In Vietnam sull’acqua e tra i motorini

Per la nostra prima esperienza in Asia abbiamo scelto il Vietnam. Non c’era un motivo particolare, da qualche parte dovevamo pur cominciare, quindi inizio a leggere diari di viaggio, forum, recensioni, guide e…sì, sembra proprio che la scelta sia giusta. Agosto non è proprio il mese più indicato, ma in effetti pare che non lo sia per buona parte del globo, dunque per quanto riguarda il meteo prenderemo quello che verrà.

Acquisto i voli con Emirates dal 5 al 23 (voli non proprio economici, ma i migliori per aeroporto di partenza e scali), faccio i visti online, contatto un’agenzia locale per alcune escursioni e sono pronta per iniziare la pianificazione del viaggio.

HANOI

6-7 Agosto

Dopo un volo perfetto e una discreta fila per il controllo dei visti, nel primo pomeriggio facciamo il nostro ingresso in Vietnam. Una botta di caldo-umido allucinante e un numero folle di motorini ci danno il benvenuto.

Hanoi sarà la base per la prima parte del viaggio alla scoperta del nord.

L’hotel in cui alloggiamo è il punto da cui partiremo e a cui ritorneremo nei prossimi giorni.

Il primo pomeriggio lo dedichiamo alla città vecchia, non prima però di essere stati attentamente istruiti dal ragazzo della reception su come muoverci nel fiume di motorini che non si ferma mai. Basta procedere tranquillamente con passo cadenzato, senza brusche accelerazioni, arresti improvvisi o cambi repentini di direzione. Saranno loro a capire la nostra traiettoria e ci eviteranno. Lo avevo già letto e riletto prima di partire. Facile dai. Facile da dire, perché da fare è tutta un’altra cosa. Restiamo impalati sul bordo della strada a dire….adesso….adesso….no aspetta…. ma un quarto d’ora dopo siamo ancora lì. Ok, bisogna risolvere la situazione. Guardiamo avanti… e cinque, sei, sette, otto, partiamo. Sudiamo freddo, ma a quanto pare funziona!

Giriamo per la zona definita “delle 36 strade” che però ci lascia un po’ delusi, forse avevo letto troppo in merito al fatto che ogni via corrisponde ad un antico mestiere e alle mercanzie in vendita mentre i negozi sembrano tutti uguali e molto anonimi. Ci piace invece particolarmente osservare l’incessante viavai di persone che trasportano ogni cosa a piedi con i caratteristici bilancieri o su bici e motorini carichi all’inverosimile. Anche la particolare architettura delle case definite “a galleria” con la facciata stretta stretta e alta è interessante.

 

Altra cosa che cattura la nostra attenzione è il fatto che ogni attività si svolge in strada. Dal commercio, ai pasti, ai servizi tutto avviene per terra o su piccolissimi sgabelli in plastica ai bordi della via. Dopo aver girovagato a caso per la città vecchia (impossibile seguire l’itinerario letto sulla guida, o almeno per noi lo è stato) ci dirigiamo verso il ponte Long Bien, indicato come bello e romantico al tramonto, ma non ci troviamo nulla di particolare, tranne l’incredibile quantità di motorini che lo attraversa incessantemente.

 

Ci piace molto invece il lago Hoan Kiem, perfetto per una tranquilla passeggiata. Ci sediamo anche noi su di uno sgabellino ai lati della strada e ceniamo con spiedini alla griglia serviti in una baguette con salsa. Ottimi e ad un prezzo irrisorio.

Il giorno seguente è tutto dedicato alla scoperta della città. La giornata qui inizia non appena c’è un filo di luce. Alle 6 usciamo e restiamo allibiti da come sia già tutto un brulicare di persone intente alle loro attività. Formichine operose è la definizione che mi è venuta in mente ogni qual volta ho osservato gli abitanti del Vietnam al lavoro.

Passeggiamo sul lungolago guardando le persone che fanno ginnastica o tai chi. Bellissime poi le signore che ballano con musica latinoamericana e le movenze delicate ed eleganti che contraddistinguono le donne orientali.

 

Visitiamo il bel tempio Den Ngoc Son e il suo caratteristico ponte ad arco in legno rosso.

 

Nonostante sia mattina presto il caldo è già insopportabile così ci accordiamo col proprietario di un ciclorisciò per farci scarrozzare in giro. Sembra molto contento, qualcosa mi dice che non è stata una gran trattativa.

Iniziamo da Train street, la particolarissima via centrale dove passa la ferrovia, stretta tra case e negozi. Certo col treno sarebbe stata ancor più pittoresca, ma passa solo alle 6 e alle 19.

 

Poi facciamo una bella visita al Tempio della Letteratura, oasi di pace nel caos del traffico. Dimenticavo, il signore che si destreggiava nel fiume di auto e motorini con noi seduti davanti ci ha fatto vivere emozioni intense.

Il tempio, il più antico e bello di Hanoi, utilizzato per secoli come centro di insegnamento, è ben conservato e merita una visita in tutta calma.

Ci spostiamo nella zona del Mausoleo di Ho Chi Min, ma non ci interessa entrare a vedere la mummia. Già il solo fatto che abbiano fatto esattamente il contrario di quanto lui aveva chiesto in vita è per me un deterrente.

Dopo una breve visita alla Pagoda a un solo pilastro facciamo il biglietto per il Palazzo Presidenziale e i giardini botanici. La visita è piacevole, il palazzo e i giardini sono estremamente curati. Molto carina è la casa palafitta in legno, la semplice struttura che Ho Chi Min fece costruire in un angolo appartato del grande parco in quanto considerava troppo fastoso il palazzo presidenziale.

 

Sempre col risciò ci spostiamo a nord, sul lago Ho Tay e visitiamo la Pagoda Tran Quoc con la caratteristica torre centrale. Siamo affascinati dai bellissimi bonsai che vediamo e vedremo nei giorni a venire all’interno delle pagode.

Salutato il proprietario del risciò (che bello sorridente ha il coraggio di chiederci un’ulteriore mancia) facciamo un giro per il mercato di Dong Xuan poi ci torniamo a perdere tra le vie della città vecchia e in uno dei tanti ristorantini di strada proviamo quello che viene definito il piatto nazionale del Vietnam: il Pho. È la pietanza più diffusa del paese e dopo aver letto e visto tanto in merito siamo veramente curiosi di assaggiarlo. Ci portano una brodaglia dove galleggiano tagliatelle di riso e alcuni pezzi (non voglio pensare a quali pezzi) di pollo. È talmente disgustoso che lo lasciamo tutto e ce ne andiamo. Possibile che tutti ne parlino bene e a noi faccia letteralmente schifo?

Per la serata abbiamo in programma lo spettacolo delle marionette sull’acqua al teatro Thang Long. Spettacolo bellissimo da non perdere assolutamente. Ci spostiamo poi in un’altra zona del quartiere vecchio per vedere la chiesa di San Giuseppe e ci fermiamo a cena in un ottimo ristorante.

 

HA LONG – BAI TU LONG BAY

8-9 Agosto

Le nostre giornate in Vietnam sono iniziate tutte prestissimo. Ad Hanoi è stato un piacere passare un po’ di tempo al mattino ad osservare dalla finestra della camera l’incessante viavai delle persone indaffarate nella strada sottostante.

 

Oggi partiamo per la prima delle escursioni acquistate tramite l’agenzia vietnamita Alo Travel Asia, la Baia di Ha Long. La nostra piccola nave raggiungerà la più remota ma meno frequentata baia di Bai Tu Long. Abbiamo avuto la fortuna di trovare due giorni di cielo quasi sempre sereno e il panorama che man mano si svelava davanti ai nostri occhi era di quelli che lasciano letteralmente senza parole.

Le giornate sono piacevolmente trascorse con attività divertenti come kayak tra gli isolotti (e lì il Rag. Fantozzi che si cela in noi è uscito alla grande e ha dato il meglio di se), bagno su di una spiaggetta (distrutti come eravamo ci sono sembrati il mare e la spiaggia più belli del mondo, anche se in realtà non lo erano affatto), visita ad una bella grotta o semplicemente standocene sdraiati sul ponte della nave a riempirci gli occhi di tanta meraviglia. Indimenticabili il tramonto e l’alba fermi all’ancora nel silenzio più totale.

 

HUA LU – TRANG AN

10 Agosto

Escursione in giornata a quella che viene definita la Halong terrestre. La scelta è caduta su Trang An in quanto meno turistica della più famosa Tam Coc.

Un ragazzino dall’Inglese incomprensibile ci porta prima a visitare le rovine dell’antica capitale Hua Lu. Saliamo poi in sella alle bici per una pedalata, bella ma con questo caldo faticosissima, tra risaie e formazioni carsiche.

Ci trasferiamo infine a bordo di minuscole barchine condotte da sorridenti signore con il classico cappello a cono che, instancabili, remano lungo un percorso con panorami a dir poco favolosi. La sensazione di pace in questa zona non ancora presa troppo d’assalto dai turisti è unica. Il silenzio è rotto solo dal rumore dei remi che entrano dolcemente nell’acqua e dalle risate ogni volta che si entra in una delle grotte basse e buie, tanto che in una dobbiamo letteralmente sdraiarci sul fondo della barca con la roccia che ci sfiora il naso. Il paesaggio è talmente bello che alcune coppie di sposi stanno facendo qui i loro servizi fotografici.

L’atmosfera idilliaca si è rotta solo nel momento in cui ci hanno fatto scendere a Kong Island, isolotto utilizzato come set del film King Kong e sul quale ci sono finte capanne di paglia con comparse truccate da indigeni che fanno foto coi turisti a pagamento. Una pagliacciata che in questo paradiso si poteva a mio avviso anche evitare.

SAPA

11-12-13 Agosto

Tre giorni tra le verdissime risaie di Sapa che raggiungiamo comodamente con Sapa Express, fantastici bus che, da quando è stata aperta la nuova autostrada, collegano Hanoi a Sapa in 5 ore, evitando così le due notti in treno.

I trekking tra i vari villaggi della zona, benedetti da un cielo quasi sempre sereno e soleggiato, sono tra i ricordi del Vietnam che non ci abbandoneranno mai.

In questi giorni visitiamo i villaggi di Lao Chai, Ta Van, Matra, Ta Phin incontrando le persone appartenenti alle minoranze etniche Black Hmong, Giay, Tay, Red Dzao. Non avremmo mai smesso di osservare le donne nei loro costumi tipici intente a ricamare e confezionare piccoli oggetti che poi vendono ai turisti.

 

In questo periodo i campi di riso sono nel loro massimo splendore, verdissimi e rigogliosi e l’assenza di pioggia in questi giorni ci permette di camminare a lungo e agevolmente su sentieri che col brutto tempo sarebbero stati impraticabili.

 

 

Ci accompagna Chin, ragazzo Black Hmong, che ben conosce e ama la sua terra e la sua gente e in modo diretto, senza tanti giri di parole ci dice che sì, l’abbigliamento da trekking di marca venduto in tutti i negozi è tutto falso e sì, i cani che vediamo in giro sono tutti destinati a essere mangiati.

Temo però che questo paradiso non sia destinato a durare a lungo. Tutta la zona è praticamente un cantiere, crescono come funghi nuovi edifici destinati all’accoglienza dei turisti, alcuni dei quali stridono fortemente con l’ambiente circostante. Sicuramente tra qualche anno queste valli avranno un aspetto molto diverso.

Il giorno centrale (Domenica) siamo andati al mercato di Bac Ha. Bellissime le donne di etnia Flowered Hmong nei loro variopinti costumi tradizionali.

 

Al di là di questo non l’ho trovato particolarmente interessante, anzi la visita dell’area destinata al commercio degli animali è stata un vero e proprio pugno nello stomaco. La vista delle condizioni in cui erano tenuti gli animali mi ha letteralmente sconvolta e quando ho incrociando gli sguardi delle cagnoline coi loro cuccioletti di pochi mesi, sguardi che parlavano, non sono riuscita a trattenere le lacrime. Non mi permetto assolutamente di criticare le usanze di un popolo, ma per me è stato troppo forte. Col senno di poi tanta strada per questo mercato non la farei, sarebbe stato meglio dedicare la giornata ad un altro trekking tra risaie e villaggi. Mi è piaciuto molto invece il mercato che si tiene al Sabato sera nella piazza centrale di Sapa, con i ragazzi che ballano e le donne con le loro bambine nei costumi tradizionali che vendono i loro manufatti. Molto carino per acquistare souvenirs e scambiare qualche parola, anche solo un semplice sorriso.

 

Gli scampoli di pomeriggio al rientro dalle escursioni li abbiamo utilizzati per visitare le altre zone di Hanoi, come il Quartiere Francese con i suoi bei viali, i negozi di marca e gli edifici coloniali, tra cui spicca il Teatro dell’Opera.

HUE

14-15 Agosto

Con un veloce volo ci trasferiamo nella zona centrale del paese. La prima tappa di una notte e due giorni è a Hue, che ci appare fin dai primi istanti più tranquilla e ordinata. Il comune denominatore di tutti i luoghi visitati in Vietnam è stata l’acqua. Fiumi, laghi, lagune, mare, ovunque l’acqua era presente e non poteva mancare anche qui. La città sorge sulle rive del Song Huong, comunemente chiamato Fiume dei profumi che è costantemente solcato da belle imbarcazioni a forma di dragone.

Saliamo subito su una di queste e ci facciamo portare alla Pagoda Thien Mu. Un tranquillo giro di mezz’ora ci permette di osservare le rigogliose rive del fiume e le persone intente a pescare su piccole barche.

La pagoda è molto scenografica, si attracca presso una scalinata sovrastata dalla torre ottagonale simbolo della città.

In auto ci spostiamo poi nella zona delle tombe reali per visitarne due: Minh Mang e Tu Duc.

Entrambe sono bellissime, caratterizzate da laghi e giardini pittoreschi, ma la mia preferenza va sicuramente alla seconda.

Il tempo si ferma tra i bellissimi stagni ricoperti da fiori di loto e gli eleganti padiglioni dove belle ragazze in abito tradizionale si fanno fotografare. Rimango rapita a guardare la grazia innata con cui si muovono.

Passeggiando capisco perché l’imperatore decise di venire a trascorrere gli ultimi anni della sua vita qui, in quella che era la sua tomba.

Per cena andiamo in una piccola trattoria imboscata in un vicoletto fuori mano e assaggiamo il Bun Bo Hue, tradizionale zuppa con manzo e noodles buonissima.

Il giorno dopo lo dedichiamo alla visita della cittadella e del mercato. Come consuetudine al mattino presto ci incamminiamo verso le possenti mura che circondano la Cittadella che sorge sulla sponda opposta del fiume rispetto alla città. Già all’arrivo è una piacevole sorpresa, sta iniziando una cerimonia in costume, una specie di cambio della guardia e ci fermiamo per vederla.

 

All’interno della cittadella sorgono una dentro l’altra la Città Imperiale e la Città Purpurea Proibita. I palazzi e i templi sopravvissuti alle guerre sono ben conservati e ben rendono l’idea della grandiosità del sito in origine (c’è comunque all’interno un plastico con la ricostruzione completa molto esemplificativo).

La visitiamo in tutta tranquillità, soffermandoci sui particolari degli interni. Anche qui graziose ragazze in abiti tradizionali si aggirano tra le colonne laccate di rosso.

Ci perdiamo a fotografarle. Grosso errore. Una volta a casa scorrendo le foto mi accorgerò di quanto io, con le mie ciabatte, il mio cappellaccio, il mio zaino e i miei bermuda, rispetto a loro abbia la stessa grazia di un ippopotamo. Sigh.

Terminata la visita, con un risciò, e ridendo come pazzi visto che ci fanno sedere praticamente uno sulle spalle dell’altra, raggiungiamo il mercato Dong Ba, mercato affollatissimo e con una grande varietà di merci e generi alimentari, per tutti i gusti…..

Usciamo storditi e ci concediamo una passeggiata nei giardini che costeggiano il fiume rinfrescandoci con un mango smoothie (ne ho fatto un utilizzo smodato in questa vacanza, erano la fine del mondo) poi raggiungiamo l’hotel dove abbiamo appuntamento per il transfer verso Hoi An.

HOI AN

16-17-18 Agosto

Magica. Questo è l’aggettivo che continuamente trovavo ogni volta che cercavo informazioni su Hoi An e che mi ha fatto decidere di trascorrere qui 3 notti. Sinceramente, per i miei gusti, 2 sarebbero state più che sufficienti. So di andare controcorrente ma più che magica la definirei una giostra carina per turisti. Probabilmente in origine il discorso delle lanterne accese la sera e dei lumini sull’acqua era affascinante, ma come sempre l’eccesso finisce per snaturare la vera essenza di un luogo. Comunque vista l’abbondanza di tempo a disposizione ne abbiamo approfittato per rilassarci un po’.

Il centro può essere visitato benissimo in mezza giornata, recandosi di mattina presto al mercato, vivace miscuglio di colori, odori e voci.

 

Dopodiché si visita il quartiere vecchio, acquistando un biglietto che consente l’accesso a 5 edifici storici a scelta. Particolarmente interessanti sono state le sale assembleari Cantonese e del Fukjan, la casa negozio Tan Ki, il Tempio Quan Kong.

Bello anche l’antico Ponte Giapponese, simbolo della città, che può essere attraversato liberamente.

 

Quando il caldo è diventato veramente insostenibile ci siamo fatti portare dalla navetta dell’hotel alla spiaggia di An Bang. La spiaggia non è male, ampia e pulita e con un mare caldo (anche se l’acqua non era un gran che). Nulla di imperdibile ma per un pomeriggio di relax va benissimo. Anzi se ci si ferma fino al tramonto diventa molto interessante vedere le persone del posto che, finita la giornata lavorativa, vengono a riposarsi e i tanti ristorantini improvvisati sulla sabbia che cucinano per loro. Ecco questo è stato proprio carino.

 

Abbiamo poi approfittato della vicinanza a Danang per visitare le Marble Mountains. Anche qui vale il consiglio di arrivare al mattino presto appena aprono. Si tratta di formazioni rocciose marmoree che sorgono in centro alla città, all’interno delle quali, in anfratti e grotte, sono stati costruiti templi e santuari. Sono veramente belli, soprattutto se visitati prima che arrivi la moltitudine di persone e che faccia troppo caldo per affrontare salite e discese.

 

Infine abbiamo fatto un giro in barca sul fiume Thon Bou al tramonto. Nulla di particolare da vedere, ma è stato piacevole togliersi dall’affollamento della città e scivolare sull’acqua nel silenzio del fiume e dei canali secondari.

 

Poi ci sono state le serate, forse la causa principale della nostra insoddisfazione. Sicuramente il caldo massacrante e l’enorme numero di turisti non hanno giocato a favore. Tra le file fuori dai ristoranti, le decine di negozi per i massaggi ai piedi con relativi buttadentro, l’enorme quantità di lanterne ovunque e, ciliegina sulla torta, le centinaia di persone buttate sulle barchette con un lumino in mano a fare un ridicolo giretto in un canale che in realtà era una fogna a cielo aperto (lo si vedeva benissimo durante il giorno ma ancor di più lo si percepiva dai miasmi che emanava giorno e sera) ho veramente faticato a trovare la magia.

In realtà una cosa magica che ha lasciato un ricordo indelebile c’è stata: il Bai Choi. Un’antica arte che consiste in una specie di tombola cantata e accompagnata da strumenti e che si svolge in prossimità del ponte giapponese. Talmente coinvolgente che ci siamo fermati tutte le sere.

 

HO CHI MIN CITY – DELTA DEL MEKONG

19-20-21-22 Agosto

Arriviamo a Saigon (qui tutti la chiamano ancora così) nel tardo pomeriggio del giorno 18 e come prima cosa cerchiamo un’auto per le due escursioni che vogliamo fare il giorno seguente.

La prima tappa è Cu Chi con la sua rete di tunnel sotterranei. Nonostante avessimo deciso di non effettuare questa visita all’ultimo momento abbiamo cambiato idea e devo dire che non ce ne siamo per niente pentiti. La visita, preceduta da un filmato introduttivo, è stata molto interessante. C’eravamo solo noi. Aggirarci tra la vegetazione e scendere nei tunnel è stato estremamente suggestivo. E fortunatamente nessuno ci ha proposto alla fine di sparare con le armi originali, come avevo letto e che trovavo di pessimo gusto. Visita decisamente istruttiva ma non cruenta, come invece mi avevano detto del museo della guerra di Saigon e che abbiamo volutamente evitato.

 

Al termine ci siamo diretti a Tay Ninh per vedere la Santa Sede Cao Dai ed assistere alla funzione delle 12. Il Caodaismo è una religione fondata a inizi ‘900 che unisce varie religioni. Il tempio è un mix di elementi architettonici dipinti in rosa, giallo e azzurro con una moltitudine di occhi divini che osservano da tutte le direzioni. Il risultato ha un che di kitsch e surreale ma alla fine a noi è piaciuto.

 

A metà pomeriggio siamo di nuovo a Saigon e iniziamo una prima veloce visita ai luoghi principali: il mercato Ben Than, il tempio indu Mariamman (dove per la prima volta prendiamo tantissima acqua, 15 minuti di diluvio universale) e la via Dong Khoi, centro nevralgico della città. La zona è caratterizzata dai tanti edifici coloniali francesi, come la Posta Centrale, progettata da Gustav Eiffel, il teatro dell’Opera, il Palazzo del Comitato del Popolo (ex Hotel de Ville) con la statua di Ho Chi Min nella piazza antistante.

Ho Chi Min City è anche una città proiettata verso occidente come ben si vede dai tanti grattacieli esistenti e in costruzione. Questo mix di modernità e tradizione la rende decisamente interessante.

Anche il traffico è diverso. Sicuri di noi proviamo la collaudata tecnica di attraversamento della strada e per poco non ci asfaltano. Difficilissimo attraversare qui. Meglio farlo in prossimità dei semafori che ogni tanto garantiscono qualche secondo di strada libera per attraversarla velocemente.

La sera torniamo davanti al mercato dove, alla chiusura, allestiscono alcuni ristorantini di street food ottimo ed economico.

I due giorni centrali del nostro soggiorno a Saigon li abbiamo dedicati al delta del Mekong facendo base a Can Tho.

Giornate piacevolissime. Navighiamo sul fiume e tra la fitta rete di canali minori su minuscole barchette a remi.

Pedaliamo nel silenzio tra i frutteti assaggiando i prodotti locali. Visitiamo piccole attività artigianali dove ci mostrano la lavorazione di diverse materie prime. Visitiamo i mercati galleggianti all’alba. Mangiamo il pesce allevato nel Mekong… ecco questo lo avrei anche evitato volentieri visto l’aspetto del fiume.

Insomma l’esperienza è stata più che positiva.

Al rientro approfittiamo del fatto che c’è ancora luce per salire sullo skydeck della Bitexco tower e vedere la città dall’alto.

E così siamo arrivati all’ultimo giorno. Abbiamo il transfer per l’aeroporto alle 22 quindi tanto tempo per vedere alcune cose che mancano (e pareggiare alcuni conti in sospeso). Raggiungiamo a piedi la Pagoda dell’Imperatore di Giada, un po’ decentrata ma in mezz’oretta si raggiunge. Nonostante non versi in ottime condizioni questa pagoda è veramente bella e soprattutto frequentata da pochi turisti e da tanti fedeli.

 

Per pranzo decido che devo dare un’altra possibilità al Pho, non posso andarmene con l’orrendo ricordo che mi portavo dietro da inizio vacanza. Ne ordino uno da Pho 24 e con grande soddisfazione lo trovo ottimo. Bene, la pace col Pho è fatta.

Per il resto della giornata gironzoliamo su Dongh Koi fino alla bella passeggiata di fronte al fiume.

Curiosiamo nei negozi, torniamo al mercato per gli ultimi souvenirs (e ovviamente un ultimo mango smoothie), ci sediamo su di una panchina mentre le luci della città si accendono pronti per… salutare il Vietnam? Assolutamente no! Pronti per mettere in atto il nostro piano segreto: assaggiare il Durian.

In questi giorni abbiamo tanto desiderato assaggiarlo senza mai trovare il coraggio. È definito il frutto più puzzolente al mondo, tanto da essere vietato nei luoghi pubblici. Ecco perché stiamo aspettando che non ci sia nessuno intorno per tirar fuori dallo zaino il pezzetto, che ben sigillato, ci stiamo portando dietro da un po’. Con fare guardingo lo apriamo e veniamo investiti da un odore a metà tra l’immondizia e il vomito. Lo sapevamo, non ci lasciamo spaventare e lo addentiamo. Sa esattamente di immondizia mista a vomito. Buttiamo tutto alla velocità della luce e ci fiondiamo in un bar per brindare degnamente al nostro bellissimo viaggio.

Informazioni e consigli:

Hotel: non hanno costi elevati, con 40/50 euro a notte in due si possono trovare ottime sistemazioni.

Qui abbiamo soggiornato noi, tutti in posizione centralissima, comodi per spostarsi a piedi:

Bonsella Hotel – Hanoi

Eden Boutique Hotel – Sapa

The Scarlett Boutique Hotel – Hue

Royal Riverside – Hoi An

Vinpearl – Kan Tho

Papaya Central – Saigon

Tranne l’ultimo tutti con ottima colazione inclusa e consigliatissimi.

Escursioni

Abbiamo prenotato dall’Italia tramite agenzia locale le quattro escursioni principali (Halong, Sapa, Na Trang, Delta Mekong). Il resto delle visite lo abbiamo fatto in autonomia. In realtà in ogni hotel c’è un desk per le escursioni, quindi si possono benissimo organizzare anche una volta arrivati.

Cibo

Non abbiamo mai avuto problemi, anche consumando pasti nei ristorantini da strada.

Mangiare in Vietnam è veramente economico.

Trasferimenti

I due principali sono stati fatti in aereo con Vietnam Airlines. Aeroporti quasi deserti, voli puntuali, procedure d’imbarco veloci.

Gli altri sono avvenuti in bus o auto. Visto il traffico risultano un po’ lenti.

Visti d’ingresso:

per un soggiorno fino a 15 gg non sono necessari. Noi ci siamo fermati di più e li abbiamo fatti online sul sito governativo.

Clima:

Non è stata una passeggiata. Il caldo/umido in Agosto è veramente opprimente. Temevo invece molto peggio per il discorso pioggia. C’è stato qualche breve rovescio che abbiamo evitato in quanto eravamo in auto o in hotel. Siamo capitati in pieno solo con un forte acquazzone che però è durato poco. Praticamente per tutto il tempo si sono alternate nuvole e sole.

Meglio avere sempre qualcosa con cui coprirsi quando si entra accaldatissimi in locali o su mezzi con aria condizionata.

Consiglio anche un buon repellente per insetti da usare regolarmente.

Ristoranti (quelli che più mi sono piaciuti):

Duong – Hanoi: ottimo ristorante nel centro storico. Ottimo anche il servizio, i camerieri spiegano ogni pietanza e come gustarla al meglio. Prezzi un po’ sopra alla media.

Pizza 4P’s – Hanoi: Pizzeria nel centro storico (vicina a Duong). Pizze uguali, se non migliori, a quelle italiane, con pomodoro, basilico e burrata freschissimi. Locale in stile occidentale molto carino. Anche qui i costi sono un po’ superiori alla media.

Home Family Restaurant – Hue: Piccolo ristorantino a conduzione familiare nascosto in una viuzza un po’ difficile da trovare. Cibo buonissimo (Bun Bo Hue e terrina di maiale), personale gentile e sorridente, prezzo irrisorio. Pochi tavoli e molte richieste, meglio andare presto.

Morning Glory – Hoi An: Nella via centrale, lunga fila ma non si aspetta tanto (hanno aperto una succursale di fronte). Ottimo Cao Lau, prezzi bassi.

Garden Barbecue – Saigon: ristorante carino, centrale, in un bel giardino. Portano enormi piatti con verdure e vari tipi di carne che poi ci si cucina da soli (ma con l’aiuto di gentili cameriere) su di un grill inserito nei tavoli. Prezzi medi.

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