“Mkubwa Mkundu” in Tanzania del nord

“Mkubwa Mkundu” in Tanzania del nord

febbraio 2016

 

Mkubwa Mkundu significa “grande c**o”… perdonate il linguaggio… Per noi è inteso come grande fortuna, in swahili è invece una traduzione letterale … ma ho voluto ugualmente intitolare l’itinerario così perché è stato il filo conduttore della nostra vacanza. Siamo tornati con al nostro attivo 56 leoni, 7 ghepardi e 3 azioni di caccia di cui 2 andate a buon fine per il predatore più un’infinità di altri animali. Emozioni a non finire quindi direi che abbiamo avuto un culo immenso!!!

 

  1. A) INFORMAZIONI GENERALI:

 

Quando: dal 26.02.2016 al 06.03.2016.

Itinerario: Arusha, Lake Manyara, Ngorongoro, Serengeti, Tarangire, Moshi.

Perché questo viaggio: io e mio marito con i nostri due ragazzini siamo appassionati di Africa australe. Sono anni che viaggiamo in queste terre. Sei mesi fa, sul volo di rientro dal Sud Africa (con la mia teoria di battere il chiodo finché è caldo ..) propongo la Tanzania a febbraio, per la prima volta in  15 anni senza figli (hanno troppi impegni scolastici e non possono muoversi). Lui acconsente e quindi ai primi di settembre abbiamo prenotato tutto. Un mesetto dopo, i nostri amici Laura e Federico, decidono di unirsi alla nostra avventura, anche loro senza figli …Siamo contentissimi di dividere con loro questa esperienza e di far vedere loro quelle terre che noi amiamo tanto. Può sembrare strano ma abbiamo deciso di viaggiare con 2 voli separati. Lasciando a casa i ragazzi mio marito ha l’assillo che possa cadere l’aereo … è una fobia che lui ha. Ho cercato di fargli capire che è più rischioso un viaggio in auto  … ma non ha sentito ragioni. Questa era la sua unica condizione. Quando si sono aggiunti Laura e Federico, anche loro hanno ritenuto che non fosse proprio un’idea stupida quindi lei ha viaggiato con me e lui con mio marito.

Voli: prenotati tramite l’agenzia del nostro paese. Volo Turkish per i mariti € 584 a testa, volo Ethiopian per noi mogli € 864 a testa. Loro partono qualche ora prima e rientreranno qualche ora dopo di noi. L’avevamo studiata apposta perché, così facendo, non sarei rimasta diverse ore da sola in Tanzania. Lui mi sarebbe venuto a prendere all’aeroporto e mi avrebbe riportato. Poi si sono aggiunti i nostri amici quindi il problema, se di problema si vuol parlare, non esisteva più ma a priori non potevamo saperlo.

Tour Operator: ci sono tantissimi tour operator che organizzano safari con guida, dai più economici a quelli extra lusso con spostamenti in aereo da un parco all’altro. Noi abbiamo fatto richiesta per una via di mezzo, non volevamo spendere una follia ma nemmeno dormire in posti brutti, sempre se ce ne sono … con i trasferimenti in auto. Per il tour abbiamo speso $ 2760 (€ 2550) a testa in camera doppia. Questo è il prezzo applicato per un gruppo di 4 persone. Fossimo stati solo io e mio marito, come doveva essere all’inizio, si spendeva € 300 in più a testa, se fossimo stati in 6 c’era una riduzione ulteriore di € 300 a testa. Le jeep sono da 5 posti + l’autista o 7 + l’autista. Ognuno ha posto finestrino e il tetto durante i safari viene sollevato quindi si sta comodamente in piedi avendo una visuale a 360°. Il servizio è di pensione completa ad esclusione del bere nei lodge mentre l’acqua sulla jeep è compresa nel prezzo. I pranzi sono tutti con lunch box preparati dal lodge dove si pernotta (tranne due in quanto abbiamo potuto scegliere e siamo tornati al campo tendato per pranzo e poi siamo ripartiti). I lunch box sono abbondanti, non siamo mai riusciti a finire tutto. Quello che rimaneva lo davamo lungo le strade ai bambini masai. Il prezzo comprende tutti gli ingressi ai parchi, la prima notte per i nostri mariti che hanno soggiornato al Kia Lodge, vicino all’aeroporto, l’escursione che hanno fatto l’ultimo giorno quando noi mogli siamo partite, ad una fabbrica di caffè a Moshi e la camera d’appoggio sempre al Kia per una doccia e la cena in attesa del loro volo notturno.. Noi abbiamo prenotato con un’agenzia di Arusha, Safari Crew Tanzania (http://www.safaricrewtanzania.com/itinerari/) a settembre. Organizzazione perfetta e massima disponibilità, i contatti si hanno con un italiano, Roberto. Abbiamo fatto richiesta di una guida parlante italiano per non dover passare tutto il tempo a concentrarci nelle conversazioni anziché goderci il paesaggio. Avendo prenotato con tanto anticipo ci è stata garantita da subito. Si chiama Andrea, splendida persona molto discreta e piacevole, bravissima guida con occhio di aquila per gli avvistamenti e con grande capacità nel sapersi mettere nel posto perfetto per fare foto. Questa non è cosa facile con una rompiscatole come me, nei precedenti viaggi era motivo di stress per mio marito … lo facevo spostare tante volte …e qualche volta mi mandava anche a stendere …

Viaggiare con la guida: i nostri precedenti viaggi in fly & drive li abbiamo sempre organizzati, prenotati e fatti da soli. Preferiamo la massima autonomia, certo, si rischia di vedere di meno ma almeno ci prendiamo i nostri tempi. In questo caso però la cosa non è fattibile e ce ne siamo resi conto sul posto. Nel Serengeti e nella Ngorongoro Conservation Area non ci sono indicazioni e le cartine sono approssimative. Non saremmo stati in grado di girarli da soli. Nonostante la titubanza iniziale devo dire che viaggiare con Andrea è stata davvero un’esperienza positiva. E’ preparato e ha risposto dettagliatamente ad ogni domanda. La sera lui solitamente cenava e dormiva come diceva lui “nel posto per le guide” e ci dispiaceva non poter stare con lui. Quando è riuscito a mangiare con noi eravamo contenti. Ci siamo fatti delle belle risate. La cosa positiva del viaggiare con la guida è che, tra colleghi, sono in contatto via radio e si comunicano dove c’è qualcosa di interessante da vedere. Oggi io avviso te e domani tu mi ricambi il favore, risultato: clienti soddisfattissimi. Molti avvistamenti li abbiamo fatti noi e poi li abbiamo comunicati. Tutte le guide sono rispettose delle regole e del rispetto degli animali. Non sconfinano mai da parco a parco (noi eravamo al confine tra Ngorongoro e Serengeti ma nessuno superava i paletti bianchi), anche perché ci sono multe salate. Mi ha fatto piacere notare che le guide sanno quando avvicinarsi e quando rimanere a debita distanza. In alcune situazioni l’animale aveva 3 o 4 macchine a 2 metri mentre a volte tutte stavano a 20 mt. Dipende dalle singole situazioni e dal fatto se ci si può permettere di andare a disturbarlo o meno. Si sta lontano ad esempio se si rischia di interrompere una battuta di caccia;  se ci sono cuccioli senza mamma che, se spaventati, rischiano di scappare e poi perdersi; se si rischia che per la paura possano farsi del male; ecc. ecc. Qui è casa loro e noi dobbiamo essere solo spettatori, già si invade la loro privacy, meno male che, per quanto possibile, si cerca di farlo in punta di piedi. Se si riusciva, Andrea ha cercato di soddisfare le nostre richieste. A volte non era possibile soprattutto per quanto riguarda gli orari in quanto tutto ruota sulle 24 ore di permanenza nei parchi. Tu paghi l’ingresso che è valido per 1 giorno quindi prima entri prima devi uscire e da questo dipende tutto il giro. Per non avere tempi morti, soprattutto dovendo passare da un parco all’altro, bisogna guardare le tempistiche. Andrea teneva anche pulitissima la macchina. Ogni giorno (tranne che nel Serengeti per mancanza di acqua) la lavava sia fuori che dentro.

Hotel:

1) Kia Lodge (kilimanjaro Airport)

(http://moivaro.com/lodges/tanzania/kia-lodge/ – mail marketing@moivaro.com)

2) Manyara Wildlife Camp (Lake Manyara)

(http://www.wildlifecamp.co.tz/ – mail reservations@wildlifecamp.co.tz)

3) Ngorongoro Sopa Lodge (Ngorongoro Crater)

(http://www.sopalodges.com/ngorongoro-sopa-lodge/overview – mail info@sopalodges.com)

4 e 5) Mbugani Camp Ndutu (Ngorongoro Conservation Area) 2 notti – migration camp

(http://www.mbuganicamps.com/)

6) Mbugani Camp Seronera (Serengeti) – camp stanziale

(http://www.mbuganicamps.com/)

7) Endoro Lodge (Karatu)

(http://endorolodge.com/ – mail reservations@endorolodge.com)

8) Tarangire Safari Lodge (Tarangire)

(http://www.tarangiresafarilodge.com/ – mail bookings@tarangiresafarilodge.com)

 

Il Kia e il Sopa e l’Endoro Lodge hanno le camere in muratura. Gli altri le hanno tendate ma con tutti i comfort. Letti, zanzariere, doccia e bagno in camera, ecc. Ovviamente sono più caratteristici. Tutti comunque non sono recintati quindi di notte non si può girare da soli. Dopo cena ci accompagnano in camera con le pile. Ai predatori dà fastidio la luce e si mantengono a distanza. Quando poi viene spento tutto intorno alle tende può girare qualsiasi animale. Non si è mai verificato ti attacchi di predatori. Non si deve lasciare fuori nulla ed è meglio non tenere in camera cibo in modo tale che non venga fiutato. Se non sentono odori e se non sono intimoriti, non hanno nessun interesse a toccare. Noi abbiamo avuto i bufali che brucavano a 2 mt.dal nostro letto … e le iene che litigavano. Poi i leoni, che nel silenzio della notte si sentono ancora di più, sono da pelle d’oca. E’ bellissimo sentire i rumori della savana. Sensazione di insicurezza, nessuna. L’unico posto in cui non sono stata proprio tranquilla a dormire è stato nella tenda al Tarangire. Bellissimo lodge ma le camere non erano secondo me all’altezza. In alcuni punti c’era solo la zanzariera. Mancava la stoffa spessa che di solito si chiude dall’esterno quindi mi sembrava un po’ poco come protezione.

Migration camp: la catena dei Mbugani camp (a parte quello di Seronera che è fisso), come tanti altri camp, li spostano in base a dove si trovano gli animali. E’ un’impresa titanica muovere tutto ma, così facendo, l’impatto ambientale è di soli 3 mesi per posto. Gli altri 9 mesi la natura e gli animali tornano alla normalità. Le 15 tende dove abbiamo dormito noi a Ndutu (nella Ngorongoro Conservation Area, sul confine con il Serengeti) rimangono lì dal 01 dicembre al 31 marzo, poi sono a Kirawira, nel Serengeti centro occidentale dal 01 maggio al 31 luglio, poi a Bologonja, nel nord del Sereneti, dal 01 agosto al 31 ottobre.

Quando andare: le grandi piogge sono ad aprile e maggio poi c’è il periodo secco da giugno ad ottobre, le piccole piogge sono a novembre e dicembre per poi avere un periodo non piovoso ma può capitare qualche isolato temporale tra gennaio e marzo. Comunque cambia leggermente di zona in zona

Valuta: si usano dollari Usa (1 $ = 0,90 €) oppure la moneta locale Scellino della Tanzania (TZS) (1$ = 2190 schellini – 1 € = 2445 scellini)

Documenti e visti: passaporto con la solita validità residua di 6 mesi. Il visto lo si ottiene in arrivo all’aeroporto pagando $Usa 50 (non accettano banconote precedenti il 2001, quelle precedenti al 2004 sono cambiate a minor valore). E’ richiesto il certificato di vaccinazione contro la febbre gialla solo se si fa scalo per più di 12 ore in un aeroporto di un paese a rischio. Potrebbero chiedere quando si atterra, l’operativo voli. Si deve compilare un modulo all’ingresso ed uno un uscita.

Lingua: swahili e inglese. Lo swahili o kiswahili nasce sulla costa circa 1.000 anni fa dall’incrocio delle lingue africana Bantu e araba Buts. Arriva poi nell’entroterra attraverso le vie che percorrevano le carovane alla ricerca di schiavi, avorio e oro. La parola swahili significa “costa” e deriva dall’arabo sahel. All’inizio si scriveva con caratteri arabi poi i missionari cristiani lo hanno modificato usando l’alfabeto latino. Durante i secoli si è arricchito con parole portoghesi, tedesche e soprattutto inglesi.

Religione: cristiani e mussulmani.

Capitale: Dodoma e Dar El Salaam

Superficie: 945.080 km2

Popolazione: 36.300.000

Documentazione: itinerari di Turisti per Caso (che ringrazio per aver messo a disposizione di altri viaggiatori le loro esperienze) e la Lonely Planet.

Telefonini: il cellulare aveva campo quasi ovunque. Se c’era il wi fi negli hotel comunicavamo a casa con le telefonate su Whatsapp, altrimenti con messaggi.

Fuso: 2 ore in più rispetto all’Italia quando c’è l’ora solare, 1 ora in più quando c’è l’ora legale

Corrente: adattatori spina inglese. In tutti i lodge comunque si ha la possibilità di caricare, anche senza avere il proprio adattatore. Addirittura sulla jeep ci sono gli attacchi per telefono, macchina foto e telecamera. Vengono caricati con l’inverter. Qui però ci vuole l’adattatore.

Malaria: questo è un discorso molto delicato. La Tanzania è zona in cui la malaria esiste. Dovete valutare bene se i rischi dell’antimalarica sono superiori o inferiori al rischio di contrarre la malattia. Si sa che la prevenzione (oltre essere devastante per il corpo) non copre completamente. Di questa cosa ci sono due versioni. Se, chi legge, ha informazioni corrette, sarebbe carino se mi scrivesse per aggiornarmi. Così facendo mi chiarirei la macedonia che ho in testa ..

Versione 1 che ho sempre saputo: la malattia viene trasmessa se la zanzara femmina ha morso una persona infetta e poi punge te nel giro di poche ore, in un particolare momento di digestione del sangue. Si ha un alto rischio se si pernotta in zone densamente popolate e si gira senza protezioni da quando il sole tramonta a quando sorge. Se con il buio si usano repellenti, se non si lascia esposto nessun cm della pelle, se si dorme sotto le zanzariere, se si pernotta in luoghi isolati (dicono che la zanzara possa percorrere al massimo 2 km.), il rischio è quasi nullo. Con le piogge e con il grande caldo il rischio aumenta. Il rischio malaria c’è se la temperatura rimane costantemente sopra i 24° e se ci si trova ad un’altitudine inferiore a 1.800 metri. Se la si contrae (ha un’incubazione da 1 a 2 settimane) e la si prende per tempo, esistono farmaci che debellano la malattia completamente, altrimenti può essere letale. Bisogna rivolgersi a centri specializzati appena si ha qualche malessere. Il primo è la febbre altissima. Dicono addirittura che sia meglio non fare la prevenzione per il fatto che questa non fa manifestare in modo evidente i sintomi della malattia. Per esempio la febbre rimane bassa e a volte non ci si accorge neppure di averla. Quanto scritto sull’argomento mi è stato detto ragazzi che abitano in Namibia da anni e confermato da altre persone che abitano in Sud Africa.

Versione 2 che ci hanno dato quest’anno: il tipo di zanzara che trasmette la malaria, la trasmette sempre. Non ce n’è una sana ed una portatrice. Tutte le zanzare di questo tipo, se ti mordono, te la passano. Colpiscono solo di notte quindi per questo vale il discorso detto prima sulle protezioni. Non vive solo dove ci sono le persone ma anche nella savana dove non c’è nessuno.

Questa seconda versione mi ha un pochino spiazzata. Comunque se si sta attenti i rischi sono davvero minimi se non nulli. Noi di zanzare ne abbiamo viste davvero poche. Anche quest’anno, come nei ns precedenti viaggi, non abbiamo fatto nessuna profilassi farmacologica, l’abbiamo sempre fatta omeopatica (non dico con cosa perché non voglio questa responsabilità. Bisogna sentire un medico.Abbiamo seguito quello che ci ha detto di fare il nostro omeopata ma ci sono varie correnti di pensiero).

Macchina e strade: si vedono in giro praticamene solo jeep Toyota Land Cruiser color safari … nocciolino … la strada che collega l’aeroporto Kilimnajaro all’ingresso della Ngorongoro Conservation Area è asfaltata. Tutte le altre nei vari parchi sono sterrate.

Km. percorsi: 1.500 di cui circa 1.000 su sterrato

Cibo: abbiamo mangiato sempre bene. Colazioni a buffet e cene o a buffet o servite al tavolo con zuppa e piatto unico di riso, verdure e carne e poi il dolce. C’erano anche insaltate e verdure crude ma non le abbiamo mai mangiate. Noi preferiamo sempre fare come dice il detto: se è crudo e non puoi sbucciarlo, non mangiarlo. Non abbiamo avuto nessun problema di stomaco – intestino.

Acqua: abbiamo sempre usato l’acqua delle bottiglie per lavarci i denti. Nei campi tendati c’è il divieto di usare quella del rubinetto. Negli altri posti non ci hanno detto nulla ma è meglio non rischiare.

Paesaggi: distese infinite. Il titolo della canzone: In the middle of no where .. qui è azzeccatissimo. Poi ci sono anche boschetti con molte piante però la cosa che colpisce di più è la vastità degli spazi.

Flora: ogni tipo di acacia, alberi della febbre, alberi delle salsicce ecc.ecc.

Fauna: un tempo chi andava in Africa voleva come trofei di caccia i “Big five” (i primi 5 dell’elenco di seguito) ma ora questi trofei sono per lo più fotografici quindi sono diventati i “Big nine”. RINOCERONTE bianco o nero (più raro). La differenza non sta nel colore del mantello (entrambe sono grigetti) ma nel labbro. Quello bianco ha la forma della bocca più squadrata adatta a brucare negli spazi aperti della savana. Quello nero ha la bocca più tondeggiante con il labbro superiore prensile adatto a mangiare rametti e foglie di acacia nel bush. Questo fa si che si differenzino anche nella gestione dei cuccioli. Quello bianco segue i piccoli perché negli spazi aperti può brucare e tenere d’occhio la prole, quello nero, deve precedere i cuccioli perché deve far loro strada in mezzo alla vegetazione fitta. Quello bianco si muove in piccoli gruppi, quello nero è più solitario. Comunque in Tanzania non serve sapere la differenza. Quelli bianchi sono stati tutti sterminati per il corno. Ne rimangono solo 20 che vivono tutti nel cratere di Ngorongoro. Saranno controllati a vista!! Gli altri dei big five sono: ELEFANTE, LEONE, BUFALO (tra tutti è il più pericoloso perché, se viene isolato dal gruppo e si sente braccato, attacca), LEOPARDO (caccia di notte, durante il giorno si riposa all’ombra), GHEPARDO (lo si distingue dal leopardo per una linea nera che gli parte dagli occhi ed arriva, contornando il naso, fino sotto alla bocca), GIRAFFA, IPPOPOTAMO (vive di giorno in acqua e di notte pascola, mangia fino a 60 kg.di erba ma non magia quelle acquatiche), ZEBRA. Oltre a questi si possono vedere tanti tipi di antilopi, gli gnu, i babbuini, le iene, i facoceri, gli sciacalli, le procavie, coccodrilli, struzzi (femmine grigie e maschi neri) e chi più ne ha più ne metta … Quando eravamo in Namibia avevamo letto un articolo di una rivista specializzata che riportava l’elenco dei 9 animali sudafricani che hanno ucciso più persone: ippopotamo (sottovalutato perché non carnivoro ma diventa pericolosissimo se disturbato e se si sente in pericolo), la zanzara che trasmette la malaria, l’elefante, il serpente Black Mamba (se lo si incontra bisogna stare immobili, non serve correre per scappare in quanto raggiunge una velocità di 20 km./h), il coccodrillo, il leone, il serpente Puff Adder (che noi abbiamo visto dalla macchina all’Etosha), il bufalo ed infine il rinoceronte nero.

La grande migrazione: la vita degli animali in Tanzania, nel Serengeti, ruota tutto intorno alla pioggia. Le zebre e gli gnu fanno la più grande migrazione al mondo. Le zebre hanno memoria e sono intelligenti quindi sono loro che decidono quando spostarsi e dove andare, gli gnu sono stupidi e le seguono a ruota. Quando poi arrivano ai fiumi Grumeti e Mara, le zebre si fermano. Gli gnu si tuffano nell’acqua e tantissimi muoiono uccisi dai famigerati coccodrilloni del Nilo. Le zebre passano per ultime … Sono nel sud del Serengeti e nella Ngorongoro Conservation Area per partorire (nascono più di 10.000 cuccioli al giorno) nei mesi di gennaio, febbraio, marzo poi ad aprile si incominciano a spostare a nord per arrivare nel centro del Serengeti a Seronera a maggio e giugno. A giugno attraversano il fiume Grumeti nel Wester Corridor. D luglio a settembre sono al fiume Mara, ne Mara Triangle. Lo attraversano per andare in Kenia. A fine settembre incominciano la discesa verso sud. Ad ottobre, novembre sono a Seronera, a dicembre si spostano per arrivare a sud per a partorire. E tutto ricomincia. Gli spostamenti avvengono in base a quando fiutano le piogge. Loro passano e mangiano tutto. Si lasciano alle spalle territori senza più un filo d’erba. Questa ricomincia a crescere fin tanto che, dopo 1 anno tornano a mangiarla. Il ciclo della vita. Si spostano zebre e gnu. I predatori e gli altri animali sono stanziali. Tutti i parchi in Tanzania non sono recintati quindi gli animali sono liberi di muoversi come fanno da secoli anche se preferiscono rimanere nei parchi per non aver a che fare con l’uomo. Sul lato della Tanzania del fiume Mara ci sono pochi piccoli campi tendati mentre sul lato del Kenya ci sono tantissimi lodge quindi molto più caos. Se si fosse interessati allo spettacolo dell’attraversamento consigliano il lato della Tanzania. Ovviamente i costi sono decisamente differenti.

Gente: tutti molto cordiali

Tribu: 126

Sicurezza: tutto tranquillo. Anche ad Arusha c’erano molti turisti che giravano da soli. La città è pericolosa di notte.

Fotografia: ho fatto 2.500 foto e 1 ora di telecamera. Come lenti ho usato 10-20, 24-105, 70-300. Il tele è fondamentale.

Temperatura e abbigliamento: prime ore del giorno e ultime sole caldo ma aria frizzante. Nelle ore centrali caldo ma ventilato. Viaggiando in macchina comunque si sta bene. La sera dopo il tramonto le temperature si abbassano di molto. La sera al Cratere (2.200 mt.) fa proprio freddo.

Sole: alba 6.30 tramonto 18 – 18.30 circa

Giornata tipo: sveglia all’alba e in jeep alle 7.30. Arrivo al lodge per le 18. Cena doccia e cena alle 19.30. In branda alle 21.30.

Siti internet:

http://www.tanzaniaparks.com/index.html

https://www.expertafrica.com/tanzania/serengeti-migration-area/grumeti-river-camp

http://www.climieviaggi.it/Clima/Tanzania

www.tanzaniacarnivores.org

Opinione generale: molto bello. Da una che, anni fa, si è tatuata il contorno delll’Africa sul piede non si potrebbe che avere un’opinione positiva .. ma sono anche obiettiva. Posso dire che così tanti animali non li ho mai visti. Io mi emoziono guardando ogni singolo paesaggio o essere vivente africano però qui è stato un susseguirsi situazioni belle, una dietro l’altra. Non ci sono stati molti tempi morti. E’ stato davvero un gran viaggio.

 

 

  1. B) ITINERARIO GIORNO PER GIORNO:

 

1) 26 febbraio 2016, venerdì

Finalmente si parte. Pier e Federico hanno il volo con la Turkish via Instambul alle 11.00. Io e Laura invece oggi abbiamo lavorato, abbiamo sistemiamo le ultime cose per i figli e per i cani che rimangono a casa e alle 17.00 partiamo. Tutto tranquillo. Il volo con Ethiopian è puntuale alle 21.15. Sosta di un’ora a Roma per caricare altri passeggeri (noi non scendiamo).

 

2) 27 febbraio 2016, sabato – pioggia

Atterriamo ad Addis Abeba alle 07.15 ora locale (+ 2 rispetto all’Italia). Rischiamo di perdere il volo come molti altri passeggeri perché gli autoparlanti sono al minimo e non si sente che hanno cambiato il gate. Il volo fa solo scalo a Kilimanjaro Airport poi prosegue per Zanzibar ma nessuno lo sa (a parte chi va a Zanzibar). Sul video mettono solo il nome della destinazione finale senza scrivere neppure “via Kilimanjaro”. Me ne accorgo per caso guardando il numero del volo. Quindi di corsa all’altro gate. Hanno pure cambiato l’aereo quindi hanno modificato i posti a sedere ed una volta imbarcati c’è un po’ di caos per ricompattare le varie famiglie. Alla fine io e Laura finiamo nei primi posti dove si possono allungare le gambe. Ripartiamo alle 10.00. Il volo dura 2 ore. Alle 12.00 puntuali atterriamo senza aver visto il monte Kilimanjaro perché avvolto dalle nuvole. Peccato. Anche qui ci sono 2 ore in più rispetto all’Italia. Safari Crew Tanzania ci aveva inviato una copia del modulo dell’immigrazione con indicato quello che dovevamo scrivere quindi lo copiamo velocemente sugli originali, passiamo i controlli (banco 1, 2 e 3) dove prendono impronte digitali e ci fanno una foto che poi applicano sulla pagina del passaporto, prendiamo le valige ed usciamo. Finalmente di nuovo in Africa!!! Fuori ci sono Pier, Fede con Andrea che è passato a prenderli in hotel prima di venire in aeroporto. C’è un chiosco dove fanno pubblicità alla birra Kilimnajaro quindi ci regalano una maglietta gialla canarino e una lattina di birra. Ci filmano mentre ce le consegnano … Carichiamo tutto in macchina e via si parte. Pier e Fede ci raccontano del loro viaggio e della notte al Kia Lodge … Fede è bello rilassato … ha dormito bene ma soprattutto russato bene quindi Pier è un po’ provato!!! Quanto li avevamo presi in giro per questa nottata che avrebbero dovuto passare insieme. Speravano nei letti separati e così è stato … Il lodge hanno detto che non era nulla di che. In meno di 1 ora raggiungiamo Arusha, la cittadina più grande della zona. Lungo la strada vediamo le indicazioni per l’Arusha National Par, che noi non visiteremo.

 

Informazioni da internet sull’Arusha National Park: http://www.tanzaniaparks.com/arusha.html – ingresso $ 45 a testa,$ 22,50 la guida, Scellini 20.000 per l’auto.

Si trova vicino alla città di Arusha. Nonostante la sua bellezza, è poco visitato e conosciuto, perché ecclissato da parchi o montagne ben più grandi come il Serengeti, Ngorongoro ed il Kilimanjaro. Il parco è dominato dalla seconda cima-vulcano più alta del paese e la quinta in Africa: il Monte Meru [4566 mt.]. Il Meru è un vulcano ancora attivo, famoso per le sue perfette forme se viste da Arusha ma anche per le sue leggendarie eruzioni vulcaniche che circa 250.000 anni fa spazzarono via tutto il versante orientale della montagna scagliando massi e lava fino a 70 km di distanza e dando origine ai 7 piccoli laghi Momela che con le loro acque basse e alcaline, ricche di alghe, sono l’habitat ideale per fenicotteri, pellicani, anatre e varie specie migratorie. Fino ad ora sono state registrate nel parco oltre 650 specie di uccelli. L’esperienza più bella che si può fare qui ed in nessun altro parco della Tanzania del nord è il safari in canoa nel piccolo lago Momela. La pace è assoluta e l’unico suono, oltre al richiamo degli uccelli acquatici è quello del vento leggero. In una giornata limpida l’orizzonte si apre sulla cima innevata del Kilimanjaro mentre sull’altro lato domina il Monte Meru. Frequenti nelle aree circostanti i laghi gli avvistamenti di bushbuck, antilopi d’acqua e dik dik, zebre, bufali e giraffe. Arusha National Park è rinomato per ospitare la più grande popolazione di giraffe di tutto il mondo che sono qui relativamente abituate ai veicoli e si lasciano avvicinare ed osservare. La loro grazia è tale che si vorrebbe rimanere per ore. I laghi Momela sono circondati da una rigogliosa foresta pluviale che ospita le bellissime scimmie Colobus dal pelo bianco e nero avvistabili con più facilità al mattino ed alla sera mentre si muovono sui rami più alti degli alberi. Arusha National Park è con ogni probabilità l’unico parco del nord in cui riuscirete a vederle. Tra gli altri animali della foresta troviamo le scimmie blu, i babbuini tra cui qualche esemplare albino, i bufali, alcuni elefanti [seppure tendano a frequentare maggiormente i pendii più alti del Monte Meru], i leopardi anche particolarmente elusivi e le iene maculate. Subito dopo il gate di accesso si attraversa un’area nota come il piccolo Serengeti che racchiude in poco spazio i diversi habitat del grande parco. Si avvistano qui regolarmente mandrie di bufali, giraffe, mandrie di zebre e famiglie di facoceri. Proseguendo oltre e girando a destra si raggiunge il cratere di Ngurdoto, una caldera ampia 3 Km e profonda 400 mt. che come Ngorongoro è diventata col tempo una riserva dentro la riserva: ospita bufali, a volte elefanti, babbuini e facoceri. Per proteggere questo piccolo paradiso, sono stati predisposti dei punti panoramici sull’orlo del cratere ma ai visitatori non è consentito l’accesso all’interno dello stesso.

Safari a piedi: spostandosi sul versante orientale del parco ai piedi del Monte Meru si incontra un enorme ficus ad arco sotto il quale possono transitare i veicoli. Il ficus può essere raggiunto in 4×4 oppure anche a piedi, con una lunga camminata nel parco, accompagnati da un ranger armato. Si attraversa dapprima un pò di savana normalmente frequentata da bufali e giraffe, si prosegue girando attorno ad una collina dove si trovano delle piccole cascate e poi si sale per poter ammirare il paesaggio dall’alto. Infine si scende verso la foresta dove si trova il grande albero. L’escursione richiederà circa 3 – 4 ore. E’ possibile se lo desiderate organizzare anche camminate più brevi.

Il tempo ad Arusha tende ad essere molto variabile ed influenzato dal microclima della foresta del Monte Meru.

Gennaio, Febbraio, Marzo: tendono ad essere meno piovosi rispetto ai mesi che li precedono e che li seguono. Il rischio di piogge aumenta a partire dalla metà di Marzo. Le ore di sole restano su livelli elevati ed il cielo è generalmente limpido.

Aprile: è il mese più piovoso dell’anno con rischio di forti acquazzoni. Le ore di sole restano ai livelli massimi per Arusha ed il cielo è generalmente limpido.

Maggio: il rischio di piogge dalla metà del mese si riduce notevolemente ma il cielo potrebbe essere rannuvolato. Le ore di sole sono 6 su 12 di luce. Le temperature iniziano a scendere.

Giugno, Luglio, Agosto: il rischio di piogge in questi mesi è ai livelli più bassi dell’anno. Il cielo tende essere coperto in mattinata ed a rischiarare verso mezzogiorno. Le ore di sole sono 6 su 12 ore di luce. Le temperature sono scese ai minimi.

Settembre, Ottobre: il rischio di piogge resta basso, le ore di sole salgono ai massimi annuali.

Il cielo si fa via via più limpido. Le temperature aumentano.

Novembre e Dicembre: a Novembre hanno normalmente inizio le piccole piogge. Con l’arrivo delle piogge il cielo tende ad essere ancora più limpido.

 

Arusha è un pullulare di persone, di colori, di profumi. Mercati e negozi lungo la strada. Ci fermiamo a cambiare dollari in un ufficio ($ 100 ci hanno dato 219.000 scellini tanzaniani quindi il cambio è 1 $ = 2.190 schellini – ) e poi andiamo in un supermercato per fare scorta di cibo per il pranzo e stuzzichini per i prossimi giorni. Comperiamo una cartina della Tanzania da un venditore lungo la strada (35.000 scellini = € 14). Ripartiamo e in 2 ore percorriamo 140 km. circa di asfalto per arrivare alle 16.30 al nostro lodge. Lungo il tragitto vediamo capanne masai (sono circolari).

 

Informazioni sui Masai: i predatori hanno paura di loro, sentono il loro odore (puzzano di capra e mucca) quindi girano al largo. Loro non cacciano animali selvatici. Si nutrono solo di sangue e carne del loro bestiame. Quando uccidono una mucca mangiano tutta la carne, ma loro preferiscono il sangue. Fanno un buco nella gola dell’animale e lo raccolgono. Poi fanno cicatrizzare la ferita. Mescolano il sangue caldo con il latte freddo quindi si crea una crema densa. Questo è la loro primaria fonte di nutrimento. Sono vestiti con le caratteristiche stoffe: il rosso per gli uomini, blu per le donne, il nero per i ragazzi quando vengono circoncisi. Vivono in villaggi di capanne circondati da legni intrecciati per difendere il bestiame dai predatori. I bambini e ragazzini si occupano di pascolare il bestiame. Una lancia è l’unica arma di protezione che hanno.

 

Lungo la strada i paesaggi sono piacevoli. C’è anche qualche mercato. Chiediamo se possiamo visitarne uno ma Andrea svicola alla domanda. Abbiamo poi inteso che probabilmente è meglio non fermarsi perché se va tutto bene è ok ma se capita qualcosa poi sono grane. Crediamo che abbiano istruzioni ben precise su cosa fare e cosa evitare, giustamente. Quando chiediamo qualcosa, se si può fare, molto tranquillamente … ci risponde con la parole storiche: Hakuna Matata!!! E lui le usa spesso. Proseguiamo e il sole se ne va. Si scatena un nubifragio. Siamo nel periodo tra le piccole piogge e le grandi piogge quindi può capitare qualche acquazzone. Per fortuna questo sarà l’unico. Arriviamo al nostro lodge, il Manyara Wildlife Camp (http://www.wildlifecamp.co.tz/) ai piedi della Rift Valley.

 

Informazioni da internet sulla Rift Valley:

è una vasta formazione geografica e geologica che si estende per circa 6000 km in direzione nord-sud della circonferenza terrestre, dal nord della Siria al centro del Mozambico. La valle varia in larghezza dai 30 ai 100 km e in profondità da qualche centinaio a parecchie migliaia di metri. Si è creata dalla separazione delle placche tettoniche africana e araba, che iniziò 35 milioni di anni fa, e dalla separazione dell’Africa dell’est dal resto dell’Africa, processo iniziato da 15 milioni di anni. Il nome alla valle fu dato dall’esploratore John Walter Gregory. Qui sono stati ritrovati i resti fossili di un antichissimo ominide primitivo, cui fu dato il nome di Lucy.

Questa valle si separa in due rami nella parte meridionale del Mar Rosso. Uno si va verso sud mentre l’altro verso ovest e poi verso sud. Si riuniscono al lago Niassa (lago Malawi) per poi scomparire gradatamente nel centro del Mozambico.

 

Al Manyara Wildlife Camp, come in tutti i lodge, al nostro arrivo offrono una bibita e salviette fresche imbevute di acqua. Con la polvere che si ha addosso quando si viaggia su sterrato, sono molto gradite. Visto che è presto e a noi non piace cazzeggiare chiediamo se possiamo vedere un villaggio masai ma, visto il tempo, non si può fare nulla. Facciamo un breve breefing (come in tutti i lodge) poi ci mettiamo d’accordo con Andrea sul programma di domani. Lui dice partenza alle 8.00. Noi saremmo partiti anche prima ma capiamo poi, con il passare dei giorni, che le decisioni sugli orari sono prese in base alle tempistiche di ingresso e di passaggio da un parco all’altro. Si paga la permanenza di 24 ore quindi l’orario del primo giorno ti vincola fino all’ultimo della vacanza. Il lodge in qui pernottiamo questa sera non è nel parco ma si affaccia su di esso. Ha la struttura centrale molto bella con il classico grosso tetto in paglia e aperta su 3 lati, un giardino curato e la piscina che si affaccia sulla piana del lago. Le camere sono tutte tendate con solo la struttura del bagno in muratura, ovviamente collegata alla camera. Sono immerse nel verde. Durante il giorno ci si sposta da soli. La sera e al mattino presto, bisogna essere accompagnati. Ci rilassiamo facendo due chiacchiere nella zona bar. Pier e Fede hanno dormito questa notte, io e Laura siamo cotte anche se io, quando sono in vacanza, la stanchezza non la sento, vado avanti ad oltranza. Poi quando torno a casa mi ci va 1 settimana a ripigliarmi. Ma d’altronde non si va dall’altra parte del mondo per dormire … Doccia e cena. Siamo solo noi 4 ed un’altra coppia. Indossiamo i pile ma si sta bene. La cena è a buffet. Molto buona con due primi, due secondi, 3 tipi di verdure e i dolci. Ottima la zuppa. Il personale è gentilissimo ma un pochino asfissiante. Abbiamo il cameriere fisso a fianco del tavolo. Alle 21.00, subito dopo cena, accompagnati dalla guardia, andiamo a dormire. Sarà la stanchezza, ma non ho sentito nessun rumore di animali. Il suono della savana è qualcosa di unico. Mi sono sforzata di rimanere un po’ sveglia per ascoltarlo ma nulla … il sonno ha avuto il sopravvento …

 

3) 28 febbraio 2016, domenica – bello

Ci svegliamo con la sveglia. Fuori si sente solo il canto degli uccellini. Che pace. Rimaniamo un attimo in veranda e poi andiamo a fare colazione. Alle 8.00 puntuali saliamo in macchina. Andrea è un orologio svizzero. Mai in ritardo, neppure di un minuto. In un attimo arriviamo al gate del Lake Manyara National Park, distante pochi km.

 

Informazioni da internet sul Lake Manyara National Park: http://www.tanzaniaparks.com/manyara.html – ingresso $ 45 a testa,$ 20,00 la guida, Scellini 20.000 per l’auto .

E’ uno dei parchi con la più alta biodiversità della Tanzania e fu dichiarato nel 1981 patrimonio dell’umanità. Ha una superficie di soli 330 kmq, di cui 200 occupati dal lago. Si trova ai piedi della Rift Valley. Ci sono zone di giungla e zone di savana. Vivono tra gli altri, elefanti, ippopotami, leoni, leopardi e 400 specie di uccelli tra i quali i fenicotteri. Questi rimangono nel lago nella stagione umida per poi spostarsi nella stagione secca (la nostra estate) al Lago Natron (questa è una meta assolutamente da inserire se si viene in Tanzania in questi mesi). In questo parco i leoni, infastiditi dai numerosi insetti presenti nel terreno, hanno preso l’abitudine di dormire sugli alberi. Anche nel Serengeti capita di vederne ma ci vuole molta fortuna. Qui gli animali fanno una migrazione locale. Escono di poco dal parco. La maggior parte passa dal Mayara al Tarangire. Il nome Manyara deriva dalla parola swhaili emanyara, un tipo di euforbia molto usata dai masai per le recinzioni ai villaggi. Noi si può viaggiare fuori pista.

 

Al gate scendiamo. In queste situazioni non sono mai molto tranquilla. I predatori stanno al largo dall’uomo perché hanno paura ma c’è sempre il rischio che qualcuno possa arrivare. Vado fino alla biglietteria per vedere se hanno una mappa del parco ma nulla. Io raccolgo sempre documentazione in ogni posto in cui vado perché so che prima o poi mi serve e comunque mi piace essere informata. In questo viaggio invece non trovo nulla. Sicuramente è dovuto al fatto che questi posti li si visita con le guide quindi la gente non ha necessità di trovare informazioni. La biglietteria ha la struttura in muratura mentre altri uffici sono tendati. Forte vedere pc e scrivanie in tende aperte sul davanti. C’è un cartellone con la scritta: “Remove nothing from the park except: nourishment for the soul; consolation for the heart; ispiration for the mind”. Mentre attendiamo Andrea arriva un gruppo di babbuini. E’ troppo divertente osservarli. Ne combinano di tutti ci colori. Entriamo nel parco. Le strade sono sterrate. La vegetazione è fitta. Vediamo tantissimi babbuini ed un grande gruppo di elefanti che ci attraversa la strada. Ogni volta che vedo un elefante mi si accentua la convinzione che questi giganti sono gli animali africani che preferisco. Rimarrei a guardarli per ore. Mi sono innamorata di loro leggendo il libro “Ritorno in Africa, la mia vita tra gli elefanti” di Joyce Poole, ricercatrice che li ha studiati ad Amboseli in Kenia negli anni 80. Mi colpito il fatto che hanno un’intelligenza pazzesca, che non dimenticano, che vanno in lutto quando uno di loro muore, che annusando le ossa di un loro simile capiscono se era qualcuno che conoscevano ecc. Dopo aver letto quel libro, se vedi un elefante lo guardi con occhi diversi, con una sorta di ammirazione, di rispetto. Se poi si pensa che cosa rischiano per colpa dell’uomo … Lasciamo gli ellies alle loro faccende e proseguiamo. Arriviamo in una zona di savana. Qui ci sono tantissime zebre, gnu, giraffe, bufali, babbuini, uccelli vari, ippopotami in due pozze e facoceri (i preferiti di Andrea insieme alle iene, dice che sono brutti e non piacciano a nessuno quindi gli fanno pena). Scendiamo in un punto in cui c’è un look out sopraelevato. La pozza degli hippos è un po’ lontana. Si vedono solo le schiene. Andiamo poi all’area pic-nic. E’ su di una collinetta e c’è una bellissima vista sulla piana del lago. Mi è spiaciuto non vedere i fenicotteri, ora sono a migliaia nel lago. Sono però sul lato orientale che non è raggiungibile. Poi ad agosto/settembre andranno al lago Natron (posto da mettere negli itinerari di questo periodo, dicono sia bellissimo). In quest’area (non recintata), ci sono anche i bagni. Pranziamo con i nostri lunch boxes seduti ai tavoli. In alcuni posti non riusciremo a farlo per via dei cercopitechi che arrivano a fare furti di qualsiasi cosa. Qui non ne vediamo. Diversi uccellini colorati rubano le briciole. Chiediamo ad Andrea cosa si deve fare se per caso arriva un leone e lui molto tranquillamente dice … si va in macchina … e beh … allora stiamo tranquilli … Proseguiamo e in lontananza vediamo una leonessa che dorme su un ramo di una grossa pianta. E’ a cavalcioni quindi le 4 zampe e la coda sono a penzoloni … Solo in Tanzania le leonesse e i cuccioli vanno sugli alberi a dormire (i maschi non perché pesano troppo). Il terreno è umido e ci sono gli insetti quindi in alto stanno meglio. Diciamo che è un “gran culo” vederli … In questo parco non si può andare fuori pista come in tutti i parchi nazionali, quindi non possiamo avvicinarci. Nella Ngorongoro Conservation Area invece si può andare ovunque, questo facilita enormemente gli avvistamenti. Lasciamo il parco con al nostro attivo: babbuini, giraffe, zebre, gnu, elefanti, impala e varie altre gazzelle, bufali, facoceri, ippo, vari uccelli compresa una grossa aquila e la leonessa. Direi che abbiamo iniziato bene. Ci indirizziamo verso il cratere di Ngorongoro. Saliamo sull’altopiano della Rift Valley. La strada è ripida e c’è un camion finito contro una parete di roccia. La gabina è tutta distrutta. Si sono rotti i freni mentre scendeva e nello schianto l’autista è morto. C’è un punto di vista ma non ci fermiamo. Faremo sosta al rientro. Ci fermiamo velocemente a Karatu per rifornire i due serbatoi. Non so se benzina o gasolio ma costa 1.700 schellini (€ 0,70) al litro. Ci sono bancarelle e negozietti vari lungo la strada. Sarebbe bello fare due passi ma niente, proseguiamo. Ci fermiamo poi poco dopo per visitare un negozio di oggetti e tele dipinte. Molto turistico. La, credo proprietaria, parla anche italiano. Sono anni che cerchiamo una tela da mettere su di una parete a casa ma non abbiamo mai trovato nulla che andasse bene. Quelle che vendono qui sono molto belle. Una in particolare mi piace molto ma costa 2000 dollari quindi ovviamente accantoniamo l’idea di acquistarla. Usciamo e beviamo una bibita al bar poi proseguiamo. Chiediamo ad Andrea di fermarsi in un altro mercatino meno turistico. Facciamo sosta veloce. Arriviamo poi al Lodoare gate della Ngorongoro Conservation Area.

 

Informazioni di internet sulla Ngorongoro Conservation Area: http://www.ngorongorocrater.org/. Ingresso $ 45 a testa,,$ 20 la guida, Scellini 20.000 per l’auto, il biglietto ha validità di 24 ore. Orari: 6.00 – 18.00. La differenza tra parco nazionale ed area di conservazione è che nel parco non può vivere nessuno mentre nell’area di conservazione i masai possono vivere. E’ stata fatta apposta per salvaguardare questa popolazione. I Masai possono costruire le loro capanne ovunque nella zona ma non all’interno del cratere. Qui possono scendere solo per pascolare il bestiame. C’è solo una strada sulla cresta, sul lato sud, che unisce i 2 punti panoramici. Uno si trova salendo da Karatu, ad est e l’altro ad ovest dove si inizia la discesa verso la piana del Serengeti.

Nel 1978 l’area è stata dichiarata patrimonio del mondo e nel 1981 International Biosphere Reserve. Il territorio di competenza della Ngorongoro Conservation Area può essere suddiviso in 4 zone:

 

  1. A) Il cratere di Ngorongoro
  2. B) Gli altipiani orientali
  3. C) Gli altipiani meridionali
  4. D) Le savane del nord parte integrante dell’ecosistema ..del Serengeti

 

  1. A) CRATERE DI NGORONGORO

il biglietto con validità 6 ore costa $ 200 ad auto. Orari: 6.00 – 18.00 (la Senato Road, per la discesa, chiude alle 16.00). Si deve obbligatoriamente entrare con una guida anche se si è con la propria auto, i limiti sono di 25 km./h., non si può guidare fuori pista, non ci devono essere più di 5 veicoli intorno ad un animale, non si può portare via nulla. E’ stata fondata nel 1959. E’ un’area protetta unica in tutta l’Africa, dove la conservazione delle risorse naturali è integrato con lo sviluppo umano. Ci sono 3 strade che si possono percorrere per entrare nel cratere. La Lemala Road (ad est dove c’è il Sopa Lodge) è sia per la discesa che per la salita; la Senato Road, ad ovest, è solo discendente (parte dal view point) e la Lerai Road, sempre ad ovest (arriva in prossimità del Wildlife Lodge) è solo per la salita ma eccezionalmente viene usata per la discesa. Queste ultime due sono molto ripide.  Come animali vivono: 26 rinoceronti neri, 62 leoni, 30 elefanti mentre i leopardi vivono sul bordo del cratere dove si sono piante. In fondo alla caldera ci sono solo due boschetti e per loro è troppo riduttivo. Ghepardi non ce ne sono perché loro cacciano in spazi aperti e qui è troppo limitato. Anche le giraffe non si trovano perché non ci sono le piante che loro mangiano. Vivono sui versanti fuori dal cratere, dove ci sono i villaggi masai.

Proveniendo da Karatu, superato Lodoare Gate si entra nella foresta di Oldeani caratterizzata da alberi ad alto fusto [spesso ricoperti da un fitto muschio] liane ed olivi africani, fino a che la vista si apre sul cratere di Ngorongoro o più precisamente sull’enorme caldera formatasi circa 2,5 milioni di anni fa in seguito al collasso del vulcano divenuto inattivo. Il suo diametro è di circa 20 km e le pareti sono alte 600 mt. dimensioni tali da far presumere che Ngorongoro fosse, in origine, ben più alto del Kilimanjaro. Grazie alla varietà di habitat [savana di erbe alte e basse, foresta di acacie a fusto giallo, boschetti, paludi, radure e laghi che garantiscono la costante presenza di acqua] ospita circa 30.000 animali residenti tutto l’anno inclusi bufali, elefanti, leoni, rinoceronti e leopardi ed una grande varietà di uccelli tra cui struzzi, aquile, poiane, falchi e fenicotteri. Fanno eccezione le giraffe che mancano completamente. Di fatto il cratere offre praticamente l’unica opportunità di avvistare i rinoceronti neri che sono si presenti anche nel Serengeti ma risiedono in aree protette dove non è possibile circolare liberamente e quindi avvistabili solo in lontananza, con una buona dose di fortuna. Le nostre guide hanno occasionalmente incontrato rinoceronti nel Serengeti Mara, a Bologonja e nelle vicinazne dei Moru Kopjes. Presenti anche altrove ma più facilmente avvistabili nel cratere sono i leopardi ed alcuni tra i più grandi esemplari di elefanti. L’errore che non si deve fare è di ritenere Ngorongoro la tappa focale del proprio safari che è e deve rimanere il Serengeti. Per le sue piccole dimensioni Ngorongoro è paragonabile ad uno “zoo” a cielo aperto. Con questo non intendiamo assolutamente dire che manchi di selvaggità o che gli animali siano addomesticati, tutt’altro. Quello che viene piuttosto a mancare all’interno del cratere è l’emozione degli sconfinati spazi aperti e della scoperta che si prova nel Serengeti quando si trova un animale.  A parte quanto sopra il punto debole del cratere di Ngorongoro è il traffico. Se nel Serengeti un’accurata pianificazione permette di avvantaggiarsi sia della concentrazioni di animali in determinate area sia di esplorare aree remote e poco visitate anche in alta stagione, a Ngorongoro non vi è modo di evitare il traffico neppure partendo la mattina prestissimo dal momento che comunque i veicoli restano nel cratere 6 ore. L’unica sistemazione sul bordo del cratere con accesso immediato al fondo della caldera è Lemala Camp Ngorongoro. Questo campo si trova già oltre il gate di accesso orientale e permette un vantaggio di circa 30 minuti sui veicoli che provengono dal gate occidentale. A nostro avviso il cratere di Ngorongoro deve essere visitato ma una discesa nel cratere è sufficente una seconda giornata in loco è meglio spesa visitando gli altipiani orientali o meridionali.   Vi sono diverse sistemazioni sull’orlo del cratere con vista spettacolare.  Anche la vicina cittadina di Karatu offre diverse opzioni ed a seconda del tipo di itinerario siamo soliti proporre una notte in loco.

  1. B) GLI ALTIPIANI ORIENTALI

Gli altipiani di Ngorongoro sono comunemente associati al maestoso cratere ma non appena ci si allontana un pò si apre alla vista un paesaggio incredibilmente bello, selvaggio ed assai poco frequentato. Si estendono ad est del cratere di Ngorongoro e sono delimitati a sud dalla Grande Rift Valley ed a nord dalle savane del Serengeti. Comprendono il cratere di Olmoti, il monte Loolmalasin, il cratere di Empakaai fino a vulcano attivo Ol Doinyo Lengai [il monte di Dio], un cono perfetto sacro ai Masai. Chi desideri passare una seconda giornata a Ngorongoro non dovrebbe pensare ad una seconda discesa nel cratere ma piuttosto ad una giornata da dedicare all’esplorazione di questa zona. Una delle escursioni più belle prevede di visitare il cratere di Empakai: dopo colazione si parte in 4×4 con ranger armato a bordo e si percorre la strada sterrata che costeggia per circa 3/4 l’orlo del cratere di Ngorongoro fino a raggiungere Nainokanoka ed il cratere di Olmoti. Da qui si prosegue per altre due ore d’auto fino a raggiungere il cratere Empakai attraversando paesaggi mozzafiato, dove raramente si incontrano turisti ma solo piccoli insediamenti masai, bambini al pascolo con mucche e caprette, qualche donna intenta a raccogliere erbe e radici, guerrieri che si spostano verso mete a noi ignote. Giunti in prossimità di Empakai ha inizio il trekking attraverso la foresta incontaminata che ricopre le pareti del cratere sul fondo del quale si trova il lago solitamente popolato di fenicotteri. L’escursione può variare dalle 3 alle 4 ore di cammino a seconda che si decida di scendere dalla parete meridionale [1 km. 700 mt di dislivello. 1,5 hr] o da quella orientale [2 km. 300 mt di dislivello. 2 hr]. La forma fisica richiesta è  normale anche se le parete sono abbastanza ripide.

  1. C) GLI ALTIPIANI MERIDIONALI

Lasciando alla propria destra il cratere di Ngorongoro si prosegue lungo una strada sterrata, attraversando diversi insediamenti masai, fino a raggiungere la collina di Irsimigiyo. Con un’intera giornata a disposizione si può salire alla cima del monte Lemagarut se invece avete solo poche ore si può camminare nei prati fino a raggiungere il punto panoramico sul Lago Eyasi.Monte Lemagarut: un’escursione tosta per persone ben allenate. Dopo colazione si parte in 4×4 con ranger armato a bordo raggiungendo dopo circa 20 min. le colline di Irsimigiyo. Da qui si riparte a piedi e dopo circa 3 ore e mezza di cammino tra boschi, praterie e valli forestali si raggiungerà la cima di Lemagarut [3147 mt]. In una giornata limpida la vista può spaziare a volo d’uccello dalle sterminate savane del Serengeti, al lago Eyasi ed al cratere di Ngorongoro [4,5 km. 800 mt di dislivello. Durata totale 7 ore circa]. Camminata fino al punto panoramico sul lago Eyasi: se dopo avere visitato il cratere di Ngorongoro vi rimangono ancora 2 o 3 ore di tempo potreste divertirvi camminando nei prati fino a raggiungere un punto in cui la vista si apre oltre la scarpata della Rift sul Lago Eyasi, terra di boscimani Hadzabe. Essendo un’area di insediamenti Masai l’incontro con animali potenzialmente pericolosi è abbastanza ridotto e difatti oltre a mucche al pascolo e Masai normalmente si incontrono qui alcune zebre. In ogni caso, rimanendo comunque un ambiente in parzialmente selvaggio, sarete accompagnati da un ranger armato.

  1. D) LE SAVANE DEL NORD

Le savane a nord del cratere di Ngorongoro fanno parte della Ngorongoro Conservation Area da un punto di vista amministrativo ma si inseriscono di fatto nell’eco sistema del Serengeti e costituiscono una tappa molto importante della migrazione di gnu e zebre. A Dicembre la migrazione dovrebbe aver raggiunto queste fertili pianure di erbe basse dove, con un ciclo delle piogge normale, si tratterà fino a fine Marzo allorchè i cuccioli saranno svezzati e pronti per intraprendere il lungo cammino di 800 Km che li riporterà nel luogo in cui sono nati solo l’anno successivo nello stesso periodo. Le aree più rilevanti nei mesi summenzionati sono le pianure di Salei. le Gol Mountains, il Lago Ndutu ed il Lago Masek:

  • le pianure di Salei e le Gol Mountains: in stagione secca questa è una zona polverosa, arida e semidesertica [attraversandola a Maggio abbiamo visto spesso i cespugli di Rosa del deserto in fiore] ma non appena arrivano le pioggie il paesaggio subisce una metamorfosi e diventa di una bellezza mozzafiato. Assieme alle mandrie di gnu e zebre si incontreranno qui predatori e carnivori quindi leoni, ghepardi, iene, avvoltoi [che nidificano poco distante nella Gola di Olkarien e presso Nasera Rock] e con un pò di fortuna anche i licaoni. Tra gli animali residenti troviamo sciacalli, volpi, struzzi, e tassi del miele. Grazie alla mancanza di alberi e cespugli è facile individuare gli attacchi dei predatori, estremamente crudeli se condotti da iene e licaoni. Trovandosi l’area all’interno della Ngorongoro sono probabili incontri casuali con i Masai. Non vi è nulla di commerciale in questi incontri e l’esperienza sarà in tutto e per tutto autentica. A seconda del percorso che farete [esistono torrenti stagionali] potreste imbattervi lungo la via nelle Shifting Sands o attraversare la Gola di Olduvai. Le Shifting Sands sono dune di sabbia color antracite sacre ai Masai il cui elettromagnetismo ne impedisce la dispersione da parte del vento che causa invece un loro lento spostamento di anno in anno. La Gola di Olduvai è un’importante sito archeologico dove sono stati rinvenuti resti di austeropiteco bosei, di homo abilis e di homo erectus a dimostrazione del fatto che la specie austeropiteco coesistette con le due specie homo, purtroppo però tutti i reperti rilevanti sono stati trasportati al Museo di Storia Naturale di Dar Es Salaam ragion percui, salvo non sia specificatamente richiesto da parte vostra, tendiamo a saltare la visita. A circa 40 km da Olduvai e e precisamente a Laetoli, furono ritrovate nel 1979, le impronte di due adulti ed un bambino risalenti a circa 3,5 milioni di anni fa prova inconfutabile che gli ominidi avevano un portamento eretto in un’epoca decisamente antecedente a quanto si era sino ad allora ritenuto tuttavia le impronte sono state nuovamente ricoperte ed il luogo non è più accessibile.
  • Lake Ndutu e Lake Masek: entrambi fanno parte del sistema di savane di erbe basse ricche di sali minerali essenziali durante l’allattamento. L’area è caratterizzata dai due laghi salati e dalle paludi circostanti. Migrazione a parte quest’area supporta un buon numero di animali residenti, tra i quali figurano elefanti, sciacalli, struzzi, giraffe, impala, gazelle, 2 branchi dei leoni [quello di Ndutu a quello di Masek], ghepardi, iene maculate, ippopotami, coccodrilli ed oltre 400 specie di uccelli. Con la migrazione in loco che funge da catalizzatore, la presenza di carnivori e predatori si intensifica: arrivano grifoni di ruppels ed avvoltoi, altri leoni, altre iene, altri ghepardi, altri sciacalli.

 

Informazioni di Andrea: la parola Ngorongoro ha due significati: il primo è “grande buco” e l’altro è “campana” dai campanacci del bestiame dei Masai.

 

Andrea va a pagare l’ingresso mentre noi facciamo un giro nella struttura di sinistra dove c’è un plastico della zona e alcuni video. Molto interessante. Quando usciamo arriva un gruppo di babbuini. A Laura piacciono un sacco le scimmie quindi si incanta a guardarli. Superiamo i cancelli. Da qui in poi sarà tutto sterrato. La vegetazione è fittissima. Saliamo sulle pendici del cratere fino alla sommità. C’è un punto panoramico. Parcheggiamo e ci affacciamo al balcone: da togliere il fiato. C’è il sole ma sui bordi del cratere ci sono nuvole scenografiche. Ad essere sincera mi sono anche commossa … mai capitato. Sarà che erano anni che mi sognavo questo posto ed ora finalmente ce l’ho davanti agli occhi. La giornata è bellissima. Il verde ed il blu fanno da padroni. Un colpo d’occhio pazzesco. Facciamo le classiche foto di rito e poi proseguiamo verso il nostro lodge, il Sopa Lodge (http://www.sopalodges.com/ngorongoro-sopa-lodge/overview), che si trova sul lato orientale. E’ l’unico che si trova ad est. L’ho scelto perché si vede il tramonto sulla caldera. Gli altri 3 lodge che ci sono quissù (Ngorongoro Crater, Ngorongoro Wildlife e Ngorongoro Serena), si trovano sul lato orientale. La vista è forse migliore perché si affacciano sul grande lago Magadi ma il tramonto ce l’hanno alle spalle. C’è anche un altro lodge, il Ngorongoro Rhino Lodge, che si trova sulla sommità del cratere ma non ha la vista panoramica. Si trova qualche centinaio di metri indietro. In una ventina di minuti arriviamo in hotel. Salutiamo Andrea che va a dormire nel “posto delle guide”. La struttura è grossa ma bella. Il ristorante e il bar hanno vetrate sulla zona piscina e sul cratere. Il sole è ancora alto. Il panorama è notevole. Le camere sono belle, molto spaziose e sempre con vista. Smanettiamo un po’ il cellulare visto che c’è il wi-fi. Nel mentre facciamo merenda con degli ottimi biscottini e il the. Vediamo il tramonto poi doccia e cena. E’ servita al tavolo. Buona con diverse scelte. Facciamo due chiacchere e poi andiamo a dormire alle 22.30. Ci accompagna una guardia perché non ci sono recinzioni quindi spesso ci sono animali che girano. Fa freddo quindi il pile ed il giubbottino mi sono tornati utili.

 

4) 29 febbraio 2016, lunedì – bello

Di notte sentiamo dei versi fuori dalla vetrata della camera. Essendo al pian terreno vediamo due sagome scura passare. Ho idea fossero 2 iene. Ci alziamo di buon’ora e andiamo a vedere il panorama dalla piscina. Il sole sta entrando nel cratere. Sulla cresta ci sono sempre nuvole. Bello. Andiamo poi a fare colazione e alle 8.00 partiamo. Raggiungiamo velocemente il gate dove Andrea paga l’ingresso di 200 $ e scendiamo per la Lemala Road. Avendo il sole alle spalle i colori rendono molto. Vedremo grossi bufali, eland, zebre, gazzelle varie, facoceri, iene, elefanti (in lontananza), cercopitechi e babbuini, impala, gnu, ippopotami, fenicotteri, struzzi, 4 rinoceronti neri ad un centinaio di metri, 9 leonesse ed 1 leone. Andrea ci dice che non ci sono i rinoceronti bianchi. I pochi neri sopravvissuti vivono tutti nel cratere, nel resto della Ngorongoro Conservation Area e nel Serengeti non ce ne sono più. Sono stati tutti uccisi dai bracconieri. Noi percorriamo tutte le strade. Molto bella la zona del boschetto sul lato ovest con diversi alberi della febbre (mi piace molto il colore verde argentato del tronco quando sono piante giovani) e molto bello il grande lago Magadi (acqua salata) dove vivono tantissimi fenicotteri rosa. In prossimità del lago ci sono 4 leonesse ed un leone (cucciolone perché ha ancora la criniera spelacchiata) che dormono al sole sdraiati sulla sabbia umida. Li vediamo ad una cinquantina di metri. Non potendo andare fuori pista, non possiamo avvicinarci. Ogni tanto alzano la testa e ci guardano. Che belli. Proseguiamo passando tra tanti animali e facendo molte soste per le foto. Avere il tetto della macchina che si alza è davvero una meraviglia. La maggior parte del tempo stiamo in piedi e abbiamo la vista a 360°. Proseguiamo e vediamo 5 leonesse che vengono verso la strada. Che spettacolo. Una si ferma a bere in una pozzanghera ad un metro dal muso della nostra macchina. Le altre si sdraiano all’ombra di quella di fianco. E’ sempre un’emozione vedere un predatore. Ci spostiamo alle Ngoitokitok Springs per pranzo. Anche se non recintato si scende perché è una zona molto aperta. Ci sono anche i bagni. Questo è davvero un bel posto anche se ci sono diverse jeep. C’è una pianta sulle rive del lago dove, ci racconta Andrea, una volta c’era un predatore su un ramo, non ricordo se leonessa o leopardo, un turista si è avvicinato alla pianta e si è seduto sulle radici. Quando ha alzato gli occhi per un soffio non gli è venuto un infarto … E’ salito in macchina e si è fatto portare direttamente all’aeroporto. Io ho le mie fisse: butto sempre un occhio sugli alberi quando capita che ci fermiamo all’ombra anche se non scendiamo ma abbassiamo solo i finestrini … (ci si aspetta di vedere i predatori per terra ma i leopardi stanno sugli alberi … e qui anche le leonesse …) e, se scendiamo, guardo se ci sono impronte. Una volta eravamo nella parte alta della Skeleton Coast. Siamo scesi per vedere un relitto e ad un metro dalla macchina c’era una bella impronta … dalle dimensioni credo fosse un leone … due secondi ed eravamo tutti su … poi magari era passato ore prima però meglio non correre il rischio. Tornando a noi, al centro del lago ci sono molti hippos che dormono vicini. Andiamo a pranzare in macchina con il nostro lunch box, che ci ha dato questa mattina il nostro lodge, e poi scendo a far loro delle foto. Nel mentre gli ippopotami si sono svegliati ed alcuni si avvicinano alla riva. Sbadigliano quindi riesco a fotografare bene la tremenda bocca spalancata. Non sembra possibile che siano gli animali più pericolosi d’Africa!!! Ripartiamo diretti all’uscita. Passiamo dove c’erano le leonesse. 4 sono sdraiate su di una collinetta. Ci voltano la schiena e guardano la piana del cratere dove pascolano tanti gnu. Bell’immagine. La 5^ leonessa la troviamo a bordo strada, con le zampe direttamente sulla sabbia della carreggiata, che dorme all’ombra di un cespuglio. Guardo fuori dal finestrino. Sarà ad 1 metro e mezzo dalla mia faccia Non gliene può fregare di meno della nostra presenza. Dorme come un sasso. Qui gli animali sono proprio abituati alle macchine. D’altronde se non li si spaventa e non gli si dà da mangiare, non sono né interessati né intimoriti. Finiamo il giro giusti nelle 6 ore e alle 14 risaliamo dalla Lerai Road dopo aver inserito il 4×4. Lungo questa strada c’è molta vegetazione. Come giudizio del posto davvero da 10 e lode anche se preferisco gli avvistamenti degli animali un po’ meno garantiti. Vederli qui è abbastanza semplice essendo una zona limitata e circoscritta. Poi possono essere distanti (come i 4 rhinos che abbiamo visto noi) e quindi non li vedi bene oppure possono dormire lontano dalla strada quindi non li vedi affatto ma, in linea di massima, da qui si esce con un bel malloppo di avvistamenti. Una volta sulla cresta proseguiamo verso ovest. Vediamo le indicazioni degli altri 4 lodge e poi ci fermiamo all’ultimo view point. Gran bel colpo d’occhio. Proprio alle spalle di questo view point quindi esternamente alla caldera del cratere. C’è un villaggio masai. Ci sono diversi gruppi di bestiame che pascolano, accuditi da ragazzini. Da qui fino alla zona di Ndutu, dove andiamo noi a dormire, ci sono 5 villaggi masai visitabili. Questo che vediamo ora è il più turistico, essendo proprio a ridosso dei 4 lodge. Chiediamo ad Andrea se possiamo visitarne uno. Lui dice che se vogliamo andare lui sceglierebbe l’ultimo perché meno frequentato. Il costo d’ingresso, se non ricordo male, è di $ 50 a testa. Votiamo e decidiamo di rinunciare perché siamo 3 a 1. Io sarei anche andata, so che è tutto ricostruito ma poteva essere interessante. D’altronde nei villaggi distanti dalla strada e quindi “genuini” prima cosa non li riesci a raggiungere in macchina, e seconda cosa, se ci vai a piedi, di certo non ti fanno entrare. Va beh … vorrà dire che dovrò … molto a malincuore e facendo tanta fatica … tornare in Tanzania per visitare un villaggio masai … Poi, con il senno di poi, con quello che abbiamo visto più tardi nella zona di Ndutu, abbiamo fatto bene a non fermarci. Iniziamo quindi la discesa delle pendici del cratere. Ci sono tanti masai con i loro animali lungo la strada. Vediamo anche tante giraffe. Andrea guida deciso perché la strada è lunga. E’ tutta sterrata ma tenuta bene. Ad un certo punto giriamo a sinistra su una strada che è praticamente un sentiero. Entriamo nella vera savana. Qui è tutto piatto e senza nulla a 360°, c’è solo qualche piccola pianta qua e là. La zona che raggiungiamo questa sera e dove dormiremo, fa parte sempre della Ngorongoro Conservation Area. Si trova sul confine con il Serengeti. Il lago di Ndutu, sul quale si affaccia il nostro campo tendato, è Serengeti. I confini sono indicati da paletti bianchi. Qui si può andare fuori pista quindi questo agevola tantissimo gli avvistamenti. Puoi arrivare vicinissimi agli animali, ovviamente sempre rispettando e valutando i singoli casi. In questa zona ci sono piante e cespugli. Nel lago, che è di acqua salata, ci sono molti fenicotteri. Vediamo 3 iene. Una va a mettersi davanti ad una tana. Quando si sposta leggermente vediamo il musino di 2 cuccioli. Proseguiamo. Qui le guide parlano fitto al cb, rigorosamente in swahili. Ogni tanto sentiamo “Rogia”. Io capisco “Marògia (parola piemontese che significa: signora attempata che si atteggia a ragazzina). Allora lui ci spiega che Rogia vuol dire ok. Ci chiede cosa vuol dire Marògia. Noi glielo spieghiamo. Addirittura da noi si dice Veja (pronuncia vegia = vecchia) Marògia. Si mette a ridere e gli piace un sacco il suono di queste parole. Lo continua a ripetere. Al che gli diciamo che è meglio che se le dimentichi perché, se chiama così una signora italiana che capisce il piemontese, può darlo in pasto ai leoni … Comunque ci facciamo delle belle risate … Ad un certo punto vediamo 3 jeep ferme. Non so se siamo venuti qui apposta perché glielo hanno comunicato le altre guide o se ci siamo capitati per caso, fatto sta che ci troviamo davanti una grossa pianta che 6 cuccioloni di leone che dormono spiaggiati in posizioni assurde sui rami. Avranno circa 6 mesi. La mamma non si vede. Magari è a caccia. Rimango senza fiato. Quest’immagine credo sia la più bella di tutta la vacanza, insieme al colpo d’occhio sul cratere. Andrea ci dice con la sua solita calma: grande fortuna questo avvistamento. Ed io: da noi si dice “grande culo” e da qui il filo conduttore di tutta la vacanza!!! Rimaniamo a guardarli una buona mezz’ora. Avendo la possibilità di uscire fuori pista con la jeep, ci avviciniamo tantissimo alla pianta. Li fotografo da ogni angolatura. Ma quanto sono belli. Uno dorme nella V di due rami, tre sono a cavalcioni con le 4 zampe a penzoloni, due si continuano a muovere sullo stesso ramo cercando la posizione perfetta. Proprio bello. Proseguiamo e troviamo l’unico elefante che vedremo in questa zona in 2 giorni. Da qui ci indirizziamo al nostro lodge. Ormai le varie gazzelle di Thomson e Grant le guardiamo poco … Che bello il paesaggio. Il sole si sta abbassando all’orizzonte quindi i colori sono caldi. Ci sono i paletti bianchi del confine con il Serengeti quindi non ci avviciniamo al lago Ndutu dove ci sono molti fenicotteri. Arriviamo al campo tendato Mbugani Camp Ndutu (http://www.mbuganicamps.com/). Bella posizione vista lago. Ci sono 15 tende, una tenda per il ristorante, una per il bar ed una per la cucina. I gestori si riveleranno persone squisitissime. Al nostro arrivo ci offrono una bibita e le salviette umide … le rendiamo completamente nere … tutto il giorno su sterrato ci ha riempiti di polvere …Hanno già acceso il falò davanti al ristorante e ci sono delle sedie in tela tutt’intorno. Ci accompagnano alla nostre tende, l’ultima e la penultima sulla sinistra. Sono quelle che hanno la vista migliore sul lago. Pur essendo tende hanno tutto, 2 letti matrimoniali e il bagno con doccia interno. Sono spaziosissime. L’acqua la scaldano al momento quindi ci danno l’ok per fare la doccia dopo pochi minuti. Il tramonto è alle nostre spalle. La sera indossiamo pantaloni lunghi ed il pile. Durante il giorno fa caldo quindi il golf serve solo alla mattina presto quando si parte. La cena è alle 7.30 ma noi alle 7.00 siamo al falò. Ci portano due stuzzichini e prendiamo della birra per l’aperitivo. Da quando abbiamo lasciato il cratere il segnale del cellulare non c’è o è molto scarso. Qui riusciamo comunque a mandare un messaggio ai nostri figli. Sapevano che saremmo stati fuori dal mondo per qualche giorno quindi se non ricevevano nostre notizie non dovevano preoccuparsi. Si fa buio. Alle 7.30 puntuali ci spostiamo nella tenda ristorante. La capienza massima del posto è di 30 ospiti ed ora siamo solo in 16. C’è un fotografo che partirà dopodomani e che è rimasto qui 3 mesi. Che invidia. Io lo farei senza problemi. Sarebbe meraviglioso star qui a fotografare animali!! Ci sono 4 tavoloni in legno per 8 persone quindi ceniamo con 4 tedeschi sui 70 anni. Tanto di cappello ad uno di loro che ha il bastone e fa molta fatica a stare in piedi. Quando poi apre bocca ce lo saremmo mangiati. All’inizio è carino e ci chiede di dove siamo poi incomincia a dire che in Italia le piste ciclabili sono troppo strette rispetto alla Germania, che sulle spiagge c’è troppo casino, che c’è la mafia ecc.ecc. Per evitare di rovinare a tutti la serata siamo stati zitti ma abbiamo chiuso all’istante le comunicazioni. Che idiota. Comunque la cena sarà ottima con zuppa allo zenzero poi piatto unico con carne, verdura e riso e dolce. Andiamo poi intorno al falò. Non c’è nessun rumore tranne lo scoppiettio del fuoco. Sopra di noi un cielo stellato da urlo. In lontananza un leone ruggisce. Si può capire a quanto si trova più o meno dal numero dei ruggiti che fa. Di solito sono un trentina, i primi sono forti per poi arrivare agli ultimi che sono come dei sussurri. Se ne senti solo 3 o 4 è lontano, se ne senti 20 sei in grande rischio, se ne senti 30 probabilmente è dietro al cespuglio … Andiamo a dormire. Ci accompagnano con le torce, non essendo recintato non siamo molto tranquilli quindi ci chiudiamo tutti subito dentro. Bisogna lasciare la luce fuori accesa. Chiudo le valige e andiamo in branda. Dopo poco il generatore si spegne. Sentiamo tanti rumori, che bello poi il sonno ha il sopravvento. Ad un certo punto della notte sia io che Pier ci svegliamo. Un leone ruggisce molto vicino. Poi tocca alla iena e poi sentiamo un altro verso che non riconosciamo. Dopo un attimo capiamo che è il Fede che russa … e dire che le tende sono distanti una ventina di metri l’una dall’altra … dopo una bella risata torniamo tra le braccia di Morfeo …

 

5) 01 marzo 2016, martedì – bello

Alle 6.15 mettiamo il naso fuori dalla tenda. Il sole non è ancora sorto ma è già chiaro. Degli uccelli litigano, per il resto silenzio. Con una leggera titubanza usciamo e raggiungiamo velocemente la tenda di Laura e Fede ed insieme andiamo a fare colazione. Laura dice che non ha sentito il Fede russare … ma come ha fatto???? Colazione veloce e alle 7.00 puntuali partiamo. Ieri sera avevamo deciso di tornare qui a pranzo quindi non ci consegnano il lunch box. Abbiamo ancora qualche avanzo di frutta di quello di ieri quindi durante la mattinata sgranocchiamo quello. Dopo 10 minuti ci troviamo un ghepardo. Ci cammina davanti alla macchina. Con la luce dell’alba ci sono bellissimi colori. E’ infastidito dalla presenza di due iene cicciottelle che probabilmente si sono avvicinate troppo. Del ghepardo mi piace molto il musino, il corpo non molto perché è troppo magro. Il leopardo invece è tutto bello, ha il muso bellissimo ed il fisico possente. Tra i predatori quest’ultimo è il mio preferito (purtroppo in questa vacanza non lo vedremo nonostante l’abbiamo cercato in lungo e in largo, d’altronde è un cacciatore notturno, di giorno dorme). Lasciamo il ghepardo e proseguiamo. Dopo altri 10 minuti si presentano davanti a noi un enorme leone maschio, con una criniera di tutto rispetto, cammina tranquillo sul letto asciutto di un fiume. Lo seguiamo un po’ poi proseguiamo. Troviamo un altro leone tutto impettito con la sua consorte. Sono visibilmente agitati. Sono a caccia. Li seguiamo a debita distanza. Arriviamo in una piana e capiamo che stanno puntando un cucciolo di gnu isolato dal gruppo. E’ tranquillo perché non conosce il pericolo dei due leoni. Ogni tanto fa un verso di richiamo per la sua mamma ma lei non arriverà mai. Chissà dove sarà a cercarlo. Ha ancora il cordone ombelicale attaccato. Mi fa un certo effetto, onestamente me ne sarei anche andata. Lo guardo e so che è spacciato. Il leone si sdraia ad una trentina di metri, la leonessa è acquattata dietro ad un cespuglio, a pochi metri dal piccolo. Questo fa il grande errore di sdraiarsi e la leonessa in un balzo gli è addosso. Il leone, che fino a 5 minuti prima ci sembrava un tontolone, fa uno scatto e glielo porta via dalla bocca della leonessa. In questo momento Andrea mette in moto e gli andiamo vicino. Il leone, che non caccia, ha la precedenza sul pasto che procura la femmina. Lei mangia quello che avanza. In questo caso si rende conto che non ci sarà nulla per lei perché la preda è troppo piccola quindi, con la testa bassa se ne va. Il piccolo è morto subito e il leone cammina con lui in bocca per cercare un posto tranquillo per mangiarlo. Siamo in 4 macchine che lo seguiamo e obiettivamente gli diamo fastidio. Se non ci fossimo stati noi se lo sarebbe mangiato sul posto così invece si sposta fino ad andare in mezzo ai cespugli. Si sdraia e non lo vediamo più. Questo è un periodo di bassa stagione quindi ci sono poche macchine. Ad agosto dicono che sia strapieno quindi questi poveri animali devono convivere con i turisti. Ho visto diversi video davvero brutti in cui c’erano dei predatori con anche una ventina di jeep intorno. So che chi va in questi posti vuole vedere tutto e il più da vicino possibile, ma il rispetto dell’animale viene come prima cosa. Come ho detto le guide sanno quando avvicinarsi o meno ma spesso vengono disturbati comunque e si rovinano azioni di caccia.  Lasciamo il micione al suo pasto e torniamo a cercare il leone di prima. Sta ancora camminando. Ci si avvicina e si sdraia a due metri dalla macchina. Si mette a dormire tranquillamente. Certo che in 1 ora abbiamo visto di tutto e di più!!! Grande culo!!!!. Ora andiamo a cercare gli gnu. Ci spostiamo nella savana aperta dove a 360° non c’è nulla, neppure un albero. Vediamo molti avvoltoi intorno a qualcosa messo tra i cespugli. Andrea dice che è uno gnu ucciso dai leoni questa notte (non dal ghepardo perché non riesce a cacciare da solo una preda così grande). Vediamo in vari punti i resti di altri banchetti dove rimangono solo pelle ed ossa, in altri invece c’è qualcosa di più e quindi ci sono gli avvoltoi o i marabù che li mangiano. Un avvoltoio ed un marabù si contendono la zampina di un piccolo di gnu. La vince l’avvoltoio. Troviamo due ghepardi in amore accovacciati in un avvallamento. Ci sono 7 o 8 jeep ma tutte a debita distanza. Vediamo solo le teste quando ogni tanto le alzano. Li lasciamo alle loro effusioni e cerchiamo gli gnu. Le varie guide su parlano al cb ma nessuno gli riesce a trovare. Questi grandissimi gruppi sono in costante movimento. Essendo così tanti cercano erba da mangiare quindi sono obbligati a spostarsi. Quando passano loro non rimane neppure un filo d’erba. La vegetazione ricomincia poi a ricrescere fino ad arrivare all’altezza di oltre mezzo metro. Gli gnu torneranno dopo 9 mesi quindi allora ci sarà cibo in abbondanza. Rimarranno qui 3 mesi per poi rispostarsi verso nord mangiando tutto quello che troveranno lungo il loro cammino. La piana del Serengeti che vedremo dopodomani sarà tutta con erba alta ma tra un paio di mesi, quando passeranno loro, diventerà come qui, tutto semi arido. Il paesaggio si trasforma completamente dopo il loro passaggio. Qui (dove partoriscono) e all’estremo nord, al fiume Mara, sono i posti dove loro rimango di più e un pochino più stanziali, la zona del Serengeti centrale è solo usata per la migrazione, quindi ci passano salendo e poi scendendo. Continuiamo a cercare una grande mandria ma nulla. Ma dove caspita sono? Sono migliaia e migliaia … non possono essere spariti!!! Andrea non demorde e alla fine ne troviamo un gruppo piccolo che cammina in fila indiana. Ma lui non è soddisfatto. Sono troppo pochi. Dice che ci riproviamo oggi e domani. Lasciamo la savana e torniamo nella zona dove ci sono piante e cespugli. Troviamo molte giraffe, alcune sono piccolissime. Hanno il pelo molto più lungo di quelle grandi. Che carine. Due maschi litigano mettendosi fianco a fianco e prendendosi a testate. Questo non lo avevo mai visto. Che colpi che si tirano!!! Rientrando verso il lodge vediamo gazzelle di Grant, di Thomson, gnu e zebre, tutti con molti cuccioli al seguito. Degli avvoltoi stanno mangiando un cucciolo ancora intero di gnu. Ha il cordone ombelicale attaccato. Deve essere morto di parto o appena dopo. Non lo hanno ucciso i predatori. Uno sta mangiando la carne della coscia e mette tutta la testa dentro. Quando la tira fuori è ricoperta di sangue. Povero piccolino. Arriviamo al lago Ndutu e ci troviamo un ghepardo che punta delle gazzelle vicino al lago. Ma è ancora molto distante. Andrea dice che ci vorrà tanto tempo. Andiamo quindi a pranzo. Arriviamo puntuali per le 13.00. Evitiamo la tavolata dei tedeschi. Ci mettiamo in un tavolo solo noi con Andrea. E’ arrivato un gruppo di 6 di spagnoli che forse è ancor peggio dei tedeschi per maleducazione. Il pranzo è a buffet con un vassoio di insalata di carote, verza e formaggio, degli involtini di verdura e delle lasagne ed è per tutti. Le 3 signore si fiondano sul vassoio della verdura e se la dividono loro 3. Peccato che siamo in 16 a dover pranzare. I gestori del posto le guardano con compatimento, noi pure. Maleducazione a mille. Abbiamo la frecciata sulla lingua ma bisogna essere superiori … essendo verdura cruda … possiamo solo sperare che sia stata lavata con acqua non buona (ma ho i miei dubbi perché qui sono attentissimi a tutto e sicuramente non vogliono far stare male i clienti) e che venga loro un bel cagone … Comunque c’è cibo in abbondanza quindi non è un problema ma danno fastidio la faccia di tolla e l’egoismo. Andiamo un mezz’oretta in tenda. Apriamo tutte le coperture lasciando solo le zanzariere tirate. Fa caldo. Alle 15.00 si riparte. Incrociamo una jeep che ci dice che c’è un leone che dorme poco distante, l’hanno visto perchè gli ha attraversato la strada. Si è nascosto dietro un cespuglio su una riva. Non avremmo mai potuto vederlo senza indicazioni. Saliamo sulla riva con la jeep. Lui dorme a testa in giù e non muove neppure un baffo. Poco distante Andrea ci indica un serval nell’erba alta. Non so come ha fatto a notarlo. Questo piccolo felino maculato non lo avevamo mai visto. E’ molto carino. Ripartiamo diretti ancora nella zona aperta della savana. Giriamo un’oretta alla ricerca degli gnu ma niente. Torniamo nella zona vicino al campo tendato. Vediamo una zebra mangiata per metà e poco dopo … chi l’ha uccisa … su una pianta ci sono 3 cuccioloni di leone che dormono e altri 3 per terra. La loro mamma è su un’altra pianta poco distante. Non sono gli stessi di ieri perché non c’è lo stesso numero di maschi e femmine. Siamo solo in due jeep quindi ci godiamo con molta calma l’avvistamento. I 3 sull’albero sono in posizioni assurde, i 3 per terra (due femmine ed un futuro re con una bozza di criniera che sembra la cresta di un punk …) giocano e si fanno le coccole. Il maschio ha lo sguardo serio mentre le due femmine hanno un’espressione dolcissima. Quanto li adoro!!! Hanno delle zampe immense. Dai movimenti e dal colore sembrano il mio cucciolotto di labrador che ho lasciato a casa!!! Pur essendo cane e felini hanno delle movenze molto simili. A malincuore proseguiamo e ci indirizziamo verso il campo. Arriviamo sul lago e notiamo un ghepardo vino all’acqua. E’ lo stesso che abbiamo visto prima di pranzo che cercava di cacciare. Ora è veramente attivo. Chiedo ad Andrea di fermarsi perché mi sembrava una posizione buona ma lui prosegue e si mette 100 mt avanti. Tra noi e il ghepardo ci sono delle gazzelle di Thomson. Ci posizioniamo e il ghepardo parte. Che immagine. Indimenticabile. E’ durata pochi secondi. La luce del tramonto, il lago pieno di fenicotteri e il ghepardo che fa il suo sprint spingendo verso di noi le gazzelle. Qui commette un errore. Tra due gazzelle sceglie quella di destra ma non riesce a prenderla. Quella che sinistra era più piccola e più vicina a lui, l’avrebbe sicuramente raggiunta. Ha dovuto decidere cosa fare in un secondo e ha sbagliato. Si ferma e si sdraia a riprendere fiato. Tutto si era fermato. Nessun rumore per un attimo. Le gazzelle a distanza di sicurezza si fermano e si girano a guardare in direzione del ghepardo. Gli uccelli ricominciano a cinguettare. Il micione deve ricaricare le pile per almeno 20 minuti quindi riproverà a cacciare domani mattina. Povero … chissà che fame che avrà … allo stesso tempo la gazzellina oggi ha fatto il terno al lotto … Andiamo al campo. Sono già le 19. Vediamo il tramonto dietro alle nostre tende quindi doccia veloce e alle 19.30 siamo al falò. Birretta con stuzzichini di banane fritte (ottimi). A tavola siamo con 2 signori sudafricani e la loro nipotina. Non dicono una parola … ma capitano tutti a noi .. ??? … Anche questa sera zuppa, piatto unico e dolce. Ci prendiamo come amaro l’Amarula, liquore che mi piace tantissimo. Porto a casa una bottiglia ogni volta che veniamo in Africa. Andiamo al falò e poi a dormire. Questa notte il leone Federico …. fa giudizio …

 

6) 02 marzo 2016, mercoledì – bello

Come ieri, colazione presto e alle 7.00 siamo in jeep. Ci riproviamo con gli gnu. Lungo la strada troviamo 1 leonessa e 3 cuccioloni “elegantemente” spiaggiati sul greto di un fiume in secca. La mamma dorme, i cuccioloni fanno morire dal ridere perchè seguono ogni passo di un gruppo di galline di Numidia, molto chic nella loro livrea a pois bianchi. Io le ho sempre chiamate quaglie geneticamente modificate perchè effettivamente sembrano quaglie ma più grosse. Proseguiamo. Arriviamo nella savana aperta. Troviamo una iena con in bocca una testa di gnu. Sarà l’avanzo del pasto di qualche leone. E’ con due cuccioloni (rimangono con la mamma fino ad 1 anno) e la mamma è visibilmente incinta. Poco oltre c’è un bellissimo ghepardo a caccia. Cammina fiutando da lontano delle gazzelle. Lo seguiamo con la jeep insieme ad altri turisti. Due macchine anzichè accompagnarlo viaggiando nella stessa direzione, si piazzano davanti tra lui e le gazzelle. Probabilmente i turisti volevano fotografarlo da davanti mentre camminava. Ne consegue che gli rovinano l’azione di caccia. Che idioti. Si sdraia, ci proverà più tardi. Noi andiamo via per lasciarlo tranquillo. Oltre vediamo una lunga fila di gnu ed un altro ghepardo, seduto, che li guarda da lontano. Noi ci mettiamo alle sue spalle per non dar fastidio. In men che non si dica parte e punta delle gazzelle di Thomson sulla destra. Non ce lo aspettavamo anche perchè erano dietro ad una leggera collinetta quindi non le avevamo viste. Pensavamo puntasse a qualche cucciolo di gnu. Appena fa lo sprint, Andrea prontamente lo segue. Così altre 3 jeep. Prende al volo un cucciolo e lo atterra. Noi ci fermiamo subito ma è disturbato. Molla la preda e si sposta. Diciamo ad Andrea di andare via perchè non è giusto che quel piccolo sia morto per niente. Nel mentre il cucciolo si alza e fa per scappare ma il ghepardo in 4 salti lo riprende. Ci avviciniamo un pochino solo quando siamo sicuri che si è tranquillizzato. Quello che vediamo, anzi sentiamo, non è bello. Mi dà proprio fastidio. Il ghepardo lo lecca per bere il sangue ed ogni tanto si alza con il muso tutto sporco ma il piccolo è vivo e piange molto. Non è morto. Che brutto. Sentiamo una signora che dice di andare via. Anche noi lo diciamo ma dopo pochi secondi non si sente più nulla. Lasciamo il ghepardo al suo pasto e cerchiamo gli gnu. Finalmente li troviamo. Saranno a migliaia. D’altronde ce ne sono 5.000.000 quindi era difficile non vederne neppure un gruppo. Sono a perdita d’occhio. Stanno tutti insieme ma mantengono la distanza per poter brucare. Rientriamo al lodge per pranzo alle 12.00. Anche oggi molto buono e questa volta senza rompiballe … Uno dei gestori ci chiede che cosa abbiamo visto. Io gli elenco i nostri avvistamenti e poi in italiano dico che abbiamo avuto un “grande culo” … incomincia a ridere e non smette più … capisce la parola e dice che è bello definire così quello che abbiamo visto. Il fotografo che è rimasto qui 3 mesi ci guarda in silenzio. Andrea dice che non è riuscito a vedere neppure un’azione di caccia quindi gli roderà non poco sapere che noi ne abbiamo viste 3 di cui 2 andate a buon fine per il predatore in due giorni … ho idea che abbiamo avuto davvero tanta fortuna. Prendiamo le nostre cose dalla camera, salutiamo i gentilissimi gestori e partiamo diretti al Serengeti alle 14.00. Mi spiace andare via di qui. Questo posto mi è piaciuto molto. Dopo pranzo Andrea è andato a farsi fare il permesso al Ndutu Lodge per poter passare da una strada già nel Serengeti, senza fare un giro più lungo. Quindi partiamo verso nord. Facciamo una puntatina in un punto in cui una guida gli aveva detto che c’erano dei leoni, ma non li vediamo. Arriviamo velocemente alla strada principale che si trova in una zona di savana completamente piatta. Arriviamo al gate del Serengeti (significa pianura senza fine)

 

Informazioni di internet sul Serengeti National Park: http://www.tanzaniaparks.com/serengeti.htmlwww.serengeti.org ingresso $ 60 a testa,$ 30 la guida, Scellini 20.000 per l’auto

Ci sono 7 gate – Estensione: 14763 km quadrati

Il Serengeti è senza ombra di dubbio il più importante di tutti i parchi nazionali del nord della Tanzania.

Ospita 1.7 milioni di gnu (Andrea ci ha detto 5.000.000); 250.000 zebre; 440.000 gazzelle di Thompson; 9.000 iene; 2.800 leoni; 1.000 leopardi; 500 ghepardi, elefanti, ippopotami, giraffe, bufali, facoceri, sciacalli, otocioni, struzzi, genette, leopardi, caracal, manguste, dik dik, impala, gazzelle, orici, antilopi d’acqua, eland, antilopi topi, ippopotami, coccodrilli e oltre 400 specie di uccelli [comprese molte specie migratorie eurasiatiche] che gli conferiscono la più alta concentrazione ornitologica dopo quella del Tarangire.

I fattori che rendono il Serengeti un parco così unico ed importante sono sostanzialmente tre:

  • Il sottosuolo delle vaste savane è costituito perlopiù da masse di granito e tufo vulcanico cosa che impedisce alla vegetazione robusta di radicare. Ne consegue che anche in stagione verde la mancanza di una densa vegetazione e di fogliame rende molto più facile l’individuazione degli animali.
  • La grande migrazione composta in maniera predominante da zebre e gnu [1.7 milioni di gnu; 250.000 zebre] costituisce uno spettacolo unico ed emozionante e di fatto trasforma il Serengeti in un parco visitabile con eccellenti risultati durante tutto l’arco dell’anno. Anche durante la stagione verde [da Novembre a metà Maggio circa] quando gli erbivori tendono a disperdersi la migrazione è un vero e proprio catalizzatore di predatori. Dove sta la migrazione stanno anche leoni, leopardi, ghepardi, iene, sciacalli e avvoltoi.
  • La migrazione delle gazzelle: durante la stagione secca [da Giugno ad Ottobre, quando la grande migrazione di gnu e zebre ha ormai abbandonato il Serengeti centrale] le gazzelle sono costrette ad abbandonare le vaste savane meridionali del Serengeti per concentrarsi lungo le fonti d’acqua nel Serengeti centrale. Seppure i leoni, i leopardi ed i ghepardi siano animali territoriali e non migratori e nonostante i membri di un singolo branco di leoni tendano a suddividersi in gruppi più piccoli in cui gli individui vanno e vengono di propria iniziativa, l’inasprirsi delle condizioni li obbliga a comprimere il loro territorio a ridosso delle medesime fonti d’acqua dove si sono ora spostate le gazzelle. Si ritiene che, in questo periodo, il Serengeti centrale ospiti la più altra concentrazione di leoni, ghepardi e iene di tutta l’Africa. Avvistamenti di oltre cento leoni e di una decina di ghepardi in un solo giorno sono possibili senza particolare fortuna. Le lotte territoriali si intensificano di giorno in giorno mettendo in discussione le alleanze tra leoni maschi ma anche i rapporti all’interno di uno stesso branco di leoni. Leopardi e iene vengono scacciate dai leoni ed i ghepardi subiscono attacchi da parte di iene, leoni e leopardi. Sottratte alla legge dei grandi numeri, la vita delle gazzelle è più dura che mai: la minima distrazione di giorno o di notte costa loro la vita.

 

Un’accurata pianificazione del safari è necessaria per poterne trarre il meglio mettendo in relazione i movimenti migratori, le aree in cui soggiornare, la durata ed il periodo di viaggio. Si dice spesso che il Serengeti sia diventato un parco molto trafficato. Effettivamente a Seronera, in alta stagione, non è raro vedere fino a 15 – 20 veicoli attorno ad un unico felino ma il Serengeti si estende su 15.000 Kmq. ed anche nei mesi di Luglio ed Agosto vi sono aree del parco assolutamente prive di traffico.  I dintorni stessi di Seronera offrono un reticolo di piste ed aree alternative caratterizzate da piccoli corsi d’acqua e raggruppamenti di kopjes che permettono di uscire dai percorsi turistici e trovarsi anche in alta stagione virtualmente soli nella savana approfittando quindi dell’ottimo game drive che la zona offre ma contemporaneamente evitando il peggior traffico. Gli elementi fondamentali per la buona riuscita di un safari sono una buona pianificazione delle aree da visitare, veicolo ad uso esclusivo in modo da godere di massima libertà e flessibilità durante i game drives, guida esperta che oltre agli animali conosca approfonditamente aree e piste.  Dopo un’accurata pianificazione delle aree da visitare, i campi tendati ed i piccoli lodges sono la risposta per coloro che vogliono vivere la savana nel modo più autentico possibile. Non si tratta di sacrificare ne il comfort ne la sicurezza. I campi tendati hanno fatto molto strada dal tempo dei primi safari pioneristici. Sono costituiti da grandi tende da safari, con bagno, doccia con acqua calda ed elettricità fornita da pannelli solari. Purtroppo sono più costosi delle strutture di grandi dimensioni se quindi non vi è possibile trascorrere l’intero safari in campi tendati vi incoraggiamo a provarli per almeno una notte o due. La scelta per ogni specifica area del Serengeti va da campi di livello medio quali ad es. Oltepesi a campi di livello alto quale ad es. Lemala Ewanjan o Sayari per fare due esempi.

Per una visione di tutte le possibili sistemazioni nel Serengeti accedi alla pagina Strutture Serengeti.

 

MIGRAZIONE ED AREE PIU’ INTERESSANTI DEL SERENGETI MESE PER MESE

Ogni anno 1.7 milioni di gnu e 250.000 zebre si muovano circolarmente nel Serengeti compiendo circa 800 km. Entrambi prediligono le erbe basse ed è questo la ragione principale per cui tendono a muoversi assieme. I motivi che inducono alla migrazione sono sostanzialmente tre:

  • la necessità di acqua: diversamente da altri erbivori, quali ad es. oribi ed eland per nominarne solo alcuni, sia le zebre che gli gnu hanno bisogno di bere almeno una volta al giorno, al massimo a giorni alterni. Durante la stagione secca devono giocoforza concentrarsi lungo le rive dei fiumi [lungo il Fiume Grumeti nel western corridor a partire da metà Maggio e fino a fine Giugno/inizi di Luglio e lungo il Fiume Mara nel Serengeti settenrionale e nel Masai Mara da inizio Luglio a metà Ottobre/inizi di Novembre]. Solo l’arrivo delle piogge che rinverdisce i pascoli e riempie le pozze d’acqua ed i torrenti stagionali permette loro di abbandonare i fiumi.
  • la necessità di nuovi pascoli: la capacità di consumo 1,7 milioni di erbivori supera di gran lunga la capacità di ricrescita di uno stesso pascolo.
  • la fertilità delle savane nel Serengeti meridionale e nella Ngorongoro Conservation Area: ogni anno da Dicembre a Marzo zebre, gnu ma anche molti altri erbivori inclusi gli elefanti tornano in queste aree per dare alla luce i propri cuccioli. Le erbe basse che germogliano dal suolo ricco di sali minerali costituiscono un elemento molto importante nella dieta delle madri che viene trasmesso ai cuccioli con l’allattamento.

La posizione della grande migrazione mese per mese suddivisa per le varie aree del Serengeti viene trattata qui sotto, deve tuttavia essere chiaro al lettore che l’arrivo delle piogge così come la loro entità varia di anno in anno e di conseguenza la precisa collocazione delle mandrie così come la tempistica degli spostamenti non possono essere considerati certi. Chiunque sia interessato al fenomeno della migrazione deve quindi prevedere un minimo di 4 notti nel Serengeti e/o Ngorongoro Conservation Area [località da scegliere a seconda del periodo del viaggio] in modo tale da poter distribuire strategicamente i pernottamenti e consentire una migliore flessibilità d’esplorazione del territorio. I nostri itinerari con focus sulla migrazione costituiscono già di per sé un’ottima guida in tal senso.

 

DA DICEMBRE A MARZO

Area: Serengeti centro-sud, Serengeti sud-est e Ngorongoro nord

Tempo: Piogge di entità variabile

Temperature medie: massime 28° – minime 18°

Paesaggio: tendenzialmente verdeggiante.

Consigliate in questo periodo: 2 notti a Seronera e 2 notti a Ndutu

Attività extra: safari a piedi nelle Gol Mountains ai confini tra Loliondo, Serengeti e Ngorongoro

 

A Dicembre la migrazione dovrebbe aver raggiunto le fertili pianure di erbe basse della Ngorongoro Conservation Area e del Serengeti meridionale dove, con un ciclo delle piogge normale, si tratterà fino a fine Marzo allorché i cuccioli saranno svezzati e pronti per intraprendere il lungo cammino di 800 Km che li riporterà nel luogo in cui sono nati solo l’anno successivo nello stesso periodo. In questi mesi le mandrie tendono a muoversi in maniera caotica inseguendo qua e là le piogge e la conseguente ricrescita dei germogli. Potrebbero quindi sparpagliarsi nelle piane ad ovest di Olduvai vicino a Makao e verso Kusini all’estremo sud-ovest del Serengeti, avanti e indietro dalle Gol Mountains o avanti e indietro tra le pianure di erbe alte del Serengeti centrale e le pianure di erbe basse più a sud. Le aree interessanti da visitare in questo periodo sono:

  • Le pianure di Salei e le Gol Mountains: sono pianure di erbe basse estrementi fertili e ricche di minerali essenziali durante l’allattamento. Proveniendo da Loliondo, da Seronera, Moru e Gol Kopjes le mandrie solitamente raggiungono per prime le Gol Mountains e successivamente la piana di Salei seppure ogni movimento sia sempre strettamente collegato all’andamento del piogge. In stagione secca questa è una zona polverosa, arida e semidesertica [attraversandola a Maggio abbiamo visto spesso i cespugli di Rosa del deserto in fiore] ma non appena arrivano le piogge il paesaggio subisce una metamorfosi e diventa di una bellezza mozzafiato. Assieme alle mandrie di gnu e zebre si incontreranno qui predatori e carnivori quindi leoni, ghepardi, iene, avvoltoi [che nidificano poco distante nella Gola di Olkarien e presso Nasera Rock] e con un pò di fortuna anche i licaoni. Tra gli animali residenti troviamo sciacalli, volpi, struzzi, e tassi del miele. Grazie alla mancanza di alberi e cespugli è facile individuare gli attacchi dei predatori, estremamente crudeli se condotti da iene e licaoni.

 Trovandosi l’area all’interno della  Ngorongoro sono probabili incontri casuali con i Masai. Non vi è nulla di commerciale in questi incontri e l’esperienza sarà in tutto e per tutto autentica. A seconda del percorso che farete [esistono torrenti stagionali] potreste imbattervi lungo la via nelle Shifting Sands o attraversare la Gola di Olduvai. Le Shifting Sands sono dune di sabbia color antracite sacre ai Masai il cui elettromagnetismo ne impedisce la dispersione da parte del vento che causa invece un loro lento spostamento di anno in anno. La Gola di Olduvai è un’importante sito archeologico purtroppo però tutti i reperti rilevanti sono stati trasportati al Museo di Storia Naturale di Dar Es Salaam ragion percui, salvo non sia specificatamente richiesto da parte vostra, tendiamo a saltare la visita.

  • Lake Ndutu e Lake Masek: entrambi fanno parte del sistema di savane di erbe basse ricche di sali minerali essenziali durante l’allattamento. L’area è caratterizzata dai due laghi salati e dalle paludi circostanti. Migrazione a parte quest’area supporta un buon numero di animali residenti, tra i quali figurano elefanti, sciacalli, struzzi, giraffe, impala, gazelle, 2 branchi dei leoni [quello di Ndutu a quello di Masek], ghepardi, iene maculate, ippopotami, coccodrilli ed oltre 400 specie di uccelli. Con la migrazione in loco che funge da catalizzatore, la presenza di carnivori e predatori si intensifica: arrivano grifoni di ruppell ed avvoltoi, altri leoni, altre iene, altri ghepardi, altri sciacalli. Se fortunati potreste inoltre avvistare licaoni e caracals e le più elusive iene striate. Non ci sono in quest’area grandi strutture ma un unico piccolo lodge ed una manciata di campi tendati di livello medio e alto. E’ necessario prenotare con almeno 6/12 mesi di anticipo.
  • Kusini: nel suo caotico pellegrinare all’inseguimento di piogge e verdi pascoli la migrazione raggiunge anche quest’estrema punta del Serengeti sud-occidentale. Qui terminano le savane ed il territorio si fa via via sempre più ondulato e montuoso a mano a mano che ci si avvicina alla riserva di Maswa. Migrazione a parte l’area ospita stanzialmente zebre, bufali, leoni e ghepardi.
  • Moru Kopjes: sono situati nel Serengeti centro-occidentale e collegano Ndutu alla valle di Seronera. In questo periodo la disponibilità di fonti d’acqua lontano dai fiumi induce la migrazione delle gazzelle a sparpagliarsi nel territorio circostante la valle di Seronera, naturalmente questo comporta anche un decentramento dei predatori verso queste aree. Le savane qui sono caratterizzate da erbe alte meno nutrienti rispetto alle erbe basse del sud ma più affidabili tra una pioggia e l’altra, di conseguenza in questi intervalli temporali l’area è frequentata dalle mandrie di gnu e di zebre della grande migrazione. Passando tra gli enormi kopjes si avvistano regolarmente leoni che attendono il momento migliore per iniziare la caccia. Tra gli altri animali residenti troviamo giraffe, bufali, leoni, antilopi, gattopardi e caracal. Infine questa è l’unica area del Serengeti centrale dove è possibile avvistare [seppure con una buona dose di fortuna] i rinoceronti.
  • Gol Kopjes: sono situati a sud-est del Serengeti. L’area è deliziosamente selvaggia e poco visitata cosa che già di per sé costitituisce un’ottimo incentivo, in aggiunta come per i Moru Kopjes è interessata sia dalla migrazione delle gazzelle che dalla migrazione di gnu e zebre. ne deriva che in questo periodo i Gol Kopjes ospitano anche un’alta concentrazione di leoni e ghepardi.
  • Seronera: resta luogo d’elezione per l’avvistamento di leopardi, felini solitari che amano stabilire il loro territorio lungo i corsi d’acqua densamente alberati e riposare sui rami verdi delle acacie dove regolarmente trascinano al sicuro le carcasse delle loro prede.

 

APRILE

Area: Serengeti centrale e Serengeti meridionale

Tempo: acquazzoni intermittenti della durata di 15/30 minuti battono la terra generalmente tra la sera e la mattina presto.

Temperature medie: massime 27° – minime 18°

Paesaggio: le pianure sono ricoperte di fiori e di brillanti tonalità di verde.

Consigliate in questo periodo: 1 notte a Ndutu e 3 notti a Seronera.

 

Entro Aprile tutti i cuccioli dovrebbero essere stati svezzati e la migrazione dovrebbe aver iniziato a muoversi dalle fertili savane di erbe basse del Serengeti meridionale e della Ngorongoro Conservation Area verso nord raggiungendo ad Aprile l’area centrale del Serengeti. Il movimento tende all’inizio ad essere caotico e privo di una direzione univoca ma è normalmente in questo periodo che si avvistano interminabili colonne dirette da sud a nord e scontri tra maschi che cercano di allargare i loro territori provvisori per includere quante più femmine possibile.

 Le aree più interessanti da visitare sono Seronera, i Moru Kopjes, i Gol Kopjes e l’area circostante il Lago Ndutu:

  • a Ndutu è probabile che ancora si incroci almeno una parte della migrazione; tra gli animali residenti in quest’area troviamo inoltre giraffe, struzzi, impala e gazzelle, 2 branchi di leoni [il branco di ndutu ed il branco di Masek], ghepardi, leopardi, iene maculate, ippopotami, coccodrilli, sciacalli, oltre 400 specie di uccelli e soprattutto, in questo periodo dell’anno, migliaia di fenicotteri. Con una buona dose di fortuna si potrebbero avvistare anche licaoni e caracals e le elusive iene striate.
  • Moru Kopjes: sono situati nel Serengeti centro-occidentale e collegano Ndutu alla valle di Seronera. In questo periodo l’area non è interessata solo dalla migrazione di gnu e zebre ma anche dalla migrazione delle gazzelle. Passando tra gli enormi kopjes si avvistano regolarmente leoni che attendono il momento migliore per iniziare la caccia. Tra gli altri animali residenti troviamo giraffe, bufali, leoni, antilopi, gattopardi e caracal. Infine questa è l’unica area del Serengeti centrale dove è possibile avvistare [seppure con una buona dose di fortuna] i rinoceronti.
  • Gol Kopjes: sono situati a sud-est del Serengeti. L’area è deliziosamente selvaggia e poco visitata cosa che già di per sé costitituisce un’ottimo incentivo a visitarla, in aggiunta come per i Moru Kopjes l’area dovrebbe essere interessata sia dalla migrazione delle gazzelle che dalla migrazione di gnu e zebre. ne deriva che in questo periodo i Gol Kopjes ospitano anche un’alta concentrazione di leoni e ghepardi.
  • nell’area di Seronera oltre a migrazione si dovrebbero trovare branchi di elefanti ed altri erbivori incluse giraffe, elefanti, mandrie di bufali e normalmente leopardi appostati sui rami delle acacie lungo le rive dei fiumi dove regolarmente trascinano al sicuro le carcasse delle loro prede. Anziché lungo le rive dei fiumi leoni e ghepardi tenderanno ad essere sparsi nei dintorni.

 

MAGGIO

Area: Serengeti centrale, Serengeti sud-orientale e Serengeti occidentale [western corridor]

Tempo: Alla stagione verde sta subentrando la stagione secca. Le piogge si fanno via via meno frequenti.

Temperature medie: massime 27° – minime 18°

Paesaggio: le pianure da verdi iniziano ad ingiallire.

Consigliate in questo periodo: 2 notti a Seronera e 2 notti nel Grumeti.

 

L’andamento delle piogge cambia di anno in anno tuttavia Maggio segna normalmente l’inizio della stagione secca. La migrazione dovrebbe essere in marcia disposta in interminabili colonne che si spostano gradualmente dalle pianure centrali del Serengeti verso il Western corridor seguendo  principalmente due rotte: una che le porta a Kirawira seguendo il corso del fiume Mbalageti ad ovest di Seronera, l’altra poco più a nord di Seronera seguendo poi il corso del Fiume Grumeti. Contestualmente si inizia ad assistere alla migrazione delle gazzelle: il progredire della stagione secca attira, con sempre maggiore intensità, gli erbivori nell’area di Seronera. La migrazione delle gazzelle è seguita passo passo dai predatori. In questo periodo le aree più interessanti da visitare sono:

  • Nel western corridor le pianure di Musabi e Mbalageti [migrazione a parte queste pianure ospitano la più alta concentrazione d’Africa di antilopi Topi e se fortunati potreste avvistare le rare scimmie Patas]; il circuito lungo il Fiume Grumeti [dove gnu e zebre arrivando si ammassano sempre più fino a quando la pressione diventa tale che sono costretti a guadare il fiume infestato di coccodrilli del Nilo ed ippopotami per raggiungere i pascoli sull’altra sponda. I rami degli alberi lungo il fiume sono anche la dimora preferita dei leopardi e delle scimmie bianche colobus]; le pianure di Ndabaka a sud del Fiume Grumeti in direzione del lago Vittoria e le pianure di Ruwana a nord del Fiume [queste pianure ospitano una buona quantità di animali residenti quali bufali, elefanti, impala, giraffe, antilopi d’acqua, la più grande popolazione di antilopi topi rimasta in Africa, leoni e ghepardi. Con un pò di fortuna si potrebbero avvistare anche le rare scimmie Patas].
  • Nel Serengeti centrale l’area di Seronera ed il reticolo di piste attorno a Seronera, caratterizzate da piccoli corsi d’acqua e raggruppamenti di kopjes dove si dovrebbero avvistare sia gli erbivori che i loro predatori;
  • Nel Serengeti centro-occidentale i Moru Kopjes, un’area molto scenica che collega Ndutu alla valle di Seronera. Ospita tutto l’anno giraffe, bufali, leoni, antilopi d’acqua. Tra i piccoli felini si possono avvistare gattopardi e caracals. Questa è anche l’unica area del Serengeti centrale dove, seppure raramente, è possibile avvistare i rinoceronti.
  • Nel Serengeti sud-orientale i Gol Kopjes: nonostante il progredire della stagione secca è probabile che un buon numero di gazzelle stia ancora pascolando in quest’area ovviamente con predatori al seguito cosa che rende potenzialmente gratificante una deviazione in questa direzione.

 

GIUGNO

Area: Serengeti occidentale [western corridor]

Tempo: Stagione tendenzialmente secca e piogge rare

Temperature medie: massime 27° – minime 17°

Paesaggio: tendenzialmente secco ed erbe bruciate dal sole.

Consigliate in questo periodo: 2 notti a Seronera e 2 notti nel Grumeti.

 

A Giugno la migrazione dovrebbe aver ormai raggiunto Kirawira. Le mandrie all’inizio sono riluttanti ad attraversare il fiume Grumeti che pur essendo ridotto a poco più di un torrente resta assolutamente infestato di coccodrilli. A mano a mano cha la massa di animali aumenta lo spazio diventa sempre più invivibile ed infine il guado per raggiungere i pascoli sull’altra sponda del fiume diviene ineluttabile. Accade in questo modo che gli ultimi della fila riescano ad evitare il guado e restano gruppi sparsi nella pianure di Mbalageti e di Ndabaka. Nel Serengeti centrale con l’avanzare della siccità gazzelle ed antilopi sono forzate a raccogliersi lungo le fonti d’acqua nel Serengeti centrale. Seppure i leoni, i leopardi ed i ghepardi siano animali territoriali e non migratori e nonostante i membri di un singolo branco di leoni tendano a suddividersi in gruppi più piccoli in cui gli individui vanno e vengono di propria iniziativa, l’inasprirsi delle condizioni li obbliga a comprimere il loro territorio a ridosso delle fonti d’acqua dove si sono ora spostate le gazzelle. Si ritiene che, a partire da Giugno, il Serengeti centrale inizi ad ospitare quelle che diventerà presto la più altra concentrazione di leoni, ghepardi e leopardi di tutta l’Africa. Le lotte territoriali si intensificano di giorno in giorno mettendo in discussione le alleanze tra leoni maschi ma anche i rapporti all’interno di uno stesso branco di leoni. Le iene vengono scacciate dai leoni ed i ghepardi subiscono attacchi da parte di iene, leoni e leopardi. Sottratte alla legge dei grandi numeri, la vita delle gazzelle è più dura che mai: la minima distrazione di giorno o di notte costa loro la vita. Avvistamenti di oltre cento leoni e di una decina di ghepardi in un solo giorno sono possibili senza particolare fortuna.

 

LUGLIO

Area: Serengeti Centrale, Serengeti Nord orientale [Lobo], Serengeti Mara

Tempo: Stagione secca

Temperature medie: massime 27° – minime 17°

Paesaggio: secco ed erbe bruciate dal sole.

Consigliate in questo periodo: 2 notti a Seronera e minimo 2 notti a Lobo / Serengeti Mara.

 

Statisticamente parlando tra la fine di Giugno e l’inizio di Luglio la migrazione, frammentata in più mandrie, lascia il western corridor per raggiungere il Serengeti Mara. La migrazione segue due rotte principali, la prima nota come northern corridor con le mandrie che transitano a nord di Seronera e la seconda che riattraversa Seronera per poi proseguire verso il Serengeti Mara via Lobo. E’ difficile stabilire esattamente dove si troveranno le mandrie. Vi sono anni in cui fino a metà Agosto alcune possono ancora essere raggiunte con un game drive giornaliero da Seronera ed anni in cui ad inizio Luglio sono già fuori portata avendo già raggiunto il Serengeti Mara. Un safari che si ponga seriamente l’obiettivo di rintracciare la migrazione deve necessariamente prevedere due pernottamenti nel Serengeti centrale e due nell’area di Lobo o nel Serengeti Mara poco più a nord di Lobo. I pernottamenti nel Serengeti Mara vengono normalmente previsti con i safari di alto livello dal momento che salvo poche, rare eccezioni i lodges ed i campi tendati di quest’area sono piuttosto costosi. Nei safari di livello medio il pernottamento è normalmente previsto nell’area di Lobo che permette di raggiungere il Mara con escursioni giornaliere nella zona.

  • Lobo: è un’area molto scenica del Serengeti caratterizzata da rilievi e raggruppamenti di Kopjes usati dai leoni come osservatori. Anche quando non direttamente interessata dalla grande migrazione l’area supporta un buon numero di animali residenti, tra i quali figurano mandrie di bufali, elefanti, branchi di leoni e leopardi. Anche in alta stagione il numero di visitatori che raggiunge quest’area non arriva che al 20% di quelli che visitano il Serengeti centrale.
  • Serengeti Mara e triangolo di Lamai: procedendo verso nord per circa 100 km si raggiunge quest’area sperduta del Serengeti molto simile topograficamente parlando al Masai Mara kenyota che di fatto è la sua estensione. Il fiume, popolato da grandi famiglie di ippopotami ed enormi coccodrilli del Nilo, è particolarmente largo e questo conferisce grande scenicità ai guadi. Tra gli animali residenti troviamo impala, antilopi, giraffe, oribi ed eland ed i loro predatori: leoni, ghepardi, leopardi e iene. Sono presenti anche gli elefanti seppure tendano a spostarsi sovente. Solo il 5% dei visitatori raggiunge quest’area del parco. Vi sono qui solo una manciata di strutture ed è necessario prenotare con almeno 6/12 mesi di anticipo.
  • Serengeti centrale: anche ammettendo che la migrazione di gnu e zebre sia definitivamente fuori portata l’eccellenza degli avvistamenti nel Serengeti centrale in stagione secca induce a consigliare di trattenersi almeno due notti. Accade infatti che con l’avanzare della siccità gazzelle ed antilopi siano forzate a raccogliersi lungo le fonti d’acqua nel Serengeti centrale. Seppure i leoni, i leopardi ed i ghepardi siano animali territoriali e non migratori e nonostante i membri di un singolo branco di leoni tendano a suddividersi in gruppi più piccoli in cui gli individui vanno e vengono di propria iniziativa, l’inasprirsi delle condizioni li obbliga a comprimere il loro territorio a ridosso delle medesime fonti d’acqua dove si sono ora spostate le gazzelle. Avvistamenti di oltre cento leoni e di una decina dozzina di ghepardi in un solo giorno sono possibili senza particolare fortuna. Le lotte territoriali si intensificano di giorno in giorno mettendo in discussione le alleanze tra leoni maschi ma anche i rapporti all’interno di uno stesso branco di leoni. Le iene vengono scacciate dai leoni ed i ghepardi subiscono attacchi da parte di iene, leoni e leopardi. Sottratte alla legge dei grandi numeri, la vita delle gazzelle è più dura che mai: la minima distrazione di giorno o di notte costa loro la vita.

 

AGOSTO

Area: Serengeti nord-orientale [Lobo] e Serengeti Mara

Tempo: Stagione secca

Temperature medie: massime 27° – minime 17°

Paesaggio: secco ed erbe bruciate dal sole.

Consigliate in questo periodo: 2 notti a Seronera e minimo 2 notti a Lobo / Serengeti Mara.

 

 Al più tardi entro la metà di Agosto la migrazione avrà raggiunto il Serengeti Mara e sarà definitivamente fuori portati da qualasiasi lodges o campo situato nel Serengeti centrale. Un safari che si ponga l’obiettivo di rintracciare la migrazione in questi mesi deve necessariamente prevedere almeno due pernottamenti nell’area di Lobo o direttamente nel Serengeti Mara poco più a nord di Lobo. I pernottamenti nel Serengeti Mara vengono normalmente previsti con i safari di alto livello dal momento che salvo poche, rare eccezioni i lodges ed i campi tendati di quest’area sono piuttosto costosi. Nei safari di livello medio il pernottamento è normalmente previsto nell’area di Lobo che permette di raggiungere il Mara con escursioni giornaliere nella zona.

  • Lobo: è un’area molto scenica del Serengeti caratterizzata da rilievi e raggruppamenti di Kopjes usati dai leoni come osservatori. Anche quando non direttamente interessata dalla grande migrazione l’area supporta un buon numero di animali residenti, tra i quali figurano mandrie di bufali, elefanti, branchi di leoni e leopardi. Anche in alta stagione il numero di visitatori che raggiunge quest’area non arriva che al 20% di quelli che visitano il Serengeti centrale.
  • Serengeti Mara e triangolo di Lamai: procedendo verso nord per circa 2 ore si raggiunge quest’area sperduta del Serengeti molto simile topograficamente parlando al Masai Mara keniota che di fatto è la sua estensione. L’evento principale qui sono i guadi del Fiume Mara. Il fiume, popolato da grandi famiglie di ippopotami ed enormi coccodrilli del Nilo, è particolarmente largo e questo conferisce grande scenicità ai guadi. Tra gli animali residenti troviamo impala, antilopi, giraffe, oribi ed eland ed i loro predatori: leoni, ghepardi, leopardi e iene. Sono presenti anche gli elefanti seppure tendano a spostarsi sovente. Solo il 5% dei visitari raggiunge quest’area del parco. Vi sono qui solo una manciata di strutture ed è necessario prenotare con almeno 6/12 mesi di anticipo.
  • Anche con la migrazione di gnu e zebre definitivamente fuori portata l’eccellenza degli avvistamenti nel Serengeti centrale in stagione secca induce a consigliare di trattenersi almeno due notti. Accade infatti che con l’avanzare della siccità gazzelle ed antilopi siano forzate a raccogliersi lungo le fonti d’acqua nel Serengeti centrale. Seppure i leoni, i leopardi ed i ghepardi siano animali territoriali e non migratori e nonostante i membri di un singolo branco di leoni tendano a suddividersi in gruppi più piccoli in cui gli individui vanno e vengono di propria iniziativa, l’inasprirsi delle condizioni li obbliga a comprimere il loro territorio a ridosso delle medesime fonti d’acqua dove si sono ora spostate le gazzelle. Avvistamenti di oltre 100 leoni e di una decina dozzina di ghepardi in un solo giorno sono possibili senza particolare fortuna. Le lotte territoriali sono all’ordine del giorno mettendo in discussione le alleanze tra leoni maschi ma anche i rapporti all’interno di uno stesso branco di leoni. Le iene vengono scacciate dai leoni ed i ghepardi subiscono attacchi da parte di iene, leoni e leopardi. Sottratte alla legge dei grandi numeri, la vita delle gazzelle è più dura che mai: la minima distrazione di giorno o di notte costa loro la vita.

 

SETTEMBRE ED OTTOBRE

Area: Serengeti Mara

Tempo: Stagione secca

Temperature medie: massime 28° – minime 18°

Paesaggio: secco ed erbe bruciate dal sole.

Consigliate in questo periodo: 2 notti a Seronera e minimo 2 notti a Lobo / Serengeti Mara.

 

In questi mesi la siccità impone alle mandrie di gnu e zebre di pascolare nel Mara attraversato dall’omonimo fiume che nasce in Kenya e sfocia nel Lago Vittoria in Tanzania. Contrariamente a quanto alcuni pensano, le mandrie non si concentrano esclusivamente in Kenya ma continuano a muoversi a cavallo del confine Kenya/Tanzania. Di fatto c’è tanta parte di Fiume Mara in Kenya quanta se ne trova in Tanzania dove però il fiume ha raggiunto dimensioni considerevoli conferendo grande scenicità ai guadi. Vale la pena di notare che il confine di stato tra un parco e l’altro è chiuso e se gli animali sono liberi di muoversi lo stesso non vale per le macchine. Considerato che nel Serengeti Mara vi sono circa 200 posti letto e nel Masai Mara ve ne sono circa 5000 questo fatto si traduce in un vantaggio considerevole per chi sta in Tanzania. I pernottamenti nel Serengeti Mara vengono normalmente previsti con i safari di alto livello dal momento che salvo poche, rare eccezioni i lodges ed i campi tendati di quest’area sono piuttosto costosi. Nei safari di livello medio il pernottamento è normalmente previsto nell’area di Lobo che permette di raggiungere il Mara con escursioni giornaliere nella zona.

 In questo periodo le aree più interessanti del Serengeti sono:

  • Lobo: è un’area molto scenica del Serengeti caratterizzata da rilievi e raggruppamenti di Kopjes usati dai leoni come osservatori. Anche quando non direttamente interessata dalla grande migrazione l’area supporta un buon numero di animali residenti, tra i quali figurano mandrie di bufali, elefanti, branchi di leoni e leopardi. Anche in alta stagione il numero di visitatori che raggiunge quest’area non arriva che al 20% di quelli che visitano il Serengeti centrale.
  • Serengeti Mara e triangolo di Lamai: procedendo verso nord per circa 2 ore si raggiunge quest’area sperduta del Serengeti molto simile al Masai Mara keniota che di fatto è la sua estensione. L’evento principale in questi mesi sono i molteplici i guadi del fiume letteralmente infestato di coccodrilli del Nilo e popolato da grandi famiglie di ippopotami. Procedendo oltre il fiume si entra nel triangolo di Lamai dove i boschetti di acacie cedono il passo alla savana aperta. Il paesaggio è stupendo e migrazione a parte l’area supporta un buon numero di animali residenti tra cui impala, antilopi, giraffe, oribi ed eland oltre naturalmente ai loro predatori: leoni, ghepardi, leopardi e iene. Alcuni nostri clienti hanno riportato avvistamenti di rinoceronti. Sono presenti anche gli elefanti seppure tendano a spostarsi sovente. Solo il 5% dei visitari raggiunge quest’area del parco. Vi sono qui solo una manciata di strutture ed è necessario prenotare con almeno 6/12 mesi di anticipo.
  • Serengeti centrale: anche senza migrazione l’eccellenza degli avvistamenti in stagione secca induce a consigliare di trattenersi nell’area almeno due notti. Accade infatti che a causa della siccità gazzelle ed antilopi siano forzate a raccogliersi lungo le fonti d’acqua nel Serengeti centrale. Seppure i leoni, i leopardi ed i ghepardi siano animali territoriali e non migratori e nonostante i membri di un singolo branco di leoni tendano a suddividersi in gruppi più piccoli in cui gli individui vanno e vengono di propria iniziativa, l’inasprirsi delle condizioni li obbliga a comprimere il loro territorio a ridosso delle medesime fonti d’acqua dove si sono ora spostate le gazzelle. Avvistamenti di oltre 100 leoni e di una decina dozzina di ghepardi in un solo giorno sono possibili senza particolare fortuna. Le lotte territoriali sono all’ordine del giorno mettendo in discussione le alleanze tra leoni maschi ma anche i rapporti all’interno di uno stesso branco di leoni. Le iene vengono scacciate dai leoni ed i ghepardi subiscono attacchi da parte di iene, leoni e leopardi. Sottratte alla legge dei grandi numeri, la vita delle gazzelle è più dura che mai: la minima distrazione di giorno o di notte costa loro la vita.

 

NOVEMBRE

Area: Lobo e Serengeti centrale

Tempo: Piccole piogge di lieve entità

Temperature medie: massime 28° – minime 18°

Paesaggio: secco con principi di inverdimento.

Consigliate in questo periodo: 2 notti a Seronera e 2 notti a Lobo.

 

Statisticamente Novembre è il mese delle piccole piogge che gradualmente rinverdiscono i pascoli nel Serengeti centrale e meridionale. Le previsioni sulla localizzazione della migrazione non sono facili. Se le piccole piogge avessero avuto inizio verso la metà di Ottobre, come succede in certe annate e la loro consistenza fosse stata sufficiente a riempire le pozze d’acqua ed i torrenti stagionali, allora potremmo aspettarci di incontrare almeno una parte della migrazione già nel Serengeti centrale se non addirittura nel Serengeti sud-orientale. Se l’entità delle piogge fosse invece stata insufficiente a rinverdire i pascoli e a creare fonti d’abbeveramento stagionali allora ci troveremmo di fronte ad una migrazione riluttante ad abbandonare i fiumi. In annate di prolungata siccità le rotte migratorie stesse possono subire cambiamenti e potremmo trovarci di fronte ad una migrazione che pur abbandonando il Mara scegliesse di tornare nel western corridor [Serengeti occidentale] anziché puntare a sud del Serengeti. Il motivo di questo comportamento è probabilmente dovuto al fatto che 1,7 milioni di erbivori consumano i pascoli ben oltre la capacità di ricrescita dell’erba e la loro unica alternativa in una simile situazione è raggiungere un nuovo pascolo in prossimità di una fonte d’acqua permanente. La scelta più strategica è di stare sia nel Serengeti centrale sia nell’area di Lobo.

  • Lobo: nonostante l’incertezza dovuta ai fenomeni atmosferici, l’esperienza ci ha insegnato che in questo periodo si tende comunque a trovare un buon numero di mandrie nell’area. Come nei mesi precedenti Lobo resta un’ottima base per esplorare tutto il nord del Serengeti da Bologonja al Mara e migrazione a parte l’area supporta un buon numero di animali residenti, tra i quali figurano impala, antilopi, giraffe, oribi ed eland, ghepardi, mandrie di bufali, elefanti, branchi di leoni e leopardi. Ippopotami e coccodrilli si avvistano regolarmente nel Fiume Mara. Il numero di visitatori che raggiunge quest’area in questo periodo non arriva che al 20% di quelli che visitano il Serengeti centrale e questo è certamente un’ulteriore incentivo.
  • Serengeti centrale: dovrebbe rivelarsi in ogni caso una puntata vincente. Se le piccole piogge fossero scese abbondanti e tali da rinverdire i pascoli e riempire le pozze d’acqua stagionali al sud, allora avremmo ottime possibilità di trovare la migrazione o almeno una parte di essa nel Serengeti centrale ed anche nel Serengeti sud-orientale. Contemporaneamente le gazzelle avrebbero iniziato a sparpagliarsi nelle savanne circostanti l’area di Seronera con predatori al seguito e condurre game drives in aree come ad es. i Gol Kopjes potrebbere rivelarsi molto gratificante. Se al contrario le piccole piogge non fossero ancora arrivate o comunque avesse piovuto in maniera insufficiente allora le gazzelle sarebbero costrette a rimanere lungo i corsi d’acqua di Seronera e lo stesso farebbero i loro predatori. Come nei mesi di Luglio, Agosto, Settembre ed Ottobre la concentrazione di leoni, ghepardi e iene sarebbe altissima con possibili avvistamenti di oltre 100 leoni e di una decina dozzina di ghepardi in un solo giorno. Le lotte territoriali rimarrebbero all’ordine del giorno mettendo in discussione le alleanze tra leoni maschi ma anche i rapporti all’interno di uno stesso branco di leoni. Le iene continuerebbero ad essere scacciate dai leoni ed i ghepardi continuerebbero a subire attacchi da parte di iene, leoni e leopardi. Sottratte alla legge dei grandi numeri, la vita delle gazzelle resta più dura che mai: la minima distrazione di giorno o di notte costa loro la vita.

 

METEO SERENGETI

Gennaio e Febbraio: entrambi i mesi cadono all’interno della stagione verde che statisticamente inizia a novembre e si conclude entro la metà di Maggio. Tuttavia tendono ad essere particolarmente poco piovosi se comparati ai mesi che li precedono ed ai mesi che li seguono con rispettivamente 7 e 4 giorni di pioggia al mese e 7 e 8 ore di sole al giorno su un totale di circa 12 ore di luce al giorno.

Marzo: solitamente a partire dalla metà del mese hanno inizio le piogge monsoniche. Nonostante l’aumento dei giorni di pioggia le ore di sole tendono a rimanere piuttosto alte e pari ad una media di 7 ore di sole su 12 ore di luce al giorno.

Aprile: è il mese più piovoso dell’anno con 18 giorni su 30. Acquazioni intermittenti della durata di 15/30 minuti battono il terreno normalmente la sera o la mattina presto. La media delle ore di sole è di 5 al giorno su un totale di 12 ore di luce ed il cielo tende ad essere limpido. Nel complesso il brutto tempo qui potrebbe essere paragonato ad una bella estate per molte regioni dell’emisfero nord. Raccomandiamo comunque di evitare i campi tendati.

Maggio: entro la metà di Maggio le piogge normalmente terminano e le ore di sole aumentano raggiungendo quasi la media della stagione secca.

Giugno e Luglio: possono essere considerati stagione secca ma mentre i giorni di pioggia scendono ad una media di 5 al mese le ore di sole restano simili a quelle di Maggio. Le temperature scendono ed il cielo tende ad essere nuovoloso.

Agosto: rappresenta il picco massimo della stagione secca. Temperature stazionarie e cielo potenzialmente nuovoloso.

Settembre ed Ottobre: nonostante a metà ottobre possono verificarsi piccole piogge sparse questi due mesi sono da considerarsi stagione secca. Le temperature sono in aumento ed il cielo normalmente limpido.

Novembre e Dicembre: a Novembre hanno normalmente inizio le piccole piogge, piogge leggere che terminano entro la fine di Dicembre. Buona la media delle ore di sole nonostante l’incremento dei giorni di pioggia. deve dire che come nel resto del mondo anche in Tanzania il clima sta cambiando e si verificano annate in cui mesi come Aprile mancano di piogge mentre i mesi tradizionalmente asciutti si rivelano piovosi. Il grafico ed i commenti che lo seguono devono essere presi come riferimenti guida ma privi di valore assoluto.

 

Tornando a noi, il gate si trova sull’unica collina della zona, in un ottima posizione. Una strada perfettamente diritta raggiunge la sommità ed un altra altrettanto diritta verso l’infinito, scende. Andrea va a fare il biglietto. Il costo per 24 ore è di $ 60 a testa più 20.000 scellini per la macchina. Noi facciamo un giretto nel negozio e comperiamo due bibite. Partiamo. Davvero gran bel colpo d’occhio. Qui non si può uscire fuori pista quindi gli avvistamenti vengono fatti da lontano a meno che non ci sia qualcosa a ridosso della strada. L’erba è gialla ed è molto alta quindi il paesaggio è completamente diverso da quello di Ndutu ed è molto più bello. Gli gnu sono passati in giù indicativamente a novembre quindi la vegetazione è ricresciuta. Quando ritorneranno verso nord passeranno di qui verso maggio e mangeranno tutto. L’orizzonte è interrotto ogni tanto da formazioni rocciose. C’è una roccia che sembra la rocca del film il Re Leone. Non so se quel cartone animato si è ispirato a questo punto ma pare proprio quello. Vediamo un grosso gruppo di elefanti sotto un albero delle salsicce (kigelia pinnata o africana). Hanno appena superato un fiumiciattolo quindi sono bagnati. Ci passano davanti ad uno ad uno attraversando la strada. Andrea gira e va a prendere una strada parallela qualche centinaio di metri più in là così li possiamo vedere di nuovo tutti. Un paio di cuccioloni si avvicinano incuriositi. Che meraviglia. Ci sono molti cuccioli davvero piccoli che fanno fatica a fare il salto il discesa sulla strada e, poi ancor peggio, risalire dall’altra parte. Li vediamo allontanarsi attraverso la savana. Il sole sta calando quindi l’erba alta sembra oro. Loro camminano tranquilli verso il sole. Che sensazione di pace. Proseguiamo e ci fermiamo poco dopo perchè ci sono 6 cuccioloni di leone su un albero. Sono lontani un centinaio di metri e non possiamo avvicinarci. Ci indirizziamo verso il lodge vediamo ancora molte giraffe, babbuini, cercopitechi, waterbuck, 2 bufali, 2 ippo e varie gazzelle. Il nostro campo è Mbugani Camp Seronera  (Serengeti) (http://www.mbuganicamps.com/). Questo campo non viene mai spostato. Le tende sono come quelle di Ndutu ma la posizione è molto più bella. C’è l’erba verde ovunque. Anche qui personale gentilissimo. Il fuoco è già acceso e ci offrono una bibita e le solite salviette molto gradite. A 200 metri dietro la nostra tenda c’è un gruppo di bufali che pascola. Davanti invece c’è una pianta. Ci dicono che qualche giorno fa gli ospiti hanno fatto per uscire e hanno visto un leopardo sopra che dormiva … Doccia veloce, tramonto bellissimo e poi andiamo al falò. Questa sera siamo solo noi e … i 4 tedeschi  di Ndutu … che incubo. Comunque sono molto carini, salutano e ci chiedono come sta andando la vacanza. Sicuramente il vecchietto ha proprio fatto una gaffe l’altra sera, a volte si vuole per forza dire qualcosa e si dicono cavolate … La cena sempre ottima. Andiamo poi al falò. Ci sono tanti animali che rumoreggiano. Non sono molto rilassata perchè se ci sono i bufali solitamente ci sono i leoni … Andiamo in tenda e dopo poco iniziamo a sentire dei rumori … non riusciamo a guardare fuori perchè le coperture delle finestre sono tutte chiuse da fuori, comunque sono i bufali che stanno brucando tra la nostra tenda e quella di Laura e Federico. Si sente il rumore dell’erba che viene strappata e anche gli sbuffi. Che emozione … poi 2 iene litigano e diversi leoni ruggiscono. Il sono alla fine prende il sopravvento …

 

7) 03 marzo 2016, giovedì – variabile

Colazione e alle 7.30 partiamo. Il sole sta sorgendo. Tutto è giallo oro. Una mongolfiera (costa $ 540 a testa fare un giro compresa la colazione) vola silenziosa. Troviamo diversi bufali e vediamo molti ippopotami nell’acqua. Un mamma con un cucciolo cammina dall’altra parte della riva di un fiumiciattolo dove si sono dei piccoli coccodrilli. Oggi cerchiamo il leopardo. Andrea guarda su tutti gli alberi. Parla con le altre guide. Nessuno lo ha visto, nè ieri nè questa mattina. Pazienza … torneremo per cercarlo … Ci indirizziamo verso sud facendo tutte strade secondarie. Ci avviciniamo ad un grosso gruppo di rocce e troviamo 3 leonesse che scrutano l’orizzonte. Una ha un radio collare. Sono controllati gli spostamenti. Non ci degnano di uno sguardo. Dopo un km. un’altra immagine bellissima. C’è un albero nell’erba alta con i rami bassi. Sul più basso c’è un cucciolo piccolino di leone che dorme. Sembra un peluches. La sua mamma è sul ramo sopra in una posizione assurda perchè per stare in equilibrio deve tenere le zampe posteriori tese e appoggia il sedere sul tronco. Non può essere comoda. Per terra c’è un cucciolone maschio. Andrea dice che che è troppo giovane per essere il papà. Deve essere della cucciolata precedente. Con lui sono sdraiati altri due piccoli delle stesse dimensioni di quello sull’albero. Ci avviciniamo a 3 metri. Che spettacolo. Andiamo avanti e Andrea devia su una collinetta. Oltre c’è un piccolo lago di acqua dolce e … 4 leonesse sono sdraiate sulla sabbia bagnata. Una è ad un paio di metri da noi quindi la guardiamo benissimo. Devono appena aver finito di mangiare perchè hanno il muso tutto sporco di sangue e quindi è pieno di mosche. Fa caldo e respirano con la bocca aperta. Dopo questo andiamo al gate soddisfatti alle 13.30. Pranziamo su tavoli all’ombra con i nostri lunch box. Al campo tendato si sono dimenticati di prepararlo anche per Andrea quindi dividiamo i nostri con lui. Andiamo poi in un punto panoramico sopra ai negozietti. C’è una bella vista. Intanto Andrea va a pagare l’ingresso per 24 ore alla Ngorongoro Conservation Area ($ 45 a testa,,$ 20 la guida, Scellini 20.000 per l’auto), si deve pagare anche se siamo solo di passaggio. Alle 14.00 ripartiamo decisi perchè la strada è ancora lunga per arrivare al lodge di questa sera a Karatu. Percorriamo a ritroso la strada che abbiamo fatto all’andata. Facciamo qualche sosta per fotografare dei bambini masai. Diamo loro qualcosa da mangiare (tutto scartato perchè loro poi lascerebbero in giro le plastiche) e le bottigliette di acqua. Queste si possono dare perchè, avendo il tappo, le usano per riempirle alle sorgenti. I succhi di frutta no perchè non si possono riutilizzare. Sulle pendici del cratere ci sono tantissime giraffe e vediamo molti masai con il loro bestiame. La cima del cratere è avvolta dalle nuvole. Quando arriviamo in cresta guardiamo nella caldera, non si vede nulla e si mette a piovere, anzi, diluvia. Quando usciamo dal gate opposto torna il sole. Scendendo dalla Rift Valley facciamo una foto al punto panoramico che avevamo visto in andata. C’è un bel colpo d’occhio sulla piana del lake Manyara. Arriviamo a Karatu, paesone con bancarelle e negozietti lungo la strada. Tanti colori e tanti profumi. Molti bimbi tornano da scuola con le divise. Come taxi usano i tuc-tuc, ape car modificati. Qui la terra è rossa e le case hanno i muri sporchi di di questo colore fino ad un metro dal terreno. La pioggia forte fa schizzare in alto la terra. Per raggiungere l’Endoro Lodge (http://endorolodge.com/) passiamo tra capanne e piante di caffè e banane. Arriviamo alle 17.30. Tre signori masai ci scaricano le valige. Siamo completamente immersi nella vegetazione. Rimaniamo un attimo  a bordo piscina dove ci sono the e biscottini. Andiamo in camera (molto carina) e si scatena il nubifragio. Facciamo la doccia ma non riusciamo ad uscire per tempo per andare a cena. Pensavamo di doverla saltare. Finalmente smette e arriviamo con 1 ora di ritardo. Cena a buffet. Buona come sempre. Smanettiamo un attimo con il wi-fi per sentire i nostri figli e poi andiamo a dormire. Ci svegliamo più volte perchè abbiamo diverse scimmiette che corrono sul tetto …

 

8) 04 marzo 2016, venerdì – bello

Colazione veloce e alle 8.00 partiamo. Andrea ieri sera ha pulito a puntino tutta la macchina. Non c’è più un granello di polvere. C’è solo un problema. Con la strada dissestata di ieri per salire al cratere dal Serengeti, si è rotto qualcosa quindi per metterla in moto si deve spingere. Lui cercherà di parcheggiare sempre in leggera discesa in modo tale da farla partire con la pendenza. Ci impieghiamo 2 ore ad arrivare al Tarangire National Park. Passiamo dei piccoli paesini con bancarelle di frutta, tele dipinte e collanine.

 

Informazioni Tarangire National Park:  http://www.tanzaniaparks.com/tarangire.html – ingresso $ 45 a testa,$ 20 la guida, Scellini 20.000 per l’auto. Dimensioni: 2850 km quadrati. La parola Tarangire non è masai. Vuole dire Tara: fiume, Ngire: facocero, fiume del facocero. E’ il parco dei giganti. Vivono tantissimi elefanti e i baobab fanno da padroni. Qui gli animali fanno una migrazione locale. Escono, di poco, dai confini del parco quando piove perchè altrimenti gli viene una malattia agli zoccoli. E’ stato creato nel 1970. Ha una superficie di 2600 kmq. E’ il 5° parco della Tanzania per dimensione. Altitudine: 1.000-1.600 mt. sul livello del mare. Pioggia: 725 mm. Minime: 16°. ;assime: 27°. Mesi più freddi: giugno – agosto. Mesi più caldi: dicembre-febbraio. In base alla stagione si possono vedere più o meno animali. Nella stagione secca (giugno – ottobre) tantissimi confluiscono al fiume Tarangire. Nella stagione piovosa (novembre – maggio) migrano fuori dal parco ma non si allontano molto, al massimo arrivano a Lake Manyara. Gli animali del Tarangire non fanno la grande migrazione del Serengeti. 

 

Mentre Andrea va ad espletare le formalità noi facciamo un giretto. Ci sono molte teste di elefante. Al rientro alla macchina un signore spruzza con una soluzione contro gli insetti. Qui ci sono le mosche tze-tze, che causano la malattia del sonno. Andrea dice che la prendi se ti morsicano in numero elevatissimo. Non so se è così davvero o se lo dice per tranquillizzarci quindi ci spruzziamo anche noi i nostri vari repellenti. Iniziamo il giro. Vedremo tantissimi animali tra i quali i carinissimi dik-dik. Questi piccole gazzelle sono fedeli al compagno per tutta la vita. Anche se muore non ne cercano un altro. Quindi se ci capita di vederne uno da solo … ci fa tenerezza… Nel parco non ci sono gli ippopotami perchè i fiumi sono stagionali. In certi periodi sono completamente asciutti. Rimaniamo impressionati dal numero di boabab. Alcuni sono davvero immensi. Molti hanno ancora tutte le foglie, altri incominciano a perderle e sono tendenti al giallino. Queste piante comunque rendono molto di più quando sono completamente senza foglie. Allo stesso tempo, i fiori (che ora non vediamo perchè la fioritura è stata qualche mese fa) sono bianchi, grossi e molto belli. Molti baobab hanno il tronco aperto. Andrea ci dice una cosa che non sapevo. All’interno sono vuoti. Ecco perchè non vengono toccati dall’uomo che sfrutta tutto. Non possono essere usati per il legno. I tronchi cavi sono i rifugi dei bracconieri. Alcuni hanno un buco di ingresso piccolo quindi gli animali non ci possono entrare quindi si sta al sicuro. Altri invece hanno un’apertura alta anche un paio di metri e larga altrettanti. La leggenda dice che i baobab hanno fatto arrabbiare Dio. Lui li ha strappati dalla terra e ripiantati al contario. In effetti, quando sono spogli, sembrano delle radici che si stagliano contro il cielo. Possono vivere migliaia di anni. I loro frutti sono ricchi di vitamina C e vengono mangiati dagli uomini, dalle scimmie e dagli elefanti. I semi. Sono pieni di polpa e semi. I tronchi sono tutti rovinati dagli elefanti. Negli altri parchi africani noi quali siamo stati, la zona intorno al tronco viene coperta da sassi dalle forme irregolari. Li proteggono così perchè i pachidermi si fanno male alle zampe quindi non si avvicinano. Questo e’ l’unico modo per tenerli lontani. Qui ovviamente ce ne sono troppi quindi sarebbe un lavoro immane. La cosa strana è che non si vedono piante piccole . Quelle che ci sono sono tutte grandi. Chiedo ad Andrea ma non capisco bene. O forse non riesco a fargli capire la mia domanda. Mi dice che quelli piccoli vengono mangiati dagli animali quindi non se ne vedono. Ma qui ci sono sempre stati animali e quelli che ora sono giganti un tempo erano piccoli. Quindi non sono stati mangiati tutti. Mi sembra strano che non ce ne siano proprio. Rimarrò con questo dilemma. Anche qui cerchiamo il leopardo ma usciremo senza averlo visto. E’ destino che in questa vacanza non si fa vedere. Vediamo solo una piccola parte di questo parco perchè è molto grosso. Ci fermiamo a guardare un gruppo di elefanti che bevono e Andrea per sbaglio spegne la jeep. E ora che facciamo? Poi si avvvicina un’altra macchina e ci dà una spintarella … Ci sono dei bei punti panoramici sul fiume. Per pranzo andiamo all’area pic-nic che si affaccia sul fiume. Ci sono anche i bagni. Andrea ci fa posizionare sul alcuni tavoli perchè dice che sono sicuri. Ci sono molti cercopitechi che girano. Non si deve dare loro nulla da mangiare ma sono furbi e veloci quindi rubano l’impossibile. Ogni tanto se sente urlare qualcuno perchè gli hanno preso dalla borsa qualcosa … Alcune jeep parcheggiate hanno lasciato il tetto aperto quindi alcune scimmiette vanno dentro a portare via le cose. Noi abbiamo sempre chiuso tutto. Ad un certo punto arrivano 2 jeep e scaricano una decina di asiatici. Da morire dal ridere. Sono completamente coperti. Hanno cappello, bandana davanti alla bocca, occhiali, guanti sulle mani ed ovviamente maniche e pantaloni lunghi. Avranno paura di ogni sorta di insetto. La cosa buffa è che ogni pezzo che indossano è di un colore diverso dall’altro … sembrano spaventapasseri. Gli indumenti sono sintetici e leggeri quindi le mosche o zanzare li possono pungere ugualmente. A volte riescono anche attraverso i jeans quindi sono ridicoli perchè non sono assolutamente protetti. Fotografo un pò di dettagli delle scimmiette perchè si fanno avvicinare tranquillamente. Farò una bella foto alle manine … e poi ovviamente alle palle azzurre di un maschio … era su di un ramo e me le ha poste proprio davanti all’obiettivo …. Partiamo. Arriviamo a ridosso di un fiume in secca. I nostri mariti danno un contributo. Una jeep è rimasta insabbiata quindi vanno a piedi ad aiutarli. Un’altra macchina cerca di trainarli ma non riesce. Poi si scopre che l’autista non aveva inserito il 4×4 .. ma come fai ad andare su sabbia senza?? Riescono nel loro salvataggio e ripartiamo. Va decisamente caldo. Qui faccio una stupidata. I miei compagni di viaggio sono saturi e alle 16 chiedono di andare al lodge. Io non ho osato chiedere ad Andrea se potevamo proseguire fino al tramonto io e lui … e me ne sono pentita. Siamo rimasti al lodge 2 ore a non fare nulla. Per carità … ci siamo “riposati” e abbiamo preso l’aperitivo … ma io sono qui per altro … va beh … Andrea mi avrebbe detto sicuramente di si perchè è sempre molto disponibile … Barattiamo queste 2 ore buche con una levataccia domani mattina. Vogliamo fare un giro prima di colazione per poi tornare qui a mangiare e partire per l’aeroporto. Lui acconsente senza problemi. Lo salutiamo ed entriamo al lodge: Tarangire Safari Lodge (http://www.tarangiresafarilodge.com/). Molto bella la struttura centrale. Vista spettacolare sul fiume (essendo in una posizione rialzata). C’è la piscina e all’ingresso ci sono pannelli con spiegazioni sugli animali e sul posto. Interessante. Ci offrono una bibita e le salviette. Ci accompagnano alla nostra tenda. Sono tutte in fila (quindi con vista panoramica) sia alla destra che alla sinistra della zona ristorante e bar. Anche qui ci sono baobab e la nostra tenda è proprio vicinissima al tronco. Le tende non sono all’altezza. Sono semplici con solo un tavolino ed una sedia, i due letti in laterale e il bagno sul fondo, ma questo va bene. Non sono all’altezza perchè non sono tenute bene. Le cerniere sono mezze rotte ma più che altro le zanzariere non hanno la protezione in stoffa spessa sia all’interno che all’esterno, come nei campi tendati delle notti passate. A “protezione” della zanzariera c’è una tendina bianca in stoffa che serve solo a creare un minimo di privacy dai vicini. Quindi, se passa un leone hai solo una misera zanzariera che ti protegge. Poi, per carità, non sarà mai successo che abbiano toccato una tenda, altrimenti verrebbe fuori una grana pazzesca … però non è il massimo. Facciamo la doccia e poi mi metto fuori sulle sedie. Rimango immobile ed un gruppo di timorosi impala mi passano davanti, a 4 metri. Che belli. Passano senza togliere lo sguardo da me. Andiamo poi alla terrazza davanti al ristorante per un aperitivo. Prendiamo vino con degli stuzzichini (questo non è compreso nel prezzo). Rimaniamo a chiacchierare guardando il bellissimo panorama. Peccato che il sole tramonta alle nostre spalle. Ultimo tramonto africano per chissà quanto. Sono già in fase di crisi di mal d’Africa. Posso sembrare esagerata ma sia io che mio marito siamo proprio da curare al riguardo. Anche se devo dire, tirando le somme, che fossimo venuti qui come primo posto non so se sarei tornata proprio così malata come è successo dopo il nostro primo viaggio in Africa, in Namibia, qualche anno fa. Qui non siamo riusciti ad interagire con nessuno. A noi piacciono i villaggi lungo le strade dove ti fermi per lasciare qualche vestito ai bimbi e ti ritrovi completamente circondato da creature meravigliose. Vedere il loro viso felice pur non avendo nulla e cambiare la loro giornata anche solo per una maglietta o un biscotto. A noi piace andare a fare la spesa nei piccoli negozi dove capita che ti trovi a pagare alla cassa con una donna tutta ricoperta di terra rossa e con il seno scoperto. A noi piace mangiare seduti nel cassone della jeep dove può capitare che ti si avvicini un bambino e … lo inviti a pranzo … e poi anche gli animali. Qui è tutto facile. Per carità non siamo in uno zoo quindi non tutto è garantito ma è davvero facilissimo vedere di tutto e di più. Le guide conoscono le zone e le battono a tappeto quindi qualcuno trova qualcosa sicuramente e avvisa gli altri. Questo è un posto frequentato principalmente da turisti molto esigenti quindi gli avvistamenti devono essere quasi certi. Quando eravamo sul posto eravamo felicissimi di tutto quello che abbiamo visto poi, a bocce ferme, a distanza di due mesi (sto completando solo ora l’itinerario …) ci siamo resi conti che è stato tutto bellissimo, tutto perfetto, tutto meraviglioso … ma l’emozione di un leone che hai trovato tu e solo tu, per tuo “culo” è tutt’altra cosa rispetto a vederne 56, in 6 giorni effettivi, per merito del cb… C’è gente che torna a casa dall’Africa senza averne visto neppure uno. Qui è troppo facile. Si perde un pochino il gusto … Sicuramente siamo gli unici a pensarla così … ma questo è il nostro umile pensiero.

Torniamo a noi … andiamo a cena, ottima. Le zuppe sono sempre squisitissime. Alle 21.30 ci accompagnano poi in camera. Il ragazzo ci dice che 10 minuti prima i signori della tenda 6 hanno visto passare davanti un leone. Non so se lo ha detto per creare agitazione … comunque ci infiliamo velocemente nella tenda, chiudiamo le leggere zanzariere e tendine … e andiamo al “sicuro” sotto le lenzuola … non sentiremo nessun rumore … neppure un ruggito …

 

9) 05 marzo 2016, sabato – bello

Alle 6.30 siamo in jeep. E’ ancora buio ma inizia velocemente ad albeggiare. Facciamo un giro di più di 1 ora. Dietro una curva … e questo avvistamento è solo nostro … c’è una leonessa sdraiata sulla strada con 3 cuccioli di un paio di mesi. Un’altra dorme nell’erba. Questo mi è piaciuto un sacco. I cucciolotti son una meraviglia. Li lasciamo e proseguiamo cercando i leopardo. Ma nulla. Incrociamo solo una jeep. Mi sa che qui i turisti non amano alzarsi presto. Noi, nei nostri viaggi, al sorgere del sole siamo sempre in macchina … Comunque facciamo un bel giro poi torniamo per fare colazione. E’ passato l’orario in cui Andrea poteva farla nel posto delle guide. Gli offriamo quindi la colazione con noi. Lui non voleva ma alla fine ha accettato. Non potevamo lasciarlo senza colazione per averci portati a fare un giro extra alla mattina presto!!! E poi la sua compagnia è sempre piacevole. Io e Laura ci andiamo a fare una doccia perchè, facendo due righe di conti, Andrea ci dice che non riusciamo ad arrivare a farla al Kia Lodge, dove abbiamo la camera prenotata per questo pomeriggio in attesa del volo dei nostri mariti. Mi scoccia un pò però ci portiamo vestiti puliti nello zaino e ci sistemeremo in aeroporto. Alle 9.00 partiamo. Arriviamo al gate. Scendiamo un secondo per andare a vedere il panorama dalla sommità di un baobab. Si raggiunge la cima con una comoda scala il legno. E poi partiamo. Alle 11 arriviamo per pranzo all’Elewana Coffe Lodge (http://www.elewanacollection.com/arusha-coffee-lodge/traders-walk). Visitiamo la fondazione Shanga (http://shanga.org/about-us), all’interno della struttura, che aiuta le persone con problemi (qualche handicap fisico oppure sordomuti ecc.). Vengono tutti i giorni e fanno lavori manuali come tessere, dipingere o lavorare il vetro. I prodotti vengono venduti nel negozietto. Finito il giro andiamo a pranzo. Molto grazioso il ristorante a buffet e si mangia bene. Facciamo poi un giro nella gioielleria dove vendono la tanzanite, pietra locale simile allo zaffiro ma di minor valore. Poi partiamo alle 13.00 diretti all’aeroporto. Passiamo per Arusha dove facciamo benzina. C’è il mondo. Ci impieghiamo parecchio. Andrea ci dice di non fare vedere le macchine fotografiche perchè fanno svelto a portarle via. Ci sono molte cose carine da poter fotografare… ma evito … Andiamo in un’officina che ci cambia il pezzo rotto in 5 minuti. Che organizzazione … Ci fa morire il meccanico, un ragazzo tutto sorridente che ha in testa un cappello in lana con il pezzo di stoffa che copre pure le orecchie … ma fa un caldo boia!!! In un’altra ora arriviamo all’aeroporto. Sono le 14.30 puntuali come al solito. Abbiamo percorso in tutto 1.500 km. Salutiamo Andrea, Pier e Fede. Loro proseguono per Moschi dove vanno a vedere una fabbrica di caffè (nulla di che, speravano di vedere la produzione ma hanno visto solo una piantagione e ne hanno assaggiato uno). Non vedono neppure il Kilimangiaro (Moshi è ai suoi piedi ed è il punto di partenza di tutti i trakking). Sarebbe stato bello poterlo scalare ma non abbiamo la preparazione fisica. Chi raggiunge la vetta di 5895 mt. è un grande!!!. Via da Moshi andranno al Kia Lodge per una doccia e per la cena. Avranno poi il volo alle 2.30 di questa notte per arrivare in Italia, via Instambul, alle 14.00. Noi entriamo in aeroporto. Imbarchiamo le valige guardando dei ragazzoni, credo indiani, con dei fisici paurosi che hanno scalato il Kilimanjaro … Il nostro volo parte alle 17.30. In 2 ore siamo ad Addis Abeba. Sosta di 4 ore e mezza durante le quali parliamo con le ragazze napoletane trovate all’andata e di rientro dalle Seychelles …

 

10) 06 marzo 2016, domenica

Ripartiamo alle 00.30 e, dopo uno scalo tecnico a Roma, arriviamo a Milano alle 6.30.

 

Alla prossima …

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