Patagonia Australe in settembre: è possibile?

Dal 16.09   al   03.10.2017

Premessa:

Questo diario spero risponda alle molte domande che si pongono tutti quelli che vogliono visitare la Patagonia in settembre e non hanno traccia di notizie nei vari diari pubblicati. La mancanza di notizie è confermato dalla totale assenza di italiani in questo periodo da me rilevato.

16 settembre

Volo AirFrance (mediocre) 470euro che atterra su Santiago dopo aver fatto scalo a Parigi e Lima. La scelta di volare su Santiago è dovuto alla estrema economicità del volo rispetto a Buenos Aires che costava più del doppio.

17 settembre

All’arrivo all’aeroporto di Santiago, nell’area arrival, noto la presenza di una miriade di uomini di colore che stanno lì per ripararsi dal freddo avendo la sensazione di stare nel più brutto aeroporto che abbia mai visto.

Passo la notte lì per attendere il volo su Punta Arenas con la compagnia SkyAirline. Da qui attendo il bus Bus.sur (biglietto acquistato su internet) che mi porta a Puerto Natales nel pomeriggio.

Arrivo in questa città grigia, ventosa, piena di cani randagi e mi metto alla ricerca di un ostello barato nei dintorni del centro. Il destino mi porta al Sant’Agustin gestito da 3 sorelle che mi sembra il migliore dopo aver valutato altri anche più blasonati. Dovuto al periodo di bassa stagione mi danno una singola al prezzo del dormitorio 8000$ (prezzo più basso in assoluto). Recatomi in centro, vado a ritirare i soldi all’ATM e faccio anche un po’ di spesa al supermercato. Comincio ad accorgermi che i prezzi sono molto alti anche maggiori di quelli italiani.

Non c’è tanto da vedere in giro se non il corso principale a degli stand di gastronomia in occasione della festa nazionale.

18 settembre

Di mattino presto mi reco al terminal per prendere il bus che porta a Torres del Paine 15000$ a/r (Bus Gomez o MariaJosè, stessi prezzi stessi orari). Appena ci mettiamo in viaggio l’ansia aumenta per la preoccupazione di trovare cattivo tempo dato il periodo per cui guardo sempre l’orizzonte per cercare di capire come sarà il tempo e con molta sorpresa vedo che più ci avviciniamo al parco e più limpida diventa la giornata….che sospiro di sollievo!

Si arriva a Laguna Amarga dove si scende e si paga l’entrata 11000$ (bassa stagione) e poi si prende un micro per il transfer fino all’Hotel Las Torres (3000$).

Da qui comincia il sentiero per base Torres in una giornata bella e soleggiata. La prima parte è dura perché tutta in salita ma poi si scende fino al Rifugio Cileno. Purtroppo a questo punto mi devo fermare perché per arrivare fino al Mirador base Torres occorrono altre 2 ore per cui non facendo in tempo a riprendere il bus delle 14.30 (unico orario) devo, con molta delusione, tornare indietro.

Lungo la strada del ritorno molti mi chiedono il perché del regreso, ma io a testa bassa vado avanti.

Specifico che l’orario per il ritorno a P.N. è solo alle 14.30 fino al 19 settembre e poi viene attivata la seconda corsa alle 19.45, quindi capite che per 2 giorni ho dovuto rinunciare ad arrivare a base Torres, che tra l’altro era innevato, quindi ancora più bello.

19 settembre

Riprendo di mattina il bus Gomez per il parco, ma questa volta scendo a Pudeto per prendere il catamarano 28000$ a/r. Il mio programma era quello di trovare un posto al rifugio Paine Grande ma non avendo una prenotazione ero un po’ in ansia di non trovarlo. Sul catamarano parlo con uno dello staff che gentilmente contatta il rifugio tramite una trasmittente per sapere se c’era posto e dopo aver ricevuto l’ok mi tranquillizzo, altrimenti sarei tornato indietro. Sbarchiamo e mi trasferisco al rifugio Paine Grande dove prendo posto per dormire 33000$.

Lascio lo zaino e mi metto subito in marcia perché voglio arrivare al mirador Grey prima, e poi fino al glaciar Grey. Anche oggi è una bella giornata e non c’è bisogno di mettere neanche la giacca perché ci si scalda facendo attività fisica. Oggi mi sento libero dagli orari dei bus perché alloggerò al Paine Grande e posso vivere a pieno tutta la giornata.

Il mio entusiasmo aumenta sempre di più a mano a mano che si sale fino ad arrivare al primo mirador da dove si comincia a vede il lago, ma il cammino è solo all’inizio infatti quando arrivo al mirador Grey è tutto uno spettacolo con gli iceberg color turchese che galleggiano sull’acqua e un arcobaleno che fa da sfondo.

Sulla roccia piatta del mirador c’è una famiglia intera che sta mangiando un panino e dopo aver fatto il punto della situazione sulla mappa con loro, riprendo il cammino mentre loro tornano indietro perché hanno il bus: che peccato.

Per arrivare al Glaciar Grey mancano ancora 1,5 ore di cammino, ma non immagino ancora che cosa mi aspetta. Durante l’avvicinamento incontro persone che stanno tornando dal glaciar e che mi incitano ad andare avanti garantendomi che ne sarebbe valsa la pena. Arrivo al rifugio Grey ancora chiuso e dopo 10’ giungo al glaciar Grey che mi si presenta davanti come uno spettacolo unico. Sul fondo compare il ghiacciaio formato da un muro alto di ghiaccio che galleggia sul lago dove vi è la presenza di vari iceberg. Alcuni bambini vanno a staccarne dei pezzi di ghiaccio e me ne offrono da mangiare, accetto con qualche dubbio ma poi tutto ok.

Faccio delle foto, mi riposo un po’ e mi rimetto in marcia per tornare indietro perché siamo nel pomeriggio inoltrato. Prima di andar via mi giro varie volte a voler fissare e scolpire le immagini che ho davanti del glaciar Grey e il suo lago nella mia mente.

Arrivo al refugio Paine Grande verso il pomeriggio tardi col vento che si fa sentire; mi metto comodo sulla poltrona, bevo un thè e chiacchiero col gli altri di varie cose. Passo la notte in camere compartita dentro il sacco a pelo.

20 settembre

Arriva il mattino e non vedo l’ora di ritornare sui sentieri che mi porteranno al mirador Britannico. Dopo colazione mi metto subito in cammino attraversando il primo tratto tutto in piano di 2 ore che porta al Campamento Italiano. Qui trovo dei ragazzi che stanno togliendo la tenda dopo aver passato la notte lì. Da questo punto si può andare verso Los Cuernos a destra o salire a sinistra verso la Val Frances. Io non ho dubbi sulla scelta ma gli altri ragazzi dopo avermi consultato mollano. Il primo tratto è tutto in salita e bisogna rocciare per salire. Di lato c’è una grande montagna piena di neve da cui partono dei gran boati originati dalle numerose valanghe che si staccano. La fortuna ha voluto che nel versante di fronte a me si è originata una slavina che ho potuto guardare indiretta: uno spettacolo della natura!

Continuo a salire fino ad arrivare al mirador Frances dove è doveroso fare una piccola siesta e ammirare quello che ti circonda. Non resto molto qui perché so che quello che viene dopo sarà molto più interessante.

La strada è ancora lunga e in salita, ma ad un certo punto incontro un ragazzo che mi dice che manca solo mezz’ora all’arrivo. Mi rincuoro e via si riparte.

Ad un tratto esco fuori dal bosco e mi trovo davanti un campo di rocce bianche, solo due pezzi di legno delineano l’orientamento da seguire con molte incertezze. Continuo ad andare avanti e dopo l’ultimo pezzo in ripida salita arrivo al mirador Britannico. Qui trovo dei ragazzi svedesi e dopo aver fatto delle foto e ammirato il panorama torniamo indietro a scendere. Oggi non posso fare tardi perché alle 18.30 ho il catamarano che ci condurrà a Pudeto. Il cammino di ritorno passa velocemente perché quasi tutto in discesa e dopo esser arrivato al Campamento Italiano, con 2 ore arrivo al rifugio Paine insieme ad un altro ragazzo cileno con cui condivido l’ultimo pezzo di strada.

Al ritorno al rifugio ho tutto il tempo per un thè e per chiacchierare con tutti gli altri che aspettano l’imbarco. Arrivato il catamarano, saliamo a bordo e dopo 20-30’ siamo a Pudeto accompagnati da un tempo che si è messo sul brutto. Sbarcati troviamo i vari bus che ci aspettano per rientrare a Puerto Natales. Per arrivare all’ostello percorro sempre la stessa strada, ma questa volta faccio un brutto incontro coi soliti cani randagi che mi circondano come se mi volessero attaccare. Ero pronto a difendermi con il sacco a pelo che portavo in una mano, ma dopo un po’ i cani si sono allontanati. Alloggio sempre al Sant Agustin dove ho una stanza tutta per me e mi rendo conto di essere l’unico turista.

21 settembre

Lascio di mattino presto Puerto Natales per trasferirmi a El Calafate in cui arrivo a mezzogiorno. Trovo un alloggio a Las Carretas abbastanza vicino al terminal e proprio all’inizio della via principale per 150AR. Condivido la stanza con un ragazzo argentino che fa lo scalatore e proprio in quel momento mi dice che sta andando al ghiacciaio con l’autostop, non vado con lui perché il mio programma è quello di andare l’indomani. Faccio un giro per El Calafate in un calda giornata; tento di prelevare i soldi al ATM ma sul display leggo che mi saranno addebitati 104AR$ per cui desisto. Allora vado alla Cambio Facile ma anche lì non è molto vantaggioso per via del valore di cambio, ma sono costretto ad accettare. La giornata passa tranquillamente passeggiando per le strade di questa cittadina carina e faccio un allungo fin sulla sponda del lago argentino.

Prima di tornare in ostello faccio la spesa e compro una bottiglia di vino che condividerò più tardi con il mio amico di stanza cenando insieme. Intanto lui lava i piatti e io torno dentro per una doccia calda. Mentre vado a letto lui mi avvisa di aver ricevuto un invito galante da una ragazza e tornerà al mattino presto.

22 settembre

Dal terminal partono vari bus al mattino 9.30 per il Perito Moreno. Io scelgo quello che ha orari intermedi per il ritorno in modo da essere in orario per partire per El Chalten nel pomeriggio.

Arrivati al Parco Glaciar Perito Moreno, sale sul bus un ragazzo che dopo averti chiesto la nazionalità ti dice il ticket da pagare che è 500AR$ per stranieri. Ripartiamo e arriviamo all’entrata da cui si può acquistare il ticket (500AR) per fare il giro in barca che ti porta di fronte al ghiacciaio o seguire la passerella lunghissima in legno da cui si può ammirare il ghiacciaio in molteplici angolazioni (sconsiglio il giro in barca, è solo per turisti….).

La vista è meravigliosa in una bella giornata di sole e ho l’opportunità di ammirare dai vari mirador tutta la maestosità che ho di fronte. Naturalmente tutti aspettano le cadute di pezzi di ghiaccio in acqua che produce uno spettacolo sensazionale. Ho potuto assistere tra le varie cadute a quella di un blocco che si è staccato cadendo non in verticale ma obliquo proprio poco prima di andar via: spettacolo unico.

Ritorno a El Calafate e attendo al terminal l’arrivo del bus Chalten Travel 450AR$ che parte alle 18.00 per El Chalten.

Arrivati intorno alle 21, percorro il corso principale semibuio e dopo qualche tentennamento arrivo al Patagonia Hostel che per 200AR$ mi dà un letto in stanza compartita. Sono molto contento di essere arrivato qui perché mi piace molto l’ambiente e c’è molto spazio. Anche la presenza della cucina mi permette di prepararmi qualcosa da mangiare.

Condivido la stanza con un ragazzo tedesco che avevo incontrato a El Calafate e dopo aver discusso con lui del programma per l’indomani ci mettiamo a dormire.

23 settembre

Mi alzo presto, faccio colazione e parto subito per il primo percorso verso Il Fitz Roy. Sono il primo ad entrare nel parco e subito mi metto a salire arrivando in cima da cui il sentiero continua più o meno piatto. Arrivo con anticipo al Campamanto Poincenot in cui conosco 2 ragazzi che hanno dormito in tenda e mi dicono di essere stati al mirador del lago de Los Tres in giorno prima in una giornata di sole e aver ammirato senza nuvole il Fitz. Per oggi non sono molti ottimisti per il tempo, ma io non mi demoralizzo.

Riprendo il cammino arrivando ad un punto in cui vi è un campo di rocce bianche e il sentiero praticamente sparisce. Dopo aver sbagliato direzione, riprendo la strada giusta e arrivo in un punto in cui un cartello avvisa di non salire perché pericoloso. Giudico questo come una grande ipocrisia, ovvero si segna sulla carta un luogo da vedere per attirare il turista e poi si mette il cartello di non passare tale segnalazione. La presenza di tale cartello mi fa capire che proprio da lì bisogna salire per arrivare all’obbiettivo. La salita è dura ma arrivato sopra posso ammirare in basso il lago de Los Tres e di fronte il monte Poincenot con affianco il Fitz Roy semiavvolto dalle nuvole.

Molto contento di essere arrivato fino a quel punto, purtroppo non oltrepassabile per via della neve, meno contento di non poter vedere il Fitz. Questa montagna vedo che si comporta come una signorina capricciosa che gioca al “vedo non vedo”, ovvero ti illude di denudarsi ma rimane coperta dalle nubi. Il giochino va avanti per molto e allora, scattate le foto, decido di regresare.

Sono solo sul sentiero e penso a tutti gli altri cosa stessero facendo negli ostelli. Mi rimane ancora del tempo prima del buio e allora, al bivio, prendo il sentiero per Laguna madre e Hija che non mi piacciono in modo particolare.  Tornando indietro predo un altro sentiero per Laguna Capri che invece è molto bella. Mi siedo per riposare al bordo del lago e faccio conoscenza con una ragazza americana con cui parlo della possibilità di arrivare al lago Los Tres, ma che sconsiglio perché sola e perché impegnativo. Mentre chiacchiero con lei si apre il cielo sul Fitz Roy e viene fuori tutta la sua nudità potendolo così ammirarlo integralmente senza veli.

Soddisfatto della giornata e del gran giro fatto, torno al Patagonia per cenare e fare la doccia.

24 settembre

Mi alzo sempre presto perché il mio amico tedesco che sta con me parte per Rio Gallegos, mentre io vado al Cerro Torre. Ci salutiamo e via alla ricerca del sentiero. La giornata è diversa da ieri, ho la sensazione che non sarà bellissima. Il cammino è lungo per arrivare al Campamento de Agostini che trovo completamente vuoto, dopo il quale si arriva al Lago Torre. Guardando dritto si dovrebbe vedere il Cerro Torre, ma è completamente coperto di nubi scure.

Dopo aver sostato qualche minuto lì, mi incammino lungo il sentiero di destra tutto roccioso. Non so dove porta, ma sono curioso. Dopo 40’ di cammino arrivo comincio a pestare neve fresca che sta scendendo e il suo livello comincia a salire. Arrivato nei pressi di una grande roccia non riesco più ad andare avanti perché il sentiero è coperto di neve e il livello comincia a salire troppo. Resto lì un po’ di tempo per guardare dall’alto il Lago Torre, fare delle foto e godere di tutto quello che mi circonda.

Con molto stupore vedo che tutti si sono fermati all’inizio del lago e nessuno ha percorso il sentiero fatto da me: non sapranno mai che si sono persi!

Comincio il lento cammino a ritroso sotto i fiocchi di neve che rendono più scenico e natalizio il paesaggio. Dopo 40’ arrivo al campamento De Agostini e poi via verso El Calafate. Non nego che mi giro più volte per vedere se le condizioni climatiche stessero per cambiare, ma niente, anche se qualche bagliore di luce ogni tanto si intravede. I fiocchi sono sempre più fitti e all’arrivo all’ostello arriva una nevicata copiosa che dopo poco svanisce.

Molto soddisfatto di tutta la giornata anche se il Cerro Torre, molto più capriccioso del Fitz, non si è fatto proprio vedere; vuol dire che resterà sempre nella mia immaginazione. Invece grande soddisfazione per essere arrivato quasi al mirador Maestri non raggiungibile per via della neve.

Sono all’ostello con largo anticipo e ho tutto il tempo per prepararmi con calma. Dal terminal, alle 18.00, prendo il bus per El Calafate che arriva alle 21. Naturalmente ritorno al Las Carretas dove sono praticamente solo e posso avere la stanza tutta per me.

25 settembre

La mattina dopo prendo il transfer per l’aeroporto VesPatagonia che effettua il servizio per 100AR. Non avendo potuto prenotare per tempo, mi metto sul bordo della strada di fronte all’ostello e appena passa il bus lo blocco e mi faccio caricare.

Volo per Ushuaia con Aerolines Argentina. Dall’aeroporto condivido il taxi, unico mezzo per raggiungere la città, con un’altra ragazza per 170AR$. Alloggio al Torre al Sur che trovo ottimo come posizione ma piccolino per contenere molta gente. Lascio la borsa e faccio dei giri in centro per conoscere la città. Certo non è che c’è tanto da vedere, ma non è così terribile come da qualche parte letto.

All’ufficio informazioni mi faccio apporre il timbro (che si può scegliere) sul passaporto gratuitamente e prendo delle info per il parco. Dopo aver fatto spesa rientro per cucinare qualcosa.

26 settembre

E’ mattino, apro gli occhi e penso: “oggi compio gli anni”; quegli anni così importanti che segnano….auguri!

Ho scelto Hushuaia per festeggiare perché metaforicamente come per la città è la fine del mondo, per me è la fine di un blocco di anni e l’inizio di un altro.

Da calle Maipù angolo Fadul c’è uno spiazzale da cui partono bus e micro che conducono al parco Tierra del Fuego. Dopo una breve contrattazione strappo il viaggio a/r per 400AR$ (costo normale 500$).

Ci sono varie fermate per il parco ma io ho scelto l’ultima e poi sono andato a ritroso. I sentieri sono molto semplici e poco spettacolari. Da Baia Lapataia, considerato la Costera chiusa, vado a ritroso fino al centro Lakatush, da lì ho seguito il sentiero per Hito XXIV abbastanza lungo, niente di che, che costeggia il lago e arriva al confine col Cile.

Al ritorno il vento si fa sentire e attendo il bus per il ritorno presso il centro Lakatush che parte alle 15 e alle 17.00.

Ritornato a Ushuaia faccio una lunga passeggiata invitato anche dal tempo che si era messo bello. Per cena scelgo un ristorante per degustare carne accompagnata dal vino tinto molto buono, formaggio e come dessert il dulce de leche.

Attraverso il corso, faccio una visita alla chiesa salesiana, faccio spesa per consumare i rimanenti AR$ e torno in ostello.

27 settembre

Alle 4 suona la sveglia perché mi attende il bus Tecniaustral che parte alle 5 e arriva a Rio Grande alle 8. A seguire con bussur alle 10.30 arrivo a Puerto Natales. Naturalmente c’è la frontiera da passare e bisogna evitare di portare al seguito, frutta, carne cruda, formaggio, verdura; i controlli sono abbastanza attenti.

Puerto Natales è una cittadina molto carina anche se non c’è molto da vedere. Tuttavia una passeggiata in centro la merita. Intanto per trovare un ostello non è facile, ma gentilmente sono proprio i titolari di altri alloggi che mi indicano il posto che volevo.

28 settembre

Prima di partire faccio un ultimo giro in centro e tornato per prendere lo zaino mi reco all’aeroporto col taxi 5000$.

Volo per Puerto Montt con arrivo alle 14. Dall’aeroporto c’è un servizio bus che per 2500$ porta al terminal da cui con altro bus ETM con poltrone molto comode, arrivo a Castro. Da questo punto comincia un secondo viaggio fatto non più di parchi ma da città più o meno grandi.

Arrivato al terminal esco fuori trovandomi nel centro nevralgico della città che mi piace subito. Il primo obbiettivo è quello di trovare un alloggio, allora chiedo a qualcuno che mi indica un portone di fronte al terminal. Vado a chiedere e trovo subito ospitalità per 8000$ in stanza singola.

Posato lo zaino esco fuori per vedere la città; mi reco in piazza de Armas dove c’è la chiesa molto bella di S. Francesco, patrimonio dell’umanità, arrivo sul lungomare e faccio conoscenza con alcuni pescatori che stanno pulendo il pescato. Incuriosito da un tipo di cozze molto più grandi delle nostre, mi metto a guardare  e mi fanno salire a bordo per farmi vedere come si trattano offrendomene una da mangiare cruda: l’indomani li rivedrò di nuovo al mercato salutandoci cordialmente.

Intanto si fa sera e mi ritiro nella mia abitazione.

29/30 settembre

Non so se resterò anche oggi a Castro in quanto il tempo è cambiato e comincia ad arrivare la pioggia. Intanto finisco il giro iniziato il giorno prima visitando in più zone Los Palafittos che sono delle costruzioni in legno di vario colore le cui fondamenta sono costituite da pali di legno fissate in acqua ed adibite a vario uso come abitazioni, locali, ostelli, negozi ed abitazioni.

Ritorno in centro e considerato che la pioggia ricomincia, dopo aver rivisitato la chiesa decido di partire per Achao.

E’ molto semplice spostarsi in queste zone tra i vari paesini, perché esiste una fitta rete di micro che partono a tutte le ore raggiungendo i vari posti.

Il primo micro mi porta a Dalchaue da cui con un secondo arrivo a Achao. Anche qui sono accolto da pioggia e vento che non mi permettono di visitare con calma il posto. Il mio obbiettivo è visitare la chiesa di Santa Maria di Loreto molto antica fatta tutta di legno scuro, ma anche se sono dentro l’orario di apertura la trovo chiusa. Vado in comune a chiedere spiegazioni e mi dicono che c’è una signora che la tiene aperta ma probabilmente quel giorno è rimasta a casa, tuttavia mi suggeriscono di andare dal prete che abita di fianco per farmi aprire. Dopo tre tentativi per aprire il cancello dell’abitazione finalmente riesco ad entrare e suonare il campanello. Mi apre il parroco ma alla mia richiesta di aprire la chiesa si sottrae….che delusione.

Intanto provo a trovare un alloggio e dopo aver parlato a lungo con una ragazza che gestisce il posto, decido di tornare ad Dalchaue. La pioggia mi insegue e fatta una foto alla chiesa di Nostra Signora del Dolore sempre di legno di colore chiaro che rispecchia l’architettura della scuola chilota in legno, prendo il bus per Ancud.

Mi sistemo in uno ostello disabitato da turisti e faccio visita alla città percorrendo varie strade del centro fino a sera. Anche qui c’è un’interessante cattedrale in piazza e un museo della storia.

Il giorno dopo ho in programma di visitare la pinguinera di Panihuill, ma per via della incertezza degli orari dei bus durante questa stagione e a causa del maltempo decido di desistere.

Visito il forte San Antonio baluardo della difesa dei chiloti contro gli spagnoli che dovettero, dopo molte battaglie, firmare il trattato di resa e così l’isola di Chiloè fu annessa al Cile.

Tornato in piazza visito gratuitamente il museo della storia che ritengo molto interessante per la presenza di elementi sia storici come resti di mezzi di trasporto, utensili, che naturali e topografici. Non mancano elementi fotografici.

Uscito dal museo decido di trasferirmi a Puerto Varas in bus(ETM) partendo dal terminal municipale. Arrivato, cerco un ostello abbastanza lontano dal centro che trovo chiuso e dopo un tentativo invano da parte dei vicini di contattare il proprietario, torno in centro. Tento in altri due ostelli, ma uno è pieno e nell’altro vi è già una ragazza che non vuole compartire la stanza. Un po’ preoccupato mi rimetto in marcia per arrivare finalmente nell’ultimo che avevo in lista che mi accoglie bene ed è veramente carino con una camera molto spaziosa, una bella cucina, e un living con una stufa a legna. Mi reco al centro di informazione turistica per avere info su cosa si può vedere. Devo dire che Puerto Varas l’ho trovata molto carina, con lungo lago dove si può passeggiare tranquillamente ammirare i due vulcani Osorno e Calbuco se si è fortunati….

E’ possibile fare trekking nel parco vicino alla città.

01 ottobre

Di mattina presto saluto Puerto Varas con un ultimo giro per la città e mi reco al terminal di bussur con destinazione Valdivia. Arrivo verso mezzogiorno al terminal e prima di iniziare il giro acquisto il biglietto per Valparaiso previsto per la notte. Mi devo accontentare di quello che rimane in quanto quasi tutti i posti sono occupati.

Fuori dal terminal trovo subito il micro n°20 per Niebla che passa dopo qualche minuto. Richiedo di fermarmi nel punto dove parte il ferry per l’isola Corral. Salgo sul traghetto e in 30’ arrivo sull’isola che mi appare subito come fosse disabitata. Diciamo che questa è un’isola di pescatori e per la mancanza totale di turisti sembra disabitata. Dopo aver fatto un giro per scattare delle foto attendo il ferry che tarda a venire saltando una corsa. Una volta tornato sulla terra ferma faccio l’autostop per arrivare a Niebla per visitare una struttura storica simile ad un forte usato per la difesa dagli attacchi stranieri. Quando arrivo la struttura sta per chiudere, ma il guardiano mi fa entrare lo stesso in modo da poter scattare qualche foto.

Riprendo il bus 20 per tornare in centro e visitare la città. Molto curioso è una copia del pendolo di Foucault costruito per dimostrare che la terra ruota e che la rotazione completa avviene in 24ore. Da vedere anche un sommergibile in disuso e dei leoni marini che bivaccano su un a struttura di legno sul fiume.

Visito la cattedrale e mi metto in cammino verso il terminal da cui prendo il bus alle 22.30 per Valparaiso.

02 ottobre

Arrivo a Valparaiso a metà mattinata. Nei pressi del terminal c’è un grande mercato di prodotti agricoli e vedo che i prezzi sono ben diversi da quelli della Patagonia ovvero sono molto più bassi. Mi metto in cammino per raggiungere il quartiere chiamato Il Museo a Cielo Aperto, ovvero si tratta di una zona dove artisti disegnarono delle vere opere d’arte sui muri, i cosiddetti murales. La strada è tutta in salita e ad un certo punto si arriva alla casa museo di Pablo Neruda che però quel giorno era chiuso perché lunedì.

La giornata è abbastanza calda e pian piano mi metto in cammino per tornare al terminal non prima di visitare Plaza de Armas un paio di chiese e via verso l’ultima tappa: Santiago.

Prendo il primo bus che mi porta al terminal Alameda da cui con una lunga passeggiata arrivo all’ostello che si trova nei pressi della stazione Los Heroes.

Esco dall’ostello per dirigermi verso il centro. Avevo l’idea che Santiago fosse una città molto brutta e pericolosa. Certo nei pressi della stazione ferroviaria mentre scattavo una foto mi si avvicina una ragazza che mi mette in guardia che mi potrebbero rubare la macchinetta e poco dopo vedo un nuvolo di auto della polizia perché una ragazza è stata picchiata, ma a parte questo credevo che la città non offrisse niente. Tutto sbagliato. Anche alcune recensioni dicevano che fosse brutta, ma vi posso dire che il centro è veramente bello e mi ha proprio stupito.

Partendo da Plaza de Armas si può percorrere una serie di strade pedonabili lungo le quali si incontrano palazzi, chiese che si possono fotografare e visitare. Per non parlare della cattedrale molto bella.

Giro tutto il centro, compro qualche ricordino e rientro in ostello. Trovo l’ambiente abbastanza confortevole con una bella cucina in cui ci si può preparare da mangiare. Trovo anche delle bottiglie di vino che sono in comune e ne approfitto. Dopo una bella doccia vado a dormire, ma fino alle 2 non chiudo occhio per lo schiamazzo che sento nel living.

03 ottobre

Dopo aver fatto una bella colazione mi dirigo presso la stazione Los Heroes da cui parte il bus Centropuerto che per 1800$ porta in aeroporto. Volo Airfrance per il ritorno in patria.

 

Abbigliamento

Per quanto riguarda l’abbigliamento debbo sottolineare l’importanza delle scarpe che devono essere rigorosamente impermeabili (Goretex è meglio) perché vi troverete ad attraversare tratti con presenza di acqua come fiumiciattoli etc, per cui è fondamentale avere sempre il piede asciutto. E’ preferibile avere scarpe alte per tenere in sicurezza la caviglia.

Per il pantalone e la giacca vale lo stesso discorso ovvero sempre impermeabili e traspiranti. I guanti li ho usati forse una volta. Il cappello può essere utile soprattutto se c’è vento.

E’ importante scegliere bene la maglia intima(termica) che non deve contenere fibre come acrilico per evitare odori sgradevoli, meglio se contengono ioni argento perché si può indossare per più giorni senza odori.

Potete portare, in questo periodo, anche magliette a maniche corte da usare quando c’è sole e si sente caldo per la fatica.

 

 

 

Conclusioni

A margine di questo diario potremmo trarre varie conclusioni.

Prima della partenza non avendo trovato traccia di viaggiatori in questo periodo ero terrorizzato dal trovare tempo pessimo, soprattutto avevo paura che i sentieri fossero innevati e invece tutt’altro.

I sentieri percorsi erano in perfetto stato a parte zone dove erano allagate per la presenza di falde che sgorgavano dal terreno. La marcatura dei sentieri era buona, tuttavia molte volte si ha la sensazione di smarrire la retta via ma poi si ritrova quella giusta. Per Torres del Paine si potrebbe fare molto meglio in termini di tenuta e di segnaletica delle piste, soprattutto in certe zone a fronte di un ticket d’ingresso alto. Non vi è la minima presenza di guardiaparchi né tantomeno la possibilità di assistenza in caso di necessità.

Per El Chalten ritengo migliori i tracciati ma anche lì ci sono tratti poco chiari come quello dopo il Poincenot che porta al lago De Los Tres.

Il parco Tierra del Fuego regala molto meno emozioni e la mappa che danno fa un po’ sorridere.

Lungo i sentieri è possibile che non s’incontri nessuno, ma a parte un possibile timore autosuggestivo, non mi pare che ci possano essere pericoli per la propria sicurezza.

In generale posso dire che lo spettacolo che regala la natura percorrendo i sentieri vale il viaggio.

I costi dei transfer (traslado) con bus turistici sono molto alti anche per tratti brevi, così come il costo della vita in Patagonia è alto ed è visibile guardando i prezzi al supermercato che superano i nostri.

Gli alloggi più economici in dormitorio sono di circa 10euro; non ho prenotato nulla da casa ad eccezione per l’ultimo giorno a Santiago. Nel periodo si rischia di trovare ostelli completamente vuoti. I prezzi trovati su internet sono più alti di quelli in loco anche per i bus.

Sia in Cile che in Argentina c’è il grosso problema del randagismo, ovvero vi è la presenza costante di branchi di cani di grossa taglia che girano indisturbati per le strade e fanno un po’ paura. Credo che i due governi debbano trovare una soluzione a questo problema.

Nel periodo, la parte illuminata del giorno è limitata rispetto all’estate; il sole sorge intorno alle 7 e fa buio alle 19.30 per cui non si può stare lungo i sentieri sino a tardi.

Si può viaggiare soli senza problemi, non ho avvertito sensazione di pericolo e non c’è bisogno di agenzie almeno per quello che ho fatto.

Il volo per Santiago costa meno della metà di quello per Buenos Aires per cui bisogna valutare attentamente questo.

Credo di aver fatto 2 viaggi, uno in Patagonia e uno in Cile da Puerto Montt a Santiago. Debbo dire che la seconda parte merita un viaggio a sé, soprattutto quella dell’isola di Chiloè in cui sarebbe perfetto potersi spostare in auto propria.

L’unico mezzo usato per costruire il viaggio è stato il mio computer.

Spero di aver contribuito a dare le informazioni utili al vostro futuro viaggio.

Allora, dopo aver letto il diario sono riuscito a rispondere al quesito iniziale: è possibile viaggiare in Patagonia in settembre? A voi la risposta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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