Favignana – Perla delle Egadi

E’ la fine di agosto e dopo tanti piaceri siciliani (siamo nell’isola dai primi del mese, un po’ al mare e un po’ in giro) decidiamo di regalarci qualche giorno nelle Egadi a Favignana

Arrivati a Trapani (adesso facilmente raggiungibile anche da Orio e Pisa con Ryanair a costi accettabilissimi) lasciamo l’auto al parcheggio custodito un po’ distante dal porto, una navetta ci porterà direttamente agli imbarchi dei traghetti. Acquistiamo il biglietto con la Siremar (8 € a testa) e alle nove di mattina siamo già in mare. All’uscita dal porto la vista del Castello della Colombara ci incanta. Sorge nella rada della città, sopra una minuscola isola e deve il suo nome alle colombe che una leggenda dice si riposassero su questo isolotto prima di proseguire il loro volo verso l’Africa.

In una ventina di minuti siamo a Favignana e l’isola a forma di farfalla ci accoglie con colori e immagini di Sicilia. Tanti gozzi colorati, un mercato del pesce improvvisato, la grande villa Florio che domina il porto con i suoi merli ora trespolo per gabbiani, la bella archeologia industriale della Tonnara Florio all’altro capo della baia, le grandi tende a righe che caratterizzano le case dell’isola. Tutto sovrastato dalla montagna Grossa su cui sorge il forte spagnolo di Santa Caterina.

Abbiamo prenotato all’ultimo minuto all’Hotel Aegusa (170 € la doppia in mezza pensione) caro per i nostri gusti ma è agosto e bisogna prendere quel che si trova. L’hotel è centralissimo vicino alla piazza della Matrice (vero cuore di Favignana città) su cui si affaccia l’omonima chiesa del ‘700.
L’Aegusa è collocato in un palazzo dell’800 recentemente ristrutturato, con hall calda ed accogliente e camere invece abbastanza essenziali (forse un po’ troppo per le tariffe applicate).
Lasciamo gli zaini e partiamo all’esplorazione dell’isola.
Per prima cosa noleggiamo (6 € a testa tutta la giornata) due bici in una delle numerose agenzie che si affacciano sul porto e la via immediatamente retrostante.

Favignana è una piatta tavola di bianca arenaria che si estende per appena 20 km quadrati e girarla in bici non richiede particolare allenamento. In ogni caso chi non avesse voglia di pedalare può noleggiare uno scooter o spostarsi con i bus che fanno la spola tra le diverse cale e spiagge abbastanza di frequente.

Oltrepassato il porto e la spiaggia su cui si affaccia (frequentata per lo più da turisti in gita giornaliera) in pochi minuti arriviamo all’azzurro incantevole del mare di Calamone e non resistiamo alla tentazione del primo bagno in quell’acqua trasparente.
Conquistiamo una caletta tutta per noi al riparo di banchi di alghe morbide e asciutte e sabbia fine.
E’ davvero un incanto.


Ma è tutto un susseguirsi di colori ed emozioni dalla sabbia candida del lido Burrone ai giochi di luce della grotta Perciata. Le calette sono inaspettatamente quasi vuote, vantaggio di esser giunti qui a fine mese e di lunedì

Visitiamo anche diverse cave di tufo di cui è costellata l’isola. I primi ad estrarre il bianco materiale furono i romani ma gli estrattori si susseguirono diversi nei secoli. Ora Favignana ha una serie di giardini ipogei ricavati all’interno delle antiche cave. Abbelliscono le case isolane e sono ambiente ideale per aranci, limoni e erbe aromatiche. E naturalmente enormi piante di capperi.
Le vecchie cave han lasciato anche spettacolari faraglioni squadrati e piscine di scavo che inondate dall’acqua assumono l’aspetto di un quadro di Mondrian. L’insieme è affascinante e contribuisce a rendere unica quest’isola.

Dalle cave di tufo pedaliamo faticosamente per il caldo (ricordate sempre la bottiglia d’acqua nel portapacchi ;)) fino al turchese e al cobalto del Bue Marino. Forse la cala che più ci ha colpito. Limpidezza e giochi di colore straordinari sotto grotte scavate dall’uomo, forse come alloggio per i cavatori di un tempo. Qui prendiamo un bel gelato al baretto ambulante e facciamo una meritatissima sosta nel blu.

Cartina alla mano, manco fossimo i coniugi Fantozzi riusciamo a perderci nei tratturi che portano a Cala Rossa, ma l’azzurro caraibico che scorgiamo dall’alto ci ripaga di fatica e polvere accumulati.
Il colore di questa cala è stupefacente. Deve il suo nome al sangue versato nella battaglia delle Egadi del 241 AC in cui si fronteggiarono Romani e Cartaginesi, sangue che ancora oggi i turisti continuano a versare sugli scogli appuntiti.
Un giornale da noi valutato ironicamente consigliava di arrivar presto per conquistare l’unico scoglio piatto di tutta la cala, beh era vero :shock: e fare il bagno con le scarpette da corallo (indispensabili) è una pura necessità.
Le difficili condizioni di accesso al mare stimolano la solidarietà tra feriti e così ci si presta a vicenda la maschera (scordata ovviamente in albergo) e si lanciano urla dall’alto all’avvistamento delle meduse. Segue scambio numeri di cellulare che mai nessuno più userà o riuscirà a collegare ad una faccia conosciuta.

Con le gambe in fiamme arranchiamo infine verso la camera e la doccia, breve riposino e poi fuori per l’aperitivo.
E’ tutto così allegro e gustiamo un ottimo Catarratto gelato in uno dei bar di piazza Matrice. Cena nel giardino interno dell’albergo Aegusa con squisiti piatti della tradizione trapanese. Consiglio a tutti una cena da loro, specie per assaggiare il loro ottimo e ricco cous cous, il “tonno antichi sapori” (tunnu ca’ cipuddata) e gli involtini di pescespada.
Dopo cena giro per il paese affollatissimo e sosta alla fiera allestita in porto.
Il ricordo del lavoro in tonnara è vicino e ci sono tanti negozi di specialità gustose.
Diversi anche gli stand delle cantine della zona e tutti continuano ad offrirci da bere. L’ospitalità siciliana è squisita, ma da serate come queste si rischia di evadere con le gambe molli. ;)

Il giorno successivo: giro dell’altra “ala” dell’isola farfalla.
Superiamo Punta lunga e Marasolo, aggiriamo la galleria passando sulla panoramica percorribile solo in bici e chiusa alle auto. Dopo una lunga pedalata arriviamo a Cala rotonda (e lo è davvero! ha pure un curioso anello celeste nel centro) dove facciamo ottimo snorkelling e poi a Cala grande. I colori in queste cale sono un po’ meno intensi che al Bue Marino e a Cala Rossa ma lo scenario è ugualmente incantevole e la limpidezza dell’acqua è straordinaria. E da anni merita tre bandiere blu di legambiente. Troviamo solo due famiglie su tutta la spiaggia, una meraviglia.

Dopo un bel bagno proseguiamo per Punta Sottile arricchita da un suggestivo faro e proseguiamo fino alle colonie di gabbiani di punta ferro.
Ma siamo stanchi e così decidiamo di rientrare e passare il pomeriggio a rosolarci in una caletta poco oltre punta Lunga.
La serata trascorre piacevolmente come la precedente e la mezza pensione Aegusa si conferma un’ottima scelta.

In albergo ci tengono gli zaini, avremmo dovuto fare il programmato giro in barca ma il Favonio, vento di ponente cui Favignana deve il nome, ce lo impedisce così prendiamo le bici per visitare la bellissima Cala Azzurra che ancora ci manca.
E’ l’ultimo regalo di quest’isola incantevole. Ciao Favignana, a presto

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