Spiti Valley

Himachal Pradesh – Spiti Valley 

In India stavolta non per relax marino, ma piuttosto per fare il pieno di adrenalina e magari incontrare una guru indiana vestita di arancione, meglio se gnocca e con le gambe all’insù in posizione di meditazione, dispensatrice di gioia e felicità che mi sappia indicare la via maestra da seguire. Tornare nella catena montuosa dell’Himalaya, dimora spero senza neve, significa anche incamerare una dose di vitamine mentali, un po’ mistiche quanto surreali che verranno utili per affrontare i prossimi uggiosi mesi invernali.

Hindustan Tibet Road  fa parte del circuito Spiti Valley ed è conosciuta anche come la Via della Seta. Il percorso inizia poco dopo la città di Ambala e per la maggior parte attraversa la valle di Kinnaur lungo la riva del fiume Satluj per entrare alla fine nel Tibet a Shipki La Pass. E’ considerato uno dei percorsi più suggestivi al mondo ed in realtà è per questo che sono qui, spinto dalla curiosità di verificare se è tutto oro quello che luccica o se al contrario sono esagerazioni o mere dicerie tibet-indiane. L’itinerario da Shimla a Shipki La Pass sul confine indiano-tibetano è quello inverso che i protagonisti di “Sette anni in Tibet” hanno effettuato per arrivare in India, direi che in prospettiva è un buon viatico.

Questo singolare viaggio ha la città di Chandigarh (Punjab) il punto di partenza e arrivo per un totale di circa 2100 chilometri. Si svolge essenzialmente nei luoghi più remoti nel lato settentrionale dello stato di Himachal Pradesh, con una breve divagazione sul tema nel Kashmir.

New Delhi – Chandigarh, breve volo con Jet Airways per sbarcare alla base del circuito dove è previsto l’incontro con la bestia, una bella motocicletta, una Royal Enfield bella… si fa per dire, comunque affidabile e diciamo di un certo fascino.

La città meno indiana dell’India non mi è nuova, mi ricorda una gita dal mio punto di vista fuori dall’ordinario di qualche anno addietro, chi volesse saperne di più può seguire il link.

Ladakh Il Piccolo Tibet

Chardigarh – Shimla – Narkanda Km 180

Preso contatto con la mia compagna di viaggio è il momento di partire per una tappa di avvicinamento che richiede oltre sei ore per giungere a Shimla in quota 2300 metri. Capitale dello stato Himachal Pradesh è una delle mete estive preferite dai turisti indiani, noi non siamo qui per fare shopping, visite guidate o quant’altro possa offrire la città a dei viaggiatori di passaggio, sostiamo soltanto brevemente per i rifornimenti e ripartiamo.

Il paesaggio inizia a farsi interessante, accompagnati a tratti da nuvole bianconere finalmente assaporiamo l’odore di Himalaya. Arriviamo nel villaggio di Narkanda (2750 mslm) ma l’hotel dove trascorreremo la notte si trova ancora più avanti sulla cima più alta. Per raggiungerlo è necessario prendere una strada asfaltata un po’ sconnessa e stretttissima che in sei chilometri porta dapprima a Hatu Temple e successivamente a Hatu Peak (3400 mslm). Da qui si gode di un discreto panorama sulla catena montuosa parzialmente imbiancata.

Narkanda – Sangla Km 210

In direzione del distretto tribale di Kinnaur, oggi prevediamo di raggiungere Karcham per poi deviare verso Sangla Valley.

Discesa con a fianco un indiavolato fiume Sutlej e da Hatu Peak arriviamo a Rampur oltrepassando i classici villaggi di strada un po’ squallidi e sempre rumorosi. Abbandoniamo la Hindustan road per una variante di valico un po’ più impegnativa, tanto per rendere meno monotono il tragitto. Stiamo correndo su un percorso di montagna punteggiato qua e là da numerosi templi, purtroppo non abbiamo tempo da dedicare alle visite culturali. Nei pressi di Bashahr svoltiamo per una scorciatoia a sorpresa che fiancheggia la montagna. Dopo poco tempo raggiungiamo una jeep che fa di tutto per non farsi superare fino al villaggio di Kurgo e infine a Sarahan rientriamo di nuovo sulla Hindustan road. 

Siamo a Karcham, niente di particolare per i miei occhi, nota più che altro per la sua centrale idroelettrica. Percorriamo diciotto chilometri di strada con da un lato alte montagne e dall’altro la gola profonda dove scorre il Baspa, un imponente corso d’acqua assai agitato. Sangla si trova a circa 2900 metri in una valle stupenda, campi di zafferano, frutteti e prati verdi fanno da cornice alle vette himalayane.

In paese ci sono negozi, un mercato, piccoli ristoranti e qualche albergo. Le rive del fiume sono disseminate di campeggi, ci accomodiamo in uno di questi dove per la cena è stato acceso un grande fuoco sotto un cielo stellato da far invidia a uno zaffiro.

Sangla Valley – Chitkul

Per godere appieno di questa meraviglia il giorno successivo inforchiamo le Enfield per una escursione da Sangla verso il minuscolo villaggio di Chitkul, ultimo avamposto indiano prima del confine con il Tibet. Venticinque chilometri che si snodano sul filo del rasoio della montagna, un bordo stretto in parte asfaltato e quando non sconnesso liscio come un uovo. Dal villaggio si gode di una bella visuale sul distretto di Kinnaur

Quando le condizioni meteo lo permettono, si può arrivare facilmente a Chitkul con un servizio di taxi jeep locale. 

Sangla – Khab – Nako Km 170

Partenza al mattino presto, pochi chilometri a ritroso e siamo al bivio di Karcham, adesso si tratta di arrampicarsi fino a Spello. Nulla a che vedere con il borgo in provincia di Perugia, è comunque per noi un traguardo importante poiché c’è un posto di polizia che controlla i documenti, infatti occorre un lasciapassare per andare oltre. Poco dopo incontriamo i Pooh, non la rinomata band, ma una famosa sassaiola che al nostro passaggio suona a modo suo un concerto.

Manca poco al passaggio di “Sette anni in Tibet“, ma arrivare a Shipki La Pass è storia diversa, ciò che era nell’immaginario resta tale, in realtà come da programma dobbiamo svoltare verso nord poiché dopo Khab e prima di arrivare al confine vero e proprio con il Tibet c’è una zona cuscinetto militarizzata e interdetta. Entriamo in un lungo tunnel scavato nella roccia e quindi subito dopo attraversiamo il ponte sulla confluenza dei fiumi Sutlej e Spiti che da questo momento in poi seguiremo nel suo corso fino a Nako, uno sperduto villaggio da cartolina incastonato sulle rive di un piccolo lago a quota 3700 mslm. 

Nako – Tabo – Kaza Km 130

Partenza di levata per Kaza, ma prima dobbiamo superare Malling un breve quanto infame tratto molto temuto da tutti i viaggiatori. A questo proposito c’è un detto himalayano che recita pressappoco così: “Il tuo cuore dovrà essere libero da qualsiasi cosa prima di attraversare questa strada nel periodo del monsone”, perfetto siamo a posto. Dopo Nako iniziano le danze, la pista definirla disastrata non rende bene l’idea, tutto è frantumato, uno dei tanti simpatici cartelli stradali ci avverte: ” Darling I want you but not so fast”. Procedo lentamente ma non più di tanto perché non posso certo restare in mezzo al guado, «Tesoro un cavolo non c’è problema» — rifletto fra me e me nel mentre navigo a zig zag in un fiume d’acqua che arriva da sopra e si getta di sotto nel burrone. 

Procediamo attraverso i varchi che i bulldozer hanno aperto su frane da far paura, intanto con la coda dell’occhio vedo di lato nel precipizio che si formano vere e proprie cascate che pare di essere a quelle delle Marmore. A ogni passaggio si forma una piccola colonna di mezzi che a turno si avviano a superare gli ostacoli. Quasi due ore per fare sette chilometri, naturalmente bisogna considerare che c’è sempre l’indiano che fa l’indiano e si pianta nel mezzo bloccando tutti gli altri. Allora giù i soccorsi, tra il serio e il faceto c’è chi spinge, chi suona il clacson, chi bestemmia, chi traina, persone che camminano lungo la strada e chi cerca di fare una improbabile riparazione. Superato il cosiddetto muro avanziamo in una insidiosa discesa che rapidamente piomba sul paese di Chango. Poco più in là un cartello con scritto “Welcome to Spiti Valley” ci avverte che abbiamo ormai alle spalle la regione di Kinnaur. A Sumdo dobbiamo mostrare i documenti al posto di polizia e registrare il passaggio.

Spiti Valley

Prossima fermata a Tabo, dove facciamo una pausa per qualche cosa che che somiglia a un panino. Dovremmo visitare l’antico monastero, si tratta del complesso buddista più importante fuori dal Tibet, ma a causa delle circostanze non vedo, non sento e non parlo. Al risveglio partiamo per l’ultima sezione della giornata, ancora cinquanta chilometri lungo il fiume Spiti prima di arrivare a Kaza.

Kaza

E’ il capoluogo della Spiti Valley, una città che offre tutti i comfort necessari per restare un paio di notti in santa pace, questa volta in albergo con wifi inclusa. “Una splendida giornata, stravissuta non importa se è finita”, mi collego in rete e faccio girare il disco finché non cado nelle braccia di Morfeo.

Oggi dobbiamo visitare due attrazioni, il Key e il Komic Gompa.

Usciamo da Kaza e poco dopo al bivio procediamo verso  Hikkim e quindi Komic. La distanza è relativamente breve, solo venti chilometri e manco a dirlo il tracciato è

prevalentemente sterrato e in ripida salita fino a 4500 mslm.

Questo villaggio si trova nella parte più sconosciuta della trans -himalayana ed è noto per essere il centro abitato più in quota dell’Asia e forse del mondo raggiungibile tramite una rotabile. A Kaza c’è un servizio taxi che scarrozza su e giù turisti più che altro indiani, immagino in cerca di una famosa grappa oppure più semplicemente per lasciare la classica preghiera vicino al monastero di TangyudRepentino cambiamento delle condizioni atmosferiche, siamo a corto di ossigeno e piove acqua che ci si potrebbe fare una granita, servirebbe un bicchierino giusto per scaldare il motore, una dose aggiuntiva di potenza… altro che “After whisky driving risky”, ce ne sono talmente tanti di questi cartelli monitori che mi sa che qui siano tutti “brihai”ubriachi. La verità è che questi avvertimenti sono diretti ai turisti di città che quando salgono fin quassù gli piglia un accidente, penso dal freddo e allora si danno al “ponce”. Sara così?

Ponce

E’ una bevanda alcolica inventata a Livorno nel 1800 e tutt’ora servita in qualsiasi bar. La composizione standard è base di “Rumme”, Rum, caffè basso o come dicono altri ristretto, caramello aromatico, zucchero e una scorza di limone, scaldato a vapore e bevuto bollente è come ingoiare un calorifero. Per quanto mi riguarda, siccome sono quasi astemio, preferisco la Torpedine che sarebbe la variante rinforzata del ponce con aggiunta di un cucchiaino di peperoncino tritato fine come un orpello.

Frattanto ho indossato una specie di tuta anti pioggia, inverto la marcia e via giù per la discesa a tutta birra, voglio dire piano piano, si sa che la birra è poco alcolica. Adesso la stradina si presenta fangosa uguale a scivolosa, situazione a dir poco imbarazzante per chi non è dotato di 4×4 o gomme tassellate, metto le ruote nei solchi segnati dalle jeep e se Dio vuole arrivo a una quota più bassa dove non è caduta una goccia d’acqua. E’ allora conveniente tramite una deviazione fare ancora qualche chilometro  per visitare il Key 

Gompa

C’è un po’ di luce e si respira meglio, ma ormai sono un ghiacciolo. Suggestivo il monastero sul cucuzzolo della montagna, lo osservo dall’alto a debita distanza, scatto qualche foto e torno in albergo. Non hanno il ponce livornese, quasi quasi mi fermo qui e apro una Startup, “P&T Ponce e Torpedine Impex”. Più export che import, cosicché sarà più facile ottenere finanziamenti a sfondo sperduto per diffondere le sane bevande in questa parte del mondo e chissà in seguito in tutto il continente. Certo che cavolata… ma mica tanto, consideriamo che il prodotto con questo freddo può essere consumato tutto l’anno, però bisognerebbe prima di tutto fare un test per verificarne il gradimento. Per ora ripiego su una mistura di tè con whisky bollito a mo’ di tisana, un brucia budella che non è il massimo per scongelare.

Kaza – Kunzum La Pass – Chandra Taal Lake – Killar Km 300

Cielo terso e temperatura gradevole, caricate le carabattole sulla moto ci mettiamo in marcia per raggiungere un lago in alta quota e successivamente Killar. La parte più emozionante di oggi è rappresentata dalla conquista del Kunzum Pass (4590 mslm) il più alto di Spiti Valley, poco noto ai bikers e sconosciuto alla maggior parte dei viaggiatori.

La strada è classificata a ragione come una delle più spettacolari, ciò non significa che sia difficile. Iniziamo l’ascesa molto aperta e veloce con passaggi su gole profonde, con la sola attenzione al fondo ghiaioso che richiede una guida moderata. Il paesaggio quasi desertico si presta a sensazioni di grandezza molto simili a quelle provate nel Ladakh. In cima nello spiazzo c’è pochissima gente, la visuale è straordinaria su tutta la vallata e sul ghiacciaio Sigri, il più ampio dell’Asia e secondo al mondo. Nel punto più alto si trova lo Stupa circondato da bandiere e preghiere buddiste.

La tradizione vuole che il viaggiatore una volta giunto qui debba girare a piedi attorno al tempio, il che equivarrebbe a una benedizione, insomma una specie di assicurazione per un proseguimento tranquillo su questa rotta, ed è quello che abbiamo fatto. Stop and go fra rocce e i soliti bulldozer, stiamo andando  a vedere Chandra Taalun posto fuori dal mondo a 4300 metri di altitudine.

Tornati sui nostri passi arriviamo a Jabber Point dove c’è il bivio che attraverso il Rohtang Pass conduce alla notissima Manali – Leh. 

Info

Toh, chi non si rivede: Rohtang Pass e Manali

Il paesaggio muta da roccioso a verde, tanto verde che il valico il più incasinato dell’India che connette la valle di Kullo con quelle di Lahaul Spiti a causa dell’infinito flusso di mezzi che effettivamente causano molti problemi di inquinamento ha da un paio di anni un accesso limitato, ma soltanto per chi proviene da Manali. Due sono Il permessi rilasciati, quello di viaggio senza nessuna limitazione e quello turistico valido solo un giorno per un massimo di 800 veicoli, quest’ultimo serve ai turisti che giornalmente fanno la spola da Manali a Rhotang e viceversa, ambedue si ottengono a pagamento seguendo una procedura online o mettendosi in fila sul posto. 

Nel nostro caso che proveniamo dalla Spiti Valley non sarebbe necessario fare alcunché, non perché abbiamo un bollino speciale ma piuttosto perché il numero di veicoli che provengono da questo lato sono pochi e quindi secondo il governatorato ininfluenti. Come sappiamo le difficoltà di varcare il Rothang Pass (3900 mslm) sono due, quella relativa al meteo sempre imprevedibile che può cambiare in un attimo e il traffico bestiale. 

Da sapere

Manali è una cittadina molto popolare che attrae un grande numero di viaggiatori sia per il celebre itinerario verso Leh, quanto perché nel periodo estivo è meta di migliaia di turisti in cerca di frescura. Mall Road è la via principale dove si trovano tutte le strutture turistiche di un certo livello e diciamo pure che offre un po’ di vita mondana. In questa via ci sono anche diverse agenzie che offrono un po’ di tutto, dalle escursioni guidate, al parapendio, gite in mongolfiera e naturalmente il contestato giro andata e ritorno a Rothang Pass. Invece per respirare l’aria di un villaggio indiano di montagna bisogna uscire da questa strada e dirigesi a Old Manali dove peraltro tutto costa un terzo. Nella città vecchia e specialmente nei numerosi caffè e ristoranti si incontrano una varietà di viaggiatori che provengono da ogni parte del mondo, avventurieri zaino in spalla e altrettanti motociclisti che quasi come gli alpinisti intenti nel preparare una difficile ascesa si scambiano informazioni utili sullo stato delle strade. 

Noi da Jabber Point salutiamo a distanza Rohtang e riprendiamo la rotta verso Killar, il paese più a nord dello stato Himachal Pradesh al confine con il Kashmir. Sulla carta ci stiamo avvicinando al punto più cruciale e atteso del viaggio. Lo scenario non si discosta molto da quello del giorno precedente, con la differenza che la pista a partire da Keylong via via si fa sempre più stretta e che le “fiumare” da attraversare sono più numerose. Si dice che la strada Keylong – Killar -Kishtwar sia una delle più spaventose quanto emozionanti al mondo. L’acqua viene giù che è un piacere inondando la strada, Il pericolo più che altro è determinato dal fatto che senza preavviso arrivi una frana, questo è il solo pensiero negativo che mi accompagna.

Siamo giunti a Killar, un agglomerato di piccoli villaggi situati a circa 2800 mslm in una gola profonda del fiume Chenab, qui troviamo diversi negozietti e alcune guesthouse dove in una di queste prendiamo alloggio.

Killar – Kishtwar Km 120

Varchiamo il confine dello stato Himachal Pradedsh ed entriamo nel Kashmir, in realtà è questa la parte più enfatizzata quanto dicasi pericolosa. C’è da dire che la mulattiera lunga 120 Km è percorsa in entrambi i sensi di marcia anche dalle auto ed è anche il principale accesso al campo base di Kishtwar Kailash una vetta alta 6450 metri.  tuttavia è da evitare di avventurarsi con il buio o con il maltempo e in particolare quando c’è vento. Oggi il meteo è assolutamente favorevole, una bella giornata soleggiata e se con una moto è sufficiente stare più o meno addossati al costone della montagna, con una vettura tutto sarebbe più difficile, non fosse altro perché non è raro che un mezzo a quattro ruote debba tornare indietro per chilometri fino a un posto valido di scambio. Intanto a un certo punto mi accosto di lato e lascio passare una jeep, vedranno loro come fare.

Vista impagabile sul fondo valle, ma non bisogna soffrire di vertigini, procediamo con estrema cautela su questa scogliera scavata sulla faccia della montagna. Superata una certa timidezza iniziale e oltrepassati alcuni punti da brivido la via diventa  sempre più amichevole e lentamente scendiamo di quota fino ad arrivare alla cittadina di Kishtwar, capitale dello zaffiro e dello zafferano. Noi ci resta che fare un giro alla ricerca dell’oro giallo e prepararsi alla tornata finale. Non concordo con quelli che inseriscono questo tragitto nella speciale classifica delle “strade più pericolose del mondo”. Nutro qualche dubbio che si possa annoverare in questa categoria per il solo fatto che ci transita qualche matto con una jeep e qualche branco di pecore. Calma… con una moto o con un mulo si può fare benissimo, una bella mulattiera che fa storia a parte, ecco proporrò al ministero indiano delle strade rotte di spostarla in questa più logica sezione.

 

Kishtwar – Nurpur Km 300

Giornata piena di avvicinamento sulla via del rientro, fa già molto caldo, arriviamo nel tardo pomeriggio in questo dormitorio appiccicoso e brulicante di gente chiamato Nurpur. Il giorno successivo consegneremo i mezzi a Chardigarh e ci avvieremo verso casa. A proposito della Guro… mica trovata, tutti baffoni, d’altronde è risaputo che salvo poche eccezioni le guide spirituali induiste sono tutte di sesso maschile. 

 

 






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