Bandos Island, il paradiso dello snorkelling

Bandos Island, il paradiso dello snorkelling

Diario di viaggio

(questo racconto è il proseguo di “Sri Lanka al Dickwella, prima dello tsunami”)…….

29/10/2003 – Volo Colombo – Male. Arrivo all’isola di Bandos. Tramonto.
Decolliamo alle 15:30 da Colombo atterrando dopo un’ora di viaggio alle Maldive, in un’isoletta adibita esclusivamente ad aeroporto, subito a lato della capitale Male. Sono sempre magicamente le 15:30, visto che c’è esattamente un fuso orario in meno di differenza tra i due stati!
Dalle prime formalità in aeroporto e dalla gente, realizziamo di essere in un altro pianeta. Qui relax e tranquillità sono parole dal significato sacro e vengono prese molto sul serio! Avere fretta sembra proibito e tutti assumono un’aria rilassata e tranquilla. Legalizziamo il nostro soggiorno compilando un bel modulo di ingresso col sorriso stampato in faccia.
Al ritiro dei bagagli cambiamo 50 euro in moneta locale: siamo passati dalle rupie singalesi alle rufye maldiviane. Non dovrebbe servire una grossa cifra, dal momento che nel resort viene addebitato tutto sul conto della stanza e le rufye le utilizzeremo probabilmente solo nella capitale Male, che siamo intenzionati a visitare. Usciamo all’aperto dirigendoci verso il banco dell’Azemar, dove conosciamo il nostro nuovo accompagnatore – punto di riferimento, un ragazzo giovanissimo di nome Loris. Consegniamo a lui biglietti e voucher e attendiamo l’arrivo dell’imbarcazione veloce che porterà al nostro paradiso: Bandos Island. Anche l’equipaggio è in clima relax e così aspettiamo una lunga mezzora sul molo… bisogna abituarsi, avevo già sentito che i ritmi qua sono molto lenti!
Arrivata la speed boat, vengono caricate le valigie e aiutano gentilmente a salire. Rimaniamo fuori sul ponte a godere lo spettacolo del muro di schiuma che la potente imbarcazione, a tutta velocità, scolpisce nell’Oceano Indiano. Nei primi minuti di traversata scorgiamo a breve distanza la capitale Male con i suoi grattaceli. Noi andiamo in direzione opposta verso Nord, e dopo solo venti minuti vediamo il nostro paradiso avvicinarsi. Sulla destra passiamo Kuda Bandos, una piccola isola disabitata appena di fronte a Bandos Island, della quale è la gemella più piccola, visitabile tramite un traghetto giornaliero. In realtà Bandos non è il nome dell’isola ma del resort: come spesso avviene qui alle Maldive però è più facile identificare l’isola stessa col resort, visto che quest’ultimo ne ha la totale gestione e controllo.
L’attracco al piccolo molo in legno, dove sostano appena altre due barche, è spettacolare. Il colore turchese e la trasparenza dell’acqua sono bellissimi: finalmente trovo un mare degno rivale di quello sardo. Scendiamo sul molo circolare dove, guardando al centro nell’acqua, si ammira un grandioso spettacolo di centinaia di pesci che girano a vuoto per tutto il perimetro del molo stesso, probabilmente abituati ad aspettare qualcosa da mangiare dai turisti.
La passerella in legno conduce direttamente alla reception e sulla destra veniamo condotti al Sand Bar, dove attendiamo per un’ulteriore mezzora che assegnino il numero della camera con le chiavi. Sono arrivati insieme a noi parecchi turisti e si crea un po’ di folla e confusione. Noi del gruppo Azemar sediamo tutti sullo stesso tavolo, e rimaniamo solo in sei (io, Stefania, Ambrogio e Gabriella, Patrizia e Doriana) visto che non tutti hanno scelto l’estensione dallo Sri Lanka alle Maldive. Viene offerto un dissetante e gustosissimo cocktail durante l’attesa, mentre Loris conforta che, una volta superato il caos iniziale, sarà tutto esageratamente rilassante: anche troppo! Un’altra cosa che viene chiarita è che la mancia al facchino che porta le valigie in stanza è obbligatoria e ammonta alla bellezza di 11 euro. E non c’è modo di portarsela da soli!
Una volta in possesso delle chiavi, Loris dà appuntamento alle 18:30 nella sala ricevimento, per spiegare come funzionano i servizi a Bandos e cosa possiamo e non possiamo fare. Ci avviamo dunque agli alloggi. La camera di Gabriella e Ambrogio è sulla destra della reception. La nostra invece, la numero 133, è vicino a quella di Patrizia e Doriana, sulla sinistra. “Benvenuti in paradiso” mi viene subito da pensare. C’è davvero poco da sbagliare e da perdersi: esiste una sola strada che compie il giro ad anello di tutta l’isola in venti minuti e qualche deviazione per tagliare in mezzo! Più che una strada in realtà è un viale alberato, estremamente curato nei minimi particolari e pulitissimo: ovunque spazi lo sguardo non si vede una sola carta di caramella per terra o una busta di plastica. Sulla destra vi sono i bungalow, sistemati a schiera, bianchi con giardinetto di fronte, molto carini e dall’aspetto moderno. Sulla sinistra invece abbiamo la spiaggia, gli sdraio e l’oceano, che si scorgono oltre la splendida vegetazione di palme e fauna tipica dei tropici. I bungalow distano dal mare venti metri al massimo: bellissimo! Tutto questo appare ai nostri occhi come una meraviglia incredibile: è veramente un paradiso perfetto!?
Mentre mi guardo intorno, penso alle letture della Lonely Planet ed in particolare alla politica del turismo adottata da queste parti, che ora posso riscontrare pienamente davanti a i miei occhi. Mi accorgo intanto che tutte le costruzioni stabili non sono davvero più alte della vegetazione circostante, che è la regola numero uno alle Maldive per rispettare l’impatto ambientale e visivo. In questa maniera, le strutture artificiali rimangono “naturalmente” nascoste nella vegetazione persino da una visuale aerea, considerando anche che non si può superare una certa superficie di costruzione per ogni isola la quale resta, quindi, sempre ricoperta per la maggior parte del territorio dal verde tropicale.
Le Maldive sono dagli anni settanta un vero esempio da imitare per l’intero pianeta e non a caso sono state varie volte premiate per l’equilibrio raggiunto nel rispetto ambientale. Nel corso degli anni in realtà qualche pecca è iniziata a saltare fuori ed il sistema che prima pareva perfetto ora non lo è più. Resta il fatto che comunque è anni luce avanti rispetto a politiche adottate in altre località turistiche fra cui, per prima, la mia Sardegna. Cito ancora, per esempio, il fatto che ogni resort sia pienamente responsabile della propria isola a cui viene affidata la completa gestione, e che quindi abbia un interesse diretto nel tenerla in condizioni ottimali per attirare il turista a tornare; oppure al fatto che tutti i rifiuti debbano essere smaltiti all’interno dell’isola e che la corrente elettrica e l’acqua vengano ricavati in loco tramite generatori e dissalatori, che risiedono al centro e quindi, anche se un po’ rumorosi, non percettibili dai bungalow dei clienti.
Entraiamo nella nostra camera e anche qui davvero nulla da dire: carina, pulita, non grandissima ma con spazio sufficiente per lasciare le valigie per aria, un bel letto matrimoniale con lenzuola decorate per il benvenuto con i fiorellini freschi, un tavolino, comode sedie in legno, il guardaroba, lo specchio, il bagno più che discreto, perfino l’utilissima cassaforte con il codice da impostare a scelta del cliente e, ovviamente, l’aria condizionata. Una grande vetrata con tenda dà luce a tutta la stanza. Fuori, all’ingresso, abbiamo una veranda con due sdrai, due teli da mare, uno stenditoio per i panni e tanto di secchio d’acqua per lavare i piedi insabbiati prima di entrare!
Bussano i facchini con le valigie e lasciamo loro la mancia, dopodiché usciamo verso la spiaggia per il primo bagno. Siamo giusto in tempo anche per guardare lo spettacolare tramonto che giunge alle 18:00 in punto, con il sole in rapida discesa verso l’oceano, sulla nostra destra. All’orizzonte scorgiamo addirittura i grattacieli di Male mentre alla nostra sinistra sorge la meravigliosa Kuda Bandos. Il panorama è magnifico e nell’aria si respira tranquillità e pace. La temperatura dell’acqua è prefetta, non meno di 26 gradi: quasi non si sente differenza entrando a fare il bagno o meno. Una sensazione che qui in Sardegna proprio non conosciamo poiché, se non in qualche rara giornata di agosto, la temperatura dell’acqua è sempre abbastanza più fredda dell’esterno. Anche la sabbia è bellissima, bianca e fine, e intorno è pieno di palme e vegetazione che si spingono sino in mare.
Torniamo in pochi metri al bungalow ad asciugarci e ripercorriamo il viale verso la reception per incontrare Loris. C’è un bel po’ di gente e ne approfittiamo per un altro dissetante cocktail. Nel frattempo vengono spiegati i particolari della vita qui a Bandos, tra i quali:
– nell’isola non esiste praticamente moneta, tutto ciò che viene speso è messo in conto alla stanza e si paga al chek-out;
– la pensione completa include tutti i pasti (tre al giorno: colazione, pranzo e cena) esclusivamente al Gallery Restaurant, il più grande fra i tre ristoranti dell’isola, che serve a buffet senza limitazioni, tranne che per le bevande. Si può prendere una bibita a pasto a testa o una bottiglia di acqua da un litro e mezzo a coppia. Gli alcolici e quello che va oltre la prima bevanda si pagano. Gli altri ristoranti servono a menù;
– Il Sand Bar è il luogo principale di incontro per la vita notturna, che ovviamente in un’isola come questa non offre granché svago (e preferisco di gran lunga che sia così). Si beve qualche cocktail, si balla con la musica e una volta a settimana viene un gruppo dal vivo a suonare;
– Per fare il bagno bisogna stare attenti a non farsi male sulla barriera corallina, cosa molto comune per i più sprovveduti, che risulta estremamente tagliente e provoca allergie alla pelle. Conviene sempre guardare bene dove si mettono i piedi in acqua e non tentare mai di attraversare la barriera per andare dove non si tocca, se non sfruttando gli appositi “passaggi” che sono tre in tutta l’isola: uno di fronte al diving center, uno di fronte alla camera 191 e uno sul fianco del porticciolo per l’attracco delle barche. Per i più esperti e se il mare è calmo, durante l’alta marea, che coincide con le prime ore del mattino, si può riuscire a “passare” sfiorando con la pancia la barriera corallina anche da qualche altra parte. La visibilità sott’acqua non è ottimale come in altri periodi, poiché ottobre coincide con il periodo di riproduzione del plancton che crea un bianco pulviscolo, ma allo stesso tempo, proprio per l’abbondanza di quest’ultimo, è il periodo migliore per vedere una notevole quantità di pesci grossi che si avvicinano alla barriera per nutrirsi;
– E’ vietato, come scritto anche nel menù del ristorante, dare da mangiare ai pesci, nel rispetto dell’equilibrio ambientale;
– Le camere vengono pulite tutte le mattine, lasciando l’apposito cartello fuori dalla porta, e vengono cambiati i teli da mare;
– Alla fine del soggiorno si lascia la mancia all’addetto alle pulizie della propria stanza, che è sempre la stessa persona, così come sempre lo stesso è il cameriere che servirà al nostro tavolo. Anche a lui spetta la mancia obbligatoria. Le altre mance non sono obbligatorie ma come sempre ben accette, considerato che lo stipendio del personale è basso e che loro vivono soprattutto di questo;
– Al Diving Center di possono prenotare immersioni e corsi di ogni genere e livello, intorno a Bandos o anche molto più lontano, e affittare attrezzatura per snorkelling se non la si possiede a 8 euro al giorno. Meno male che ce la siamo portata, la Lonely Planet ha consigliato bene! Per i più avversi all’acqua che non vogliono comunque perdersi lo spettacolo dei pesci tropicali, c’è la possibilità di usare la Glass-boat, la barca con un vetro sottostante che fa il giro dell’isola e permette di vedere il fondo marino. Per qualsiasi problema c’è il centro medico specializzato, uno dei più importanti di tutte le Maldive; vengono infatti qui anche dalle altre isole a portare pazienti!
– Ci sono diverse attività e servizi usufruibili a pagamento, come la palestra, l’affitto di canoe, il mini-club completo di tutto per lasciare i bambini, il centro massaggi, la moschea e un internet-point per mandare email. Cosa vivamente consigliata anche da Loris, visto che una telefonata dalla camera costa un occhio della testa! Non possono mancare ovviamente i negozi dove lasciare lo stipendio in gioielli e souvenir vari;
– Un altro aspetto importante sono le gite. Ce ne sono di vario genere e sono tutte disponibili vicino alla reception. I vari cartelloni esposti ne spiegano la tipologia e il prezzo; per prenotarsi basta inserire il proprio nome nella lista entro la notte prima del giorno della gita stessa;
– Infine, ma non meno importante, Loris è pronto e disponibile qualunque cosa serva: è reperibile un po’ ovunque in giro per l’isola o ai pasti.
Dopo tutte queste fondamentali spiegazioni, diamo appuntamento ai compagni Azemar alle 19:30 per la cena al Gallery Restaurant dove io e Stefania arriviamo, tanto per cambiare, ultimi. La sala è grande e spaziosa, vi sono parecchi posti ma sembra piena solo per metà. Sediamo tutti e sei nello stesso tavolo in cerchio, aspettando il cameriere per ordinare da bere. Poi raggiungiamo il buffet: immenso, succulento, mitico! I vari commenti dal forum di Bandos (http://www.bandos.com) parlavano chiaro sul fatto del cibo, affermando che qui si mangia benissimo: confermo pienamente questa opinione. Un lungo bancone attraversa tutta la stanza e, non bastando, c’è persino un tavolo al centro con tutti i dolci, la frutta e le torte più golose che si possano immaginare. Nel bancone invece, da sinistra verso destra, si trovano le verdure e insalate miste, poi i pasti caldi con pietanze diverse per ogni giorno, che vanno dalla pasta al pesce (soprattutto tonno, squisito, in tutti i modi cucinabili), e piatti internazionali di diverse culture tra cui quella orientale. Essendoci molti clienti giapponesi a vista d’occhio, presumo che le pietanze siano fatte anche tenendo conto giustamente di questo fattore. Inutile aggiungere che la cena è ottima, anche troppo: qua si rischia di metter su peso!
Dopo cena esploriamo l’isola, seguendo il vialetto che ne percorre il periplo. L’isola è bellissima e ricca di angoli davvero indimenticabili per chi, come noi, viene a visitare le Maldive per la prima volta. Ma persino Ambrogio e Gabriella, che sono veterani essendoci stati già tre volte in altri resort, confermano che Bandos ha delle caratteristiche uniche nel suo genere: è più grande delle altre e si mangia divinamente. Ci sono diverse tipologie di bungalow, alcuni più rustici e datati, altri più nuovi, ma tutti molto carini, col giardinetto davanti, il piccolo sentiero con le pietre per arrivare alla spiaggia, la vegetazione e i fiori curati circostanti. Pur essendo notte il viale è ben illuminato e si notano molte stupende sfumature del luogo. C’è un silenzio intorno poderoso, intervallato solo da ciò che vive nell’isola, come i grilli, lo scroscio delle foglie degli alberi al vento, il frangersi delle piccole onde dell’oceano sulla spiaggia. Il tutto rende l’atmosfera assolutamente magica e carica di emozioni, considerato anche che la presenza umana sembra essere minima e quella che si percepisce non disturba affatto. Come dicevo prima, il relax e la pace qui sono considerati seriamente. Mi accorgo inoltre di un altro degli aspetti più apprezzabili dell’isola: non esistono né mosche, né zanzare, né insetti strani! Questo è un altro fattore essenziale per poter definire un paradiso mi sembra! Ci sono in compenso enormi pipistrelli, ma quelli tanto volano alti tra le palme…
In poco più di venti minuti compiamo l’intero periplo di Bandos, per niente noioso e anzi abbastanza variegato nei panorami. Così sono dunque fatte le Maldive! Ci attende una settimana indimenticabile. Prima di andare a dormire non resta che dare appuntamento ad Ambrogio, Gabriella, Patrizia e Doriana per la colazione di domani al Gallery Restaurant.
30/10/2003 – Il reef dell’isola di Bandos
Andiamo a fare colazione al Gallery Restaurant alle 9 in punto. Incontriamo i nostri compagni intenti nel servirsi a buffet tra le più disparate scelte disponibili. Io prendo un buon succo di frutta e il classico toast con burro e marmellata. Poi assaggio una pasta molto simile a quelle delle pasticcerie italiane, che ho già avuto modo di provare nello Sri Lanka. Diamo un appuntamento ad un’ora imprecisata di fronte al diving, per avere un punto di ritrovo comune.
Dopo una mezzora circa siamo tutti sbragati in spiaggia a prendere il sole. E’ una bella giornata limpida e i colori sono spettacolari. La sabbia è accecante per il suo colore bianchissimo, il cielo di un azzurro intenso e il mare, anzi l’oceano, diviso in due tonalità di blu. E’ la prima volta che vedo finalmente la barriera corallina così marcata: colore chiaro e trasparente per i primi 40-50 metri dalla riva e poi via col blu profondo dove si inabissa il reef.
Il diving centre è già di per sé una struttura originale, con quel tetto spiovente in paglia e il palco sopraelevato con diversi tavolini per ristorare. Gli sdraio, qua come in tutta l’isola, sono liberi e non assegnati o riservati al cliente. Ne prendiamo uno qualunque e lo posizioniamo di fronte al mare per prendere un po’ di sole, con la dovuta crema protettiva. Qua il sole picchia di brutto e c’è persino gente che si fa il bagno con la maglietta addosso per lasciare coperta la schiena durante lo snorkelling.
Non sembrano esservi molti turisti: siamo all’opposto del concetto di calca e folla tipici di una spiaggia in Sardegna ad agosto o, peggio ancora, di quella di Rimini. Non servono neanche ombrelloni perché le palme riparano adeguatamente, così come pure sono assenti i teli da mare per terra, visto che quasi tutti usano gli sdraio. Eppure, come ha riferito il cameriere, il resort è pieno di clienti al 98%, con 420 persone circa e altre 400 di personale, di cui solo 25 sono cuochi! Una proporzione impressionante: c’è una persona che lavora per ogni cliente dell’isola. E dove sono tutti? Facendo con Ambrogio un calcolo approssimativo del perimetro dell’isola e del numero dei turisti, scopriamo che ne vengono fuori 40 metri di spiaggia a testa: anche questo è un dato clamoroso! Se tutti fossero disposti in modo eguale, avrei 40 metri di spiaggia tutti per me prima di incontrare un’altra persona: ecco perché sembra non esserci nessuno! Come conseguenza si ha la percezione, ovunque si rivolga lo sguardo, di un senso di libertà e privacy che si trasforma in relax e che rende tanto famose queste isole. Il pensiero di stare qui una settimana e annoiarmi, che mi sfiorava prima di partire, svanisce di fronte a questa intensa sensazione di trovarsi realmente in un paradiso, per la maggior parte naturale e per un pochino aiutato e amplificato dall’uomo, che ne ha aggiunto le comodità per goderlo.
Adesso manca un unico dettaglio fondamentale da scoprire: esplorare la barriera corallina con i suoi pesci meravigliosi! Ambrogio e Gabriella, che sono i più esperti e appassionati, indossano per primi maschera e pinne e si avventurano, seguendo il passaggio ben visibile ad occhio nudo che porta dal diving oltre la barriera, di cui ha accennato ieri Loris. Poco dopo li seguiamo io e Ste, immergendoci nell’acqua calma dalla gradevole temperatura ambiente.
L’impatto è sconvolgente dal primo momento in cui il vetro della maschera apre le porte al mondo sommerso. Già nell’acqua di pochi centimetri una gran quantità di pesci di vario genere scorrazza allegramente tra le strane e intricate forme della barriera, che stiamo attenti a non toccare. Ci infiliamo nel passaggio, caratterizzato prima da una pozza che si apre all’improvviso per un paio di metri, poi da una secca dove l’acqua ritorna bassa e infine dall’apertura allo stupefacente reef: uno strapiombo verticale che sprofonda improvviso negli abissi dell’oceano! Impossibile descrivere l’emozione, fortissima anche per uno come me che, pur non avendone mai vista una, pratica usualmente snorkelling nei meravigliosi mari della Sardegna. Per Stefania, che è meno esperta di me, è uno shock totale! La sensazione improvvisa di passare da pochi centimetri d’acqua a non vedere più il fondo, in una parete dai colori vivaci che sfuma nel blu più profondo che pare ingoiare tutto, è pura adrenalina. Queste sono le cose su cui si concentra l’attenzione per i primi minuti. Poi arriva il secondo shock: quello dei pesci: una quantità sterminata, un numero infinito di pesci tropicali di varie specie che nuotano indifferenti alla nostra presenza. Pur rimanendo fermi, ne arrivano da ogni parte perché i passaggi che oltrepassano la barriera non sono utilizzati solo dall’uomo, ma anche da loro. L’ingresso di fronte al diving diventa così un punto di incontro di migliaia e migliaia di animali marini dai colori e forme più disparati, osservabili nella loro attività dagli esterrefatti occhi dell’intruso umano. Ci vorrà poco per capire che il paradiso percepito sulla superficie di Bandos è in realtà niente in confronto a quello che si vive qua sotto, dove la natura, come ripetono sempre i documentari, ha messo in vita e creato il più complesso eco-sistema, colorato quanto delicato, del pianeta. Non mi riferisco esclusivamente alle Maldive ovviamente, ma alla barriera corallina in generale.
Il nostro primo snorkelling termina nello totale stupore, e non passa molto tempo dal secondo. Dopo tanta vita e colori, stare sdraiati al sole sembra uno spreco di tempo. Così rientriamo nuovamente, stavolta alla nostra destra, percorrendo un breve tratto di spiaggia in senso orario e arrivando all’altro passaggio, quello di fronte alla camera 191. I passaggi si distinguono facilmente anche dalla superficie e in ogni caso, una volta in acqua, dalla boa che giace al largo, a cui è collegata una lunga corda che usano i subacquei al rientro dalle immersioni per tornare a riva senza essere sballottati dalle bombole nell’acqua poco profonda, oppure in caso di mare mosso. Anche qui eccitazione ed emozione si fondono nell’adrenalina di osservare tanta meraviglia. Tra tutti i pesci tropicali, di cui sono totalmente a digiuno essendo per me la prima esperienza, ne inizio a distinguere alcuni osservati sulla Lonely Planet quali: il pesce imperatore; il pesce pappagallo, così buffo nel suo becco e così bello nei colori della sua livrea; diversi calamari (beh ci sono anche in Sardegna questi!); alcuni pesce palla di diverso colore; una miriade di banner fish, di cui non so la traduzione in italiano.
La mattinata si conclude prendendo un po’ di tintarella ma il tempo inizia presto a guastarsi. Alle 13:30 siamo al Gallery Restaurant per il pranzo, alquanto succulento e meritato dopo tante nuotate e consumo di energie. Il pomeriggio spediamo un’email a casa dall’Internet Point, dove veniamo accolti da una graziosa ragazza con un vestito che pare un kimono, così gentile da offrire gratis questo primo collegamento di pochi minuti.
Poi torniamo in spiaggia, stavolta vicino alla nostra camera, dove approfittiamo per mettere a segno un altro snorkelling spettacolare e fare una bella passeggiata sulla spiaggia. Quest’ultima è a tratti ricoperta interamente di vegetazione, soprattutto durante la sera con la bassa marea, per cui si è costretti a camminare nell’acqua bassa per qualche metro e superare gli ostacoli. Allo stesso tempo, questa invasione di palme basse e vegetazione permette una più “intima” privacy, poiché divide la spiaggia in più parti creando a volte delle vere e proprie piccole calette suggestive. Ciò non si nota vedendo Bandos dall’alto, come tante altre isole delle Maldive, perché sembra che una lunga unica lingua di sabbia ne compia il periplo da parte a parte. Invece non è così, ed è ancora meglio.
La sera passa veloce e alle 19:30 siamo nuovamente al Gallery Retaurant per la cena con un buco nello stomaco. Passando per la reception, vediamo i menù esposti con i prezzi in dollari (qui è tutto espresso nella moneta americana anche se i turisti sono al 90% europei): ben 20 per il pranzo e 25 per la cena: meno male che noi abbiamo la pensione completa!. Dopo cena visitiamo il negozietto di souvenir, che espone cose molto carine e artigianali, per poi andare a bere un cocktail con Patrizia e Doriana al Sand Bar. Stasera è proprio il giorno della settimana che c’è musica dal vivo. Il gruppo locale è molto bravo e canta canzoni da ballare da hit parade odierna, ma non musica tipicamente maldiviana. Passeggiamo un po’ anche per il molo, sopra la passerella in legno appena illuminata, dove tutti i turisti guardano l’impressionante quantità di pesci che circolano in tondo sul fondo. E’ bellissimo soffermarsi qualche minuto a guardarli in un’atmosfera così tranquilla. Dopo un po’, quasi per caso, si scorge un enorme sagoma longilinea che affianca gli altri pesci: è uno squalo! In pochi secondi passa sotto i nostri piedi e svanisce nel buio regalando un po’ di adrenalina: chissà se riusciremo a vederlo anche negli snorkelling!
31/10/2003 – Snorkelling e spiaggia
Mi sveglio diverse volte durante la notte, ad iniziare dalle 4 del mattino, per via della pioggia a dirotto: non si preannuncia affatto una bella giornata! Alle 8:30 andiamo a fare colazione con i compagni Azemar, attendendo con impazienza che esca il sole. Purtroppo niente da fare, così anziché andare in spiaggia ci accontentiamo di fare il periplo dell’isola nei soliti venti minuti.
A metà mattina, sostiamo da Ambrogio e Gabriella nella camera numero 277: è una vera suite! E’ molto più grande della nostra, ha un soggiorno, una camera grandissima e un bagno favoloso. Non capiamo il perché di tanta fortuna, avendo preso lo stesso pacchetto viaggio, ma il sospetto è che loro festeggiano i 50 anni di matrimonio e, avendo una stanza del genere libera, probabilmente alla reception sono stati così gentili da metterla a disposizione!
Comodi nel divano, Ambrogio e Gabriella raccontano le loro precedenti volte alle Maldive. La prima, negli anni settanta, giunsero qui quando stavano appena iniziando a creare il turismo “esclusivo”. L’aeroporto era una minuscola pista di terra battuta e per andare alle isole si facevano ore e ore di barca. Adesso si vedono passare spesso gli idrovolanti per i tragitti più lunghi. Inoltre, ovviamente, c’erano pochi comfort e i resort erano spartani, con dei bungalow più simili a delle capanne che non a degli appartamenti come oggi. Era il vero turismo alla Robinson Crusoe: avventuroso, intenso, selvaggio. E soprattutto, la barriera era una meraviglia nei suoi colori. Ambrogio rimane alquanto deluso da quella vista oggi, in gran parte morta e grigia. Purtroppo, come ha spiegato Loris, il fenomeno di imbianchimento dei coralli è stato provocato non tanto dall’uomo quanto da El Nino, passato qualche anno fa, alzando la temperatura dell’oceano di qualche grado e provocandone la moria. Trovo riscontro in questo anche nella Lonely Planet, che puntualizza sul delicatissimo equilibrio esistente tra i polipi e le alghe di cui si nutrono. L’alzarsi della temperatura fa scomparire le alghe che sono il principale elemento nutritivo dei polipi, i quali ne risentono di conseguenza. Vi sono in ogni caso, comunque evidenti, anche i segni di distruzione dell’uomo, per quanto riguarda numerosi coralli spezzati e rovinati da scellerati e sprovveduti. Facendo dunque un confronto, Ambrogio confida che per quanto riguarda i coralli il Mar Rosso è rimasto pressoché intatto nella zona a Sud di Hurgada e regala ancora uno spettacolo unico nei suoi colori. Per quanto riguarda invece la fauna, pare che qui a Bandos sia presente molta più attività e vita.
A mezzogiorno, visto il cielo ancora coperto e minaccioso, siamo ormai rassegnati sulla possibilità di prendere il sole, ma visto il mare calmo tentiamo almeno lo snorkelling. Entriamo in acqua senza far conto del sole o meno: la temperatura è sempre perfetta, la visibilità buona e la vita sott’acqua non si ferma certo se fuori è brutto tempo! Nei primi metri Ambrogio richiama l’attenzione mia e di Ste su una gigantesca murena, che sbuca per un mezzo metro dalla tana con la sua enorme testa. Me la ritrovo davanti all’improvviso vicinissima e quasi mi viene un colpo, poi mi fermo ad osservare il suo inquietante serpeggiare aspettando il momento propizio per una foto. Ho portato da casa una machina fotografica subacquea usa e getta da 36 pose, che solo adesso mi rendo conto essere del tutto insufficiente. Così prometto di limitarmi al massimo, cercando di immortalare una sola foto per ciascun migliore esemplare. Per fortuna c’è Ambrogio, che invece ha portato la sua Canon Ixus digitale da 2 megapixel, con tanto di custodia subacquea, che scopro essere magnifica e stupefacente con una risoluzione nitida e priva di sgranature persino con la poca luce del mondo marino.
Lasciamo la murena e proseguiamo per un po’ all’interno della barriera. Mi soffermo su un magnifico, anche se piccolo, esemplare di lion fish (pesce scorpione), per poi notare, pur con il loro colorito trasparente, alcuni buffi pesci cornetta (o trombetta) svolazzare su e giù a zig-zag. Più avanti ancora noto il grugnitore orientale, caratterizzato da quelle strisce giallo-nere, l’azzannatore a fasce orientale e il pesce chirurgo blu con il suo forte contrasto giallo-blu da cui prende il nome.
Poi esco dal reef e questa volta cerco di superare velocemente l’emozione di non vedere all’improvviso il fondo sotto di me, concentrandomi su ciò che mi circonda e classificando rispetto a ieri una maggiore varietà di pesci. Distinguo chiaramente diversi tipologie di pesce balestra, i singolari pesci unicorno con quel nasone lungo, il labride lunare, i soliti banner fish a branchi da centinaia alla volta, stupendi nella loro eleganza.
Ma la vera grandissima emozione arriva con il più grande e temuto di tutti: lo squalo! L’eccitazione di ieri nel vederlo dal pontile è insignificante di fronte all’averne uno per la prima volta a pochi metri: impressionante, indimenticabile. Il più temuto dei predatori marini è possente, agile e scattante! Passa sotto di noi silenzioso senza nemmeno considerarci. Ancora scioccato dal suo materializzarsi all’improvviso alle nostre spalle, rimango immobile ad osservarlo mentre si allontana, per poi inseguirlo per un breve tratto. La sua velocità è ovviamente superiore alla mia e così lo vedo scomparire nel blu dell’oceano in pochi secondi. Anche Stefania e Ambrogio l’hanno visto, ed emergiamo subito levando le maschere per commentare l’episodio. Nonostante sia il pesce più grande e pericoloso che finora abbia mai visto, devo dire di non aver provato una sensazione di paura, soprattutto per il fatto che è stato assicurato che le specie esistenti qui alle Maldive sono innocue e non è mai avvenuto alcun incidente nei confronti dei subacquei. Quel bestio di circa un metro e mezzo però dà una scarica di adrenalina non da poco e occorre tempo per smaltirla!
Terminato lo snorkelling, ci asciughiamo in camera e andiamo a pranzo. Continua a piovere e così il pomeriggio lo passiamo tra i negozietti a comprare cartoline e ancora una volta in camera di Ambrogio e Gabriella prendendo un caffè.
Verso le 17 recuperiamo maschera e pinne e si propone un’altra nuotatina tra i pesci con foto meravigliose. Stavolta seguiamo il tratto che va dalla spiaggia di fronte alla nostra camera, superando la barriera a pelo della pancia, fino ad arrivare al passaggio di fronte alla camera 191. Un tragitto discreto. Il nostro scopo è riuscire a compiere tutto il giro dell’isola, un pezzo alla volta, per esplorare tutto il meraviglioso reef di Bandos.
E’ stupefacente inoltre realizzare che ogni qual volta si entri in acqua a fare snorkelling si esca sempre con qualche avvistamento nuovo. La Lonely Planet è del tutto generica e insufficiente nella descrizione e nelle figure dei pesci, e non basta neanche il glossario plastificato comprato nel negozio di souvenir che mi porto in acqua per riconoscere le nuove specie. Il mondo sottomarino è estremamente complesso!
Passa anche la serata. Si va a cena (sempre meravigliosa, varia e abbondante) al Gallery Restaurant e si passeggia sul molo. Mi accordo con Ambrogio per alzarci presto e fare snorkelling alle prime luci del mattino, che è l’ora migliore per vedere una gran varietà di pesci. Prima di andare a letto torno allo shop per acquistare una macchina fotografica usa e getta subacquea, avendo finito il rullino della mia ed in preda alla disperazione di voler fotografare il grandioso sesto continente. Mi costa la bellezza di 19 dollari, mentre a casa l’ho pagata appena 8 euro: accipicchia!

01/11/2003 – Snorkelling e spiaggia
Ambrogio telefona puntuale alle 6:45 per il nostro snorkelling mattutino. Stefania viene con me e ci incamminiamo con l’attrezzatura verso la camera 191. E’ bellissimo uscire dalla stanza con solo il costume addosso, scalzi, un paio di pinne in una mano, la maschera nell’altra e la macchina fotografica al polso, attraversando questo paradiso sapendo di andare a vederne un altro ancora più bello sotto il mare.
Alle 7 in punto entriamo in acqua, sempre tiepida, nel passaggio di fronte alla 191, dirigendoci verso destra per un lungo tratto, fino ad uscire dopo più di un’ora vicino ad una zona di diversi pontili in pietra, che caratterizzano il lato nord di Bandos. Abbiamo percorso un quarto di giro dell’isola: niente male! E ovviamente le emozioni si sono susseguite una dietro l’altra, ad iniziare dall’avvistamento di ben quattro squali in successione. Qualcuno è arrivato di fronte e qualcuno alle spalle, ma stavolta non mi sono lasciato cogliere impreparato e sono riuscito a fotografarli! Così come pure ho fotografato gli immensi branchi di banner fish nuotando in mezzo a loro con assoluta discrezione. E’ come volare in paradiso, non riesco a paragonare questa sensazione a nient’altro che non sia questo.
Quello che mi accorgo essere fondamentali sono gli insegnamenti basilari che papà mi diede nelle nostre pescate subacquee, anni or sono. Non apparteniamo al mondo sottomarino e perciò siamo degli estranei. Siamo goffi e lenti e i pesci vedono lontano un miglio qualunque gesto brusco proviamo a fare. L’unico modo per avvicinarli è nuotare nell’acqua come un’astronauta vola nello spazio: con calma, tranquillità, movimenti lenti e lineari per smuovere meno acqua e soprattutto fare meno schiuma possibile. Tutto deve essere fatto con estrema fluidità e linearità, dall’immersione, alla respirazione, alla pinneggiata, all’avvicinamento di un pesce. Con questi semplici accorgimenti si può arrivare a pochi centimetri, a fotografare e persino a toccare gli splendidi esemplari che si hanno di fronte senza troppi problemi. Purtroppo vedo altre persone in acqua ben lontane da aver capito queste che per me sono comportamenti scontati, e fanno un casino tremendo che spaventa il circondario nel raggio di decine di metri! Magari sono alle prime armi, magari hanno un po’ paura o sono impressionati, però è comunque un modo disastroso per intraprendere lo snorkelling. Per fortuna, di mattina presto non c’è quasi nessuno e appare un fatto insensato visto che risulta essere l’ora propizia per gli avvistamenti. Molto meglio per noi però!
La novità più grande infine, che non poteva mancare come negli altri snorkelling, arriva con l’avvistamento di una tartaruga marina: bellissima, pacifica, grande quanto leggera, si destreggia egregiamente sott’acqua apparendo come una farfalla in volo. Ce la fa notare Ambrogio in pochi metri di profondità proprio al confine della barriera. Stiamo con lei parecchi minuti fotografando ed ammirando la sua eleganza: altra sensazione indescrivibile. E’ in assoluto l’animale marino che dimostra maggior tranquillità nei confronti dell’essere umano, si lascia osservare senza problemi di alcun tipo e ad un certo punto si avvicina talmente tanto alla faccia di Ambrogio che sembra volerlo baciare! Ambrogio colto all’improvviso la allontana con un gesto di riflesso, sperando di non esser stato scambiato per qualche appetitoso spuntino…
Terminato questo ennesimo leggendario snorkelling, andiamo a fare colazione alle 8 e mezza al Gallery Restaurant. Poi raggiungiamo il diving per prendere un po’ di tintarella, ma purtroppo quella che sembrava stamattina presto una splendida giornata muta in fretta, ancora una volta, in una pessima di pioggia. Stavolta come non mai il cielo si oscura pesantemente sopra il mare con una gigantesca nuvola nera, e nel giro di pochi minuti arriva il diluvio universale! Siamo riparati sotto il tetto del diving mentre osserviamo un po’ indispettiti la pioggia scrosciante: non possiamo certo dire che il tempo stia aiutando.
Torniamo sconsolati in camera a riposare e si fa ora di pranzo. Nel pomeriggio spediamo un’altra email a casa e stiamo ancora in stanza. Il brutto tempo persiste ma alle 16:30 ci immergiamo ugualmente per un altro snorkelling. Stavolta rimaniamo tra il passaggio del diving e quello della 191, tratto che iniziamo a conoscere molto bene avendolo già fatto diverse volte. Noto come la corrente influenzi notevolmente la vita dei pesci sott’acqua. Seguono quasi tutti sempre la stessa direzione, quindi in senso orario o antiorario rispetto all’isola, al confine della barriera. Capita così che seguendo la stessa direzione dei pesci a volte se ne vedano di meno, mentre andando contro corrente arrivino tutti frontalmente un branco dietro l’altro: incredibile, come andare contro mano in un autostrada! La particolarità di questo snorkelling risultano essere i batfish, ovvero i pesci pipistrello, elegantissimi nella loro forma piatta e tondeggiante, grandi fino a mezzo metro e soprattutto curiosissimi. Sono loro che si avvicinano a me e non mi mollano! Mi diverto a nuotare un bel po’ con questo branco di una decina di esemplari magnifici, a cui scatto diverse foto in assoluta tranquillità. Devo ammettere che trovare una buona inquadratura sott’acqua non è per niente facile. Ogni minimo movimento sposta l’obiettivo o il soggetto, e movimenti bruschi o soggetti troppo lontani rendono la foto mossa o sfuocata. La luce e i colori poi sono un’incognita. Sono convinto che la maggioranza delle foto, non avendo esperienza in questo campo, usciranno molto lontane da come le ho concepite, e forse non usciranno per niente!
Vola veloce anche questa serata e alle 19:30 siamo tutti seduti al tavolo per usufruire dell’ottimo buffet del Gallery Restaurant. Ne approfittiamo per intraprendere una chiacchierata e fare una foto con uno dei responsabili del posto, un simpatico ragazzo singalese che parla ben cinque lingue. E’ molto distinto e professionale nei modi di fare, non si scompone affatto se non per i suoi cordiali sorrisi. Catturiamo anche Loris, che vediamo quasi sempre ai pasti seduto in un tavolo in fondo con i colleghi. Racconta della situazione del personale di Bandos, che credo possa essere estesa anche al resto delle Maldive. In linea di massima non sono ben pagati e recuperano quando possono con le mance. Allo stesso tempo il lato positivo è che sono comunque ben trattati e mai sfruttati. Addirittura Loris dice che vengono considerati per alcuni aspetti quasi come veri clienti, nel senso che l’alloggio, anche se non certo paragonabile a quello dei turisti, è comunque pulito, comodo e ben curato.
Dopo cena passeggiamo come di consueto intorno all’isola, che continua a rivelare con sorpresa nuovi angoli di bellezza. Poi lasciamo i nostri compagni e, prima di andare a dormire, sostiamo sulla spiaggia prendendo due sdraio e ammirando le stelle che paiono prendersi gioco di noi: ha piovuto tutto il giorno e adesso, di notte, esce il bel tempo! La serata è magnifica, calma, romantica, rilassante. All’orizzonte compaiono le luci di Male, che domani visiteremo avendo prenotato la gita col dhoni, tipica imbarcazione locale.
02/11/2003 – Visita a Male
La colazione è alle 8:00 in punto. Dopo brevi preparativi raggiungiamo il molo alle 9:00 dove un dhoni, tipica imbarcazione usata alle Maldive dai pescatori (e oggi anche per scopi turistici), aspetta i clienti di Bandos che hanno prenotato la gita alla capitale Male per 16 dollari a testa. E’ una bellissima giornata e questo, invece di rallegrare, mette un po’ di tristezza apparendo ai nostri occhi una beffa: proprio oggi che non andiamo in spiaggia esce il sole! Non torneremo a casa con un abbronzatura invidiabile, questo è certo…
Saliamo nella barca e lasciamo lentamente il molo allontanandoci dall’isola, che con i colori di oggi appare davvero spettacolare. Il tragitto dura una mezzora che scorre velocemente tra il meraviglioso oceano indiano e le isole attorno. Anche l’attracco a Male è suggestivo, con quei grattaceli che sembrano finire direttamente sul mare. Pare che l’isola stia scoppiando: è un clamoroso contrasto tra il cemento della civiltà e il blu dell’oceano intorno. La vegetazione è rada e lo spazio è compresso al massimo per le abitazioni. Devono costruire su un’altra isola adesso, per ampliare il centro urbano che ormai ha raggiunto la sua massima estensione.
Appena sbarcati nel porto, veniamo riuniti in cerchio e divisi per nazionalità. Ad ogni gruppo viene assegnata una guida, così anche per me e Ste che risultiamo essere gli unici italiani. Passeggiamo per la città attraversando la piazza principale, molto bella e curata e uno dei pochi luoghi di verde e prato di Male. La guida spiega che la città è tagliata in due da alcune vie principali, la quale più lunga è di appena 2 Km. Tale è dunque il raggio dell’isola.
Il sole è davvero forte e fa un caldo tremendo. Per fortuna le tappe sono tutte vicine e si cammina poco. La prima è la Moschea nuova: moderna, di un bianco accecante, una struttura ben curata. Per entrare bisogna essere scalzi e non si possono avere le gambe scoperte: così, avendo i pantaloncini corti, sono costretto ad indossare un buffo pareo che viene dato in loco. Visitiamo l’interno della Moschea: un’esperienza totalmente nuova per me visto che è la prima volta che ne vedo una. Grande, spaziosa, luccicante: questi sono gli aggettivi che mi vengono in mente per descriverla. Il pavimento pare appena lustrato!
Proseguiamo l’itinerario passando di fronte al mercato del pesce, che apre più tardi, quindi a quello della frutta che invece è già nel pieno dell’attività. E’ un capannone al chiuso, con le bancarelle dai colori vivaci ordinate in appositi box, molto più simile ai nostri piuttosto che a quelli orientali. Così pure le strade appaiono scrupolosamente pulite e curate, un particolare che mi colpisce molto. Probabilmente l’influenza mussulmana si vede anche da queste cose. C’è anche un traffico intenso e la domanda sorge spontanea: che senso può avere comprarsi l’auto alle Maldive per poter circolare esclusivamente su un’isola piatta larga due Km attraversabile in mezzora a piedi?! Non stupisce affatto invece vedere intere vie ricoperte da motorini parcheggiati e biciclette, almeno è più logico.
La prossima meta è la moschea antica ed il cimitero, del quale la nostra guida spiega la differenza della punta delle tombe per poter riconoscere gli uomini dalle donne. Attraversiamo anche un giardino con un museo di oggetti antichi, dove viene indicata con non poca ironia la “montagna” più alta dell’isola: un piccolo cumulo di terra alto poco più di me, di circa due metri in tutto!!! Questo per sottolineare quanto siano piatte le Maldive.
Durante la camminata osserviamo dalla strada anche il palazzo e gli uffici del Presidente, dopodiché in ultimo veniamo accompagnati in un negozio di souvenir. A questo punto la guida ci lascia dando il tempo di fare acquisti e dicendo di tornare fra un’oretta. Osserviamo un po’ gli articoli proposti: c’è davvero una vasta scelta di qualunque cosa, molti oggetti particolari e carini, però con prezzi di partenza piuttosto alti. Alcune cose costano addirittura più che a Bandos, dove, essendo nel resort in totale monopolio, diamo per scontato di trovare prezzi enormemente meno convenienti. Facciamo comunque i nostri acquisti, scegliendo due t-shirt con disegnati pesci tropicali, un portachiavi, delle calamite con immagini di surf e tartaruga. Alla cassa poi spendiamo dieci minuti buoni per far scendere il prezzo. Anche qui la contrattazione è il metodo usuale di compravendita per i turisti.
All’uscita non vediamo la nostra guida ma un ragazzo che invita a salire nel negozio a fianco. Un po’ titubanti alla fine accettiamo e scopriamo che qua si compra molto meglio rispetto all’altro shop. Ci sentiamo un po’ raggirati e scopriamo a nostre spese che i sotterfugi e le percentuali sono attività saldamente affermate anche qui alle Maldive. Il fatto che siamo stati lasciati dalla guida nello shop a lato, stranamente più caro, non è certo un caso. Piuttosto indispettiti usciamo dal negozio e senza aspettare il suo ritorno raggiungiamo il porto. Passeggiare da soli per Male da turisti assume subito un altro aspetto. Persone di ogni genere ed età si avvicinano a lasciare biglietti da visita e a chiedere di andare nel loro locale. Dopo averne incontrato una decina inizia ad essere piuttosto irritante. All’improvviso il relax e la pace di Bandos svaniscono e sembra di essere tornati per le strade dello Sri Lanka! Entriamo di sfuggita in un ultimo negozio di articoli artigianali, dove compro un quadretto che ricorda la spiaggia di fronte alla nostra camera con vista su Kuda Bandos, e poi fuggiamo verso il porto.
Troviamo il nostro Dhoni che non vediamo l’ora ci riporti in paradiso, nella nostra amata Bandos! Appena lasciata Male scopriamo che la piccola isola di fronte, che appare bella come tutte le altre, è in realtà un carcere. Chi l’avrebbe mai detto?
Rientriamo giusto in tempo per il pranzo alle 13:30 e passiamo il pomeriggio in spiaggia. Il cielo si sta di nuovo annuvolando. Facciamo un altro stupendo snorkelling tra il diving e il passaggio della 191, che risulta sicuramente il tratto più breve e comodo per entrare in acqua. Tra le meraviglie sono colpito dai pesci angelo, i pesci farfalla e nuovamente gli splendidi pesci pipistrello.
Ultimiamo i nostri acquisti alle Maldive prima di cena comprando un bellissimo album fotografico nello shop di Bandos, non avendone trovato uno paragonabile a Male ed allo stesso prezzo di 25 dollari, ed una maglietta con due magnifici banner fish disegnati. A questo punto non resta che il Gallery Restaurant ed una passeggiata notturna per chiudere in bellezza un’altra giornata qui alle Maldive.
03/11/2003 – Snorkelling e spiaggia.
Ambrogio chiama in camera puntuale alle 6:45. Oggi tentiamo un altro mitico snorkelling alle prime luci del giorno, partendo dallo stesso punto dove siamo usciti l’altro ieri, e proseguendo il giro dell’isola in senso antiorario. Abbiamo appuntamento fronte al pontile e per arrivarci mi tocca attraversare tutta Bandos, essendo dalla parte opposta al mio bungalow. Stefania è stanca e rimane a dormire, così siamo io e Ambrogio da soli, armati delle nostre macchine fotografiche subacquee pronti all’avventura!
Non passa molto perché questa arrivi. Dopo pochi minuti, appena superata a pelo la barriera corallina non esistendo un apposito passaggio tra i pontili, scorgiamo con nostra enorme meraviglia i più grandi squali mai visti fino ad ora. Sono due per l’esattezza, che girano in coppia, di circa due metri di lunghezza ma soprattutto molto grossi di circonferenza, e in più un altro di un metro e mezzo simile a tutti quelli visti nei giorni precedenti, che in confronto appare un cucciolo. E magari lo è davvero. Rimaniamo pietrificati per parecchi secondi: vedere tre squali tutti in una volta e per giunta di queste dimensioni, non capita davvero tutti i giorni nella vita quotidiana di persone abituate alle placide acque del Mediterraneo! La cosa più incredibile è che, a differenza degli altri, questi rimangono intorno passando e ripassando diverse volte sotto i nostri occhi. Riesco così a seguirli per lunghi tratti, immergendomi in apnea e avvicinandomi ad una distanza di circa due metri, scattando bellissime foto. E’ un’emozione unica! Pare ad un certo punto quasi di giocarci, un po’ come ho fatto per la tartaruga. Questi però sono squali è meglio non dimenticarlo!
Proseguiamo il tragitto a ridosso dello strapiombo della barriera corallina, lasciando i bestioni alle nostre spalle. Passano pochi minuti, ed eccoli di nuovo rispuntare! Ci stanno seguendo o andiamo nella stessa direzione? Noto con stupore che nuotano nell’acqua bassa fino a neanche un metro di profondità, e mi getto ancora al loro inseguimento. Nonostante sia sicuro della loro non pericolosità, ammetto di provare una profonda una sensazione di timore e di profondo rispetto per questi magnifici predatori dell’oceano. Vederli nuotare sott’acqua è stupendo, indescrivibile: hanno un’eleganza ed una potenza nei movimenti eccezionale!
Abbandonati definitivamente gli squali, proseguiamo lo snorkelling in un tratto di barriera unico di Bandos. Il reef qui è inquietante e spaventoso: si inabissa tremendamente sotto alcuni lastroni a più piani, creando tra l’uno e l’altro delle buie enormi cavità, sicuramente ottimali per essere usate come tane per pesci di qualsiasi dimensione. Osservo esterrefatto e carico di adrenalina questo indimenticabile paesaggio sotto i miei occhi mentre lo attraverso pinneggiando.
Giungiamo al termine di questo fantastico snorkelling appena prima del porto, dove c’è il terzo passaggio dell’isola, il meno frequentato proprio perché molto lontano dagli altri due. Abbiamo percorso un tragitto davvero notevole in un’ora e dieci di nuoto!
Torno in camera e insieme a Stefania andiamo a fare colazione. Le racconto degli squali e promettiamo di riprovare a metà mattina. Verso le 9:30 andiamo in spiaggia con gli altri. Stefania, Doriana e Gabriella prendono il sole con gli sdraio nell’acqua sempre tiepida, pratica comune dei turisti qui a Bandos, mentre Ambrogio va a fare un altro snorkelling con Patrizia, che ha imparato grazie a lui le meraviglie sottomarine. Nonostante la sua iniziale titubanza e paura, una volta indossata la maschera e osservato il paradiso dei pesci tropicali, si è lanciata anche lei all’esplorazione.
Alle 11:30 è il turno mio e di Stefania. Passeggiamo per raggiungere l’entrata al diving dove stavolta, anziché nuotare in senso orario per raggiungere il vicino passaggio della camera 191, siamo intenzionati ad andare in senso antiorario verso il porto. E’ l’unico tratto che manca per completare il periplo di Bandos, avendo già percorso tutto il resto dell’isola un pezzo alla volta. Incontriamo Ambrogio e Patrizia, i quali dicono di aver fatto lo stesso percorso ed essere usciti dal pontile prima del porto, stando un po’ attenti alla pancia per l’acqua bassa.
Iniziamo il nostro snorkelling lasciando alle spalle il diving. L’acqua punzecchia, delle volte in modo assai fastidioso, e c’è molto pulviscolo. Abbiamo avuto questo problema anche in altri snorkelling, ed è collegato alla grande quantità di plancton presente in ottobre.
Il tempo è instabile come quasi tutti i giorni che abbiamo passato qui alle Maldive: c’è il sole ma all’orizzonte si scorgono pesanti nuvole. Il mare è però sempre calmo. Dopo circa tre quarti d’ora assistiamo ad un cambiamento radicale. Il cielo si oscura pesantemente e appena il porto si materializza in lontananza di fronte a noi inizia a diluviare, talmente forte da sentire fastidio sulla schiena mentre stiamo con la testa sotto a guardare il fondo. Arriva un vento improvviso, il mare si increspa notevolmente e la visibilità sparisce del tutto: non riusciamo più a vedere Kuda Bandos che un attimo fa era proprio di fronte a noi nitidissima.
Ai nostri occhi si presenta così in appena dieci minuti uno scenario apocalittico! Il primo impulso è ovviamente quello di uscire verso la riva, come avremmo fatto in qualunque spiaggia del Mediterraneo, ma sappiamo bene entrambi sia io che Ste che qui alle Maldive significherebbe sfracellarsi sulla barriera corallina! E’ pazzesco, perché la spiaggia dista neanche cinquanta metri, basterebbe solo qualche minuto per arrivarci. Discutiamo nel bel mezzo della tempesta con la testa fuori dall’acqua, cercando di capire quale sia la cosa giusta da farsi il più in fretta possibile, prima che la situazione degeneri. Tornare indietro è fuori discussione, siamo troppo lontani dal diving e stanchi. Avanti a noi c’è il porto con il passaggio ma si vedono laggiù onde alte qualche metro che si schiantano sul molo. Optiamo così per tentare l’uscita dal pontile che sta vicino a noi, che hanno sfruttato anche Ambrogio e Patrizia appena un’ora fa. Ma come avviciniamo la barriera, il risucchio provocato dal frangersi delle onde rende la visibilità pari a zero e veniamo sballottati da una parte all’altra. La situazione si fa critica e stiamo per entrare nel panico, il peggior nemico dell’uomo nelle situazioni pericolose. Cerco di calmare Stefania che vuole uscire a tutti i costi e la convinco che passare da qua è troppo rischioso! E’ incredibile pensare che sono in piedi, senza pinne (causa una bolla sul piede per i troppi snorkelling di questi giorni!) nell’acqua poco più di un metro di profondità con la riva a qualche decina di metri di distanza e non possa uscire! Tutta la situazione sembra essere un gigantesco paradosso.
Torniamo nell’acqua alta al di là del reef perché almeno qui la visibilità è maggiore e le onde non sono alte. Siamo stanchissimi ma è la soluzione migliore poiché, riflettendo in maniera lucida, siamo più al sicuro qua finché passi il temporale, che in genere non dura più di mezzora. Capisco però anche il panico di Stefania che insiste per uscire vedendosi attorno il diluvio universale, e così prendiamo la decisione di andare avanti per raggiungere il passaggio oltre il porto. Con enorme dispendio di energie, dato che siamo controcorrente e io persino senza pinne, riusciamo dopo venti minuti circa a percorrere un tragitto che avremmo fatto normalmente in un paio di minuti e raggiungiamo l’imbocco del piccolo porticciolo di Bandos.
A questo punto c’è anche il pericolo delle barche. Neanche il più imprudente dei nuotatori si sognerebbe mai di attraversare l’entrata di un porto! Ci guardiamo bene intorno e per fortuna non paiono esserci imbarcazioni in movimento. Attraversiamo così per un tratto l’imbocco e vengo colto da un naturale lampo di genio: viste le onde oltre il molo, che rendono di sicuro un’impresa rischiosa l’uscita in presenza del passaggio con visibilità nulla, convinco Ste ad uscire dal porto stesso, dove l’acqua ovviamente è calma come quella di una piscina. Nuotiamo così qualche metro ed ecco la nostra salvezza: protetti dai moli percorriamo tutta la lunghezza del porto fino al nostro amato ponticello in legno, dove la sera veniamo ad osservare i pesci. Siamo sfiniti ma salvi. L’acqua del porto poi è incredibilmente pulita e trasparente, non certo come si usa immaginarla nei nostri.
Rimaniamo allibiti dal fatto che due ragazzi del personale di Bandos, che hanno visto affacciati al pontile il rocambolesco arrivo, osino affermare che nel porto non si possa fare snorkelling perché pericoloso. Il troppo relax deve averli rincitrulliti: non si vede in che condizioni siamo? E che fuori c’è una tempesta e stiamo uscendo in assoluta emergenza? Non si degnano neanche di aiutarci e sono costretto a spingere Stefania dal basso per salire sugli alti gradini in legno della passerella con uno sforzo immane. Sdegnati da questo atteggiamento remissivo, rientriamo in stanza distrutti da questa pericolosa esperienza, sicuramente da non dimenticare.
Ancora rintontiti, andiamo al Gallery Restaurant a pranzare, passando proprio di fronte al punto dove mezzora fa stavamo annaspando nel mare in tempesta. Adesso è già molto più calmo e sta uscendo un po’ di sole: incredibile! I nostri compagni attendono un po’ preoccupati, non avendoci visto rientrare in spiaggia. Raccontiamo così la disavventura lasciandoli a bocca aperta! La nostra bravura è stata quella di non aver fatto prevalere il panico e la fortuna ha dato una mano. D’ora in poi rifletteremo bene prima di percorrere lunghi tragitti senza essere sicuri che il tempo sia stabile!
Verso le 15:00 andiamo nella stanza di Ambrogio e Gabriella a fare un po’ di “salotto”, visto che il cielo è di nuovo coperto. Poi andiamo ad acquistare nel negozio di souvenir qualche portachiavi di legno a forma di pesce ed una collana, e spediamo un email nel vicino Internet Point. Infine riposiamo in camera stanchi e assonnati.
Verso le 18:00 usciamo nuovamente con l’ombrello per una passeggiata, incontrando al diving i nostri compagni. Gabriella si offre gentilmente per fare a me e Ste delle riprese: finalmente insieme almeno una volta nei ricordi! Si adopera proprio come una regista e ne esce un filmino stupendo! Durante il solito periplo di Bandos, sostiamo incuriositi in spiaggia ad osservare dei paguri e dei granchi buffissimi che scorrazzano da un buco all’altro. Poi camminiamo sopra il molo di pietre scoprendone altri tra gli scogli veramente grossi!
Per concludere la giornata, beviamo un coktail al Sand Bar e mettiamo a dura prova il buffet della cena: oggi abbiamo molte energie da recuperare!
04/11/2003 – La ferita del pesce chirurgo. Kuda Bandos.
Ambrogio mi chiama al telefono della camera, spaccato come un orologio svizzero, per quella che ormai è diventata la nostra “missione”. Stefania, vista la brutta esperienza di ieri, preferisce rimanere a dormire. Ma io non posso sottrarmi dal vedere i miei amati pesci tropicali. Esco e raggiungo Ambrogio al pontile a fianco al porto, dove saremmo dovuti uscire ieri se non fosse arrivata la tempesta. Dobbiamo rifare esattamente lo stesso percorso all’inverso ed arrivare fino al diving. Devo dire la verità: è una sensazione stranissima trovarsi nello stesso punto in cui ieri, in qualche modo, ho rischiato grosso. Mi guardo intorno e non riconosco niente di ciò che vedevo: è una splendida giornata, il mare è piatto, Kuda Bandos è di fronte a noi con dei colori meravigliosi e del diluvio universale di ieri non vi è alcuna traccia!
Appena superata la barriera, mi cimento ad osservare con attenzione il fondo e noto come uno scoglio muoversi a diversi metri di profondità. Occorre qualche secondo per mettere a fuoco e riconoscere quella magnifica tartaruga marina che adesso sale in superficie. Chiamo subito Ambrogio e rimaniamo intorno a lei per diverso tempo: è la seconda che vediamo, assolutamente stupenda!
Più avanti attraversiamo degli branchi infiniti di migliaia di banner fish: buttarsi in mezzo a nuotare è indimenticabile! Vediamo anche qualche squalo e qualche pesce pipistrello, nonché numerosi pesci pappagallo dalla bellissima livrea blu-verde, che beccano il corallo sul fondo con quel caratteristico suono che i primi giorni non riconoscevo.
Ad un certo punto, durante un’incursione in un branco di banner fish, sento un colpo sotto il piede destro, come se avessi urtato violentemente contro una roccia. Sono senza pinne e quindi mi guardo intorno preoccupato di non aver toccato del corallo, ma non può essere: sono nell’acqua altissima! Un altro urto doloroso mi fa ritrarre bruscamente il piede e circondato da centinaia di pesci non ne capisco la provenienza. Esco dal branco e mi vedo un bestio dalla brutta faccia, di circa mezzo metro, che dal fondo si dirige velocemente verso di me puntando dritto ai miei piedi!!! Li scuoto ancora una volta e lui devia bruscamente, all’ultimo momento, scansandosi. Poi parlo con Ambrogio che ha visto tutta la scena e conferma che è stato proprio lui a venirmi addosso. Si mette anche un a ridere visto che in effetti la situazione appare quasi una barzelletta! Mi guardo attorno e vedo il pesce che continua a seguirmi sul fondo e diverse volte, forse una decina, sale all’improvviso puntandomi per poi scansarsi al mio gesticolare. Ad un certo punto lo minaccio persino con la macchina fotografica, tra le risate incredule di Ambrogio. E’ una situazione comica ma allo stesso tempo irritante: non ho fatto niente a questo pesce e non capisco perché se la prende con i miei piedi! Mi guardo sotto e vedo due lunghi tagli sotto la pianta, deducendone che quei colpi che ho sentito probabilmente erano i morsi di quel disgraziato essere. Osservo un subacqueo che mi supera, anche lui senza pinne, e il pesce si accanisce anche contro i suoi piedi: allora è un vizio!!!
Usciamo al diving scherzando e ridendo con Ambrogio di questa che sicuramente diventerà la cosa più divertente da raccontare in giro agli amici. Presto però mi accorgo che i due tagli diventano una cosa molto più seria di quel che sembrava. Intanto sono fastidiosissimi poiché, attraversando di lungo la pianta del piede fino all’alluce, ad ogni passo che metto in terra sono dolori, sotto il peso del corpo! Poi sanguinano anche, per cui, pensando al morso di un pesce che di cui ignoro la specie, ritengo necessario e doveroso farli vedere da un medico.
Me lo confermano anche i miei compagni a colazione, mentre con Ambrogio raccontiamo vivacemente la comica scena durante lo snorkelling. Alle 10:00 in punto, orario di apertura del centro medico, mi avvicino con Stefania e Patrizia, la quale ha riportato in questi giorni delle bolle allergiche sul ginocchio appoggiandosi al corallo. Mi riceve una dottoressa gentile che fa accomodare sul lettino. Le spiego l’attacco del pesce ma lei pare incredula: non possono essere morsi perché sono tagli di netto. Mi chiede diverse volte se sono passato sul corallo ma continuo a ripeterle di essere sicuro che si trattasse di un pesce e che ero sull’acqua alta. Comunque mi medica con un disinfettante molto forte e fascia la ferita. Niente bagno di sicuro per oggi, forse domani si potrà tentare.
Poi mostra un poster con le varie tipologie di pesci e mi indica il “chirurgo”, chiedendo se è quello che ho visto. Già, è proprio lui!!! Mi spiega dunque che non sono morsi, ma la sua spina dorsale, particolarmente tagliente, che usa come arma di difesa o attacco: non a caso, si chiama per l’appunto pesce chirurgo! Non si finisce mai di imparare. E questa lezione costa cara: 40 dollari sul conto, di cui 25 per la visita e 15 di medicazione! Per fortuna a Patrizia dice solo di usare una pomata senza visitarla, altrimenti sarebbero dolori anche per lei!
Raggiungiamo in spiaggia gli altri raccontando tutto. Sono un po’ contrariato perché a parte la cifra spesa, non posso fare più bagni e cammino dolorosamente zoppicando, proprio oggi che finalmente è una bella giornata di sole. Ne approfitto comunque per fare foto e riprese alle ragazze che si godono lo sdraio in acqua chiacchierando.
Per il pomeriggio io e Ste abbiamo prenotato la gita a Kuda Bandos. Anche stavolta però non ci ha seguito nessuno dei compagni Azemar. Alle 15:00 raggiungiamo il pontile, dove un Dhoni carica qualche turista e parte alla volta della piccola isola disabitata di fronte. Il tragitto dura appena un quarto d’ora ed è piacevolissimo. L’attracco al molo poi è spettacolare, con dei colori del mare e della spiaggia stupefacenti, ancora più belli di Bandos! Sembra davvero di scendere in paradiso: un’isola tropicale disabitata tutta per noi, circondata da una sabbia fine bianco-accecante e da un azzurro strepitoso e cristallino che la circonda.
Scattiamo qualche foto nella roccia che dà il benvenuto ai turisti, sotto alte e magnifiche palme, e dopo una breve passeggiata per la spiaggia sdraiamo a prendere il sole. E’ tutto assolutamente meraviglioso e perfetto, non c’è molto altro da aggiungere. Il cielo azzurro e la luce solare regalano finalmente quei colori che in questi giorni non siamo riusciti a vedere. Il mare è una tavola e Stefania ne approfitta per fare subito una nuotata, purtroppo da sola: mi piange il cuore dovermi accontentare di riprenderla mentre io sono immobilizzato con il piede fasciato! Tutta la situazione (a parte l’infortunio) ricorda vivamente il giorno in cui in Tailandia, esattamente un anno fa, siamo andati nell’isola deserta di Koh Phoda: anche là sabbia bianchissima, pace divina, tante palme e mare piatto, anche se non così cristallino come questo delle Maldive, bisogna ammetterlo.
Faccio conoscenza con una ragazza italiana, che chiede di scattarle una foto col suo ragazzo greco. Si sono sposati e sono in viaggio di nozze. Alloggiano a Paradise Island e anche loro si trovano benissimo. Appena sento il prezzo che hanno pagato per una settimana in mezza pensione mi vengono i brividi: praticamente quanto noi, per lo stesso pacchetto di due settimane Sri Lanka- Maldive in pensione completa!!! Me ne guardo bene ovviamente dal dirlo per non rovinarle il viaggio di nozze…
Dopo un po’ di relax al sole passeggiamo, attraversando in lungo e largo l’isola. E’ effettivamente molto più piccola di Bandos. Ci sono alte palme ovunque e diverse costruzioni usate per le feste e i banchetti che organizzano da diversi resort nelle isole vicine, a partire dal nostro che propone pesca e cena sul posto. La parte nord di Kuda Bandos, da cui si vede perfettamente Bandos, risulta essere meno attraente comunque di quella meridionale, dove la spiaggia è migliore e più grande.
Pare non esserci nessuno: gli altri turisti sono andati via prima, e giriamo per questo bellissimo paradiso del tutto indisturbati! Il sole inizia a calare velocemente, e dopo aver preso gli ultimi raggi abbronzanti prima dell’arrivo dell’ombra delle alte palme, torniamo al molo ad aspettare il

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