Lituania: Vilnius e Trakai ai confini dell’Europa

Le Repubbliche Baltiche sono da sempre un’idea per qualche giorno di vacanza. Sono anni che tengo d’occhio i voli per Tallin, Riga e Vilnius, ma, per un motivo o per l’altro, non si era mai presentata l’occasione di andare. Cercando una vacanza economica per fine settembre 2017 ho dovuto, mio malgrado, scartare le ipotesi Tallin e Riga perché troppo care, ma invece, a conti fatti, Vilnius rientrava perfettamente nel nostro budget limitato e allora, senza pensarci troppo, poco più di un mese prima della partenza ho prenotato tutto, volo e sistemazione.

Il volo è un Ryanair che collega alcuni giorni alla settimana Bergamo con Vilnius. Siamo partiti, in leggero ritardo (e soprattutto restando oltre 30 minuti chiusi con oltre trenta gradi nel pulmino dell’aeroporto che evidentemente non sapeva in che aereo doveva portarci), venerdì 8 settembre nel tardo pomeriggio. Due ore e mezzo di volo e siamo arrivati a Vilnius, in un aeroporto molto moderno e recentemente ristrutturato, ma relativamente piccolo e con poco movimento.

La Lituania è un’ora di fuso orario avanti rispetto all’Italia, quindi siamo arrivati che erano già passate le 21.00, ora locale. Il tempo è certamente più rigido rispetto alla caldissima estate italiana, ma non fa freddo e i maglioni pesanti che ci eravamo portati resteranno quasi sempre nello zaino. L’aeroporto di Vilnius è molto vicino alla città, poi noi abbiamo scelto un hotel leggermente fuori dal centro storico, nella direzione dell’aeroporto, quindi con il bus 3G che parte dall’aeroporto, in poco più di dieci minuti e quattro fermate siamo già davanti al nostro hotel.

Abbiamo scelto, soprattutto per il prezzo veramente basso, 159 euro la camera doppia con colazione compresa per tre notti, il Corner Hotel. E’ in un palazzo di cinque piani, piuttosto decadente, come detto molto comodo per l’aeroporto, ma obiettivamente uno degli hotel meno belli in cui siamo stati, anche se vale sempre la regola che nelle città si resta veramente poco nell’hotel. La colazione è abbastanza lontana dai gusti italiani, con molto salato e praticamente nulla di dolce, ma questo credo che sarebbe capitato nella maggior parte degli hotel lituani. La zona è molto tranquilla, pure troppo, nel senso che attorno c’è pochissimo, solo qualche locale e tanti palazzoni tipici delle periferie delle grandi città. Insomma il primo impatto con la città non è sembrato dei migliori, anche se uscendo immediatamente dopo l’arrivo per andare a mangiare qualcosa, scopriamo subito che a poche centinaia di metri dall’hotel si trova un centro commerciale aperto 24 su 24 della catena Maxima, onnipresente in città, che ci ha permesso di prenderci dolcetti buonissimi a poche decine di centesimi che mangiavamo a colazione e anche un locale molto carino, il Fortas, che serviva sia pizza che piatti tipici lituani ad un costo irrisorio, sarà il luogo della nostra cena per tutte le tre serate che passeremo in Lituania.

Finita la cena, sono già passate le 22.00 e, considerando appunto che in zona non c’è nulla, decidiamo di rientrare in hotel e preparare le giornate successive. Il meteo era incerto nelle previsioni, la nostra idea è di svegliarci e a seconda del cielo più o meno minacciante pioggia, decidere cosa fare. Sabato mattina il cielo è quasi completamente sereno e allora non ci sono dubbi, decidiamo di fare subito l’escursione a Trakai, una cittadina medievale a una trentina di chilometri da Vilnius che sorge alla confluenza di tre laghi, disposta su tre isolette, una delle quali è interamente occupata da un grande castello raggiungibile solo via mare oppure a piedi attraverso un ponticello.

Per andare a Trakai ci sono due possibilità, o prendere il treno, oppure il bus. Il tempo di percorrenza è circa lo stesso (una mezz’oretta), il vantaggio del bus è che sono molto più frequenti le corse e quindi decidiamo di prendere il pullman che parte ogni mezz’ora dalla stazione centrale delle autolinee di Vilnius, situata proprio dietro la stazione centrale ferroviaria, proprio ai limiti della Old Town della città, il centro storico, dichiarato Patrimonio dell’Unesco.

Ci svegliamo abbastanza presto, ma ce la prendiamo comoda, dopo colazione, compriamo qualche dolcetto al Maxima e ci dirigiamo a piedi verso la stazione dei pullman, ci vuole quasi mezz’ora a piedi dall’hotel, pensavo che le distanze fossero un pochino più brevi. La stazione delle autolinee è un posto apparentemente molto semplice in cui orientarsi. Ci sono una trentina di postazioni su due lati opporti di una pensilina e sopra ogni postazione un cartello con la destinazione e gli orari. Da qua partono anche pullman per Riga, Tallin e anche altre città europee. Tre postazioni annunciano bus per Trakai, con orari diversi. Adocchiamo la postazione in cui partirà il bus delle 10.00 per Trakai e ci resta solo da fare il biglietto. E qua nascono i primi problemi con la lingua, che ci trascineremo per tutta la vacanza. Ci sono un paio di macchinette automatiche a metà pensilina, provo ad usarle ma non compare la scritta “Trakai”, provo a chiedere in inglese ad un addetto con la divisa dell’aerostazione, ma mi fa cenno che non parla inglese. Allora entriamo nella parte coperta dove ci sono alcuni negozietti e una biglietteria, faccio una breve coda, al mio turno chiedo (ovviamente in inglese) due biglietti andata e ritorno per Trakai, ma mi vengono solo restituiti un foglio con gli orari dei bus e il solito “no speak English”. Decido di seguire un cartello con la “I” di “informazioni”, ci metto un po’ a trovare il piccolo sportello e finalmente trovo una addetta che capisce l’inglese e mi dice semplicemente che i biglietti per Trakai si fanno solo sul bus.

Torniamo verso la pensilina, ma intanto il bus era partito, aspettiamo il successivo delle 10.30 e finalmente, dopo aver fatto il biglietto da 1.60 euro a testa, partiamo verso Trakai. Dopo un breve tratto per uscire dalla città percorriamo una sorta di superstrada ai lati di una foresta con alberi altissimi e ogni tanto qualche casetta tipica del Nord Europa, con tetto alto e pendente e fatta tutta di legno, spesso colorate con vernici molto forti. Alle 11 e pochi minuti arriviamo a Trakai sul lungo lago, nella parte più abitata della cittadina, ma dalla parte opposta rispetto al castello, che è il motivo della nostra escursione.

Per arrivare al castello comunque è molto facile, bisogna percorrere a piedi tutta la penisola sul lungo lago e attraversare gli altri due laghetti che confluiscono nella cittadina. E’ oltre un chilometro di passeggiata ma molto piacevole, rilassante lungo il lago e ai lati delle tante casette di legno colorato, un posto assolutamente tranquillo, che infonde un grande senso di pace e serenità. Il tempo ci aiuta, la temperatura è ideale, non è troppo caldo per camminare, ma nemmeno freddo, qualche nuvola che ogni tanto passa veloce nel cielo non disturba più di tanto.

Castello Trakai

Andando nella direzione del castello passiamo davanti ad una chiesa, apparentemente ortodossa perché si intravedono grandi icone anche dall’esterno, la facciata è piccola e anche l’interno sembra abbastanza contenuto, decidiamo di entrare e veniamo colti da un misto di stupore e inquietudine. Già avvicinandoci all’ingresso siamo avvolti da un acre odore di incenso, ma quello pensiamo possa essere comune nelle chiese ortodosse, ma entrando restiamo attoniti ad osservare sulla destra una quindicina di donne in costumi tipici intente a mangiare con piatti, vassoi e vettovaglie di ogni genere e sulla sinistra una bara con attorno una serie di lumini. Non osiamo fermarci oltre e usciamo subito. Probabilmente era un funerale, che viene celebrato rendendo omaggio al defunto con appunto una sorta di festa in chiesa.

Piuttosto sconvolti continuiamo nel nostro cammino verso il castello e la sosta in una panchina sul lungolago con una serie di cigni sia bianchi che neri che si avvicinano e la vista dello splendido castello nello sfondo fanno tornare la serenità nella nostra mente. Il luogo continua ad essere molto tranquillo anche se man mano che ci si avvicina al castello la gente aumenta e, per la prima volta in Lituania, siamo a contatto con un certo numero di turisti, in misura comunque molto contenuta rispetto a tutte le altre città europee che abbiamo visitato.

Poco prima dell’ultimo tratto e del ponticello che porta al castello sul lungo lago si trovano una serie di ristoranti e negozietti di souvenir più o meno turistici, che vendono soprattutto monili realizzati in ambra, ma sempre in casette di legno che non disturbano il paesaggio mozzafiato che diventa sempre più romantico e affascinante man mano che ci si avvicina al castello e il verde della natura inizia a fondersi con il blu del lago. L’ultimo tratto viene fatto solo a piedi attraversando un ponte che porta all’isoletta occupata interamente dal castello di Trakai, che domina il panorama con il suo colore rosso.

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Si entra in una sorte di grande portone levatoio che porta direttamente nella corte del castello perfettamente integro come costruito originariamente. Il biglietto completo consente di visitare tutte le aree del castello, comprendente varie stanze. Entrati sembra di immergersi in un’altra epoca, e si ha la sensazione che possano spuntare da un momento all’altro accanto a noi dame e cavalieri. I turisti sono tanti ma ci si sposta bene e si entra senza problemi e senza fare code anche nelle tante stanze visitabili nei tre piani del castello, alcune semplicemente spoglie, altri con reperti d’epoca e altre ancora con piccoli musei dedicati alle armi, ai tesori e a tutti quello che è stato conservato del castello. Una serie di stretti passaggi e scalette ripide portano da un lato all’altro del castello in una sorte di labirinto e intreccio di passaggi segreti.

La parte più bella e affascinante del castello è comunque la parte esterna, le sue torrette, i suoi giardini, sempre affacciati nel grande lago calmo, tutto avvolto da un grande silenzio, spezzato solo dal vociare di qualche anatra o cigno che vive nel lago, una sorta di oasi del benessere a cielo aperto, l’ideale per rilassarsi ed estraniarsi per qualche ora dalla routine della vita moderna.

Senza quasi che ce ne rendiamo conto passano rapidamente un paio di ore e la fame incomincia a farsi sentire e allora decidiamo di pranzare in uno dei tanti ristorantini del lungo lago che propongono cibo tipico lituano, soprattutto i “kibinai”, dei fagottini ripieni di carne o verdure, ne prendiamo uno a testa, uno ripieno di pollo e l’altro di verdure miste e poi prendiamo una sorta di pancake di patate che ci portano in quattro maxi porzioni, decisamente abbondanti. Il tempo è sempre clemente, tanto che decidiamo di mangiare nei tavolini all’aperto e godiamo della fantastica vista del castello mentre mangiamo. Si spende pochissimo, circa sei euro a testa e veramente siamo pienissimi alla fine del pasto.

Passiamo un’altra oretta a rilassarci sul lungolago alle spalle del castello, ci chiedevamo perché qualcuno consigliava di considerare una giornata intera da trascorrere a Trakai, visto il solo castello da visitare, ma ci rendiamo conto che veramente vale la pena restare il più a lungo possibile in un luogo così bello e rilassante, la sua visita vale sicuramente il viaggio in Lituania.

Castello Trakai

Per quanto si stia bene, a metà pomeriggio decidiamo di tornare a Vilnius per iniziare a girare un po’ anche nel centro storico della città e vedere le prime attrazioni. Ce la prendiamo comunque comoda passeggiando tranquillamente sul lungolago per tornare alla stazione dei bus e prendere il primo in direzione Vilnius.

Prima di partire pensavamo di girare tutto a piedi a Vilnius, perché il centro storico è abbastanza concentrato in un paio di chilometri, ma avendo visto che il nostro hotel dista almeno una mezz’oretta dal centro e avendo già camminato dalla mattina fino a metà pomeriggio, cambiamo idea e decidiamo di prendere un abbonamento giornaliero di tutti i bus, che vale per 24 ore dal primo utilizzo. Per scrupolo vorrei chiedere se è vero che la validità delle 24 ore scatta al primo utilizzo (come credo), oppure vale solo per il giorno solare e qua nascono nuovi problemi di incomprensione con la lingua. Vado all’ufficio informazioni della stazione e mi dicono che non hanno biglietti dei bus, provo in chiosco con l’insegna dell’azienda dei trasporti, hanno il biglietto ma non capiscono quello che chiedo e comunque poi non mi danno più nemmeno i biglietti, terzo giro all’ufficio turistico nella piazza della stazione e qua sembrano capire quello che intendo, mi confermano la mia teoria, ma per l’acquisto mi rimandano al chiosco antistante, con la addetta alla cassa che mi guarda malissimo prima di vendermi i due abbonamenti giornalieri.

Prendiamo il minibus numero 88 dalla piazza della stazione, l’unico piccolo bus (dimensioni di una navetta dei parcheggi degli aeroporti), che può entrare nel centro storico, non nella via centrale, che è completamente isola pedonale, ma in quelle parallele. Finalmente, entriamo nella Old Town di Vilnius. Decidiamo di scendere nella fermata antistante il Municipio, uno splendido palazzo con grande colonne bianche davanti, L’edificio non è visitabile, ma si affaccia su una splendida piazza e soprattutto è all’inizio della via principale della città vecchia, Piles g., che porta verso la Cattedrale.

Cattedrale Vilnius

Ci incamminiamo nella via storica della città, popolata da negozietti artigianali mescolati a negozi di grandi marche multinazionali, ma anche piena di piccole bancarelle che vendono disegni, collanine e altri manufatti artigianali. Oggi non abbiamo una meta specifica, vogliamo solo assaporare un po’ della capitale della Lituania. Ci sono un certo numero di turisti, molti orientali, ma comunque, considerando che è la via più frequentata dal turismo, in un numero decisamente inferiore rispetto a tutte le altre città europee che ho visitato finora.

La prima cosa che salta agli occhi passeggiando per Vilnius è il numero incredibile di chiese nel centro storico. Dalla piazza del Municipio ce ne saranno almeno 4-5 a vista e passeggiando lungo la via se ne incontrano almeno altrettante e il fatto incredibile è che sono tutte splendide, sia all’interno che all’esterno. Alcune sono cattoliche, altre ortodosse, tutte con stili diverse, ma davvero meritevoli di una visita. Ci sono anche splendidi palazzi colorati e decorati finemente, ben diversi dai palazzoni fatiscenti della zona del nostro hotel.

Entriamo velocemente nelle chiese che incontriamo nel nostro cammino, la prima e San Casimiro, una imponente chiesa cattolica con una grande facciata rosa che si affaccia proprio sulla piazza del Comune. Continuiamo a entriamo in San Nicola, una chiesa ortodossa, con una piccola facciata, una grande cupola e piena di splendide icone all’interno. Poi è la volta della chiesa dedicata ai Santi Giovanni il Battista e l’apostolo, chiesa cattolica con un grande campanile, vicino all’Università. E poi ancora la Chiesa della Santa Madre di Dio, ortodossa e la chiesa del Santo Spirito, cattolica, tutte a poche centinaia di metri l’una dall’altra. E prima di arrivare alla Cattedrale entriamo anche in altre due chiese cattoliche, la Chiesa di San Michele e quella della Santa Croce. Tutte le chiese sono aperte, gli ingressi sono gratuiti, in un paio di casi si stava celebrando una funzione religiosa e in un altro paio invece si stavano celebrando dei matrimoni.

Prima di andare verso la piazza della Cattedrale, decidiamo di andare nella storica Università, una delle più antiche in Europa, prima dell’orario di chiusura, considerando che alla domenica sarà chiusa. L’università è un posto magnifico, con una serie di cortili tenuti benissimo con tanto verde, tanti fiori e tante statue, ecco un altro luogo che induce serenità e relax. C’è pochissima gente, gli studenti sono ormai a casa per il week end e non ci sono molti turisti, ci sediamo in una panchina a riposarci, prima di entrare nel piccolo museo allestito all’interno di un dipartimento e nella storica biblioteca aperta al pubblico gratuitamente.

Università Vilnius

Ormai è quasi l’imbrunire, sono quasi dieci ore che siamo in giro, abbiamo camminato tantissimo, arriviamo giusto nella piazza della Cattedrale per vederla dall’esterno, con la strana caratteristica di avere il campanile staccato dalla chiesa e, senza saperlo ci rendiamo conto solo in questo momento che il giorno successivo Vilnius sarebbe stata invasa da migliaia di maratoneti, perché vediamo la preparazione di pannelli luminosi, stand vari e soprattutto il grande palco per l’arrivo. Non ci facciamo caso più tanto (il giorno seguente invece caratterizzerà la giornata, nostro malgrado) e cerchiamo un bus che ci riporti verso l’hotel. La cena è al solito ristorante Fortas, poi facciamo un giro nel centro commerciale Maxima e andiamo a letto.

La domenica è interamente dedicata a Vilnius e, sapendo che ci aspetteranno molte scarpinate per raggiungere due colline che vogliamo visitare, siamo ben felici di avere fatto l’abbonamento del bus. Andiamo alla pensilina a pochi metri dall’hotel, aspettiamo o il 17 o il 24 che portano in zona cattedrale. Passa l’orario segnato nel cartello, passano altri minuti e non si vede nessun bus, a parte il 3G che arriva dall’aeroporto e va in una direzione diversa da quella che vogliamo fare noi. Diamo la colpa alla domenica. Aspettiamo ancora e il tempo passa. Dopo oltre mezz’ora, sconsolati, diamo per persi il 17 e il 24 e, cartina dei bus sotto mano, decidiamo di prendere il terzo 3G che ci è passato davanti e fare tre fermate per almeno avvicinarci un po’ al centro e poi proseguire a piedi. Peccato che dopo la seconda fermata il bus supera il fiume Neris e quindi procede allontanandosi dal centro. Scendiamo appena possibile, e con Google Maps cerchiamo di capire dove siamo e per poi incamminarci verso il centro a piedi.

Nella mezz’oretta abbondante di cammino (praticamente quello che impiegavano andando subito a piedi dall’hotel), finalmente riusciamo a capire cosa sta succedendo ai bus. Tutto il centro è chiuso al traffico per la Maratona, il cui percorso è una serie di circuiti all’interno della Old Town di Vilnius, quindi molti bus sono stati soppressi e per altri è cambiato il percorso. Davanti ad una pensilina di una fermata sul lungo fiume notiamo anche un cartello che, col senno di poi, c’era anche (attaccato accanto a vari annunci pubblicitari) alla fermata davanti al nostro hotel. Peccato che è scritto solo in lituano e quindi assolutamente incomprensibile per noi.

L’unico dato positivo è che la giornata, nonostante alcune previsioni piuttosto negative, è ancora bella. C’è un po’ di vento, ma si alternano sole e nuvole, comunque non piove. Facciamo tutto il lungo viale che costeggia il fiume e vediamo passare i vari maratoneti, incitati da qualche tifoso e dai tanti ragazzi lituani (presumo volontari) che si occupavano dell’ordine e che nessuno intralciasse gli atleti. La passeggiata è anche piacevole, peccato solo aver perso quasi un’ora tra le varie inutili attese. Arriviamo finalmente nella piazza della Cattedrale, quasi assordati dalla musica fortissima che esce dagli amplificatori allestiti per quella che è stata la partenza e che sarà l’arrivo della maratona.

Prima di entrare in una delle Basiliche più strane che abbia mai visto, veniamo colpiti da un gruppetto di turisti che guardano a terra. Sono accanto la mattonella Stebuklas, una storica piastrella a pochi metri dalla Cattedrale. “Stebulkas” significa “miracolo” e la storia racconta che quello era il più esatto in cui iniziò la immensa catena umana, arrivata fino a Riga e a Tallin per protestare contro il dominio sovietico nelle Repubbliche Baltiche e quel gesto ha dato il via alla ribellione che ha portato alla indipendenza di Lituania, Lettonia e Estonia. Ora si è diffusa le credenza che girando su se stessi per tre volte attorno alla mattonella e esprimendo un desiderio, questo si avveri. Ci mettiamo in coda per fare il nostro giro a 360 gradi e poi entriamo in Cattedrale.

Stebluklas

Come detto, sembra più un museo o un teatro di una chiesa. La facciata è un grande colonnato di marmo bianco, con alcune statue sempre bianchissime. L’interno è piuttosto spoglio e ai lati delle tre grandi navate ci sono piccole cappelle con splendide decorazioni. Il campanile è invece completamente staccato dalla Basilica. Indubbiamente alcune chiese viste il giorno prima e altre due che vedremo sono più belle e caratteristiche, ma questa Basilica dedicata ai santi patroni della Lituania, Stanislao e Vladislao, è assolutamente un punto di ritrovo e di partenza per ogni visita turistica.

Visitata la Cattedrale, ci aspetta la prima scarpinata impegnativa delle due previste, perché vogliamo salire sulla collinetta che ospita la Torre di Gediminas. In linea d’aria sono solo alcune centinaia di metri dalla Cattedrale, ma per arrivarci bisogna salire moltissimo in una stradina a chiocciola con il fondo originale di ciottoli irregolari. Un tempo c’era una funicolare che portava sulla collinetta, ma è stata interrotta da alcuni anni e ora l’unico modo per arrivarci è a piedi. Una gran fatica per arrivare, ma poi la vista della torretta difensiva e soprattutto la vista dell’intera città dall’alto ripaga enormemente lo sforzo e resta la soddisfazione di essere in uno dei posti più belli della Lituania.

Gediminas Tower

La torre è quel che resta del castello che dominava la città, issato dal suo fondatore Gediminas, che aveva lo scopo di difesa e di protezione. Ora all’interno della torre c’è un piccolo museo con immagini storiche della città. Scattiamo diverse foto sia della Torre che del panorama, tra cui quelle alla Collina delle Tre Croci, la nostra prossima meta.

E’ la collina di fronte a noi, ma per arrivarci bisogna riscendere a valle, fare un breve tratto di bosco, e poi risalire attraverso una lunga scalinata in legno ripidissima e poi fare ancora un altro tratto di bosco. Insomma ancora più faticoso di prima. Anche in questo caso la fatica viene ricompensata dalla soddisfazione di aver raggiunto un luogo molto emozionante e spirituale costruito per ricordare il martirio di alcuni monaci crocifissi per aver difeso il cristianesimo. Le croci originali erano in legno, sono andate distrutte e sono state sostituite da queste altissime in marmo bianco. Andati via 4-5 turisti arrivati prima di noi, per alcuni minuti siamo gli unici in questo luogo e la sensazione di forte spiritualità è ancora più intensa. Il panorama è anche qua magnifico, anche se molto simile a quello che si gode dalla Gediminas Tower.

La discesa è meno faticosa, ma bisogna fare una certa attenzione a non scivolare, perché è molto ripida. Incrociamo un paio di parsone che portano a spasso splendidi cani Husky, che ci guardano un po’ strani non so se sopresi nel trovare turisti fin lassù oppure se pietosi per la nostra evidente fatica per scendere la ripida collina.

Tre Croci

Tutte queste scarpinate ci hanno fatto venire fame, entriamo in un fast food e facciamo il pieno di carboidrati e poi l’idea sarebbe di andare nell’unico posto fuori dal centro che volevamo visitare, nella chiesa di San Pietro e Paolo, anche per quello avevamo fatto l’abbonamento ai bus, ma con la viabilità modificata per la Maratona non sappiamo bene se riusciremo ad arrivarci. Andiamo nella piazza antistante la stazione centrale, dove passano almeno una decina di bus e, nella grande pensilina, finalmente, pur con tutti i cartelli solo in lituano, riusciamo a capire i bus soppressi e quelli con il percorso modificato, perché ci sono anche i disegni con i percorsi e le fermate di tutte le linee.

Per arrivare alla Basilica di San Pietro e Paolo ci vogliono una decina di fermate di bus e si arriva in un grande spiazzo alla periferia della città dominato dalla grande chiesa, che è imponente e maestosa anche da fuori, ma la sua grande peculiarità è all’interno, un susseguirsi semplicemente favoloso di stucchi bianchi, con oltre duemila di statue di diverse dimensioni e altrettante decorazioni, un battistero barocco tutto il marmo bianchissimo, un pulpito rococò e per finire un originalissimo veliero che scende dal soffitto. Sicuramente è delle chiese più belle che abbia mai visto e siamo stupiti dalla quasi totale assenza di turisti al suo interno.

Restiamo ad ammirare la grande Basilica per alcune decine di minuti e poi usciamo per prendere di nuovo un bus che ci riporta verso il centro perché abbiamo ancora parecchio da vedere. Purtroppo il tempo è decisamente peggiorato rispetto al mattino, e inizia a cadere qualche goccia di pioggia, ma non ci darà più fastidio di tanto, perché comunque anche se il sole è stato coperto dalle nubi, cadono solo poche gocce ogni tanto.

San Pietro e Paolo Vilnius

Torniamo il pieno centro e andiamo subito a visitare quella che molti considerano la chiesa più bella di Vilnius, la chiesa di Sant’Anna. Sicuramente è la più bella e la più originale esternamente, costruita con mattoncini rossi in stile gotico, molto slanciata, con una serie di guglie e di archi spettacolari. L’interno però è incredibilmente piccolo, dà l’idea di una piccola cappella, più che di una grande chiesa. E basta che siano entrati un gruppo di turisti prima di noi e allora diventa anche piuttosto difficile visitarla, comunque resta un pizzico di delusione nel vedere un interno così raccolto, dopo aver visto la facciata così alta e slanciata.

Subito dietro la Chiesa di Sant’Anna, praticamente attaccata ad essa si trova la chiesa dell’antico monastero di San Bernardino. Anche questa è colorata di rosso esternamente e costruita in stile gotico anche se con tante decorazioni barocche. L’interno è molto più grande anche se meno decorato della vicina Sant’Anna. Si sta celebrando un battesimo mentre la visitiamo allora non vogliamo disturbare la funzione e osserviamo solo i grandi affreschi dal fondo della chiesa.

Abbiamo fatto ormai metà pomeriggio e siamo parecchio stanchi per il tanto camminare, quindi ci meritiamo un po’ di riposo e, per fortuna, siamo proprio all’ingresso del Parco di San Bernardino, una delle più belle e grandi aree verdi di Vinius. Ci sediamo in una delle tante panchine, molte occupate dai reduci della maratone e altre invece da famiglie lituane che portano a passeggio i propri figli.

Il parco del Bernardino è molto bello, c’è anche una fontana “magica” con l’acqua che cambia colore, ci sono tantissime panchine per sedersi e rilassarsi. La tentazione di restare fino a sera a riposarsi è tanta, ma abbiamo ancora un paio di attrazioni da vedere per riuscire nella nostra piccola impresa di visitare praticamente tutto il visitabile di Vilnius in una sola giornata, quindi dopo una breve pausa ripartiamo, attraversando l’intero parco e ci dirigiamo verso la Cattedrale che è comunque poco distante da una delle porte di accesso al parco.

Sant'Anna e San Bernardino Vilnius

Dalla Piazza della Cattedrale, orami svuotata dai maratoneti che hanno finito la proprio impresa e dagli stand pubblicitari, torniamo verso il Municipio, questa volta però non prendendo la via centrale pedonale, ma facendo, almeno per un tratto, la via più elegante di Vilnius, Gedimino pr., con tutti i negozi delle grandi firme internazionali, oltre a ristoranti e caffè molto chic. Casualmente ci imbattiamo anche nella realizzazione di uno stop pubblicitario o di una scena di un film con una registrazione in mezzo alla strada, che comunque era già stata bloccata per la Maratona.

Tornati davanti al Municipio, prendiamo la strada opposta rispetto a quella fatta nel giorno precedente e praticamente continuiamo nella direzione contraria rispetto alla Cattedrale. Dopo poche decine di metri arriviamo davanti all’ennesima splendida chiesa, Santa Teresa. E’ una chiesa cattolica in stile barocco, splendidamente rifinita all’interno, ci deve essere appena stato un matrimonio, perché c’è ancora movimento di persone che tolgono fiori e decorazioni, ma colpisce soprattutto lo splendido altare maggiore e un grandissimo organo a canne che occupa un’intera parete della Basilica.

Pochi passi dopo, come abbiamo già visto in tutto il centro di Vilnius, siamo davanti ad un’altra chiesa, questa volta ortodossa e molto più piccola, la Chiesa della Trinità. Ancora poche decine di metri e siamo davanti all’ultima attrazione che desideriamo visitare di questa città, la Porta dell’Aurora.

E’ l’unica porta della città rimasta, delle nove originali, ma è molto di più di un arco che consente l’accesso al centro storico, come esistono in tante città del mondo. E’ una vera e propria cappella dove si venera la Madonna, rappresentata da una gigantesca icona all’interno della cappella stessa. Si sente una profonda spiritualità accedendo a questa cappella. Ci si può arrivare entrando da una porticina e una scaletta, quasi anonima, posta una ventina di metri prima di arrivare dalla alla Porta.

La Madonna Beata Vergine dell’Aurora riceve migliaia di fedeli ogni giorno ed è venerata da tutti i lituani, sia quelli di religione cattolica, che quelli di religione ortodossa. Pur essendo ormai quasi l’imbrunire quando saliamo noi, c’è ancora molta gente inginocchiata o semplicemente in piedi a pregare davanti all’icona della Madonna. Anche noi ci fermiamo qualche minuto in silenzio, per poi lasciare spazio a chi vuole entrare nella piccola cappella e usciamo ad osservare la Porta dell’Aurora anche dal lato esterno fuori dalla Old Town.

Porta dell'Aurora

Ormai sono oltre dieci ore che siamo in giro, non ci resta che, stanchissimi, tornare verso l’hotel, cenare al solito ristorante Fortas e andare a letto, nell’ultima serata lituana.

Lunedì mattina è l’ultima mattinata da trascorrere a Vilnius, prima di ripartire nel primo pomeriggio. Purtroppo piove anche se abbastanza debolmente. Ci alziamo e prima ancora di far colazione andiamo all’ipermercato Maxima a prendere qualche dolcetto da mangiare a colazione e anche altri da portare a casa, poi, armati di ombrellino partiamo ancora a piedi per l’ultimo giro in centro.

Oltre ad il solito giro tra le vie ciottolate del centro, tra il Municipio e la Cattedrale e un passaggio nella strada Gedimino per acquistare qualche souvenir da portare a casa, decidiamo di andare in un luogo pittoresco e originale, Uzupis.

E’ un quartiere molto bohemien, situato oltre il fiume che attraversa la città, introdotto da un cartello stradale che annuncia appunto di essere arrivati nella “Libera Repubblica di Uzupis”. C’è anche una vera e propria costituzione appesa ad un muro con le regole che valgono solo in quel quartiere. Ovviamente, a livello legale, è solo un quartiere come gli altri e valgono le stesse regole del resto della nazione, ma qua sicuramente c’è più tolleranza,

E’ il quartiere per eccellenza abitato da artisti di ogni genere e si trovano murales ovunque, alcuni anche veramente belli. Andandoci di mattina è ovviamente meno vivo e vitale rispetto alla sera, ma comunque ci facciamo un’idea dell’originalità del luogo. Non mancano personaggi assolutamente “strani”, il più originale ci sembra un tizio che andava a piedi con il casco in testa e in braccio un cagnolino, pure lui dotato di casco di dimensioni ridotte.

Uzupis

Attraversato rapidamente Uzupis, ci ritroviamo nel parco del Barnardino, ma inizia a piovere un po’ più intensamente e non ci resta che tornare verso l’hotel Corner a prendere il nostro bagaglio e alle 12 in punto siamo pronti a rispettare l’orario del check out per riprendere il bus 3G che, in poco più di dieci minuti ci porta, in largo anticipo, all’aeroporto di Vilnius. Altre due ore e mezza di volo e siamo puntuali rientrati in Italia.

Vilnius è la città meno turistica e meno europea tra tutte quelle che ho visitato finora, probabilmente è anche la meno abituata e organizzata per accogliere turisti, comunque è una bella città con tante attrazioni diverse tra loro e un numero impressionante di chiese, una più bella dell’altra. Trakai, poi, da sola, vale il viaggio in Lituania.

Castello Trakai

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Ci sono 3 commenti su “Lituania: Vilnius e Trakai ai confini dell’Europa

  1. Letto d’un fiato.
    Mi ha curiosamente colpito il cartello della “libera repubblica di Uzupio”: vedo che sono stati usati anche i caratteri dell’alfabeto cirillico e, presumo, di quello ebraico. Già la lingua è improponibile, mi auguro che almeno le indicazioni stradali siano state redatte anche con i tipi a noi più familiari.
    Complimenti per come ve la siete cavata, le foto a corredo, le descrizioni accurate e, soprattutto, la scorrevolezza del testo.
    Una domanda: perché nel cartello citato è scritto Uzupio e nel tuo testo appare Uzupis?

  2. Grazie del bel commento :)
    I cartelli stradali sono con i nostri caratteri, gli avvisi solo in lituano o raramente in cirillico. Il problema grosso, come ho scritto, è che in pochi sanno l’inglese, anche nei luoghi pubblici.
    Riguardo Uzupis, il quartiere è appunto Uzupis, poi hanno indetto la “Costituzione della Uzupio Res Publika”, forse traducendo in latino per rendere il tutto più formale e ufficiale.
    Ho trovato al link seguente la spiegazione piuttosto interessante della storia e anche i vari articoli della loro “Costituzione” http://www.parlandosparlando.com/view.php/id_1378/lingua_0/whoisit_1

  3. Grazie del racconto Paolo, dettagliato come sempre… dopo averlo letto non si può partire impreparati (il forum serve soprattutto per questo ;) ): se ci dovesse capitare di seguire le vostre orme partiremo con le domande già scritte in lituano!

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