Normandia e Bretagna: 7 giorni tra corsari, pescatori e pirati

Eccoci, è arrivato il 9 agosto tanto sospirato. Con un po’ di affanno per la chiusura dell’autostrada tra Milano e Bergamo (e noi che ci eravamo preoccupati solo per il tratto Torino-Milano), parcheggiamo al parking Park to Fly, vicino allo scalo di Orio al Serio (38,5 € per 8 giorni di parcheggio) e arriviamo al terminal in tempo per il check-in. Il volo della Ryan Air è in orario perfetto e alle 8.00 si atterra a Parigi…beh, si, insomma Beauvais, 80 km da Parigi e a una settantina da Rouen, la nostra prima tappa.
Ci dirigiamo subito all’ufficio della Hertz per ritirare la Opel Corsa che avevamo prenotato sul sito Ryan Air e sorpresa la Corsa si tramuta in una comoda e spaziosa Opel Meriva 1.7. L’auto non si rivelerà troppo economica dal punto di vista dei consumi, ma in ogni caso in Francia il diesel costa ancora decisamente meno che da noi, basta cercare un po’, in particolare nei pressi dei centri commerciali e senza troppa difficoltà si trovano distributori con diesel a 1,08 € al litro.

Dopo circa un’ora di percorso nella campagna della Normandia, arriviamo a Rouen, visitiamo il centro in una mattinata con un tempo variabile e un po’ di scrosci di pioggia intermittenti. La città è stata pesantemente bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale e i segni si vedono sulla bella cattedrale ancora oggi non completamente ristrutturata. Molto carina la piazza del Vieux Marchè, dove si trova la Chiesa di Santa Giovanna d’Arco, una chiesa dall’architettura molto particolare, costruita sul luogo del martirio della Pulzella d’Orleans, e la porta dell’Orologio, parzialmente in ristrutturazione, così come il Palazzo di Giustizia in stile gotico che dobbiamo vedere per dovere professionale.

Dopo pranzo decidiamo di dirigerci verso la costa nord, a Dieppe , una cittadina sulla costa atlantica da cui parte la cosiddetta costa di Alabastro, che deve il suo nome alle bianche scogliere che partono da qui per arrivare ad Etretat. Dieppe è non è certamente la più bella cittadina che vedremo ma è graziosa in particolare intorno al porto, il castello sulla scogliera che domina la città e una bella via pedonale su cui si affacciano le colorate case a graticcio. Il cielo è plumbeo, arriviamo alla lunga spiaggia di ciottoli, qualcuno nonostante la pioggerellina, il vento e la temperatura non proprio piacevoli fa il bagno scendendo la ripida riva. La marea si sta lentamente ritirando, ma io ancora non mi rendo conto della portata di questo fenomeno in queste zone. Con la macchina iniziamo a percorrere le stradine panoramiche che uniscono Dieppe e Fecamp, la cittadina in cui dormiremo stanotte. I paesaggi sono molto belli, un alternarsi di scogliere bianche e campagna verdissima, costellata di piccoli per non dire minuscoli paesini curatissimi e abbelliti con tantissimi fiori colorati. Di tanto in tanto la scogliera si abbassa, lasciando spazi a piccoli villaggi di mare. E’ pomeriggio inoltrato, finalmente il cielo si apre e il sole si fa largo per illuminare le spiagge che si stanno allungando con il ritirarsi della marea. La spiaggia si popola di bagnanti coraggiosi, aquiloni e kitesurf. Lungo la strada si iniziano a vedere le coltivazioni di ostriche. Arriviamo a Fecamp, una graziosa cittadina di pescatori, con due interessanti monumenti medievali. La sera decidiamo di iniziare ad assaggiare il famoso pesce della Normandia e andiamo a cena al ristorante Le Mareè, un bel locale lungo il porto di Fecamp, che serve pesce direttamente dalla grande pescheria della stessa proprietà. La cena è davvero ottima e il prezzo non eccessivo (anche se ovviamente si poteva spendere molto di più ordinando alla carta rispetto ai menu fissi con ampia scelta proposti). Questa notte ci fermiamo all’ETAP hotel (hotel appartenente alla catena Accor). Si tratta di hotel piuttosto semplici, con bagno in stanza che ci permettono di spendere poco e concedono un certo grado di libertà, dal momento che si può disdire entro le 19 del giorno stesso ed arrivare in qualunche ora del giorno e della notte inserendo la carta di credito e il numero di prenotazione nella macchina automatica che fornisce il codice segreto per entrare in hotel e in stanza. La Normandia e la Bretagna sono piuttosto affollate in estate per questo motivo abbiamo deciso di prenotare in anticipo dall’Italia (un mese prima circa), trovando comunque qualche difficoltà (in particolare da St. Malò in avanti) per non perdere tempo in loco e poter scegliere la sistemazione adatta al nostro budget.

La mattina successiva si riparte sempre lungo la costa di Alabastro, che continua a offrirci assaggi di una natura rigogliosa, campi di grano gialli che contrastano con il blu del mare e il verde intenso dei prati sulle scogliere calcaree. Arriviamo ad Etretat , un piccolo paese molto carino, che deve la sua fama alle bellissime falesie che la circondano. Il paese è affollato, è anche giorno di mercato. Girando le vie sembra di poter ancora vedere corsari e pirati entrare nei locali. Iniziamo la nostra passeggiata in cima alle falesie che si affacciano sul Canale della Manica, incredibili per la loro altezza e degli archi [albumimgc]5836[/albumimgc].
Si sta rannuvolando e decidiamo di rinunciare al pranzo in spiaggia per delle buone crepes in uno dei locali lungo il piccolo lungomare di Etretat. Qui decido che la mia avventura con il cidro è finita, dato che a me sembra di bere aceto di mele.

Proseguiamo il nostro percorso verso la zona del Calvados, oltrepassando Le Havre, il secondo porto della Francia e superando la foce della Senna con il nuovo e avvenearistico Ponte di Normandia (pedaggio 5€).

Arriviamo nella carinissima cittadina di Honfleur, La città è raccolta lungo il porto, il Vieux Bassin [albumimgr]5839[/albumimgr]su cui si affacciano le vecchie case in legno del XVII secolo. Lungo le banchine del porto è un susseguirsi di piccoli ristoranti ciascuno con la propria personalità. Saliamo verso la Chiesa di St Catherine, lungo una strada piena di belle gallerie d’arte. La chiesa evidenzia la natura marinara di questo paese. Infatti, fu costruita interamente in legno con la tecnica costruttiva dei cantieri navali (le volte sono esattamente delle barche rovesciate) per sfruttare la manovalanza del luogo e risparmiare pietre da usare per la costruzione delle fortificazioni. Il campanile, anch’esso in legno, è separato dal corpo centrale per non appesantire la struttura e per evitare il rischio di incendio dell’intera chiesa nel caso un fulmine l’avesse colpito.

Ripartiamo, il programma prevede di proseguire lungo la Cote Fleurie per Deauville e Trouville, due cittadine gemelle anche se dall’identità diversa. Le due cittadine sono separate solo dal fiume Touques. Si tratta di due paesi carini dall’ampio lungomare su spiagge finalmente di sabbia finissima. Deauville, nella quale si svolge l’American Film Festival in settembre, ha l’anima più chic e snob con i suoi stabilimenti balneari curati, le belle case affacciate sulla promenade, e le tranquille vie residenziali, i negozi di alta moda, l’ippodromo e i club di polo .Trouville è invece una località più normale con i suoi ristoranti e il grande casino. Entrambe curatissime e molto fiorite. Andiamo a vedere la spiaggia di Deauville, la giornata è ormai tersa, tira un vento forte e nonostante siano le 19.30 il sole è ancora alto. La spiaggia è davvero enorme resa ancora più grande dalla bassa marea che si è ritirata ad almeno 200 metri dalla riva. Gli ombrelloni colorati, [albumimgl]5838[/albumimgl]chiusi da asciugamani per evitare che vengano strappati dal vento, sono l’unica testimonianza della vita da spiaggia. Nonostante l’ora e il vento, la spiaggia è vivace, chi va al galoppo tra i flutti del mare, chi corre con il proprio cane, chi passeggia, chi pratica il windsurf. Non resistiamo e camminando sulla sabbia umida e possiamo finalmente vedere questo mare tumultuoso da vicino, tenendo bene a mente invece che la marea sta salendo. Non ci resta che indietreggiare, e guadare alcuni punti che si sono già coperti al salire della marea. Sono ormai le 20.30 passate nonostante il lento imbrunire. Decidiamo di andare a cena a Trouville, più a portata delle nostre finanze. Parcheggiamo lungo il canale a secco (l’effetto della marea si sente fino a qui: dopo solo un paio di ore il livello dell’acqua sarà salito quasi fino all’argine, ovvero di almeno 2 metri!!), dopo aver dato un’occhiata ai menu esposti nei vari ristoranti ci incamminiamo in una via laterale Rue des Bains e ci facciamo attirare dal ristorante Le Cap Horn, un ristorante dall’arredamento dall’aspetto nuovo in stile marinaro con fari, stelle marine e reti da pesca curato e dal menù economico. Per 20 € circa mangeremo dell’ottimo pesce, fresco e ben cucinato, e questo rimarrà uno dei migliori posti per rapporto qualità/prezzo della vacanza.
Dopo cena ci trasferiamo a Caen, dove dormiremo all’Etap Hotel Memorial. Direi che l’hotel è in linea con lo standard del precedente, anche se la posizione lo fa sembrare un po’ più squallido.
Il terzo giorno è dedicato alla vista di Bayeux e dei siti degli sbarchi della Seconda guerra Mondiale. Bayeux è una cittadina medioevale molto carina, miracolosamente scampata ai massicci bombardamenti dello sbarco in Normandia, ed ha mantenuto la sua Cattedrale, caratterizzata da stili architettonici diversi. Il museo più conosciuto di Bayeux è quello della Tapisserie, un sorprendente arazzo ricamato della lunghezza di 70 metri che racconta come in una pellicola cinematografica la storia della conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore.
Visitiamo poi il Memorial di Bayeux, che ci introduce al tema dello Sbarco in Normandia, dandoci un’idea, degli schieramenti, delle zone coinvolte, delle principali battaglie e anche delle proporzioni dei bombardamenti, del dispiego di armi e mezzi anche solo di sostegno alle truppe. Nel vicino cimitero militare britannico sono sepolti circa 4000 soldati caduti durante lo sbarco. Oltrepassiamo il piccolo cancello e passeggiamo direttamente sull’erba verde, soffice, curatissima che fa da tappeto per le piccole lapidi, bianche, a prima vista tutte uguali, ma ad un occhio più attento diverse a seconda del reggimento e delle forze armate di appartenenza. Non abbiamo il coraggio di fotografare ma è un’immagine che rimarrà nei nostri ricordi.

Passiamo il pomeriggio sulle spiagge degli sbarchi, partiamo da Omaha beach [albumimgl]6338[/albumimgl] e risaliamo verso Utah Beach, Juno, Sword e Gold Beach, teatro ciascuna degli sbarchi americani, inglesi e canadesi. Sulle spiagge non restano segni visibili dello sbarco (un fronte di 100km) se non i musei e i memorial, come quello americano ad Omaha o la Croce di Lorena, simbolo della Francia libera che indica il luogo in cui sbarcò De Gaulle. Ad Arromanches invece sono ancora ben visibili i resti del porto artificiale costruito nei giorni successivi al D-Day per facilitare le operazioni di sbarco. Molto toccante è Pointe du Hoc, un promontorio dove i segni dei bombardamenti sono ancora ben visibili. I rangers, scalando le scogliere alte cento metri sotto il fuoco nemico, riuscirono a sconfiggere i tedeschi e prendere possesso dei loro bunker (ancora visibili e vistabili) pur dovendo rimanere asserragliati nei bunker conquistati per 2 giorni in attesa dei rinforzi, così come ancora visibili sono quelli distrutti dal fuoco degli Alleati.
Non riusciamo a vistare il famoso cimitero militare americano, che chiudeva alle 17, ma deviamo per quello tedesco a Le Cambes, caratterizzato da piccole croci in pietra nera.
Ceniamo in un ristorante della catena Counterpaille della Accor nelle vicinanze dell’Etap a Caen, che serve ottime carni alla griglia a prezzi contenuti e offre anche lo sconto del 15% per i clienti Etap.

La mattina successiva partiamo per Mont-St Michel, una delle meraviglie di questo viaggio. [albumimgr]6269[/albumimgr]Arriviamo quando la marea si è appena ritirata dai parcheggi vicino all’abbazia. E’ il luogo più affollato che incontreremo e le piccole vie, piene di ristoranti e negozi di souvenir che portano all’abbazia sono stracolme di gente . In effetti mi sento di consigliare di pernottare direttamente tra le mura di Mont-St Michel per godersela quando i turisti dei gruppi hanno lasciato l’isola e per potere ammirare lo spettacolo della marea che sale.
Percorriamo il perimetro dell’abbazia sulla spiaggia che si è formata con il ritiro dell’acqua senza allontanarci troppo, timorosi per la presenza di sabbie mobili. Finiamo la visita verso le 15.30 e aspettare la marea alle 19 è davvero troppo tempo, per cui a malincuore partiamo alla volta di St. Malo.
Decidiamo di seguire la strada costiera verso Cancale, che corre lungo le spiagge e gli allevamenti di ostriche, tipiche di quest’area. Arriviamo fino a Pointe du Groin , dove assaggiamo per la prima volta i paesaggi selvaggi della Bretagna, fatta di coste alte, sferzate dal vento. Qui il mare da un lato protetto dal vento, è calmo di un bel verde, con molte baie che si affacciano direttamente sulle spiagge persino tiepide, punteggiate di tantissime barche e sulle rocce attorniate da vegetazione bassa che potrebbe essere tipica della nostra Sardegna. Dall’altra invece il mare è mosso spinto dal vento. Un piccolo faro si vede su un isolotto in lontananza.
Proseguiamo verso St. Malo, di cui il nostro programma prevedrebbe la visita per questa sera, ma sono già quasi le 19 e noi dobbiamo raggiungere Dinan per la notte dove abbiamo prenotato la nostra prima chambre d’hote presso due signori inglesi che gestiscono il B&B Fleur de Lys , a 5 minuti a piedi dal centro medievale di Dinan. (Costo per stanza 50 € con colazione). In realtà, devo ammettere di aver preso una cantonata con le distanze, per cui non consiglio di andare a dormire a Dinan se non si ha a disposizione un po’ di tempo da dedicare all’area perché si tratta di circa 30 km nell’entroterra da Dinard e St. Malo per cui richiede comunque un po’ di tempo per muoversi. Infatti, una volta trovata la nostra casa, si sono fatte le 20 e decidiamo di non tornare più verso la costa. I padroni di casa sono due simpatici e disponibilissimi signori inglesi che si sono trasferiti in Francia da qualche anno con cui ci intratteniamo a chiacchierare un po’. La nostra camera è molto graziosa, ben arredata, a disposizione alcune riviste e il bollitore per il te. Rimaniamo perciò a Dinan per la cena e complici le giornate più lunghe rispetto all’Italia riusciamo a scoprire un po’ questa deliziosa città medievale, che vale davvero la pena di vedere, con le sue piccole vie lastricate e le case di pietra a graticcio, la vecchia torre dell’orologio e i bastioni. Cerchiamo un posto dove cenare, la scelta è ampia, ma vogliamo orientarci verso delle crepe, per cui tentiamo la Creperie Anha, che è consigliata da moltissime guide e riviste di viaggio. Il locale non è molto grande e avendo prenotato non c’è posto fino alle 22.30…(considerando che il paese conta 11,000 anime, molto peggio che in pizzeria in centro a Torino il sabato!). Decidiamo per un’altra creperie nella stessa via. Ottima e a prezzi contenuti. Dopo cena, percorriamo la famosa Rue du Jerzual [albumimgl]5844[/albumimgl]
che porta alla parte di Dinan sulla Rance dove si trova il porticciolo fluviale. Su questa via ripidissima si affacciano numerose botteghe, ristorantini e qualche locale. Ormai è buio, c’è poca gente in giro e l’atmosfera è tale che ci aspettiamo da un minuto all’altro di vedere arrivare i cavalieri neri di Tolkien alla ricerca della Compagnia dell’Anello.

La mattina successiva facciamo colazione e ci intratteniamo con altri ospiti inglesi e si fa tardi. Arriviamo a St. Malo verso le 11 e troviamo a sorpresa un cartello vicino al lungo mare che ci indica “Chausseè inondeè”, carreggiata allagata… che può essere successo? Lo scopriamo presto. C’è una mareggiata che in concomitanza con la marea ha portato le onde fino alla strada. Ora però la marea si sta ritirando e dopo neanche un’ora diventano visibili gli scogli che uniscono la riva con l’isolotto su cui è stato costruito il forte nazionale. Facciamo il giro della città intra muros con le case di granito, ricostruite quasi totalmente dopo la distruzione della Seconda Guerra Mondiale, percorriamo le mura dei bastioni che ci permettono di vedere tutta la baia, le spiagge e le sue isole che man mano si scoprono e diventano accessibili a piedi. Ci sono ovunque sulla spiaggia avvisi per ricordare che la marea rientra molto velocemente e quindi è importante non avventurarsi sulle isole se la marea sta per alzarsi perché si rischia di essere risucchiati.
Oltrepassiamo la baia alla foce della Rance che è puntellata di centinaia di barche a vela e la costa è coperta di una bellissima vegetazione e superiamo la cittadina di Dinard.
Percorriamo la bella cote d’Emeraulde, dove la marea si è ritirata lasciando un mare di colori caraibici e lunghe spiagge di sabbia fine, dove la gente sta raccogliendo direttamente i molluschi rimasti sulla spiaggia e i kite surfer si divertono in mare aperto. Proseguiamo verso Cap Frehel, [albumimgr]5847[/albumimgr]
una punta su una scogliera alta dominata da un faro. La zona è molto affollata, ma il panorama è meraviglioso sia per la scogliera che per l’enorme tappeto di brughiera bassa e colorata che copre la costa, con eriche viola e rosa, mischiate a mille fiori gialli. Alle spalle invece boschi di pini marittimi. Come ho già scritto se la temperatura non fosse attorno ai 20 gradi direi che siamo nel nostro bel Mediterraneo.
Proseguiamo per un tratto in autostrada e cediamo al fascino di un Mc Donald (sono le 17 e ancora nulla nello stomaco), percorriamo la costa Groelo, imbarco per le Isole de Brehat, e infine arriviamo a Lannion, su cui abbiamo fatto cadere la nostra scelta per trascorrere la notte dal momento che a Perros Guirec e Ploumanach che erano le nostre vere mete, non siamo riusciti a trovare una sistemazione. Perros pare essere un paese molto apprezzato dai francesi, ritenuta anche un po’ snob, ma a dire la verità al di là delle baie che sono molto belle lo troviamo un po’ sopravalutato. A Lannion, ad una decina di km da Perros Guirec, dormiamo nella Chambre d’Hote Val Fleuri, una casa molto graziosa in cui ci viene data una stanza carina, grande a disposizione con bagno privato ( 48€ a stanza, colazione inclusa) che ci viene servita nella veranda che si affaccia sul giardino della casa, di cui i due padroni di casa vanno molto orgogliosi.

La mattina successiva ci dedichiamo alla zona di Ploumanach’ e alla costa di Granito Rosa. Qui i percorsi a piedi che si possono fare (per la verità in tutta la Bretagna) sono davvero molti anche a seconda delle esigenze di tempo. Arriviamo a St Guirec, un
piccolo borgo sulla spiaggia e da lì iniziamo la nostra camminata verso il faro di Plumanach’ [albumimgr]5848[/albumimgr]. Il paesaggio è sorprendente con gli enormi massi di granito rosa, che ricordano le Seycelles, bagnati da uno splendido mare blu e turchese. Il clima oggi è un po’ più tiepido e riusciamo anche a stare in maniche corte. Arriviamo al piccolo faro di granito, e poi continuiamo sulla costa anche qui con una bellissima vegetazione colorata, frutto di un’operazione di rimboschimento tramite percorsi obbligati per evitare che i visitatori calpestino la vegetazione, che in questo modo riesce a ricrescere.
Rientriamo verso il paese, dove nel frattempo la spiaggia si è riempita di bagnanti (loro in costume e noi con il maglioncino…mah!). Ci godiamo anche noi un po’di sole pranzando sulla spiaggia.

Arriviamo nel pomeriggio a Roscoff , una cittadina bretone davvero molto caratteristica con il suo faro sul lungo mare dietro il porto e la cattedrale con campanile in stile gotico bretone che ne caratterizza il profilo. La cittadina è molto ben tenuta con il mercato e le stradine piene di negozi tipici. Ci incamminiamo lungo il pontile lungo almeno 200 metri che consente ai battelli per l’Ile de Batz di ormeggiare nonostante la bassa marea (proprio come ora) e vediamo le alghe tipiche di queste zone utilizzate per la talassoterapia. Rientrando al porto, i pescatori stanno aprendo le bancarelle di pesce e molluschi freschissimi, appena portati dal mare.

Ma è tardi e noi dobbiamo arrivare ancora a Le Conquet , il piccolo paese di pescatori nelle vicinanze di Brest da cui domani ci imbarcheremo per l’Ile D’Ouessant. Dopo circa un’ora e mezza arriviamo a destinazione. Qui c’è la mia seconda pecca come organizzatrice…mi manca la mappa per arrivare alla Chambre d’Hote. Non ci resta che telefonare ai padroni di casa che ci vengono a recuperare.
Arriviamo alla meravigliosa Maison des Dunes , arredata con grandissima cura nella zona della spiaggia des Blanc Sablons, con vista mare e una bellissima spiaggia a 10 minuti (in costruzione la piscina interna :D) per 65 € a stanza con colazione. Ci è stata assegnata la coloratissima camera Marjorie dotata anche di doccia idromassaggio. La casa è davvero arredata con grandissima cura e gusto ed è stata decorata e studiata dai proprietari stessi. Andiamo a cenare al ristorante Le Relais Du Vieux Port consigliato anche sulla LP, spendiamo circa 30 € a testa e ceniamo come sempre in questo viaggio bene a base di pesce.
Torniamo a casa a goderci la nostra splendida stanza anche perché domani mattina dobbiamo andare a prendere i biglietti della compagni Penn AR Bed per raggiungere l’inospitale e isolata Ile d’Ouessant, l’isola che indica l’ingresso nel Canale della Manica. D’estate ci sono 3 corse la mattina. Il costo del traghetto è di A/R 30€, ma la padrona di casa ci offre un buono sconto e paghiamo 25€, la tratta dura circa un’ora e mezza e all’andata ci godiamo il sole tiepido sul ponte della barca.
L’isola è tristemente nota per i numerosi naufragi di cui sono state testimoni le sue coste per i fondali molto frastagliati e per le tempeste. Arrivati a Port Stiff, prendiamo la navetta (7€ A/R a testa) per Lampioul, la cittadina principale (e anche unica) di quest’isola da 900 abitanti che dista 4 km dal porto. Qui facciamo rifornimento per il pranzo, noleggiamo una bici per girare l’isola e raggiungere i numerosi fari. Per la verità ci noleggiano delle bici un po’ vecchie a 7€ a testa per mezza giornata. Arriviamo al faro Creac’h, il faro che ha la portata luminosa maggiore al mondo, perlustriamo la zona, sulle scogliere che scendono a picco sul mare.[albumimgr]5850[/albumimgr].
Su queste isole pare si possano avvistare foche e pulcinelle di mare, ma non siamo fortunati.
Siamo partiti con una splendida giornata a Le Conquet e qui all’isola invece è nuvoloso e ora inizia anche piovigginare. Visitiamo il museo del faro, che si può visitare in mezz’ora circa (4,5€) che racconta i naufragi sulle coste dell’isola e i segreti della costruzione dei fari.
Proseguiamo il nostro giro per arrivare al faro Nividic costruito in mezzo al mare dove un tempo il guardiano del faro arrivava attraverso una piccola teleferica. Il paesaggio di piccole casette chiare con le imposte colorate contrasta con i prati e la brughiera e il cielo plumbeo. Dopo un pranzo veloce in cerca di qualche rarità faunistica o ornitologica, rientriamo a Lampioul sia perché si sta facendo tardi, alle 15.45 dobbiamo prendere la navetta per arrivare a Port Stiff e sono le 14.00, e una delle bici si è rotta. Abbiamo ancora un’oretta per passeggiare per l’isola e scoprire nuovi angoli del paese e poi ci imbarchiamo. Sarà il vento, la pioggerellina, il freddo e la bicicletta ma appena ci imbarchiamo (stavolta sotto coperta), ci addormentiamo istantaneamente sulle comode poltrone del traghetto cullati dalle onde.
Sbarcati, decidiamo di andare fino a Point St. Mathieu, un promontorio a pochi chilometri da Le Conquet su cui si trovano le rovine di un’abbazia benedettina e un faro.
A cena andiamo velocemente in una creperie (Les Bucaniers) nel centro del paese, non male, ma ne abbiamo mangiate di migliori.

L’ultimo giorno ce la prendiamo comoda, il volo da Beauvais è alle 22.30. Facciamo le valigie, e passiamo ancora una volta in paese per gli ultimi acquisti. Si parte a mezzogiorno.
Ripercorriamo la Bretagna in autostrada sotto una pioggia battente che non ci lascerà fino all’altezza di Caen. Decidiamo di pranzare a Dinan, che ci era piaciuta tanto e cui avevamo dedicato poco tempo. La tentazione di tornare a dare un’occhiata anche a Mont St Michel è forte ma si sta facendo tardi e tiriamo dritto. Arriviamo a Beauvais attorno alle 21 giusto in tempo per riconsegnare la nostra Meriva e fare il check in. Sono sicura che torneremo, i luoghi ci hanno affascinato moltissimo e meritano di essere vistati e vissuti anche con più calma. Ne terremo conto per la nostra prossima volta!

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