Capodanno a Opatija

L’idea per quest’anno, dopo l’abbondante neve caduta, era montagna, ma visti i prezzi proibitivi (quasi 700,00 euro a persona per una mezza pensione, senza cenone di capodanno, in strutture modeste), abbiamo optato, come l’anno passato, per la Croazia.
Siccome nel 2008 siamo stati ad Umag, visitando alcune località dell’Istria, quest’anno abbiamo scelto Opatija, un po’ più a sud.
Visto che le tariffe ce lo consentivano, abbiamo voluto trattarci bene con un 4 stelle con centro wellness http://www.hotel-adriatic.hr/prva.aspx?j=ITL[/U][/U][/U][/U].
Partiamo con calma da Bologna il 31 dicembre, ultima colazione nella nostra pasticceria preferita e, alle 9.15 circa, imbocchiamo l’autostrada in direzione Padova.
Sosta canonica caffè/pipì subito dopo Padova; acc… i biglietti della lotteria sono esauriti.:-x
Altra sosta per un panino poco prima del confine con la Slovenia, i biglietti ci sono, ma saltiamo il caffè perchè quello all’autogrill precedente era imbevibile (ci ripromettiamo di prenderlo in Croazia dove ci ricordiamo sia buono). Mentre addentiamo un improbabile muffin dal peso specifico pazzesco (compreso nel menù autogrill), sentiamo alcuni ragazzi chiedere alla cassa una “cosa” semestrale, il barista dice che è rimasta solo annuale, ma di non preoccuparsi che più avanti la troveranno… ci guardiamo con aria interrogativa. Torno in bagno e, nell’uscire, vedo mio marito che scruta un cartello attaccato alla vetrina dell’autogrill, parla di una fantomatica “vignetta”, obbligatoria sulle autostrade slovene (35,00 Euro semestrale, quasi il doppio annuale), mai sentita nominare. Dentro di me mi maledico di non aver letto i post del forum sulla Slovenia.
Siamo interdetti, oramai l’ultima uscita per la frontiera è passata, siamo costretti a fare l’autostrada, ci rassegnamo, probabilmente all’ingresso del paese, come in Svizzera, ci faranno pagare questo pedaggio.
Passiamo la frontiera, non c’è un’anima, arriviamo al primo distributore e approfittiamo per fare il pieno a meno di 90 centesimi di euro al litro, vado a pagare e il cassiere mi conferma che questa vignetta è obbligatoria, non c’è scampo, ai caselli ci sono telecamere che fotografano le macchine che non ce l’hanno e le multe sono salate, così, a malincuore, lascio questo obolo alla Slovenia.
Probabilmente si poteva evitare: dopo alcuni km c’è un casello e, poco prima, un uscita, ovviamente noi abbiamo proseguito, ma sicuramente l’obbligo di pagamento scattava dalla barriera di entrata; il cassiere si è guardato bene dal parlarcene. Sulle telecamere però aveva ragione, si passa attraverso un unico casello, a velocità moderata, ed è lì che viene controllata la vignetta sul parabrezza.
Arriviamo nel primo pomeriggio al nostro hotel, una struttura molto grande, con casinò annesso.
Non c’è molto parcheggio, gli unici posti liberi sono quelli a pagamento lungo la strada, fortunatamente la mia macchinetta sta un po’ dappertutto e me la fanno mettere in un buchino in fondo al parcheggio dell’albergo, mi fanno lasciare la chiave nel caso ci sia bisogno di spostarla, vedo fare dei veri giochi ad incastro con suv & co. da parte dei parcheggiatori.
Ci portano le valigie in stanza, è veramente molto bella, spaziosa, calda con l’arredamento in legno, estremamente curata, siamo stati in altri 4 stelle, ma nonostante hall faraoniche, spesso le camere sono un po’ trascurate, questa sicuramente non lo è. Appoggiamo velocemente le valige e andiamo alla scoperta di Opatija, dall’albergo si raggiunge velocemente il centro, ci fiondiamo nel primo bar per il caffè, purtroppo nei locali si fuma ancora, compatiamo le povere bariste, due ragazze di poco più di vent’anni, che si respirano tutto quello “smog”, il caffè è ottimo, qui raramente si consuma al banco, quasi esclusivamente al tavolo senza sovrapprezzi, i bar sono sempre pieni di gente che chiacchiera, che legge… che fuma.
La città è la classica località turistica con negozietti particolari, locali, alberghi e casinò, c’è una stupenda passeggiata sul mare di diversi chilometri che parte da Opatija e arriva al vicino paese di Lovran, un vero paradiso per i patiti dello jogging.
Rientriamo in stanza nel tardo pomeriggio, una strigliatina per il veglione di capodanno e alle 19:30 siamo nel bar accanto alla hall per l’aperitivo. Alle 20:30 siamo a tavola, ed è un po’ un supplizio stare a seduti fino allo scoccare della mezzanotte, purtroppo non siamo dei “ballerini”. Per fortuna, il responsabile della sala ha messo le coppie di italiani tutte affiancate, quindi tra una chiacchiera e l’altra, un po’ di musica (il complesso, al contrario di quello dell’anno scorso era decisamente godibile, con un repertorio dal valzer, al country, all’alli galli) la fatidica ora arriva.
Brindiamo al nuovo anno e andiamo in avanscoperta al casinò, lì ci danno il cocktail di benvenuto, ma non giochiamo, curiosiamo un po’ e ci soffermiamo sui tavoli del poker, le puntate non sono altissime, con gettoni da un euro; oramai le slot sono tutte automatiche, niente più maniglioni, niente più gettoni, si inserisce il danaro attraverso la fessura e si gioca premendo un bottone, se si è molto pigri si può impostare la macchina affinchè giochi da se, mah, sarò una nostalgica, ma a me piace il tintinnare delle monete, il rumore dei maniglioni, ci ripromettiamo di andare a vedere in altri casinò.

Il primo gennaio era già da tempo destinato al totale relax, per fortuna, perchè fuori diluvia. Facciamo colazione verso le dieci e ci dirigiamo al centro welness per vedere che aria tira: WOW, non c’è nessuno! :yeah: Torniamo in camera per infilarci i costumi e prendere le borse, con libri, fumetti e quant’altro e quando torniamo c’è la fila!!! Vabbè, ci accodiamo.
L’organizzazione è ottima, personale gentile, accappatoio, telo e ciabattine (non è consentito entrare con le proprie), il centro è molto bello, una grande piscina, due vasconi idromassaggio, percorso vascolare Kneipp, sauna, bagno turco, angolo per il rilassamento con tisaniera e un gran bel cestone di mele, ma… hainoi, sembra di essere alla piscina comunale! Ci dirigiamo velocemente verso gli ultimi due lettini liberi, nella struttura dell’anno scorso le entrate erano contingentate, non è molto facile rilassarsi con torme di persone che parlano ad alta voce e urlano per chiamarsi da un lato all’altro della piscina… Scorgiamo due posti liberi nella vasca idromassaggio e ci dirigiamo velocemente verso la meta, salvo scoprire che le bocchette non funzionano… ci spostiamo mesti verso la piscina che il sito dell’hotel descriveva: “con acqua di mare riscaldata”.
Dentro di me mi chiedo come mai sia vuota, metto a mollo l’alluce e capisco: è gelata!!! Pazzesco, nel frattempo si libera l’idromassaggio, risaliamo le scale e ci fiondiamo decisi, lì almeno l’acqua è calda, ma la vasca non funziona molto bene, il getto è debolissimo e molte bocchette sono KO, stiamo un po’ a mollo e poi corriamo in sauna, perchè fuori dall’acqua bagnati non ci si sta, troppo freddo. Ci cuociamo un po’, usciamo e torniamo al lettino dove ci stendiamo un po’ sorbendo una tisana (buona), resistiamo, tra urla e schiamazzi, un paio d’ore poi ce ne andiamo.
Usciamo verso le quindici per cercare un bar dove mangiare un panino e fare un giretto per il paese, purtroppo diluvia ancora anche se non fa freddo, fortunatamente in auto ci sono sempre un paio di ombrelli.
Vediamo una pizzeria che ci ispira, è tardi e non vogliamo mangiare molto, così ordiniamo una pizza in due, il cameriere fa finta di non sentire e, molto gentilmente, ci decanta il piatto del giorno: “Sarma”, in ex Jugoslavia ci sono stata parecchie volte, ma non conosco molti piatti tipici, così ci facciamo tentare, debbo dire che è stata una buona idea, il piatto ci piace. Si tratta di una polpetta di carne, aromatizzata con delle spezie, avvolta in una foglia di verza, con sughetto con funghi e riso in bianco + patate al forno di contorno, proprio quello che cercavamo, una cosa relativamente leggera, ma saporita.
Usciamo contenti, con la pancia piena, e proseguiamo il nostro giro anche se la pioggia rende tutto uggioso, a metà paese facciamo dietro front e ci rifugiamo in un bar per il solito caffè.
Torniamo all’albergo che fortunatamente ha la stanza cablatissima (c’è una presa di rete anche in bagno), passiamo il resto del pomeriggio in camera tra internet ed altre attività, la stanza almeno è confortevole e col tempaccio che c’è fuori ci si sta volentieri.
La sera sperimentiamo il buffet, piuttosto ricco, anche se non ai livelli di quello dell’anno scorso che era a dir poco pantagruelico, sia a colazione che a cena.
Il 2 di gennaio ci dirigiamo verso Rijeka, arriviamo senza fatica in centro, parcheggiamo l’auto (è consigliabile pagare sempre il parcheggio, i vigili Croati sono implacabili) e facciamo una passeggiata attraverso il corso principale, “Korzo”, molto bello: un vialone pedonale costeggiato da palazzi d’epoca e negozi, riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso Trsat, un quartiere della città, dove si può godere di una bella vista panoramica del porto e visitare un castello molto carino.
Da bravi malati per lo shopping ci spostiamo verso il “Tower center”, un centro commerciale enorme dove mangiamo una pizza (accettabile e veramente poco cara, 10 euro in due comprese le bibite) e passiamo il pomeriggio a vagabondare per negozi, anche lì ci sono i saldi, ma non troviamo delle grosse occasioni, tra i tanti, solo qualche negozio bizzarro, tipo un pet shop con improbabili collari tempestati di cristalli swarovsky e cucce super accessoriate. Al supermercato compriamo varie leccornie (soprattutto salumi, ma anche altre cose strane che da noi non si trovano) da regalare ai parenti.
La sera tour dei casinò, tranne l’Admiral, che all’interno è molto carino, gli altri sono piuttosto freddi e tutti con le solite macchinette automatiche: niente monetine, niente maniglione, ma soprattutto deserti! L’ora è quella giusta, sono le 21 passate da un pezzo, ma non si vede un anima, stabiliamo che tutto sommato è meglio il casinò dell’hotel. Tornando in albergo, ci godiamo il golfo di notte con Rijeka in lontananza tutta illuminata.
Il 3 partiamo alla volta di Labin percorrendo un tratto di costa veramente stupendo, disseminato di punti panoramici mozzafiato. Il tempo è bello, ma purtroppo si è alzato un vento gelido che ci permette a malapena di uscire dalla macchina e fare qualche foto, dopo un paio d’ore, tra soste varie e una strada a tratti un po’ dissestata raggiungiamo Labin, un paesino arroccato su di una collina, molto carino. Arriviamo e il parcheggiatore ci corre incontro chiedendoci il corrispettivo per la sosta, visitiamo a piedi il paese, dall’alto del quale si gode una bella vista sia sul mare che sulla valle sottostante. Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso l’interno per arrivare a Pazin. Speriamo, lungo la strada, di incontrare una trattoria allettante, magari con qualche piatto a base di tartufo (nei dintorni di Umag ce n’erano un sacco), ma nulla. Arriviamo a Pazin, che è un paese decisamente squallidotto, sulla guida il castello era decantato come una meraviglia, ma non è niente di che, nè fuori nè dentro, non vale sicuramente percorrere 30 km di nulla per vederlo. Anche in paese nessun locale decente, straordinariamente l’agenzia per il turismo è aperta, chiediamo info per il pranzo, ma ci viene detto che l’unico locale dove si può mangiare è una pizzeria. Di nuovo pizza. A parte il fatto che al posto della mozzarella usano un altro tipo di formaggio, la pizza non è male e la birra è buona.
Avevamo segnato anche Motovun nell’itinerario, ma essendo passate le tre del pomeriggio, decidiamo che forse è meglio percorrere il tratto di costa con la luce.
Al ritorno finiamo di visitare anche Opatija, con i suoi alberghi, ville e parchi d’epoca.
Serata al casinò. Visto che queste slot proprio a me non piacciono, decidiamo di investire solo 10 euro in due e, nonostante ciò, mio marito riesce a vincerne 150! Decidiamo che può bastare!
E’ arrivato il giorno della partenza, i parcheggiatori hanno deciso che la macchina non andava bene dove l’avevamo messa la sera prima e l’hanno spostata non si sa bene dove, dopo colazione passiamo per avvertire e ce la fanno trovare davanti all’ingresso quando scendiamo con le valige, il parcheggiatore ci aiuta con i bagagli e attende fiducioso, glab, non abbiamo più spicci, ci tocca di allungargli 10 euro e questo, per riconoscenza, ci consiglia di stare molto attenti al confine con la Slovenia che potrebbe essere ghiacciato, aveva ragione, la chiamano “terra di nessuno” probabilmente pensano che a nessuno tocchi salare!

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