Tutti i colori di Yellowstone

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Tutti i colori di Yellowstone

Il diario descrive sette giorni intensi di viaggio in due parchi nazionali del nord degli USA da annoverare tra i più belli al mondo: Grand Teton National Park e Yellowstone, tra avvistamenti di fauna selvatica, panorami stupendi, fenomeni naturali impetuosi e i loro sorprendenti colori. La parte finale del diario è dedicata alle strade panoramiche del nordest del Wyoming e del Montana, alcune delle quali sono una vera a propria sfida a cui gli amanti dei viaggi “on the road” non possono rinunciare.

Ho inserito delle interruzioni di pagina ogni tanto per non appesantire troppo i capitoli del diario.

 

Preparazione del viaggio  

Periodo: fine primavera, ultima settimana di maggio e inizio giugno.

Scelta del volo: destinazione Salt Lake City, ben servita da Delta via Parigi o Amsterdam. Possibile anche arrivare in aereo fino a Jackson o West Yellowstone, ma comporta uno scalo in più e orari difficili da combinare.

Auto a noleggio: 218 € per 8 giorni, con Alamo. Una Chevrolet Malibu spaziosa e affidabile.

Pernottamenti: 2 notti a Jackson in prossimità dell’ingresso sud del Grand Teton, 3 a West Yellowstone a un paio di km dall’ingresso ovest e 2 a Cody a 40 miglia dall’ingresso est. Scartata l’idea di dormire nei lodge all’interno del parco, un po’ perché i posti disponibili erano pochissimi, ma soprattutto perché i costi sono altissimi (a meno di 250-300 € per notte non si trova niente).

 

Da Salt Lake City a Jackson   

Arrivo a Salt Lake City alle 2 del pomeriggio. C’è tempo per ritirare la macchina e farsi con calma le 280 miglia (450 km) per raggiungere Jackson, attraversando la parte nord dello Utah per poi entrare nel Wyoming. La Chevrolet Malibu si rivela maneggevole, comoda e spaziosa senza essere eccessivamente grande, cosa che tornerà utile più avanti viste le restrizioni stradali molto probabili nella zona dei parchi. Più difficile abituarsi ai limiti di velocità delle strade americane, a volte esageratamente prudenziali in rapporto alla qualità delle strade, che sono grandi e in ottime condizioni, e al traffico non eccessivo. Guidare negli Stati Uniti non crea assolutamente problemi, anzi la difficoltà reale sta nel rispettare i limiti: 60 o 70 miglia fuori dai centri abitati, da 40 fino a 25 durante gli attraversamenti. E bisogna rispettarli: per esempio, se il limite è 60 miglia e vai a 63 dopo pochi km la polizia ti intercetta col radar e ti ferma per eccesso di velocità.  Il 10% di tolleranza qui non esiste.

Arrivo a Jackson in serata. Il Pony Express Motel è proprio alla periferia sud della città. Fa abbastanza freddo (2 °C), ma a parte la temperatura il tempo è buono e non ci sono avvisaglie di pioggia o di neve.

 

Jackson e Grand Teton National Park    

Jackson è una cittadina un po’ snob ma graziosa, dove un certo non so che di aristocratico si mescola con una piacevole atmosfera da far west. Sulla centrale Broadway Avenue, che è in pratica la US Highway 191, si affacciano bar, ristoranti, motel, negozi di souvenir e di articoli per la pesca a mosca, tutti rigorosamente in legno. Orsi e alci impagliate si sprecano. I negozi di T-shirt espongono magliette con la caricatura di Donald Trump con ciuffo biondo al vento e la scritta “we shall overcomb”, cioè… noi ci strapettineremo, invece di “overcome”, cioè “andremo oltre”. Colazione da DOG Down on Glen, in Glenwood Street, attirato dall’insegna “homemade scones”. Ne prendo due, uno al lampone e uno al mirtillo. Sono eccellenti e soprattutto saranno tre etti l’uno, al punto che verranno buoni anche per la colazione del giorno dopo.

All’uscita da Jackson imbocco la N 89 (continuazione della US 191) che sale verso il massiccio dei Teton. Molte delle attrattive si incontrano lungo la strada ancora prima di entrare nel Grand Teton National Park. Prima deviazione verso Antelope Road e Mormon Row, alla ricerca della case coloniche mormoni viste nelle foto durante la preparazione del viaggio. La Moulton barn, con i Teton incappucciati sullo sfondo, è la prima immagine da immortalare: pare che sia uno dei punti più fotografati d’America. Lo scenario è splendido, grazie anche a una corona di nuvole che staziona a mezza altezza tra la piana fluviale e le vette innevate. E’ tra le foto allegate al diario. La costruzione rimasta in piedi è ciò che rimane della fattoria con fienile costruita dai coloni John e Thomas Alma Moulton tra il 1910 e il 1940. Fotografi di tutto il mondo si fermano davanti al fienile per catturarne l’immagine con i Teton in background.

Da qui, proseguendo lungo la strada, ci sono molti altri viewpoints: Sleeping Indian Overlook, Glacier View turnout, Schwabacher’s Landing dove spesso vengono le alci all’abbeverata, Teton point grandiosa visione d’insieme sulle alte vette del massiccio, Snake River Overlook, Elk Fats turnout.

Dopo una quindicina di miglia, appare il cartello che indica la deviazione verso l’ingresso del parco, gate di Moran. Faccio il biglietto cumulativo Teton + Yellowstone, 50 dollari, validità una settimana. Dall’entrata di Moran si sale verso la zona dei laghi, mentre le 12 vette innevate del Teton Range, che si elevano fino a 4200 metri d’altezza, ti guardano dall’alto della loro imponenza. Grazie alla giornata tersa e limpida sembrano tanto vicine da poterle toccare. Per inciso, Grand Teton significa proprio “grandi tette”: è un toponimo attribuito al massiccio dai coloni francocanadesi che si stabilirono in quest’area delle Rocky Mountains attorno al 1800 per conto della Compagnia del Nord-Ovest.

Dall’entrata di Moran, costeggiando lo Snake River sempre lungo la N 89 che qui si chiama John Rockefeller Parkway, ci sono molti altri bellissimi scorci: Oxbow Bend, una spettacolare ansa lungo lo Snake River che viene solo dopo le barns mormoni come punto più fotografato del parco – il grande lago Jackson Lake e il delizioso Jenny Lake dentro le cui acque si specchiano le vette del Teton Range – la tortuosa strada che sale verso Signal Mountain con un eccezionale punto di osservazione a circa 2300 metri d’altitudine  – Willow Flats overlook, mezzo miglio a sud del Jackson Lake Lodge, con vista sulla prateria di Willow Flats.

All’altezza di Colter Bay c’è un grande assembramento di macchine ferme lungo la strada, ranger in frenetica agitazione, un grande segnale luminoso “Caution wildlife” e una siepe di gente armata di teleobiettivi e binocoli che si spintona lungo la strada per riuscire a trovare la migliore inquadratura: oggetto del desiderio fotografico sono un’orsa con due piccoli che trotterellano lentamente sul limitare del bosco tra gli abeti e le betulle. L’orsa volge ogni tanto lo sguardo verso la platea di gente che la osserva, ma non sembra particolarmente infastidita da tanta attenzione. A un certo punto però, con grande disappunto degli astanti il trio si infila nel bosco e scompare alla vista. Scambi di indirizzi mail tra le amicizie nate per l’occasione: “tu mandami il filmato che io ti giro le mie foto fatte col 600 mm”, etc. etc.

I paesaggi del Teton, che ho avuto la fortuna di vedere col sole, non si dimenticano facilmente. Consiglio assolutamente di dedicare almeno un giorno alla visita di questo parco prima di dirigersi verso Yellowstone.

Ritorno a Jackson in serata. Clint, il gentilissimo titolare del motel, mi consiglia la vicina steakhouse di Gun Barrel per la cena. L’enorme bisonte imbalsamato che sta proprio all’entrata (obiettivamente un po’ kitsch) invoglia a chiedere una bistecca di bisonte per la cena: si rivela ottima e tenera, annaffiata con l’eccellente birra Cold Smoke, una red ale prodotta nel Montana, e con accompagnamento di tre o quattro salse come usano fare gli americani. 

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