Tutti i colori di Yellowstone

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Cody, la città di Buffalo Bill 

Fa caldo a Cody. Ci saranno almeno 25 gradi e ci si può mettere in maglietta. Non è una città particolarmente cara: il Sunrise Motel, che ho scelto per il pernottamento, è risultato il più conveniente degli alloggi scelti per il viaggio (72 dollari colazione inclusa).

La città si trova a circa 40 miglia di distanza dall’ingresso Est. Un nome un programma: questa è la città del mitico Buffalo Bill, il cui nome vero era William Frederick Cody. Praticamente tutti gli edifici che si affacciano lungo la centrale Bighorn Avenue ricordano il mitico cowboy o la vocazione western della città: Buffalo Bill’s Irma hotel, Buffalo Bill village, The million dollar cowboy bar, etc….

Al grande cacciatore di bisonti è dedicato il “Buffalo Bill Center of the West”, un museo-rievocazione che vale la pena di visitare vincendo la diffidenza: non è affatto un’americanata. Il museo presenta episodi della vita di Buffalo Bill, ma anche scene di vita delle tribù indiane, dei coloni e dei cercatori d’oro che sono arrivati fin qui. In ogni periodo dell’anno sono aperte mostre, rassegne fotografiche, piccoli musei a tema. Ho trovato particolarmente interessante e realistico il Museo Indiano delle pianure, che racconta la storia e la vita degli indiani delle pianure centrali, la loro cultura, le tradizioni, i valori, le storie e i contesti della loro vita.

Malgrado le evidenti concessioni alla modernità, a Cody si respira ancora un’atmosfera da Far West. Per le strade accanto alle auto girano cowboy a cavallo con il classico cappello color panna ad ampie falde. Lungo Sheridan Avenue ci sono saloon con fuori le sbarre per legare i cavalli (fate un giro al Proud Cut saloon se avete tempo). Vecchie diligenze e carrozze di legno sono esposte un po’ dovunque, e chiaramente non mancano finti bisonti (di legno, di ferro battuto, impagliati) e i palchi di cervo e di toro appesi alle pareti dei locali e degli shop.

Cody Nite Rodeo 

Cena all’ottimo ristorante Cassie’s, appena fuori Cody sulla Highway 14. E’ il 1 giugno: oggi inizia la stagione estiva dei rodeo notturni per i quali Cody va famosa. La città si qualifica come “world capital of rodeos”, che in effetti non ci vuole molto visto che il rodeo lo fanno solo qui nel West USA e in qualche area del Sudamerica.

Qui il rodeo lo prendono davvero sul serio. Forse con un po’ di prosopopea la serata parte con l’inno nazionale americano (peraltro negli USA lo suonano in occasione di tutte le manifestazioni pubbliche). Quindi tutti in piedi in silenzio ad ascoltare “The Star-Spangled Banner” cantato da una ragazza in costume da cavallerizza con il classico cappello da cowboy a larghe tese. Appena finito di cantare la ragazza lascia il microfono e si unisce al gruppo delle colleghe che stanno per iniziare la loro esibizione nell’arena. Le cowgirls non fanno in tempo ad entrare nell’arena che il cielo si apre in un acquazzone da diluvio universale, ma le cavallerizze non fanno una piega: continuano a volteggiare sui cavalli dando sfoggio della loro abilità malgrado gli scrosci d’acqua violenti e il vento forte che spazza l’anfiteatro del rodeo.

La serata prosegue con gare di vitelli al lazo, abilità di monta su cavalli bradi, slalom cavalcando tra ostacoli e per finire il clou: il “bull riding”, cioè la monta di tori imbizzarriti per via di una cinghia che gli viene stretta sui testicoli. Vince chi riesce a restare in groppa il più a lungo possibile. Molti dei cowboy che si esibiscono sono professionisti esperti che provengono da tutto il West. In occasione dei grandi “Rodeo stampede” partecipano anche gauchos sudamericani. Brutto affare per un giovane cowboy sbalzato dal toro e calpestato dagli zoccoli dell’animale, che ha dovuto immediatamente essere portato via con l’ambulanza.

Il rodeo è un appuntamento da non mancare durante la visita in questa città.

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