Disavventure: Chicxulub.

…..è così finita repentinamente la mia “avventura” in Messico….Saremo dovuti restare un mese, ma dopo due giorni abbiamo deciso di fare le valigie e tornarcene a casa!
Doveva essere un’esperienza diversa dai soliti villaggi turistici, mete usuali per la maggior parte dei viaggiatori stranieri in cerca di una vacanza esotica.
Avevamo affittato questa bella casa in prima fila al mare; spiaggia bianca; piscina.
Insomma, sembrava lo scenario ideale per una vacanza fatta di natura, comfort ed escursioni archeologiche, ed invece si è rivelata un vero disastro!

Partenza alle 6 del mattino di martedì, 30 maggio 2006.

Primo presagio nefasto: all’andata all’aeroporto d’Orlando (Florida) ci hanno rubato la videocamera digitale della Sony! Che jella!
Arriviamo all’aeroporto di Merida, dove ci aspetta una vettura che abbiamo affittato per l’intero mese. Ci avviamo per percorrere i 35 chilometri che ci separano dal “tranquillo villaggio di pescatori” di Chicxulub: dopo pochi chilometri entriamo in un’orribile zona circondata da paludi. Quasi vicini alla meta, le paludi si popolano di baracche piene di sporcizia, bambini e cani randagi: uno scenario apocalittico!
Paul, che di solito riesce a mantenere la sua flemma, appare visibilmente interdetto.
Io invece ho già l’angoscia che mi stringe un nodo in gola….
Lorenzo neanche parla….
Le indicazioni spedite dal padrone di casa parlano di una presunta “Calle 15”, ma in questo villaggio ci sono solo case semi-disastrate, altri cani randagi e nessun’indicazione o nome di strade che portano al mare!
L’unica a parlare un’elementare spagnolo sono io, perciò scendo dalla macchina per chiedere aiuto: un uomo sorridente mi spiega che dobbiamo percorre la strada principale fino ad arrivare ad un edificio giallo abbandonato (danneggiato dall’uragano Isidoro), e quella è la Calle che cerchiamo. Arriviamo al punto descritto, ma ancora non c’è nessuna targa con il nome delle strade….vabbé…ci entriamo e proviamo a cercare la casa, cercando di ricordare com’era sulle foto della pagina web: eccola!
Due persone ci aspettano: Jose e Desi, abitanti locali che lavorano come guardiani per due delle proprietà casa-vacanze sul mare.
Siamo stanchi ed affamati. Jose e Desi c’indicano un ristorante dove andare a cena: si trova nella cittadina di Progreso a circa 12 km. di distanza: figuriamoci se adesso andiamo ad impelagarci in strani itinerari per trovare il posto! Invitiamo anche loro, così li conosceremo meglio e c’insegneranno a conoscere i dintorni.
Guidiamo sulla stessa strada, ora direzione nord: medesimo scenario. Povertà, sporcizia, squallore…i soliti branchi d’esili cani randagi…..ma dove siamo andati a finire????
Arriviamo a Progreso che, come attrazioni turistiche, vanta il più lungo molo del mondo ed il lungomare dove ogni mercoledì si frammentano i turisti che scendono dalle navi da crociera: il paese è brutto, ma il molo con il lungomare sono carini.
Ceniamo al “Flamingo”: cena accettabile a base di cervice, cioè pesce marinato con limoni verdi, coriandolo fresco e pomodori.
Si torna a casa per disfare le valige ed andare a dormire: quando Jose e Desi ci lasciano, scoppio in un pianto disperato! Sono pervasa da un misto d’afflizione, inettitudine e sgomento…..Eppure la casa è bella….il mare e la spiaggia sono li..davanti ai miei occhi…proprio come nelle foto..ma allora perché sto male?
Mi prendo un sonnifero per cercare di dormire: domani forse starò meglio…forse è solo a stanchezza…
Qualche ora dopo mi sveglio grondante di sudore appiccicoso. Scendo in basso per bere: l’odore di questo mare di notte sa di catrame ed alghe stantie….mi viene la nausea.

Chicxulub : Mercoledì, 31 Maggio 2006..

Al risveglio decidiamo di comperare qualche provvista di prima necessità. I derelitti locali di Chicxulub non appaiono in grado di offrire molto, perciò ancora una volta seguiamo il consiglio di Desi e Jose e ci rechiamo al più gran supermercato della zona: il San Francisco a Progreso.
Già immagino di acquistare fresca frutta tropicale ed altri prodotti locali.
Invece ci troviamo davanti a scaffali di scadenti prodotti inscatolati o impacchettati delle multinazionali come la Del Monte, Knorr, Danone e Nestle.
La carne è di maiale o manzo e sono tagli di bassa scelta. Il pesce non esiste. (ma non siamo in una zona di villaggi di pescatori???!!!)
La frutta e la verdura sono scarsi e di pessima qualità. Desi mi consiglia dei frutti che non conosco, ma mi affido a lei.
Il latte fresco non esiste: c’è solo quello a lunga conservazione.
Apparentemente, se voglio qualcosa in più devo andare a Merida….figuriamoci!
A pranzo mangiamo della frutta e dello yogurt…..che tristezza!
Dopo pranzo usciamo sul patio: le case che ci circondano sono disabitate. I turisti arriveranno a luglio ed agosto. Il mio sguardo raggiunge parecchi chilometri di una spiaggia deserta dove gli unici bagnanti siamo noi ed i soliti cani randagi.
Ricomincio a piangere: ma dove ho portato in vacanza la mia famiglia????? Mi odieranno per il resto della vita!
Paul e Lorenzo cercano di consolarmi dicendomi che si…è vero che il posto è un po’ desolato, ma cercheremo di tenerci occupati a visitare dei posti interessanti.
Cerco un elenco telefonico locale, ma non esiste.
Avvio subito il computer per mettermi in contatto con agenzie di viaggio a Merida che organizzano tours delle piramidi Maya: con Paul abbiamo deciso di non volerci avventurare ( o addirittura perderci!) per le strade locali con desolanti centri abitati senza una segnaletica adeguata. Preferiamo guidare fino a Merida e prendere un tour.
La sera decidiamo di tornare sul lungomare di Progreso per cena: ho letto che in Messico fanno dell’ottima parilla (carne alla brace) e forse lì ci sono dei posti dove mangiarla. Chiediamo e c’indicano un ristorante: Shark (il nome avrebbe dovuto metterci in guardia…Squalo!). Il cameriere che ci accompagna ci porta il menu, dove c’è scritto che fanno spiedini di filetto alla brace con patate fritte. Quando ci arrivano le pietanze ci troviamo di fronte della carne che sembra sia stata già fatta a brandelli da cani affamati. Le patate fritte sono sature d’olio che sa di sapone….Un piccolo assaggio: che schifo! Paghiamo e ce n’andiamo. Appena arrivati a casa io e Paul incominciamo ad avere nausea e dolori di stomaco: finiamo per passare la nottata tra il w.c. ed il letto….che incubo.

Chicxulub : giovedì, 1 giugno 2006.

Siamo esausti: non abbiamo dormito ed ancora abbiamo dolori addominali e diarrea. Il mare stamattina odora di plastica bruciata…ma dov’è l’odore della salsedine del nostro mare?
Apro il computer per vedere se ci sono messaggi dalle agenzie: niente. Aspettiamo qualche ora per vedere se la situazione migliora e possiamo almeno recarci in farmacia a prendere qualche medicinale.
Siamo seduti nel salotto: sembra quasi che possiamo leggere i reciproci pensieri….
“ Che vogliamo fare? Siamo qui, soli…in questo posto allucinante…stiamo male…”
“Andiamo a casa?”
“Si, mamma, andiamo a casa!”
Paul prende il telefono: “Chiamo la compagnia aerea: vediamo quando c’è un volo per il ritorno”
Lorenzo ed io ci guardiamo e nei suoi occhi vedo lo stesso sollievo che provo anch’io.
“C’è un volo che parte domani mattina alle 6 da Merida: lo prendiamo?”
“SIIIIIII !!!!!”
In pochissimo tempo abbiamo rifatto i bagagli. Riconsegniamo le chiavi ed abbracciamo con sincero affetto Desi e Jose: sono due persone dolcissime, allegre e sempre sorridenti. Questo sembra un denominatore comune della maggior parte delle persone che abbiamo incontrato: nonostante le loro condizioni sociali sembrano felici.
Siamo ritornati a Merida, dove abbiamo passato la notte in un albergo vicino all’aeroporto per essere sicuri di partire. L’itinerario di volo è sconcertante: Merida-Città del Messico-Atlanta-Washigton D.C.…ma a che ora arriveremo???

D.C., venerdì 2 giugno 2006, ore 2:00 del mattino.

Dopo 6 ore d’attesa all’aeroporto d’Atlanta, abbiamo finalmente raggiunto Washington!

Sono passati quattro giorni dal nostro ritorno ed ho capito che non riesco a tollerare l’incuria, l’indigenza, il disinteresse socio economico dei governi corrotti e soprattutto la mia incapacità di fronte a tanta sventura.

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Ci sono 1 commenti su “Disavventure: Chicxulub.

  1. Mi spiace molto per la tua disavventura. Forse però vi siete arresi troppo presto. Se hai noleggiato la villa da casa puoi chiedere un risarcimento se il proprietario non ti ha spiegato bene la situazione. Detto questo però un mese è più che sufficiente per scoprire il paese da soli. Avresti potuto prendere un volo interno e da lì proseguire in auto. Rinunciare ad una vacanza e tornaresene a casa nello sconforto è triste e rimani sempre con il rammarico di non aver visto le bellezze che spesso si trovano dietro l’angolo.

    Certo se le condizioni di salute non sono buone e se psicologicamente sei a terra è meglio abbandonare l’impresa e tornare a casa. Peccato però perchè ti sei persa la possibilità di conoscere il fascino di questo meraviglioso paese qual’è il Messico.

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