Un’altra Grecia: mare in Calcidica, panorami mozzafiato in Tessaglia e siti archeologici nell’entroterra macedone

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14 agosto: Verso l’antica Aigai

Abbiamo l’appartamento fino a mezzogiorno così facciamo un’ultima visita a Karidi: stamattina ci sono solo alcuni italiani, la spiaggia è semivuota e faccio snorkeling praticamente da sola.

Lasciamo la Calcidica con la consapevolezza di averne visto solo una piccola parte, una Grecia sicuramente diversa dall’immagine più comune che ne ha l’italiano medio, ma che vale la pena vedere prima dell’arrivo del turismo di massa, quello vero.

Poi si parte verso l’entroterra della Macedonia, oggi andiamo a scoprire uno dei siti archeologici fondamentali per la storia di questa regione.

Le strade sono libere fino a Nikiti, uno dei paesi più vivaci della costa occidentale di Sithonia; da qui, in direzione opposta alla nostra, si snoda una coda lunga vari chilometri: ora capisco gli italiani che, nei giorni scorsi, parlavano di eccessivo affollamento in questi paesi (Neos Marmaras in particolare). Troviamo traffico poco prima dell’aeroporto di Salonicco, e continuerà in modo molto disordinato (con sorpassi a destra, auto lentissime nella corsia da 120km/h ecc.) fino ad aver superato la città. Con mio sollievo, tutto torna nella norma e l’autostrada Egnatia Odos (la via Egnatia di epoca romana) è di costruzione recente e molto ampia. I distributori di benzina e le zone di sosta si trovano raramente lungo il tracciato, bisogna quasi sempre uscire. I pedaggi non sono su base chilometrica, ma funzionano all’americana, ogni tanto c’è un casello e si paga la tariffa fissa.

La nostra meta è il Museo delle Tombe Reali di Verghina, dove gli archeologi hanno rinvenuto quella che sarebbe, con ogni probabilità, la tomba del sovrano macedone Filippo II, costruita alla sua morte nel 336 a.C. dal figlio, il leggendario Alessandro Magno.

Usciamo all’altezza di Veria e ci fermiamo per pranzo vicino al lago artificiale pochi chilometri prima di Verghina. Non è un posto turistico, ma abbiamo mangiato tanto, piuttosto bene e speso poco.

Verghìna (identificata con Aigai – pronuncia Ege – antica capitale della Macedonia prima di Pella) oggi è un villaggio carino con bar e negozi di souvenir. Non ci sono folle di turisti, ed è un vero peccato perchè (credo) anche per questo gli scavi archeologici dell’enorme palazzo imperiale e della necropoli sono al momento abbandonati e chiusi al pubblico (è in fase di ultimazione un museo ultramoderno ma al momento della visita era chiuso).

Il Museo delle Tombe Reali (intero 12€) è favoloso; è stato costruito riproducendo il grande tumulo che ricopriva le varie tombe al suo interno, lasciando tombe e templi al loro posto ed esponendo i preziosissimi reperti lungo un percorso ben congegnato. È assolutamente vietato fotografare, ci si può fare un’idea di quello che contiene dal sito ufficiale. Il corredo funerario, identificato come quello di Filippo il Macedone, è talmente ricco ed elaborato da lasciare senza fiato; e la discesa verso l’ingresso delle tombe (cui non si accede per motivi di sicurezza) ha un che di mistico. Oltre a quello Filippo, sono stati rinvenuti tra l’altro anche i corredi (e le tombe) di una delle sue mogli e di un principe molto giovane, probabilmente il figlio di Alessandro Magno. Bellissimi anche gli affreschi di una tomba definita “di Persefone”. La deviazione fino a qui è pienamente giustificata.

In zona non c’è molto altro; si potrebbe visitare il centro storico della vicina Veria, che ha anche qualche museo; noi pigroni abbiamo preferito cenare sulla terrazza con vista del nostro albergo (la più cara del viaggio, a 40€, ma anche la più… deprimente!).

Il nostro albergo per la notte, Ktima Kalaitzi, è sulla cima di una collina, immerso in un vigneto e con una gran bella vista; richiama l’architettura tipica macedone con colori molto vivaci, mentre l’interno è tutto in legno, con pesanti arredi d’epoca e tanti oggetti che farebbero impazzire un collezionista. La prima impressione è ottima, la camera (per 69€) ha anche la vasca idromassaggio; con il passare delle ore l’entusiasmo andrà scemando, per l’atteggiamento quasi scostante di quello che crediamo essere il proprietario.

15 agosto: Meteore

Facciamo colazione con calma e partiamo in direzione Meteore; sono altre 2 ore di strada, in buona parte ancora la Egnatia Odos, ma stavolta il paesaggio è decisamente più interessante: ai lunghi tunnel seguono valli scarsamente abitate e scarsamente alberate e piccoli canyon; villaggi sperduti in festa, con il solito cavallo legato all’ombra di un albero; auto caricate all’inverosimile, e anziani signori che perdono frigoriferi per strada (sì, ci siamo fermati ad aiutare).

Poco prima di mezzogiorno avvistiamo le prime incredibili formazioni rocciose che, milioni di anni fa, sono emerse dall’erosione del fiume Peneo. L’impatto è notevole, e non abbiamo ancora visto niente!

Passiamo da Kastraki per andare direttamente al primo monastero in programma, meno famoso di altri ma vicino al nostro albergo: Agios Nikolaos Anapafsas; è il più in basso dei vari monasteri ancora abitati e visitabili, ma è comunque molto pittoresco e con viste bellissime sulla vallata e il resto delle Meteore. Il monastero si sviluppa tutto in verticale, quasi appeso alla roccia; gli spazi interni sono stretti e, anche se qui i turisti sono meno che altrove, si crea un po’ di confusione.

Poi compiamo un errore: invece di pranzare con un gyros in pochi minuti, ci sediamo in una taverna sulla strada principale; ci abbiamo perso quasi 2 ore preziosissime, visti gli orari ristretti di apertura dei monasteri!

Passiamo a rinfrescarci e depositare le valigie al Doupiani House, uno degli alberghi storici della zona, dove la gentilissima receptionist ci fa trovare la camera con upgrade e ci spiega un po’ come muoverci… ci consegna anche la cartina con gli orari aggiornati, scopro così che quelli che avevo io erano parzialmente sbagliati (ma poi scopriremo che anche quelli sulla cartina lo erano! Forse per Ferragosto monaci e monache hanno deciso di cambiarli?).

Proviamo a salire verso Varlaam e Megalo Metéoro, i due più grandi e più famosi. Dall’esterno sono spettacolari, ma il martedì il secondo è chiuso e Varlaam, affollatissimo, chiude dopo soli 10 minuti (secondo gli orari che avevo io, avrebbe dovuto chiudere alle 18…)! Ci rinunciamo per il momento, la vista esterna è più che soddisfacente. Torneremo eventualmente la mattina successiva.

Andiamo a visitare un monastero femminile, Roussanoù, che è poco più in alto del primo visitato oggi e che è chiuso il mercoledì. È l’unico che mi dà qualche problema di vertigini, in quanto la parte più antica è arroccata sulla punta di una delle colonne rocciose, e per arrivarci ci sono due ponticelli sospesi nel vuoto (in realtà non sono particolarmente alti…è più l’impressione da lontano). Le monache sono piuttosto morbide sull’abbigliamento, la mia gonna lunga è sufficiente per passare. Fanno affari d’oro oggi, ci sono contemporaneamente almeno un gruppo di russi e uno di italiani e in ogni stanza aperta al pubblico vendono qualcosa.  Purtroppo riusciamo a visitare molto poco, l’antica chiesa è intasata dai gruppi e non riusciamo ad entrare ma solo a sbirciare dalla porta.

Proseguiamo poi lungo la strada, perfetta e larga, in direzione dei due monasteri più isolati, Agios Stefanos (femminile) e Agia Triada (maschile). Lungo questo tratto ci sono anche dei viewpoint con viste spettacolari; al momento c’è ancora un sacco di gente ma noi ci fermeremo sia al ritorno che la mattina successiva in compagnia di pochi altri.

Agia Triada sta per chiudere, in ogni caso affrontare la salita sulla scalinata scavata nella roccia con il caldo del pomeriggio ci sembra una fatica inutile; andiamo quindi ad Agios Stefanos, che è alla fine della strada ma è anche quello in cui è più facile entrare (solo un ponticello lo separa dal parcheggio). Ospita anche una scuola femminile, e la monaca all’ingresso è severissima sul decoro (esce dalla biglietteria per scegliere il coprispalle più adatto al clima di oggi sia per me (che ho le spalle leggermente scoperte) che per tutte le altre visitatrici che seguono. Il posto è veramente ben tenuto, la chiesa moderna ha affreschi dai colori vivaci, quella antica è piccola ma spettacolare… il resto è meno pittoresco di quanto mi aspettassi, in compenso la vista verso Kalambaka non è niente male!

Rientriamo in albergo ad ammirare il tramonto dal balcone, in attesa di andare a cena. Siamo indecisi tra un paio di taverne consigliate dalla Lonely, e per toglierci il dubbio chiediamo alla nostra receptionist. Andiamo quindi in centro a Kastraki, parcheggiamo vicino alla chiesa (ce ne sono diverse), scattiamo qualche foto alle case su cui incombono le impressionanti pareti rocciose, e andiamo a vedere se la Taverna Batalogianni ha un posticino per noi. È ancora presto, e ci accomodano sulla terrazza con vista Meteore sul retro del locale. Sarà la cena migliore di tutta la vacanza (antipasto, 2 portate principali, acqua e mezzo litro di retsina locale, tsipouro all’anice, frutta e dolci offerti a 26,50€), con cibo veramente buono, servizio professionale e veloce, nessuna fretta di liberare i tavoli… ci tornerei.

16 agosto: dalle Meteore al Monte Olimpo

La mattina dopo facciamo un’ottima colazione in albergo; abbiamo apprezzato molto la scelta di offrire tutti prodotti locali, c’è anche un’addetta che li illustra ad ogni ospite; si può scegliere se farla all’interno o sulla terrazza.

Poco dopo le 8 stiamo già scattando le prime foto; ci sono solo alcuni fotografi dotati di reflex, e camper di italiani che hanno passato la notte a bordo strada.

Parcheggiamo all’inizio della discesa che porta ad Agia Triada; ci sono solo altre 2 macchine, e calcoliamo di arrivare in cima giusto per l’apertura (alle 9.00). Abbiamo scelto questo e non i 2 più famosi e frequentati perchè è quello più impressionante, più isolato (ci hanno girato anche alcune scene di uno dei film di 007 con Roger Moore). La salita è fattibile, c’è ancora un po’ di aria che aiuta non poco; il monastero è deserto, non vediamo monaci in giro e non ci sono banchetti di souvenir ad ogni angolo… forse anche per questo è il posto che ci piace di più. Le viste che si godono quasi a 360° dalla cima sono da togliere il fiato! Vedere il sistema di corde con cui venivano caricati monaci e merci prima della costruzione della scala…. mi fa chiedere quanto sia stata un’impresa apparentemente impossibile quella di costruirlo!

Usciti da Agia Triada, vediamo già un grande assembramento di pullman auto e camper a Varlaam… decidiamo così di non affrontare altri scalini, ma casomai cercheremo di tornare, in futuro, in un altro periodo dell’anno, per poter vedere anche il resto che questa zona ha da offrire.

Un ultimo appunto: per ogni monastero è previsto un biglietto d’ingresso pari a 3€ e non esistono biglietti cumulativi. Verificate accuratamente orari e giorni di apertura (credevo di averlo fatto!).

Dopo il check-out passiamo velocemente da Kalambaka, la cittadina principale ai piedi delle Meteore dove alloggiano molti dei turisti; diversamente da Kastraki, non conserva quasi nulla di antico (a parte una basilica di epoca bizantina) in quanto fu distrutta dai nazisti e ricostruita successivamente.

Per raggiungere la costa della Pieria, ai piedi del Monte Olimpo, si passa prima dalla città di Trikala e poi da Larissa; nelle periferie di entrambe le cittadine i segni della crisi sono evidentissimi, tante attività chiuse da tempo e molti edifici abbandonati; tutto ciò in netto contrasto con l’autostrada sempre in perfetto ordine, anzi in alcuni tratti sembra appena finita.

Quando mancano una trentina di chilometri a destinazione, mi ostino ad uscire dall’autostrada per fare una sosta in un posto particolare, raccomandato da entrambe le guide: la Valle di Tempe, per la mitologia greca uno dei luoghi favoriti di Apollo e delle Muse, e dove Euridice, la moglie di Orfeo, sarebbe stata morsa da un serpente. La valle è lunga e stretta con dirupi profondi fino a 500 m, scavata dal fiume Peneo; ci fermiamo all’altezza della chiesa in onore di Agia Paraskevi, costruita in una grotta nel XIII sec. Qui abbiamo il primo shock della giornata. Ci sono diverse auto parcheggiate, alcuni ambulanti e venditori di pannocchie, ma non vediamo ancora nulla. Percorriamo il sottopasso e ci ritroviamo in un altro mondo… una vera baraccopoli di souvenir a tema religioso; una cosa stranissima da vedere in questo luogo sperduto. Incrociamo un pope che saluta i venditori, la cosa mi tranquillizza un po’ (pensavo di aver sbagliato posto, nulla di quello che avevo letto accennava a questo), poi vedo il ponte pedonale che attraversa il fiume, e i grandi alberi che vi si affacciano. Allora è il posto giusto! Beh, subito non capisco bene dove sia la chiesa, o la grotta che dovrebbe guarire le malattie agli occhi (umida e stretta), siamo sconcertati dagli edifici fatiscenti e dalle scale in cemento di altra epoca che portano alle acque del fiume. Sembra di essere in una di quelle vecchissime colonie che anni fa, ogni tanto, capitava di vedere in Liguria o sulle nostre montagne. Ci fermiamo per un caffè, non sappiamo veramente come immaginare questo posto in passato (ci sono talmente tanti tavoli e panche da far pensare che, almeno una volta l’anno, venga tantissima gente). Fatico a renderlo a parole, di sicuro le guide non sono complete in merito.

Raggiungiamo poi il castello di Platamonas, un castello crociato affacciato sul mare risalente al 1200 (ingresso 2€ aperto dalle 8:00 alle 15:00), sotto il sole cocente poco prima dell’orario di chiusura. Ci limitiamo a vederlo esternamente, uno sguardo al panorama (molto bello), qualche scatto… per noi abituati ai castelli italiani non è molto e siamo provati dall’esperienza precedente.

Raggiungiamo infine la destinazione della giornata, dove alloggeremo per 2 notti: Leptokarya (Nefeli Apartments), dove avremo il secondo shock di tutto il viaggio. L’appartamento è nuovo e carino, ma è tutto quello che lo circonda ad essere un disastro… e il mio proposito di usarlo solo come base notturna e per qualche ora di relax in spiaggia a fine giornata sarà un mezzo fiasco.

Il paese in sè non è brutto; è solo talmente affollato che non c’è posto per la nostra Micra se non ad una certa distanza.

Quasi nessuno parla inglese (nemmeno di base), i tantissimi villeggianti vengono dai Balcani e hanno abitudini… che non vedevo dagli anni ‘80 (e scarso rispetto per l’ambiente, visto quello che abbandonavano sul bagnasciuga). I beach bar che, in cambio di una consumazione, offrono lettini ed ombrellone, hanno prezzi risibili per i nostri standard, però la spiaggia è di ghiaia e l’acqua non comparabile a quella dei giorni precedenti.

Il mio progetto iniziale di alloggiare in un villaggio tipico dell’entroterra era decisamente migliore!

17 agosto: Dion, ai piedi dell’Olimpo

Per ragioni di salute abbiamo rinunciato al trekking sull’Olimpo, ma ci sarebbero stati anche sentieri per principianti. Di prima mattina prendiamo comunque la nostra Micra e andiamo a visitare l’antica città di Dion, luogo sacro per greci e macedoni anche durante il dominio romano, fino alla sua distruzione durante un terremoto in epoca antica.

Il villaggio sorge in una posizione molto bella dal punto di vista paesaggistico, le viste sull’Olimpo sono favolose, ma anche qui si vede la crisi, con alberghi chiusi e abbandonati.

Andiamo prima al sito archeologico (aperto tutti i giorni 8 – 20; ingresso 8€ da pag. Fb), che è un grandissimo parco semideserto, in cui la manutenzione è praticamente inesistente. Intere aree sono invase da erba e piante e, se in alcuni casi può essere considerato affascinante, in altri sta distruggendo i reperti. Vi si trovano vari santuari (a Demetra, a Zeus, a Iside – la dea egizia era venerata anche da greci e romani), alcuni teatri di diverse epoche, una basilica paleocristiana, ma anche tracce della città, con strade in buone condizioni (in alcuni tratti il lastricato sembra ancora sollevato dal terremoto), latrine, una villa di epoca romana (la Villa di Dioniso); bellissime le antiche terme, mantenute in condizioni decisamente migliori di altre aree. Arrivati all’altare di Zeus (e al suo grande tempio), dove anche Alessandro Magno fece sacrifici prima di partire per la sua campagna contro l’impero Persiano, restiamo colpiti da… nulla, perchè non si vede quasi niente (vero che fu in parte distrutto dai romani, ma quello che ne resta è sepolto nell’erba).

Un po’ confusi dal luogo (è bellissimo ma rattrista vederne lo stato di semiabbandono) andiamo al Museo, che si trova nel paese moderno, e in cui si vedono i reperti originali ritrovati nel sito archeologico (le statue nei santuari sono copie). Il biglietto comprende l’ingresso anche qui e alla vicina Galleria, dove si trova il magnifico ed enorme mosaico di Dioniso (staccato dal pavimento della villa). Il mosaico e buona parte dei reperti del museo sono stati esposti nel 2016 a New York, in una mostra organizzata dalla Fondazione Onassis (molto interessante il video che si può vedere in galleria, anche per le tecniche utilizzate per il distacco del mosaico e il trasporto dello stesso oltreoceano). Il museo (pieno di personale nullafacente… triste confronto con la mancanza di manutentori nel sito archeologico) è piuttosto grande, anche se non particolarmente moderno è ricco di reperti interessanti (non al livello di quello di Salonicco, però va assolutamente visto per completare la visita a Dion). La nuovissima Galleria è stata costruita appositamente per vedere il mosaico di Dioniso in tutto il suo splendore: si entra su un ballatoio che ne permette la vista completa dall’alto, ma pochi ci entrano, visto che dall’esterno o dal museo non è quasi indicata!

Pranziamo in una taverna di fronte al museo, serviti dalla nipotina della padrona (non credo avesse più di 8-10 anni!), poi rientriamo a Leptokarya per passare qualche altra ora in spiaggia.

La difficoltà nel trovare parcheggio (ancor peggio del giorno precedente) ci fa di nuovo desistere dall’andare a cena a Litochoro, principale villaggio tipico della zona.

Nella prossima pagina: Salonicco

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Ci sono 4 commenti su “Un’altra Grecia: mare in Calcidica, panorami mozzafiato in Tessaglia e siti archeologici nell’entroterra macedone

  1. Ero curiosa di leggere il tuo diario! Come sai Calcidica e Meteore sono nella mia wishlist.
    Speriamo che la Calcidica non venga troppo rovinata dal turismo di massa e che in bassa o media stagione i posti siano più vivibili.

  2. Credo che la crisi abbia un po’ rallentato il processo; in Sithonia, per lo meno dove siamo stati noi, non ci sono ancora molti posti letto (e i pochi edifici in costruzione erano fermi da tempo).
    A parte la spiaggia di Lagonisi e Orange Beach, il resto è ancora assolutamente vivibile… Karidi è incasinata ma abbiamo trovato sempre posto, quindi penso che il resto dell’anno sia anche meglio; l’unica è che provi Sam e poi ci dici ;)

  3. Bello, letto d’un fiato, traspare la passione per la storia di quei posti e le esaurienti informazioni che dai sono un valore aggiunto. Niente commenti sulle foto perché me le guarderò con calma una a una, la sbirciatina data prima di ogni pagina me le fa immaginare come un eccellente completamento del diario. Complimenti.

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