Le grandi dune di Piscinas

Non credo sia molto comodo organizzarsi dal resto dell’Italia e venir giù in Sardegna per un semplice fine settimana, ma se vi trovate già nell’isola forse un suggerimento per un percorso poco battuto può essere gradito.

Da qualche tempo volevo andare nel sud ovest della Sardegna per vedere le grandi dune di Piscinas, il più grande complesso dunale d’Italia e così dopo una veloce prenotazione al Quinto Moro di Arbus, individuato come base per le nostre escursioni nel Medio Campidano partiamo da Sassari nella prima mattina di un sabato di inizio giugno.
Percorriamo la Carlo Felice (SS 131) in direzione sud fino ad Oristano, qui imbocchiamo la ss126 per visitare la Cattedrale di Santa Giusta, costruita nella prima metà del 1100.

Alla monotonia d’asfalto della superstrada preferiamo il grande stagno di Santa Giusta e poi quello più piccolo di S’Ena Arrubia.
Viaggiamo circondati da aironi cinerini, aironi guardabuoi, garzette e zent’arrubia (gente rossa) come vengono chiamati qui i fenicotteri rosa che rendono spettacolari gli stagni dell’isola.
E’ una zona davvero ricca per il birdwatching e vi si possono osservare anche il falco delle paludi, il falco pescatore, il martin pescatore e svariate colonie di bellissimi gruccioni.


Arrivati a Guspini ci dirigiamo a Montevecchio, borgo di minatori sorto alla metà del sec. XIX° con le concessioni di sfruttamento minerario, attualmente diviso tra i comuni di Guspini e di Arbus. E’ mezzogiorno e ci fermiamo a prendere una focaccina e delle informazioni nel chiosco posto tipicamente all’incrocio delle strade del centro (due in tutto)
Dal borgo principale in via di ristrutturazione si passa davanti alla suggestiva Laveria Principe Tomaso


La via prosegue lungo una strada sterrata che, tra insediamenti minerari dismessi, vecchie ferrovie a scartamento ridotto, vagoni abbandonati e colline verdissime, ci fa attraversare una parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, tracce evidenti di una realtà drammatica e forte riconosciute dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità dall’assemblea parigina del 1977.


La strada è davvero stupenda e sembra particolarmente amata dai centauri mentre la nostra è la sola auto a percorrerla in quel momento (occhio alle buche!)

Il lungo sterrato finisce quasi davanti al vecchio centro direzionale delle miniere di Ingurtosu e della vicina Gennamari, noto come “Il Castello”, una costruzione neogotica realizzata verso la metà dell’800 da maestranze tedesche.
Ci piacerebbe visitarlo, ora è stato recuperato e pare ospiti mostre ed eventi, ma purtroppo lo troviamo chiuso.

Siamo vicinissimi alla nostra meta, le grandi dune di Piscinas ma decidiamo di visitarle l’indomani e, dopo aver contattato Tomaso del BB, ci dirigiamo verso Fluminimaggiore per visitare il Tempio di Antas meraviglia sardo/punico/romana scoperto nel 1836 e restaurato alla metà del ‘900. Gli scavi portarono alla luce resti di un luogo di culto pre-punico, il tempio punico dedicato al dio Sid Addir Babai e i resti del tempio romano (ricostruito sul modello punico) e dedicato nelle iscrizioni del periodo di Caracalla al “Sardi Patris Bab” il Sardus Pater.


A testimonianza dell’antica sacralità del luogo vi sono nelle vicinanze alcune tombe nuragiche visitabili percorrendo il sentiero che gira dietro l’ingresso al parco. Oltre il tempio proseguendo a piedi sulle colline si possono ammirare anche i resti delle cave che donarono il materiale occorrente alla costruzione del tempio. La valle di Antas è bella e suggestiva e, in questo periodo, tutta fiorita. E’ ancora presto per il grande afflusso della stagione estiva e a visitare il sito siamo solo noi e una famiglia tedesca in viaggio nell’isola. Ci piacerebbe fare un’escursione alle vicine Grotte di Su Mannau ma è pomeriggio inoltrato e la voglia di una doccia e della cena emergono prepotenti e decidiamo di andare ad Arbus.

Il Quinto Moro è un BB molto carino, ben arredato e pulito. Lasciato lo zaino nella nostra camera e fatta una bella doccia ci fermiamo in terrazza a prendere un aperitivo con Tomaso (il gestore) ragazzo davvero simpatico, suo papà (che ci racconta il passato da minatore giù ad Ingurtosu) e una coppia di inglesi, felici che la Ryan consenta loro di venir giù in Sardegna a costi accettabilissimi.
Ci viene offerto il vino della casa, un esperimento più che altro, come lo stesso Tomaso confessa essere. Lo assaggiamo cortesemente e devo dire (Tomaso se mi leggi salta una riga, grazie :wink: ) che la sua collocazione naturale non sarebbe in un bicchiere ma su una foglia di lattuga. L’ambiente cordiale e il bel tramonto estivo comunque rendono piacevolissimo stare seduti li ad attendere l’ora di cena.
Ci eravamo fatti riservare un tavolo e dei sizzigorrus (lumaconi) a Sa Lolla un ottimo ristorante in paese e così ci avviamo insieme ai ragazzi inglesi che assistono allibiti (dal tavolo di fianco al nostro) allo spettacolo di due sardi posti davanti ad un piatto di lumaconi al sugo piccante, due tovaglioli e degli stecchini.
Consigliatissimi anche capra alla brace e altri piatti tipici della zona. Il conto è più che onesto, da Sardegna dell’interno non della costa turistica, per intenderci.

Avevamo avvisato Tomaso che saremmo partiti presto la mattina (per godere delle dune all’alba) e così troviamo la colazione ad attenderci sul tavolo della cucina anche se gli altri sono ancora tutti a letto.
Ripercorriamo la strada fino ad Ingurtosu e da li seguiamo le indicazioni per Piscinas, la strada è tutta sterrata e passiamo ancora di fianco agli insediamenti minerari. Si vedono già le dune e i resti delle vecchie miniere in questo contesto ci fanno un po’ sentire come nel far west.
Lasciamo la macchina al margine delle prime dune e iniziamo ad arrampicarci, c’è un grande silenzio rotto solo dal rumore del mare.


Sulle dune tracce di piccoli animali. Uno di questi, una volpe, poco dopo farà capolino da un cespuglio ad un paio di metri da me. Molto più veloce lei a scappare che io a scattare e così l’istantanea dell’incontro resterà solo nelle mia memoria. D’inverno è possibile incontrare anche i cervi sardi (piccoli e endemici dell’isola) che scendono a pascolare sulle dune, specie di notte e all’alba. Fino a qualche anno fa erano a rischio di estinzione, ora in tutto Sulcis Iglesiente si assiste ad un vivace ripopolamento di questo piccolo, timido animale. Noi purtroppo non ne vedremo nemmeno uno.

Continuiamo a camminare sulle dune immense (sei chilometri quadrati e alte anche trenta metri) fino a intravedere il mare al di là dei ginepri. Le dune si sono formate nei millenni grazie ai detriti portati al mare dal Rio Piscinas. Capiamo perché viene definito dai giornalisti “il piccolo Sahara d’Italia”. E’ davvero difficile renderne la vastità con un diario e delle semplici foto.

Comincia a far caldo e così decidiamo di procedere verso il mare.


Superiamo il camping Sciopadruxiu (che offre anche alloggi sulla via per le dune) e lasciamo l’auto al parcheggio vicino all’Hotel Le Dune, unica costruzione sulla spiaggia, opera di recupero degli insediamenti minerari e frequentato adesso dai vip più schivi.
L’atmosfera è quanto di più lontano ci sia dalla Costa Smeralda: niente moda, solo natura.
E’ tutto bellissimo e tutto contribuisce a farci sentire un po’ fuori dal mondo: il cellulare non prende, l’unico baretto è ancora chiuso, il distributore più vicino a qualche chilometro di distanza. Una meraviglia :)
Vicino all’hotel ancora i resti degli insediamenti industriali, vagoncini e vecchie rotaie, tutti arrugginiti e traccia del passato recente e faticoso di questi luoghi.

La spiaggia è immensa ed è possibile sceglierne un angolino e sentirsi completamente soli, anche se è una delle prime domeniche d’estate.



La sabbia è fine ma non candida, varia dal giallo pallido all’ocra e in alcuni punti assume sfumature magnifiche.
L’acqua è perfettamente celeste e limpida.

Ci tratteniamo al mare fino all’ora di pranzo poi ci rimettiamo in strada perché la via è lunga e vogliamo ancora girare un po’. Pranziamo ottimamente all’agriturismo Sa Tanca, sulla via che ci riporta a Montevecchio.

Dopo pranzo lungo la strada che attraversa la Costa verde arriviamo a Funtanazza, spiaggia immersa nel verde scelta per insediarci una colonia marina per i figli dei minatori.
Tutto riporta ad un’epoca passata, agli anni’50: dal palazzone che sovrasta l’acqua limpidissima alle scritte che ancora resistono.
Un privato ha acquistato il complesso ora in rovina e pare voglia farne una struttura ricettiva. Certo basta la cubatura a far comprendere l’operazione. E’ impossibile ora, per fortuna, avere concessioni per spazi simili sul mare.

Risaliamo ancora la costa, per tratti enormi ancora intatta fino a Torre dei Corsari. Il paese non è certo bello ma lo scenario naturale è maestoso, specie dalla torre di Flumentorgiu che domina il promontorio.


E’ tardi e decidiamo di rientrare, costeggiando lo stagno di Marceddì incontriamo ancora una volta aironi e fenicotteri rosa, com’è bella la mia isola. :oops:

per saperne di più: bei servizi sulla zona sul Corriere della Sera su Repubblica e su Marenostrum

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2 thoughts on “Le grandi dune di Piscinas

  1. Beh forse è vero un week end non basta ma tutto sommato si può fare, volo low cost con RyanAir o EasyJet, magari prenotato con un pò di anticipo in bassa stagione (io una volta ho speso 20 € andata e ritorno …:-P) auto a noleggio (con ryan se prenoti il volo hanno anche delle buone offerte per l’auto) e via per l’isola!!!

    Io come “Base” ho scelto Torre dei Corsari, ho trovato un piccolo Hotel molto carino, il Verdemare, con vista sul mare, si vedeva tutta la Costa Verde ….. beh forse perchè io “Amo le comodità” e a Torre c’è tutto. Anche io come te Giovanna ho trovato dei gestori bravissimi (Grazie Antonio e Pinella!!) ho assaggiato ogni sera una pietanza tipica diversa cucinata proprio come a casa, tutto genuino!!!

    beh poi comunque non sono mancate le serate a guardare il tramonto tra le grandi dune di sabbia!!

    Ciao :bacio:

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