Passo dopo passo per tornare a vivere

Oggi vi racconto la mia storia.
La questione è stata maturata nel tempo, in diversi anni, dopo un evento che mi ha fatto crollare il mondo addosso.

Mancava poco alla maggiore età e avevo tutto: fidanzatino, amicizie, scuola e una vita che scorreva in preda a ribellioni adolescenziali.
A quell’età avevo tanta energia che non sapevo assolutamente come far fruttare nel modo migliore, limitandomi a rimbalzare qua e là come una biglia lanciata con forza.
Nonostante questo io ero la sedentarietà in persona, il divano era il mio migliore amico.

Una sera ho sentito un fortissimo dolore ad una gamba ma non ho dato troppo peso alla cosa.
Il giorno dopo il dolore è aumentato e la gamba si è molto gonfiata, fino a diventare il doppio dell’altra.
Camminare normalmente era ormai diventata un’impresa titanica.

Sono allora andata al pronto soccorso e dopo le mie 4 ore di attesa sono stata visitata.
Diagnosi: trombosi venosa profonda dovuta ad una mutazione genetica. Ricovero immediato.
Senza troppi peli sulla lingua mi hanno detto che avrebbero fatto il possibile ma le probabilità di sopravvivere erano molto basse avevo già un embolo nel polmone.

E’ stato un bel trauma.
Nonostante dicessero che mi sarebbe mancato il respiro, io sono stata bene.
Sono uscita come uno straccio dall’ospedale e ci ho messo parecchi mesi a tornare a camminare come prima.
Ogni movimento mi causava forti fitte di dolore e non riuscivo a fare due passi di seguito senza sentire la necessità di riposarmi a terra, ovunque mi trovassi.

I medici concordavano sul fatto che avrei dipeso a vita da determinate medicine, avrei avuto una gamba più grossa dell’altra, viola, non avrei più potuto prendere aerei, stare troppo tempo in piedi o camminare a lungo. (…)

La cosa divertente è che io oggi non dipendo più da quei medicinali, ho un lavoro che mi porta a stare in piedi tutto il giorno, prendo aerei e vado anche in alta quota in montagna, con le mie belle gambe rosa.

La soddisfazione più grande c’è stata quest’anno, quando con la mia gambetta monca e il mio polmone ferito ho percorso 800 km fino a Santiago de Compostela, per poi tornare comodamente a casa in aereo 🙂
L’ho fatto da sola, sola con le mie forze e vi assicuro che la gamba è sempre rosa!

Sentivo il bisogno di raccontare la mia esperienza una volta per tutte.

Penso siano importanti sul web questo tipo di testimonianze.

Ero restia a parlare ancora di questo tema perché c’è fin troppo in rete e tante persone ne hanno fatto un business, ma ho capito che serve un po’ di chiarezza e che ogni condivisione può arricchire l’esperienza di qualcun altro.

Sono ormai passate alcune settimane dal mio viaggio verso Santiago de Compostela ed oggi non vi parlerò degli aspetti tecnici di questa esperienza (ne ho ampiamente parlato sul mio blog e sul canale youtube MY LIFE IN TREK), vorrei cercare di scrivere nero su bianco ciò che per me ha significato.

Inizio con il dire che i miei piedi hanno attraversato due fasi. Per un buon terzo di cammino sono stati abbastanza sofferenti, poco collaboranti e bramosi di riposo.
Nel resto del cammino hanno gradualmente preso forza e coraggio, finché non mi hanno dato quella fantastica sensazione di non toccare più terra.

Avete mai provato quella sensazione di volare, invece che camminare, mentre cercavate di raggiungere un luogo o una persona?
Io l’ho provata mentre arrivavo alla meta invece di sentirmi esausta.

E’ stato strano, ma molto bello.

Una volta a casa ho visto il viaggio da una prospettiva diversa. Non ero più la ragazza spaurita ed emozionata che chiedeva informazioni prima di partire.
I ruoli si sono capovolti e ora ho tanta forza, sicurezza e determinazione in più.
Sarà stato l’avventurarsi per un viaggio totalmente sola, con uno zaino come casa e unico riferimento; oppure sarà stato capire che la vita non finisce quando ti dicono “tu questo non lo puoi fare”, ma questo cammino ha sicuramente qualcosa di magico che lascia il segno. E non mi sono più fermata.

La cosa più importante che mi ha regalato il Cammino è però stata l’amicizia di tante persone stupende, angeli protettori che non smetterò di avere nella mia vita.
A loro devo molto, come quando mi hanno aiutato a portare lo zaino siccome mi è comparsa una maledetta tendinite!
La cosa più stupefacente di tutte è che ad un certo punto è stato naturale svegliarsi all’alba, infilare le scarpe e macinare 40 km sotto il sole.
E’ stato naturale anche quando ballavo e cantavo, è stato naturale correre con i cagnolini randagi, è stato naturale passare dall’inglese, allo spagnolo, all’italiano in un’unica conversazione.
Quasi un gioco.

E che trauma tornare alla vita di prima, senza più quella sensazione di libertà che solo il Cammino sa dare.
Sento il bisogno di lasciare tante cose di questa vecchia e stantia vita.
Ho bisogno di esplorare nuovi cieli.
Non c’è giorno che io non mi chieda cosa mi riserverà il futuro, sento di essere vicina ad una svolta.

Quanta sicurezza mi ha dato. Quanta positività.

Che dire. ..

A chi parte da Saint Jean Pied de Port vorrei consigliare di tenere lo zaino leggero. Non sono le cose materiali che contano. Senti quell’entusiasmo misto a paura che parte da dentro?
È l’unica cosa fondamentale.
Impara a conoscere il tuo corpo piano piano e non lamentarti dei dolori. .. tanto per qualche strano motivo ogni mattina ti alzi e inizi a camminare.
Quando arrivi alle Mesetas hai due scelte, ascoltare chi ti vuole far paura e saltarle oppure ascoltare te stesso e affrontarle, io consiglio la seconda opzione aggiungendo un po’ di solitudine per riflettere.
E chi ha detto che non bisogna mai voltarsi indietro?
Io facendolo ho visto paesaggi bellissimi e albe da togliere il respiro, però la mia ombra era sempre proiettata in avanti. L’importante è proseguire, mai fermarsi e mai tornare indietro.
Vai avanti.
Quando arrivi al km 100 e ti sale ansia perché i turisti non capiscono cosa stai facendo e tutto è di nuovo commerciale, non ti curar di loro ma guarda e passa.
Guarda!
Bisogna sempre osservare. .. ma poi passa.
Tanto avrai vicino i migliori compagni di viaggio e di vita con cui arrivare alla meta.
Non ti dirò cosa significa arrivare a Santiago, vieni a vedere cosa ti sei perso fin ora.
Non è una vacanza, questo ti cambia la vita in meglio.
Fallo ora. A volte i dopo diventano mai.
Arrivata a Finisterre, la fine della terra, la parola FINE mi angosciava. Ma poi ho visto davanti a me quell’enorme mare di possibilità e ho capito che il cammino te lo porti dentro, a casa, dove ti aspettano tante persone importanti.
Io ora ho un bagaglio fisicamente più leggero ma molto più pesante e ricco di vita rispetto a qualche mese fa.
Sono pronta. Sono forte.
Un grande abbraccio a chi mi è stato vicino, è grazie a voi che ho potuto godermi l’alba al km 0.
BUEN CAMINO NELLA VITA  ATUTTI I LETTORI.

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