Tutti i colori di Yellowstone

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Verso Yellowstone     

Sveglia alle 6 per riattraversare il Teton Park, stavolta entrando dall’ingresso sud di Moose, lungo la Moose-Wilson road aperta al traffico solo da pochissimi giorni dopo la chiusura invernale. Questa strada, in gran parte sterrata, attraversa la foresta tra pozze, laghi e acquitrini che sono l’habitat favorito delle alci. La speranza è quella di avvistare il grande cervide. Lungo il percorso un po’ dovunque ci sono cacciatori di immagini già appostati con il loro armamentario di super teleobiettivi. Devono essere qui dall’alba. Ma l’alce non appare…. pazienza. Auguro a tutti quelli che faranno questo percorso di essere più fortunati di me e vedere anche le alci.

Si prosegue lungo la US 191 che sale verso Yellowstone. Sulla strada si incontrano le cascate Lewis Falls e poco dopo il Lewis Lake, dai bellissimi riflessi verde e turchese sulla superficie ghiacciata in lento disgelo. Ma come si fa a rinunciare a una fotoricordo sulla crosta ghiacciata del lago, che appare ancora abbastanza solida… detto fatto. La strada sale tra pareti di neve costeggiando il canyon formato dallo Snake River. Le numerose piazzole di sosta consentono di ammirare dall’alto il fiume che scorre tumultuoso, tra scoscese pareti innevate: un succulento antipasto dei grandiosi scenari che stanno per arrivare.

Il gate di ingresso al parco compare dietro una curva subito dopo l’area di picnic lungo lo Snake River. Dal visitor center di Moose nel Grand Teton a qui sono 43 miglia.

I loop e la caldera       

Chiedo ai ranger del gate se tutte le strade del parco sono aperte, vista la notevole quantità di neve ancora presente: confermano che sono tutte percorribili, anche quelle dell’altopiano est che salgono parecchio in alto.  La visita a Yellowstone si svolge lungo un percorso a forma di otto, il Grand Loop, a sua volta suddiviso in due percorsi circolari, quello meridionale di 96 miglia e quello nord di 70 miglia, uniti tra loro da un tratto comune che va dal Norris Basin a ovest fino alla zona del canyon a Est. In totale sono circa 270 km, a cui bisogna aggiungere le numerose deviazioni per fare i brevi ma scenografici drive che si aprono lungo la strada principale. Come in quasi tutti i parchi USA, i punti più interessanti sono tutti raggiungibili con l’auto, lasciando libertà di scelta al visitatore per fare trekking lungo i sentieri che si dipartono da ogni parcheggio e si intrecciano in tutta l’area del parco.

I due anelli del loop si snodano lungo il limite della caldera che costituisce ciò che rimane del vulcano che anticamente occupava l’attuale Wyoming settentrionale.

La velocità massima consentita nel parco è di 45 miglia all’ora, ma in molti punti il limite scende a 35 e persino 25 miglia. E’ assolutamente necessario rispettare i limiti, pena sanzioni pesantissime soprattutto in caso di scontro con animali.  Nei 5 giorni che ho messo in programma si riesce a percorrere quasi interamente i loop due volte, più le magnifiche strade esterne che meritano un capitolo a parte.

Da West Thumb all’Old Faithful        

Entrando da sud, i primi sbuffi di vapore che si vedono salire al cielo sono quelli del West Thumb Geyser Basin. La visita si sviluppa lungo un breve loop di mezzo miglio, che in parte lambisce il grande Yellowstone Lake. Non è l’area geyseritica più interessante, anche se si cominciano già ad apprezzare i colori delle pozze formate dai geyser: Abyss Pool, dalle profonde acque turchesi, e Black Pool una volta blu scura a causa di particolari batteri termofili di colore scuro, ma oggi schiarita dopo anni di temperature troppo basse rispetto a quelle tollerate dai batteri. Branchi di cervi e caprioli tutto attorno, per vederli basta scrutare nella boscaglia.

Proseguo verso ovest lungo il South Loop, in direzione dell’Upper Geyser Basin, quello dove si trova il famoso geyser Old Faithful. L’entrata nell’immensa area di parcheggio è un mezzo shock: è assolutamente necessario prendere nota del punto dove si è parcheggiata la macchina, altrimenti ritrovarla diventa un problema serio.  Il sentiero verso il geyser è sulla destra, breve e ben segnalato. Dopo poche centinaia di metri siamo davanti al principe dei geyser, l’Old Faithful. Il “vecchio fedele” erutta a intervalli di circa 90’. Per sapere quando ci sarà la prossima eruzione ci sono vari sistemi: si può chiedere ai ranger, leggere i cartelli che stanno nel visitor center, oppure guardare quanta gente c’è sulle panche dell’anfiteatro che circonda il rialzo dove sfumacchia il geyser: se l’anfiteatro è pieno, l’eruzione è imminente. Se è semivuoto, vuol dire che il geyser ha fatto da poco il suo dovere e quindi c’è da aspettare.

Siccome c’è poca gente sulle panche, decido di salire all’Observatory Point per vedere dall’alto l’eruzione. Salita dura, si va su di 200 metri in 0.6 miglia, ma il punto di osservazione sopraelevato vale lo sforzo fatto. Siamo in pochi sul crinale, una ventina in tutto. Ben presto arriva anche una coppia di marmotte e compaiono numerosi simpatici scoiattoli, speranzosi di ricevere biscotti o cracker, prontamente tirati fuori dai bambini di una coppia inglese salita fin qui. Sembrano abituati alle visite nel loro habitat: probabilmente aspettano solo l’arrivo degli scalatori che giungono qui per integrare la dieta standard di bacche e frutti di bosco.

Intanto è arrivata l’ora fatidica: mentre qualche raggio di sole si è fatto strada tra le nuvole l’Old Faithful esplode vapore e getti d’acqua calda verso il cielo, sparando a 40-50 metri d’altezza un volume d’acqua variabile tra 14.000 e 32.000 litri. Visto dall’alto, lo spettacolo è magnifico, per il geyser e per la cornice delle migliaia di persone che intanto hanno riempito le panchine dell’anfiteatro. Consiglio vivamente di salire fin quassù per vedere l’eruzione del geyser, possibilmente muniti di un tele per le foto, almeno un 300 mm.

Lascio il bacino del geyser per dirigermi vero West Yellowstone, dove starò per 3 notti. La strada (che è sempre la US 191) costeggia attraversa la foresta di Caribou-Targhee costeggiando il Madison River, mentre la luce di taglio della sera fa risplendere di un’aurea dorata i boschi di abeti che ricoprono le colline. Un assembramento di auto lungo il percorso segnala la presenza di qualcosa di interessante. Un branco di bisonti ha deciso di fermarsi a pascolare proprio in una piazzola erbosa di sosta, quelle dove di solito i viaggiatori fanno tappa per il picnic. Il branco è composto da una trentina di magnifici esemplari, con femmine e vitelli. Fotografi impazziti scendono dalle auto armati di ogni possibile strumento di ripresa, mentre i placidi animali si offrono ai click senza far caso agli intrusi. Bellissimi i primi piani dei bisonti mescolati al traffico stradale, ma è meglio non avvicinarsi troppo e soprattutto non fare gesti bruschi che possono irritare l’animale, specie le femmine che proteggono i piccoli. La carica del bisonte è la prima causa di incidente nel parco di Yellowstone. Sono animali pacifici ma si tratta pur sempre di bestioni alti quasi due metri e pesanti poco meno di una tonnellata.

Ritroverò questo branco di bisonti tutte e 3 le sere di rientro a West Yellowstone. Evidentemente, hanno scelto i prati lungo il Madison River come pascolo.

Quella che ho descritto è una scena tipica che si può presentare in ogni momento durante la visita a Yellowstone. Le sorprese possono essere dovunque, ai lati della strada o dietro ogni curva, se non addirittura proprio nel bel mezzo della strada come capiterà più avanti. Gli spettacoli naturali si susseguono uno dopo l’altro incessantemente. E’ fondamentale tenere gli occhi bene aperti e la macchina fotografica pronta.

Arrivo all’Hadley’s, il motel scelto per il pernottamento a West Yellowstone, che è quasi buio. Cercando un posto per mangiare, lungo la strada per Bozeman mi colpisce l’insegna luminosa del Three Bears Restaurant: si rivela ottimo per la carne e per il pesce (trota di lago o salmone), con una spesa non eccessiva attorno ai 30-35 dollari.

Lower, Midway e Upper Geyser Basin        

West Yellowstone è una città che non esiste. O meglio, è un agglomerato di motel, ristoranti, bar, shop center e tutto quanto può servire ad allietare la permanenza del visitatore diretto al vicinissimo parco. L’entrata Ovest è appena fuori dal centro urbano. Da qui, in direzione sud lungo il Grand Loop, si trovano i tre grandi bacini di geyser del parco: Lower, Midway e Upper geyser basin.

Levataccia alle 4 di mattina per vedere l’alba (prevista per le 5.30) e un po’ anche perché oggi è il Memorial Day qui negli USA e quindi chissà quanta gente ci sarà per le strade del parco. La strada segue il Firehole River. E’ mattino presto e c’è la possibilità di vedere animali. Il primo punto di interesse è Fountain Paint Pot, un’area geotermica proprio a lato della strada. La Celestine Pool, dalle acque turchese trasparentissime, è sulla destra appena entrati. E’ nota per essere stata teatro di uno dei più famosi incidenti accaduti nel parco, nel 1981, quando un cane si gettò nell’acqua a 70° C e il padrone lo seguì subito dopo nel tentativo di salvarlo. Ovviamente perirono entrambi a causa delle ustioni. Più avanti, tra i tanti sbuffi di geyser, colpisce l’attenzione Red Spouter (la sputacchiera rossa), una pozza fangosa color rosso mattone che ogni tanto spara fuori fumarole di vapore rossastro. Un po’ più in là il Clepsydra Geyser e un gruppo di geyser satelliti mandano al cielo continui sbuffi di vapore. Clepsydra erutta più o meno ogni 3 minuti.

Appena fuori da questo bacino c’è l’incrocio con il Firehole Lake Drive, uno dei numerosi percorsi speciali che non bisogna assolutamente mancare. Siccome è a senso unico, bisogna imboccarlo dall’ingresso sud che è poco più avanti. La strada costeggia il piccolo Lake Firehole, dal cui fondo sbuffano getti di vapore che alimentano in continuazione il bacino, e da qui fuoriuscendo vanno a confluire nello Hot Lake: il nome è un programma, visto che l’acqua di questo lago è praticamente bollente. Il lago è circondato dalla foresta, al cui limitare un coyote trotterella lentamente lasciandosi riprendere senza problemi, per poi infilarsi nella macchia e scomparire alla vista.

Proseguo verso sud fino al Midway Basin. E’ mattino presto, ma il parcheggio è già pieno e bisogna arrangiarsi a trovare un posto per la macchina lungo la strada asfaltata del loop. La signora di questo bacino è Grand Prismatic Spring, la più grande e più profonda delle sorgenti calde di tutto il parco, nonché di tutti gli Stati Uniti, e a giudizio di molti anche la più bella.

Le sorgenti calde di Yellowstone sono migliaia. L’acqua che fuoriesce è ricca di minerali: calcio, magnesio, manganese, ferro, silicati, che creano attorno alle pozze strutture a forma di cono e terrazzo. Grand Prismatic Spring si estende per più di 100 metri con una profondità di una quarantina di metri. La sorgente si contraddistingue per i suoi colori arcobaleno straordinariamente nitidi e brillanti. I batteri termofili hanno sviluppato lungo le rive una crescita algale rigogliosa di colore rossastro. Vista dall’alto, appare come un lago blu scuro brillante circondato da un anello arcobaleno di alghe. Peccato che questi colori non si possano apprezzare completamente, perché il sentiero Fairy Falls, che conduce alla collina che sovrasta la sorgente, è chiuso da giorni causa orsi in circolazione. Ma anche dal basso la visione lascia a bocca aperta.

Nel bacino ci sono altre sorgenti dai colori stupendi: Opal Pool, Turquoise Pool, Excelsior Pool che è il geyser dove confluisce l’acqua bollente di Grand Prismatic. Un’idea della quantità di vapore proveniente dal sottosuolo: queste pozze riversano nel Firehole River che scorre più in basso circa 4.000 galloni (15.000 litri) di acqua bollente al minuto. Il torrente di acqua calda rossa e arancione passa proprio sotto la passerella di legno che si percorre durante la visita.

Proseguendo in direzione sud lungo il loop si incontrano due altri bacini pieni di geyser e sorgenti dai colori impressionanti. Appena entrati nel Black Sand Basin ci si imbatte nel Cliff Geyser, sempre molto attivo, quindi si raggiungono la Emerald Pool verde brillante e la Rainbow Pool blu scuro, le cui acque confluiscono nello stupendo grande Sunset Lake che ha le stesse tinte arcobaleno di Grand Prismatic ed è un ottimo punto per una bella foto ricordo. Più avanti, superata una spettacolare foresta di tronchi bruciati dall’acidità e dal calore delle acque di questa zona, si raggiunge il Biscuit Basin, che deve il suo nome ai depositi color arancio simili a biscotti che circondano la stupefacente Sapphire Pool dalle profonde trasparentissime acque turchese.

La visita al Midway Basin richiede almeno una mezza giornata, soprattutto se avete la fortuna di trovare aperto e percorribile il sentiero che sale sopra Grand Prismatic, così come un’altra mezza giornata (come minimo) è necessaria per girare con calma l’Upper Geyser Basin che viene dopo.

 

Dal Biscuit Basin all’Upper Geyser Basin

Dall’altro lato della strada rispetto al Biscuit Basin comincia, mal segnalato e seminascosto, un sentiero che porta fino all’Upper Geyser Basin e all’Old Faithful. Questo sentiero di 2.6 miglia è tra i più belli di tutto il parco. Generalmente viene fatto nell’altra direzione: dipende in quale parcheggio avete lasciato la macchina.

Poco dopo l’inizio del sentiero si trova Artemisia geyser, dalle acque turchese cristalline, quindi il sentiero si inoltra nel bosco per mezzo miglio circa. Qui incontro un ranger che mi chiede dove sto andando. Mi avverte che nel bosco è stata segnalata la presenza di un’orsa con due piccoli e lui è lì per bloccare l’accesso.  Insisto per proseguire e dopo vari tentativi finalmente mi lascia passare decidendo però di accompagnarmi. La cosa curiosa è che tira fuori un campanellino e lo fa suonare durante tutta la camminata di attraversamento del bosco: dice che bisogna fare rumore per segnalare la propria presenza agli orsi, che in questo modo non si avvicineranno. Sconsiglia invece l’uso dello spray antiorso, secondo lui buono solo da portare in Italia come ricordo. In mancanza di strumenti sonori, mi consiglia di mettermi a cantare. La cosa peggiore invece è stare fermi o in silenzio, perché in questo caso l’orso ti percepisce come un intruso e una minaccia e diventa aggressivo. Giunti davanti alla bellissima Morning Glory Pool, dalle acque verde scuro con una corona di alghe brune e arancio, il ranger mi mostra una specie di disco rotante con finestrelle che intersecano temperature e ceppi di batteri e mi spiega le ragioni della diversità di colori delle pozze e delle sorgenti. Quelle turchese hanno una temperatura relativamente bassa, tra i 60 e i 70 °C, mentre quelle blu e verdi raggiungono gli 80-90°C. Alla vivacità dei colori contribuiscono i batteri termofili che favoriscono la crescita di alghe che vanno dal giallo-arancio fino al verde smeraldo, contribuendo alle eccezionali tonalità di colore degli specchi d’acqua che si trovano nel parco.

Morning Glory sta riacquistando a poco a poco la brillantezza dei colori che aveva in passato. Un po’ di anni fa i soliti imbecilli erano avvezzi a buttare oggetti di ogni genere nella pozza “per vedere l’effetto che fa”, col risultato che la bocca del geyser che sta sul fondo fu completamente intasata, la crescita batterica si bloccò e la sorgente perse completamente i suoi colori. Nel 1950 uno staff di geologi indusse un’eruzione per vuotare e ripulire la sorgente. Ne tirarono fuori 86,27 dollari in monetine, 76 fazzoletti, decine di tovaglioli, calze e magliette e persino un completo intimo femminile. Oggi è proibito gettare qualunque oggetto nelle acque di qualunque bacino, fiume o lago in tutto il parco di Yellowstone.

Dopo Morning Glory inizia il vero e proprio Upper Basin, che è il luogo più famoso del parco, il punto più affollato di turisti e quello dove c’è la maggiore concentrazione di geyser. In poche centinaia di metri si susseguono ben 75 geyser attivi, oltre a centinaia di sorgenti calde dalle sfumature e dalle trasparenze fantastiche.

Grotto Geyser e la vicina Fountain costituiscono un insieme curioso, una specie di grotta cava con un singolare cratere di deposito calcareo sinterizzato che si è formato nel tempo. Tra quelli che è più probabile vedere in eruzione ci sono Riverside Geyser, posto proprio sulla riva del Firehole River, Grand geyser, Aurum geyser, Castle geyser e Giant geyser. Il più curioso è Spasmodic geyser, cosiddetto perché ansima e rantola proprio come se fosse in preda a uno spasmo. Tra le sorgenti calde e ribollenti ce ne sono alcune bellissime: Beauty Pool, Chromatic Pool, Crested Pool dalle acque blu scuro che è la più calda di tutto il bacino e quasi sempre in ebollizione (93 °C), Doublet Pool, Economic pool dalle acque quasi scarlatte, Ear Spring dalla forma ad orecchio, Bluestar spring. Queste sono solo alcune, le più famose, delle decine e decine che si incontrano lungo il sentiero. Quando fate questo percorso controllate di avere uno spazio sufficiente sulla X-card, perché la quantità di foto che si scattano qui è infinita.

Giunti all’altezza del Lion Geyser Group, c’è un frenetico movimento di ranger che tentano di intercettare i visitatori. L’orsa con i due piccoli che era stata segnalata nel bosco vicino al Biscuit Basin, adesso è stata avvistata proprio in questa zona. Eccola lì sul limitare del bosco. È decisamente vicina, non più di 20 metri. I ranger trattengono a fatica i turisti dietro una transenna di legno. Mamma orsa, uno stupendo grizzly dal pelo bruno scuro lunga più di due metri, incurante del nugolo di spettatori che la stanno osservando, si gira e si volta cercando di far divertire i cuccioli, che le salgono sopra e la usano come scivolo per rotolarsi lungo un sopralzo. Dopo un po’ l’allegra famigliola si rimette in movimento verso est e si infila nella boscaglia, mentre il crocchio di turisti che si è fermato per lo spettacolo cerca di seguirla con i teleobiettivi e i binocoli abbattendo la resistenza dei ranger. Credo che avremo scattato al gruppetto di plantigradi qualche migliaio di click e girato un centinaio di filmini, ma è un gran bel ricordo che ognuno vuole portare con sé nel proprio paese di provenienza.

Ritorno alla montagnetta di Old Faithful mentre le panche dell’anfiteatro sono colme di gente: significa che l’eruzione è in arrivo. Questa volta ammiro lo spettacolo dal normale punto di osservazione. Puntuale come un orologio svizzero, alle 18.44 come è indicato sui cartelli, il “vecchio fedele” non smentisce il proprio nome e si produce in un altissimo getto di vapore che si staglia contro il cielo blu scuro di un temporale in arrivo.  Ma non è finita qui: mentre l’eruzione dell’Old Faithful diminuisce di intensità, il piccolo Beehive Geyser dal cratere poco più grande di una pentola per fare il minestrone, che sta a una ventina di metri, esplode un fragoroso getto che supera i 50 metri dì altezza, più alto ancora di quello del famoso vicino. Forse il piccolo geyser era invidioso e voleva procurarsi un po’ di fama personale, chissà….

Ci deve essere movimento geotermico sotterraneo nel bacino stasera, perché sul ritorno verso il parcheggio dell’auto osservo che i geyser Grotto, Grand e Giant sono tutti in eruzione. Ci sono da fare altre 2.6 miglia, ma questo percorso tocca talmente tante attrattive che non ci si stanca affatto. Naturalmente, durante l’attraversamento del bosco mi sono messo a cantare come il ranger aveva suggerito…. non si sa mai. Artemisia geyser, illuminato dai raggi del sole che creano giochi di luce sulla superficie turchese, è ancora più splendido di come l’avevo visto qualche ora prima. Dal Black Sand Basin salgono al cielo gli sbuffi del Cliff Geyser, anch’esso in eruzione.

Il loop completo dal Biscuit Basin a Old Faithful, andata e ritorno, è lungo un po’ più di 8 km, ma sono tutti in piano e non stancano, anche grazie alle numerose soste per le foto e le eruzioni.

L’ora abbastanza tarda consente di ammirare il tramonto all’altezza di Fountain Pot. Il sole che cala tra i tronchi anneriti dal vapore e gli sbuffi di Clepsydra geyser produce ombre lunghe sul terreno color panna che raccoglie le emissioni calde di questo bacino.

Al ritorno a West Yellowstone incontro il gruppo dei bisonti che anche stasera sono venuti a pascolare lungo il Madison River. Naturalmente ci vuole una buona mezz’oretta prima di riuscire a superare la fila di veicoli che come ieri si è formata per godersi lo spettacolo.  

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