Safari in Kenia

28 dicembre
Partenza per Malpensa. Nevica.
L’autostrada Torino-Milano sembra una pista da sci.
Per fortuna Cristiana, partita prima di noi, ci avvisa delle condizioni drammatiche per cui partiamo immediatamente e in sole tre ore raggiungiamo l’aeroporto milanese.
Cancellato l’80% dei voli. Siamo fortunati, partiamo alle 23 con sole due ore di ritardo.
29 dicembre
Arrivo a Mombasa alle 9 locali. Fa un caldo terribile e l’umidità è altissima.
Fra disbrighi doganali, ritrovo al pulmino, viaggio, ferry boat, giungiamo alle 12 al Jadini Beach a Diani.
Con le poche forze rimaste disfiamo la valigia e infiliamo il costume.
Sdraio e ombrelloni sono all’interno di un bel giardino al limite della spiaggia.
Appena muovo un passo sulla sabbia per raggiungere il mare vengo circondata da decine di venditori kenioti, non ho nemmeno toccato l’acqua che avrei potuto acquistare anche la maria … Comunque riesco a farcela e un bel bagno mi rimette in sesto.
Decidiamo di rivolgerci a un’agenzia safari locale, come ci era stato consigliato e chiediamo a uno dei venditori appostati in spiaggia per un safari.
Un ragazzino corre come una freccia e in pochi minuti stiamo già concordando il safari:
Tsavo Est, Amboseli, durata 3 giorni, alloggiamento in tenda.
Come sono felice! Avevo sognato di trascorrere il capodanno alle falde del Kilimanjaro e in tenda. Unico neo partenza la mattina successiva alle 5, nemmeno un giorno per riposarsi dopo la notte insonne in aereo .. ma non importa!!
30 dicembre
Sveglia alle 4,30. Partenza!!
Siamo in sei sul pulmino. Noi, due biologi, uno belga e uno irlandese, un tedesco e la sua fidanzata keniota. R. è il nostro mitico autista e guida.
Verso mezzogiorno raggiungiamo l’ingresso del parco e ci accorgiamo che siamo a Tsavo Ovest.
Chiediamo spiegazioni a R. il quale telefona in ufficio, Alberto tenta inutilmente di ribadire che il contratto da noi firmato contemplava Tsavo Est e non Ovest!!!

Nulla da fare … ormai eravamo lì.
Siamo infuriati, potevano almeno avvisarci del cambio di programma. A questo punto, per non rovinarci la vacanza accettiamo (cosa potevamo fare?) Tsavo Ovest.
La pista corre attraverso una terra bellissima color argilla intenso. Dapprima qualche piccola antilope poi un susseguirsi di emozioni: elefanti, zebre, giraffe, rinoceronti, ippopotami.

Ritorna il sorriso.
Verso l’una raggiungiamo il Kilaguni Lodge … Ma avevamo chiesto la tenda!!!!!
Come non detto … bellissima la nostra stanza (sigh) .. sembra una tenda.
Pomeriggio nel parco … foto a destra e sinistra, io filmo con la telecamera.
Facciamo fermare Rufus in continuazione … tutto troppo bello.

Davanti al Kilaguni una piccola pozza d’acqua, nel buio vediamo molti animali che si avvicinano ad abbeverarsi.
La sera cena e nanna dopo aver assistito a un terrificante spettacolo di danze africane, i ballerini indossavano costumi olimpionici e addobbi natalizi in testa.
Questo non lo sopporto! O sono danze autentiche o meglio non vedere quelle oscenità, i loro avi si saranno rivoltati nelle tombe!

31 dicembre
Sveglia alle 6.30. Percorriamo un altro tratto in Tsavo Ovest e cominciamo ad avvicinarci ad Amboseli, al confine con la Tanzania e ai piedi del monte più alto d’Africa nella terra dei Masai
Il paesaggio cambia man mano. A Tsavo ovest abbiamo trovato il bush, una vegetazione medio alta piuttosto verdeggiante.
Avvicinandoci ad Amboseli cambia completamente
Qui troviamo la vera savana, spazi sterminati e migliaia migliaia di animali.

Zebre pascolano accanto a bufali, gruppi di elefanti camminano maestosi, giraffe ovunque.
Lo sguardo non riesce a carpire tutto quanto, ci vorrebbe un grandangolo potentissimo.
Sostiamo all’Amboseli Lodge, molto carino e fiorito, Il Kilimamjaro non si vede, è coperto dalle nubi.
Entriamo in stanza e anche qui immaginiamo di essere in tenda.

Nel pomeriggio visitiamo un autentico villaggio Masai. Con un’offerta di 500 scellini possiamo entrare, fotografare … i soldi sono destinati alla costruzione di una scuola.

Ci accolgono con la loro danza ritmata e poi tutti ci inginocchiamo. Recitano per noi una preghiera masai e io non riesco a trattenere le lacrime.

Cena alle 8. Non riusciamo a inviare un messaggio di auguri a nessuno e nemmeno ne riceviamo. Non c’è copertura. Ci scambiamo di auguri di buon anno e alle 9.30 tutti a letto.
1 gennaio 2004
5,30 tutti in piedi.
Usciamo dalla stanza e guardiamo avanti a noi. Il Kilimanjaro ci appare con tutta la sua maestosità. E’ bellissimo.

Riprese e fotografie, poi a poco a poco le nubi lo nascondono nuovamente alla vista. Riprendiamo il safari in Amboseli e rimaniamo ancora affascinati dall’ampiezza del panorama …..
Finalmente incontriamo Simba. Il primo leone è un po’ lontano ma un secondo ci appare in tutta la sua regalità.
Centinaia di flash e lui non muove un muscolo, è lì seduto a farmi ammirare, superiore a tutto e tutti.
Come contorno ancora gru, struzzi, facoceri, iene e sciacalli.
Purtroppo dobbiamo rientrare e la strada è lunga …Qualcuno dorme.
Nel pomeriggio giungiamo a Mombasa.
La periferia della città è una grande bidonville … costruzioni di fango e lamiera …
Una povertà incredibile.
La città di Mombasa è un agglomerato di case, auto, pulmini, fiumi di persone… un vero caos e un rumore assordante.
Rientriamo al Jadini in tempo per la doccia e la cena.
A nanna alle 9.

2 gennaio

Mattinata in spiaggia. Sia io che Alberto non riusciamo a resistere più di tanto sullo sdraio, passeggiamo sulla lunghissima spiaggia … faccio un po’ di snorkelling, la mattina il mare è calmo e lo permette. Certo non vedo quello che sono abituata a vedere altrove .. ma è anche bello cercare … una bellissima stella marina, due piccole murene e qualche pesce di barriera.

Incontriamo il ragazzo che ci aveva prenotato il safari. Si scusa tanto ma non adduce nessuna motivazione.
In cambio del disguido ci promette che nel pomeriggio ci sarebbe venuti a prendere un loro autista che ci avrebbe fatto da guida a Diani. Volevamo vedere la cittadina e accettiamo.
Alle due siamo all’ingresso dell’Hotel. Dall’altra parte della strada un ragazzo ci fa grandi segni. E’ lui, Alì, la nostra guida. Cerchiamo con lo sguardo il pulmino o l’auto. Non c’è. Saliamo sui mezzi pubblici locali: uno sgangheratissimo pulmino 11 posti che conteneva 23 persone. Con una keniota sulla gamba destra e una sulla sinistra ci avviamo verso Diani.
Sosta alla banca. Altro pulmino locale. Ragazza keniota in braccio a me e due ad Alberto.
Alì ci mostra orgoglioso l’Hotel, il distributore di benzina. Sorridiamo anche noi.
Entriamo al mercato. La sporcizia è ovunque, polvere in bocca, odori nauseabondi … ma il nostro amico sorride nel mostrarci la sua “città”.
Imbocchiamo una stradina fra due casupole, adesso andiamo a vedere i lavori degli intagliatori di legno, risparmieremo parecchio perché lì si riforniscono gli ambulanti della spiaggia.
Un odore fortissimo. E’ una fogna a cielo aperto. Dopo pochi passi ci troviamo in una discarica con un piccolo passaggio. Il ragazzo in quel momento esordisce con “questo è un buon posto … c’è un bel venticello”. Sono senza parole.
Pochi metri più avanti i lavoranti del legno.
Entriamo in una ventina di capanne di paglia, decidiamo gli acquisti, contrattiamo ma non più di tanto.
Non vedo l’ora di andarmene da lì, a tutti gli altri odori si somma quello dell’umana fatica e mi sento svenire.
Questi uomini lavorano in condizioni igieniche inesistenti ma non fanno assolutamente nulla per migliorare. Cartacce, sacchetti di plastica e bottiglie vuote stazionano ovunque ma nessuno raccoglie nulla.
Un ragazzo ci avvicina, ha in mano un blocchetto per le offerte per la scuola di Diani, contribuiamo volentieri.
Ritorniamo in hotel sul solito pulmino.
3 gennaio
Due giorni di riposo e relax.
Il ragazzo di Diani ci aspetta già alle 8 in spiaggia. Ci deve accompagnare in barca sull’isolotto Robinson, non molto lontano e intorno al quale è possibile vedere qualcosa.
Saliamo sulla barca, costituita da un tronco con due lunghe assi di legno perpendicolari e altre due per l’assetto. I remi sono due rami.
Troppo bello.
Alza la vela di un vecchio windsurf recuperata chissà dove e dopo una mezz’ora giungiamo a Robinson Island.
E’ carina. Una piccola laguna intorno e qualche corallo con parecchi pesci.
Dopo un po’ l’isolotto si è riempito e compare anche lì il ragazzo della raccolta fondi per la scuola di Diani. Comincio a nutrire qualche sospetto sulla destinazione dei soldi.
Nel pomeriggio massaggio sulla spiaggia.

4 gennaio
Identico al giorno prima, ma questa volta su Robinson Island sono giunti anche i venditori di collanine e di bibite.
Alberto regala i propri bermuda coloniali ad Alì che toglie i suoi sporchi e li indossa subito. Sta proprio bene.
Lo incontriamo un’ora dopo sulla spiaggia. Ha addosso i vecchi jeans, deve già aver venduto i bermuda.
5 gennaio
sveglia alle 5
Inizia l’odissea del ritorno
ma questa è un’altra storia

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Ci sono 3 commenti su “Safari in Kenia

  1. Cara Trappolina
    Complimenti.
    E’ sempre molto difficile in poco spazio riuscire a trasferire descrizioni ed emozioni di un viaggio soprattutto quando le esperienze e le immagine sono state molte e tutte appassionanti.
    Sei stata bravissima e complimenti anche per l’ironia ed il senso dell’umorismo che traspare da certe frasi.
    Sono proprio curioso di leggere il diario del tuo prossimo viaggio.
    Un abbraccio

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