Lungo le coste del New England

Volevamo farci un viaggio extra-Europa, ma senza una meta precisa in testa (in realtà, di mete in testa ne ho anche troppe, è questo il vero problema); su Skyscanner troviamo, per il periodo che ci interessava, un volo per Boston ad una cifra molto interessante. Dove si può andare partendo da Boston, avendo a disposizione una decina di giorni? Inizialmente abbiamo pensato alla Cascate del Niagara e la cosa mi ha parecchio esaltata. Certo la distanza in auto non è poca, circa 7 ore, ma con una o due tappe intermedie sarebbe diventato tutto sommato fattibile. Però lungo il tragitto non c’era molto che mi interessasse… Scopro, invece, che nel New England ci sono un sacco di parchi e zone naturalistiche molto interessanti, tra cui addirittura un Parco Nazionale: l’Acadia National Park. E alla fine l’opzione Niagara viene accantonata a viaggio da destinarsi…

L’Acadia diventa così il fulcro centrale del nostro viaggio. Avremmo voluto vedere tante altre cose: il New Hampshire, la zona nord del Maine al confine col Canada, le White Mountain… Ma alla fine abbiamo deciso di dedicare ben 5 giorni all’Acadia: come sempre, avendo poco tempo a disposizione, bisogna fare delle scelte, e noi preferiamo sempre vedere magari meno cose, ma godendocele di più.

I primi giorni del viaggio, invece, abbiamo deciso di passarli in Massachusetts: l’idea originaria era stare proprio a Boston qualche giorno, ma i prezzi folli degli alloggi ci hanno fatto desistere. Molti non condivideranno questa scelta: sì, lo so, Boston è molto carina, vivibile, la città più europea degli Stati Uniti etc etc… ma noi non siamo particolarmente attratti dalle città americane, quindi non siamo pentiti.

VOLO

Il volo, con Swiss, trovato al prezzo di 440 euro A/R, partiva da Milano con breve scalo a Zurigo di un’ora a tre quarti. Zurigo ha la fama di essere uno dei migliori aeroporti europei per gli scali, quindi eravamo abbastanza tranquilli. Peccato che arrivati a Malpensa il nostro volo risultava cancellato! Panico! Ai banchi della Swiss ci hanno detto che saremmo partiti col volo successivo, un’ora dopo, ma a quel punto lo scalo diventava di soli 45 minuti… Potevamo farci poco, quindi abbiamo cercato di prenderla con filosofia, mal che vada ci saremmo fatti una serata a Zurigo offerta da Swiss… E invece siamo riusciti a prendere la coincidenza, nonostante un po’ di coda al controllo passaporti e nonostante abbiamo dovuto anche cambiare terminal. E pure le valigie sono arrivate a destinazione. Al ritorno, invece, tutto regolare (in ogni caso al ritorno lo scalo era di tre ore…)

Volo confortevole sia all’andata sia al ritorno, con una buona scelta di intrattenimento anche in Italiano: quindi, nonostante la partenza non proprio felice con la cancellazione, Swiss promossa a pieni voti!

ALLOGGI

I primi tre giorni abbiamo alloggiato in una cittadina a nord di Boston, Lynn, in una stanza con bagno privato prenotata tramite Airbnb: soluzione un po’ spartana, ma ad un ottimo prezzo (140 euro per tre notti) considerata la zona; starci più giorni sarebbe stato impegnativo, visti gli spazi non proprio enormi, ma per tre soltanto è andata bene.

Nel Maine abbiamo poi alloggiato a Winterport presso Crooked Steeple Hall: prenotato su Booking per 575 $ per sei giorni, si è rivelato un appartamento grande e spazioso, dotato di molti comfort (lavatrice, asciugatrice, Netflix…) al piano terra sul retro di una vecchia chiesa (nel resto dell’edificio, invece, stanno ricavando una location per cerimonie). A posteriori, forse, avremmo scelto una località più vicina all’Acadia, dove i prezzi però erano decisamente più alti.

L’ultima notte infine l’abbiamo passata al Best Western Plus North Shore Hotel a Danvers, per riavvicinarci a Boston: l’hotel aveva appena terminato i lavori di ristrutturazione e cambio di proprietà (e anche di nome: infatti non lo trovavamo!), quindi si presentava decisamente nuovo e ben tenuto; camere grandi e ben rifornite. Per una sola notte prezzo non bassissimo (97 euro) ma comprensivo anche di prima colazione.

MEZZI DI TRASPORTO

Abbiamo noleggiato un’auto tramite Autoeurope con Avis: 277 euro per dieci giorni, comprensivi di assicurazione totale. Ci è stata data una Focus praticamente nuova. Piccolo dettaglio: c’era la possibilità di noleggiare il GPS, ma visto il costo non proprio esiguo abbiamo deciso di affidarci a una app offline. Arrivati sull’auto scopriamo però di avere un navigatore touch-screen integrato, di cui ci siamo serviti per tutto il viaggio… ma quindi, se avessimo noleggiato il GPS, avremmo speso un sacco di soldi in più, con pure la beffa di dovercelo portare sempre appresso?!

Negli States la benzina è decisamente più economica che da noi. Per spostarci in Maine abbiamo utilizzato l’autostrada, l’Interstate 95 (che attraversa da nord a sud tutta la East Coast) attraversando anche alcuni caselli con pagamento di pedaggio: in tutto, comunque, abbiamo speso 7 dollari a tratta, che per circa 350 km di viaggio direi essere un prezzo più che onesto.

Negli Stati Uniti ogni stato ha una legislazione a sé per quello che concerne le patenti straniere: in Maine, per esempio, è sufficiente la patente italiana, mentre in Massachusetts è richiesta anche quella internazionale. So che in molti ignorano questa legge e girano ugualmente con quella italiana, anche perché all’atto di noleggiare e ritirare l’auto quella internazionale non viene minimamente richiesta. Però abbiamo preferito non correre rischi inutili e richiesto quindi la patente internazionale (la si può richiedere in motorizzazione o, ad un costo decisamente maggiorato, in autoscuola).

PROCEDURE PER GLI STATES

Per entrare negli States è necessario fare richiesta dell’Esta (sito ufficiale: https://esta.cbp.dhs.gov/esta/); il nostro era ancora in corso di validità dal viaggio precedente (dura due anni), quindi non abbiamo dovuto rifarlo.

Non obbligatoria formalmente, ma consigliatissima ovviamente, l’assicurazione sanitaria.

IL NEW ENGLAND

Il New England è la zona più nord-orientale degli Stati Uniti, composta da 6 stati: Maine, New Hampshire, Massachusetts, Vermont, Connecticut e Rhode Island. Esso è famoso, a livello turistico, soprattutto per il foliage, quel fenomeno per cui in autunno le foglie degli alberi assumono colori molto vivi tra il giallo, l’arancione e il rosso: per questo motivo il periodo tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre è considerato alta stagione, soprattutto in Vermont, New Hampshire e alcune zone del Maine. La costa del Maine è invece molto frequentata anche nei mesi estivi, essendo un susseguirsi di spiagge e cittadine turistiche: non per nulla il soprannome del Maine è Vacationland!

26 AGOSTO        Si Parte!

Come già anticipato, nonostante il primo volo cancellato, il viaggio d’andata è andato abbastanza bene.

Alle 15.30 circa ora locale eravamo a Boston.

Dopo le solite trafile all’immigrazione (tutto sommato l’attesa non è stata neanche troppo lunga e l’addetto ci ha fatto una domanda a malapena) e ritirato i bagagli, abbiamo preso la navetta che conduce alla zona degli autonoleggi. Recuperata la macchina siamo partiti alla volta di Lynn.

La nostra casa era in un quartiere residenziale tranquillo, in una zona abitata perlopiù da ispanici (al supermercato ci hanno parlato in Spagnolo!) … non pensavo che da quelle parti ce ne fossero così tanti!

Cena veloce e a letto presto distrutti: d’altronde eravamo in piedi da quasi 24 ore!

27 AGOSTO        Salem e Cape Ann

La dormita ci ha rigenerati; la giornata si presentava molto bella, con un fantastico cielo terso.

Il programma prevedeva di andare a Salem, nota come la città delle streghe per il famoso processo alle streghe del 1692, che ha ispirato anche diversi film. Arrivati abbastanza presto, essendo domenica mattina, la città era abbastanza vuota; abbiamo camminato fino al faro per poi tornare verso il centro; a quel punto, avvicinandosi l’ora di pranzo, la città si era parecchio animata. Spiccavano poi personaggi travestiti che proponevano improbabili tour horror… probabilmente in autunno, nel periodo di Halloween (che a Salem tra l’altro viene festeggiato per tutto il mese) avrebbe anche un suo perché, ma in una soleggiata giornata di agosto con 23°C non è che ci fosse tutta questa atmosfera dark, anzi!

Le streghe la fanno da padrone in generale: museo delle streghe, casa delle streghe… Noi, per variare un po’argomento, abbiamo visitato invece la Ropes Mansion Garden, una dimora del 18esimo secolo e i suoi giardini accanto.

Nel pomeriggio ci siamo poi spostati verso la penisola di Cape Ann. La prima tappa è stata Gloucester, importante centro dell’industria del pesce e da sempre cittadina di pescatori: spicca infatti sul lungo mare il monumento ai caduti in mare. E’ qui, inoltre, che era ambientato il film con George Clooney La tempesta perfetta. La passeggiata sul lungo mare (tappezzato di bandiere americane, un grande classico di questo viaggio: abbiamo visto bandiere ovunque, addirittura attaccata all’auto) è gradevole e uno dei passatempi è fermarsi, per scelta o per forza, a osservare il ponte stradale semovibile sollevarsi per permettere l’uscita in mare, dal canale, delle barche più grandi; c’è chi, addirittura, si è organizzato con le sedie per godersi lo spettacolo!

Tornando da Gloucester ci siamo fermati a Manchester-by-the-Sea: anche in questo caso è stato qui ambientato un film, che ha preso proprio il nome dalla cittadina omonima. Il caso ha voluto che lo vedessi lo scorso inverno proprio pochi giorni prima di prenotare inaspettatamente il volo per Boston… chi l’avrebbe mai detto, allora,  che qualche mese dopo mi sarei ritrovata proprio lì!

Tuttavia il film, ambientato in inverno e con una trama decisamente drammatica, trasudava grande malinconia, mentre nel nostro caso la bella giornata trasmetteva solo una sensazione di pace.

28 AGOSTO        Newburyport e Plum Island

Eravamo indecisi sul fare un giro a Boston o spostarci verso qualche zona naturalisticamente interessante. Ma la giornata splendida come il giorno precedente ha deciso per noi: si va allo State Park di Plum Island a fare birdwatching!

Lungo la strada una sosta alla graziosa cittadina di Newburyport e poi dritti al centro visitatori del parco, dove l’addetta era molto stupita di trovarsi davanti due italiani.

L’ingresso al parco costa 5 dollari ad auto. Lungo la strada ci sono diversi parcheggi da cui partono, sulla sinistra, i sentieri che conducono alle spiagge, sulla destra quelli che conducono invece verso le torrette di avvistamento.

Le spiagge, vista la bella giornata, erano molto gettonate, ma noi abbiamo decisamente preferito dedicarci al birdwatching: grazie al nostro binocolo siamo anche riusciti a vedere qualcosa di interessante. Anche qui le persone con cui abbiamo interagito erano stupite che fossimo Italiani: quelle zone sono sì molto turistiche e gettonate dagli Americani, ma non sono certo così frequentate dagli Europei.

Alla fine della strada si raggiunge un’altra riserva, Sandy Point, che credo sia molto gettonata tra i locali per la spiaggia: infatti il parcheggio (piccolo, a dire il vero) è spesso pieno e bisogna aspettare che esca qualcuno per entrarvi.

Plum Island è decisamente un posto carino dove passare qualche ora a contatto con la natura; peccato che all’interno non vi fossero punti ristoro e noi fossimo completamente senza cibo… quindi alle 14 passate siamo fuggiti verso Newburyport in preda ai morsi della fame!

Di ritorno verso casa una sosta alla cittadina di Ipswich, che non abbiamo trovato nulla di che.

29 AGOSTO        Verso il Maine

Giornata dedicata al trasferimento verso il Maine. Il viaggio è durato poco meno di 4 ore ma è stato tranquillo. La giornata non era bella come i giorni precedenti, il cielo era abbastanza nuvoloso, ma tutto sommato dovendo stare chiusi in auto meglio così.

Sapevamo che Winterport, la cittadina dove avevamo affittato l’alloggio, fosse piccola, ma non immaginavamo così: qualche casa lungo la strada principale, una pizzeria, un negozio di the e tanti altri negozi chiusi o abbandonati. Anche molte case sembravano abbandonate e adibite ora a magazzino. Tutto intorno prati e boschi e poco lontano il fiume Penobscot. Diciamo che non mi stupisce che la fantasia di Stephen King, vivendo da quelle parti, abbia elaborato certi romanzi…

Stanchi per il viaggio non avevamo voglia di fare molto, ma anche la sola ricerca di un supermercato da quelle parti è stata un’impresa non banale.

30 AGOSTO        Acadia National Park (Loop road)

Non abbiamo perso tempo e ci siamo diretti subito verso l’Acadia; purtroppo il cielo era completamente coperto, ma da previsioni non era attesa pioggia. Lungo la strada, soprattutto avvicinandoci al parco, abbiamo notato un gran quantitativo di lobster pound (il Maine è famoso per i suoi astici, che vengono serviti in questi localini); anche i venditori di mirtilli a bordo strada non mancavano. Anche qui, bandiere a stelle e strisce ovunque, anche se qua e là faceva anche capolino qualche bandiera canadese.

L’Acadia National Park si estende prevalentemente su parte del territorio della Mount Desert Island; quest’ultima è collegata alla terra ferma da un ponte. Poco prima di arrivare sull’isola vi è un centro di informazioni turistiche, dove è possibile farsi dare informazioni sul parco, recuperare qualche mappa e qualche rivista e, soprattutto, acquistare il pass d’ingresso al parco: esso costa 25$ ad auto e vale per una settimana; non è ovviamente cedibile a terzi, ma ci ha lasciato perplessi il fatto che sul pass non ci fosse un nominativo o il numero di targa: grande fiducia nel prossimo, negli Stati Uniti! Essendo il parco esteso a macchia di leopardo sull’isola, non c’è un vero e proprio ingresso, ma qua e là vi sono dei controlli (noi in realtà ne abbiamo visti solo un paio) e bisogna quindi tenerlo esposto. C’è anche un servizio autobus, volendo, per spostarsi all’interno del parco; non mancano, poi molti bagni pubblici (a dire il vero li abbiamo trovati un po’ ovunque, anche nelle città, e devo dire che erano sempre ben tenuti).

Come prima giornata abbiamo deciso di dedicarci al giro classico: dopo una sosta al centro visitatori, molto affollato, imbocchiamo la strada per la cima della Cadillac Mountain, la montagna più alta del parco nonché della costa atlantica settentrionale (ma chiamarla montagna è un po’ azzardato: si tratta di soli 466 metri). La vista sarebbe anche bella, ma col cielo grigio non rende molto. La Cadillac Mountain è molto frequentata nelle primissime ore del mattino: si dice che qui è possibile vedere la prima alba del Nuovo Continente; anche se geograficamente non è proprio vero, deve essere bello lo stesso. Noi però ci abbiamo creduto sulla fiducia: ad agosto l’alba è decisamente troppo presto, soprattutto per noi che avevamo anche un’ora di strada da farci!

Abbiamo proseguito poi lungo la Park Loop Road, una strada ad anello che passa per i punti più famosi del parco, tra cui Sand Beach, Thunder Hole, Otter Point; presso ognuno di essi vi sono dei parcheggi e qua e là partono sentieri più o meno impegnativi. Tutto molto suggestivo, laghi, fiumi, fiordi e mare si confondono tra loro nella Mount Desert Island: l’acqua è uno degli elementi predominanti di questa zona del Maine.

Nonostante la giornata non fosse bellissima, il parco era molto affollato e non sempre si trovava posto nei vari parcheggi; sbirciando le targhe, abbiamo notato come ci fossero turisti provenienti un po’ da tutti gli States, ovviamente con una prevalenza di quelli della East Coast.

Conclusa la Loop Road, siamo andati a farci un giro a Bar Harbor: città principale della Mount Desert Island, è una località molto turistica, affollata di hotel, ristoranti, negozi di souvenir; non mancano neppure le agenzie turistiche che organizzano escursioni di diverso tipo, tra cui le immancabili uscite in mare per vedere le balene.

31 AGOSTO        Acadia National Park (Jordan Pond Path)

La giornata si presentava stavolta bellissima e abbiamo quindi deciso di approfittarne per fare un po’ di trekking all’Acadia; ci sono tantissimi sentieri, di livello e difficoltà differente, un po’ per tutti i gusti insomma. Noi abbiamo deciso di fare una delle camminate più gettonate, 8 km ma quasi tutti in piano: il Jordan Pond Path.

Jordan Pond è un laghetto molto carino, dove il giorno prima non ci eravamo neppure fermati causa affollamento di auto. Qui si trova anche un bar-ristorante. Il sentiero percorre tutto il perimetro del lago, con degli scorci davvero belli. C’è da dire che la giornata meritava davvero, con quei colori e quella luce il parco non sembrava neanche lo stesso del giorno prima. Il paesaggio ricorda un po’ quello dei laghetti alpini, con la differenza che non ci sono montagne alte, siamo al livello del mare e a pochi chilometri da noi c’è l’oceano… differenze da poco, insomma!

Lungo il tragitto si incrociano altri sentieri tra cui, ad un certo punto, una deviazione per Bubble Rock, una formazione rocciosa che avrei voluto visitare sia il giorno prima sia la mattina prima di arrivare a Jordan Pond, ma che avevamo sempre saltato non trovando posto nel piccolo parcheggio da cui partiva il sentiero in corrispondenza; il cartello della deviazione indicava 600 metri quindi ci sembrava una buona idea seguirlo… peccato che i 600 metri fossero praticamente lungo una parete verticale! Sono stati i 10 minuti più faticosi della mia vita e, soprattutto, guardando indietro, mi domandavo come avremmo fatto a scendere da lì senza ammazzarci…

Arrivati in cima ansimanti, vediamo intorno a noi famiglie con bambini e gente in infradito: evidentemente il sentiero ufficiale è decisamente meno impegnativo.

Il paesaggio però valeva tutta la fatica.

Molti si prestavano alla classica foto di rito con il masso che non si capisce bene come faccia a stare in equilibrio.

Onde evitare di romperci qualcosa siamo poi scesi dal sentiero principale, a costo di allungare la strada o di abbandonare di tutto il Jordan Path; in realtà ad un bivio siamo riusciti a riagganciarci a quest’ultimo e a proseguire quindi con l’anello intorno al lago.

Davvero una bella passeggiata, banale ma da fare.

Tornando, abbiamo poi deciso di fare ancora un salto sulla cima della Cadillac Mountain: anche se erano arrivate un po’ di nuvole e il cielo non era più terso come in mattinata, valeva la pena scattare delle foto per rifarsi del grigiume del giorno precedente. Sì, l’Acadia quel giorno sembrava quasi un posto diverso rispetto alla giornata precedente quando, devo ammettere, non ero rimasta particolarmente entusiasta.

Oltre alle nuvole, però, era arrivato anche un vento forte e freddo.

1 SETTEMBRE    Bar Harbor e Acadia National Park (zona occidentale)

Avevamo prenotato per il whale watching con Bar Harbor Whale Watcing Co, al costo di 59 dollari a testa. Si poteva scegliere fra tre gite giornaliere, una la mattina, una alle 13 e l’altra nel tardo pomeriggio; noi avevamo optato per quella delle 13. Il forte vento di quel giorno, però, da subito ci ha fatto sospettare che l’escursione potesse essere cancellata. Alle 11 siamo passati a chiedere informazioni, ma non avevano ancora preso una decisione definitiva; ne abbiamo quindi approfittato per una passeggiata sul lungo mare di Bar Harbor: a destra del porto si estende difatti una breve passeggiata.

A sinistra, invece, è possibile arrivare fino di fronte all’isolotto di Bar Island: la sua peculiarità è che, quando c’è bassa marea, esso risulta raggiungibile direttamente a piedi dalla Mount Desert Island; per questo sulla rivista dell’Acadia, che si può avere al centro di informazioni turistiche, vengono giornalmente specificati gli orari delle maree.

Nel frattempo il vento, purtroppo, era andato ad intensificarsi e come previsto l’escursione è stata annullata: ci riproveremo il giorno dopo!

A quel punto ne abbiamo approfittato per un giro nella zona più occidentale della Mount Desert Island, con diverse soste, tra cui l’Eagle Lake, Echo Lake, Seawall (zona attrezzata con tavolini da picnic) e soprattutto Bass Harbor, col suo famoso faro che tutti vogliono fotografare.

Stagni e laghetti dell’Acadia non sono balneabili, fa eccezione Echo Lake; quelle acque però, già in generale, non sono molto calde, e in particolare in quel giorno, col vento forte e freddo, tutto facevano fuorché invogliare a fare un tuffo. Malgrado ciò, abbiamo visto una persona nuotare serenamente nell’Echo Lake, uscire dall’acqua in costume con tutta la calma di questo mondo e camminare pacificamente fino a raggiungere l’asciugamano… tutto questo mentre noi, con la felpa, stavamo congelando e maledicendo il vento.

2 SETTEMBRE    Whale watching

Finalmente il vento si era placato e, dopo una passeggiata a Bar Harbor, alle 13 siamo partiti per il whale watching. Eravamo davvero in tanti sulla barca, troppi direi. Molti si sono accomodati all’interno, noi in pole position davanti, all’aperto; prima della partenza, fermi sotto il sole, faceva davvero caldo e ci domandavamo se non avessero forse fatto un po’ di terrorismo psicologico dicendoci di portare vestiti molto pesanti e che avrebbe fatto molto freddo… poco dopo la partenza ci siamo subito ricreduti: non faceva freddo, si gelava letteralmente! Sarà per la velocità della barca, non so, ma nonostante felpina, giacca antivento e pashmina stavo davvero patendo, infatti ogni tanto entravamo a riscaldarci un attimo. All’interno c’era comunque un sacco di gente accampata che pensava solo a bere caffè e mangiare patatine, non si capiva perché avessero deciso di spendere 59 dollari…

Purtroppo di balene ne abbiamo vista solo una molto in lontananza; ci siamo rifatti con qualche delfino e, soprattutto, con le decine di foche che stazionavano sull’isolotto di Egg Rock.

L’uscita è durata poco meno di 4 ore; devo dire che non siamo tornati particolarmente entusiasti: c’era decisamente troppa gente sulla barca. Anni fa avevamo fatto un’escursione di whale warching alle Azzorre e ci aveva convinto molto di più, ci era sembrata molto più “scientifica” e seria (e avevamo anche visto le balene). Il freddo poi, sicuramente, ha contribuito a non entusiasmarci al centro per cento. Certo è che, se fossimo andati il giorno prima con quel vento, sarebbe davvero stato insostenibile!

3 SETTEMBRE    Acadia National Park (Schoodic Peninsula)

Il tempo si presentava un po’ incerto e sapevamo che le previsioni, per quel giorno, davano pioggia nel pomeriggio. Prima di recarci, come al solito, verso l’Acadia, abbiamo fatto una sosta al Fort Knox, un forte del 1800 utilizzato soprattutto durante la Guerra di Secessione; l’ingresso costa 8 dollari a testa e permette anche l’accesso al Penobscot Narrows Observatory: l’osservatorio in questione è situato sulla cima di uno dei piloni portanti del ponte che collega la terra ferma con Verona Island, isola fluviale del Penobscot; in ascensore si raggiungono rapidissimamente i 130 metri di altezza (il più alto osservatorio in un ponte del mondo), da cui si può rimirare il panorama in tutte le direzioni.

L’ideale ovviamente sarebbe andarci in una giornata limpida; nel nostro caso il tempo non era bellissimo ma c’era ugualmente una buona visuale.

Siamo poi partiti alla volta della Schoodic Peninsula, una penisola a est della Mount Desert Island, dove si trova un’altra porzione di Acadia, l’unica sulla terra ferma e non su un’isola. Anche qui, poco dopo l’ingresso, si trova un centro visitanti.

Un’altra sosta interessante è presso lo Schoodic Institute.

Come nella zona principale del parco, anche qui partono diversi sentieri: il più famoso è quello che conduce sulla sommità più elevata; volevamo farlo, ma il tempo non proprio bellissimo ci ha fatto desistere e ne abbiamo fatto solo una piccola parte.

Una piccola nota: i sentieri dell’Acadia, a nostro avviso, avrebbero potuto essere segnalati meglio e con maggiori spiegazioni. Per essere un parco molto frequentato dagli escursionisti i cartelli lasciavano un po’ a desiderare…

Tornando verso casa il tempo era nettamente peggiorato. Essendo presto abbiamo deciso di allungare la strada e spingerci sino a Bangor, la città di Stephen King. A differenza di Winterport, in questo caso, si tratta davvero di una vera e propria cittadina. Ma non so, sarà stato il cielo plumbeo, il fatto che era domenica e la città semideserta, ma mi ha trasmesso una brutta sensazione e sono voluta andarmene quasi subito! Comunque è stata una buona idea perché da lì a poco ha iniziato a piovere e ha proseguito per tutta la serata.

4 SETTEMBRE    Verso il Massachusetts (con sosta a Portland)

Era giunto il momento di tornare in Massachusetts, ma sulla strada del ritorno abbiamo previsto una sosta a Portland, precisamente a Cape Elizabeth nel Fort Williams Park, per ammirare il faro più antico del Maine.

Peccato che non fossimo i soli ad avere avuto questa idea: il primo lunedì di settembre negli Stati Uniti è festa nazionale per il Labor Day (l’analogo del nostro Primo Maggio) e tutto il New England pareva essersi riunito al Fort Williams Park. Il tempo di fare qualche foto e siamo quindi fuggiti. Bello però!

Il viaggio è stato decisamente più lungo dell’andata, a causa del traffico: tutta la East Cost rientrava dalle vacanze, dal week-end lungo o semplicemente dalla gita fuori porta, vista la bella giornata! Noi, che evitiamo sempre di spostarci in Italia durante feste comandate e ponti, per evitare il traffico, ci siamo beccati la giornata da bollino nero negli Stati Uniti! In futuro ci ricorderemo del Labor Day, di cui ignoravamo l’esistenza fino a prima di questo viaggio.

5 SETTEMBRE    Marblehead e si rientra…

Poiché avevamo il volo di rientro nel tardo pomeriggio, abbiamo approfittato della mattinata per farci un ultimo giro. Siamo andati a Marblehead, cittadina tranquilla vicino a Salem: niente di imperdibile, ma per passare qualche ora va più che bene.

Alle 13, con un po’ di anticipo, abbiamo riconsegnato l’auto ad Avis, espletato il check-in e poi, dopo un pranzo veloce, passato i controlli. L’aeroporto di Boston è diviso in differenti terminal e quello da cui partivamo noi, dedicato ai voli internazionali, non è particolarmente grande, come ci si potrebbe invece aspettare da un aeroporto di una famosa città americana.

Volo regolare e, poco dopo le 6 del mattino, siamo arrivati a Zurigo; tre ore dopo ci attendeva l’aereo per Malpensa, dove siamo arrivati completamente rincretiniti dal fuso e soprattutto dalla quasi totale assenza di ore di sonno… E’ stata poi una lunga giornata…

A tratti dal mio racconto potrebbe sembrare che questo viaggio non mi abbia entusiasmata. In realtà non è così: è stato molto divertente e abbiamo visto dei posti belli e interessanti. C’è da dire però che, nonostante siano posti naturalisticamente molto belli e intatti, non si tratta di paesaggi così insoliti o particolari e quindi ci hanno colpito meno rispetto ad altri posti che abbiamo visitato, magari anche geograficamente più vicini. Probabilmente sono luoghi che vanno davvero visti nel periodo del foliage, per cogliere la loro vera essenza.

Nonostante ciò è innegabile che quel poco che abbiamo visto del Massachusetts è stato una piacevole scoperta e che il Maine abbia un suo fascino tutto particolare, misterioso e anche un po’ inquietante (Stephen King e Signora in Giallo docent …).

 

 

 

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Ci sono 6 commenti su “Lungo le coste del New England

  1. Bellissimo Sam! Trovo sempre molto interessante vedere come ogni viaggiatore, negli Usa in particolare, riesca a costruirsi un viaggio su misura; praticamente la metà dei posti che avete visto voi io non sapevo che esistessero! Però la soddisfazione di passare da Verona Island me la ricordo ancora ; ) (e i parcheggi vuoti ovunque…).
    Devo tornarci anch’io prima o poi, e vedremo se con le balene sarò più fortunata!

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