Kenia: la luna nera

Partendo per un viaggio, ognuno di noi è alla ricerca di nuovi paesaggi, nuove sensazioni, nuove suggestioni. Potrei pertanto parlarvi dei panorami del Kenia, o dei suoi colori, del blu del mare o degli azzurri del suo cielo, o del rosso delle albe e dei suoi tramonti, o di quello delle piste nella savana.
Ma questo lo avrete già letto nei diari di coloro che mi hanno preceduto e altri lo faranno meglio di me.
Se avete un attimo di tempo, vorrei parlarvi di una emozione.
Quando percorrerete la strada sterrata che da Malindi conduce al Parco di Tsavo est, quaranta chilometri prima dell’ingresso di Sala Gate, alla vostra sinistra, vedrete due costruzioni in mattoni, sul fianco di una di queste leggerete: TIMBONI FEEDER SCHOOL.
Ciò che state per leggere si è svolto in quel luogo.
Ritornando dal safari, la nostra superguida ALI OMAR ABDALLA alias Ali Baba di Watamu, decide di fermarsi in questa poverissima scuola per consentirci di lasciare quel poco che abbiamo portato dall’Italia per i bambini.
Informato il Direttore, entriamo nella misera aula dopo che questi ha ordinato agli alunni di alzarsi.
I bambini sono grandicelli, accettano compostamente i quaderni, le biro e i colori che porgiamo loro: “Asante, asante sana, asante bwana” (grazie, grazie tante, grazie signore) sono le parole che fanno da sottofondo alla distribuzione. Stessa cosa avviene nell’aula successiva e in quella dopo.
L’ultima in cui entriamo è quella dei più piccoli; i banchi sono pochi e i bambini tanti, forse una trentina, la metà di questi, in mancanza d’altro, sono seduti a terra, addossati alla parete opposta a quella della cattedra.
Evidentemente già allertati della nostra presenza, al nostro ingresso si catapultano verso di noi gridando a squarciagola: ” ciaooo..jambooo…”, la maestra vedendo venir meno la propria autorità si scaglia contro la piccola folla con un bastone cominciando a menar fendenti all’impazzata nel vano tentativo di riportare l’ordine; i miei “NOOO” sovrastano le urla dei bambini, la furia si placa, i nostri sguardi si incontrano, il mio non è certo di benevolenza.
In quella selva di manine alzate comincio a distribuire colori e quaderni, stessa cosa fanno i miei compagni di viaggio.
Quando ormai la calca comincia a diradarsi, mia moglie mi invita a prestare attenzione ad un bambino.
Alla mia destra, in assoluto silenzio, una luna nera mi guarda dal basso verso l’alto con due occhioni che sembrano fari.
Per un attimo infinito ci siamo guardati intensamente, i miei occhi nei suoi, i suoi nei miei; il piccolo palmo chiaro della sua manina era proteso verso di me e la dignità con cui lo faceva mi ha dato un’emozione indescrivibile.
Ho riempito la sua mano di colori e un’altra luce mi ha colpito dritto al cuore, era quella del suo sorriso.
Quelle due file di denti bianchissimi hanno fatto scendere un velo nei miei occhi, certo più ora che scrivo che allora, ma ora ho tempo di pensarci, allora dovevo portare a termine il mio compito, tante altre manine erano protese verso di me.
Quando abbiamo terminato, sono uscito da quell’aula con la morte nel cuore, conscio di non avere fatto abbastanza, sicuro che avrei potuto dare di più.
Una volta saliti sulla jeep, la frotta di bambini è corsa a salutarci.
Ho capito che per loro anche quel poco era tanto!
ASANTE SANA WATOTO!!! (Grazie tante bambini.)
Volete sapere altre cose del Kenia?
ANDATECI!!
Ma ricordatevi sempre del mio bambino, che non rivedrò mai più.

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Ci sono 3 commenti su “Kenia: la luna nera

  1. Anch’io sono stata aa Watamu. E’ un posto bellissimo. Mentre voi siete andati alla scuola io sono andata all’orfanotrofio. La mia guida era la stessa che avevate voi e … davanti a quegli occhioni grandi e sorridenti anche lui si è messo a piangere e …ha lasciato loro in regalo le sue ciabatte emozionato. Io avrei voluto adottarli tutti ma…loro devono crescere nella loro terra che è meravigliosa però forse possiamo fare qualcosa per aiutarli a vivere un pò`meglio. Pensateci quando andate a Watamu e fatevi portare all’orfanotrofio e aprite il vostro cuore alla generosità e…anche il portafoglio . Loro hanno bisogno di tutto.
    Un grazie particolare ad Alì detto Alì Baba, il quale con la sua dolcezza la sua esperienza e il suo eterno sorriso mi ha fatto fare un safari indimenticabile. Ve lo consiglio…cercatelo sulla spiaggia di Watamu …non sarete delusi. Grazie soprattutto perchè è riuscito a farmi amare l’Africa . Di certo ritornerò …devo vedere ancora tante cose e voglio ritrovare i bimbi che mi hanno sorriso nell’orfanotrofio .

  2. Ciao Dani,
    contenta di conoscerti. Anch’io vorrei tanto andarci a vivere in Kenia.
    Forse fra qualche anno la cosa mi sarà possibile. Posso sapere qualcosa di più sul tuo progetto o è top-secret.
    Laggiù è ancora tutto da fare e…io credo che bisogna aiutarli a crescere. Hanno un mondo meraviglioso incontaminato e…non se ne rendono conto. Loro sognano di venire in Italia e noi sogniamo di trasferirci là.
    Cosî è la vita.
    Chissa che un giorno non ci ritroveremo, per ora solo in vacanza, purtroppo sulla spiaggia di Watamu…insieme ad Alì che lo dirò sempre è davvero una persona dolcissoma e meravigliosa.

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