Maldive – Bathala – Agosto 2002

Ci siamo ridotti a decidere dove andare in vacanza all’ultimo minuto! È già il 30/7!!!
Corriamo nell’agenzia sotto casa. Vogliamo andare ovviamente alle Maldive, ma non sappiamo su quale isola. Ci riempiamo di cataloghi e torniamo a casa per decidere. Abbiamo deciso: BATHALA.
Ci ri-precipitiamo all’agenzia di sotto dopo due ore per prenotare sia il soggiorno che il corso di sub. Paghiamo e ci riteniamo fortunati di aver trovato ancora posto, visto che la partenza è il 3/8… Si parte.
Dopo la prima volta che abbiamo volato con Emirates, il volo con ITC ci sembra un po’ miserello (per non dire di peggio!). Ma non importa: torniamo alle Maldive!
Siamo atterrati su quel fazzoletto di pista che è l’aeroporto di Male. Fuori fa caldo e c’è afa. Il cielo è coperto e il mare è color argento. Ci aspetta la barca veloce. È molto più grande della volta scorsa, quasi un motoscafo da crociera. Dobbiamo uscire dall’atollo di Male, attraversare la parte centrale dell’anello di atolli che sono le Maldive per arrivare all’atollo di Ari. Si balla di brutto anche su questa barca così grande. Le onde si ingrossano ogni momento che passa. Il cielo si fa sempre più scuro; all’orizzonte vediamo il fronte di un temporale che ci segue e ci si avvicina sempre più. Vediamo il pilota della barca aggrapparsi sempre più al volante e spingere la barca sempre più veloce. Come farà a capire dove sta andando?! Adesso saltiamo di onda in onda con dei botti spaventosi. Ci guardiamo fra di noi e sono sicura che ognuno si sia chiesto se saremmo arrivati ancora interi a destinazione.
Quando ormai la linea nera ci è alle calcagna, avvistiamo Bathala. Anche vista con questo cielo nero ed il mare color cobalto, sembra una gemma incastonata nell’oceano. Non facciamo in tempo a scendere dalla barca, con l’assistente Azemar che ci incita a correre e lasciare le valige sulla barca, che si scatena un temporale violentissimo. Pioggia a catinelle, ma noi siamo al sicuro nel ristorante.
Ci viene offerto il succo di cocco fresco, servito nel guscio e decorato da sembrare un topolino (è talmente carino che mi dispiace quando lo finisco e me lo portano via) e la salvietta umida e profumata per rinfrescarci. È la prima volta che ci succede, ma è molto piacevole.
Pranziamo. A Bathala c’è molta più scelta di cibi che ad Asdu. C’è sempre l’onnipresente pesce, ma ci sono anche insalate, verdura, contorni, riso, carne, zuppe, minestre, pasta, pizza… insomma tantissime cose. A colazione c’è un’ampia scelta di paste e panini fatti in casa, marmellate, uova, ecc. Abbondante anche la frutta. Un giorno ho fatto un complimento al cuoco e dopo, tutti i giorni, mi riservava qualcosa di particolare da farmi assaggiare! Ma, come ovunque, c’è sempre chi si lamenta. Facciamo il possibile per ignorarli!
Nel frattempo il temporale è passato ed esce il sole. L’unica traccia del temporale è la sabbia leggermente umida.
Ci accompagnano nel nostro bungalow. È bellissimo: tondo, con una veranda davanti e con il solito catino per lavarsi i piedi. Entriamo. Dentro, una parte della struttura (quella a destra e a sinistra della porta d’ingresso) è a vetrate, mentre sotto le finestre c’è una struttura tipo gradino, in muratura, dove appoggiare le cose. Letto gigantesco con due comodini; tavolino con due sedie e un armadio a muro. Sul lato opposto alla porta d’ingresso c’è la porta del bagno. Siamo curiosi come scimmie: come sarà mai il tanto decantato bagno maldiviano all’aperto??? Andiamo a vedere. Apriamo la porta su un giardinetto recintato da un alto muro. È fortissimo! È tondo! È come se non avessero finito di costruire il tetto di una stanza! Una parte è coperta (quella dove c’è il WC ed il lavandino), mentre alcune pietre piatte sono poste a mo’ di sentierino sulla sabbia bianca e portano ad una doccia a cielo aperto. Alzando gli occhi vediamo le palme. Al tramonto sopra veniva a mettersi a testa in giù un flying bat (pipistrello da frutta: sembra un orsetto con le ali e grandi occhietti tondi. Non è affatto brutto, anzi!). Tranquilli: nel nostro bagno abbiamo visto al massimo una decina di formiche. Ma mi sembra logico che ci siano: dopotutto siamo all’aperto. Bisogna anche dire che il ragazzo spruzzava tutte le sere dell’insetticida.
Disfiamo i bagagli, ci mettiamo il costume e andiamo all’esplorazione (?) dell’isola.
Davanti al nostro bungalow (che si trova come l’altra volta a destra, guardando verso il mare, del pontile nord, ma con la differenza che a Bathala ci sono due pontili: il Nord ed il Sud) ci sono delle palme e dei cespugli che ci separano dalla spiaggia.
La sabbia è ancora umida, ma non importa: la spiaggia è abbastanza profonda e lo è intorno a tutta l’isola. Bathala è perfettamente tonda e se la si guarda dall’alto sembra veramente una gemma verde, contornata da un anello di sabbia bianchissima, poi da una striscia sottile di turchese della laguna (che è stretta e poco profonda), poi dal reef e infine dal blu del mare profondo.
Giriamo intorno all’isola in 10 minuti. Andando dal pontile nord al pontile sud in senso orario, circa a metà strada si trova la spiaggia più grande. Io, comunque preferivo quella di fronte al nostro bungalow. Forse perché più riservata.
L’isola è piena di gente. La maggior parte sono italiani, anche se ci sono anche tedeschi, giapponese e finlandesi.

Andiamo al diving ad informarci sulle lezioni. Il diving era diretto da Norbert, un simpatico tedesco sposato con una maldiviana. Dopo averci salutato ci presenta il nostro istruttore Karim. Anche lui è tedesco, ma suo padre è egiziano. Che mix! È simpaticissimo! Subito ci dà i libri di testo e si lancia nella spiegazione della prima lezione in inglese. Ma come? Siamo appena arrivati! Ma lui non sembra farci caso e ci coinvolge subito. Torniamo al bungalow a leggere, come da istruzioni di Karim. Siamo rimasti d’accordo che il primo test si farà stasera dopo cena. Da bravi studenti, andiamo in spiaggia a leggere.
Ogni bungalow ha i suoi lettini da spiaggia in legno, con sopra un cuscino. I teli da bagno vengono cambiati ogni due giorni, ma se chiedi al ragazzo che ti sistema la stanza (due volte al giorno, con lenzuola artisticamente disposte e a volte decorate coi fiori) te li cambia quando vuoi tu.
I primi giorni li passiamo a studiare, fare test e ancora studiare e fare test…. Alla fine giunge il giorno della prima immersione. Ci vestiamo di tutta quella pesantissima attrezzatura, facciamo i dovuti controlli e… ci immergiamo. Non mi sembrava vero: essere sott’acqua, tranquillissimi, respirando come pesci! Fantastico! Così passiamo i prossimi due giorni sull’house reef, ridendo sott’acqua (sì, si può fare), ballando sott’acqua, giocando coi pesci, rincorrendo gli squaletti pinna nera (mai toccato uno, ma ci ho provato!).
Poi, la prima volta da una barca! Ci tuffiamo e … la corrente mi porta via. Passo un paio di minuti a 2-3 metri dal pelo d’acqua, poi decido di riemergere, perché non riesco a vedere né i miei compagni, né il reef, né nient’altro se non il blu dell’oceano. Sono ad un centinaio di metri dalla barca (caspita che corrente!). Faccio il solito cenno e mi vengono a recuperare. Mio marito e Karim sono già sulla barca (mi stavano aspettando ed erano un po’ preoccupati), ma quando ci riuniamo, decidiamo di riprovare subito. Così ci rituffiamo e stavolta tutto va per il verso giusto.
Non sto a raccontavi tutte le immersioni che abbiamo fatto, ma sono state bellissime e ci siamo divertiti un mondo. Quella che mi è rimasta più impressa è il Fesdu Wreck. Una piccola nave adagiata sul fondo sabbioso, completamente rivestita da coralli morbidi, piena di pesci di tutti i tipi. Stupenda. Anche perché completamente in assenza di corrente.
La sera veniva esposto il piano delle immersioni del giorno dopo. Di solito ci sono 2 immersioni: 1 la mattina e 1 il pomeriggio. Su una lavagna veniva esposto lo schizzo con l’immersione pianificata e, sotto, c’era lo spazio per segnare i nomi e il numero di stanza di coloro che volevano partecipare.
Passavamo i giorni a fare immersioni e le serate a chiacchierare con i nostri compagni di immersioni. Gente simpaticissima. Abbiamo avuto la fortuna di avere come compagni di immersioni sub con tantissima esperienza. Su 8 persone in barca 6 erano come minimo dive master. Le altre due eravamo noi, pivellini!
Per concludere la parentesi immersioni (se no nessuno va avanti a leggere!) bisogna dire che Bathala è famosa per essere un’isola da cui si raggiungono i migliori punti di immersione dell’atollo di Ari, ed è altrettanto famosa per il suo magnifico house reef.
Purtroppo, a causa dell’abbondanza di plancton in acqua, mi è venuta un’infezione all’orecchio, per cui non ho potuto immergermi per 4 giorni (disperazione nera!). Quindi passavo le mie giornate a prendere il sole e leggere libri (portatevene tantissimi).
Una volta (almeno per me, mio marito ne ha fatta un’altra) abbiamo fatto la “full day” che consisteva in due immersioni su reef molto lontani da Bathala, comprensiva di pranzo in barca e visita al villaggio maldiviano. In questo villaggio non ci sono negozietti di souvenir, ma abbiamo trovato donne sedute per terra in piazza che macinavano grano (penso fosse grano…), pulivano il cocco, intrecciavano foglie di palma, chiacchierando fra di loro. L’isola di questo villaggio non ha un reef vicino, per cui le onde alte si infrangono direttamente sulla piaggia. Non vi dico quant’è divertente giocare con le onde, saltando sulla sabbia che sembra talco!
Sulla strada per tornare alla barca la guida ci ha fatto assaggiare il cuore dei germogli di palma e alcune donne ci hanno fatto assaggiare anche una salsina di pesce secco piccante, mescolato con latte di cocco, dove si immergono fettine di buccia di cocco giovane. Delizioso!
La gita al villaggio dei pescatori (stavolta quello con i negozietti), che era compresa nella quota, ci ha portato nell’atollo di Rasdhoo (quello del villaggio Kuramathi, per intenderci). Delizioso viaggio in dhoni di due ore, mentre ammiravamo delfini e pesci volanti. Questo villaggio è veramente grande; c’è anche il municipio, il cimitero (sapevate che loro segnano con monumenti solo le tombe degli uomini?), la scuola e ospita l’albero più antico delle Maldive. Ovviamente, qui abbiamo acquistato i soliti regalini. I negozietti sono davvero tanti e si può mercanteggiare. Inoltre, sono più economici di quelli del villaggio dove ci hanno portato da Asdu.
L’altro divertimento sempre incluso nella quota è stata la pesca al bolentino. Sono partite due barche e si è sviluppata una gara su chi pescava di più. Anche stavolta il pesce era abbondante (per la gioia del cuoco).
I ragazzi di Azemar sull’isola erano in gamba. Tutte le sere organizzavano uno spettacolino (noi non ci siamo mai andati, ma chi c’è stato ha detto che non era niente male), ma se tu non volevi farti coinvolgere, ti lasciavano in pace, senza però ignorarti. Così, le due Valentine, le più giovani, facevano il giro dell’isola ogni mattina e ogni pomeriggio con vassoi carichi di frutta fresca e si fermavano a fare due chiacchiere con tutti, nessuno escluso. La sera del compleanno di mio marito, a un certo punto si sono spente le luci e, insieme ai camerieri e al cuoco, sono arrivati al nostro tavolo con la torta e le candeline cantando “Happy birthday!”
La sera prima della partenza organizzavano la “serata danzante”: una specie di discoteca in spiaggia, a cielo aperto, sotto le stelle. Molto simpatico, soprattutto perché fatto in un punto dell’isola dove non si da fastidio a nessuno. Comunque, complimenti a tutti loro.
Noi abbiamo trascorso due settimane a Bathala e, lasciatevelo dire, abbiamo visto con quale tristezza ripartivano quelli che avevano prenotato una sola settimana!
La calma, la bellezza, l’incanto di questo posto paradisiaco chi hanno regalato una magnifica vacanza. Ammettiamo: le Maldive ci sono entrate nel sangue!

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