Rambla, ramblando, ramblandum

INTRODUZIONE

Mentre sto cercando di tradurre in parole il breve viaggio alla scoperta di Barcellona mi accompagnano le note di uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi: Eric Clapton, detto anche Slowhand. Il soprannome trae origine dalla tecnica con cui fa “parlare” il suo strumento, tecnica che pur facendole scorrrere velocemente apparivano ai più come un low-picture da sembrare ferme. E’ venuto naturale accostare l’immagine di Clapton musicista all’impressione ricevuta visitando Barcellona, una grande città dove, nonostante nelle strade si riversino migliaia di persone, sembra sempre come colui che dopo una nottata brava fa fatica ad alzarsi dal letto e mettersi in movimento ma…eppur si muove, come il lento scorrere di un fiume nel suo letto, contrapponendosi all’immagine di automi comandati a distanza tipica delle grandi aree metropolitane. Una città che pur si muove grazie all’intreccio architettonico dove il passato si mescola ad un presente più o meno recente fondendosi nel futuro prossimo, dove le linee rette si intrecciano con le “onde” cretae dal genio gaudiano, a simboleggiare la fusione dei tre elementi naturali: aria, acqua e terra, dove i colori delle pietre, segno evidente della storia si accavallano con i colori sgargianti del modernismo, metafora di quello che è il modo di affrontare la vita della terra che forse più di tutte rappresenta il calor latino, dove l’integrazione architettonica fa scopa con l’integrazione multietnica. Barcellona, meta di un viaggio, del Viaggio (anche se sicuramente esistono destinazioni altrettanto suggestive) dove credi di essere il protagonista di una storia disneyana, con il timore che tutto ciò che ti circonda svanisca all’improvviso come il finire di un magnifico sogno al suonar della sveglia che ti ricorda che invece, purtroppo, devi andare a lavorare. Meta non predestinata; le prime scelte, come si dice nel gergo cestistico del NBA erano Parigi ed in seconda battuta Londra. Forse, proprio perché non si erano create eccessive aspettative siamo riusciti ad assaporare la magica atmosfera che si diffonde per le vie di Barcellona, la stessa che Slowhand riesce a trasmettere ogniqualvolta le sue mani scorrono su quelle sei semplicissime corde.

I PREPARATIVI, L’ATTESA E I DUBBI

Per il premio “Destination of the Year” 2008…..rullo di tamburi….the winner is…..suspence tra il pubblico di casa ossia moglie e figlia….the winner is….Barcellona…non foss’altro che, vero che, pur abitando a Treviso, pur avendo il nuovo aeroporto “A. Canova” a due passi da casa, pur vedendo decollare ogni giorno gli aerei della Ryanair comodamente dall’ufficio con vista fronte pista (mi si passi il gioco di parole), saremmo dovuti partire da Bergamo ma…per 2 euro a/r a persona, tasse incluse, un piccolo sforzo si poteva fare. Coinvolgo nell’avventura, “Mastro Birraio” (soprannome affibiatogli dal ritorno da Monaco dopo aver preso parte all’Oktoberfest) detto anche “Il socio” a causa della simbiosi con la quale abbiamo vissuto ogni santo sabato per un anno intero girando il Veneto per coltivare la nostra passione di arbitri di volley, vero nome Vinicio e sua moglie Emanuela. Biglietti aerei prenotati rimaneva da trovare la sistemazione che ci avesse permesso di riposare le stanche membra del nostro pellegrinare, quanto meno il giorno dell’arrivo ma, il vero problema era trovare qualcosa che rispondesse a due requisiti fondamentali: non troppo lontano dal cuore di Barcellona e che non lasciasse completamente al verde il ridotto budget in fase di pianificazione, considerato che non era stato ancora stato valutato l’aspetto enogastronomico. Insomma, più che la programmazione di un viaggio sembrava assistere all’approvazione del bilancio da parte del C.d.A. di una società col bilancio modello Dario Argento (Profondo Rosso n.d.r.). Ma tant’è. Ho girato e rigirato senza saper dove andare, ma non mi fanno compagnia le 40 carte di Baglioni ma praticamente tutti i principali siti all’interno di quell’enorme pozzo di San Patrizio che è la rete, fino a quando trovo la soluzione ideale. Appartamento in zona tattica con fermata metro praticamente sotto casa, la Sagarda Familia da una parte a meno di 1 km e, alla stessa distanza ma dalla parte opposta, Casa Batllò e poco più avanti Plaza Catalunya, dove poter convivere assieme ma senza interferire nell’intimità altrui: camera e bagno indipendenti per ogni nucleo familiare. Da bloccare al volo e infatti così è stato. Sistemata la parte logistica ora ci si può occupare della parte strettamente turistica: cosa ci fosse da vedere di interessante, a parte le due attrazioni sopra menzionate, era praticamente argomento a noi ignoto. Credo di aver passato tante di quelle ore alla ricerca di informazioni al riguardo che, oramai, non appena pigiavo sul tasto power del computer, anziché fare l’autodiagnostica rimandava direttamente ad una connessione con siti dedicati e sullo schermo appariva lampeggiante “ancora tu, non ti sopporto più”. Oramai, pur non essendoci mai stato potevo tranquillamente dire che Barcellona la conoscevo a memoria. Il primo step era concluso, ora bisognava solo attendere la fatidica ora X ma nel frattempo, essendo stata la prima volta dove l’intera organizzazione veniva effettuata tramite prenotazioni on line, pur avendo letto le famose impressioni di clienti soddisfatti, un atroce dubbio si andava insinuando tra di noi: e se invece di una splendida vacanza ci troviamo con una grande fregatura? Soprattutto il fatto di poter volare a quella cifra sembrava più fantascienza che realtà. Ma dai, non è possibile, ci si diceva ma più per farci coraggio che perché ci credessimo veramente. Mettetici pure che poco prima della nostra partenza arrivavano notizie del tragico incidente aereo avvenuto in Spagna e di un inconveniente a bordo di un volo Ryanair, potete capire benissimo il nostro stato d’animo nell’intraprendere la vacanza.

FINALMENTE SI PARTE

01.10.08: Finalmente è arrivato il momento tanto atteso come quando, da bambino si aspettava con ansia l’arrivo di Babbo Natale e come, ancor quando scoprii in maniera del tutto casuale che Babbo Natale era solamente frutto della fantasia, la sicurezza di non riprovare la stessa delusione di quei momenti era ancora intatta in me, anche se perennemente messa in dubbio dai “favolosi” compagni di viaggio. Siamo sicuri che parte, siamo sicuri che non ci fanno pagare altro in aeroporto, siamo sicuri, siamo sicuri….di sicuro cè solo la morte, quella che sopraggiungerà improvvisa se non la finite di tormentarmi con questi dubbi amletici fu la risposta secca che mise a tacere almeno per il momento la poca fiducia riposta nei potenti mezzi informatici ma soprattutto nella mia organizzazione. Arriviamo a Bergamo con largo anticipo da poter sbrigare in assoluta tranquillità le formalità richieste per l’imbarco pur essendo in possesso di check-in online. Controllo bagagli, controllo documenti lisci come l’olio, ancor più facile di come lo descriveva chi aveva già provato la formula, uno spuntino veloce prima di salire a bordo ed ora in fila per l’imbarco vero e proprio. Un leggero sorriso di fiducia riguardo alle.mie capacità organizzative iniziava a serpeggiare sui volti dei compagni di avventura, sebbene ora iniziavano le domande sul soggiorno in generale. Conoscendo bene i miei polli e sapendo di dover far fronte con sicurezza ad ogni eventuale domanda proveniente da loro, dimostrai una preparazione così elevata che, forse, scambiandomi per un punto di informazioni turistiche anche altri passeggeri iniziavano a porre domande sugli aspetti più svariati: orari di apertura, monumenti da vedere, ristoranti da frequentare, prezzi dei biglietti di ingresso., ecc.. Sesamo apriti, non li sopporto più, sesamo apriti prima che ammazzo qualcuno…si spalancano le porte, ci dirigiamo verso la scaletta dell’aereo…ti sei fatto dare i posti migliori????Noooooo…non è possibile…certo che mi son fatto dare i posti migliori…seggiolino rotante incorporato nell’alal per una visione a 360°.Non esistono posti migliori. Chi primo arriva meglio alloggia…non perdete tempo e sbrigatevi. Sistemati i bagagli, preso posizione, non facciamo nemmeno in tempo ad allacciare le cinture che il pilota aveva già iniziato la fase di allineamento alla pista di rullaggio e, ancora in fase di virata per imboccarla…la manetta era già al massimo…decollati…speriamo vada tutto bene viste le premesse…questa volta ad essere sinceramente in apprensione ero io…un oretta di volo e, con 20 minuti di anticipo e un atterraggio un po’ pesante finalmente tocchiamo il suolo spagnolo. Facciamo i biglietti del pullman, usciamo dall’aerostazione e facciamo in tempo a prendere al volo uno che era subito in partenza. “Inizia a chiamare Giuachin” (nome storpiato del referente per l’appartamento); mi avevano assicurato che sarebbe stato uno che parlava italiano invece…no habla italiano…do you speak english? Ricordi remoti della scuola…no habla english…solo espaniolo…riusciamo comunque a capirci e appuntamento alle 23.30…mi prendo largo…chissà se poi verrà veramente…ero stato contagiato anch’io dal virus letale del dubbio…sorpresa…anche il pullman un quarto d’ora di anticipo..per non sbagliare prendiamo il taxi e…siamo sotto l’appartamento anche noi con buoni 10 minuti di anticipo. “Chiama Giuachin a vedere se è già partito” il leit motiv durante l’attesa, oltre che una vaga ironia riguardo alle dimensioni e colore del mio bagaglio…lasciamo perdere. 23.30 spaccate si materializza Giuachin, ci mostra l’appartamento, saldiamo l’affitto e..finalmente può inizare ufficialmente la vacanza. Ancora su di giri per non avere avuto nessun contratt.tk/archivio/autore/john-steinbeck/”]John Steinbeck[/URL][/B], scrittore americano).

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