Irlanda on the Road

IRLANDA 2000

La magia dell’Irlanda
Non ero mai stato un fanatico dell’Irlanda, della cultura celtica e delle leggende degli gnomi, prima di visitare questa isola. Eppure, da quando ciò è avvenuto, ho capito che un viaggio in Irlanda rappresenta un’esperienza unica, profonda ed indimenticabile che lascia il segno per tutta la vita. Mi sono chiesto tante volte da cosa derivi questa forte sensazione che provo ogni volta che ripenso ai posti che ho visto ed alle emozioni che ho provato.
I paesaggi, per iniziare, sono superbi ed incredibilmente suggestivi: dalle immense verdi praterie e dai dolci rilievi collinari dell’interno, si passa alle impressionanti scogliere a picco sull’oceano, che creano una visione imponente e maestosa. Questo è il mix comune riscontrabile nella maggior parte del territorio, ma la varietà del paesaggio è ben più ampia. Il Connemara per esempio è una regione a sé, con boschi dai rossastri colori autunnali che si riflettono nei numerosissimi laghetti. Oppure il Burren, famoso per il suo deserto di pietre vasto decine di chilometri, dove non si riscontra la presenza di un solo albero (pare di stare sulla luna!). Per non parlare delle Giant’s Causeway, monumento naturale unico al mondo con migliaia di perfette colonne basaltiche esagonali, immerse in una meravigliosa alta costa verde che si spezza nel profondo blu dell’oceano.
Anche il clima contribuisce notevolmente a creare un’atmosfera incisiva durante il viaggio. Il forte vento presente sulla costa, unito alla potenza dell’oceano ed alla solitudine delle scogliere, accentuano notevolmente la grandezza della natura che qua sovrasta l’uomo, non ancora arrivato con la sua prepotente civiltà. L’emozione di affacciarsi dalle Cliffs of Moher su oltre 200 metri di strapiombo verticale, di vedere le figure umane così piccole in cima alla scogliera, di fermarsi ad osservare per ore questa meraviglia del creato, è indescrivibile… E trovarsi in mezzo ad una bufera con tanto vento da riuscire a mala pena a stare in piedi, con la pioggia che batte sul viso orizzontale, ed osservare esterrefatti da un promontorio l’oceano infuriato che crea onde e schiuma di proporzioni apocalittiche, che inghiottirebbero all’istante il piccolo paese costruito poco più in là sulla prateria… anche questo è indescrivibile.
Ma tutto ciò ancora non basta per completare la magia dell’Irlanda. La visione più completa si ha inserendo un altro fondamentale fattore: il lato umano. Già, perché questo popolo, orgoglioso della propria storia e delle proprie tradizioni, è grandioso nella sua incredibile ospitalità e nell’abbattere qualunque barriera di comunicazione: basta sorseggiare un pò di Guinness! Non mi sono mai sentito uno straniero qua, non ho mai provato una sensazione di desolazione o distacco, nemmeno uscendo di notte nel più sperduto dei piccoli paesi. Il pub è sempre presente, radicato profondamente nella cultura irlandese, e rappresenta molto di più di un semplice locale con quattro mura. E’ un punto di incontro e di riferimento, dove si beve una birra (a dire il vero sono 4 o 5!) e si parla col vicino, a prescindere che sia del luogo o che venga dall’altra parte del mondo, persino che conosca o non conosca l’inglese. E’ gente che ha voglia di comunicare, senza preoccuparsi di quale sia l’argomento o di cosa vada a parlare. E poi c’è sempre musica dal vivo, suonata da una miriade di gruppi con ottimi repertori che fanno divertire e ballare la gente. Eccezionale, inutile dirlo, quella celtica, che colpisce nel profondo del cuore e si fonde con la visione dei paesaggi come se ne costituisse parte integrante.
Questi irlandesi in un modo o nell’altro coinvolgono tutti, non c’è niente da fare! Alla fine segui loro, ti senti uno di loro, ti integri nella loro cultura e ti ritrovi a conoscere gente ed a ballare senza inibizioni e pregiudizi, scoprendo che tutti gli stranieri provenienti dal resto del mondo per studiare, lavorare o viaggiare (e sono tanti!), hanno capito la stessa cosa e seguono lo stesso esempio. Siamo tutti irlandesi nei pub o siamo tutti semplicemente persone che vogliono fare la stessa cosa: divertirsi in modo semplice, con poco. Niente distrazioni da parchi tecnologici, giochi computerizzati, attrazioni esagerate e discoteche con luci stratosferiche per catturare l’attenzione. Qua basta lo spirito, un pò di musica e un pò di alcool e niente più. Non esistono remore dovute a timidezza, barriere di razze e culture differenti. Qua si riesce ad essere un po’ più sé stessi, senza false maschere create dalle comuni formalità. E per quanto si possa criticare questo modo di vita per l’influenza dell’alcool, che crea non pochi problemi quando assunto in quantità esagerate e per lungo tempo, resta il fatto che la magia dell’Irlanda si sente viva più che mai anche e soprattutto nei pub, perché là si troverà sempre gente che ha voglia di divertirsi e che renderà animato anche il più piccolo dei paesi del luogo più dimenticato. Vivere così per una vita può essere soggetto a molte contraddizioni, può essere inaccettabile o superficiale per persone della nostra cultura. Ma qui non stiamo parlando di questo. Non stiamo valutando il modo di vivere degli irlandesi come se noi dovessimo vivere come loro. Stiamo semplicemente parlando dell’Irlanda vista dagli occhi di un turista di passaggio, che osserva e commenta una realtà profondamente diversa dalla propria. E se poi sarà una sosta più o meno lunga questo non ha importanza, perché chiunque venga a visitare questi posti, questi paesaggi, questa gente, sentirà sulla propria pelle il fortissimo fascino che questa isola emana, l’atmosfera appena descritta, la magia che si fonderà con ricordi memorabili, e capirà finalmente di cosa sto parlando…

…ON THE ROAD
07/10/2000 – Volo Alghero – Londra Stansted – Dublino
Siamo un trio scalmanato di amici, io, Carlo e Nicola, che abbiamo appena finito di trascorrere un’estate al mare insieme nella nostra bellissima Sardegna. Il comune sogno era coronare un viaggio insieme di due settimane on the road, e l’Irlanda si è posta subito come una meta perfetta. Mi hanno lasciato carta libera, così ho girato parecchie ore in internet, letto racconti, guide, per selezionare i luoghi da vedere e l’itinerario da percorrere.
E finalmente siamo qua, armati di videocamera e macchine fotografiche, nonché uno zaino e una valigia a testa, in partenza da Cagliari verso Alghero, che raggiungiamo con l’auto di Nicola dopo due ore di tragitto. Da Alghero parte il volo Ryanair low cost fino a Londra e poi un secondo volo per Dublino. All’aeroporto della capitale irlandese, ormai notte, abbiamo una autovettura della compagnia Hertz affittata dall’Italia. La ritiriamo, e con stupore troviamo nelle nostre mani le chiavi di una splendida, enorme, spaziosissima Chevrolet. Pensiamo inizialmente ad un errore, dal momento che la prenotazione riguardava un’auto di categoria decisamente inferiore. Invece è tutto in regola e così al posto di una Ford Focus, tale era la categoria dichiarata, ci troviamo a guidare una vettura con un cofano immenso dove riusciamo a far entrare tutte i nostri ingombranti bagagli!
Armati di coraggio ed entusiasmo iniziamo dunque l’atteso viaggio: Carlo prova per primo l’ebbrezza della guida a sinistra (al contrario di quella italiana), sedendosi sulla destra con il cambio sulla sinistra! Usciamo dall’aeroporto prendendo l’autostrada che porta a Dublino, stando attenti a camminare sulla corsia giusta della strada. Decidiamo così di improvvisare una sosta, non potendo resistere alla curiosità di dare almeno un’occhiata alla capitale il sabato notte!
Da questo punto in poi comprendiamo che nulla sarà uguale all’Italia, e che questo è un posto dove la cultura è radicalmente diversa dalla nostra (e non soltanto nel senso di marcia stradale). Centinaia di ragazzi brilli e ubriachi girano per le strade, a volte tenendosi a braccetto per non cadere (quando parlo di ragazzi intendo ragazzi e ragazze poiché lì le ragazze bevono almeno lo stesso tanto dei ragazzi). Alcune ragazze si tolgono addirittura le scarpette a tacco alto aperte, vestite come in estate, e camminano scalze mentre noi congeliamo dal freddo con tanto di giubbotto… ma questo è il paese dei Balocchi?
Ben presto ci rendiamo conto di essere le uniche persone sobrie che camminano per strada, ma nonostante tutta questa gente sia sbronza non avvertiamo nessun pericolo, al contrario! Gli irlandesi quando bevono danno il meglio di sé diventando allegroni, socievoli, un po’ matti certo, ma non aggressivi o pericolosi.
La nostra vana speranza di trovare alloggio per la notte comunque svanisce velocemente e ripresi dallo shock iniziale torniamo in auto, lasciando Dublino e instradandoci verso Cashel. E’ ormai tarda notte e sostiamo a dormire in auto parcheggiando in una piazzola da qualche parte….
08/10/2000 – Cashel; Cork
In condizioni un po’ pietose per la notte trascorsa, proseguiamo in auto di mattina presto per raggiungere la prima meta del nostro itinerario: la cittadina di Cashel, con le imponenti rovine della sua abbazia. Sostiamo in qualche piccola bottega dove chiediamo un po’ di thè caldo, ma ci viene servito qualcosa mischiato col latte di un sapore indefinibile! Arrivati a destinazione, parcheggiamo l’auto ai piedi del colle dove sorge il monumento che sovrasta tutto il paese. Le case tipicamente irlandesi appaiono ai nostri occhi meravigliose: sarà l’emozione del nostro primo giorno e anche il fatto che non le abbiamo mai viste prima. Una breve salita a piedi conduce all’abbazia, molto bella e suggestiva, uno dei complessi più grandi e intatti dell’isola. Entriamo all’interno mentre Nicola legge dalla guida la storia di questo luogo. Percorriamo il giro ad anello del colle da dove osserviamo tutta la cittadina di Cashel. Particolare l’atmosfera creata dalle grandi croci celtiche, le rovine e i corvi che volano in continuazione sopra la nostra testa.
Dopo un paio d’ore di visita partiamo per la città di Cork, nel Sud-Ovest dell’isola. E’ la seconda città d’Irlanda ed è veramente carina e vivibile. La gente qui non è affatto frenetica ed il traffico non è stressante come a Dublino. Pur spegnendo la macchina al semaforo diverse volte, non essendo ancora pratici della guida della vettura, nessuno osa suonare il clacson!
Lasciamo l’auto e proseguiamo a piedi, comprando qualcosa da mangiare e da bere in un caratteristico pub. Poi cerchiamo l’alloggio, consultando la cartina degli ostelli di tutta l’Irlanda (si trova ovunque ed è comodissima). Ne raggiungiamo uno grandioso, dalla facciata esterna simile ad un maniero, in pieno centro città. Le stanze sono pulite, spaziose, con la moquette sul pavimento e comodi letti a castello, mentre il bagno è diviso in comune nel piano.
Sistemate le valigie, riposiamo un po’ e, ormai notte, ci avventuriamo per le strade del centro, scorgendo il caratteristico fiume che divide la città e la splendida cattedrale. Poi andiamo alla ricerca di un pub, infilandoci in uno qualunque dove il divertimento è assicurato! Un gruppo rock suona dal vivo in modo coinvolgente, mentre una folla di persone balla mettendo in mezzo tutti, ma proprio tutti, compresi noi poveri italiani con una scarsa conoscenza dell’inglese! Non resta che completare la full immersion irlandese, bevendo a più non posso con il boccale di birra che deve sempre essere in mano, rigorosamente pieno. E’ la nostra prima serata in un vero pub irlandese, che non ha niente di simile, dispiace dirlo, a quelli visti dalle nostre parti che si spacciano per tali! Ovviamente la differenza più grande è che qui ci sono veri irlandesi, che bevono litri di Guinness, la famosa birra torbida diventata simbolo nazionale ed alla quale non possiamo sottrarci…
09/10/2000 – Cork; Bantry; Ring of Kerry; Killarney
La mattina dedichiamo qualche ora alla visita diurna della città, ed in particolare alla cattedrale gotica vista ieri, che appare di giorno ancora più bella e maestosa. Entriamo dentro per ammirare le imponenti navate e gli splendidi mosaici, scattiamo qualche foto e riprendiamo la marcia.
Lasciata Cork proseguiamo all’interno verso Nord-Ovest, tagliando ad un certo punto verso la costa raggiungendo Bantry, una sorridente cittadina sul mare molto ospitale e turistica. Passeggiamo per una mezzora tra le caratteristiche viuzze e colorate casette, arrivando fino al porticciolo, dove pranziamo in una locanda del posto.
Riprendiamo il viaggio verso una delle cinque famose penisole del Sud-Est: il Ring of Kerry. La giornata purtroppo è molto brutta: la pioggia continua impedisce di allontanarsi molto dall’auto e di scattare foto. Impieghiamo tutta la serata per fare il giro ad anello della penisola, e gli scorci di panorama che osserviamo nelle brevi soste e nel tragitto sono assai belli e suggestivi.
In tarda serata arriviamo stanchi a Killarney. Parcheggiamo l’auto e passeggiamo a piedi tra le straordinarie viuzze colorate e vivaci del paesino, fermandoci a chiedere in qualche ostello la disponibilità per la notte. Dopo vari tentativi ne troviamo uno carino, gestito da una ragazza assai estroversa e mattacchiona con delle particolari trecce bionde alla candy candy. La nostra stanza ha il nome “Flinstones,” con i personaggi del cartone animato disegnati sulla porta: non c’è bisogno di aggiungere altro!
10/10/2000 – Killarney National Park; Ross Castle; Muckross House
Iniziamo la mattina affittando una bicicletta in un ostello vicino al nostro, per visitare l’attrazione principale di Killarney: il suo vastissimo National Park. Siamo ben attrezzati, anche per la pioggia, con tanto di cartina del parco presa all’ostello. L’ingresso è straordinariamente suggestivo e, in un susseguirsi di bellissimi paesaggi con ogni genere di verde, paludi e laghetti, raggiungiamo il Ross Castle, che sorge proprio sul lago principale del parco, dove si può prenotare anche un giro in battello. Entriamo a visitare il castello, ma restiamo francamente un po’ delusi: le stanze sono quasi vuote e la guida dà spiegazioni solo in inglese molto stretto che noi, purtroppo, stentiamo ad afferrare. All’uscita un vero e proprio diluvio annienta ogni nostra copertura e in pochi minuti siamo fradici e a rischio di bronco-polmonite… una corsa frettolosa all’ostello per restituire le biciclette, ed eccoci nella nostra camera Flinstones al calduccio che tentiamo di asciugare gli indumenti (con l’asciugacapelli, per fare prima!). Pur non avendo finito completamente l’opera, torniamo all’assalto del National Park arrivando a piedi fino alla Muckross House. Il tragitto è bellissimo e mostra solo una minima parte del meraviglioso parco, su un sentiero che costeggia il lago. Ci vorranno almeno 3 giorni per visitare tutto quanto! (organizzano anche trekking con guida e gite panoramiche in calesse).
Più tardi riprendiamo l’auto e tentiamo un giro alla ricerca della cascata più famosa, sempre all’interno del National Park, ma dalla parte opposta. Purtroppo non raggiungiamo il nostro obbiettivo, perdendoci in una strada strettissima, isolata e sperduta dell’interno. Ma qui abbiamo modo di apprezzare veramente l’Irlanda selvaggia, dove la natura domina sovrana una civiltà che stenta ad arrivare. Il Bed & Breakfast esiste anche qui, lasciando i nostri sguardi esterrefatti, nei pressi forse dell’unica costruzione esistente nel raggio di chilometri: una fattoria!
Per la notte riserviamo il meglio di noi stessi, tentando una bella chiacchierata (a gesti molto più che a parole!) con la strana ragazza dell’ostello, di una simpatia unica, che sembra uno scout in missione. Cerca generosamente di spiegare i locali migliori dove uscire la sera, disegnando anche una mappa. Cerchiamo con buona volontà di mettere in pratica i suoi consigli ed entriamo in un pub meraviglioso, con una band (i Sin-Aid, che rimarranno sempre nel mio cuore) che suona un genere di musica definito rock-celtico, composto oltre che dalla classica fisarmonica ed il leggendario flauto, dalla tastiera, il basso e la batteria… Insomma la tradizionale melodia e ritmica celtica con una spinta di moderni strumenti rock: fantastico! Passa una mezzora, mentre sono seduto in un palchetto rialzato del locale, solo e assorto nell’ascolto di questa musica meravigliosa, e per poco non mi scendono le lacrime dall’emozione! Dopo pochi giorni di ambientazione ed incredulità di aver davvero messo piede in Irlanda, comprendo in un lampo che questo è e sarà un viaggio veramente mitico e unico, che lascerà un segno profondo nel mio animo e nei miei ricordi! Ma non è finita, anzi il divertimento è appena cominciato: dopo l’estasi delle prime canzoni la musica sale e il ritmo diventa ancora più coinvolgente: il gruppo incita al ballo, mi avvicino al palco dove suonano e dove sono anche Carlo e Nicola, ed insieme iniziamo a danzare simulando i tipici balli irlandesi (che in realtà sono simili a quelli sardi!), presi a braccetto e coinvolti insieme agli altri ragazzi del pub! Un’esperienza straordinaria dove si levano tutte le maschere: non importa più chi sono, da dove vengo, se ho mai ballato nella mia vita o se non ho mai conosciuto un irlandese, se sono bello o brutto, se e come mi giudicano gli altri: l’unico imperativo è ballare e divertirsi!!!
Finita a malincuore la musica rock-celtica del gruppo, compro l’album in Cd delle loro splendide canzoni, che saranno un fantastico ricordo da portare a casa per rievocare questi momenti! La musica intanto continua nel locale a lato, in discoteca: e allora via nuovamente in mezzo alla bolgia, con ragazzi e ragazze scatenate che prendono a braccetto e buttano tutti in mezzo a ballare, formando un cerchio di dieci o più persone per volta!
Resoconto finale: una notte indimenticabile in una magica cittadina irlandese!
11/10/2000 – Dingle; Limerick
L’itinerario di oggi prevede la visita ad un’altra delle cinque penisole del Sud-Est chiamata Dingle, proprio sopra il Ring of Kerry. Ci entusiasma molto di più, nei suoi rilievi dolci, verdissimi, qualche piccola insenatura incastonata tra le rocce alte, dove le onde dell’oceano creano decine di metri di battigia. Raggiungiamo una caletta scendendo una ripida stradina e tocchiamo per la prima volta, emozionati come bambini, l’oceano! (noi sardi siamo abituati al placido Mar Mediterraneo…).
Dopo pranzo il tempo peggiora clamorosamente e restiamo travolti da una bufera mentre passeggiamo su un promontorio nella costa. Un vento fortissimo rende difficoltoso persino stare in piedi, piega l’erba sotto i nostri piedi a ondate e vince la forza di gravità dell’acqua, impedendo ad una cascata di un ruscello di cadere verso il basso… non avevo mai visto una cascata al contrario con l’acqua che cade… in alto?!? Con difficoltà estrema tengo la mia videocamera in mano e giro delle riprese mosse con l’obiettivo bagnato, comunque bellissime, perché sono momenti davvero emozionanti che non ricapiteranno! Sembra di essere soli contro tutta la furia della natura! L’oceano poi non è da meno, con onde alte e vaste quanto l’intero paese che sta appena dietro la prateria e con immense distese di schiuma bianca.
Impieghiamo tutto il giorno per percorrere il giro ad anello delle Dingle e per la notte sostiamo a Limerick. La troviamo una città triste, così grigia e cupa, e seppur vero che si tratta di un grosso centro industriale non sembra comunque neanche di stare in Irlanda. Persino le strade sono deserte la notte, cosa veramente insolita in un’isola come questa! Stavolta, per cambiare dal solito ostello, scegliamo un Bed & Breakfast, che troviamo dopo aver chiesto informazioni ad un passante, in una strada dove ve se ne susseguono uno all’altro. Abbiamo notato che è abbastanza comune nelle cittadine irlandesi trovare delle vie dove si concentrano gli alloggi, dando vasta possibilità di scelta in uno spazio ristretto, evitando inutili perdite di tempo. Un signore molto gentile ci mostra la stanza: grande, spaziosa e ben arredata, con quattro comodi letti e un bel bagno fornito di tutto. E’ proprio quel che ci voleva dopo una giornata faticosa!

12/10/2000 – Cliffs of Moher; The Burren; Galway
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche.
Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla!
Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove.
Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento.
Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina…
Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna!
Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
13/10/2000 – Connemara National Park; Killemore Abbey; Sligo
Alzati di primo mattino, lasciamo Galway proseguendo la marcia verso il Connemara. Sostando di passaggio al castello di Augh… (un nome impronunciabile). Con nostro rammarico è chiuso, ma non si vede nessuno in giro e pensiamo bene di entrare per vie traverse all’interno delle mura a dare un’occhiatina…
Per fortuna non veniamo arrestati per la visita clandestina, e un’ora dopo siamo nel cuore del Connemara, famoso per i suoi colori tipicamente autunnali i quali, riflessi nei numerosissimi laghetti, creano un’atmosfera veramente romantica. Un grande numero di pittori e poeti si sono ispirati a questa zona. E’ già molto bello attraversarla in auto, ma una passeggiata nel National Park dà ancora più soddisfazione. Parcheggiamo all’ingresso e prendiamo la cartina del parco dove sono segnalati alcuni sentieri. Seguiamo inizialmente quello che sale verso la parte alta, apprezzando appieno la flora e la fauna del posto, dando da mangiare ai cavalli, e godendo lo splendido panorama sullo sfondo dei laghi e dei colori autunnali del bosco. Completiamo l’anello scendendo nella parte più bassa, osservando i pettirossi e le piccole cascate. Il parco è più piccolo di quello di Killarney e il giro panoramico richiede all’incirca un paio d’ore.
Lasciato il National Park raggiungiamo, qualche chilometro più avanti, la bellissima Killemore Abbey, oggi diventata un convento di suore visitabile in alcune sue parti. La struttura sorge in un posto eccezionale e suggestivo, a ridosso di una parete boscosa di fronte al lago. La pioggia rende il tutto ancora più fiabesco, creando un alone di nebbia che sfuma tra i colori autunnali degli alberi. Sembra di fare un passo indietro nel tempo. Ad accogliere la nostra visita dentro la Killemore Abbey c’è una suora, dai modi tipicamente inglesi e gentilissima, che non appena intuisce il nostro accento italiano si trasforma… in un’italiana! Modifica tutto: comportamento, lingua, gesti, ed inizia a dialogare con noi che rimaniamo esterrefatti dalla sua cultura: chissà quante lingue conosce!
Terminata la visita all’abbazia, proseguiamo il nostro viaggio on the road in direzione nord-est, arrivando dopo qualche ora di fortissima ed insistente pioggia a Sligo, altra sorridente cittadina colma di giovani studenti. Troviamo un ostello con un gestore che risulta essere un personaggio unico al mondo: ci prende in giro per ore (ma lui è serissimo!) con i suoi racconti sull’America, sul lavoro che faceva per il Presidente, sui suoi contatti con i politici italiani e così via… ma quando afferma che Berlusconi è stato nel suo ostello per qualche giorno e per giunta nella nostra stessa stanza, la numero 5, beh ragazzi… che roba! Un mito veramente!
La nostra stanza è incredibilmente piccola, si passa a mala pena tra i quattro letti a castello, però la cucina si può utilizzare bene ed è molto utile. Pensiamo di deliziare il simpatico e singolare gestore, insieme a qualche altro ospite della sera, con un bel piatto di pasta alla carbonara e qualche fettina di carne. Mangiamo nel salone riprendendo con la videocamere le mitiche chicche che ci vengono raccontate una dietro l’altra: ovviamente non capiamo tutto, ma abbastanza per fare due belle risate!
Dopo cena usciamo, chiedendo per strada informazioni su qualche bel localino aperto fino a tardi, dove si può bere e ballare. Veniamo spediti in una sorta di disco-pub, con due enormi buttafuori alla porta, che con nostro stupore non fanno alcuna pretesa per entrare. Dopo le solite 2 o 3 Guinness la musica si fa più coinvolgente (o siamo noi più brilli?), e si finisce a ballare per ore in mezzo alla pista con una bolgia di ragazzi in un divertimento totale e… non raccontabile!
Resoconto finale: un’altra notte indimenticabile in un’altra magica cittadina irlandese!
14/10/2000 – Donegal; Letterkenny
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo.
Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle).
Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno.
Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!

IRLANDA DEL NORD
15/10/2000 – La costa di Antrim; Giant’s Causeway; Belfast
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine.
La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici.
Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato!
Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata!

In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista.
Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe.
Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.

16/10/2000 – Belfast
Attraversiamo brevemente il centro, circondato da mura e cancelli che, all’ora del coprifuoco, di notte, vengono chiusi. A queste ore del giorno sembra tutto tranquillo: la gente cammina normalmente per le strade, fa la spesa, si vedono studenti collegiali all’uscita di scuola… pare insomma una vita normale. Gli abitanti si saranno ormai abituati a tutto, ma per noi fa ancora un certo effetto vedere chiese distrutte da bombe (intendo dire ruderi senza tetto anneriti e bucati dalle esplosioni), camionette della polizia blindate ed armate come carri armati sfrecciare per le strade insieme alle macchine comuni, quartieri grigi e isolati dove mostrare la videocamera, il cellulare o la macchina fotografica non sembra affatto una buona idea.
Dopo aver passato i cancelli che delimitano il centro, proseguiamo a piedi verso i quartieri più periferici, seguendo la strada principale abbastanza trafficata di vetture. Passiamo fianco al comando di polizia, un enorme campo militare con mura alte parecchie metri, filo spinato, torri di vedetta e telecamere, che danno la sensazione di essere in un triste film di guerra.
Più avanti ancora attraversiamo un ponte pedonale che collega la strada ad un quartiere, ricoperto interamente di filo spinato ai lati e sopra la nostra testa. Da qua si vede una panoramica generale dell’urbanistica, che appare veramente sconcertante. Piccoli isolati, a gruppi di qualche casa, sono ripetutamente recintati come in un gioco di scatole cinesi: il piccolo cerchio fa parte di uno più grande, che a sua volta fa parte di uno più grande ancora e così via. Il messaggio sembra proprio essere che, qualsiasi cosa succeda, è possibile isolare i singoli quartieri e tagliarli fuori dal resto della città…
Proseguiamo ancora in un’altra zona con palazzi grigi e mal tenuti, a volte decadenti, nella desolazione più totale: non c’è anima viva in giro, e questa non è una bella situazione da provare in questi luoghi. Per la prima volta in Irlanda ci sentiamo piuttosto intimoriti e per niente tranquilli. L’atmosfera festosa e gioiosa sparisce in questo posto che sembra fuori dal tempo e dallo spazio, quasi irreale. Numerosi cartelli vietano drasticamente di bere dopo una certa ora, pena una multa colossale o direttamente le sbarre! Torniamo al più affollato centro e lasciamo così la pallida Belfast.
Non possiamo dire sia stata una bella esperienza, ma ce lo aspettavamo. E’ comunque un’esperienza da fare per riflettere su alcuni aspetti e su un’Irlanda diversa. E per rendersi conto di realtà che si possono appena immaginare, leggendo i giornali o guardando qualche documentario, ma che sono completamente diverse osservate in prima persona.

DUBLINO
16-21/10/2000 – Temple Bar; Trinity College; Guinness Brewery
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti.
I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo.
Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose. Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono:
– Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!).
– La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda.
– Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo.
– O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!)
– Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli.
– Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma.
Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi.
Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata! Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute.
Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione.
Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere!
Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza… Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante!
Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro.
Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici. Siamo stati benissimo, abbiamo formato davvero un mitico trio e sento con una ferma convinzione, dentro di me, che una serie di fattori e stati d’animo estremamente positivi renderanno questo viaggio irripetibile. Questa magica terra, la sua gente meravigliosa, i paesaggi suggestivi e le scogliere mozzafiato, i pub e le persone con cui ho viaggiato: tutto è stato incredibilmente perfetto e pagherei qualunque cosa per poter tornare al primo giorno! E così mentre rifletto arrivano le cinque. Sveglio forzatamente Carlo e Nicola, in condizioni anche peggiori delle mie, e facciamo chiamare un taxi dal ricevimento per arrivare all’aeroporto. Il nostro leggendario viaggio finisce qua, dopo sedici giorni di estasi assoluta ed emozioni indimenticabili in una terra magica e meravigliosa quale è questa sorprendente Irlanda.

Per tutte le foto ad alta risoluzione rimando al mi sito: http://www.ivanweb.net

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