Saragozza mordi e fuggi

Capita a volte che si senta il bisogno di staccare dalla normale quotidianità, anche solo per un paio di giorni, di estraniarsi dalla normale routine e allora, anche all’ultimo momento, si cerca un piccolo e rapido viaggio per evadere. Sarebbe più facile fare un breve viaggio in auto, nella nostra bella Italia abbiamo tanti luoghi fantastici, spesso a poche decine o al massimo centinaia di chilometri da casa, ma prendere un aereo e alzarsi in volo permette un maggiore senso di libertà, un maggiore senso di distacco dalla quotidianità. Non è facile però trovare una città visitabile nel solo week end (non avendo altri giorni a disposizione), con tempi e costi ragionevoli, essendo una breve vacanza non prevista.

Come al solito ci viene incontro Ryanair, che ci permette di trovare una soluzione che sembra perfetta: Saragozza con partenza il venerdì pomeriggio e il ritorno la domenica mattina. Un giorno e qualche ora dovrebbero bastare per vistare la capitale dell’Aragona. Saragozza è infatti la quinta città della Spagna per numero di abitanti con oltre 700.000 persone che ci vivono, ma ha una zona centrale molto concentrata e soprattutto è assolutamente fuori dal circuito turistico internazionale, quindi valutiamo che sia proprio quello che stiamo cercando per la nostra vacanza mordi e fuggi.

La partenza è nel primo pomeriggio di venerdì 1 marzo dall’aeroporto di Bergamo. In un’ora e quaranta minuti arriviamo puntuali all’aeroporto di Saragozza. L’aeroporto è moderno e abbastanza grande, ma incredibilmente quasi deserto, al ritorno in tutta la giornata saranno previsti solo due voli, il nostro e uno per Londra. In pochi minuti siamo fuori dal terminal e possiamo iniziare la nostra vacanza “mordi e fuggi”.

Per arrivare in centro c’è il bus numero 501, molto economico, perché costa solo 1.85 euro, ma molto lento perché fa tutte le fermate, ci vuole quasi un’ora per arrivare in centro e poi ci mettiamo una decina di minuti a piedi per raggiungere l’hotel che abbiamo scelto, l’Ibis Saragozza Centro, hotel con una splendida posizione, appena passato il Ponte di Pietra sul fiume Ebro, quindi a pochi passi dalla Basilica del Pilar. Solita struttura tipica della catena Ibis, con camere molto essenziali, ma funzionali e pulite. Staff molto gentile, disponibile a aiutare nelle richieste. Colazione discreta, non troppo costosa se presa con il pacchetto extra saver. Wi-fi non velocissimo, ma comunque presente sia in camera che in sala colazione. Ottimo rapporto qualità prezzo soprattutto per soggiorni brevi di un paio di giorni.

Ponte di Pietra

Lasciamo molto velocemente il nostro zainetto e andiamo verso il centro anche perché il tempo non è bello, c’è vento e all’arrivo piovigginava, anche se ora ha smesso. Appena fuori dall’hotel restiamo ammirati dalla maestosità e dalla bellezza della Basilica del Pilar, dedicata alla Vergine Maria, protettrice di tutte le popolazioni ispaniche, che domina la città. Attraversiamo lo storico Puerte de Piedra, il Ponte di Pietra sul fiume Ebro e siamo già nella grande Piazza del Pilar, che ospita, oltre alla Basilica, simbolo di Saragozza, il Comune, la storica Borsa del Mercanti e, dal lato opposto rispetto al Pilar, c’è l’altra grande Cattedrale di Saragozza, La Seo del Salvador.

Basilica del Pilar

Entriamo subito nella grande Basilica e restiamo ammirati dal tanti fedeli devoti che pregano in silenzio, nelle varie cappelle laterali della chiesa, tutte splendidamente decorate con affreschi e statue. Nella Cappella principale viene appunto venerata la statua della Nostra Signora del Pilar. Facciamo una breve visita nella chiesa, la cui entrata è gratuita ripromettendoci di tornare il giorno seguente, tanto è vicinissima all’hotel e crocevia di ogni posto in cui vogliamo andare.

Lasciamo la Basilica del Pilar e entriamo nella vicina Lonja, l’antica Borsa dei Mercanti, ora diventato un museo sulla storia del commercio in Spagna. L’ingresso è anche qua gratuito, ma la visita è molto veloce e senza particolare interesse.  Iniziamo quindi a incamminarci nei vari vicoletti del centro storico di Saragozza, in quello che viene chiamato “il Tubo”, un susseguirsi di locali di tapas e piccole botteghe artigianali, che sembrano ancora rimaste agli inizi del secolo scorso.

Non c’è molta gente in giro. Saragozza è una città molto diversa dalle altre città turistiche spagnole, Barcellona su tutte, qua è tutto tarato sulle abitudini degli spagnoli. I ristoranti la sera aprono alle 20.30, raramente prima; nel primo pomeriggio, almeno fino alle 16.00, a volte anche fino alle 17.00 è praticamente tutto chiuso, chiese e musei compresi. I turisti sono veramente pochi, anche se mi pare ci sia lo sforzo per provare a incentivare il turismo, ad esempio con la presenza di tre uffici turistici nel giro di poche centinaia di metri, e, in quello in cui siamo stati, in Piazza del Pilar, abbiamo trovato un ragazzo molto gentile che si è sforzato di parlarci in italiano e ci ha consegnato gratuitamente la piantina della città con un foglio informativo (in italiano) con tutti gli orari e i costi delle attrazioni della città.

Purtroppo inizia a piovere e, anche se abbiamo portato gli ombrellini, il vento fortissimo ne rende quasi impossibile l’utilizzo. Entriamo in un locale per fortuna già aperto anche se per i canoni aragonesi è molto presto per cena e mangiamo qualcosa anche se avevo preparato una lista di locali da scegliere, la pioggia e il vento ci hanno fatto cambiare i piani. Per fortuna siamo vicinissimi alla piazza del Pilar, quindi al Ponte di Pietra e quindi al nostro hotel. Speravamo di poter fare un giro serale tra i vicoletti del “Tubo”, la zona della movida, piena di localini, dove si danno appuntamento tutti gli abitanti di Saragozza, ma proprio è impossibile camminare con questo tempo e allora torniamo verso l’hotel e in poche centinaia di metri che dobbiamo fare ci bagniamo all’inverosimile e abbiamo i vestiti che si possono strizzare. Restiamo in camera con la speranza che il giorno seguente (praticamente l’ultimo della nostra toccata e fuga) il tempo sia migliore e, per fortuna, verremo esauditi.

Noi, come sempre in vacanza, ci svegliamo piuttosto presto la mattina, il primo pensiero è al tempo e, con grande soddisfazione, tirando la tenda della camera, vediamo il cielo azzurro, completamente libero da nuvole, c’è sempre un po’ di vento, ma l’importante è che non piova.

Facciamo una bella e abbondante colazione, caricandoci di energie perché ci aspettano lunghe camminate, visto che abbiamo deciso di non acquistare alcun abbonamento ai mezzi, ma di fare tutte le attrazioni a piedi, anche per la disposizione di queste a meno di due chilometri dalla zona del Pilar.

Usciamo verso le 9 del mattino, l’aria è frizzantina per i canoni spagnoli dei primi di marzo e il vento soffia sempre, ma possiamo finalmente ammirare con il cielo limpido la maestosità della Basilica del Pilar che si specchia nelle acque del fiume Ebro. Le foto sono le classiche da cartolina, splendide e suggestive. Siamo quasi gli unici sul Ponte di Pietra a quell’ora e possiamo sbizzarrirci a fare tutte le foto che vogliamo da tutte le angolazioni possibili e immaginabili.

Basilica del Pilar

Decidiamo di camminare lungo la riva del fiume Ebro, prendendo la via più larga per raggiungere la prima meta della nostra giornata turistica di Saragozza, il Palacio de la Aljareria, un castello fortificato costruito ai tempi dell’occupazione islamica dell’Aragona e ora sede del Parlamento regionale della comunità indipendente di Aragona.

Palacio de la Aljaferia

Siamo in ampio anticipo perché il Palacio de la Aljareria apre solo alle 10.00. Ci giriamo attorno, facciamo qualche foto all’esterno e, all’apertura, siamo i primi a entrare nel grande palazzo. L’esterno sembra un grande castello fortificato, eretto a protezione della città, l’interno è un susseguirsi di sale in stile arabeggiante in cui si ammirano soprattutto i soffitti e gli archi all’ingresso in stile moresco.

La visita, fatta in assoluta tranquillità, visto che, almeno all’apertura, non abbiamo trovato grande folla, dura un’oretta. Torniamo verso il centro, questa volta passando per le vie centrali e non più sul lungo fiume, per visitare alcune chiese e musei che ci eravamo prefissati di vedere.

Palacio de la Aljaferia

La prima tappa è la Chiesa di San Pablo e la visita è assolutamente consigliata a tutti se non altro per ammirare l’altare maggiore con la grande pala in legno intarsiato dorato e policromo, che da solo vale la visita. Notevoli anche le facciate, una in stile moresco, l’altra in stile gotico ed alcune cappelle laterali. Vicino alla chiesa di San Pablo ci imbattiamo un una chiesa-museo il Rosario de Cristal. L’ingresso è solo 2 euro e allora entriamo. Sono una serie di statue della Vergine che si illuminano al passaggio del turista e parte la storia di quel determinato Santo in spagnolo. Alcuni racconti proviamo a seguirli, altri passiamo oltre e in una quindicina di minuti siamo fuori.

San Pablo

Tornando verso il centro arriviamo al Museo dei Foro imperiali, proprio poco prima della Cattedrale de la Seo, nella piazza del Pilar. E’ uno dei quattro musei archeologici della città a cui si può accedere anche con un unico biglietto a 7 euro per quattro musei. Questo mi pare il migliore dei quattro. C’è una bella ricostruzione del foro e diversi pannelli audiovisivi con spiegazioni.

Poco distanti, ci sono gli altri musei abbinati, le Terme di Cesare Augusto, un piccolo sito con i resti delle Terme Romane, il Teatro di Cesare Augusto con i resti originali del teatro romano e l’antico Parco Fluviale con ricostruzioni audiovisive in inglese o spagnolo di quello che era Saragozza ai tempi dei romani.

Teatro di Cesare Augusto

E’ ormai ora di pranzo e, come sempre quando siamo in vacanza in città lo facciamo velocemente con un panino. Dopo le 13.00 Saragozza si svuota e tutti i musei, la maggior parte dei negozi e quasi tutte le chiese (con la sola eccezione della Basilica del Pilar) chiudono, quindi decidiamo di tornare in hotel per riposarci un paio di ore e fare il punto della situazione con le attrazioni che ancora volgiamo vedere.

Tornati verso il centro, con ancora alcune attrazioni da vedere, che però sono ancora chiuse e quindi, ben volentieri, torniamo all’interno della Basilica del Pilar per ammirarla nuovamente in tutto il suo splendore. Andiamo anche nel piccolo museo all’interno della chiesa con i tesori e i paramenti sacri. E’ solo una stanza che si visita in pochi minuti, ma l’ingresso, anche in questo caso, sono solo 2 euro a testa. Ci sediamo per raccoglierci in preghiera come moltissimi fedeli e qualche altro turista e veniamo colpiti da una lunga processione di bambini che sono in attesa di essere portati in braccio da un sacerdote per poter baciare la statua della Vergine del Pilar. Non so se sia una consuetudine di quel giorno o di tutti i giorni ma la coda è veramente lunga. All’interno della Basilica del Pilar si respira aria di profonda religiosità, molto più intensamente che in altre chiese troppo sovraffollate di turisti.

Basilica del Pilar

Vorremmo restare più a lungo ma abbiamo ancora da visitare l’altra grande Cattedrale di Saragozza, El Salvador de La Seo, la Cattedrale del Salvatore, sempre nella piazza del Pilar, ma dalla parte opposta. Qua l’ingresso è a pagamento, ma paghiamo volentieri i 4 euro che ci vengono chiesti, perché vale veramente la pena. L’esterno, non tutto visibile dal centro della Piazza, è una facciata senza troppi fronzoli e un normale campanile come tanti e non rende l’idea di quanto grande sia la Cattedrale all’interno, ma appena dentro si resta incantati dalla bellezza che ogni angolo di questa chiesa offre a fedeli e visitatori.

La Cattedrale è ricchissima di opere d’arte nelle tante cappelle laterali in diversi stili architettonici, il tutto sovrastato da un meraviglioso organo. Compreso nell’ingresso c’è un museo al piano superiore dedicato, in questo periodo, ai tappeti d’epoca, nulla a che vedere con le meraviglie che si possono ammirare all’interno della Cattedrale. Ogni cappella è dedicata ad un Santo e oltre alla statua ci sono dipinti, arazzi e altre forme artistiche dedicate al Santo, spesso con stili diversi. L’interno è sicuramente più interessante anche della Basilica del Pilar, la Cattedrale de la Seo è una delle chiese più belle che abbia mai visto.

La Seo del Salvador

Finita la visita della Cattedrale facciamo un altro giro per i vicoletti del Centro di Saragozza da cui eravamo fuggiti di corsa la sera precedente per la pioggia e acquistiamo qualche souvenir da portare a casa mentre ci dirigiamo verso la chiesa di Santa Engracia, una delle tante chiese patrimonio di questa città. Ormai è buio e la facciata è illuminata da grandi luci che la risaltano anche se è collocata praticamente in mezzo ad alcune case. L’interno non è grande e si visita in pochi minuti. Da vedere la pala d’altare decorata e alcune statue di santi.

E’ ancora presto per cena (almeno per gli orari aragonesi) e quindi abbiamo tempo per girare nelle vie centrali, ogni tanto entrando in qualche negozio che ci sembra caratteristico. Oggi, anche grazie al tempo più clemente della sera precedente e forse al fatto che è sabato, c’è molta più gente in giro, anche se per la stragrande maggioranza sembrano locali e quindi confermiamo di essere in una città lontana dal giro turistico internazionale.

Per cena vogliamo cercare un ristorante tipico spagnolo e decidiamo di andare a La Mar Salada, in Calle cinquo de marzo, una trasversale di Paseo de Indipendencia, una grande arteria che dal centro porta verso le periferie. Siamo a un chilometro o poco più da piazza del Pilar, quindi abbastanza lontano dai ristoranti troppi turistici che ci avevano sconsigliato.

Noi siamo pronti davanti alla porta di ingresso ma fino alle 20.30 è ancora chiuso. Aspettiamo pazientemente che apra e poi entriamo trovando molti tavoli prenotati, ma a quell’ora non hanno problemi a trovare i due posti che avevamo richiesto. Prendiamo un antipasto locale e una paella e siamo soddisfatti sia del pasto che della spesa abbastanza modica.

Torniamo a fare un giro nella città e poi tornando verso l’hotel non possiamo non fermarci a fare una serie di foto alla Basilica del Pilar con le luci della notte che si riflette nel fiume Ebro.

Basilica del Pilar

In hotel non ci resta che preparare i pochi bagagli perché la mattina successiva la partenza è presto per il ritorno verso l’Italia. Visto l’orario del volo, preferiamo non perdere troppo tempo e questa volta chiamare un taxi per andare in aeroporto, percorso che facciamo in poco più di un quarto d’ora nelle strade vuote di una domenica mattina di inizio marzo. L’aeroporto è praticamente deserto, il nostro è l’unico volo della mattinata e ce ne sarà solo un altro in tutta la giornata.

Arriviamo puntuali a Bergamo, è stata proprio una toccata e fuga in una città piacevole, economica, tipicamente spagnola, lontana dal turismo di massa. Adios Zaragoza !!!

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Ci sono 5 commenti su “Saragozza mordi e fuggi

  1. Il primo giorno abbiamo trovato il diluvio universale e i vestiti si potevano strizzare da quanto erano bagnati, il secondo invece cielo azzurro. Le foto ovviamente sono state tutte fatte il sabato

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