Diario malese

Penisola malese, Borneo e Perhenthian – con un passaggio a Singapore
(ogni cifra riportata è la spesa complessiva relativa a due persone)

29 luglio: evadere dalla Sardegna prevede sempre una dura lotta con Airone: anche questa volta 2.30 h di ritardo tra partenza e consegna bagagli a Fiumicino.

30 luglio: Il viaggio prosegue magnificamente con Emirates[/U][/U], prima in first class fino a Dubai e poi in business class fino a Kuala Lumpur.

Lusso e comodità insperate che Alice della San Paolo Viaggi[/U][/U] di Torino ci ha regalato una settimana prima della partenza: upgrade gratuito del biglietto economy acquistato in gennaio. Che bella sorpresa! Grazie ancora Ali.
Tra caviale iraniano e costolette d’agnello in salsa di menta, tra Dom Perignon e Chateau Pichon – Longueville Baron Pauillac, vintage 1995 il volo, anche se lungo, trascorre in un attimo. Anche perché, resistendo alle tentazioni delle tartine, delle piramidi di cioccolato alle more, delle prime visioni, dei videogiochi e dei mille gadget offerti ci abbandoniamo alla comodità di poltrone che sembrano letti e dormiamo per tutta la seconda tratta.

31 luglio:
Freschi e riposati come mai dopo un volo internazionale acchiappiamo un taxi prepagato dal KLIA[/U] (67 MYR – 14 €) lasciamo gli zaini in albergo Swiss Inn Chinatown[/U][/U] (140 MYR -€ 29) facciamo una doccia veloce e ci tuffiamo subito nel caldo afoso e nei mille odori di Petaling street che si snoda sotto la nostra camera.
Primo scontro olfattivo col durian: il frutto più puzzolente del mondo. Credo che solo un cassonetto pieno abbandonato al sole d’estate possa eguagliarne l’olezzo. Comprensibilmente in ogni albergo vige il divieto di introdurlo in camera. Ma noi siamo temerari e lo assaggiamo: è buono, chissà se i suoi effetti secondari sono potenti come si dice ;) Lo accompagniamo con mangosteen, rambutan e succo di canna spremuto sul momento.
Giro serale e notturno per la città, superiamo il gran caos della Puduraya[/U] e proseguiamo tra le costruzioni impressionanti di Jalan Sultan Ismail. Il “giardino di luci” della città nel Golden Triangle ci affascina.


Riusciamo quasi a scordare le auto che fanno a gara per travolgerci anche sulle strisce e col verde. Kuala Lumpur non è decisamente una città pensata per i pedoni. Ha un po’ l’aria della metropoli umida, calda, fatta di palazzi enormi e un brulicare di vita sotto, immaginata da Ridley Scott in Blade Runner.
Cena a Chinatown a base di ottimi satay misti, riso fritto, morning glory mostruosamente piccanti e birra Tiger per l’esorbitante cifra di 40 MYR (€ 8.50)

1 agosto: Colazione piccantissima in albergo, taxi per i Lake Gardens (10 MYR – € 2.14) oasi di verde nella città. Ci lasciamo incantare dal Taman Rama Rama il parco delle farfalle (30 rym – € 6.42 ). Il caldo è devastante ma la bellezza ci circonda. Contrastando gli assalti dei vari taxisti in agguato visitiamo anche il parco degli uccelli ( 60 MYR – € 12.85) molto bello.


Paolo ha un mezzo scontro con uno spelacchiato marabù (noto come “spazzino dell’India”) scocciato per essersi visto usurpare il trespolo, ossia il corrimano del sentiero. Nasi goreng e centrifugato di carota all’Hornbill restaurant poi visita del Taman Bunga Raya il parco dell’ibiscus, fiore nazionale (ingresso libero).
In un curioso memoriale che sorge all’interno veniamo a conoscenza della lunga e sofferta trafila per la scelta del fiore, con scambio di carte bollate tra uffici dei diversi stati della Federazione. Qualcosa che solo gli epici scontri tra Peppone e Don Camillo potrebbe eguagliare. Il caldo e l’umido non ci consentono di ammirare come meritano le stupefacenti siepi di orchidee nell’omonimo parco. Torniamo in albergo per ibernarci e riposare un po’. In serata shopping e cenetta a Chinatown con ottimo pesce fritto e “sizzling prawns” (una piastra rovente con su dei gamberi con cui affumichiamo i tavoli vicini) e naturalmente una bella Tiger ghiacciata.

2 agosto: Autobus Dalima per Malacca (22 MYR – € 4.71) dalla stazione Puduraya, un complesso folle, saturo dei gas di scarico dei pullman in partenza, costruito come un cavalcavia sopra le piattaforme.
Malacca ci accoglie con un sole che fa brillare il rosso dello Stadthuys, del vecchio mulino e degli altri edifici della piazza centrale.
Veniamo subito catturati da un simpatico neozelandese biondo/rosa per completare un gruppo per la gita in battello – le barche partono solo con un minimo di 10 passeggeri- a 20 MYR (€ 4.28).
Vista dal fiume la città perde molto fascino per via di una colata di cemento in continua progressione chiamata “pista ciclabile” il cui vantaggio immediato sembra essere la distruzione delle mangrovie. Ci si stringe il cuore. Le case sull’acqua del versante opposto sono comunque affascinanti. Navighiamo, tra enormi e sonnolenti varani,fino alla bella villa Sentosa.

Malacca da il meglio di se nella Chinatown tra palazzine peranakan con piastrelle colorate, giardini interni, legni intagliati, botteghe d’antiquari, piccoli templi e vecchi cafè baba nyonya. Pranziamo in uno di questi: il 1511 con uno sformato piccante di pesce, uno strano involtino primavera cotto al vapore e centrifugati di mango per 21.50 MYR (€ 4.60). Mangiare in Malesia costa davvero pochissimo.
Dal loro internet point a carbonella saluto il Giramondo: un’ora circa per dire ciao. Più tardi i gentili proprietari mi restituiranno ben piegata la giacca che avevo scordato.
Paolo gironzola tra le vie come una mondina cinese col suo nuovo cappello a pagoda (un colpo di vento ha portato quello che aveva nel fiume a far compagnia ai varani), gli sarà utile per difendersi dall’ibernazione nell’autobus del rientro che, come sempre in Malesia, è moderno e spazioso ma ha all’interno temperature lapponi. Teniamo le mani al riparo nello zainetto.

3 agosto: in mattinata nuovo giro tra i monumenti di KL, poi via all’LCCT[/U] per il volo Air Asia[/U][/U] diretto a Sandakan nello stato del Sabah – Borneo malese (349 MYR – € 74.50).

Il volo parte in ritardo e arriviamo appena in tempo per vedere dall’alto nella luce del tramonto le enormi piantagioni di palma da olio che stanno soppiantando la foresta.
Il Sabah Hotel[/U][/U] è bello e confortevole, immerso tra alberi giganteschi, il più caro del nostro viaggio (275 MYR a notte – € 59).
Andiamo subito a fare un giro d’esplorazione di Sandakan ma il mercato deserto di notte non ci appare il posto migliore per passeggiare così chiediamo al tassista di portarci in un buon ristorante. Consiglio caldamente a chiunque capiti a Sandakan di provare i gamberoni tigre fritti in burro e aglio, gli enormi granchi in agrodolce e le aragoste dell’Ocean King Seafood restaurant. Magari al tramonto con le luci della baia e la brezza del mare a completare la serata.

4 agosto: Facciamo conoscenza con Nora della Borneo Adventure[/U][/U] una simpatica ragazza di origine filippina che sarà la nostra guida nel tour Selingan-Sepilok-Sukau[/U][/U] acquistato via internet dall’Italia. La Borneo Adventure si rivelerà un’ottima e affidabile agenzia come segnalato sulla Lonely Planet. Si va al jetty di Sandakan che sorge nel mezzo di un kampung (villaggio) cinese costruito su palafitte nella baia. Poco lontano sorge quello malese.
Bella navigazione tra alcune isolette nel mare di Sulu abitate da pescatori filippini. Qui le Filippine sono vicinissime, appena 47 km da Sandakan.
Avvicinandoci alle tre isole del Turtle island national park l’acqua diventa mano mano più limpida, il verde opaco e inquinato della baia lascia spazio ad uno splendido azzurro. Selingan è bellissima.


Vicino al quartier generale, dove ci registriamo e dove mangeremo, vediamo già i recinti di protezione per le uova delle grandi tartarughe verdi. Gli alloggi presso i rangers sono spartani ma comodi, unico problema non si riesce a debellare l’aria condizionata. Peccato che le spiagge non vengano pulite dai rifiuti che porta il mare.
Primi bagni e breve esplorazione della piccolissima isola. Pranzo e poi di nuovo in acqua nella spiaggia più bella e inspiegabilmente meno frequentata.
Ci siamo solo io, Paolo e una coppia di inglesi a rischio ustione solare.
In serata bisogna lasciare la spiaggia libera per le tartarughe, doccia, cena e attesa nel quartier generale del richiamo “turtle time!” che segnala l’arrivo delle grandi tartarughe madri.Il tramonto è glorioso in rosso e oro.

La chiamata arriva verso le 22.00. Eccitazione. Si procede verso la spiaggia in una fila guidata dai rangers che soli possono usare le torce. Ci stringiamo in cerchio intorno ad una grande femmina di 90×86 cm. che, scavato un fosso nella sabbia, depone le sue uova. La sentiamo ansimare. Si disturba una sola tartaruga madre per notte, rigorosamente controllati dai rangers, e la quota da noi pagata serve al progetto di tutela. Veniamo ringraziati durante la spiegazione. Credo sia la prima volta che mi accade una cosa simile in un parco, la cortesia dei malesi continua ad incantarmi. Verremo a sapere poi che la “nostra” tartaruga madre ha deposto 81 uova e che nella notte ne sono state deposte circa un migliaio. Mentre alcuni rangers restano a guardia del nido per proteggerlo dai varani assistiamo alla liberazione delle tartarughine: ciao piccoline, buona fortuna.

5 agosto: Bella navigazione di rientro a Sandakan, poi autobus fino al centro di riabilitazione degli oranghi di Sepilok: che teneri gli orang utan!
E’ divertente vederli volteggiare sulla corda, quasi quanto vedere un gruppo di turiste arrancare in tacchi alti sulle passerelle nella jungla.

Torniamo al jetty e prendiamo la barca che in un’ora circa ci porterà alla foce del fiume Kinabatangan, l’acqua è marroncina per la terra ma costellata da banchi di fiori azzurri. Avvistiamo subito tra le mangrovie un gruppo di scimmie nasiche e diversi uccelli tra cui aquile e buceri.

Risalendo il fiume ci fermiamo per pranzo all’Abay village. Nel ristorante una parete è tappezzata da foto delle casette del paese: si tiene l’annuale concorso per l’abitazione più graziosa, in fondo c’è anche la foto sorridente del vincitore 2005. Saranno piccole, saranno povere ma hanno tutte un bel giardino curato e tanto colore. Dopo un’altra ora di navigazione raggiungiamo Sukau e il Kinabatangan Riverside Lodge dove dormiremo. Il tempo di lasciare gli zaini nel cottage, fare una doccia e ripartiamo per una navigazione serale con una barca più piccola e scoperta. Fa ancora un caldo soffocante e le zanzare iniziano ad aggredirmi, i repellenti locali non sembrano funzionare un granchè sulla mia pelle. Ci addentriamo in un braccio del fiume chiamato Menanggul. Pare ci siano parecchi serpenti delle mangrovie avvinghiati ai rami, sulla barca tutti dicono di vederli, io li ipotizzo. Aironi, buceri, varani, coccodrilli, macachi, e una grande famiglia di nasiche sono gli avvistamenti della serata. Che meraviglia! Peccato non poter rendere con un diario i rumori della foresta al tramonto.
A cena tutti in sarong, Paolo cerca di resistere ma alla fine gliene annodo uno intorno alla vita. C’è un’atmosfera bellissima e chiacchieriamo nella veranda sul fiume fino a notte con i nostri compagni tedeschi, olandesi e inglesi. La lingua non è un problema specie dopo un paio di tigers.

6 agosto:
passeggiata mattutina per Sukau, vengo invitata da alcuni bambini ad entrare nella loro casa. Il fiume è calmissimo, che peccato aver prenotato per una sola notte. Durante la navigazione del ritorno incontriamo un gruppo di elefanti pigmei.

Siamo fortunati, non sempre si riesce ad avvistarli. Mi intenerisco davanti ad un cucciolo che si stropiccia gli occhi con la proboscide.

Arrivati a Sandakan facciamo un giro fino al tempio cinese sulla collina, da qui la vista sulla baia è stupenda. Pranzo al Sabah hotel e relax in piscina mentre Paolo dorme in camera. Decidiamo di tornare all’Ocean King per un’altra cenetta superlativa a base di pesce (192 MYR – € 41) senz’altro la più cara qui in Malesia ma ne valeva davvero la pena. Mentre cerco con gli strumenti a mia disposizione di aggredire l’aragosta, piego il secondo o il terzo cucchiaio di una lunga serie in questo viaggio. Medito di titolare il mio diario malese “il coltello: questo sconosciuto”.

7 agosto: Comodissimo autobus Tunga Ma a lunga percorrenza per le Poring Hot Springs[/U] (50 MYR – € 10.70). Quattro ore di strada attraverso il Sabah tra foresta e sterminate distese di palma da olio, casette e montagne. Si sale. Davanti ad ogni casetta il frutteto: ciuffo di banani e due alberi di papaia, nel mezzo tanti fiori. Sull’autobus scelgono di trasmettere un film in cui sconosciuti urlanti si picchiano ogni due minuti. La cosa, unita al vento polare che chiamano aria condizionata, non consente un sereno pisolino. Verso le 9 sosta in un punto di ristoro convenzionato e pasto compreso nel prezzo del biglietto. E’ colazione e acchiappiamo quelli che ci sembrano innocenti pezzetti di pollo fritto: sono codine di pollo. Orrore e raccapriccio. Meglio tornare sull’autobus a seguire il seguito della rissa televisiva. Alle 11.00 il pullman ci lascia al Kinabalu Pine Resort[/U][/U] (158 MYR pernottamento colazione, cena e telefonate varie – € 33). Siamo in montagna e fa freddo.
L’hotel è molto grazioso, immerso tra i pini, con cottage immacolati e splendida vista sul Monte Kinabalu[/U].
Seduta nel portico con una tazza fumante in mano mi sento come in una pubblicità nescafè. Dall’hotel un minivan ci porta alle sorgenti, è davvero caro 100 MYR (€ 21) a/r ma è tardi e non troviamo nessuno con cui dividerlo. Le calde acque solforose sono state ormai incanalate in vasche da bagno all’aperto prese d’assalto da famiglie malesi in gita. Qui c’è molto turismo interno e in generale i prezzi ci sembrano più alti del solito.
Decidiamo di evitare il bagno e proseguiamo per la canopy walkway che si snoda tra gli alberi a 40 mt di altezza.


Divertente ma da evitare se soffrite di vertigini. Per Paolo è stata una vera conquista riuscire a percorrerla.
Breve camminata tra fiori e farfalle fino alla cascata Kipungit. Siamo fradici di sudore ma l’acqua è talmente gelida che non riusciamo a fare il bagno. Dopo un altro giro per il parco e l’avvistamento di una signora giapponese sobriamente vestita come Dustin Hoffman in “Virus Letale” (forse per paura di inesistenti sanguisughe) torniamo in albergo. Cenetta in ambiente alpino e in maglione, crolliamo sul letto.

8 agosto: Taxi collettivo per Kota Kinabalu (50 MYR – € 10.70) che ci deposita dopo un paio d’ore davanti al Kinabalu Daya Hotel[/U][/U] (110 MYR – € 23.50). Per la prima volta vedo degli accattoni per strada. Mi fa uno strano effetto, finora la Malesia ci aveva colpito per il suo benessere. Pioviggina ma decidiamo comunque di andare alle isole del Tunku Abdul Rahaman Park. La pioggerellina si trasforma in tempesta tropicale e le partenze vengono sospese. Peccato. Dopo aver pranzato in un ristorantino viet facciamo un giro per KK e le sue moschee e un po’ di shopping. Cena in albergo a base di frutta e dolci di banana. Faccio anche un bel bucato.

9 agosto: il tempaccio di Kota Kinabalu ci perseguita e il nostro volo Malaysia Airlines[/U][/U] (508 MYR – € 108.70) accumula un ritardo di 3 ore. Kuching “la gatta” del Sarawak è una città bella e affascinante. Il nostro albergo, l’Harbour View Hotel[/U][/U], è centrale, comodo e con ottime camere (148 MYR a notte – € 31.60). Sono molto soddisfatta della scelta alberghi fatta via internet. Lasciamo gli zaini ed usciamo per la città. Pranzo ottimo al Biryana Cafè, ristorante indiano dall’aria preoccupante ma giustamente segnalato dalla Lonely Planet[/U]: roti canai, una specie di crepe indiana con salse, e alcuni murtabak ossia roti ripieni di verdure, pollo, agnello ecc, tutti preparati al momento (13.20 MYR – € 2.80 in tutto). Incontriamo diversi italiani, finora avevamo trovato soprattutto turisti inglesi e olandesi. Bellissimo l’Istana, il palazzo del raja bianco Brooke che si specchia nel fiume, bella l’Old Court ora sede del tourist information office (dove definiremo i dettagli per il parco di Bako[/U])
con i suoi pavimenti in legno e le sue colonne bianche, bello il tempio cinese sotto l’albergo, bello e ricco di colori il mercato, bellissima la passeggiata lungo il fiume Sarawak e i kampung che si vedono sulla sponda opposta.


Paghiamo il soggiorno al parco (3 notti in chalet privato a 262.50 MYR – € 56.20) e compriamo presso la sede della Borneo Adventure, ormai ci siamo affezionati, l’escursione alle longhouse[/U] (costosa 1.960 MYR – € 420) in serata un po’ di shopping in vista di Bako: asciugamani e frutta.

10-11-12-13 agosto: Di prima mattina dopo una mega colazione prendiamo l’autobus Petra Jaya n°6 per Bako[/U] (4 MYR – € 0.86).

A Bako Bazaar dividiamo una barca (16 MYR – € 3.50) con altri ragazzi. Bella navigazione anche se la nebbia riduce la visibilità. Qualche giorno dopo capiremo che si tratta dell’haze il fumo dei roghi nel Kalimantan e a Sumatra.
Bako[/U][/U] non ha un molo, si sbarca nell’acqua: via le scarpe e arrotolare i pantaloni. Ci registriamo e scopriamo che per fortuna il nostro chalet è già pronto. Fa un caldo infernale, ancora di più nella camera sotto un tetto in lamiera e solo il ventilatore per rinfrescarsi. Ma Bako ci piace già da morire.
[albumimgl]4270[/albumimgl] Decidiamo di pranzare con delle banane nel nostro portico: pessima idea. Un gruppo di macachi coda lunga dimostra un deciso e combattivo interesse per la frutta e ci costringe a rifugiarci nello chalet. Le scimmie ci spiano perfino dalle finestre. Scoppiamo a ridere a vederle guardar dentro seguendo le tracce di banana. Dobbiamo uscire minacciandole con una sedia. Da sole sono tranquille, in gruppo sembrano una gang di teppisti.

Partiamo per il primo dei vari trekking che faremo in questo parco incantevole. A Bako c’è una gran varietà di ambienti, si va dalle mangrovie alla jungla, dal kerangas, terra di piante carnivore, a grandi baie sabbiose in cui calarsi con le corde. Ma la cosa straordinaria è la possibilità di venire a stretto contatto con le nasiche. L’incontro all’alba, a meno di tre metri con un grosso maschio e la sua famiglia, tra mangrovie inondate dall’alta marea, resterà uno dei momenti più emozionanti del nostro viaggio.

Altri incontri ravvicinati e meno gradevoli con i soliti macachi in caffetteria. Fare colazione tenendo il piatto ben stretto è comunque un’esperienza curiosa. Una ragazza italiana è stata non solo scippata del toast ma anche malmenata dal ladro dalla coda lunga. Passeggiano tranquillamente tra gli ospiti anche maiali barbuti e varani. Nelle pozze rosse di tannino della cascata Tajor l’incontro con la strana tartaruga foglia. Splendide anche alcune formazioni rocciose e le spiagge che orlano il parco.

A Bako i sentieri sono a volte duri ma sempre ben segnalati. E’ semplice (caldo a parte) percorrerli seguendo le piantine fornite dalla direzione. I pasti si consumano alla caffetteria e costano mediamente dai 15 ai 20 MYR (€ 3.20 – 4.20) in due. Abbiamo fatto anche la camminata notturna nella jungla che si è però risolta nell’incontro con tre ragni, una rana e un gruppo di turisti con fanali sul berretto.
Il 13 Salutiamo a malincuore Bako e torniamo a Kuching.

14 – 15 – 16 agosto: Il pulmino passa a prenderci in hotel di buona mattina, 4.30 h di stradaccia, con sosta per mangiare dei noodles e comprare i regali da portare alla longhouse e arriviamo al bacino del Batang Ai dove conosciamo Tyon la nostra guida iban, un bel ragazzo con la coda nera che somiglia ad un indiano d’America. Partenza in longboat, una specie di piroga, per Nanga Sumpa[/U][/U].


Due ore di navigazione tra cascatelle e banchi di tronchi sui quali il ragazzo a prua salta per spingere e indirizzare la barca. Che avventura, ci divertiamo moltissimo.
Il nostro lodge, parola altisonante per una graziosa capanna di legno su palafitte, è costruito accanto alla longhouse e sembra quasi farne parte. E’ spartano, con bagni in comune e semplici materassi su un piano rialzato chiusi da una zanzariera per dormire. Non c’è corrente elettrica e ogni sera ci viene dato un lume a petrolio da tenere in camera. La torcia è comunque indispensabile. Soggiornare qui si rivela una delle scelte migliori del viaggio nonostante ci tocchi dividere la camera con un enorme ragno rosso e nero. All’arrivo facciamo subito un bel bagno nel fiume e giochiamo a pallone con i bimbi iban. Poi do una mano in cucina. È la prima volta che cucino le felci, specie in salsa d’ostrica. Non mi arrischio ad intromettermi nella preparazione della minestra di bambù. Anna, una guida, traduce, Yurie e le altre donne di nanga sumpa ridono e mi danno delle gran pacche. Tyon continua a versarmi vino di riso, meno male che sono già seduta per terra. Yurie mi chiede una canzone. Non mi viene in mente nulla ma alla fine canto il cielo in una stanza, non so perché. Tyon imbraccia la chitarra e parte una cacofonia generale cui do molto di mio. Stasera abbiamo l’incontro col capo e la prima visita alla longhouse. Dopo una cena ottima ci avviamo sul ponticello, sono già ciucca. Ci offrono ancora da bere e chiacchieriamo seduti in circolo davanti alla stanza del capo.

Le longhouse sono grandi case comuni in cui tante famiglie vivono insieme, una famiglia in ogni stanza. Il corridoio centrale è una sorta di via principale del paese dove ci si incontra e si sta insieme. Ballano per noi, alla fine vengo costretta a ballare anch’io. La descrizione dell’evento resterà, come comprenderete, un fatto privato ;). Yurie mi invita in casa sua e mi presenta suo marito, meno male che con noi ci sono dei signori inglesi che parlano indonesiano e riescono a tradurre.
Ci scambiamo dei doni: io regalo a Yurie la collana che ho al collo e lei mi regala un bracciale.
Il giorno dopo: trekking di tre ore fino ad una cascata nella jungla, vediamo gli orang utan da lontano e vediamo i loro nidi. Il caldo è massacrante ed è reso ancora più intenso dagli incendi che ci circondano. I contadini bruciano la foresta per far spazio alla palma da olio. Capitare in mezzo ad un incendio nella foresta non è una bella esperienza. Oltre al dispiacere per la devastazione, la paura di restare imprigionati dentro è tanta. Ho le gambe, le braccia e presumibilmente i polmoni neri. L’aria è irrespirabile. Per fortuna alla fine arriviamo alla cascata e possiamo lavarci e respirare un po’ più liberamente. L’acqua è gelida. Ci hanno preparato un pic nic sulla riva del fiume a base di riso cotto nel bambù, barbecue di pollo e maiale, frittura di pescetti appena pescati e frutta. Per fortuna ci riaccompagnano a Nanga Sumpa in barca, nessuno è più in grado di muovere un passo.

Attraversiamo spesso il ponticello tra il nostro alloggio e la longhouse, giochiamo con i bambini che si divertono a vedersi nello schermo della macchina digitale e passiamo le serate in comunità seduti a cantare e a bere vino di riso.
Il 16, dopo la solita ottima colazione a base di banane fritte, pane fritto, patate dolci, uova, toast e marmellata lasciamo Nanga Sumpa anche se la voglia di trascorrere qui il resto delle vacanze è tanta. In serata rientro massacrante a Kuching su un pulmino scassato.

17 agosto: l’Haze ha invaso la città. La visibilità è ridotta ad appena 1 km ma altrove, specie vicino al Kalimantan, si sta peggio. L’idea era di sfruttare questa giornata per un giro dei musei e dell’altra riva ma il fumo e la fuliggine ci scoraggiano e dopo gli ultimi acquisti (il grosso dei regali l’abbiamo preso a Nanga Sumpa ) torniamo in albergo e attendiamo al riparo l’ora di andare in aeroporto. La mia pelle è nera e gli occhi bruciano. Secondo il quotidiano Borneo Post l’API (Air Pollution Index) è a 127, livello rosso. Nel pomeriggio lasciamo il Borneo e torniamo nella penisola con un volo Air Asia per Johor Bahru (109.98 MYR – € 23.55)
JB come la chiamano i suoi abitanti è grande e ordinata con le vestigia di un sultanato importante. Riusciamo a vedere la bella Moschea di Abu Bakar, il palazzo del Sultano, una torre dell’orologio di gusto inglese e a goderci la splendida vista sullo stretto. Ceniamo mangiando pesciolotti grigliati, succo di cactus (io) succo di aloe e miele (Paolo) nelle frequentatissime bancarelle alimentari dei vicoli dietro la causeway, il ponte che collega Johor alla ricca sorella Singapore.
Il tempio sikh è illuminato a festa e pieno di gente così andiamo a vedere. Sembra ci sia una festa, la musica è coinvolgente e ci invitano ad entrare. La cerimonia ci cattura: la statua di un dio viene portata in processione, unta con olii profumati e in suo onore vengono offerte corone di fiori e grandi vassoi di frutta. Veniamo benedetti e unti e ci viene dato del latte cerimoniale. Essere accolti con tanta naturalezza (eravamo i soli estranei, capitati li un po’ per caso) ci ha riempito di gratitudine.

18 agosto: colazione squallidina al Compact Hotel – [EMAIL=enquiry@compacthotel.com.my]enquiry@compacthotel.com.my[/EMAIL] – (130 MYR a notte – € 27.80) che ha il pregio innegabile di sorgere a due passi dalla causeway. Infatti in pochi minuti siamo li. Impiegheremo però altre due ore nel disbrigo delle formalità doganali salendo e scendendo dall’autobus della Causeway link (5 MYR – € 1.07). Singapore è impressionante, all’arrivo ci colpisce la grandezza delle sue aree verdi e la follia dei curatori della Lonely che suggeriscono di arrivare qui a piedi.

Consiglio a tutti, specie a chi ha poco tempo, il giro in battello (30 S$ – più o meno € 15) per ammirare la skyline, il Parlamento, i quartieri sul fiume e il famoso Merlion, simbolo della città.
Tutto è ordinato e pulito e ci facciamo tentare dallo shopping in Orchad road. Le shopping malls sono davvero enormi. Abbiamo solo un giorno da trascorrere in questa città straordinaria e la gustiamo interamente. E’ venerdì e molti abitanti di Singapore scelgono di andare a JB per mangiare del buon pesce a prezzi contenuti. La fila per rientrare a Johor è ancora più lunga che all’andata.
Ceniamo anche stasera alle bancarelle alimentari, razza, calamari, gamberi e delle strane cozze verde smeraldo cotti su foglie di banano e in salsa sambal per la bellezza di 47 MYR (€ 10). Io rimedio numero di telefono e invito per la notte da una ragazza di nome Erika che conosco ai tavoli.

19 agosto: oggi dovremmo cercare di raggiungere Kota Bahru o almeno Kuantan risalendo la costa est con un autobus. Purtroppo non ho prenotato e tutti gli autobus sono al completo per via delle feste scolastiche. Non abbiamo voglia di tornare a Kuala Lumpur per prendere un volo (tra l’altro già acquistato) e ci accordiamo con un tassista, Alì, per un viaggio di 11 ore fino a Kota Bahru all’esorbitante (per i canoni malesi) prezzo di 650 MYR (€ 139). Riusciamo così a guadagnare un giorno in più alle Perenthian e diventiamo complici di una fuga d’amore. Prima Alì ci presenta a sua moglie guadagnandosi l’alibi con aria innocente, poi ci conduce a prendere il “secondo autista” che si rivelerà essere una bella bruna rotondetta e sorridente che comincia subito a chiamarlo amore. In auto attraversiamo Johor, Pahang e Terengganu. E’ bello veder cambiare il paesaggio e fermarsi ogni tanto quando la curiosità lo impone, come davanti alla famosa moschea galleggiante di Kuala Terengganu. In realtà non galleggia affatto ma sembra lo faccia per via del riflesso nella pozza d’acqua in cui si specchia.

Arriviamo a Kuala Besut di notte e cerchiamo un albergo. La Lonely ci lascia poche speranze di trovare un alloggio decente. Infatti non lo troviamo e ci tocca dormire al Nun Hotel, che verrà prontamente ribattezzato Non Hotel, (40 MYR – € 8.50 del tutto immeritati): il peggior postaccio, o meglio l’unico postaccio, trovato in Malesia. Mentre sono in bagno Paolo scopre scarafaggi sul muro e cerca di convincermi (senza dir nulla) a dormire con la luce accesa. L’indomani ci accorgiamo che gli si è attaccata una zecca sulla coscia: che schifo. La dottoressa giò si scatena e il paziente viene subito imbottito di antibiotici.

20 – 29 agosto:

l’arrivo previsto alle isole Perhenthian era per il 21 e al Tuna Bay[/U][/U] oggi sono al completo, così cerchiamo un altro alloggio provvisorio. Ci mandano sempre a Besar ma nella spiaggia di Teluk Dalam al Flora Bay[/U][/U]. Paghiamo “ben” 50 MYR (€ 10.50) per la prima notte in una camera con ventilatore. Il Flora ci piace fin dallo sbarco, ci piace la sua atmosfera rilassata, la spiaggia tranquilla e non deturpata dalle costruzioni, il bellissimo giardino, ci piacciono Claudio e Valeria con cui facciamo subito amicizia, ci piacciono le amache e la cucina semplice, per non parlare delle palme, dei frangipani, dei meravigliosi massi di granito e del mare azzuro che sarà una costante in questi 10 giorni di puro relax.
Il giorno successivo prendiamo un taxi boat (16 MYR – € 3.50) per trasferirci all’albergo prenotato dall’Italia, dove passeremo solo una notte. Il Tuna Bay è senz’altro più confortevole del Flora, specie per quanto riguarda i bagni, ma ci manca subito l’atmosfera familiare trovata sull’altra spiaggia che tra l’altro ci appare più integra e piacevole. Così annulliamo la prenotazione al Tuna (1 notte + spuntino, cena e trasferimenti in barca veloce 437 MYR – € 93.50) e torniamo dai nostri amici.


Al Flora lo staff è così contento di vederci tornare che ci viene fatto un megasconto per le notti rimanenti. Si è liberato uno chalet sul mare, con aria condizionata e terzo letto (che diventerà armadio) e lo prendiamo subito (100 MYR a notte – € 21.50)
Dopo aver girato tanto per la penisola malese e il Borneo finiamo per passare i nostri ultimi dieci giorni a rilassarci in questo splendido mare azzurro, girando tra le varie spiagge e nuotando con tartarughe, squaletti, pesci pappagallo, razze e tra coralli che sembrano l’Enterprise.


Giornate meravigliose tra due isole realmente belle. Un po’ di snorkelling guidato per conoscere i fondali, turtle point, i vari shark point, i coralli della blue lagoon e pomeriggi passati a crogiolarsi al sole sul bagnasciuga, soli quasi fossimo naufraghi in un’isola deserta. Che meraviglia.

E poi le cene in giardino e le partite con i ragazzi dello staff, sonnecchiare sull’amaca con le ragazze in un’atmosfera di totale cordialità. Scoiattolini a farci compagnia a colazione, macachi e gibboni tra gli alberi dietro l’hotel, varani a passeggio tra i vialetti. Un’esplosione di natura.

Peccato solo per la spazzatura parcheggiata su piattaforme galleggianti davanti ad alcune spiagge che mareggiate più o meno forti finiscono per portare a riva e peccato che le Perenthian non siano realmente tutelate come parco. Una ragazza italiana impiegata nel diving di un albergo a Besar si è vista morire tra le braccia due cuccioli di gibbone rapiti alle madri e ha dovuto presidiare per una notte intera una tartaruga madre bastonata da alcuni pescatori che volevano rubarle le uova.
A parte questi lati negativi che ci hanno amareggiato parecchio, abbiamo goduto ogni momento del nostro soggiorno e lasciare le isole è stata una sofferenza.

La sera del 29, dopo l’ultimo bagno, l’ultimo centrifugato carota-lime e il saluto allo staff del Flora lasciamo le isole e prendiamo un volo Air Asia per Kuala Lumpur da Kota Bahru ( 201 MYR – € 43)

30 agosto: Kuala Lumpur, dopo la visita alle Batu Caves[/U] sotto una pioggia scrosciante ci rifugiamo nell’enorme Mid Valley megamall[/U][/U] sobriamente costruita come un tempio egizio con all’interno un palazzetto del ghiaccio. Ultimo giro al Suria Centre[/U] e poi in serata, dopo aver cenato ancora una volta a Chinatown, andiamo in aeroporto. E’ la festa nazionale e anche al KLIA[/U] si festeggia: c’è uno spettacolo, ci vengono date bandierine e offerto da bere. Sempre per via dell’upgrade in first veniamo ospitati nei lounge riservati Emirates, sia al KLIA che a Dubai, spilucchiamo, ci rilassiamo e io utilizzo una delle postazioni per salutare gli amici a casa e fare un salto sul Giramondo. Volo perfetto come all’andata. Le valigie arrivano con noi, siamo riusciti incredibilmente a portare un durian da far provare a mio padre: questa si che è un’impresa da raccontare.

g

Pin It
Tags:

Ci sono 28 commenti su “Diario malese

  1. Grazie a tutti e due :oops:

    eheheh Gianfranco, ho dovuto comprare una valigia solo per la frutta (si perchè oltra al durian ho portato anche dragon fruits, rambutan, mangosteen, manghi, un cuginetto del durian, longans ecc) e i cestini del Borneo.
    La puzza filtrava, filtrava, che vergogna. :D

    g

  2. Bellissimo Diario…e bellissimo viaggio!

    Non sapevo che il fumo degli incendi arrivasse già ad agosto….questo mi preoccupa non poco.

    Non avevo preso in considerazione il flora per le Perenthian, ma dato che ne parli bene adesso valuto, oltretutto si puo’ prenotare direttamente sul sito.

    Grazie mille per le informazioni…

    Ps. Tuo padre ha gradito il Duriam? Io non ho mai avuto il coraggio ma magari questa volta mi tappero’ il naso e provero’!

  3. Ciao Giò, volendo visitare la Malesia ho letto il tuo splendido viaggio e confrontando con i programmi di viaggio di alcune agenzie proprio questi ultimi non reggono. Voi avete la fortuna di fare i viaggi in giovane età (cosa che non è stata possibile x noi, …anta…anta..anta, a suo tempo), conoscendo l’inglese ed in grado di affrontare qualunque difficoltà si presenti.
    Auguro a tutti i viaggiatori di approfittare del momento favorevole per fissare nella mente i ricordi + belli e + durevoli.
    Bellissima e straordinaria Malesia presentata da te.
    SILVIT

  4. Ciao Giovanna come posso contattarti?Avrei bisogno di un po’ di info…il forum è strapieno ma gradirei un contatto pvt per capirci meglio.Mi sposo a settembre se ti va di darmi qualche info…grazie.Paolo

  5. Brava, una recensione ben fatta. Tanto da convincerci ad annullare la prenotazione al PIR per le ultime tre notti che passeremo sull’isola a giugno (ci siamo già stai l’anno scorso, ma solo all’Abdul ed al PIR), a favore di uno chalet sul mare al Flora. A questo proposito, ci serviva un’informazione: conosci la differenza ( a parte il letto singolo in più-inutile- e forse una washing machine altrettanto inutile) tra la “semisuite sea view” (350 RM/giorno) e la più abbordabile “deluxe seaview” (210Rm/giorno)? ho provato a chiederlo a loro via mail, ma mi hanno rimandato al loro sito, dove in tutto e per tutto c’è una foto fatta con un fish eye…la domanda è soprattutto se la posizione rispetto al mare è differente: in quel caso potremmo optare perla versione più costosa…Grazie

Lascia un commento

Commenta con Facebook