Tutti i colori di Yellowstone

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Norris Geyser Basin e Mammoth Hot Springs

Giornata dedicata alla regione nord-ovest del parco.

Dall’incrocio di Madison prima deviazione verso il Firehole Canyon drive, un bel percorso laterale che costeggia il fiume Firehole addentrandosi in un profondo canyon delimitato da alte pareti rocciose. Il fiume pullula di trote e salmerini, così una moltitudine di pescatori a mosca o aspiranti tali si accalca lungo le sponde nella speranza che abbocchi qualcosa.  Lungo il fiume, dopo la cascata Firehole Falls, c’è un punto dove le rapide si aprono in un’ampia ansa che consente ai più temerari di fare il bagno… solo che invece dei turisti questa volta ad approfittarne è un gruppo di una ventina di cervi.

Poco più avanti si apre il Norris Geyser Basin.  È la zona più antica e continuativamente attiva della caldera che occupa i 2/3 di Yellowstone (circa 115.000 anni). E’ anche la zona di Yellowstone mediamente più calda, a causa di tre correnti magmatiche sotterranee che si intersecano fino a 2 miglia dalla superficie.  Già a 1000 piedi di profondità (305 metri) gli strumenti scientifici hanno registrato qui una temperatura di 237 °C.

La visita a questa area si sviluppa su due loop. Il primo, di 0.8 miglia, attraversa il Porcelain Basin. Questo bacino, che vale la pena di fermarsi ad ammirare dall’overlook  terrace in alto, appena entrati nell’area, è uno dei punti più interessanti di tutto il parco, nonché il più caldo bacino esposto. I colori che predominano qui sono turchese e avorio (da cui il nome “bacino di porcellana”, dovuto anche a numerosi depositi lattescenti di geyserite), mentre le alghe che crescono sparse qua e là colorano di macchie viola e verde i rigagnoli che scendono da piccoli avvallamenti e scivolano sotto le passerelle di legno. Il bacino a destra della passerella borbotta e pulsa come se fosse l’alambicco di un chimico. Piccoli geyser si aprono e si chiudono ritmicamente mandando sbuffi di vapore, mentre il grande Steamboat Geyser spara in continuazione verso il cielo i gas che provengono dalle sue profondità. Questo geyser è in assoluto il più alto (più di Old Faithful) e il più attivo di tutto il parco: non si ferma mai.

Il secondo loop di questa zona è il Back Basin, lungo circa il doppio del primo. Questo giro corre attraverso un’area in prevalenza geyseritica. Il geyser più famoso è Echinus Geyser. Se notate violenta formazione di bolle alla superficie del bacino significa che il geyser sta per eruttare: sedetevi sulle panchine ad ammirare lo spettacolo che sta per arrivare. Tra le pozze colorate di questa area, bellissime Emerald Spring e Cistern Spring, che è collegata allo Steamboat Geyser attraverso un canale sotterraneo. Nel bacino, molto bello da vedere al tramonto, colpisce il contrasto di colore tra le bianche superfici incenerite dai vapori condensati e i neri tronchi degli alberi che non hanno resistito alla temperatura e all’acidità.

Nel complesso, il Norris Geyser Basin è uno dei punti più interessanti e ricchi di colore del parco.

Proseguendo sulla strada verso nord si raggiungono le Gibbon Falls e quindi compare sulla destra la sbuffante Roaring Mountain, (“la montagna che ruggisce”), una collina calcarea alta 200 metri dalle cui fenditure erompono decine di fumarole che mandano volute di vapore al cielo.  L’appellativo “ruggente” deriva dai tuoni provocati ogni tanto dal vapore ad alta pressione che sfiata dalle fumarole.

Dopo una ventina di km si arriva al punto più a nord del parco: l’area delle sorgenti calde Mammoth Hot Springs. Questa incredibile sovrapposizione di terrazzamenti multicolori, tanto più intensamente colorata quanto maggiore è la quantità d’acqua calda che sgorga dal terreno, è una tra le zone più belle del parco. Le terrazze sono il prodotto di depositi di calcare sotterranei che vengono continuamente portati in superficie dalle sorgenti calde provenienti dal sottosuolo. Gli specchi di calcare si colorano di verde, rosso e bruno a causa delle alghe che crescono nelle calde acque sorgive, mentre l’acqua che rimane nei terrazzamenti prende una tonalità turchese dovuta al bianco fondale di carbonato di calcio. I punti più famosi sono Canary Spring, Palette Spring, Cupid Spring, Cleopatra Terrace e la stupenda Minerva Terrace, un caleidoscopio di colori che lascia a bocca aperta. Non per niente è stata scelta come immagine ufficiale di Yellowstone nella copertina del dépliant che viene fornito all’ingresso di ogni gate. In basso, alla base della collina di travertino che ospita i terrazzamenti, c’è il Liberty Cap, un cono dalla conformazione vagamente fallica che è in realtà un geyser dormiente.

Anche in questa regione vivono molti animali. Oltre ai bisonti qui si incontrano gli “elks”, i wapiti dalle lunghe corna ramificate che si spingono a pascolare fin nei giardini dell’Albright Tourist Center, e numerosi roditori e mustelidi (tassi, marmotte, scoiattoli bruni e neri). Qui ho incontrato anche uno dei rari serpenti che vivono a Yellowstone: un “bull snake” (serpente toro) lungo almeno un metro e mezzo che attraversava la strada all’altezza di Minerva Springs. Altri serpenti da cui bisogna guardarsi sono i “rattlesnakes” (serpenti a sonagli), che però si trovano solo nella zona più meridionale e a bassa quota.

Visita alle cascata Undine Falls, a Calcite Springs Overlook con un’altra cascata e vertiginose vedute del canyon sottostante, quindi trasferimento a Cody per le ultime due giornate nel parco, lungo un tratto del Grand Loop  aperto solo da pochi giorni. Si sale fino al Dunraven Pass (2706 metri), tra barriere di neve e grandi neri bisonti solitari, probabilmente vecchi esemplari non in grado di reggere i ritmi di trasferimento degli esemplari più giovani, che si aggirano per la strada alla disperata ricerca di qualche spiazzo erboso libero dalla neve. Chiaramente quando li si incrocia bisogna stare molto attenti alla guida.

Prima di discendere verso il gate Est si arriva alla Chittenden Road, una deviazione che porta verso il monte Washburn (3122 metri). La strada si ferma a circa 3 miglia dalla vetta, dove c’è un osservatorio per il monitoraggio degli incendi. Nelle giornate chiare da quassù la vista spazia su tutto l’arco delle Montagne Rocciose del Wyoming, dal Teton Range fino alla Gallatin Valley al confine con il Montana.

 

Grand Canyon of Yellowstone

Nella regione est del parco si trova la zona forse più bella di tutto il parco di Yellowstone: il Grand Canyon. Lo Yellowstone River, che fuoriesce dal grande Yellowstone Lake, forma le due spettacolari cascate Upper Falls (cascata superiore) e Lower Falls (cascata inferiore). Quest’ultima è alta 120 metri, cioè il doppio delle cascate del Niagara. Da qui il fiume si inoltra serpeggiando in un profondo canyon che arriva fino all’incrocio di Tower Junction, una trentina di km più a nord, per poi proseguire il suo lungo percorso per oltre 1000 km attraverso il Montana e il North Dakota fino a gettarsi nel Missouri. Il canyon è profondo 3-400 metri. Tutti i punti di osservazione sono sopraelevati e consentono di vedere dall’alto lo spettacolare scorrere del fiume attraverso le pareti di roccia.

Gli stupendi colori che rivestono le pendici rendono il canyon ancora più bello. I diversi stati di ossidazione dei minerali ferrosi presenti nelle concrezioni rocciose producono delle striature incredibilmente vivaci che vanno dal bianco panna a un intenso rosa salmone, passando per ogni tonalità di giallo e arancione. Qua e là spuntano macchie verdi di rari abeti abbarbicati alle scoscese pendenze al 70-80% della ripidissima parete. Verso il fondo del canyon la roccia assume tonalità color crema e miele, vicino alle verdi acque del fiume, che in alcuni punti manda sbuffi di vapore al cielo perché anche questa zona è geyseritica come gran parte del parco. Il punto migliore per avere una veduta d’insieme del canyon è Artist Point, dove c’è anche il parcheggio più grande. Il piccolo balcone di osservazione, sempre intasato di gente e spesso di pittori intenti a dipingere, consente di vedere la cascata e il corso del fiume nel canyon per oltre 1 km. La visione è semplicemente superlativa: questo è un punto da cui si fa fatica a venire via, abbagliati dalla bellezza dell’insieme (cascata e canyon) e dai meravigliosi colori sulle falde rocciose.

Artist Point è il punto più visitato del parco di Yellowstone, ma nella zona di Canyon Village ce ne sono molti altri da cui si hanno vedute spettacolari, tutti raggiungibili con l’auto o con bellissime passeggiate. Almeno un sentiero che dai viewpoints sopraelevati scende verso il fondo del canyon vale la pena di farlo, tenendo presente che tutti i percorsi sono molto ripidi e la risalita fa venire il fiatone. Bisogna mettere in conto 3-4 ore tra la lunga discesa lungo il canyon e soprattutto per la lenta risalita. Brink of the Lower Falls e Brink of the Upper Falls sono punti di osservazione posti appena al di sopra del fronte delle cascate, che quindi qui si vedono dall’alto. Grandview Point e Inspiration Point sono altri due punti imperdibili, il cui nome descrive da solo quello che si aprirà davanti agli occhi. Al momento della mia visita era chiusa la strada che porta a Uncle Point, perché non ancora spalata dalla neve, ma generalmente verso metà giugno anche questo tratto viene riaperto al pubblico.

Hayden Valley e Lamar Valley

Poco dopo l’entrata est del parco il solito crocchio di auto avverte che c’è qualcosa da vedere. Un gruppo di bighorns, le grandi capre di montagna con le corna ricurve circolari, sta scendendo dalle rocce rimanendo tranquillamente in equilibrio su un pendio praticamente perpendicolare, poi attraversa la strada e si porta dall’altro lato della montagna. Bellissimi animali. Da qui si sale verso il Sylvan Pass (2600 metri), per poi ridiscendere verso lo Yellowstone Lake. La foresta attorno al lago sta a poco a poco ricrescendo dopo l’incendio dell’anno scorso. Gli scheletri grigi e violetti degli alberi bruciati conferiscono ai panorami una spettrale spettacolarità.  Sulla strada si incontrano le rapide LeHardy, che vengono chiuse in primavera quando gli orsi vengono qui a pescare le trote, come vediamo nei documentari alla TV di solito girati in Kamchatka o in Alaska. Più avanti c’è Otter Creek, lo stagno delle lontre. Proseguendo ancora, una forte puzza di uova marce avverte che siamo arrivati nella zona del parco dove le emissioni sulfuree sono più forti: Mud Volcano, il vulcano di fango.  Appena entrati c’è Dragon Mouth Spring, una bocca simile a una grande tana che deve il suo nome al cupo rumore proveniente dal sottosuolo. I nomi degli altri punti interessanti di questa zona sono tutto un programma: “black dragon cauldron”, “grizzly fumarole”, “churning cauldron” (il forno), “sulfur cauldron” (punto più acido del parco, pH circa 1.3), “sour lake” (il lago sotterraneo). Tappandosi ogni tanto il naso per resistere alle esalazioni di acido solfidrico e anidride solforosa, il percorso lungo il loop di visita vale davvero la pena.

Il tratto del Grand Loop che va dall’ingresso est verso nord porta a due grandi vallate. La prima che si incontra è Hayden Valley, formata dallo Yellowstone River che qui è ampio e poco profondo e crea vaste praterie erbose dove grandi branchi di bisonti pascolano il libertà.

La Lamar Valley è più avanti, fuori dal Grand Loop in direzione est lungo la Wyoming 212. Le due valli sono i posti migliori del parco per gli avvistamenti di animali. Le ore del mattino sono quelle più favorevoli, quando lupi, orsi e coyote si mettono in movimento alla ricerca di cibo. Facendo tappa a Cody, come me, vuol dire muoversi dalla città almeno alle 5 di mattina per potere arrivare sul posto presto e avere le maggiori probabilità di vedere gli animali. La levataccia è sempre ricompensata, anche se per lupi e orsi è necessario un binocolo o un teleobiettivo potente perché quasi sempre appaiono molto in lontananza, al limitare dei boschi. Vicino alla strada scendono invece i bellissimi pronghorns, l’antilocapra americana dal mantello fulvo striato di bianco. Altre sorprese sono sempre possibili: guardando bene negli anfratti rocciosi abbiamo individuato il nido di un astore a guardia dei piccoli, rapace abbastanza difficile da incontrare. Nella magnifica scenografia della prateria, lungo i tanti corsi d’acqua, grandi branchi di bisonti pascolano pacifici. Scene da “Balla coi lupi” e “Sfida a white buffalo”. Pensare che alla fine del XIX secolo questi magnifici animali erano praticamente estinti, cacciati per le pelli e la carne. Oggi si stima che ce ne siano 4-500.000 tra Canada e Messico.

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