Berlino 12 Agosto -> 16 Agosto 2005

OGNI MONDO E’ PAESE, dice Checco, come se ce ne fosse più di uno

Ho preso il vizio di fotografare tutto, da quando abbiamo la macchina digitale. Salvo poi rendermi conto che non posso scattare 176 foto nelle prime 24 ore, con una scheda di memoria da 256 Mega. Allora qualcosa bisogna che la racconti. Ci sono poi cose che non si possono immortalare in 1600×1200 pixel, suoni, odori, sapori.

I sapori di Berlino sono facili da descrivere: wurstel, patate, cipolle. E kebab, se si ha voglia di cambiare.

Due sono invece gli odori che mi sono rimasti impressi: l’odore di fritto alle nove di mattina vicino agli Imbiss in Alexanderplatz, e quello misto di ferro fresato, di chiuso, di vecchio al mercatino delle pulci (e dei pidocchi) a Treptower. Sarà che è una mia mania vedere le periferie delle città, per capirle meglio, per allontanarmi dall’immagine da cartolina dei monumenti e delle vie tirate a lucido, per vedere cosa fa una domenica mattina d’agosto la gente che ci vive. Anche a costo di vedere una rissa in diretta, tra l’indifferenza delle famiglie a passeggio.

Detta così, mi potrei chiedere cosa mi è piaciuto allora di Berlino. E la risposta è: praticamente tutto (tranne gli odori). Anche i wurstel le patate le cipolle e il kebab.

Sia alla TiergartenQuelle vicino alla stazione di Tiergarten, che al WehienStephaner in Hackescher Markt, o al Restauration 1900 in Kollwitzplatz abbiamo mangiato bene. Basta rassegnarsi all’idea che mangerai sempre e comunque wurstel, patate e cipolle (o, se ti lanci in pietanze sconosciute del menu, potrai vederti recapitare un obelixiano ginocchio di maiale bollito accompagnato da improbabili salse, che non hanno sicuramente mai varcato i confini delle Alpi). E l’isoletta di strudel che emerge da un lago di crema e panna montata (al Restauration 1900) è veramente degna di essere ricordata, se non con una foto, almeno con un eloquente mmmmmmmmm. E mi è piaciuto anche pranzare a base di fette di torta al pub sulle chiuse vicino allo zoo, sia per i dolci che per il posto, con un terrazzino proprio sulle chiuse, a vedere le teste degli occupanti delle barche scendere visibilmente in pochi secondi.

Finalmente siamo anche entrati in uno Starbucks (non è tipico tedesco, ma che significa?) per prendere un Frappuccino: era dal 1999 che gli facevamo la posta, da quando vedemmo Londra tappezzata da manifesti della Starbucks che dicevano “scusaci Mike, avevi ragione tu, il Frappuccino era una grande idea”. Effettivamente è buono, è un frappè al caffè, niente più. Magari è meglio prenderlo quando il clima è un po’ più mite, intorno a noi la gente aveva tazze fumanti di caffè e cappuccini, un motivo ci sarà stato…

Poi lunedì era tornato il sereno e non faceva freddo, io stavo tranquillamente in canottiera. Allora cosa ci faceva a giro gente con il maglione a collo alto? Mah. A proposito di abbigliamento, confermo il fatto che i tedeschi devono avere litigato con le scarpe quando erano bambini. Qualcuno – i più giovani, in genere – si salva con le sneakers, ormai universali, ma oltre a quelle c’è da sentirsi male. Anche quando riescono a vestirsi bene, e si vede che si sono anche sforzati di scegliere le scarpe abbinate al vestito, non c’è proprio verso: sono i modelli di scarpe ad essere così, come dire, inguardabili. E che dire dei tagli e dei colori con cui ammorbano le proprie capigliature? Ci credo che un taglio dal parrucchiere costa solo 9 Euro: se costasse di più sarebbe un furto! Da denunciarli alla soprintendenza del buon gusto.

Dopo le critiche, posso cominciare a dire anche qualche pregio dei berlinesi…. Sicuramente devo citare la gentilezza della ragazza bionda che sul treno, accortasi che capivamo poco della voce che annunciava “Kein Zug” tra Friedrichstrasse e Tiergarten, ci ha accompagnato praticamente fino allo sportello dell’autobus sostitutivo. E alla fine è stata gentile anche la cameriera del pub-pensione (la Guesthouse Berlin) che sicuramente ci aveva preso per due sottosviluppati che non riuscivano ad infilare la chiave nella toppa del portone. La camera della pensione era molto carina e silenziosa (sarebbe stato ancora meglio se non avesse avuto le pareti spesse come carta di riso), ma soprattutto l’ultima notte ci hanno fatto dormire in un appartamento grande come casa mia, arredato con gusto e molto luminoso. Peccato però che, data la mancanza di tende scure, fosse estremamente luminoso anche all’alba… vabbè, tanto ci dovevamo svegliare alle sei e mezzo per andare all’aeroporto.

I trasporti sono efficienti ed abbastanza capillari, con la Welcome card da 22 Euro abbiamo girato per 3 giorni per tutte le zone, compresa Potsdam (un’ora di treno per arrivare lì e scoprire che il lunedì i castelli sono chiusi… di ciò dobbiamo ringraziare la nostra guida che invece riportava un orario “9-17 tutti i giorni”. Comunque il parco merita lo stesso una visita). Pensavo che il treno di superficie (la S-Bahn) fosse molto più in superficie e pertanto molto più panoramico, invece per lunghi tratti in città scorre in una specie di trincea verdeggiante, e anche lungo il Wannsee si vede molto poco.

Sicuramente Berlino è una città ideale da scoprire con la bicicletta: pianeggiante, con molte piste ciclabili (anche se la differenza tra marciapiede e ciclabile a volte è così labile da non esistere) ed un parco – il Tiergarten – meraviglioso. Poco importa se noi non siamo riusciti a prendere le bici per via della pioggia, e per lo stesso motivo non abbiamo fatto il giro in battello sulla Sprea o sul Landwehrkanal. D’altra parte, avendo poco tempo a disposizione, il battello lo abbiamo lasciato a chi poteva permettersi di stare 3 ore a guardarsi intorno con una velocità di crociera molto rilassata.

Come di consueto, noi invece abbiamo mantenuto un’andatura degna del nostro nome Tour-de-Force-Operator, e venerdì pomeriggio, lasciata la roba in camera verso le 4, siamo riusciti a:

1. farci tutto Unter den Linden a piedi da Bebelplatz fino alla Porta di Brandeburgo,
2. rinunciare a salire sulla Cupola del Reichstag per via della fila
3. arrivare con il bus n. 100 fino a Zoologischer Garten e alla Karl-Wilhelm-Gedächtniskirche
4. con il bus n. 200 attraversare il quartiere diplomatico, Potsdamerplatz e di nuovo Unter den Linden per scendere in Alexanderplatz
5. andare a piedi fino ad Hackescher Markt, dove abbiamo cenato
6. vedere l’Hackesche Höfe

Tanto mi è bastato per capire che di Berlino mi piace molto l’accostamento ardito tra l’antico ed il moderno, ma soprattutto mi piace l’infinità di locali – bar, pub, ristoranti – con i tavoli all’aperto, in ogni quartiere, e quanta gente c’è ad ogni ora. Ho pensato che ai berlinesi deve piacere stare all’aperto almeno d’estate, visto che d’inverno probabilmente le temperature non glielo consentono.

La mattina di sabato è dedicata ai musei: scansata la fila per la mostra di Goya alla Alte Nationalgalerie, ci siamo diretti al Museo di Pergamo dove, grazie alla tessera della biblioteca dell’Università gelosamente conservata nel portafogli, ci siamo presi lo sconto per studenti e la tessera valida per tutti i musei a soli 6 Euro. Con questa siamo poi entrati anche alla GemäldeGalerie, la pinacoteca allestita nella nuova sede vicino alla Philarmonie, che merita la visita non fosse altro che per 3 quadri: l’Amore Vincitore di Caravaggio, il Bicchiere di Vino di Vermeer ed i Cento Proverbi dei Paesi Bassi di Bruegel (certo che con le spiegazioni in tedesco siamo riusciti a decifrarne solo cinque o sei). Poi, passeggiata sulla KuDamm (me l’ero immaginata meno chic) e visita allo zoo, eccitati come due bambini alla vista di uccelli di cui non sapevamo nemmeno il nome – e, se è per questo, non lo sappiamo nemmeno ora, visto che i cartelli erano logicamente tutti in tedesco – leoni, orsi bianchi, tigri e scimpanzé. Sicuramente lo zoo vale i soldi del biglietto: 11 Euro, anzi 8 con lo sconto della Welcome Card, e praticamente lo abbiamo visto tutto in neanche due ore. Dopo lo zoo, finalmente Potsdamerplatz, con il Sony Center e la torre della DB, sicuramente uno dei luoghi che mi è piaciuto di più, con la fontana e – ancora – tanti tavolini di bar e ristoranti, le bancarelle dei pittori ed artisti locali, l’acciaio e vetro a svettare possenti sulla piazza col primo semaforo automatico d’Europa e sui resti del muro. Dopo, passeggiata e cena in Kollwitzplatz, ancora una piazza con parco e ristoranti con tavoli all’aperto, e dopo cena alla KulturBrauerei, una ex fabbrica di birra di fine ‘800 trasformata in centro culturale con uno spazio espositivo, un cinema multisala, spazi per la musica e – indovina un po’? – pub e ristoranti all’aperto!

Domenica, sveglia non proprio all’alba ma quasi, niente colazione, e via diretti al Reichstag, per vedere se alle 8.30 c’è meno fila per entrare nella cupola di vetro e acciaio. La risposta è: sì, c’è meno fila, ma c’è lo stesso. Dopo mezz’ora di attesa sotto una timida pioggerellina intermittente finalmente abbiamo l’onore di salire sulla creazione di Sir Norman Foster per goderci a 360° un panorama unico, salendo e scendendo lungo due spirali sovrapposte, stile Pozzo di San Patrizio; davvero una bella sensazione.

Poi, la visita al museo ebraico (molto concettuale, sulle prime mi lascia perplessa ma poi ne apprezzo la struttura su 3 assi, dell’olocausto, dell’esilio e della continuità, e la relativa simbologia) e dopo un giro in autobus verso la periferia est, con meta la BadeSchiff, piscina di 30 metri galleggiante sulla Sprea. Alla piscina poi non siamo entrati, il tempo faceva schifo ed era già ora di pranzo, ma abbiamo fatto in tempo ad infilarci nel mercato delle pulci più squallido che abbia mai visto, ad assistere ad un pestaggio in mezzo alla via ed a vedere invece dei locali carini appollaiati su terrazze di legno affacciate sul canale. Dopo pranzo, giro lungo il Tiergartenufer, poi Charlottenburg (solo il parco) e finalmente, per la gioia di Checco, l’Olympiastadion, dove per soli 2 Euro siamo potuti entrare sugli spalti per apprezzare il campo da gioco (ovviamente) e la pista d’atletica blu. A cena siamo tornati in Potsdamerplatz (per provare qualcosa di nuovo abbiamo preso il kebab) per poterla vedere illuminata… decisamente una buona idea, ne valeva la pena.

Infine lunedì. Ci siamo sorbiti un’ora di treno per arrivare a Potsdam (una mia fissazione, ma d’altra parte è inserita nel Patrimonio dell’Unesco!), poi tram e poi a piedi nel parco, chiedendosi come mai ci fosse così poca gente in giro…. Facile: il lunedì è chiuso il castello!!!!!!!! Ma noi ci eravamo fidati della guida Mondadori che diceva che era aperta tutti i giorni. Poco male, un castello è pur sempre un castello, e dopo che siamo rimasti delusi da Versailles siamo sempre un po’ diffidenti nei confronti di sale da ballo ottocentesche e camere da letto di principesse anoressiche (leggi Sissi). Comunque il parco, con l’Orangerie, la Casina da tè cinese molto kitsch e le terme romane, è davvero uno spettacolo. Al ritorno, giro ultra-rapido al KaDeWe giusto per rendersi conto che alla fine non è molto diverso da Harrods o dalle Galerie LaFayette. D’altronde, Berlino pullula di centri commerciali, passaggi e gallerie di ogni genere e livello in ogni quartiere; torno a pensare che sarà per il freddo che li attanaglia in inverno, che hanno bisogno di luoghi chiusi in cui ritrovarsi a fare due passi e scambiare qualche parola. Il pomeriggio sarebbe dedicato allo shopping, ma purtroppo (o per fortuna) non troviamo niente di comprabile, neanche al mercatino di Natale della Turingia nella bella zona pedonale del NikolaiViertel. Un’unica deviazione per andare a fotografare il Check Point Charlie, ma potevamo risparmiarci la passeggiata, tant’è deludente con i due soldati che reggono le bandiere russa e americana che ridono scomposti e lasciano il loro posto per andare a comprarsi un panino, e le bancarelle di souvenir che espongono colbacchi e manette. Un’ultima volta in Alexanderplatz per fotografare l’orologio che segna l’ora di tutte le località del mondo, poi passeggiata in Oranienburgerstrasse e di nuovo in Hackescher Markt e Hackesche Höfe, probabilmente la zona che alla fine mi è piaciuta di più di tutta Berlino.

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Ci sono 2 commenti su “Berlino 12 Agosto -> 16 Agosto 2005

  1. Il mio voto è relativo alla stesura del diario: ottimamente redatto, senza errori di ortografia, una piacevole dialettica…insomma proprio un bel diario!
    Sul contenuto non si può dare un voto, ognuno ha i suoi gusti.

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