuore pedonale della città e il luogo più caratteristico. Merita veramente la pena visitarlo per curiosare tra le vie e botteghe, sostarvi per un drink o consumare cene esotiche. E’ una vera medina arabo-turca, con dedalo di viuzze e negozi dai generi merceologici locali incredibilmente assortiti (dall’oro ai tessuti), piazzette dove si susseguono bar- narghilerie e ristoranti tipici di specialità gastronomiche di tutta l’area del Maghreb e del Masraq, ma anche dell’India e della Persia. Ma c’è anche un bar con gelati italiani. Nel mercato centrale si vendono spezie, pistacchi, datteri e frutta esotica di ogni specie. Di notte è tutto più animato e suggestivo. Di notte escono tutti. Durante i periodi più caldi, infatti, è consigliabile visitarlo di notte (e anche di venerdì, giorno festivo). Si può accedere alla Medina da vari lati. Uno dei lati interessanti è il Museo della caccia al falcone. Un bellissimo edificio dal colonnato con volte a cassettoni e pareti decorate da kilim e foto d’autore d’epoca, ritraenti i signori emiri con il loro falcone da caccia. Dentro le varie sale, falconi impagliati, ma anche falconi veri, con la loro cuffietta in testa. All’interno della Medina, anche la “fauna umana” è notevole. Le coppie bianche e nere sfilano come pinguini. Ragazze o donne in nero cicalecciano a gruppetti, nelle viuzze, nei negozi e nei bar all’aperto. Volendo le donne in nero si potrebbero anche distinguere l’una dall’altra. Non certo per l’aspetto fisico che a malapena si intravede sotto le bardane nere dalla testa ai piedi, faccia compresa, ma piuttosto dal bordo che rifinisce le maniche o il velo. E quanto costa per non farsi riconoscere, o meglio, per distinguersi con le bordure dell’abito! Dalle 300 euro in su! Che qui sono tanti. Le più ricche hanno una bordura ricamata oro, argento, perle, paillette colorate e strass. Le altre ricamini di pizzo all’uncinetto o bordini più semplici. Le più “sfacciate” hanno il volto scoperto e truccato e lasciano intravedere jeans dallo spacco anteriore del soprabito nero, piedi laccati e sandali con tacco a spillo. Tutte un’immancabile borsetta alla moda, più o meno Vuitton, Fendi o Prada, spesso vere. Sessi misti giovanili non si vedono parlare insieme. Gli uomini tra loro parlano, camminano in coppia tenendosi per mano e sostano per ore nei bar. Le più recalcitranti sono le donne velate. Gli uomini indossano gandura bianche e leggere, perfettamente stirate, con la kefyia in testa…per ripararsi dal sole, o in jeans e maglietta quando vogliono. Oltre ai personaggi locali così acconciati si vede anche una grande varietà di presenze di lavoratori immigrati circa il doppio della popolazione locale, per lo più indiani, pachistani, afghani, egiziani, filippini e africani, ma anche turchi. Si nota molto la traccia lasciata dai 400 anni di presenza turco-ottomana, in modo particolare per l’uso diffusissimo di bar-fumoir con narghilè. Chiunque abbia visitato poi un souq per esempio in Tunisia o Marocco stenterebbe a credere alla pulizia del souq di Doha ed al fatto che non si viene costantemente sollecitati all’acquisto di qualcosa, ma si puo’ guardare in santa pace, bere una bibita in uno dei numerosi locali o mangiare in un ristorante etnico. Souq Waqif (in arabo: سوق واقف) letteralmente tradotto vuol dire “il mercato in piedi”. Ultimamente Souq Wakif diventato un hotspot per gallerie d’arte e botteghe, che ospita numerose gallerie d’arte ed eventi. Ospita anche concerti locali durante i periodi di vacanza.
  8. M) CENTRO COMMERCIALE IL VILLAGGIO: in Waab Street, Al Aziziya. Nel centro commerciale è stata ricostruita Venezia con canali e gondole. Lo stile è un pò americano-arabo. Ma non è male per passarci qualche ora. Belle boutique, qualche buon ristorante, buone caffetterie e c’è anche una pista del ghiaccio se volete pattinare. E’ completamente al chiuso con aria condizionata. Il soffitto sembra cielo azzurro con tanto di nuvole. Ci sono case colori pastello con finestre e fiori. Abbastanza distante dal centro di Doha, circa 30 minuti in taxi.
  9. N) THE TORCH E ASPIRE PARK: vicino al Villaggio ci sono questo famoso hotel dall’architettura unica ed un parco molto apprezzato.
  10. O) STADIO OLIMPIONICO: Adiacente al centro commerciale il Villaggio c’è uno stadio olimpionico sbalorditivo con il suo centro sportivo, una torre in vetro e acciaio costruita da una nostra ditta italiana, (all’interno c’è un ristorante girevole, due appartamenti lussuosi per l’Emiro, altri appartamenti per sportivi di riguardo) e a fianco uno stadio mega, coperto da tensostrutture a vela e un residence di alloggi per atleti.
  11. P) CIRCUITO DI LOSAIL: Circuito di formula uno
  12. Q) FUORI DALLA CITTA’: Khor Al-Udeid è una delle piu’ belle spiagge del paese, e’ situata sulla punta meridionale della costa orientale. Dista 78 km dalla capitale Doha ed e’ caratterizzata dalle bellissime dune di sabbia che raggiungono in alcuni punti l’altezza di 40 m. e nelle vicinanza ci sono altre spiagge come quelle di Fuwairit e Dukhan. Forse la principale attrazione del Paese: in prossimità del confine con l’Arabia Saudita, il mare penetra in profondità nel deserto per circa una trentina di chilometri creando uno scenario surreale con il contrasto delle dune sabbiose alte anche 60 metri. Per raggiungere Khor al Udaid è tuttavia necessario disporre di un 4×4. Le gite sono facilmente organizzabili presso gli alberghi in contatto con le agenzie viaggio del posto

Tornando a noi. Arriva il nostro taxi. Non ricordo il nome di questo ragazzo indiano ma è una persona molto piacevole. Parla poco inglese ma si fa capire. Un po’ gli diciamo noi dove andare, un po’ ci indica lui posti carini. Oggi è giorno di preghiera quindi è la condizione ideale per vedere la città senza impazzire nel traffico. In 4 ore riusciamo a vedere tutto quello che volevamo. Come prima cosa andiamo al Museo di Arte Islamica, ovviamente chiuso, anche solo per vederlo da fuori. E’ sul mare poi ci sposiamo in uno spiazzo poco dopo dal quale si vede benissimo lo sky line della città. Molto d’impatto. Siamo nel porto vecchio. Ci sono ormeggiati tantissimi dhow. Il cielo sembra velato ma non sono nubi, è la cappa di calore. Fa caldo ma è tollerabile. Seguiamo la Corniche e facciamo vari punti sosta per fare foto. Ci fermiamo anche ai piedi dei grattacieli. Mamma mia quanto sono grandi!!! E che forme strane!!! Arriviamo fino al Katara Cultural Village. C’è la spiaggia con il divieto di indossare i bikini. Pier va in un bar a fare scorta di acqua e a prendere due gelati per i ragazzi. Facciamo solo due passi veloci. E’ un bel posto. E’ completamente deserto, chissà come sarà con tutta la gente che passeggia. Fotografo di nascosto donne velate e uomini con gli abiti bianchi che escono dalla moschea. Due signori poi salgono uno su un Ferrari e l’altro su una Macerati … noi … sul nostro taxi … Arriviamo fino alla Perla anche chiamato Port Arabia. Arriviamo proprio fino al porto nella parte centrale di questo posto incredibile. Molti palazzi sono ancora in costruzione. Sono ormeggiati yacht da urlo. Andiamo ancora in un piccolo negozio ad acquistare succhi e acqua. Andiamo fino alla punta più estrema dove ci sono le penisole private. La strada è chiusa. Ovviamente per privacy non si può accedere. Ci spostiamo poi al Villaggio. Lo raggiungiamo in 20 minuti. Che posto pazzesco. Ci sono le gondole che navigano sul Canal Grande. Il soffitto sembra cielo vero. Ovunque persone che camminano e chiacchierano. La pista sul ghiaccio è circondata da tantissimi ristoranti. Ovunque negozi. Facciamo un giro veloce e poi torniamo dal nostro taxista. Vediamo l’hotel The Torch dalla forma particolarissima e lo stadio. Alle 15.00 siamo in hotel. Paghiamo $ 15 x 4 ore = $ 60 (€ 44). Siamo d’accordo che torna a prenderci alle 18.00. Io avrei voluto uscire prima per vedere il Souq con la luce per fare foto ma Pier e i ragazzi vogliono un minimo di relax. Si armano di costumi e vanno a farsi bagno, sauna e bagno turco nella zona piscina dentro al nostro hotel. Io non ho voglia quindi me ne sto in camera. Doccia e alle 18 saliamo sul taxi del nostro amico. In pochi minuti andiamo al Souq Waqif. Rimaniamo impressionati dalla gente che c’è. Avendo visto la città completamente deserta fa impressione ora, così animata. Prima di scendere ci fa vedere dove ci aspetta e ci lascia un cellulare per chiamarlo quando vogliamo rientrare. Che gentilezza. Zigzaghiamo tra viuzze piene di bancarelle con profumi piacevoli. Faccio solo un paio di foto rubate poi Pier mi cazzia. Non vuole grane quindi evito ma mi mangio le mani. Guardo la gente. Quanto sono affascinanti gli uomini. Camminano tutti impettiti per via del kefyia o della kefyia (non so se è maschile o femminile) appoggiato sulla testa. Anche le donne sono affascinanti con questo alone di mistero che emanano. E’ brutta l’idea che siano obbligate a vestirsi così ma intrigano. Chissà che abiti da sogno hanno sotto la tunica di seta nera impalpabile. Le chiamo le donne senza volto. Molte sono completamente coperte mentre altre lasciano vedere il viso. Una signora/ragazza, non sappiamo cosa fosse, allunga il braccio per toccare qualcosa esposto in una bancarella. Pier nota il Rolex d’oro, io la borsa di Chanel. Qui la maggior parte se la passa bene … Fa caldo anche se è tardi. Troviamo un ristorantino, Le Gourmet e ceneremo sul terrazzo. Dall’alto però faccio parecchie foto, nessuno mi può vedere … sembro un cecchino … Ceniamo discretamente (Rial 231 = € 46). Non avevamo indicazioni di altri ristoranti quindi siamo andati a caso. Ce ne sono comunque di ogni tipologia. Alle 20.00 chiamiamo in nostro amico. Saliamo e ci buttiamo nel traffico. Che casino. Passiamo vicino alla grande moschea illuminata. Molto d’impatto poi andiamo al porto vecchio perché voglio fotografare lo skyline di notte. Per fare 3 km. ci mettiamo tantissimo. Ci sono macchine ovunque. Sono felice di aver visto oggi la città con tutta calma senza questa baraonda. C’è molta gente anche al porto vecchio. I grattacieli sono illuminati. Bello. A fatica riusciamo a raggiungere il nostro hotel. Per questa sera paghiamo sempre $ 15 però per 3 ore = $ 45 (€ 33). Ci accodiamo per domani mattina. Acconsente di portarci all’aeroporto. Ci facciamo di nuovo la doccia e poi, dopo aver ricompattato le valigie andiamo a dormire soddisfatti per la giornata. Sicuramente Doha merita una visita. Un giorno è perfetto.

 

17) 03 maggio 2014, sabato

Alle 5.30 siamo sul taxi. In pochi minuti arriviamo in hotel ($ 15 = € 11). Facciamo il check-in e poi andiamo, dopo il controllo documenti, a prendere la nostra amarula al Customs Office. Alle 9.15 partiamo. Tiriamo già indietro l’orologio di un’ora. Sei ore di volo ed atterriamo alle 14.15. Volo tranquillo. Di corsa al Travel Parking e via dalle nostra Labradors che ci attendono festose. Come al solito lasciare loro a casa è l’unica nota dolente dei viaggi.

L’Africa ormai è lontana ma i suoi profumi, colori, paesaggi, animali e la sua gente sono riusciti ad insinuarsi prepotentemente nel nostro cuore e nella nostra mente al punto tale che la sentiamo dentro di noi. E’ difficile da spiegare ma il ricordo dell’Africa che noi adoriamo non ci abbandona da anni … il suo non è un semplice richiamo … è un urlo che ci assorda … TORNEREMO!!!!

 

 

 

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