Fuerteventura l’isola dai mille paesaggi

Fuerteventura l’isola dai mille paesaggi (25/7 – 8/8)

Fuerteventura è un’isola stupenda. Mi ha colpito soprattutto per i suoi mille paesaggi e per il mare cristallino, anche se un più freddo del Mediterraneo. Comunque andiamo per ordine: siamo arrivati tardi al Sunrise Costa Calma Beach Resort [albumimg]2251[/albumimg]il 25 luglio e in hotel abbiamo scoperto che il ristorante era già chiuso e perciò il direttore in persona ci ha invitato ad andare a cenare in un ristorante esterno. È stata l’unica sorpresa negativa della vacanza, perché il resto è filato tutto liscio. La camera era spaziosa e aveva addirittura la vista mare, anche se non avevamo pagato il supplemento. Non abbiamo mai avuto problemi per la pulizia o per il cambio delle salviette, e anche il resto della struttura mi è sembrato ben curato e recente. L’unica pecca era la spiaggia dell’hotel, rocciosa e con un po’ di alghe, però noi ovviavamo a questo problema scendendo nella spiaggia verso destra, più bella e sabbiosa. La cucina del Sunrise è internazionale, quindi capita di vedere dei piatti orripilanti per un italiano (riso e uvette!!), però nel complesso non si mangia male: c’era sempre carne o pesce alla griglia, riso o pasta, verdure a volontà, …
Il secondo giorno abbiamo fatto conoscenza con altre due coppie e insieme abbiamo noleggiato prima una jeep da sei posti (79 euro) e dopo un pulmino da otto a 72 euro. Così venerdì e sabato sono stati in giro per Fuerte: vene mattina siamo partiti per visitare la playa di Barlovento,[albumimg]2566[/albumimg] però dopo aver sbagliato strada (dopo mezzora di sterrato siamo finiti in un punto panoramico sopra a questa spiaggia, c’erano almeno venti metri di dirupo! Però abbiamo scattato delle fotografie con un paesaggio stupendo!!) abbiamo ritentato passando da Morro Jable, tuttavia dopo tre km ci siamo arresi: le ragazze che erano con noi soffrivano di mal d’auto e purtroppo la strada sterrata per arrivare a Cofete era tutta a curve, perciò abbiamo deciso di fermarci a Punta del Viento.[albumimg]2570[/albumimg] Qui il mare era leggermente mosso e l’acqua si infrangeva sugli scogli neri, mentre poco più in là si aprivano una serie di calette naturali con sabbia chiara che sicuramente venivano nascoste quando la marea saliva. Dopo aver pranzato in hotel siamo andati a vedere le cittadine del centro: Antigua, Betancuria, Oliva, Tidaya, Pajara che in realtà mi hanno colpito poco. Abbiamo anche visitato un mulino restaurato e la custode ci ha fatto provare il gofio, una specialità tipica delle isole Canarie: si tratta di una farina di miglio o di frumento tostata (senza quest’ultima operazione sarebbe normale farina) a cui si aggiungono zucchero, olio e acqua fino ad ottenere una pasta omogenea. Non si cuoce e questa è la base che può essere arricchita aggiungendo noccioline, cioccolato o altro. Noi l’abbiamo gustato nella versione semplice e ci è piaciuto moltissimo! Il giorno dopo abbiamo scoperto che il Sunrise spesso offriva il gelato al gofio; è un gusto diverso dal solito e a me sembrava buonissimo!
Il giorno successivo abbiamo preso il nostro pulmino e ci siamo recati al nord, dove abbiamo trascorso la giornata tra El Cotillo e Corralejo [albumimg]2569[/albumimg]. Le spiagge in queste due zone sono favolose, il mare si colora di mille sfumature di azzurro, mentre la sabbia è bianca e finissima. È difficile descrivere la sorpresa di scoprire nella stessa isola luoghi così diversi: El Cotillo è ricca di scogli e di baiette dove si creano delle piscine naturali con il cambiare della marea, anche se è presente una bella spiaggia sabbiosa sempre in tale zona; al contrario Corralejo è famosa per le sue dune di sabbia bianchissima, formata in prevalenza da gusci di conchiglie bianche che si sono sbriciolati col passare del tempo. È affascinante; scendi dall’auto e vedi una distesa di sabbia chiara su cui ti viene voglia di rotolare, inizi a camminare verso il mare che vedi lontano e poi vedi le dune digradare dentro il mare. Uno spettacolo!
Ho tralasciato di dire che l’hotel è nella zona Sud dell’isola, nella zona di Costa Calma, così chiamata perché qui il vento è meno forte che in altre spiagge vicine: ad esempio nella bellissima e vicinissima playa de Sotavento [albumimg]2574[/albumimg]si tenevano i campionati mondiali di Windsurf e Kitesurf, proprio perché su questa spiaggia lunga 20 km batte un vento fortissimo. Io e andrea siamo andati a vederla una mattina (lunedì 31) e l’abbiamo trovata meravigliosa: mai vista una spiaggia gialla così larga e lunga!! Però era impossibile restare a lungo o fare un bagno perché l’aria sollevava la sabbia e non era piacevole, infatti sembrava di essere colpiti da raffiche di spilli! Quella mattina abbiamo potuto anche osservare le famose lingue di sabbia che si formano quando la marea è bassa: il mare si abbassa ma lascia delle specie di pozze verso terra, così sembra di camminare in mezzo al mare in quanto si ha l’acqua sia a destra sia a sinistra. Oppure si creano delle strisce di sabbia che “entrano” del mare, alcune sono di grandi dimensioni e creano un effetto unico.
Dopo aver visitato un po’ l’isola in auto e aver visto la spiaggia più bella e ventosa di Fuerte (Sotavento), abbiamo passato alcuni giorni tranquilli in hotel. Andrea si è divertito moltissimo con l’animazione del Sunrise e partecipava a quasi tutte le attività sportive (beach volley, pallanuoto, calcetto), mentre io spesso facevo stretching alla mattina e acquagym prima di pranzo. Prendevamo moltissimo sole e ci tuffavamo in quell’acqua così blu… fantastico!! Che relax! Venerdì, invece, abbiamo rotto la routine e abbiamo fatto un’escursione a Lanzarote, l’isola vulcanica a mezzora da Fuerte. Ci siamo svegliati all’alba, siamo arrivati a Corralejo dove abbiamo preso il traghetto per Lanzarote. Là abbiamo incontrato la nostra simpaticissima guida, Delia, e abbiamo iniziato l’escursione. A differenza degli altri tre pullman (c’era moltissima gente per questa gita organizzata dall’Alpitour) non siamo andati subito al parco del Timanfaya perché c’era parecchia coda e ci siamo recati ai Jameos del agua, [albumimg]2568[/albumimg]bolle o fenditure che si sono formate a causa della diversa temperatura fra la superficie fredda e l’interno caldo per il passaggio della lava. Il Jameos che abbiamo visitato era davvero suggestivo perché in esso penetra l’acqua del mare e in questa pozza vive una specie unica al mondo di gamberi ciechi e albini (io non sono riuscita a vederlo, però!). L’interno della grotta vulcanica è stato ampliato e decorato dall’artista Cèsar Manrique: ora ospita un ristorante, un anfiteatro (in restaurazione) e una piscina che dovrebbero dimostrare la possibilità che l’uomo si integri con la natura. Personalmente le creazioni di Manrique ai Jameos non mi suo piaciute per niente e mi sono sembrate piuttosto kich… Successivamente ci siamo spostati nella Geria, [albumimg]2573[/albumimg]la zona vinicola, dove abbiamo degustato il vino locale e ci è stato spiegato il particolare metodo di coltivazione impiegato a Lanzarote: la pianta viene protetta dal vento da un muretto di pietre vulcaniche e ricava l’acqua dalla rugiada che si forma al mattino presto sulla lava. La serie di muretti ad arco che si dispiega per un’intera vallata forma un paesaggio davvero unico.
Dopo pranzo siamo andati a visitare il parco nazionale del Timanfaya[albumimg]2575[/albumimg]: un mare di lava pietrificata, onde di grigio magma che in alcuni momenti si alternano a dune di sabbia scura. Sembra di essere in un altro pianeta, tanto il panorama è apocalittico! Questo luogo è di una bellezza impressionante, difficile da descrivere, ed sicuramente ciò che mi ha colpito di più di Lanzarote. Il parco si è formato a causa della eruzione di trenta crateri avvenuta nel 1730 e proseguita per sei anni, durante la quale la superficie dell’isola è stata ricoperta per tre quarti da lava e numerosi villaggi sono scomparsi. La zona del Timanfaya era considerata una delle più fertili e ciò fa solo intuire cosa hanno dovuto superare gli abitanti di Lanzarote dopo una tale catastrofe. L’eruzione del 1730 è considerata recente e storica in quanto è stata documentata dal prete di Yaiza, Andrès Lorenzo Curbelo. Attualmente si possono ancora osservare dei fenomeni vulcanici, anche se l’ultima eruzione risale al secolo XIX°; infatti nell’Isolotto di Hilario, un luogo il cui sottosuolo presenta una temperatura di 140° a solo dieci cm di profondità e di 400° se lo scavo arriva a sei metri, abbiamo partecipato a diversi esperimenti geotermici: sentire l’alta temperatura toccando dei sassolini per terra, accendere della paglia per mezzo del calore del vulcano e produrre geiser artificiali gettando acqua fredda in tubi immersi nel suolo. L’islote de Hilario è stato creato da César Manrique e si integra con la natura poiché è stato costruito con pietre laviche e con una forma che ricorda antiche abitazioni aborigene. All’interno dell’edificio si trova anche un ristorante famoso perché cucina le pietanze, e in particolare la carne, sfruttando il calore del Timanfaya: il cibo viene cotto su una griglia collocata al di sopra di un “pozzo” scavato nel terreno e profondo parecchi metri. Dopo di che abbiamo contemplato ulteriormente il parco in pullman, addentrandoci in un percorso di 14 km di lunghezza, mimetizzato nell’ambiente, visitando tutte le aree di maggior interesse geologico e paesaggistico. La sera, quando siamo rientrati al Sunrise, eravamo stanchi ma decisamente soddisfatti!!
Gli ultimi giorni sono trascorsi nel relax più totale. Una sera siamo andati a cena al ristorante spagnolo convenzionato con l’albergo, mi pare che si chiamasse “Tapas”. Abbiamo mangiato bene e soprattutto in modo diverso dal solito! Invece sabato abbiamo assistito in hotel ad uno spettacolo di Flamenco: una cosa incredibile, ma come fanno a ballare così per un’ora? Mi hanno davvero impressionato (certo se mi metto a farlo anche io mi viene un sedere da urlo!!).
Ok, mi sembra di aver detto tutto. Adesso potete capire (almeno in parte) la mia malinconia da rientro a Milano… Fuerte è un luogo bellissimo, dove mi sono trovata benissimo e mi piacerebbe rivistarlo, anche se non penso di tornarci a breve… ci sono tanti posti nel mondo in cui mi piacerebbe andare! Muchos besos!

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