Sicilia occidentale 2006

Il viaggio che vi racconto, fatto nel gennaio di quest’anno, è stato interamente costruito su internet. Ho visitato quasi tutta l’Europa, e praticamente tutta l’Italia, ma mi mancava la Sicilia. Il periodo scelto si è rivelato molto azzeccato, in quanto in Gennaio i luoghi sono molto meno affollati e il clima è particolarmente mite. E’ una meta che suggerisco anche per le vicine vacanze di Natale.
Lunedì 2 gennaio 2006
La partenza da Venezia avviene con un clima schifoso: fa freddo, c’è la nebbia e l’umidità ti penetra nelle ossa. Io e Loretta, prendiamo il volo Alpi Eagles delle 7.35 ( costo A/R 186€ a persona). Il tragitto avviene sopra un mare di nuvole. Solo quando arriviamo a Punta Raisi le nuvole, si squarciano e vediamo finalmente la Sicilia. Quando scendiamo dalla scaletta dell’aereo, restiamo sorpresi soprattutto dal clima: C’è un vento forte e fresco, la pista è ancora bagnata per il precedente acquazzone, ma il sole fa capolino tra nuvole nere alternate a un azzurro splendente. Che meraviglia!
Prendiamo il bus della Prestia e Comandè (4,5€ andata/persona) e durante il percorso ammiriamo soprattutto la splendida vegetazione: Qui, a differenza del Veneto, le piante sono tutte verdi e l’inverno sembra uno sconosciuto. Arriviamo a Palermo in circa un’ora e ci dirigiamo subito all’Hotel Athenaeum*** (73€ doppia/giorno con 1° colazione) situato nella zona universitaria. L’albergo è nuovo e funzionale.
Gli spostamenti decidiamo di farli in bus. Abbiamo acquistato un carnet di biglietti e subito ci dirigiamo in centro. L’impressione della città è duplice: da un lato restiamo entusiasti delle bellezze artistiche, dei colori della gente, del vociare, della meravigliosa cucina, ma anche sorpresi in senso negativo del degrado urbano, del traffico caotico, della sporcizia. Palermo è questo: una città di contraddizioni stridenti. Visitiamo La Martorana e S. Cataldo: veri gioielli. Dopo aver pranzato molto bene e spendendo poco (ristorante lo scalino del cardinale in Piazza Marina) ci spingiamo verso il quartiere della Kalsa, uno dei quattro quartieri dell’antico centro storico. Queste zone della città versano in uno stato a dir poco disastrato: Case che sembrano uscite da un bombardamento, palazzi signorili ingabbiati da impalcature con lavori appena iniziati e mai più finiti, auto parcheggiate in qualsiasi spazio utile, cassonetti stracolmi d’immondizie. Per sanare questi quartieri, probabilmente non basterebbe una finanziaria! Piccoli interventi sono stati efficaci, come il restauro del complesso dello Spasimo che c’è molto piaciuto.
Un po’ deludente la Vucceria, vista però nel momento sbagliato, cioè di pomeriggio.
Percorrendo Corso Vittorio Emanuele si arriva alla Cattedrale normanna: uno straordinario trionfo di merlature, cupole e arcate. Ritorniamo ai Quattro Canti, animatissimo incrocio tra le due arterie principali e ci dirigiamo (in bus) verso la parte più moderna, compresa tra il Teatro Massimo e il Politeama. Qui sembra di essere a Milano: Viale della Libertà è un’ampia arteria con negozi dalle vetrine sfavillanti e con i prezzi di tutte le città. Ceniamo all’antico caffé Spinnato una vera gioia per chi ama la pasticceria.
Martedì 3 gennaio
La meta è Monreale, facilmente raggiungibile da Piazza Indipendenza con il bus 389.
Il tempo è variabile, ma il sole ci accompagna fino all’arrivo nella cittadina. Il centro storico è animato e la gente è del luogo, mentre i turisti, per nostra fortuna, non sono l’ondata oceanica dei periodi di punta.
Grandioso è il Duomo. L’interno è una delle espressioni artistiche più alte di tutto il medioevo italiano. Stupefacenti sono i mosaici dorati che richiamano lo stile naif.
La chiesa c’è talmente piaciuta che c’entriamo ben tre volte!
Come in primavera siamo colti da un improvviso acquazzone e quindi ci rifugiamo nella taverna del pavone, altro ottimo ristorante, dove, ancora una volta, apprezziamo la cucina siciliana.
Al ritorno a Palermo ci fermiamo al convento dei Cappuccini dove viene offerta la visita, direi molto macabra, delle sue catacombe. Qui sono conservati i corpi mummificati di circa 8000 persone morte più di 200 anni fa.
Ceniamo alla pizzeria Italia e la piacevole sorpresa non sta nella qualità della pizza, senza dubbio molto buona, ma nel prezzo (14€ in due persone quando da noi in Veneto ci vuole esattamente il doppio).
Mercoledì 4 gennaio
Mattina sveglia presto (7.00) perché bisogna raggiungere Agrigento. La colazione in Hotel non ha niente di particolare, ma le brioche sono una favola.
Prendiamo l’autobus della compagnia Cuffaro ( 11,5€ A/R a persona) che parte da Via Paolo Balsamo, vicino alla stazione. A differenza degli autobus urbani, a volte vecchie carrette rotte e sporche, questo autobus, che in due ore vi collega con Agrigento, è nuovissimo, pulitissimo e il conducente elegante e gentilissimo sembra venuto direttamente dalla Svizzera. Anche la partenza è puntuale come un treno, ovviamente svizzero.

Il percorso è splendido. Si attraversa tutta la Sicilia occidentale e i panorami sono grandiosi: colline ricoperte da agrumeti, vallate verdeggianti, paesi arroccati sul cucuzzolo della montagna, cime innevate sullo sfondo. Il tempo purtroppo peggiora e da un bel sole, si passa alla nebbia e quando arriviamo ad Agrigento pioviggina. Dalla stazione ferroviaria prendiamo un autobus urbano che ci porta fino all’ingresso della valle dei templi. Finisce di piovere, come d’incanto, si vede qualche squarcio d’azzurro, ma oggi fa più freddino. (la ragazza del bar ci dice che fino a qualche giorno prima giravano in maniche corte).
La valle dei templi si presenta sopra le nostre attese. Il sito che di solito è sempre affollato, ci concede una visita fuori stagione e quindi per pochi intimi.
I cinque templi dorici in realtà non sono costruiti in una valle, ma su un crinale, in modo da essere visibili da ogni parte e soprattutto dal mare. Ci muoviamo tra le antiche colonne del tempio di Ercole e sembra di fare un percorso indietro col tempo. Per visitare l’intera area ci vogliono 4-5 ore. Particolarmente affascinante è il percorso che dal sentiero principale si stacca e raggiunge il quartiere ellenistico romano. La strada attraversa proprio quei mandorli che sono un po’ l’emblema della zona. Fioriscono ai primi di febbraio, ma vi assicuro che vediamo già qualche piccolo fiorellino. Il tempo migliora ancora e possiamo goderci anche un tiepido sole. Quando partiamo sono già le 17, ci rimane solo il rimpianto di non aver visto la zona archeologica di sera con l’illuminazione, uno spettacolo a detta di tutti.
Il ritorno, ormai al buio, ci riporta a Palermo. dove ceniamo.
Giovedì 5 gennaio
La partenza del treno per Cefalù è per le 10.20 ( biglietto A/R 10€ a persona). Facciamo colazione con calma, raggiungiamo in bus la stazione e prima di prendere il treno facciamo un giro al mercato di Ballarò. La giornata è splendida, l’aria del primo mattino è frizzantina e il sole rende tutto più bello. Abituati ai mercati del nord: ordinati, puliti e pieni di tutto, questo di Palermo ci sorprende per la gente, per il gridare, per le cose messe alla rinfusa, per i prezzi stracciati, ma alla fine ci piace. Probabilmente Ballarò deve essere così e quando non lo sarà più, avremo perso un pezzo di storia di questa città.
Come il solito, il percorso verso Cefalù è incantevole. Il treno percorre tutta la costiera verso est e a paesaggi di splendido mare, si alternano ad attraversamenti di paesi e cittadine.
Arriviamo nella cittadina balneare alle 11.05 e subito ne rimaniamo incantati. La sua posizione, ai piedi della Rocca, i suoi vicoli medioevali e i monumenti storici ottimamente conservati, ne fanno un luogo splendido. Le vie sono animate, ma non invase (nostri amici ci hanno raccontato che in Agosto non sono riusciti nemmeno ad entrare in città e hanno dovuto rinunciare alla visita) Quello che ci colpisce è la pulizia, l’ordine, il buon gusto, la gentilezza delle persone a conferma che, quando i siciliani vogliono non sono inferiori a nessuno.
Dedichiamo del tempo per spingerci a piedi fino al porto ad est.
La Cattedrale è il simbolo della città. Incorniciate dalla Rocca, le torri gemelle si innalzano sopra piazza del Duomo, rendendola un luogo particolarmente affascinante.
L’interno, con gli elaborati mosaici bizantini, ha l’abside dominata dal Cristo Pantocrator, vero gioiello dell’arte siciliana.
E’ ora di pranzo: le mie fonti ricavate da internet e dalla guida mi consigliano “La vecchia Marina”, ristorante situato vicino al porto vecchio. La scelta è più che azzeccata, in quanto mangiamo ancora una volta benissimo (favolosa la pasta con le sarde, la grigliata e la frittura mista) spendendo poco: 39€ in due!
Per digerire ci aspetta la scalata alla rocca, 278 m, prima la stradina e poi il sentiero si inerpica tra una splendida vegetazione, offrendo bellissimi scorci sul panorama sottostante. Il sole scalda, saranno almeno 15°, e sudiamo. I turisti che arrivano in cima sono pochi anche in estate, quando la gran calura fa desistere i più. Arrivati all’antica rocca il panorama è impagabile. La giornata limpida permette di spaziare ad ovest fino alla piana di Palermo e ad est fino alle isole Eolie. Sfortunati quelli che non salgono quassù!
Ritornati in paese ci attende un giro per i graziosi negozietti e una scorpacciata di cassata siciliana, comodamente seduti ai tavoli all’aperto di piazza della cattedrale. Il sole sta tramontando e si accendono via via le luci della città, regalandoci suggestivi angoli.
Il ritorno a Palermo avviene verso le 20, giusto in tempo per cenare al ristorante 59 vicino al teatro Massimo.
Venerdì 6 Gennaio
E’ il giorno della partenza, ma ho studiato bene il viaggio e ho prenotato il volo della sera, così posso dedicare l’intera giornata alla visita di alcuni importanti monumenti di Palermo.
Subito ci dirigiamo al palazzo dei Normanni, antico centro di una magnifica corte medioevale.
Per un monumentale scalone raggiungiamo il principale tesoro artistico della città: la Cappella Palatina. Purtroppo è attualmente in restauro e quindi solo in parte si riesce ad apprezzare l’interno di marmi pregiati e di ricercati mosaici. Molto interessante, poi risulta la visita guidata al palazzo, con la solenne sala di Ruggero I, ora sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.
La visita al teatro Massimo è una delusione, in quanto nonostante sul sito del teatro fosse segnato aperto i giorni festivi, ci troviamo le porte chiuse per l’Epifania. Che disdetta! Lo avessero almeno segnalato!
Sono le 12.30 e una mia amica, palermitana DOC, mi ha suggerito il ristorante “al cambusone” proprio dietro al teatro. Quando arriviamo ci dicono che è già tutto prenotato! Il titolare forse impietosito, ci propone una singolare soluzione: Il pranzo completo, comprese le bevande, al prezzo di 25€ a persona, ma da completarsi entro le 13.45 quando arriveranno gli altri clienti. Accettiamo. Le portate si susseguono a ritmo incalzante 7 antipasti di pesce, 3 primi, 2 secondi di pesce, frutta e dolci. Il cibo è squisito, ma purtroppo il tempo vola e terminiamo giusti in tempo. Beati quelli che possono mangiare queste prelibatezze con maggior calma, ma almeno abbiamo provato in pratica tutta la cucina palermitana in 75 minuti!
La tappa successiva è il castello della Zisa, situato nell’omonimo quartiere, che raggiungiamo con il bus 124. Il recente intervento di restauro ha valorizzato questo importante monumento a testimonianza del periodo della dominazione araba. Purtroppo anche qui tutto chiuso e quindi ci limitiamo alla visita esterna e ci riposiamo nei bei giardini che sono stati realizzati intorno.
Per consolarci ritorniamo in Piazza Politeama e da Spinnato facciamo scorta di cannoli, cassate e dolci di mandorle da portare a casa.
Il viaggio volge al termine, raccogliamo i nostri bagagli e ci dirigiamo all’aeroporto dove il volo Alpi Eagles delle 21.35 ci riporta nelle nebbie della pianura padana.
siti internet suggeriti:
http://www.palermoweb.com
http://www.amat.pa.it
http://www.alpieagles.com

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