Londra: da Buckingham Palace al Tower Bridge dopo la grande nevicata

PREMESSA
Andare a Londra in pieno inverno e soprattutto dopo che è stata imbiancata come non succedeva da quasi vent’anni certamente non è la situazione ideale per gustarsi al meglio quanto questa metropoli è in grado di offrire, ma altrettanto certo è l’aspetto che si evita la massa che calerà qui quando il periodo dal punto di vista meteorologico è più favorevole. Oltretutto il trend negativo dell’economia globale sembra abbia toccato anche Londra: in effetti mai come ora il cambio euro/sterlina è stato così conveniente. Secondo motivo per non perdere l’occasione. Se vi raccontano che Londra è una città troppo incasinata, poco attenta alla pulizia, abitata da persone scortesi e leggende varie una sola istruzione per l’uso: diffidate. Certo non possono essere messe al confronto al colore ed al calore che riescono a trasmettere le popolazioni mediterranee ma tutto si può dire fuori che non siano estremamente gentili e disponibili mantenendo il tipico aplomb anglosassone anche quando distrattamente non ti accorgi che stai infrangendo quelle piccole regole di ordine ed organizzazione che troppo spesso a noi sembrano assurde ma che rendono comunque inimitabile l’English Style Life.

THE DAY BEFORE (dall’attesa allo sconforto totale)

Non avevo fatto praticamente in tempo a tornare da Barcellona che…. due centesimi andata e ritorno a Londra…. casualmente la data di rientro coincideva con il compleanno della moglie… non potevo non cogliere al volo l’opportunità…un messaggio all’amico che è venuto a Barcellona, uno alla zia che aveva espresso il desiderio di andarci appena possibile, uno alla figlia per sapere come fosse presa in quel periodo con gli impegni scolastici… quand’era mezzogiorno avevo prenotato per sedici persone… si era autoinvitata anche una compagna di scuola della figlia; una bella compagnia, mi immaginavo già camminare per le vie londinesi con l’ombrellino alzato, non per ripararmi da eventuali intemperie ma… in stile guida turistica per evitare di perdere pezzi strada facendo. Riempito l’aereo ora toccava andare alla ricerca anche di un albergo da riempire, ma tanto siamo appena agli inizi di novembre c’è ancora tempo, anche perché qualcuno iniziava per i più svariati motivi ad essere in dubbio. Gira che ti rigira…. amore caro amore bello…bellissima canzone di Bruno Lauzi, niente comunque in confronto alla produzione che è venuta fuori nel corso degli anni da Londra (scusate ma è un mio chiodo ricollegarmi sempre a qualche canzone) trovo posto tramite internet in un albergo vicino alla stazione Victoria (Hanover Hotel – 30 St. George’s Drive)…. seppur le recensioni non erano molto favorevoli la posizione strategica, il costo molto contenuto, nessun anticipo ma soprattutto la possibilità di disdire parzialmente o totalmente la prenotazione sino a due giorni prima mi convincono…. click click e anche questa è fatta. Londra aspettaci che stiamo arrivando!!! Consultazioni guide e consigli da quel favoloso popolo dei navigatori di internet e…taglia di qua aggiungi di la inizia a prendere corpo il programma di massima per andare alla scoperta della città…. tanto poi di sicuro si farà secondo il metodo a.c. (ad capocchiam) seguendo le sensazioni ma il bello di un viaggio è anche comporlo come un puzzle. Si avvicina la data della partenza, qualche pezzo della compagnia si è già perso ancora prima di partire, il tempo inizia a fare le bizze già qui a Treviso… qualche giornata di leggera nebbia appare all’orizzonte ed ecco che inizia un filo diretto con tutti i siti di Weathering Report fino a che, come era solito dire il mio docente di matematica all’università…la fortuna è cieca ma la s**** ci vede benissimo…. ecco l’imponderabile. Alle 08.00 del lunedì precedente squilla il telefono…. Socio (vedere weekend di Barcellona) mi hanno detto che Londra è sotto attacco da una imponente nevicata… tutto chiuso tutto bloccato. Non so cosa rispondere penso… qualche amico invidioso sta rosicando e visto l’apprensibilità che lo attanaglia spesso si sta divertendo a metterlo in ansia… riattacco e praticamente dedico l’intero lunedì facendo la spola tra il computer con web-cam on line su Piccadilly Circus e Sky Meteo 24 in attesa di buone notizie che però non arrivano. Non mancano invece le telefonate preoccupate dai superstiti della combriccola dei 16 sul da farsi e quelle con il sorriso sotto i baffi dagli immancabili gufi. Va beh….dormiamoci sopra domani è un altro giorno e si vedrà…i primi spiragli di luce in fondo al tunnel iniziano ad intravedersi.

THREE, TWO, ONE GOOOOO (la quiete dopo la tempesta)
03.02.09 In effetti di prima mattina sono già in collegamento con il sito dell’aeroporto di Stansted che dava informazioni sul landed dei primi voli della giornata ma…. il timore che sino all’ultimo potesse intervenire ancora la s**** era alto; intanto le defezioni continuavano ad arrivare. Altri due non sarebbero partiti a causa delle poco piacevoli previsioni del tempo nei giorni del soggiorno. Finalmente siamo all’aeroporto Canova di Treviso e alle 15.25 il pilota inizia la fase di rullaggio mentre due colleghi sono a bordo pista per salutarmi mentre l’aereo stacca le ruote dal suolo.
In perfetto orario tocchiamo terra a Stansted…. dopo il Big Fire del 1666, Londra viene colpita dalla Big Snowed i cui postumi sono ancora visibili in molti punti dell’aerostazione, mentre un panorama bucolico con il cielo che non promette niente di buono accompagna il viaggio in pullmann verso Londra. A darci il benvenuto, dopo miglia percorse su strada a tre corsie, le strette Street e Road dove i simboli per antonomasia tante volte visti in cartolina, i black cab (taxi neri) e i routemaster (autobus a due piani) seppur in versione moderna, questa volta li vediamo da vicino. In lontananza le luci blu del London Eye squarciano l’avanzato imbrunire disegnando un enorme cerchio quasi ad indicare il passaggio obbligato che bisogna attraversare se ci si vuole immergere nella capitale. Un assaggio di quello che visiteremo è dato dalla view by night di Westminster Abbey, del Big Ben e delle Houses of Parliament. Ancora poco e siamo a Victoria Coach Station (stazione degli autobus), la via dell’albergo non dovrebbe essere lontana e… excuse me George Drive? At the end turn you left… it’s George Drive. Dopo Barcellona ancora una volta il fiuto nella scelta strategica dell’albergo non mi aveva ingannato speriamo bene invece per il resto… cinque minuti di walking immersi nel bianco candore degli edifici dislocati ai lati del viale, reso ancora più bianco dai marciapiedi ancora innevati dal giorno prima. Eccoci arrivati…l’esterno promette bene…anche l’atrio…niente di trascendentale ma più che decoroso per ospitare solo dei corpi stanchi che nei giorni futuri altro non chiedono che un giaciglio dove poter passare la notte. Con le reminescenze degli studi della lingua inglese risalenti ancora quando primo ministro inglese era Winston Churchill riesco a farmi dare le chiavi delle stanze… pagamento anticipato con carta di credito per non consumare la scorta di sterline che avevamo portato dall’Italia sistemazione bagagli e fuori per andare alla ricerca di un posto dove mangiare. Ah… più che decorose anche le stanze… la mia pur essendo in quattro lo spazio non mancava, livello di pulizia dopo tutto quello sentito raccontare da chi era già passato da Londra accettabile, bagno pulito e comodo. Fuori dall’albergo attacchiamo bottone con una comitiva di toscani convinti che potessero darci indicazioni su qualche locale dove rifocillarci… davano l’idea di essere li già da qualche giorno invece.. erano praticamente arrivati solo qualche ora prima di noi quindi…. summit con il Socio…. quale meta migliore per immergersi subito nello spirito londinese se non Piccadilly Circus? Raggiungiamo la stazione della metropolitana, sempre Victoria, dietro a quella degli autobus, e prendiamo subito confidenza con l’immensità degli spazi di tutto ciò che è Londra. Facciamo la nostra Travelcard giornaliera, peccato che verrà utilizzata solo per due viaggi ma è la soluzione più conveniente: 5,60 £ a testa per gli adulti 1 per le ragazze contro le quattro per biglietto singolo…. quello che aveva turbato molte notti dopo aver visto il sito dei trasporti inglesi (la complessità del sistema metropolitano e la varietà dell’offerta sulle tipologie di biglietto) è svanito in una bolla di sapone…. seppur immensa l’Underground è più difficile spiegarla che non praticarla…. le indicazioni fanno capolino in ogni angolo della stazione e comunque in caso di difficoltà cè sempre qualche addetto pronto ad aiutarti in qualsiasi cosa tu possa avere bisogno…alla faccia di chi dice che gli inglesi sono tutti antipatici, snob e un po’ come dire…. bastard inside. Guida alla mano…. linea Blu (Piccadilly, ogni linea oltre al colore ha anche un nome)…. ci immergiamo nei lunghi corridoi di cui è disseminata ogni stazione saliamo… a quell’ora, oramai sono le 20 poco più le masse non sono oceaniche si viaggia comodi… due fermate e riemergiamo. La Londra in technicolor appare davanti a noi, foto di rito davanti alla statua che domina la piazza che deve il nome alla bottega di un sarto situata nella zona che fece fortuna confezionando i colletti rigidi (picadil) tanto di moda agli inizi del XVII secolo. A sinistra si scorge la curva di Regent Street che incrocerà più avanti Oxford Street, una delle vie, se non la via più commerciale di Londra. A destra invece ci si dirige verso la parte più strettamente turistica della zona, da cui si può raggiungere Trafalgar Square. A fare da contorno la fontana degli Horses of Helios, solitamente punto d’incontro in cui si danno appuntamento i londinesi, il Trocadero mega centro commerciale un poco in stile Las Vegas al cui interno puoi trovare di tutto dalle sale giochi ai ristoranti, ai sexy shop e quant’altro. Ci dirigiamo verso questa parte, è quella dove sembra ci sia più concentrazione di locali dove poter mangiare. Guardiamo sempre nelle strade interne…siamo in Rupert Street ai confini della Chinatown nel quartiere di Soho…oplà trovato forse… l’insegna Pizzeria Italiana ci attira neanche fossimo una delle tante calamite souvenir londinesi. Un occhio sempre ai prezzi esposti fuori per evitare spiacevoli sorprese al momento di pagare il conto, vedo meglio l’insegna e mi accorgo che il locale dovrebbe far parte dellla catena Biagio Restaurant (dalle recensioni lette garanzia di qualità) e siamo dentro. Ad accoglierci credo il proprietario o comunque il gestore dall’accento incrocio tra il toscano ed il romagnolo… forse più toscano visto che il soffitto a travi è interamente rivestito dal classico fiascho di Chianti, le pareti tappezzate di poster che rievocano angoli e miti nostrani. Ordiniamo da bere e nell’attesa vengono serviti degli stuzzichini, per intenderci quelli che da noi fanno da contorno all’ora dell’aperitivo. Avremmo modo di verificare che ciò non è un caso isolato ma consuetudine dei locali, come quella di metterti in conto il cestino del pane. Per chi non è già informato: la maggior parte dei ristoranti non applica quello che da noi viene chiamato coperto ma aggiunge una percentuale (dal 10 al 12%) al conto delle consumazioni; in caso diverso è buona usanza lasciare una mancia più o meno dello stesso importo. Soddisfatti gli appetiti senza esagerare (pizza per alcuni, secondi di carne per altri, contorno per tutti, birra e acqua, non ricordo se è stato preso qualche dolce, caffè 90£ in totale), chiedo l’ennesima business card (biglietto da visita) per la mia collezione e ci rituffiamo nell’aria londinese. Aria che a dire la verità era diventata gelida, vere sferzate su quei pochi centimetri di pelle che non eravamo riusciti o non potevamo, gioco forza, coprire; in fin dei conti si trattava di visitare Londra, non di fare una spedizione al Polo Nord con il mitico Armaduk. Quest’ultimo aspetto, nonostante la voglia di iniziare ad immergerci ancora un poco nell’atmosfera della città ci ha fatto optare per un ritiro immediato delle truppe. L’efficienza e l’attenzione dimostrata dall’amministrazione cittadina in particolare verso i trasporti si vede anche quando riemmergendoci nell’underground veniamo accolti da dolci note suonate da una busker, uno dei tanti suonatori autorizzati con tanto di licenza dopo aver superato delle audizioni.

04.02.09 Sveglia di buon’ora sguardo fuori per vedere cosa ci vuole riservare il tempo oggi e…sembra che dopo tanto penare voglia farci godere il breve soggiorno… cielo limpido un piccolo spiraglio di un sole tiepidino… comunque meglio accontentarsi…. colazione… speravo sinceramente in qualche dea dell’abbondanza ma… piuttosto che niente…. pane tostato, crostini integrali, corn flakes, latte, caffè, succo d’arancia, marmellate finchè se ne voleva. Siamo pronti… Londra oggi ci aspetta seriamente .…come primo giorno decidiamo che per il momento l’uso della metro è da accantonare, meglio scoprirla girando a piedi… prima meta sarebbe la Cattedrale di Westminster ma un cartello con le indicazioni Buckingham Road ci indirizza verso questa meta…tanto sono vicine….Sarà per l’orario, sarà per il giorno magari tradizionalmente poco affollato, sarà per la zona ma percorrendo la strada non sembra nemmeno di essere a Londra: l’idea fattaci dai racconti che parlavano di una città caotica, perennemente di corsa, frenetica contrasta di molto con le sensazioni che riceviamo…Londra, come le definisco io, una diesel town, ossia quelle città che non te ne accorgi subito perché sembra vada tutto a rlento invece sulla lunga distanza… meglio così avremmo modo per assaporarla meglio….altri simboli visti di giorno questa volta….le famose cabine rosse, forse le uniche rimaste quelle di una volta visto che i vecchi autobus a due piani stanno venendo soppiantati da quelli moderni, sempre a due piani ma con un fascino decisamente minore, e i taxi una volta completamente neri ora sono praticamente dei cartelloni pubblicitari su quattro ruote e spesso anche dai colori più disparati….sarà per contrastare il grigiore che anche con il sole sembra pervadere la città…. ragazzini vestiti con i simboli della scuola di appartenenza… dei pilastri simili a funghi agli angoli della strada…. mentalmente legato all’italico significato di simili oggetti penso si tratti di attacchi per i vigili del fuoco…sono le cassette per imbucare la posta (se dovete comprare francobolli da un locale tabacchino assicuratevi che vi diano quelli appropriati o recatevi in un ufficio postale)…inizia a intravedersi in lontanaza uno dei viali rossi che convergendo lateralmente conducono di fronte a Buckingham….noi proveniamo dalla direzione opposta…. e di fronte alle Royal Mews, le scuderie reali…. ancora pochi metri e ci siamo….di fronte sulla sinistra appare in tutta la sua regalità la cancellata dorata di uno degli accessi utilizzati dalle guardie reali per la parata del Changing Guards, oltre si intravedono i giardini ancora tutti innevati di St James Park e più lateralmente proprio al centro della piazza antistante il palazzo la statua del Queen Victoria Memorial. Vedendola da vicino da quasi l’idea di un angelo custode che vigili sui componenti la famiglia reale. Oltre le cancellate in ferro battuto ornate dagli stemmi dorati le due casupole delle guardie di turno che periodicamente per scaldarsi dal freddo (almeno penso) e a beneficio della gente che passa continuamente mettono in scena la pantomima della camminata tipo soldatino radiocomandato. Anche questo è uno dei motivi di richiamo per i turisti .A sinistra rispetto al fronte della statua il luccichio ancora maggiore dei canecelli d’ingresso a Green Park uno degli altri parchi reali e non che costituiscono il polmone verde in mezzo alla nidificazione di edifici ovunque e spazi dove sia gli abitanti che i forestieri possono trascorrere qualche ora in assoluto relax. Traffico praticamente inesistente. Foto di rito e ora ci avviamo verso il Mall, il viale che da Admiralty Arch conduce alla residenza reale e viene percorso dai cortei reali in occasione di manifestazioni e ricorrenze ufficiali. Nonostante l’aria si faccia sempre più pungente e la coltre di neve ricopre il manto erboso del parco si riesce ad avvistare anche qualche forma di vita animale che lo popola…. due non meglio identificati pennuti stanno perlustrando l’unico quadratino rimasto verde alla ricerca di qualcosa di cui cibarsi…rimaniamo incantati ad osservare il tutto…come gli addetti alla manutenzione che nonostante tutto sono all’opera…. ci addentriamo al suo interno e costeggiando il laghetto completamente ghiacciato raggiungiamo il Blue Bridge da cui è possibile avere la vista in una direzione di Buckingham circondato da una vegetazione dai colori tipicamente invernali, nell’altra di un isoletta sul cui sfondo si stagliano piramidi cipole e tetti degli edifici nella zona dell’Horse Guards Road. Usciamo dal parco: prossima meta la zona dove sono concentrate l’abbazia di Westminster, dove il sacro e il simbolico si fondono in un tutt’uno alla pari dei diversi stili che la compongono, alla pari della varietà cromatica e dei materiali che la costituiscono. Fulcro della chiesa anglicana, al cui vertice vi è la Regina è appunto anche il luogo simbolo dei reali in quanto, ad esclusione di uno, tutti sono stati incoronati qui. La veduto d’insieme appena oltre lo sky line del campanile della chiesa di St Margareth, sulla sinistra dell’abbazia, è da togliere il fiato; la torre del Big Ben, (chissà se hanno lasciato l’orologio dipinto di azzurro e rosa come si vede nella pubblicità!!!!), uno squarcio del ponte, le cime dell’Houses of Parliament che cercano di fare capolino oltre quelle dell’abbazia e le capsule del London Eye. Il freddo si sta facendo sempre più intenso e, visto che è ancora troppo presto per il pranzo…would you like a couple of tea? Siamo nel posto giusto, almneo crediamo, anche se un po’ presto rispetto all’orario canonico, sembra che in zona ci sia di tutto fuori che un posto dove consumare questo benedetto te…ecco un pub…forse si può anche mangiare…anticiperemo i tempi casomai così siamo più liberi dopo…. vietato l’ingresso ai minori di 18 anni…. vabbè non dobbiamo mica consumare alcoolici mica ci faranno storie, poi le ragazze sono in compagnia di adulti… non facciamo nemmeno in tempo a mettere piede nel locale che la ragazza gentilmente mi chiede quanti anni hanno le ragazze e purtroppo, non essendo un assiduo frequentatore di locali nemmeno in Italia ma sapendo che da noi comunque si riesce a farla franca facilmente rispondo che le ragazze hanno 18 anni; due fattori mi hanno “fregato”: la statura troppo bassa di una delle due ragazze e…. non siamo in Italia appunto…. inflessibile seppur molto educatamente ha chiesto di vedere i documenti. La ritirata di Napoleone a Waterloo era un successone in confronto a quella nostra…abbiamo capito…. non si scherza siamo inglesi, sia chiaro niente in contrario abbiamo sbagliato noi seppur in buona fede… ora la sede del Parlamento inglese si estende per tutta la sua lunghezza davanti ai nostri occhi mentre stiamo attraversando il Bridge. Passiamo sull’altra sponda, lo troveremo pure un posto dove bere qualcosa di caldo…finalmente ecco…un agglomerato di locali all’interno di un edificio che tempo prima ospitava sicuramente qualcosa di molto diverso…bel locale..il bar è situato su quello che doveva essere un piano interrato…niente servizio al tavolo….andiamo al bancone….la mescita di bevande e cibo inizia a mezzogiorno…mancano ancora venti minuti…sta a vedere che hanno scambiato una città qualsiasi della Svizzera con Londra nella notte e non ce ne siamo accorti. Va be non fa niente siamo anche vicini alla ruota, magari un giro così si fa l’ora giusta…i tanti rifiuti ottenuti sino ad allora hanno scavato un cratere nei compagni di viaggio tali da rendere più facile fermare una colata lavica straordinaria dell’Etna che non i loro languorini.
Strani personaggi popolano la sponda sud del Tamigi….don’t worry… sono i figuranti delle varie attrazioni che tentano di far ripercorre le gesta di chi ha fatto la storia del terrore londinese come Jack lo Squartatore…ci accomodiamo in un noodle bar (Chopstix, accanto all’ingresso del museo del cinema)…eat as much as you like…mangi finché ce la fai a sole 8£ bevande escluse… non male sapendosi adattare. Rimessi in forze cosa può essere meglio di un giro sul London Eye per aiutare la digestione? Da qualsiasi parte dove devi fare la fila troverai sempre percorsi transennati e display che ti indicano in quale cassa ti devi rivolgere e nessuno si sognerebbe di pensare provare passare davanti…facciamo i biglietti 15,50£ gli adulti, metà prezzo i ragazzi sono ai 16 anni ma c’è anche la possibilità di acquistare biglietti combinati con altre attrazioni. Ispezionate borse e qualsiasi altro oggetto che possa contenere qualsiasi cosa, passaggio al metaldetector attendiamo l’arrivo della nostra capsula…la giornata sebbene il freddo è comunque limpida il che permetterà di godere della vista di Londra dall’alto e infatti le aspettative non rimangono deluse. Come prima giornata abbiamo già visto tanto ma manca la classica ciliegina sulla torta: attraversando l’Hungerford Bridge, (subito dopo la ruota) colpo d’occhio eccezionale su questo ponte sospeso, i palii di sostegno slanciati verso l’alto formano come una copertura sotto la quale passare mentre proprio accanto passa la ferrovia. Così facendo ci stiamo dirigendo vero Trafalgar Square, per me sino ad un mese fa famosa dai tempi della scuola perché vi era la statua dell’ammiraglio Horatio Nelson e per essere considerato il vero centro città dove i londinesi si ritrovano per festeggiare per esempio l’arrivo del nuovo anno. Il traffico ed i piccioni una volta dominatori incontrastati della zona ora non la fanno più da padroni al contrario dei quattro leoni (simbolo di dominio e potere, vedi anche il leone di San Marco effige della Serenissima Repubblica di Venezia, per anni incontrastata dominatrice di una parte del Mediterraneo) posti agli angoli alla base del monumento a Nelson e delle quattro colonne poste agli angoli della piazza. Inizialmente poste per sostenere le statue dedicate a importanti personaggi della storia inglese sono diventate, anzi una in particolare è diventata oggetto di discordia tanto da istituire una commissione apposita per decidere chi debba prendere quel posto che per tanti anni è stato lasciato vuoto. Anche questo fa parte dell’essere inglesi. Se volete vedere “I girasoli” di Van Gogh o un quadro di Cézanne, monet, Canaletto, Turner, Velazquez o di qualsiasi altro artista dovete recarvi in u solo posto: alla National Gallery, posta alla fine della piazza, dove non è difficile imbattersi in qualche artista di strada che intrattiene i visitatori con spettacoli di ogni natura. Una volta entrati risulta subito difficile orientarsi ma la perfetta organizzazione inglese (al pari di quella italiana…sigh!!!!!) corre immediatamente in aiuto al visitatore: mappe gratuite ed audio guide tematiche o generali con offerta consigliata (ma è meglio darla) permettono di ottimizzare i tempi andando dritti a quello cui si è interessati. Noi ci siamo fermati alle prime sale, giusto per farci un idea di come era strutturato il tutto, e la curiosità di vedere da vicino le opere di Van Gogh. Da perfetto ignorante in materia non riuscivo a cogliere il motivo per cui molte delle opere esposte siano considerate dei capolavori ma, grazie alle spiegazioni ed ai suggerimenti fornitemi dalla figlia (frequenta il liceo artistico) alla fine qualcosa era diventato un poco più chiaro. Per esempio dirigetevi nella sala dedicata quasi interamente a Monet e fermatevi davanti al “Ponte giapponese” o al “Giardino”; riuscireste a cogliere solamente un groviglio di colori non ben definiti a cui avevo dato l’interpretazione di un arco oltre il quale ci stava l’incognito. Posizionatomi al centro della sala si riusciva mettere a fuoco ciò che veramente era raffigurato. Dimenticavo: anche l’ingresso è completamente gratuito. Usciamo e di fianco vi è la piccola chiesetta di St Martin in the Fields, “succursale” per i reali di Westminster. Se non fosse per questo motivo e per il calendario di concerti di giovani artisti, e dei concerti a lume di candela che vi si tengono al suo interno risulta essere alquanto anonima. Dopo una full immersion nella cultura londinese era arrivato anche il momento di sfamare la parte voluttuaria che è in noi….metro sino ad Oxford Street dove le signore possono praticare il loro sport preferito: lo shop walking. Cìè solo l’imbarazzo della scelta dove entrare per primi e nemmeno a farlo apposta per la gioia delle die ragazze proprio di fronte all’uscita della metro s’affacciano le vetrine della catena must del momento per teen-ager: H&M in cui si fiondano ad una velocità superiore di quella che impiegherebbe una navicella spaziale per entrare in orbita. Io ed il Socio invece preferiamo rimanere fuori ad osservare come da un momento all’altro quella che sembrava una città sonnecchiosa si trasforma in pochi secondi in una marea umana proveniente da ogni angolo dell’incrocio in cui eravamo posizionati in un mix di colori e stili di abbigliamento che vanno dal tipico inglese perfettivo in giacca e cravatta con 24 ore al seguito sino all’eccentricità di capelli dai colori che nemmeno un pappagallo dell’amazzonia riesce ad avere, a zepponi alti 15 centimetri sopra minigonne e magliette a mezze maniche mentre la temperatura iniziava a scendere sempre di più. La percorriamo in lungo ed in largo cercando nel contempo di scorgere qualche locale dove poter cenare di lì a poco. Eccolo…Spaghetti House…mi ricordo averlo trovato tra i locali suggeriti nella guida che un paio di mesi prima mi aveva gentilmente spedito l’ufficio turistico per Londra in Italia. E’ anche comodo in quanto si trova vicino alla fermata della metro di Bond Street, ambiente familiare, personale italiano, cucina italiana con alcune contaminazioni di quella inglese, entriamo subito in simpatia ad Ilaria, la ragazza che ci seguirà nelle ordinazioni. Conto finale (sempre preso a testa o il primo o il secondo con contorni) compreso dolce, caffè e limoncello offerto dalla casa 120£. Soddisfatti della giornata volevamo veramente concluderla in bellezza, con sorpresa per le donne. Prendiamo la metro e anziché prendere in direzione Victoria andiamo verso… fermata di Tower Hill. Esattamente, volevamo vedere il ponte più famoso di Londra, quello tante volte visto in cartolina dal vivo e completamente illuminato. Un’accortezza: se volete arrivare proprio sotto il ponte all’uscita della metro prendete a sinistra delle Torri che appaiono davanti ai vostri occhi, se invece vi accontentate di vederlo un po’ meno da vicino prendete a destra, proseguite per una leggera discesa dove sono poste le biglietterie per l’ingresso alle Torri e arrivate su una passerella da cui poter comunque ammirarlo in tutto il suo luccicare. Ora può definitivamente dichiararsi conclusa ufficialmente la giornata. Domani è un altro giorno e si vedrà… anche perché la spada di Damocle del meteo pende sempre sulle nostre teste non prima di aver consumato un bicchierone di caffè preso all’interno della stazione Victoria al botteghino di Cafè Nero. Come metodo alternativo per scaldare lo stomaco dal freddo preso può andare..

05.02.09 In effetti oggi il tempo non è dei migliori; una leggera pioggia da il buongiorno al nostro risveglio e sarà la nostra fedele compagna di viaggio quasi per l’intera giornata. Solita colazione e siamo pronti per vivere il nostro secondo giorno. Fuori il cielo è plumbeo, ora capisco quando si dice della tonalità grigio Londra… in compenso la pioggerellina ha fatto si che quel poco di neve rimasta da lunedì sta via via scomparendo. Infagottati ancora di più riprendiamo il nostro percorso da dove lo avevamo interrotto la sera prima: il Tower Bridge poi si vedrà a seconda del tempo. Siamo alla stazione di Victoria leggermente in anticipo rispetto al giorno prima e…mancando qualche minuto alle 09.30, orario che segna il confine per le ore di punta ci troviamo come un ramo nel mezzo di un torrente in piena, lasciandoci trainare per inerzia sino alla biglietteria. Una decina di minuti di metro e questa volta, facciamo come dei provetti Magellano la circumnavigazione delle Torri fino a prendere l’inizio della strada che attraverserà il ponte vero e proprio. Seguiamo il semi arco disegnato dalle pesanti strutture verso il cielo…. imponenti ci appaiono le due torri di collegamento con la parte rialzata, quella puramente turistica. Peccato anche per la leggera foschia che è calata lungo il Tamigi, si riesce a vedere nitidamente sino a poche decine di metri…decidiamo comunque di salire sino su. Siamo i primi visitatori della giornata, fatti i biglietti un ascensore ci accompagna al piano superiore, al Tower Bridge Exposition. Ad accoglierci un omino minuto che introduce con entusiasmo a quello che avremmo modo di vedere. Come antipasto un breve filmato sulla storia appunto del ponte, dai contrasti per approvare il progetto sino alla fase di realizzazione (otto anni in tutto, per il ponte sullo Stretto la prima vaga idea di progetto risale al 1866) poi il percorso lungo il passaggio pedonale dove sono dislocate alcuni schermi interattivi multifunzione, da piccoli quiz alla scoperta di curiosità riguardo la storia di Londra ad una guida che aiuta ad orientarsi nella vista del panorama da quella posizione,per finire sotto l’imponente struttura metallica che sorregge le torri. La breve presentazione si conclude con l’annuncio di quando sarà possibile assistere alla prossima levata del ponte. Solo la foschia è riuscita a rovinare parzialmente una breve ma intensa visita ad una parte tanto storica quanto vanto della capitale britannica. Intanto la pioggerellina che aveva accompagnato la nostra partenza alla mattina andava via via intensificandosi al punto da dover rinunciare a quello che forse interessava di più, la visita alle Torri. Vorrà dire che abbiamo un valido motivo per tornarci prossimamente. Saltato il piano A passiamo a quello B: St Paul Cathedral. Sebbene sia una delle chiese più imponenti di Londra, che al suo interno vi si siano svolti i funerali di Nelson ed il matrimonio di Lady D, l’immensa navata completamente bianca meriterebbe la visita solo per salire sino alla cupola….se non si pagassero 12£ per entrare, quindi una vista veloce dal banco informazioni e una più approfondita dall’esterno. Siamo in cima alla Ludgate Hill, anticamente zona dei primi insediamenti romani che hanno dato origine alla città ora centro finanziario ed economico della City, facilmente visibile dagli enormi palazzoni a tutto vetro sedi di banche, compagnie assicurative e tutto quello che può produrre denaro. I locali nella zona fanno orario di ufficio anche loro e una volta che le luci del financial world si spengono la zona diventa praticamente desolata. Intanto si è fatta ora di pranzo e proprio davanti alla cattedrale cé una fila di locali per tutti i gusti e soprattutto per tutte le tasche. Optiamo per l’Apostrophe, non di facile etichettatura. Ambiente moderno e minimalista al contempo, consumazioni a base di pasticceria, toast e sandwiches, bibite e l’immancabile caffè…totale 30£…sino ad ‘ora siamo nettamente al di sotto del budget programmato per pranzo e cena senza per questo patire la fame. Il tempo sembra voglia graziarci e pare uno squarcio di sereno con un pallido sole che cerca di fare capolino… riposati e rifocillati ci si rituffa nell’arte londinese. La Tate Modern, cartina alla mano non è lontana, ahime se si guarda il tragitto dalla facciata posteriore (attualmente ricoperta da impalcature per lavori di restauro); invece caso ha voluto che proprio nella piazzetta antistante l’entrata principale troviamo un indicazione che ci suggerisce di prendere l’altra direzione. Nella sfortuna possiamo ritenerci fortunati così abbiamo modo di vedere il maestoso cupolone, vagamente ricordante quello della Basilica di San Pietro e, persi nel dedalo di viuzze alla fine di una stretta via troviamo una delle tante piccole chiese che fanno da corollario alla cattedrale: St James Garlickhyte; ci si aspetta che nella City tutto scorra a velocità supersonica invece seduto tranquillamente su di una panchina al centro della piazzetta che si apre sulla facciata anteriore del luogo di culto assorto a leggere il newspaper con cuffiette alle orecchie se ne stava in tutta tranquillità un gentleman. Era quasi un peccato disturbarlo ma se non volevamo continuare a girare a vuoti dovevamo pur chiedere informazioni a qualcuno…. è toccato a lui. Alla fine riusciamo ad arrivare alla tanto agognata meta e,come detto prima, bastava prendere dal retro e…due passi eravamo arrivati. Percorriamo il lato opposto della Tate confinata tra i due ponti che per motivi diversi sono diventati famosi: il Blackfriars ed il Millenium Bridge. Il primo legato tristemente alla vicenda del “banchiere di Dio”, Roberto Calvi, il secondo perché a pochi giorni dall’inaugurazione è stato costretto alla momentanea chiusura per un errore di progettazione tanto da farlo diventare oscillante. Tranquilli, ora si può attraversare in completa sicurezza. Concettualmente similare a quello che puà essere per esempio la Biennale di Architettura a Venezia, riqualificazione di vecchi edifici oramai in disuso (l’Arsenale da noi una ex centrale elettrica da loro), ospita un esposizione permanente di opere contemporanee (vi è un intera sezione dedicata a Picasso e una a De Chiricio) unitamente a varie mostre temporanee (quest’ultime a pagamento). Spazi ampi nelle sale espositive, area dedicata dove usufruire di supporti multimediali per organizzare al meglio la visita e la sala ristoro all’ultimo livello, oltre appunto alla possibilità di vedere le opere di artisti che hanno fatto la storia sono validi motivi per spendere un paio d’ore al suo interno. Anche oggi bisognava comunque dare soddisfazione al nostro lato voluttuario. Metro, fermata Knightsbridge e destinazione…. Harrods. Fiancheggiamo la riva del Tamigi dalla parte della Tate quando oramai stanno calando le tenebre e percorrere quei pochi metri che ci separano dal Blackfriars Bridge, non so se inconsciamente gli avvenimenti ad esso legati, tra vicoletti angusti e degni del miglior film dell’orrore fanno correre lungo la schiena leggeri brividi. Sino a qualche minuto prima abbiamo percorso strade e vicoli, ognuno dei quali poteva raccontare un pezzetto di storia, ora siamo nella mecca del lusso, dello shopping esagerato, siamo nella Via Montenapoleone londinese; se non fossero state sufficienti le insegne luminose delle boutique ed empori presenti lungo il viale ad identificare il target del quartiere bastava dare un occhio ai listini affissi all’esterno dei locali per rendersi conto che è un quartiere non per tutti. Già si intravede la facciata di Harrods completamente illuminata, non si sa mai che qualcuno non riuscisse a trovarlo. Davanti ad ognuno degli ingressi come una bella statuina del presepe di Capodimonte un addetto alla sorveglianza in alta uniforme da sembrare quasi ridicolo. L’essere Signori, quelli con la esse maiuscola, quelli che non ostentano il loro essere ricchi, quelli che hanno stile ed eleganza a prescindere dagli zeri del conto in banca non lo si trova certamente qui, dove tutto è esageratamente sfacciato, esageratamente pacchiano, come la fontana in memoria del figlio e di LadyD con l’esibizione dell’anello a lei regalato. Risaltano l’estrema gentilezza e professionalità di qualsiasi commesso, pronti a fornire ogni informazione di cui si abbia necessità. Cena nello stesso locale della sera precedente e di corsa in albergo che la figlia iniziava ad accusare sintomi di influenza…speriamo bene…

06.02.09 Le notizie che arrivano dal letto della figlia non sono confortevoli; l’accenno di iinfluenza della sera prima sembra che sia diventato realtà e sino all’ultimo momento non si sa se rimanere al coperto o fare una breve escursione per poi rientrare, considerato anche che la giornata dal punto di vista meteorologico è anche peggio della precedente. Intanto si fa colazione poi si deciderà. Dunque… programma della giornata….abbiamo fatto la National, una delle Tate, non rimane altro che il British Museum Siamo nel quartiere di Bloomsbury, il quartiere culturale per antonomasia, dove non è difficile imbattersi all’ingresso degli edifici in targhe blu a ricordo che una volta era nato o vissuto qualche personaggio diventato noto, è il quartiere a basso tasso di attrattive turistiche ma alto per quanto riguarda gli universitari e dove pub e locali non mancano di certo. Una breve passeggiata dalla fermata di Tottenham Court Road attraverso viali di abitazioni con facciata a vista in mattone variopinti sono l’unica nota di colore nella grigia mattinata. La struttura accanto al corpo centrale ricorda vagamente il Partenone ed una piccola coda si sta già formando davanti all’ingresso posto in fondo al cortile circostante. Netta da subito la sensazione di quanto sia difficile poterlo girare tutto ma in aiuto vengono dei pannelli posti ad ogni piano con le indicazioni di ciò che merita di vedere su quel livello e il tema caratterizzante gli altri. Da non perdere di certo il colpo d’occhio sull’edificio circolare, sede delle esposizioni temporanee, posto al centro del Great Court, il cortile interno interamente ricoperto ad opera dello stesso architetto che ha progettato….non lo svelo, voglio lasciarvi il piacere della scoperta, oltre le sale dedicate all’antico Egitto e all’antica Grecia con riproduzione di parte del Partenone (mi si passi il gioco di parole). Ai livelli superiori abbiamo trovato interessante la mostra sugli orologi e quella dove possibile vedere i primi esemplari delle attrezzature per coniare monete e stampare banconote, uno dei primi esemplari di registratore di cassa e il papà degli attuali POS. Pranzo in un ristopub, Munchkins[/U], dove consumando birra, acqua, insalata, club-sandwiches, fish and chips, e due secondi di carne, caffè incluso abbiamo speso 66£ in totale. Il tempo è sempre meno clemente, seppur non entusiasta dell’idea ma per accontentare chi voleva andarci a tutti i costi, ci dirigiamo verso Madame Tussauds, ovvero il museo delle cere. E’ strano come gli inglesi non facciano pagare l’ingresso ai principali musei e poi chiedono 25£ a testa per vedere dei manichini che una volta esaurito il loro compito diventano, a parte la testa che viene conservata, cera per altri personaggi. Tant’è ci si adegua, nella speranza che una volta usciti il tempo lasciasse una piccola tregua per andare a vedere Hyde Park e il famoso Corner dove la domenica mattina chiunque abbia voglia, arte oratoria o semplicemente una gran faccia di bronzo può intrattenere chi si trovi a passeggiare nei verdi prati su qualsiasi argomento desideri. Un poco mi son dovuto ricredere riguardo a Madame T., una discreta scenografia fa da contorno all’esposizione dei miti di ieri ed oggi, talmente riprodotti fedelmente che in più di qualche occasione si confonde il vero con il finto e viceversa. Potete farvi la foto anche con il nuovo presidente USA addirittura seduti dietro la sua scrivania da lavoro mentre lui assiste divertito. Simpatica la Chambers of Horror dove si ripercorrono i luoghi scenario dei crimini più efferati commessi a Londra nel periodo di Jack lo Squartatore e per finire Spirito f London dove a bordo di una riproduzione di un black cab si verrà accompagnati a spasso nel tempo alla scoperta appunto dello spirito che contraddistingue la città, vittima di grandi tragedie ma che ha sempre saputo risollevarsi non perdendo lo sense of humur, rimanendo si legata alle tradizioni ma cercando al contempo di sapersi reinventare. All’avanguardia forse non è mai stata ma sicuramente un passo avanti a molto di quello che poi è diventato moda e ha fatto la storia del costume europeo e mondiale nasce qui; due esempi su tutti la minigonna di Mary Quant e la musica “rivoluzionaria” dei Beatles. Altro che tempo clemente all’uscita…ha iniziato a scendere qualche piccolo fiocco di neve, speriamo di non dover prolungare forzatamente il soggiorno. L’influenza della figlia oramai è in stato avanzato quindi cena al solito posto, anche per salutare Ilaria e in albergo a preparare le valigie.

07.02.2009: ultime ore a Londra il tempo sembra volerci ringraziare per la pazienza dimostrata nei suoi confronti. Un tiepido sole pervade Londra benché l’aria gelida ha il sopravvento su di lui. Ed è il compleanno della moglie. Si parlava di tradizioni, di riti a cui gli inglesi sono legati e l’affetto dimostrato verso la casa reale, nonostante tutte le vicissitudini non è mai venuto a mancare anche semplicemente presenziando al cambio della guardia (Changing Guards il nome corretto) che si tiene tutti i giorni alle 11.30 davanti a Buckingham Palace, salvo i mesi invernali quando viene fatto a giorni alterni. Siano abbondantemente in anticipo ma visto che la piazza va via via riempiendosi sempre più decidiamo di prendere già posizione ma…pensando che il corteo entrasse dal cancello principale ci piazziamo la…invece… Qualche minuto prima che la banda annunciasse l’arrivo i due bobby’s fanno prendere posto dietro le transenne che delimitano i due marciapiedi laterali…con due parole e due semplici gesti delle mani…. da non credere, lasciando un corridoio dove chi volesse attraversare da una parte all’altra potesse farlo tranquillamente. Invece stavo dicendo… la sfilata sale dal Mall e imbocca l’entrata laterale una volta a sinistra una a destra e quindi gran parte della cerimonia è andata persa. Una turista poco attenta alle disposizioni impartite dai bobby’s…a proposito sapete perché vengono chiamati così? Lo lascio alla fine… si avventura sino alle inferriate del cancello principale per meglio fotografare l’avvenimento quando in un batter d’occhio viene presa di peso e riportata nel luogo deputato… senza fiatare… quando si dice rispettare. Finito il cambio vero e proprio le note della colonna sonora di James Bond e i Pirata dei caraibi accompagnano lo sfollamento della piazza.
Pranzo nelle vicinanze all’Arco, ritorno in albergo per prendere i bagagli e ci avviamo verso il pullmann che ci porterà all’aeroporto dove ci attende il volo per il rientro in Italia…con gli auguri fatti dai membri dell’equipaggio sia alla moglie che all’amica di mia figlia che il compleanno lo avrebbe festeggiato da li a poche ore…. ma è solo un see you later London.
Ah…stavo dimenticando…il nomignolo con cui vengono simpaticamente chiamati i poliziotti londinesi trae origine dal nome del fondatore del corpo di polizia metropolitana, tale Robert Peel, i cui appartenenti presero l’appellativo di Bobby’s boy e di seguito solo Bobby’s.

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