Carnival Glory: make some noise!!!

Adorabili “caciaroni” gli americani in crociera: entusiasti e sorridenti, assai partecipativi ad animazione, spettacoli e alle mille attività della nave. Quale nave? La Carnival Glory che, dal 3 al 10 dicembre, ha portato me, mia cugina Michela e la mia amica Loredana in giro per i Caraibi occidentali, in una pausa di caldo, sole e mare alle porte del nostro inverno.

Per me la 5^ crociera, la 3^ ai Caraibi con Carnival: parlando inglese decentemente non ho problemi a partire con loro e la clientela quasi totalmente USA non mi dispiace affatto. Trovo il rapporto qualità/prezzo di Carnival eccezionale e se non fosse che dall’Italia ovviamente c’è sempre da considerare di aggiungere il volo intercontinentale e almeno una notte a Miami o altro porto d’imbarco, sarei sicuramente una loro cliente platinum!

La Glory, una vecchia signora del 2003, italianissima di Monfalcone (made in Fincantieri) e rinfrescata qualche anno fa, è grande ma non enorme (circa 3.000 passeggeri e 1.300 membri dell’equipaggio), con una lobby secondo me molto bella. Pulita, ben tenuta, guidata da capitano e ufficiali italiani, con un equipaggio proveniente da una settantina di paesi diversi, è stata una piacevole casa galleggiante, un pezzetto di mondo con tanti USA in una settimana passata quasi in un universo parallelo (chi è stato in crociera mi capirà).

Niente male la cucina, molto internazionale nel senso americano del termine, quindi un po’ di Italia, di Francia, di Messico, di orientale, a volte un po’ mischiati insieme, comunque tutto cucinato bene, ingredienti freschissimi e scelta vastissima. Buona anche la pizza e, ovviamente, al top i capisaldi della cucina americana: il miglior pollo fritto della mia vita, gli hamburger, i burritos, e così via. Sicuramente la cosa più buona che ho assaggiato è stata la zuppa di vongole del New England: deliziosa!

A cena siamo sempre andate al ristorante: più rilassante, cucina un po’ più ricercata, porzioni giuste, camerieri gentilissimi. Invece a pranzo ci siamo sempre trovate bene al self service del ponte Lido: tra cose invitantissime, gustose, ipercaloriche e ultracondite e la scelta quasi sconfinata di verdure crude freschissime, abbiamo cercato di trovare un compromesso per dosare le tentazioni e non prendere 7 kg in 7 giorni! Certo non ci siamo fatte mancare almeno un assaggio ai chioschi di hamburger e pizza e qualche peccato di gola scegliendo tra i tantissimi e tostissimi dolci. Monumentale, naturalmente, la colazione.

Il cuore della nave e dell’intrattenimento che per noi è andato per la maggiore è stata la lobby principale, dominata dagli ascensori trasparenti, dal soffitto luminoso che cambia colore e da un magnifico albero di Natale, con annesse decorazioni sparse lungo tutte le scale e balaustre: un’atmosfera fantastica! Bellissimo starsene nella lobby prima di cena ad ascoltare eccellente musica dal vivo (al top sicuramente il gruppo Rocking Dead con i grandi classici del rock anni 70-80-90): tutti a cantare, qualcuno a ballare, una festa continua. Bellissimi i due appuntamenti natalizi, con cappelli da Babbo Natale, braccialetti con i sonagli e libretti con i testi delle canzoni di Natale: il tutto per far nevicare lì dentro la lobby (prima serata) e per chiamare Santa Claus (la seconda).

L’itinerario della crociera è stato: Miami – navigazione – Grand Cayman – Roatan – Belize – Cozumel – navigazione – Miami, da sabato a sabato.

Per forza di cose siamo arrivate a Miami il giorno prima dell’imbarco (volo diretto da MXP, prenotato BA, operato AA, 514 euro a/r a testa: eccellente!) e per il pernottamento avevamo prenotato su booking El Paseo Hotel, in Espanola Way: junior suite da usare come tripla a circa 340 euro. Non pochissimo ma neanche tanto visti i prezzi standard di South Beach e di Miami in generale e l’ottima posizione dell’hotel, a pochi isolati da Lincoln Road e dall’oceano. Hotel pulito, camera molto carina, personale cordiale e gentile, solo non molto silenzioso: Espanola way pullula di ristoranti e locali sempre pieni fino a tardi. Ma eravamo così stanche, tra viaggio e fuso orario, che abbiamo dormito lo stesso! Sveglie ad un’ora improponibile causa jet lag il sabato mattina, ce ne siamo andate a vedere l’alba in spiaggia ed è stato fantastico: clima da estate piena, poca umidità, già gente in giro che correva, faceva fitness o se ne stava come noi in spiaggia aspettando l’alba e facendo foto, una luce fantastica, i gabbiani, Miami Beach alle spalle e l’oceano davanti. Top!!!

Per me terza volta a Miami, sempre a cavallo di crociere, ed è sempre piacevole tornarci: l’atmosfera latina, il clima, le palme, il verde, la spiaggia, l’oceano, i colori. E’ vero, non è NY, non è Roma e non è un mucchio di belle città, però ha il suo fascino e un clima pazzesco per quella che comunque è una città USA e non un’isoletta dei Caraibi.

Con il check in online già fatto prima di partire, la procedura di imbarco è stata abbastanza spedita e, per l’ora di pranzo di sabato 3 dicembre, eravamo già a bordo della Glory e piazzate sui lettini del Serenity Deck (vietato ai minori di 21 anni) a goderci il sole estivo di Miami aspettando di salpare.

Come già detto, il rapporto qualità/prezzo di Carnival è stato ancora una volta clamoroso: la crociera ci è costata 514 euro a testa, in tripla interna, per 7 notti di fatto in all inclusive, nel senso che sulle crociere USA sono a disposizione h24 i distributori con acqua, ghiaccio, the freddo, limonata, caffè americano, acqua calda e bustine di the e persino il gelato espresso, con cialda o coppetta e anche l’acqua al ristorante non si paga. I tanti bar della nave con noi tre non hanno fatto affari, ma gli “yankees” hanno ampiamente compensato: costantemente con in mano un bicchiere o un thermos, senza alcool e bibite gassate sembrano proprio non poterci stare (e queste cose si pagano tutte, anche con pacchetti flat ad hoc). Cabina sempre pulita e rifatta due volte al giorno, come tipico delle crociere. Fanno poco più di 73 euro a testa a notte: che dire?

Come sempre, una notevole voce di spesa extra in crociera possono essere le escursioni organizzate dalla compagnia stessa: costano tanto, c’è poco da fare. Noi abbiamo prenotato un’escursione Carnival solo per il Belize, per andare a vedere le rovine Maya, mentre nelle altre tappe ci siamo arrangiate: taxi a Gran Cayman e Cozumel, spiaggia del terminal crociere a Roatan.

GRAND CAYMAN. Prima della partenza mi ero letta un po’ di cose su questa 7 Miles Beach, miglia e miglia di sabbia bianca e mare turchese a qualche km dal terminal crociere, e non siamo rimaste deluse. Con pochi dollari ed un pullmino, un organizzatissimo tassista ci ha portato alla spiaggia, nel tratto del Calico Jack, un bar sulla spiaggia molto pirateggiante che è anche stabilimento balneare, ma senza obbligo di affittare lettini e altro: noi ci siamo messe in un tratto di spiaggia liberissima a poche decine di metri ma abbiamo lo stesso usufruito di bagno, docce, wifi e bar, senza problemi. La spiaggia è magnifica, lunga e bianca, il mare turchese, limpido e dalla temperatura perfetta, e vi si affacciano condomini di lusso, alberghi e qualche clamorosa villa.

BELIZE. Ne sapevamo molto poco prima di partire e abbiamo scoperto che si tratta di uno staterello piccolo ed incastrato in centro America tra Messico e Guatemala. E’ stato colonia inglese fino ad una trentina di anni fa e, per questo, è l’unico stato dell’America Centrale e Meridionale dove si parla inglese. Abbiamo fatto un’escursione di mezza giornata abbondante che ci ha portato in giro per la capitale Belize City e a visitare il bel sito Maya di Altun Ha. Come ha detto la guida, ci sono solo due stagione in Belize: umida e umidissima, un clima davvero “difficile”, fa un caldo boia, piove tanto ed infatti praticamente c’è la jungla. Noi siamo state fortunate: sole alternato a nuvole, niente pioggia, abbiamo fatto la visita al sito archeologico sudando un po’ ma senza schiattare. Indispensabile il repellente per le zanzare! Ci è sembrato un paese molto povero, abbiamo visto baracche e grandi contrasti tra le case dei pochi ricchi e quelle degli altri. Stanno certamente lavorando molto per cercare di promuovere il turismo e attirare stranieri, soldi e lavoro: hanno inventato la parola/motto “unBELIZEble” (da unbelievable) e cercano di incuriosire le persone su un paese davvero poco conosciuto.

ROATAN. Avevamo visto online delle belle foto della spiaggia del terminal crociere, con lettini gratis, bar e tutto quanto, e così siamo andate lì, anche per non farci “spennare” con un’escursione. In realtà, forse, avremmo dovuto osare ed uscire dal terminal per vedere se era fattibile e sicuro trovare un taxi e andare altrove, perché la spiaggia del terminal era sì carina, bianca e gratuita, però il mare non era granchè: un po’ torbido a causa della sabbia e del fatto di essere un po’ chiuso. Ci siamo comunque godute un po’ di ore tra le palme e sotto un sole caldissimo. Il terminal crociere è un vero piccolo centro commerciale all’aperto, con tanti negozietti, fontane, aiuole, tutto organizzatissimo (è di proprietà di Carnival, che ha anche realizzato l’isola artificiale su cui c’è la spiaggia).

COZUMEL. Io c’ero già passata in una crociera precedente ma non mi ero fermata per niente, perché ero andata in escursione a Tulum e dunque non era rimasto tempo per nient’altro. Questa volta, invece, siamo rimaste sull’isola (Cozumel lo è: è un’isoletta di fronte a Playa del Carmen), abbiamo preso un taxi e, su consiglio del tassista, siamo andate su una spiaggetta con un, diciamo, stabilimento balneare, ovvero una villa con piscina, affacciata sulla spiaggia, con bar, lettini e ombrelloni, quindi di fatto trasformata in uno stabilimento balneare. Il nome era Aquarius e, con 17 dollari a testa, abbiamo avuto ingresso, lettino, ombrellone e wifi, noleggio gratuito di canoe etc, oltre ai gonfiabili disseminati in mare. Spiaggia non grande ma veramente magnifica: bianca candida, pulita, mare stupendo, circondata da una bella vegetazione e piena di conchiglie (vive) di ogni genere, pesciolini e persino pellicani: sicuramente una scelta azzeccatissima e non ce ne saremmo mai volute andare, anche perché era l’8 dicembre ed è stata la migliore Immacolata di sempre, stese a rosolare al sole e a sguazzare in mare!

Mi sono ripromessa di tornare a Cozumel per una vacanza “dedicata”, noleggiando una macchina per girare le varie spiagge, i paesetti e le rovine Maya dell’isola: il tassista ci ha detto che c’è un aeroporto internazionale e dagli USA ci si arriva facilmente.

Il meteo con noi è stato, per fortuna, benevolo: siamo arrivate a Miami che praticamente era piena estate, durante la crociera abbiamo avuto tanto sole e tanto caldo, con qualche nuvola di passaggio (meteo caraibico) ma senza pioggia. Ci siamo abbronzate alla grande e abbiamo fatto un bel po’ di bagni, in mare o nelle vasche idromassaggio del Serenity Deck. Non ci possiamo proprio lamentare! L’unica giornata di pioggia è stata il sabato in cui siamo sbarcate, ma dovevamo solo far passare mezza giornata comprando souvenir e regalini a South Beach prima di andare in aeroporto, quindi non è stata una tragedia.

A proposito del tempo da passare prima di un volo, prima di partire mi son messa a cercare una soluzione per lasciare i bagagli per qualche ora e, dopo aver scartato hotel e simili, che chiedevano cifre folli, ho trovato Luggage Lounge che, per 10 dollari a valigia (5 gli zaini), le tiene in deposito anche per tutto l’orario di apertura. Si tratta in realtà di un’agenzia di quelle che organizzano e vendono tour, noleggiano bici, etc, ma hanno anche questo servizio, il wi fi e anche una stampante a disposizione (a pagamento) se uno dovesse aver bisogno di stampare biglietti o altro: davvero comodissimo!

Comunicare dall’estero non è mai stato così facile come in questo viaggio, grazie al prodigioso wifi Carnival e allo strepitoso pacchetto social da 5 dollari al giorno: whatsapp (chiamate incluse), facebook, messenger, twitter e instagram con accesso illimitato a bordo. Esistono poi pacchetti più costosi per poter anche usare altri siti, altre app o aprire le mail. Strepitosa l’app Carnival Hub, indispensabile per connettersi al wifi ma anche guida per ogni attività sulla nave, dagli orari dei vari ristoranti, chioschi e bar alle mappe della nave stessa.

E’ stata sicuramente una bellissima vacanza al caldo e non sarei proprio voluta tornare: mi sarei fatta ben volentieri un altro giro sulla Carnival Glory!

Stra-consiglio Carnival a chiunque mastichi almeno un po’ di inglese e non si lasci intimorire dal fatto di non trovarsi circondato da italiani, assistito in italiano, con cucina italiana, etc etc.

Celebrate good times, come on!

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