In Polinesia, per realizzare un sogno…

La mia Polinesia…
In Polinesia, per realizzare un sogno, ma anche un po’ per lavoro (ndr perdonatemi, è il mio mestiere…)

15/09/2005: Fino ad oggi ti avevo visto tante volte nei miei sogni, nelle mie fantasie, attraverso gli occhi dei miei clienti… molti pensavano sentendomi parlare che ti avessi già visto molte volte davvero… ma in realtà è oggi il grande giorno, quello in cui ti vedrò per la prima volta, Polinesia!
Ho programmato questo viaggio con mio marito Giulio, lo avrei tanto sognato come viaggio di nozze, ma molto meglio aver atteso: non avrei potuto organizzare niente di meglio prima d’ora, e credo che due anni e mezzo fa non sarei stata pronta…

In sintesi:
Viaggiatori: Irene e Giulio
Bagaglio: 1 valigia grande di vestiti (anche troppi), 1 trolley di equipaggiamento sub (mute pinne, calzari, maschere, snorkels, torcia, macchina fotografica economy, guanti), 2 zainetti con effetti personali ed equipaggiamento fotografico e videocamera, 1 borsone a mano con vestiti di prima necessità (contro l’eventuale perdita di bagaglio), crema solare e prodotti cosmetici essenziali e medicinali.
1 piccolo trolley con libri (troppi) e per raccogliere materiale turistico.
Scopo del Viaggio: Lavoro e Piacere

Calendario:
15/9/05 Venezia – Papeete
16/9 Tahiti giro dell’isola, mercato– Moorea
17/9 Moorea: 2 immersioni, 1 tatuaggio, piccolo giro in auto, serata al Tiki Village
18/9 Moorea: fine del tour in auto, volo per Papeete e coincidenza per Maupiti
19/9 Maupiti: snorkeling nella hoa del motu Pae’ao, giro dell’isola in bicicletta
20/9 Maupiti – Raiatea. Breve tour in auto con Michele. Il gulliver, festa da Leo
21/9 Tahaa in barca, la farme perlier, la vanillerie, la laguna nord e i suoi splendidi motu
22/9 Tahaa in barca, 2 immersioni, snorkeling sulla hoa di Taò Taò, il negozio di Mama Naumì
23/9 Tahaa – Bora Bora in barca, la traversata, la laguna sud est
24/9 Bora Bora in barca, il Bloody Mary, 2 immersioni, shopping a Vaitape
25/9 Bora Bora in barca– Tikehau – il dottore di periferia…
26/9 Tikehau 2 immersioni, visita al villaggio
27/9 Tikehau – Rangiroa – i delfini al passe di Tiputa
28/9 Rangiroa- La Lagoon Bleu
29/9 Rangiroa – 2 immersioni, la spiaggia del Kia Ora
30/9 Rangiroa – il villaggio di Avatoru in scooter – Fakarava
1/10 Fakarava – 2 immersioni, disavventura nel Pass nord di Ngarue, il villaggio di Rotoava
2/10 Fakarava – ultimo bagno – inizio viaggio di ritorno
3/10 Transito a New York
4/10 Arrivo

La storia:
15/09/05: Il grande giorno, ed anche il giorno più lungo: con 12 ore di fuso diventa lungo 36 ore… per fortuna abbiamo il giusto rimedio…. si chiama Melatonina.

Partiamo da Venezia, con Alitalia, fino a Malpensa e poi fino a JFK. Tutto fila abbastanza liscio, a parte qualche coda ai controlli, 45 minuti in holding su New York prima di poter atterrare, e gli stewart Alitalia che insistevano per darmi il modulo di sbarco bianco (sbagliato)… per fortuna mi sono fatta dare di scorta anche quelli verdi…

A New York dobbiamo cambiare terminal e rifare completamente il check-in. Con 4 ore di transito e c’è tutto il tempo. Difficile immaginare quanto sia grande JFK, 9 terminal internazionali, è una città…
Arriviamo a Papeete a mezzanotte sul volo di Air Tahiti Nui semivuoto. Forse l’anno prossimo andrà meglio, quest’anno è ancora una linea molto nuova e un po’ sconosciuta, comunque si vola molto bene: 10 cm in più di distanza tra le poltrone rispetto ad Alitalia.
Stravolta ma felice raccolgo il fiore di Tiare che ci offre una simpatica hostess e mi incanto a guardare il complessino musicale che ci accoglie a voci polifoniche accompagnate dai chitarrina e ukulele… Giulio, con più senso pratico di me, mi trascina via quasi a forza…
Fuori dagli arrivi ci attende Claudio, l’assistente locale che ci consegna i voucher e i biglietti. Sono contenta finalmente di incontrarlo e di fare due chiacchiere con lui…
Sono un po’ combattuta tra il restare in incognito e il fare domande ai numerosi italiani per la mia analisi statistica… in effetti sono qui anche un po’ per lavoro, ma dal momento che sono anche le mie ferie dopo qualche breve scambio mi riprometto di non andare troppo in cerca… meglio e molto più piacevole concentrarsi sulle bellezze locali! Una cosa posso dirla: di tutti gli Italiani che abbiamo incontrato gli unici che non erano in viaggio di nozze eravamo noi… boh sarà anche il periodo, ma io lancio un appello: Italiani! La Polinesia è splendida, non è solo un posto per la luna di miele, cosa state aspettando?
Mi hanno organizzato un trasferimento privato con auto di rappresentanza… wow, troppa grazia! Arriviamo all’hotel Sheraton e senza troppo guardarsi in giro ci tuffiamo sotto la doccia e poi a nanna… avrei dormito tutta la notte senza problemi, se non fosse stato per la telefonata di mia madre tra le 3 e le 4 di mattina, visto che non aveva ricevuto il mio SMS… “Irene, stai bene, ma che ore sono lì? MAAAAMMMMAAAAA,! si sto bene… 12 ore di FUSO!!!! ‘ Notte…. Ti scriverò qualche SMS ogni tanto, non chiamarmi che mi costa una fortuna… scusate, io sono così, quando sono in viaggio vorrei staccare completamente con il resto del mondo, per parlare con i parenti ho tempo quando torno…
16/9 Dopo un’abbondante colazione è già l’ora di chiudere le valigie (7.45), il nostro autista ci porta a visitare Tahiti e un po’ di alberghi e pensioni… se questo è un piccolo pegno da pagare per essere qui, ben venga! I prossimi giorni avrò molte meno visite in programma… Visito Le Meridien, Chez Armelle, Relais Fenua, e poi facciamo tappa al Museo Gauguin. E’ un sito unico e importantissimo per capire la storia dell’artista e la sua importanza, oltre alla storia dei polinesiani visti attraverso i suoi occhi, ma non aspettatevi opere originali, quelle sono in giro per il mondo. Pranziamo al ristorante vicino al museo e ritorniamo verso la costa est per proseguire la visita. Tahiti è un’isola verdeggiante, ma la costa è tutta abitata e c’è traffico. Vediamo centri commerciali e quanto ci si può aspettare da un paese moderno, ma anche in lontananza verdissime montagne, e soffici spiagge nere lungo la costa.
Ispeziono l’hotel Royal Tahitian, le Mandarin e poi finalmente ci tuffiamo in mezzo ai banchetti del mercato per un po’ di shopping e divertimento. Ieri all’aeroporto non ci hanno lasciato il tempo di cambiare i soldi, quindi siamo ancora con gli euro, non tutti gli accettano, la banca ha chiuso, ma riusciamo a prelevare al bancomat con la Visa. Avrei potuto comprare i parei in un altro banchetto, ma la dolce anziana signora mi aveva già conquistato con il suo sorriso e non avrei mai voluto deluderla…
Finiti gli acquisti faccio una piccola visita in ufficio alle mie college polinesiane. Sono state carinissime, mi hanno festeggiato come una sorella, mi sono quasi commossa. E’ strano vedersi dopo un anno che ci scriviamo, e finalmente posso dare un volto ai nomi che conosco… ho portato loro dei regalini: a ciascuna un ciondolo in vetro di Murano, tipico di Venezia.
Dopo i saluti di corsa via fino all’hotel Intercontinental per l’ultima ispezione e poi in aeroporto per prendere il nostro volo per Moorea.
Salutiamo il nostro autista, una compagnia davvero interessante, ci ha raccontato un sacco di cose ed era molto curioso di sapere come si vive in Italia… davvero non voleva crederci quando gli abbiamo raccontato che abbiamo sia camera che senato… in effetti solo noi italiani possiamo complicare le cose fino a questo punto ed esserne orgogliosi!
Avevamo prenotato il volo delle 18.00. Arriviamo al terminal di Air Moorea alle 17.25 e ci chiedono se vogliamo prendere il volo prima… detto fatto: in 5 minuti check in, imbarco e decollo! Una cosa incredibile…
L’aereo sembra un po’ quello di Indiana Jones, l’unico pilota fa anche da hostess e addetto di rampa, ma tanto in 7 minuti siamo già dall’altra parte e riusciamo a percorrere la strada che ci porta in hotel con le ultime luci del tramonto.
Moorea mi da subito un’impressione diversa di Tahiti: più selvaggia e verde, difficile a dirsi a primo sguardo che si tratta di una delle due isole più turistiche. Il nostro hotel è l’Hibiscus. Abbiamo un bungalow giardino. Pulito ma molto spartano (non c’è nemmeno il comodino), ma non ci importa: siamo sotto le palme, quasi in riva ad un mare stupendo che non vedo l’ora di vedere domani mattina…
Ancora una cosa ci aspetta prima di andare a dormire: andiamo a mangiarci una buona pizza da Stefano nella vicina pizzeria Tortuga. Questa sera c’è anche il complessino musicale, siamo fortunati! Lui ci accoglie a braccia aperte e anche io sono molto contenta di conoscerlo finalmente di persona. E’ molto felice di ricevere le due bottiglie di grappa che gli ho portato: si è fatto un nome offrendola alla fine della cena ai suoi clienti, e le sue forniture scarseggiano spesso… se passate da quelle parti portategliene un po’, penso che sarà contento di offrirvi una pizza in cambio… ma anche se non vi fermate a mangiare andate a salutarlo: ha sempre piacere di incontrare connazionali ed è molto disponibile per darvi dritte e suggerimenti sull’isola di Moorea: approfittatene!
Mi fa piacere parlare con un italiano che si è trasferito in Polinesia e sapere cosa ne pensa. Come immaginavo non sono tutte “rose e fiori”, ma ci sono molti aspetti positivi, soprattutto per lui quello di non abitare più in Italia, sicuramente non quello di lavorare di meno… gestire un ristorante quasi da solo non è esattamente leggero…
A cena conosciamo Tanierà, il tattuatore che ha la bottega lì di fronte. Stefano ce lo presenta e ci dice che lavora abbastanza bene, con tutta strumentazione moderna, aghi monouso, igiene assicurato. Giulio non resiste. E’ da molto che pensava di farsi un secondo tatuaggio, ma nel nostro intenso programma di viaggio sembrava non ci fosse tempo e occasione… invece eccolo là che si prenota per il giorno dopo alle 13.00 e mi lascia anche nei pasticci sballandomi i programmi…
Insomma, una giornata davvero intensa, soprattutto dopo 30 ore di viaggio e 12 di fuso: alle 10 siamo proprio stravolti dal sonno e andiamo a dormire…
17/09 Dopo un’abbondante colazione ci prepariamo per una delle cose migliori da fare in Polinesia: due splendide immersioni! Io e Giulio abbiamo fatto il brevetto questa estate in previsione del viaggio e non saremo mai pentiti di questa scelta: scoprire la subacquea è aprire gli occhi su un mondo nuovo, meraviglioso e inaspettato. Sarà sicuramente un’altra droga, probabilmente ne vorremo sempre di più e non ci sapremo rinunciare, ma almeno questa, con qualche precauzione, non dovrebbe creare danni alle cellule cerebrali…
Alle 8 ci viene a prendere Roland del Moorea Fun Dive. Raggiungiamo il vicinissimo diving centre. Bene equipaggiato, ci troviamo subito a nostro agio. Non vedo l’ora di essere in acqua… Un ragazzo francese porta la telecamera e ci spiega che alla fine delle due immersioni ci farà vedere il filmato e se vogliamo ci potrà vendere il DVD: non resisto, è un ricordo troppo bello da portare a casa… costa 70 euro, ma un filmato subacqueo individuale costerebbe molto di più…
Percorriamo in barca il tratto di mare dalla spiaggia del diving fino alla baia di Opunohu. Passiamo accanto ai due motu e ammiriamo finalmente i colori della laguna di Moorea e i profili acuminati delle sue verdissime montagne.
Siamo in acqua, scendiamo… la prima immersione in Polinesia ti sconvolge: non potresti mai immaginare di vedere così bene, così distante nel blu, di avere così tanta luce anche a 20 mt. di profondità ! Per certi versi è più facile che in Adriatico: qui rischi di non vedere la punta delle tue pinne, è molto più pericoloso e disorientante!
Roland porta sotto una testa di tonno. Questo tecnicamente si dice fare “feeding” ossia dare da mangiare ai pesci (squali in questo caso) per attirarli più vicini e più numerosi. E’ una tecnica per certi versi criticabile perché abitua lo squalo a trovare cibo in presenza di umani, e di conseguenza crea diversi problemi ai pescatori… sono un po’ combattuta: non posso condividerla, ma effettivamente durante le successive immersioni non abbiamo visto così tanti squali, seppur non sono mai mancati… è stato davvero molto emozionante, una decina di squaletti a pinna nera, un paio di squali limone, pesci napoleone, pesci balestra enormi, centinaia di tipi di pesci di tutte le dimensioni erano la sotto in compagnia per partecipare al banchetto… ma è arrivato il limone più veloce, che in un battibaleno si divora il boccone dalle mani di Roland e se ne va…
La seconda immersione ci regala emozioni diverse e altrettanto forti: una murena gigante, con la testa grande come un melone, sarà stata lunga oltre 3 metri, anche se è uscita solo per metà dalla sua grotta. Roland la accarezza… a me questa bestia spaventa molto più degli squali… ma basta non provocarla e tenersi alla giusta distanza. Vediamo poi anche due tartarughe… Gossip: Stefano fa immersioni tutte le settimane e non è ancora riuscito a vederle… Roland lo prende sempre in giro perché gli dice che il martedì la Tortuga (che è il nome della pizzeria) non c’è… è giorno di chiusura …
Torniamo dal diving e Giulio se ne va di corsa al suo appuntamento. Io me ne vado con calma a fare una doccia, poi avviso in reception che Avis mi deve venire a prendere alle 14.00 per consegnarmi un’auto e che mi trovano alla pizzeria… in realtà sono in forte imbarazzo e non so come risolvere la questione: ho lasciato la mia patente a casa convinta che avrebbe guidato Giulio, ma lui è evidentemente fuori gioco per almeno un paio d’ore per via del tatuaggio e io non posso prendere la mia auto a noleggio… almeno non potrei farlo se fossi in un qualsiasi altro paese del mondo… ma quando arriva l’impiegata di Avis io e Stefano le spieghiamo un po’ ridendo che avevo la patente di mio marito ma che lui non poteva venire a prendere l’auto perché era impazzito per farsi il tatuaggio… le giuro che ho la patente e che guido da 10 anni, ma che l’ho lasciata a casa… e mi crede! Vado con lei all’ufficio, faccio il contratto a nome di Giulio, pago con la mia carta di credito e mi da le chiavi!
Torno, mangio un boccone e aspetto che l’artista finisca la sua opera d’arte… con questo contrattempo perdiamo 2 ore, ma Giulio è troppo contento di essersi fatto il tatuaggio di una manta, con all’interno delfino, squalo, tartaruga e murena con tanti bei simboli Maori pieni di significato… il tatuaggio è nato lì, dopo un dialogo quasi mistico con Tanierà ed un piccolo schizzo di Giulio che non è certo portato normalmente per la grafica… ma il risultato finale è ottimo, prodigio polinesiano!
Nonostante il ritardo abbiamo un’ulteriore deviazione da fare in cerca di una farmacia per curare il tatuaggio, quindi di fatto questo pomeriggio mi salta una parte del mio programma di ispezioni agli hotel (forse questo era lo scopo nascosto di mio marito…)… alla fine riesco a vedere solo Relais Vai-Moana e Les Tipaniers, vorrà dire che domani mattina ci si alza presto per recuperare, ma questa sera alle 18.00 inizia infatti la serata al Tiki Village, e non devo assolutamente far tardi!
Al Tiki Village fanno conoscere le attività tradizionali dei polinesiani: la coltivazione della perla, il tatuaggio, il tifaifai, gli strumenti musicali tipici ecc. , ci mostrano come uomo e donna possono indossare il pareo e anche le piante e i frutti tipici della Polinesia: il Taro, l’Uru, pompelmo (gigante e dolcissimo) ananas, mango, tamanù, ecc. ecc. oltre alle infinite applicazioni del cocco nei vari stati di maturazione. Ci mostrano come funziona il tipico forno scavato nel terreno, come si apre la noce di cocco ecc. ecc. L’atmosfera è ovviamente un po’ turistica, ma lo spettacolo offerto dopo cena è qualcosa di meraviglioso: i più bei balli polinesiani che si possano vedere in Polinesia, questi sono gli artisti dell’Opera di Tahiti, molto meglio di quel che potrete trovare negli hotel. Sono un po’ stanca e faccio fatica a restare sveglia, ma all’inizio dello spettacolo mi rianimo subito!
18/09 Lasciamo l’hotel alle 8.00 con 4 ore circa per fare qualche tappa negli hotel (intercontinental, sheraton, sofitel), fare un giro al belvedere ed andare in aeroporto. La strada che porta al belvedere sembra inerpicarsi dentro un giardino botanico, tanto varia e splendida è la vegetazione, riconosco allo stato naturale più di qualche pianta tipicamente d’appartamento. Lungo la strada mi fermo a comprare dei panini in un supermercato. Chiedo se posso pagare con Visa e dicono di no, allora chiedo se accettano euro… ho solo una banconota da 500… la cassiera sgrana un po’ gli occhi ma nessun problema, mi da abbastanza resto in Franchi dal Pacifico da bastare per il resto del viaggio, considerando che molti accettano euro in giro, e la carta di credito è accettata presso alcune pensioni, hotel e diving center, oltre che in molti negozi. Purtroppo il tempo non è dei migliori e prendiamo più di qualche goccia di pioggia. All’aeroporto lasciamo l’auto, risaliamo sull’aereo di air Moorea e torniamo a Papeete. Anche qui ci presentiamo per il volo prima rispetto a quello prenotato e saliamo senza problemi, giusto perché Al terminal di Air Moorea non si trovano carrelli, dobbiamo farci 200 mt a piedi trascinandoci le valigie ei bagagli per arrivare al terminal di air Tahiti che è lo stesso dell’aeroporto internazionale. Inoltre il nostro volo per Maupiti è stato anticipato di un’ora due giorni prima e la coincidenza rischiava di essere troppo stretta. Conto di avere il pomeriggio per godermi il mare, tempo permettendo…
Dall’aereo in volo per Maupiti vediamo sotto di noi tutte le isole della Società: Moorea sulla sinistra coperta dalle nuvole, Tetiaroa a destra, più lontana e solo leggermente velata. Poi Huahine, Raiatea, Tahaa a volte coperte a volte libere da nuvole, ben speriamo per la nostra tappa successiva. Ma quando siamo in vista di Bora la nostra macchina fotografica digitale sembra impazzire… e non vediamo più nemmeno una foto di quelle scattate fin’ora… siamo così disperati e sconcertati che ci perdiamo l’atterraggio su Maupiti… non ci rendiamo conto di dove stiamo arrivando e abbiamo quasi le lacrime agli occhi… tutto sembrava perduto… ma eccoci sulla scaletta, iniziamo a guardare questo posto fuori dal mondo e baciato dal sole… DOVE SIAMO CAPITATI? IN PARADISO? Al piccolo aeroporto di Maupiti famiglie con bambini accolgono i passeggeri, l’area partenze e arrivi è poco più di una modesta tettoia, e fuori dall’aerostazione non c’è che un piccolo molo, una bella spiaggia bianca e sullo sfondo, al di là della laguna dalle mille sfumature di turchese c’è la placida isola di Maupiti… in un attimo ci dimentichiamo del nostro dramma.
Non c’è nessuno però che ci aspetta… indago con l’impiegata di air Tahiti e mi dice che hanno chiamato dal Kuriri Village dicendo che non erano stati avvisati del cambio di orario e che ormai sarebbero arrivati con un po’ di ritardo, anche perché dovevano prendere altre persone dal volo successivo (quello che dovevamo prendere noi…)… pazienza, dobbiamo aspettare almeno mezz’ora, che fare? Niente di meglio che un bel bagno… esco dalla toilette dell’aeroporto direttamente in costume e corro in acqua… Giulio resta a riva: il suo tatuaggio è ancora troppo fresco (peggio per lui…).
Dopo un po’ arriva la barca del Kuriri Village con Anne Marie e ci fa salire in barca, io ancora in costume… attraversiamo la splendida laguna e raggiungiamo il motu Tiapa’a, esattamente accanto all’unico pass dell’isola. Il Kuriri Village è un’ottima pensione, arredata e decorata con gusto e con materiali naturali, affacciata su una spiaggia bianca a breve distanza dal reef (una particolarità perché la maggior parte delle spiagge sono dal lato della laguna), un buon punto anche per lo snorkeling. L’unico difetto è l’acqua fredda, una cosa molto frequente nelle pensioni familiari, ma che forse non ci aspetterebbe da una pensione di così buon livello.
Il tempo di fare il piccolo sentiero a piedi e di sistemarci nel bungalow è ormai quasi il tramonto… ormai basta bagni, facciamo una doccia e ci stendiamo un’attimo… un attimo… Anne Marie ci sveglia perché sono le 19.30, è ora di cena, tutti stavano aspettando noi.. e noi stavamo ronfando alla grande… Maupiti ha davvero il potere di farti rilassare e staccare completamente con tutto il resto del mondo!
Siamo a cena con 2 coppie cilene di mezza età e 2 ragazzi francesi in viaggio di nozze. Si parla un po’ inglese, un po’ francese, un po’ spagnolo, un po’ italiano mescolando due o tre lingue in una sola frase, ma l’importante è capirsi. La cucina è eccellente: varia, ricercata, mescola prodotti e piatti locali a sapori della cucina francese, ma mai troppo intensi. Anne Marie e Camille sono due padroni di casa squisiti, discreti ma sempre pronti a condividere il loro tempo e le loro esperienze con gli ospiti con evidente piacere! Dopo cena organizziamo il programma per il giorno dopo: un po’ di snorkeling sulla hoa accanto al motu Pae’ao, pranzo all’unico snack, tour dell’isola in bicicletta… per essere l’unico giorno a disposizione per vedere il posto sono più che soddisfatta… con un giorno in più sarebbe stato bello poter salire in cima alla montagna, ma per quest’anno dobbiamo accontentarci… ci tocca programmare un altro viaggio in Polinesia!
19/09 La nostra barca parte alle 10 dalla pensione, quindi ne approfitto per fare un bel bagno e un po’ di snorkeling nella spiaggia davanti. La barriera è abbastanza bella, ma la corrente entrante è forte e faccio molta fatica ad avvicinarmi al reef, 40 min per fare 150 mt, 10 minuti al ritorno… Poi la barca del Kuriri ci porta a fare altro snorkeling in una hoa più tranquilla accanto al motu Pae’ao. La corrente è sempre entrante, il fondale è molto bello e ricco di pesci. Sfruttiamo comodamente le pinne da sub con calzari separati, percorrendo a piedi più volte la riva per ritornare a monte della corrente… molto meglio che nuotare in senso inverso al movimento dell’acqua! L’unico inconveniente è che ti rimane il segno bianco sulla caviglia e il piede pallido!
Poi a mezzogiorno andiamo sull’isola principale, dove noleggiamo due bici. Prima però pranzo all’unico snack (tipo trattoria all’aperto). Aragosta grigliata, riso patate fritte, poisson crou, insomma pranzo per due fresco, ricco e abbondante con circa 30 euro… lo avreste mai detto?
Dopo pranzo si parte per il tour dell’isola. Il giro si fa senza grande sforzo in 2-3 ore, considerando le pause per le foto e il bagno sulla splendida spiaggia che si trova al lato opposto del villaggio… una cosa indescrivibile, paradisiaca… una grande V di sabbia orlata da palme che si protende verso la laguna turchese e poco profonda. Sabbia bianca e fina come borotalco al tatto, e nei paraggi nessuno, se non un locale tranquillo mentre legge sotto una palma ed un altro che pacificamente si gode un bel bagno…
Peccato che è finita…. A pomeriggio inoltrato Camille viene a prenderci con la barca, e purtroppo i nostri vicini di pensione sono in ritardo… arriviamo alla pensione ormai all’ora del tramonto e non c’è tempo per l’ultimo bagno… domani mattina dobbiamo partire, già mi sento male all’idea…
20/09 La sveglia suona prima dell’alba. Le valigie sono praticamente pronte, quindi dopo una veloce colazione partiamo con Camille verso l’aeroporto. Anne Marie ci saluta dal molo, e mi sembra ormai di salutare una cara amica che non vedrò più per chissà quanto tempo… sto male… mi sento lo stomaco contrarsi… all’aeroporto scambiamo ancora una chiacchierata con Camille e cerco di distrarmi, ma dentro di me vorrei che l’aereo non arrivasse ancora, non oggi, magari domani… ma alla fine dobbiamo salutare e imbarcarci… addio Maupiti, tu si che mi hai rubato il cuore! Addio Camille e Anne Marie, siete stati davvero favolosi, non mancherò di farlo notare perché lo meritate davvero! Ma perché addio? Io qui prima o poi dovrò tornare…
E’ strano perché so che mi aspetta qualcosa di veramente stupendo, ma inizio a pensarci solo in aereo, e a poco a poco la malinconia mi passa all’idea di riabbracciare finalmente un caro amico… Eccolo Michele, con il suo sorriso sereno, il suo codino e le ciabatte infradito, il nostro carissimo lupo di mare che ci ospiterà sul suo veliero per 5 giorni alla scoperta di Raiatea, Tahaa e Bora. Lasciare un posto tanto bello è meno difficile se sai che stai andando in un luogo altrettanto straordinario…
Il nostro nuovo ospite è la miglior guida italiana per la Polinesia Francese, ve lo garantisco! Michele è vissuto qui per diversi anni, si è fatto amicizie, ha conosciuto questa gente fin nell’animo profondo e ama questa terra e questo popolo profondamente. E’ necessariamente un ottimo skipper (ha attraversato due oceani praticamente da solo), ma anche un perfetto “padrone di casa”, discreto e disponibile, cura e mantiene la sua barca in condizioni perfette, è molto amante della pulizia e anche un ottimo cuoco! Mangiare alla sua tavola significa scoprire i sapori polinesiani e imparare a distinguerli ed apprezzarli, perché ogni pasto è una nuova gradevolissima lezione in cui la materia trattata è quello che si sta mangiando…. Comunque per chi è in crisi di astinenza da pastasciutta basta dirglielo… Certo gli spazi su una barca sono un po’ ridotti, si sa, molto meglio evitare di portarsi dietro troppe valigie, tanto alla fine si finisce per usare pochissima roba…
Michele noleggia un auto e ci fa da guida per qualche ora alla scoperta di Raiatea, un’isola verde e curata, con bellissimi paesaggi soprattutto a sud. E’ interessante soprattutto il suo famoso Marae Taputapuatea: Michele ci spiega accuratamente alcune leggende e il significato del luogo: da qui partirono tutte le migrazioni Maori alla conquista delle isole disabitate di tutto il Pacifico, dalle Hawaii alla Nuova Zelanda e all’Isola di Pasqua. Partivano su canoe rudimentali, con a bordo donne e uomini, maiali, polli e cani, pochi viveri e utensili per sopravvivere in mare per mesi in condizioni estreme, fino a quando all’orizzonte qualche accumulo di nuvole poteva far intuire loro di aver trovato nuova terra… nessuno di noi sarebbe sopravvissuto con loro!
Finalmente pranziamo e subito dopo si salpa! Michele ci suggerisce un paio di alternative per l’itinerario, e io ovviamente scelgo la strada più lunga… non sia mai che mi perda un pezzettino della famosa laguna di Tahaa… Navighiamo quindi lungo il largo canale che divide Raiatea e Tahaa, verso est. La sensazione di libertà di avere l’intera barca a disposizione e ammirare il paesaggio dal mare è assolutamente da provare… facciamo una piccola sosta per un bagno e poi raggiungiamo la baia della pension Hibiscus dove stasera come ogni martedì sera ci attende lo spettacolo polinesiano con la cena. Si tratta di un evento molto più ruspante del Tiki Village, ma bello proprio per questo. Prima della cena Michele mi presenta Leo, il padrone della pensione. Gli abbiamo portato una piccola sorpresa per la sua numerosa collezione di bandiere che ricopre le pareti e il soffitto del ristorante, omaggio di vari club velici e altre specie di naviganti che sono passati di qui: la nostra è una bandiera con il Leone di San Marco, simbolo della nostra città e di una lunga tradizione marinara, qui non poteva proprio mancare. Ovviamente anche il Gulliver ha la sua.
Durante lo spettacolo ci sembra di riconoscere dai tratti dei musicisti, che alle percussioni c’è lo zio della ballerina a sinistra in seconda fila, al basso la mamma di quella in prima fila e il cugino più grande suona l’ukulele… una cosa molto divertente! Con la complicità di Michele io e Giulio finiamo anche vestiti da sposi Polinesiani … le ballerine avranno tutte tra i 12 e i 14 anni, ma sono comunque bravissime, come se ballare il Tamurè fosse la cosa più naturale e facile del mondo… la serata passa quindi allegramente! A cena c’è una gran varietà di cibo Polinesiano, e Michele come al solito ci spiega tutto. Tutto è molto buono (basta evitare gli spaghetti che fanno la parte dell’intruso), ma mangio un po’ a malincuore il pesce pappagallo, pensandolo a come era bello e colorato mentre se ne sguazzava felice nel mare… Alla fine ritorniamo sul Gulliver con il tender, l’aria è umida e cade qualche goccia dal cielo, residuo di un gruppo di nuvole di passaggio. Giove comunque è visibile, ed è così luminoso che riesce a fare una scia sull’acqua! Saliamo a bordo e andiamo verso la nostra cabina, ma Michele ci richiama sul ponte con fretta: “Ragazzi, quello è un arcobaleno di luna, è una cosa incredibile, c’è gente che vive in mare da anni e non ne ha mai visto uno, personalmente ne ho visto solo altri 2 in tutta la mia vita!”… Ed in effetti un arco di vari toni di grigio si stagliava sopra di noi, un vero ponte da una sponda all’altra della baia, mentre la luna illuminava il panorama come un enorme lampione da migliaia e migliaia di watt, solo che era tutto naturale….
21/09: Dopo un’abbondante colazione scendiamo a terra. Michele approfitta di un passaggio veloce a Raiatea per una commissione imprevista, noi andiamo invece alla vicina farm perlier dove è prevista una dimostrazione della tecnica di coltivazione delle perle e in seguito alla vicina pensione dove si tiene una bella lezione sulla coltivazione della Vaniglia. Purtroppo è tutto in francese, e non capiamo molto di quello che dicono, ma è un buon esercizio per fare orecchio… Quando Michele Ritorna possiamo salpare. La laguna attorno a Tahaa è qualcosa di semplicemente meraviglioso: acqua blu che diventa sempre più turchese chiaro fino al reef punteggiato di motu con palme, poi di nuovo blu … la vegetazione dell’isola è di un verde intenso, anzi, non so di quanti verdi diversi, perché contarli tutti era davvero un’impresa, basta l’ombra di una nuvola per cambiare il tono e aggiungere altre sfumature, se per caso la nuvola lascia cadere un po’ di pioggia inevitabilmente la vediamo, grigia traslucida perpendicolare all’orizzonte, meglio di un film pieno di effetti speciali, io sfido davvero Hollywood a riprodurre quello che ho visto! A volte la nuvola ci raggiunge, e allora possiamo proprio fare il conto alla rovescia e indovinare con precisione quando la pioggia deve arrivare per bagnarci, ma dura solo pochi minuti…
Prima di pranzo io e Giulio prendiamo da soli il tender per una piccola ispezione ai due piccoli e intimi hotel Vahine Island e La Pirogue. Michele concede la guida del suo Gulliverino solo a chi dimostra di avere competenze di barca, e noi per fortuna abbiamo già fatto pratica nella nostra laguna, anche se onestamente non la paragonerei con quella di Tahaa (con tutto rispetto per Venezia… sono due meraviglie diverse). Se cercate un posto tranquillo, idilliaco e romantico per la vostra luna di miele dimenticate Bora Bora e venite qui, mi ringrazierete perché Tahaa vista da quei motu è spettacolare, e questa immagine è secondo me la cartolina della Polinesia che potrete contemplare per qualche giorno senza stancarvi mai, giusto per essere sicuri di averla ben memorizzata e di riuscire a portarla con voi per sempre…
Pranziamo un po’ tardi e terminiamo il tour del nord di Tahaa fino alla baia di fronte all’hotel Le Tahaa. Ormai è quasi sera, siamo stanchi ma soddisfattissimi, avere il Gulliver a propria completa disposizione è davvero una cosa da provare! Dopo un aperitivo ammirando il tramonto e una buona cena Michele ci invita a salire su ponte per farci vedere un’altra particolarità del posto: Questa Baia è straordinariamente ricca di plancton: basta smuovere un po’ l’acqua e diventa tutto fosforescente! Non sapevo che il plancton poteva diventare luminoso… non ho molta voglia di bagnarmi i capelli, ma per questo mi perdo un’esperienza unica: fare il bagno di notte diventando fosforescenti! Fatevi sotto e provate…

22/09 Oggi arrivano Cristina e Cristiano, che ci faranno compagnia per il resto del Charter. In attesa della barca di linea da Raiatea io e Giulio ci concediamo altre 2 belle immersioni! Il club Blue Nui è bene organizzato: arriva a prenderci sul Gulliver con a bordo già l’attrezzatura della nostra taglia e andiamo direttamente sul sito di immersione. Siamo fortunati: oggi abbiamo la nostra guida solo per noi. La prima immersione è in oceano, sul reef esterno, dolcemente digradante. Vediamo 2 tartarughe, 1 razza, vari pesci di reef tra cui 2 gruppi di pesci pagliaccio con il loro anemone, barracuda e 1 enorme Napoleone di circa 1 metro. La visibilità è sempre straordinaria e i coralli sono decisamente più belli di quelli di Moorea. La seconda immersione è direttamente nella passe ovest di Tahaa. La visibilità in pass è inferiore ma comunque accettabile. Si tratta comunque di una splendida esperienza: è bello vedersi portare dalla corrente, mentre scorriamo accanto alla parete del reef. Avvistiamo 2 murene, pesci unicorno e qualche nudibranco (l’unico posto dove siamo riusciti a vederne in Polinesia).
Grazie alla buona organizzazione alle 11 siamo già di ritorno dopo due immersioni. Poco dopo arrivano anche i due nuovi ospiti. Conoscevo già Cristina perché è mia cliente, e quindi sapevo già che potevo aspettarmi di essere in ottima compagnia, comunque devo segnalare che, a quanto racconta Michele, gli ospiti del Gulliver sono stati tutti simpatici ed in gamba, con gran soddisfazione per lo Skipper che, certo delle belle esperienze passate metterà ancora la sua barca a disposizione dei turisti, e il mio consiglio è di sbrigarvi se siete interessati, perché sta già confermando moltissime prenotazioni… le cabine sono solo due e qualcuno potrebbe volere per se tutta la barca…
Dopo pranzo andiamo tutti insieme sul tender fino alla Hoa di Taò Taò per fare snorkelling. Per chi non lo sa la Hoa è un tratto di laguna contiguo al reef tra due motu (isolotti), dove l’acqua è in genere bassa ma si sviluppa comunque una certa corrente tra la laguna e l’oceano. In quel momento la corrente era entrante in laguna e piuttosto forte. Lo snorkeling non era proprio da principianti, ma basta farsi portare dalla corrente e sotto di te vedi scorrere un vero e proprio documentario… pesci di tutti i tipi, splendidi coralli, anemoni con pesci pagliaccio e altre meraviglie, tra cui conchiglie coloratissime (mi raccomando, non spostatele, sono animali protetti, e anche quando il mollusco non c’è più la conchiglia diventa la casa di un paguro, che senza di essa morirebbe… ). A detta degli esperti è uno dei giardini di corallo più belli di tutto l’oceano pacifico! La giostra ci è piaciuta così tanto che l’abbiamo rifatta per altre 3 o 4 volte… Michele, premuroso, si occupava di seguire da riva i suoi ospiti e di riportargli le scarpe per poter risalire a piedi ed entrare in acqua in favore di corrente.
Dopo essere ritornati in barca per una doccia all’aria aperta riprendiamo il tender e andiamo a riva. Attracchiamo su un piccolo porticciolo dove al cemento della banchina si sono attaccati i coralli… quante sorprese ci riserva questo posto… ma la sorpresa più grande è andare a trovare Mama Maumì, un’anziana signora polinesiana che parla poco francese e tiene un piccolo negozio di souvenir. A dire la verità non so quanto le renda la sua attività: se tratta i suoi clienti come noi di sicuro è in perdita: se compri una collana di conchiglie te ne regala un’altra, se compri un mazzetto di stecche di vaniglia te ne regala due… poi non ti fa andar via se non ti sei preso anche un casco di banane, se non l’hai coccolata un pochino e se non ti sei fatto una foto con lei… Insomma, ci ha trattato con l’amore di una nonna, e ci aveva appena conosciuti!
Rientriamo alla barca per ammirare il tramonto su Bora Bora. Dopo cena ci divertiamo a far vedere il plancton ai nostri nuovi amici… e poi tutti a nanna..
23/09 Oggi è il giorno della traversata da Tahaa a Bora Bora. Il tempo per fortuna è abbastanza buono, ma il vento è anche troppo calmo e non ci aiuta… comunque con calma e pazienza raggiungiamo la nostra meta nel primo pomeriggio. Michele, premuroso come sempre, da a tutti una medicina anti-nausea. Per fortuna perché io soffro un po’ il mare, e la navigazione in oceano di sicuro non è come quella in laguna. Mi metto sul ponte a prendere il sole, ma sono così stravolta che non riesco quasi a muovermi…. ovviamente la cosa è soggettiva ed io sono evidentemente predisposta per questi fastidi, diversamente dai miei compagni di navigazione. Tuttavia se dovessi dire la mia, lo rifarei subito, se questo è il prezzo da pagare per vedere Tahaa e Bora Bora dalla barca lo pago volentieri: queste due isole hanno a mio avviso le lagune più belle delle isole della Società, e soprattuto a Bora Bora la barca permette di evitare i luoghi più turistici e di apprezzarla in tutta la sua bellezza. Arrivarci dal mare è una bella emozione, poter navigare all’interno della sua laguna è il massimo, anche se sinceramente non ho per niente gradito vedere quanti bungalow overwater sono stati costruiti. E’ vero, chi si prende il bungalow overwater ha sicuramente un’esperienza favolosa, ma penso che a parte loro tutti gli altri che guardano il paesaggio così modificato non possono che risentirne. Mi immagino sulla spiaggia di un hotel, con davanti i bungalow degli altri ospiti e penso che sarebbe stato molto più bello poter vedere solo il paesaggio naturale incontaminato… soprattutto a Bora Bora, dove i lussuosissimi hotel 5* su Motu hanno tutti in media circa 80 bungalow overwater. Mi immagino tuffarmi dal mio terrazzino privato direttamente nelle acque turchesi per fare una nuotata e poi risalire per errore nel bungalow di un altro… Se devo dire la mia i migliori bungalow overwater che ho visto sono quelli del Vahine (3 in totale), del Kia Ora di Rangiroa (10) o del Pearl di Tikehau (24, ma in due pontili distinti uno alla parte opposta dell’altro.
Michele ci porta fino alla laguna sud di Bora, dalle parti dell’hotel Meridien. Qui stanno costruendo due altri resort di Lusso che saranno pronti per la primavera 2006: Intercontinental Thalasso e Westin. Quest’ultimo visto dall’aereo mi è sembrato semplicemente esagerato: isolette finte di sabbia in mezzo alla laguna per poter prolungare ultimamente i pontili, overwater enormi, in tutto lungo forse 200 m. dal motu esterno verso l’isola principale… veramente troppo…
Ma per fortuna noi siamo qui a goderci il bel profilo di Bora dalla barca, e nessuno è più beato di noi…
Dopo un pranzo un po’ tardo rientriamo con la barca fino al Bloody Mary, un noto locale con attracco per le barche. Il percorso è piuttosto lungo perchè il tratto di laguna davanti a punta Matira è troppo basso per la navigazione e dobbiamo fare il giro largo attorno all’isola. Ceniamo presto e altrettanto presto ce ne andiamo a dormire: è stata una giornata faticosa…
24/09: La nostra giornata inizia con 2 immersioni dopo colazione, e quindi non possiamo che esserne felici… Abbiamo appuntamento al molo del Blody Mary con il pick up del club Blue Nui. Ci portano in auto fino alla banchina privata dell’hotel Pearl Beach, e da lì in barca fino al club che si trova presso l’omonimo hotel. Riesco a malapena ad intravedere la struttura, che comunque è molto bella e ha uno splendido panorama. Al Diving infatti sono già pronti per ripartire sulla barca con la nostra attrezzatura già caricata, e dopo i dovuti controlli e il pagamento anticipato ce ne andiamo sulla barca. Facciamo due belle immersioni, una fuori dal pass e una in laguna. Anche qui a Bora gli squali non mancano: avvistiamo 2 squali limone e diversi a pinna nera durante la prima immersione. Ormai siamo proprio a nostro agio e ce le godiamo tranquillamente. L’immersione in laguna mi è piaciuta di più perchè diversa da quelle che avevamo già fatto. Stranamente c’è più corrente qui che in oceano. Percorriamo un plateau di sabbia con patate di corallo, poi un drop off deciso fino a 20 mt. La corrente è forte e dobbiamo attaccarci alla parete. Oltre a bei pesci di reef tra cui alcuni pagliaccio vediamo 2 razze e una manta da lontano.
Dopo la seconda immersione ci accompagnano direttamente sul Gulliver, una gran comodità! I nostri amici intanto sono stati accompagnati da Michele per un po’ di snorkelling non lontano e siamo tutti più o meno puntuali per il pranzo. Al pomeriggio andiamo con un Taxi a Vaitape, il villaggio principale di Bora, dove Michele conosce un buon negozio di perle. Non possiamo resistere e prendiamo delle perle per chi ce le aveva richieste, e per regalarle, ma per noi compriamo due fantastiche perle incise. La mia ha un Tiki su un lato, un delfino e e un pesce sull’altro, un bordo di simboli maori e fiori di tiare, sfumata in due colori, da un lato bianca e dall’altro nera. Queste perle lavorate a quanto so si trovano solo in quel negozio che si chiama Paradise Pearls. Un po’ “alleggeriti” ma soddisfatti ce ne andiamo a spasso per Vaitape e compriamo un po’ di souvenirs nei vari negozi. Giulio inizia a sentirsi male di stomaco… chissà cos’ha… noi abbiamo mangiato tutti le stesse cose per giorni e stiamo bene…
Alla sera e di notte il mio maritino se la passa davvero male tra vomito, mal di pancia, febbre e quant’altro… ridotto a un vero rottame poverino…
25/09 Giulio l’indomani si sente solo leggermente meglio, ma noi non abbiamo altrernative: siamo partendo tutti per Tikehau… Salutiamo affettuosamente Michele al porto di Vaitape e saliamo sul Catamarano che va all’aeroporto di Bora, situato su un motu esterno. Il nostro aereo fa scalo a Rangiroa e dobbiamo scendere e risalire, arriviamo quindi a Tikehau per ora di pranzo. Salutiamo i nostri amici che sono diretti all’hotel Pearl Beach. Ci viene a prendere il simpatico proprietario della pensione Aito Motel Chez Colette, il quale purtroppo non parla granchè di inglese, ma ormai abbiamo imparato noi un po’ di francese, più o meno insomma… un cervello in due: Giulio ha più orecchio, ma non parla, io non capisco ma parlo… sembriamo due carabinieri…(con il nostro rispetto per l’Arma…). La pensione è semplice ma molto carina, si mangia molto bene e abbondantemente, è su una bella spiaggia bianca, anche se l’accesso all’acqua non è sempre facile perchè dopo pochi metri il reef si alza quasi al livello dell’aria, e se c’è un po’ di corrente è difficile superarlo per poter andare dove l’acqua è più fonda.
Mi faccio portare uno spuntino e un po’ di riso per Giulio, ma ancora non riesce mangiare. Dopo pranzo mi accorgo di qualche macchia strana sulla sua pancia, e non riusciamo a capirne l’origine, perciò chiedo al proprietario di portarci dal medico. In breve tempo siamo sul pulmino della pensione e suoniamo il campanello del medico del villaggio, il quale se ne stava in casa con canottiera e braghe corte (un po’ fantozziano, mancava solo la macchia di sugo…). Ci dice di andare all’infermeria, e ci raggiunge in bicicletta (erano 100 metri) un po’ zigzagante…
Dopo un accurato esame del sangue con kit portatile, interrogatorio in francese in cui gli spieghiamo tra le altre cose che avevamo fatto 2 immersioni in regola con le indicazioni del computer, esame della pressione, della temperatura e osservazione delle macchie il nostro dottore non è ancora convinto, pertanto telefona all’hotel Pearl Beach e si fa passare Gabriele, un ragazzo italiano che lavorava lì, per farsi tradurre esattamente quello che gli avevamo già detto. Quindi chiama a Tahiti al centro iperbarico, e discutendo con il dottore al telefono sentenzia che si tratta di MDD (malattia da decompressione, un effetto indesiderato delle immersioni, di solito conseguenza di comportamento irresponsabile sott’acqua). Ci dice di attendere che passi e che se ne vadano via le macchie, frutto del DEGASAGE POUR LA POU…. lo guardiamo molto perplessi, lo salutiamo e ce ne andiamo senza che ci chieda di pagare nulla…
Non crediamo alla sua diagnosi e consultiamo nel nostro manuale i sintomi e i vari stadi della MDD: ce ne fosse stato uno che ci azzeccava… inoltre Giulio finalmente inizia a sentirsi meglio, e inizia a ricordare di aver vomitato chinandosi fuori dal Gulliver e quindi appoggiandosi al paletto di poppa con violenza…. Alla fine non riusciamo più a trattenerci dalle risate…. C’EST Le DEGASAGE…. POUR LA POU…. ma va, semplice ematoma da sforzo…
26/09 Ho appuntamento con i ragazzi del diving Blue Nui al molo principale del paese che raggiungo via spiaggia in 5 minuti. Giulio ancora convalescente si concede una mattina di relax e rimane in pensione. Devo dire che fino ad ora tempo per rilassarci non ne abbiamo poi avuto così tanto… altro che destinazione noiosa, qui potresti non fermarti mai… ma per fortuna ognuno può trovare in Polinesia la sua dimensione e il suo ritmo, questa è una delle cose più belle che questo posto può offrire.
Come al solito i ragazzi del diving hanno già preparato l’attrezzatura e andiamo direttamente all pass per le immersioni. Apprezzo molto questo bel giro in barca: Tikehau è un atollo selvaggio con acque cristalline. Le immersioni sono splendide, vedo se possibile o ancora più pesci che alle isole della Società. Banchi impressionanti, un vero e proprio vortice di barracuda, visibilità eccezionale, squali a pinna bianca e nera, murene giganti e anche qualche pesce scorpione. Durante la seconda immersione una remora si unisce al gruppo di sub… ma per lei non c’è niente: Blue Nui è uno di quei diving che non fa Feeding, ed evidentemente qui non ce n’è proprio necessità!
Al termine delle immersioni approfitto di un passaggio per andare al Pearl Beach, pranzare con i miei amici e vedere l’hotel. E’ Gabriele che mi accompagna per l’hotel, e devo dire che mi è proprio piaciuto: buon servizio, bungalow belli e spaziosi, bellissima laguna e spiagge (l’hotel è su un piccolo motu e quindi è circondato completamente dall’acqua). Al pomeriggio prendo la navetta per il tornare indietro. La posizione è decisamente molto più bella di quella delle pensioni che stanno vicino all’aeroporto e al villaggio.
Rientro alla pensione nel primo pomeriggio. Giulio sta ormai bene e decidiamo di farci un giretto in bici per il placido villaggio, davvero piacevole e rilassante. Rispetto alle isole della Società mi è sembrato leggermente più brullo e disordinato, e ho notato che qui si usa avere un cimitero, mentre altrove i polinesiani hanno le tombe di famiglia in giardino.
Nel piccolo villaggio non mancano i bambini, che vediamo giocare all’aperto, liberi e felici come raramente ormai accade nelle nostre città.

27/09: Oggi è il compleanno di Giulio! Passiamo la mattina in relax (finalmente anche per me…), pranziamo in pensione e poi chiudiamo le valigie: dobbiamo partire per andare a Rangiroa.
Il volo è molto breve, solo 15 minuti. All’aeroporto ci attende una simpatica e un po’ stravagante signora francese, non ho appurato se si chiama proprio Josephine come la pensione, ma decido che è così… carichiamo i bagagli sul furgoncino e arriviamo in pochi minuti al “Relais de Josephine”. E’ una pensione di charme, costa in effetti come un hotel 3 stelle, ma se trovate posto qui lasciate perdere il Novotel, non c’è nessun paragone tra un anonimo hotel, buono ma tra le altre cose senza spiaggia e con i bungalow troppo vicini tra loro, rispetto a questo posto romanticissimo! Il nostro bel bungalow è in muratura ma con tetto in tipiche frasche di pandano, ha mobili in legno massiccio, letto a baldacchino (un difettino: io cambierei i materassi e i cuscini…), un bellissimo terrazzo affacciato sul pass di Tiputa, un bel bagno e soprattutto ACQUA CALDA!!! Io che sono freddolosa in effetti non ho molto apprezzato le docce fredde delle pensioni, anche se facendo un po’ di conti è un sacrificio talmente piccolo che si paga volentieri pur di essere qui…
Posiamo i bagagli e usciamo per scrutare il panorama. Ci chiediamo cos’hanno tanto da strillare i tipi sulle barche contro corrente sul pass, ma improvvisamente…. SPLASH! Un delfino salta fuori dall’acqua… due, tre tuffi… bisogna tirare un po’ gli occhi perchè non si riesce a prevedere dove esattamente e quando, ma gli avvistamenti sono garantiti: in questi tre giorni li abbiamo sempre visti quando la corrente va verso l’oceano: evidentemente questi simpatici cetacei si divertono come matti contro corrente, e credo che sia anche un buon modo per pescare… Qualche audace si è messo a remare nel pass su un kayak… e inizialmente non mi spiegavo quelle improvvise accelerate… ma si: sono i delfini che li trainano!!!
La cena è ottima e ricercata, sicuramente la miglior cucina che abbiamo assaggiato fin’ora in questo viaggio. Ovviamente non c’è scelta come in ogni pensione, ma il menù è scritto tutte le mattine su una bacheca, se c’è qualche problema basta parlare per tempo… Mi sono molto raccomandata di portarmi la candelina sulla torta per il dessert di Giulio… ma beata ingenuità polinesiana, la cameriera se ne è dimenticata… ce la porta solo a piatto mezzo vuoto… non mi arrabbio, un po’ li invidio per questa loro tranquillità…
A parte la prima sera in cui abbiamo avuto un tavolo per due normalmente si mangia tutti insieme, ma gli ospiti sono quasi tutti francesi e la conversazione è un po’ limitata per noi che non parliamo la loro lingua. In questa pensione incontriamo anche una ragazza di Milano che ha sposato un francese, con una bimba di 2 anni, e una famigliola svizzera con un bimbo di circa un anno… per noi italiani sarebbe normalmente escluso fare un viaggio così lungo con bambini così piccoli, ma parlando con loro risulta evidente che non ci sono stati problemi ne di approvvigionamento ne di adattamento per i piccoli… bene, potrò tornarci anche se e quando avrò figli !!!

28/09: Oggi è prevista una bella escursione: La Lagoon Bleu! Ho grandi aspettative e non resto delusa. La gentile Josephine ce l’ha prenotata e abbiamo appuntamento sulla strada per il trasporto fino al porto. Saliamo su un pick-up, mezzo di trasporto preferito da queste parti. Per strada carichiamo anche altre persone e arriviamo finalmente al pass di Avatoru. In barca siamo in 8 più due ragazzi polinesiani. In un’ora di veloce navigazione si arriva a questa grande piscina naturale rotonda, racchiusa da tanti piccoli motu. Uno scenario davvero emozionante. Per raggiungere il nostro motu bisogna scendere e camminare per 150 metri con l’acqua a mezza coscia. Mi raccomando portatevi le scarpette!! Il fondale è corallino roccioso e sarebbe pericoloso camminare scalzi.
Passiamo qualche ora tra relax, nuotatine, snorkelling, passeggiate nell’acqua bassa fino al motu degli uccelli. Il pranzo è ottimo a base di pesce e pollo grigliato, cocco, riso, “pan coco” e frutta. Alla fine tutto il pesce che avanza si mette da parte per dopo: qualcuno si sta già preparando per lo spuntino pomeridiano: lasciato il motu ritorniamo alla barca. Già iniziamo a percepire la presenza sinistra… poi i polinesiani tendono una corda con un’altra barca di un altro gruppo di turisti e chi di noi vuole stare in acqua può farlo al di là della corda.
I resti di cibo vengono buttati in acqua, e sotto, davanti a noi che ovviamente siamo in acqua si
assemblano 10-15 squali limone e pinna nera… difficile vederne così tanti tutti insieme, anche se abituarli a questo rito non è davvero una buona idea… comunque finché ci sarà qualche avanzo per loro non c’è nessun pericolo per noi bagnanti…
Al rientro a metà pomeriggio abbiamo ancora tempo prima del tramonto per un po’ di relax e per vedere i nostri amici delfini all’opera in divertenti evoluzioni.

29/09: Non poteva mancare la giornata dedicata al Diving: questa volta ci appoggeremo al Raie Manta di Tiputa. Rangiroa è davvero straordinaria per i Sub: le due pass sono molto vicine ai diving che possono raggiungere i luoghi di immersione in pochi minuti di gommone e in piccoli gruppi di 6-8 sub, invece che in tratti più lunghi in barche più grandi e robuste dove vengono raggruppati anche più di 10-15 sub. Il risultato è che si risparmia un sacco di tempo, e volendo si possono fare due immersioni o al mattino o al pomeriggio. Non è così per esempio a Fakarava, dove ci vogliono almeno 30-40 minuti di barca veloce per arrivare al pass e i diving fanno normalmente una immersione al mattino e una al pomeriggio, con il risultato che si perde tutto il giorno se se ne vogliono fare 2.
Qui a Rangiroa per particolari necessità nostre e del diving concordiamo comunque di fare un’immersione al mattino e una a fine pomeriggio. Tra una e l’altra ce ne andiamo all’hotel Kia Ora per un po’ di relax sulla spiaggia molto bella (nonché unica vera spiaggia dell’isola principale), anche se non troppo profonda e molto ombreggiata (lo segnalo giusto per le lucertole… io sono troppo chiara di pelle per non apprezzare l’ombra…). Lascio Giulio sulla spiaggia mentre faccio un giro per ispezionare l’hotel. Devo dire che mi è piaciuto: solo 10 overwater che non soffocano la lunga spiaggia, bungalow ampi, ben arredati e ben distanziati, insomma: promosso!
Al pomeriggio torniamo al diving e facciamo un’immersione abbastanza insolita: sempre poco fuori dal pass di Tiputa. La luce inizia ad affievolirsi, noi ci appostiamo tra i coralli in osservazione tranquilla. Davanti a noi gradatamente si assemblano molti pesci chirurgo che si sono dati appuntamento qui per l’accoppiamento! E’ stata davvero molto emozionante ! So che qualcuno griderà “ERESIA”, ma meglio mettersi i guantini… impossibile stare fermi senza attaccarsi al fondale…
30/09: Oggi il tempo è un po’ grigio e decidiamo di noleggiare lo scooter e farci un giro. Visito qualche pensione, e l’hotel Novotel. Commenti: Pension Tuanake: carina e semplice, un po’ isolata. Raira Lagoon: più graziosa, tipica polinesiana, il ragazzo che ci lavora parla italiano! Novotel: sostanzialmente non è brutto, ma i bungalow sono molto ravvicinati, non esiste spiaggia e l’intera proprietà occupa un’area molto ridotta. Poco romantico, nessuna atmosfera… insomma se pur sembra un buon hotel lo scarterei… Bounty: una pensione poco tipica (niente bungalow), su una casetta non esattamente sul mare, ma pulita, ben gestita da francesi e soprattutto l’unica a 50 metri dalla spiaggia dell’hotel Kia Ora.
Facciamo anche un giro in centro ad Avatoru per comprare qualche souvenir e cartoline e alla Gauguin’s Pearl Farm, dove possiamo vedere come avviene la coltivazione delle perle nei suoi vari passaggi e anche ovviamente comprarle …
Pranziamo in uno snack vicino al pass di Tiputa, ovviamente ottimo, abbondante e soprattutto a metà prezzo del pranzo al ristorante dell’hotel Kia Ora. Dopo pranzo si parte per Fakarava.
Mentre siamo in aeroporto inizia a piovere a dirotto… così tanto che ci si deve allontanare dalle parti esterne dell’area partenze, coperta solo da una tettoia. Ma dopo 40 minuti di volo a Fakarava c’è il sole!! Qui abbiamo prenotato le ultime due notti all’hotel Le Maitai, con sistemazione superior beach bungalow. L’hotel di cat. 3* superiore mi piace molto. C’è molto spazio e la spiaggia è bellissima, ma ancor di più l’acqua del mare prospiciente, con patate di corallo qua e la che rendono lo snorkelling bellissimo e abbastanza facile. I bungalow sono spaziosi, tutti in legno, con un bagno molto grande e doccia “open-air”. Consiglio: se volete essere in prima linea non prendete i beach bungalow standard, che sono comunque arretrati rispetto ai superior e per il resto sono identici a tutti gli altri.
Per prima cosa posiamo le valigie in camera e andiamo al centro diving per prenotare le due immersioni per il giorno successivo. DELUSIONE: Il Fakarava diving center è al completo! Gentilmente ci segnalano il centro diving che si trova nel villaggio… di quel che è successo il mattino successivo con il diving Te Ava Nui l’ho già raccontato in altre sedi, ma per completezza lo riporto:
01/10:
“Così non avendo che un giorno a disposizione per fare 2 immersioni mi sono appoggiata all’altro diving: Il Te Ava Nui.
A parte un appunto sull’attrezzatura (sul mio secondo stadio mancava l’octopus e il profondimetro) sembrava tutto ok. Ci chiedono dettagliatamente livello e n. di immersioni (noi siamo Open Water Padi e avevamo 16 immersioni registrate tutte recentissime), prima di autorizzarci a fare l’immersione. Il briefing è dettagliato e anche qui sembra tutto ok…
Ci dicono che la nostra guida sarà Philip e ci imbarchiamo sul gommone per il Pass Nord.
Arrivati sul luogo di immersione le guide rifanno un lungo briefing in francese dal quale intendiamo solo che la situazione è diversa, ma quando chiediamo una traduzione in inglese ci dicono semplicemente che le condizioni della corrente sono diverse dal previsto pertanto di seguire la nostra guida.
Finiamo di prepararci e nel trambusto del momento non mi accorgo che la nostra guida è entrata in acqua con i 3 sub + esperti del nostro gruppetto, l’altro istruttore dice di entrare in acqua quando sono pronta, pertanto finisco tranquillamente di prepararmi (ma in breve tempo), mi butto al lato sinistro della barca e mio marito si butta dal destro un istante prima di me.
Il tempo di sistemarsi una pinna e le cinghie (uff, questi gav a noleggio…, mi sa che sarà il prossimo acquisto…) e fare il giro del gommone e non vedo più nessuno… Giulio stava a 20 mt da me e a 10 circa di profondità, un po’ inseguendo i fuggitivi e un po’ guardando me… l’altro istruttore mi dice di andare sotto e seguire le bolle…
mi immergo di pochi metri ma vedo solo Giulio che raggiungo a fatica per la corrente… degli altri solo qualche bolla lontana…
CRIMINALE!!!! In pratica ci aveva lasciati da soli (due pivellini OW per giunta mai visti immergersi prima dal suo club) in mezzo al Pass di Fakarava che per chi non lo sa è largo un miglio ed è il più grande della Polinesia! E il suo socio dopo un istante se ne va con barca e tutto…
Io e Giulio ci siamo guardati increduli… io propendo per terminare la discesa fino al fondo (eravamo a 15 mt e ne mancavano altri 10) e provare a contrastare la corrente attaccandoci alle rocce per raggiungere il gruppo, ma lui ha voluto essere più conservativo e risalire… E quindi alla fine siamo risaliti.
Ci siamo trovati soli a galleggiare tra i flutti, senza riuscire a nuotare in nessuna direzione sensata per via della forte corrente, per quasi mezzora, prima che il barcaiolo del club passasse di li per caso…
Alla fine quando abbiamo tirato su Philip e i2 divemasters che si era portato dietro ci guarda e ci dice “ma voi non vi siete immersi?”Ho pensato molte brutte cose, ma ho preferito rimandare il discorso a dopo e a quel punto la sua faccia ha lasciato capire che si stava rendendo conto…
La sua prima offerta è stata quella di non farci pagare l’immersione (come se avessi avuto intenzione di sganciare soldi…)…
E poi si è scusato e ha detto che comunque se volevamo non c’erano problemi per farci fare l’immersione del pomeriggio…
Se all’inizio ero restia poi so che ho fatto bene ad accettare: chiudere una serie di meravigliose immersioni con una disavventura è una pessima idea, meglio invece portare con noi l’immagine della splendida Manta gigante che è passata sulla testa quel pomeriggio….

A parte questa disavventura Fakarava mi è piaciuta davvero tanto per gli splendidi colori della laguna e per la sua tranquilità. Mi mangio le mani al pensiero di non essere riuscita ad andare in escursione a Tetamanu (pass Sud), e mi sono riproposta di tornarci e di stare in una delle pensioni a sud dell’atollo, dove si può vivere qualche giorno da Robinson Crusoe.

02/10: Oggi è l’ultimo giorno… mi sta prendendo un po’ di tristezza, ma dopo 17 notti ho una vaga voglia di tornare a casa… solo poca però…
Passiamo la mattina in relax tra sole e mare. Dopo pranzo un ultimo bagno e poi dobbiamo chiudere le valigie… Il viaggio di ritorno non è molto interessante per nessuno… Fakarava – Papeete e poi uno spuntino in aeroporto spendendo gli ultimi franchi prima di imbarcarci per New York… per fortuna nostra l’aereo è semivuoto e possiamo metterci più comodi.

3/10: Nota divertente: in transito a New York ascoltiamo involontariamente le conversazioni degli Italo-Americani… sembra uno stereotipo e invece hollywood in questo non si è inventata nulla!!!

4/10: Stanchi stravolti arriviamo a Malpensa e poi a Venezia. Il jet-lag si è fatto sentire un po’ di più al ritorno… o forse che siano i primi sintomi del mal di Polinesia? In effetti i primi giorni dopo il rientro sono stati durissimi: non sopportavo il clima dell’inizio di autunno, non sopportavo di non avere più tutta quella luce e quel sole… stavo male fisicamente per questo, e ancora di più nell’animo… l’unico rimedio è progettare, sperare, studiare un modo per ritornarci, il più presto possibile!!!

A distanza di qualche mese mi sono un po’ rassegnata, ma non del tutto. Passata la prima botta di tristezza non posso che essere felice di esserci stata, non posso che sognarla, che sperare di tornarci, ma allo stesso tempo so di essere molto fortunata perchè questi ricordi sono più preziosi dell’oro… e così un po’ mi consolo.

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