Uganda, non solo gorilla di montagna…

Ritornata ad agosto dall’ennesimo viaggio in Africa, mi ero ripromessa e soprattutto avevo promesso al mio ragazzo che a Natale saremmo stati a casa tranquilli, o magari che avremmo organizzato una vacanza rilassante….ma va!!! Ad ottobre avevo già organizzato tutto: l’Africa chiamava e io ho risposto! Questa volta destinazione Uganda. Si parte per una nuova avventura, anche se per me più che una partenza è sempre un ritorno a casa…
Ho scelto questa destinazione perchè dimora delle ultime famiglie dei gorilla di montagna e anche perché mi offriva la possibilità di vedere un’Africa diversa: qui non c’è il deserto come in Mali, il bush del Burkina Faso, il mare turchese di Zanzibar, la savana gialla del Botswana, né la terra rossa del Madagascar…qui il colore dominante è il verde!

Il percorso prevedeva la partenza del tour dalla capitale Kampala, vicina alle sorgenti del Nilo e al lago Vittoria, per proseguire poi verso nord nel parco delle Murchison Falls, il parco Queen Elisabeth con la tappa a Ishasa per vedere i leoni arrampicatori (game drive di 4 ore senza vederne nemmeno uno….la mattina dopo mentre ce ne andavamo ne abbiamo incontrati 6 comodamente sdraiati a bordo pista!!!!Non erano “arrampicati”, ma erano comunque bellissimi). Una tappa che consiglio è quella al Kazinga channel, un paesaggio bellissimo e un’infinità di bufali, ippopotami, coccodrilli e uccelli che praticamente vivono a ridosso dei villaggi

Anche le sorgenti calde di Semuliki offrono un paesaggio incantevole, la vera Africa nera, con vegetazione selvaggia e rigogliosa.
Vale la pena andare in Uganda anche per l’incredibile contatto che offre con la natura;
l’incontro con gli animali è fin troppo ravvicinato: spesso gli ippopotami “pascolano” vicino alle tende, creando qualche situazione di panico dato che non sono famosi per essere animali affabili…e che dire delle liti con i facoceri durante la colazione? Non si facevano alcuno scrupolo a fingere di caricare per ottenere la loro razione! Solo gli ultimi giorni mi sono perfezionata anch’io nella “finta carica”…ma che soddisfazione vederli battere in ritirata!!
Il popolo ugandese a mio parere non è tra i più cordiali dell’Africa…spesso gli sguardi nei nostri confronti erano duri, soprattutto tra i ragazzi giovani, ma non voglio generalizzare, dato che invece la notte di capodanno l’abbiamo trascorsa in un villaggio dove non c’era nulla se non un pneumatico incendiato attorno al quale ballare e cantare e dove siamo stati accolti con un tale entusiasmo da lasciarmi ilo ricordo di una delle più belle notti di fine anno che abbia mai passato

Unica nota dolente del viaggio è stato l’incubo della visita ai gorilla di montagna: i nostri permessi erano prenotati per il Congo, ma appena arrivati a Kampala siamo stati informati che a causa di disordini politici erano stati chiusi i confini. Riaperti dopo 3 giorni. No, contrordine, forse sono chiusi dal lato ugandese e si potrebbe entrare in Congo da nord. Forse ci sono posti liberi per vederli in Uganda…si, confermato! Il giorno dopo non c’erano più….misteri africani!!! Passano i primi 10 giorni con queste notizie vaghe e mai definitive, …e alla fine tentiamo la sorte…in Rwanda!!! E così il 4 gennaio ci presentiamo all’head quarter del parco sperando che qualcuno abbia disdetto all’ultimo momento. Ogni giorno partono 7 gruppi da otto persone al massimo, un gruppo per famiglia di gorilla.
Ma che fortuna… ben 3 posti liberi nel gruppo che visiterà la famiglia Susa! Il fatto che solo un gruppo su 7 avesse posti liberi, addirittura 3, avrebbe dovuto insospettirmi…ma ormai eravamo in ballo e la spiegazione è arrivata subito dopo, durante il brief con la nostra guida: la simpatica famigliola è composta da 39 gorilla….uhhh…elettrizzante……peccato che per raggiungerla siano necessarie 6-8 ore di trekking invece della media di 2 ore necessaria per arrivare alle altre famiglie, che però sono molto meno numerose, “solo” 10-15 gorilla…e poi la guida mi incoraggia sostenendo che la difficoltà consiste nella durata del percorso e non nella sua ripidità.
E così prendiamo le jeep per raggiungere la base di partenza del trekking, quota 2500 mt, ore 9.00
Attraversiamo un villaggio e campi coltivati, per iniziare ad addentrarci in una fittissima foresta di bambù…mamma come cigolano!
Già poco dopo mezz’ora di cammino la guida ci informa che i tracker (che erano partiti alle 6 per individuare i gorilla) non hanno ancora visto nulla…nemmeno i nidi! E iniziamo a salire (così ho capito perché la guida ci ha dotato di bastoni!!!): il “sentiero” non esiste, è fatto da erba schiacciata, foglie scivolose e fango…rovi e tante ortiche…ma quanto sono alte ‘ste ortiche??? Dopo due ore di arrampicata siamo a quota 3.500 mt…e sono veramente a pezzi! Il paesaggio è cambiato: sembra proprio di essere nel film “Gorilla in the mist”, vegetazione fittissima e nebbia…

La guida non ci porta notizie rassicuranti: i gorilla continuano a salire e abbiamo ancora almeno 3 ore di cammino davanti…la prospettiva mi atterrisce ma ho ancora una piccola speranza di farcela. Qualcuno invece rinuncia e ritorna alla base con un ranger.
I reduci riprendono a salire…non sento più le gambe (quando mi deciderò a praticare regolarmente sport???), cado ogni due per tre, non mi preoccupo nemmeno più dei rovi che mi graffiano e delle ortiche (meno male che ho fatto la pipì tra i bambù!!!!), ma non intendo mollare….non adesso! Disperata mi giro in cerca di conforto verso il ranger che chiudeva la fila e gli chiedo con voce pietosa: “pensi che riusciremo a vederli??”. Risposta “No”….te possino!!!!
E invece dopo un’altra ora di trascinamento arriva la notizia: stanno scendendo!!!
E così tagliamo lateralmente la montagna, la guida ci fa strada con il macete…non so dire dopo quanto tempo si gira e ci dice di posare gli zaini…ce l’ho fatta!! Li sento…sono lì vicino…ci addentriamo nella vegetazione…sono tantissimi…grandi, piccoli, c’è anche un pelouchino di una settimana…sembra un parrucchino!!! E poi arriva anche lui, il silverback…una vera manifestazione di potenza!

I gorilla non sembrano infastiditi dalla nostra presenza…continuano a mangiare, spulciarsi, giocare e rotolare…che spettacolo…e sono così tanti che non è possibile tenere le distanze da loro…volendo basterebbe allungare la mano per toccarli!

Certo mi ero immaginata di stare seduta per un’ora (massimo del tempo concesso) a guardarli,invece per un’ora abbiamo continuato a scendere e scivolare in mezzo a loro…con loro…un’ora che è sembrata un minuto, ma quando la guida ci ha detto di allontanarci per aspettare i tracker che erano andati a recuperare i nostri zaini (Grazie Signore) abbiamo ubbidito senza fare storie…ma sono stati proprio i gorilla a raggiungerci e a restare con noi ancora mezz’ora…le nostre fatiche sono state ampiamente ricompensate.
Alle 5 siamo rientrati al villaggio dove ci aspettavano le jeep. Ragazzi, che giornata incredibile!

Le emozioni che mi ha regalato questo viaggio non sono descrivibili, ma spero di essere riuscita a trasmetterne almeno un po’ con questo mio racconto.
Se qualcuno ha intenzione di vivere questa esperienza e vuole qualche informazione in più, sono a disposizione.
Anita

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Ci sono 9 commenti su “Uganda, non solo gorilla di montagna…

  1. vale_firenze wrote:
    ciao, complimenti per il viaggio! quest’estate io e il mio ragazzo andremo in Tanzania e Uganda..vorrei chiederti un po’ di consigli..è possibile avere il tuo indirizzo mail?

    CIAO VALE

    SONO GIANLUCA DA PRATO, E ANCHE IO STO SOGNANDO DI RECARMI IN UGANDA MA LE INFORMAZIONI SCARSEGGIANO NEI FORUM , TU SEI GIA TORNATA?

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