Spagna del nord – Seguendo le orme dei pellegrini

Spagna del nord – “Seguendo le orme dei pellegrini..”

Un viaggio lunghissssimo (alla fine saranno 5650 i km percorsi in 17gg ) rispetto alle mie solite percorrenze vacanziere.
Purtroppo per arrivare all’inizio effettivo del viaggio devo “pagare “ i due giorni di trasferimento lungo la Francia del sud, infatti la prima tappa “vera” è Saint Jean Pied de Port, ai piedi dei Pirenei francesi ma ad un manciata di km dal confine spagnolo.
Saint Jean è forse il principale punto di partenza per gli ultimi 900 km circa del Camino di Santiago.
Il borgo antico è arroccato sulla collina, caratteristico, con un via centrale abbastanza ripida che porta su fino alla rocca che risveglia i muscoli delle gambe dal sonno profondo in cui erano caduti durante il lungo trasferimento da Arles a qui. La maggior parte delle minuscole case che si affacciano sulla via centrale sono in pietra ed i cartelli che espongono hanno un comune denominatore:”camere per pellegrini”. Alloggiamo in una chambre appena fuori dal paese, sulla strada che porta al confine spagnolo, una piccola fattoria in una zona isolata molto tranquilla. Camera semplice ma “calda”, con pavimento in travi di legno molto antico, con il classico bellissimo scricchiolio che ad ogni passo destavamo l’attenzione delle mucche che pascolavano sulla collina di fronte !
Al mattino, belli freschi ( grazie alla temperatura..) iniziamo il nostro cammino verso Santiago, con meta di giornata Burgos, la città del Cid Campeador.
Prima tappa spagnola è Roncisvalle, per rendere il doveroso omaggio ad Orlando ed alla sua mitica spada Durlindana !
Saltiamo Pamplona ed usciamo dalla zona “salutati “ dalle innumerevoli pale delle centrali eoliche fiorite sui crinali delle colline della zona.
A fianco della nuovissima autovia corre il sentiero in pietra rossa del “Cammino”..
Ci fermiamo a Santo Domingo della Calzada, piccola ma vivace cittadina. Visitiamo il centro storico e la cattedrale, dove troviamo due galli vivi e vegeti in un pollaio allestito in una navata. I due galli servono a ricordare un miracolo : praticamente due galli che giacevano allo spiedo in un piatto sono risorti per testimoniare un’ingiustizia perpetrata al poveretto di turno.
Nel pomeriggio giungiamo a Burgos. Questa è proprio una bella città. Molto verde, grande area pedonale, una cattedrale maestosa.

La passeggiata preserale è gradevole e rilassante, saliamo fino al Castillo da dove si gode il panorama su tutta la città sdraiati su prato “anglosassone”. Il giorno dopo visitiamo la cattedrale e successivamente il monastero di Las Huelgas, alle porte della città.
Il pomeriggio invece siamo a Santo Domingo del Silos, un antico villaggio in cui il tempo sembra essersi fermato. Nelle vicinanze ci sono anche le Gole di Yecla, da non perdere se si è in zona.
Rientriamo a Burgos al tramonto, attraverso strade secondarie, dove incontriamo più capre che uomini, il sole ormai basso all’orizzonte ed un cielo terso, roseo ed arancione al tempo stesso, un cielo…”a richiesta”, miele per il mototurista amante dei paesaggi come sono io…Alterno lo sguardo tra il cielo ed il sole da una parte e la nostra ombra stampata sulla roccia rossa dall’altra. Sono quei momenti in cui ti senti veramente “pieno”, soddisfatto della giornata e di quello che cercavi. Fortunatamente non sarà l’unico nel proseguio della vacanza.
Dopo Burgos il Camino ci porta a Leon, che troviamo molto simile alla precedente: bel centro storico con ampia zona pedonale che racchiude le cose principali da vedere. Anche qui ciò che spicca è la cattedrale, ma notevole anche la Basilica di San Isidoro, con degli affreschi del XII secolo che gli valgono il titolo di “cappella Sistina dell’arte romanica” ed una delle poche opere di Gaudì al di fuori di Barcellona, Casa Botines.

Di Leon, oltre al ricordo “culturale” conserviamo anche quello della cena più squisita della vacanza : una divina zuppa di trote, collo di vitello e vinello locale adeguato !
La prima “ciocca” della Lauretta in questo viaggio..
Da Leon partiamo alla volta della Galizia, un lungo
trasferimento “allietato” però dal clima fresco e da paesi e paesaggi che incontriamo sotto le nostre ruote. Al mattino prima sosta ad O’Cebreiro,
prima tappa galiziana del Camino. O’Cebreiro merita una sosta, ci sono le originali “pallozas”, delle costruzioni in granito col tetto in paglia risalenti al tempo dei celti.

Proseguiamo per la LU 633, una strada secondaria che non ci consente grandi andature ma ci ripaga con la bellezza del paesaggio. All’incrocio con la N540 che porta a Lugo preferisco infilarmi in uno stradino con le classiche frecce gialle che indicano il Camino per i pellegrini, una ventina di km su e giù per colli, facendo attenzione ai viandanti ed alle vacche..
Ritorno sulla strada principale a Palas del Rei e proseguo per Santiago dove abbandoniamo i pellegrini che stanno raggiungendo la loro agognata meta, per prendere l’autostrada che ci porta una cinquantina di km più a sud, a Cambados dove abbiamo deciso di fare base 4 giorni per goderci bene la Galizia.
Purtroppo in autostrada abbiamo un’amara sorpresa : chilometri e chilometri di bosco completamente bruciati ! Una costante lunga 50 km, da Santiago a Cambados. Una devastazione incredibile che purtroppo ritroveremo praticamente ovunque nel nostro girovagare per la Galizia. Tutto questo, “fresco” di una quindicina di giorni prima che arrivassimo noi; ne avevamo sentito notizia dai media ma non immaginavamo una distruzione così vasta. Dieci anni dopo il disastro della petroliera Prestige, questa terra deve subire anche questo..
Il primo”dia” galiziano lo dedichiamo interamente alla visita di Santiago. Il tempo è brutto, pioviggina e fa freddo (11°c !!!), l’ideale per una visita approfondita della città.

In realtà oltre la cattedrale la città non sembra offrire molto. Le viuzze del centro sono piene di negozi di gadgets del Santo e del Cammino. Intorno alla cattedrale c’è un folto viavai di pellegrini di tutto il mondo, molti fanno gruppetto e cantano canzoncine “ecclesiastiche”…Noi ce la prendiamo con calma e nel tardo pomeriggio rientriamo a Cambados per un giro anche in questo paesello.
Il secondo giorno partiamo per un tour ad anello per la Galizia. Costeggiamo le Rias di Arousa e di Muros, un po’ deludenti per i nostri gusti : tipiche località caotiche da turismo di massa..
Unica attrazione ai nostri occhi sono le numerose pale delle centrali eoliche. Decidiamo un pò perchè affascinati ed un pò per deformazione professionale, di vederle da vicino e così ci inerpichiamo su per una ripidissima stradina che ci porta sul crinale di una collina dove si trova una di queste centrali. Osservare dalla base del pilone le pale ruotare fa incantare i nostri occhi ed ad ogni giro pensi che stai per esser decapitato..
Le cose migliorano usciti da Muros, in direzione Carnota. Cambia il paesaggio e tutto diventa più calmo, rilassante, con splendidi piccoli paesi di pescatori che si alternano tra un’insenatura e l’altra.
A Carnota andiamo a vedere l’horreos più grande della regione e forse di tutta la Spagna : gli horreos sono dei particolari granai, in granito, costruti nel 18°secolo. Veramente interessanti e singolari.

Proseguendo verso Capo Finisterre ma facciamo la “siesta “nella bella e tranquilla spiaggia di Pindo.
Siamo finalmente al Capo, uno dei punti più occidentali d’Europa e se non fosse per ciò, probabilmente una banale scogliera come ce ne sono tante..Saliamo ancora verso nord e facciamo tappa a Muxia, un promontorio con una chiesa che si affaccia direttamente sul mare. Ci sediamo ai piedi del faro e lasciamo che i potenti spruzzi delle onde oceaniche catturino i nostri pensieri.
Lasciata Muxia aggiriamo tutta la “ria” e giungiamo a Camarinas, altro borgo di pescatori con la caratteristica che più che essere sul mare è affacciato su un fiordo.
E’ il tramonto e rientriamo passando per l’interno. Il verde brillante di queste colline dà il meglio di sé a quest’ora della giornata e ci fa pensare a cos’era probabilmente anche il resto della regione, prima della devastazione del fuoco.
Il terzo giorno torniamo a Santiago per assistere alla messa del pellegrino e per vedere all’opera il “Botafumeiro”, il gigantesco incensiere pesante più di 70 kg che 7 nerboruti uomini fanno “viaggiare” da una parte all’altra del lungo transetto della cattedrale, tirando una corda che grazie ad un gioco di pulegge lo solleva fino a fargli sfiorare il soffitto..
Lasciamo la base di Cambados per portarci a nord, nelle Asturie per far tappa a Cudillero, grazioso paesino di pescatori arroccato su di una falesia. Vi passiamo la serata e degustiamo l’ennesimo piatto a base di pesce e facciamo conoscenza con il sidro asturiano, acidulo ma gradevole lo stesso, tanto che provocherà la seconda piomba della Lauretta (2 bottiglie calate in men che non si dica..).
Dalle Asturie alla Cantabria il passo è breve e ci fermiamo qualche giorno nei pressi del confine regionale, a Liandres, in un piccolo e confortevole hostal segnalatoci dall’amico Gabriele (Freevax), gestito da una simpatica senora . E’ un’ottima base di partenza per le nostre escursioni in zona.
Visitiamo il museo di Altamira e le relative grotte, in realtà si può visitare solo la ricostruzione, comunque fedele e molto realistica. Sul soffitto e sulle pareti di roccia, pitture policrome preistoriche, risalenti al 14.000 a.C.
Dopo Altamira, scendiamo a Santillana del Mar. Tipico paese medievale, veramente ben conservato.
Al tramonto non possiamo esimerci dal nostro appuntamento “introspettivo” sulla “scogliera a picco” di turno. Le nubi a pelo di costa, le montagne alle nostre spalle, il sole qualche metro sopra il mare : tutto aiuta…

Il giorno seguente lo dedichiamo al Parco Nazionale dei Picos d’Europa. Una catena montuosa “stile” dolomiti a pochi km dalla costa. Le strade che la percorrono sono spettacolari, con incredibili passaggi in profonde e strette gole. L’obiettivo iniziale erano i Lagos di Covadonga, ma non sapendo che la strada viene chiusa dalle 10 alle 20 e vi si può salire solo col bus, optiamo su segnalazione delle locali guardie forestali per Cain, proprio ai piedi del Torre Cerredo, il “picos “ più alto. La strada per arrivarci è splendida, si alternano discese nelle gole a passi da cui si ammirano panorami alpini. A Cain la strada finisce e percorriamo un lungo tratto a piedi che si addentra nelle Gole di Cares.
Ci siamo ripromessi di tornare per salire ai Lagos quindi la mattina dopo ci alziamo presto per essere entro le 10 a Covadonga. Ci arriviamo alle 10,02 e le guardie forestali (che non erano le stesse del giorno prima..) non vogliono sentir ragioni e non ci fanno salire: addirittura arrogante il comportamento di una guardia donna che ci prendeva in giro per essere arrivati con 2 minuti di ritardo..
Dopo aver trattenuto Laura che era già pronta a farla in quattro, ci “accontentiamo” di mandarli a “quel paese” per l’intransigenza, l’incomprensione e la maleducazione dimostrataci. I loro colleghi del giorno precedente erano di tutt’altra pasta…Torniamo sulla costa e dopo una sostanziosa colazione a Ribadesella, riusciamo a smaltire la rabbia andando alla ricerca delle orme dei dinosauri che si trovano in zona . Una piccola avventura in quanto il “sentiero dei dinosauri “ è in verticale su una parete a picco sul mare, che si può raggiungere solo dagli scogli in riva al mare e solo quando c’è la bassa marea.
Un vero spasso…Certo fa un po’ riflettere quando ci troviamo davanti alle impronte, su una parete che milioni di anni fa era piana ed ora è praticamente verticale . Comunque riusciamo a divertirci e raddrizziamo la giornata nata malissimo. Al pomeriggio ci godiamo il bel sole caldo nella bella spiaggia di Oyambre, vicino a San Vicente de la Barquera : immensa, semi deserta, una pace incredibile, ci scappa pure il primo bagno della vacanza, nonostante l’acqua non sia certo caldissima…
Lasciamo questa zona dopo tre giorni splendidi, è forse la parte che ci è piaciuta di più : mare e montagna insieme, poca gente, molte vacche a pascolar in riva al mare. La natura ed i ritmi di un tempo la fanno da padrona.

Dirigiamo verso i Paesi Baschi e cambia tutto . Autostrada trafficata, macchine che viaggiano a velocità “italiane”(nel resto della Spagna abbiam trovato sempre traffico scarso e tranquillo..), periferie di città come Santander e Bilbao abbastanza tristi.
La nostra meta è San Sebastian. I cartelli stradali diventano bilingua, basco e castigliano, spesso solo basco…Soggiorniamo in un agriturismo a 5 km da San Sebastian in cima alle colline che la circondano.
Il primo impatto con questa città non è piacevole : caos, traffico, quasi impossibile parcheggiare anche con la moto. Il cielo plumbeo ce la fa apparire pure brutta. E’ il tardo pomeriggio, facciamo solo la passeggiata lungo la Concha, la lunga spiaggia a conchiglia che la fa sembrare una piccola Rio de Janeiro, poi “tapa” e sangria, per la terza ed ultima ciocca della Lauretta..
Il giorno seguente il sole ed il cielo terso cambiano il volto alla città che si mostra in tutto il suo splendore. Saliamo al monte Igueldo con la ripida vecchia funicolare e successivamente sull’antica torre faro che domina tutta la città, che è anche un museo storico e fotografico di San Sebastian e racconta delle tante battaglie in cui è incappata la città per via della sua posizione strategica e molto protetta sia da terra che dal mare. Al pomeriggio, dopo aver fatto un altro bagno ed un’altra siesta in spiaggia, andiamo dalla parte opposta della città, per visitare il centro storico, l’acquario e salire sul monte Urgull, l’altro colle che chiude la conca in cui è sita San Sebastian.
Qui godiamo di un suggestivo tramonto, che è poi anche il “tramonto della vacanza”, visto che siamo ormai al termine del nostro viaggio.

Ci rimangono i due giorni di trasferimento per rientrare a casa, con tappa per la notte ad Avignone.
Ma la vera vacanza è ormai alle spalle…

Hasta luego Espana !

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