Vienna-Mauthausen, 2 facce dell’inverno austriaco

In attesa delle vacanze di Natale ci assale la voglia di organizzare un fine settimana a basso costo…ci tuffiamo sul sito di Ryanair e troviamo dei voli Bratislava-Bergamo…1 euro a testa!! Niente tasse da pagare!! Visto il prezzo ci accaparriamo subito il volo (mal che vada perderemo 2 euro…) e cerchiamo anche l’andata…non troviamo esattamente la stessa tariffa, in tutti i modi…Bergamo-Bratislava 20 euro circa a testa (sempre senza tasse da pagare!), prenotiamo subito. :cool:Insomma andata e ritorno 21 euro a testa, partenza il 20 febbraio e ritorno il 23… un weekend lungo….Dove? A VIENNA!! Bratislava è abbastanza vicina a Vienna (circa 80km). E’ ben collegata, quindi offre la possibilità di transitare di lì (magari con una breve visita) per andare verso la città austriaca. Ci sono diverse compagnie di Bus (la più conveniente è Terravision) che partono dall’aeroporto di Bratislava e portano in centro a Vienna (ci si aggira intorno ai 15 euro a testa, andata e ritorno). In internet si possono trovare tariffe e orari. Oppure ci sono i treni dalla stazione centrale che si raggiunge con la linea 61. La fermata è accanto agli autobus per Vienna, qui si deve fare il biglietto alla macchinetta (incomprensibile…con le scritte in slovacco). Con questa soluzione si spende la metà.

20 febbraio

Partiamo da Torino in piena notte, il volo ahinoi è alle 6.45!! arriviamo a Bergamo in un paio d’ore e lasciamo l’auto al Park and Fly (24 euro per 4 gg). Ci accompagnano in aeroporto con la navetta. Check in già fatto on line, andiamo diretti agli imbarchi. L’aereo parte con qualche minuto di ritardo, arriviamo a Bratislava poco prima delle 8.30. I bus per Vienna sono appena partiti e per quelli successivi dobbiamo aspettare quasi due ore! Decidiamo di prendere l’autobus di linea (il 61) e andiamo alla stazione di Bratislava, da dove, ogni ora, partono i treni per Vienna. Compriamo i biglietti (18 euro per due persone andata e ritorno) e saliamo sul treno. Arriviamo in un’ora (a Sudbanhoff), facciamo i biglietti della metro (da 72 ore) e andiamo in hotel.
Abbiamo prenotato la sistemazione tramite Venere, è l’hotel Geblergasse, non proprio in centro ma vicinissimo alla metropolitana, pulito e comodo, inoltre sono disponibili tre postazioni internet gratuite alla reception! Per tre notti abbiamo speso 117 euro per la doppia. Ottimo rapporto qualità / prezzo!
Dopo aver lasciato i bagagli andiamo in centro. In metro ci si impiega un quarto d’ora. Scendiamo all’Opera, facciamo un giretto e andiamo a mangiare una mega Wienerschnitzel in un pub. Per le 14.00 abbiamo prenotato un’auto alla Hertz (che per errore ci ha fatto due prenotazioni!! Problema risolto con una chiamata e soldi rimborsati), andiamo a ritirarla, è una smart. Dopo aver sbrigato le pratiche burocratiche si parte alla volta del castello di Schonbrunn. Guidare dentro Vienna è davvero un macello! Oltretutto la macchina ha il cambio automatico e ci vuole un po’ per abituarsi. (Se si visita solo Vienna non c’è nessun bisogno di prendere l’auto, ma noi l’indomani dobbiamo allontanarci dalla città al mattino presto).
Arriviamo a Schonbrunn, nevica! Di fronte al castello c’è un parcheggio a pagamento, lasciamo la macchina e entriamo nell’edificio. Facciamo il “Sisi Ticket” (22,5 euro a testa) che permette di visitare sia Schonbrunn che l’Hofburg, in centro a Vienna.
Giriamo tra le stanze reali e con l’audio guida apprendiamo le abitudini della famiglia degli Asburgo. Finito il giro degli alloggi imperiali usciamo nel giardino, è tutto bianco ci saranno 20 centimetri di neve! Facciamo una breve passeggiata e torniamo in auto. Raggiungiamo il nostro hotel e parcheggiamo la smart.
Prendiamo la metro e andiamo in centro per la cena. Andiamo nella zona del “triangolo delle bermuda” (tra le strade Ruprechtsplatz, Seitenstettengasse, Rabensteig e Salzgries), entriamo in un pub e mangiamo un gulasch e un piattone di costine con le patate, paghiamo poco più di 30 euro. In tutti i pub le porzioni sono abbondanti e ci si aggira quasi sempre intorno ai 15/20 euro a testa (un piatto più una bevanda)
Rientriamo in hotel distrutti, siamo in piedi dalle 3 del mattino e domani sveglia presto!

21 febbraio

Ci svegliamo prima delle 7, pronti in 10 minuti e fuori nella neve. Ha nevicato tutta la notte e non sembra che abbia voglia di smettere, le strade però sono pulitissime.
Prendiamo la nostra smart e partiamo per Mauthausen. Abbiamo deciso di visitare il campo di concentramento. Prendiamo l’autostrada A1, a differenza della città la strada non è molto pulita, dopo poco incontriamo gli spazzaneve e per una parte del tragitto non possiamo superarli. Ci mettiamo circa 2 ore per fare 160 km.
Usciamo a Mauthausen, ci sono pochissime indicazioni per il campo di concentramento, ne scorgiamo un paio in tedesco che potrebbero essere quelle esatte… attraversiamo un ponte di fianco alla ferrovia, arriviamo nel paese di Mauthausen. Qui si inizia a salire, ci rendiamo conto che i Nazisti avevano scelto un posto adatto ai propri scopi, difficile da raggiungere e non visibile.
Dopo qualche tornante, dietro una collina, eccolo comparire tra la neve, minaccioso ed imponente. Parcheggiamo l’auto e cerchiamo l’entrata.
C’è un gran silenzio, tipico di quando nevica, non vediamo altre persone. Nella mente si susseguono le immagini viste tante volte in TV, le parole di molti libri e racconti. Questa quiete fa a pugni con la sofferenza e la morte che si è concentrata in quel luogo, fa effetto. La sensazione è di trovarsi di fronte ad un enorme Camposanto, d’istinto si sta in silenzio, come per una forma di rispetto per le migliaia di vittime, oppure per una forma di vergona di ciò che l’uomo è capace di fare.
Troviamo la biglietteria, paghiamo 2 ingressi e prendiamo l’audio guida (in inglese).
Usciamo dalla biglietteria e percorriamo sotto la neve il tragitto per raggiungere l’ingresso.
Ci avviciniamo ad un grosso portone aperto. E’ l’ngresso ad un cortile contornato di magazzini ed autorimesse che erano a disposizione delle SS. Al fondo del cortile, sulla destra, una scala di pietra conduce all’entrata del campo di sterminio.
Siamo di fronte all’entrata dell’unico campo demoninato “di tipo III” (campo di annientamento), chi varcava la soglia era destinato ad uscire attraverso il camino. Di fronte al portone chiuso c’è la strada che conduce fino alla miniera e alla scala della morte, sui due lati del percorso molti monumenti per la memoria.
Entriamo. Siamo in mezzo alla piazza dell’appello, da qui inizia un cortile lunghissimo con edifici a destra e baracche a sinistra. Tutto il campo è ricoperto da una fitta coltre di neve, siamo gli unici visitatori.
Iniziamo la nostra visita, entriamo dentro alcune baracche, osserviamo il muro del pianto, il punto in cui avvenivano le fucilazioni, il camino che svetta sopra le baracche. Abbiamo l’impressione che molto sia stato distrutto, “cancellato” per dimenticare.
Molte baracche non esistono più, un intero campo è stato smantellato e al suo posto ci sono delle lapidi, dentro un edificio (che era adibito a lavanderia) è stata costruita una chiesetta.
Un po’ sconcertati entriamo in quello che era l’ospedale del campo, qui si trova una mostra fotografica e una serie di informazioni e reperti circa la “vita” dentro il campo.
Alla fine della mostra, dopo aver appreso statistiche ed intuito le pratiche usuali del campo (descritte in tedesco) si arriva alla parte peggiore: la camera a gas e i forni crematori. Sulle pareti nelle stanze dei forni ci sono migliaia di fotografie e di piccole lapidi in ricordo dei morti, impressionante il numero, anche di italiani.
Questa è indubbiamente la parte più straziante.
Usciamo. Fa freddo e subito pensiamo che noi abbiamo stivali, giacconi imbottiti, guanti, cappelli…. Invece i deportati avevano, se erano fortunati, una camicia e degli zoccoli di legno.
Usciamo dal campo e cerchiamo la via per raggiungere la scala della morte, ma è impossibile, c’è troppa neve, la strada non è percorribile… per noi… per loro invece era sempre percorribile.
Usciamo, ammutoliti pensando alla malvagità umana.
Di fronte alla biglietteria c’è un edificio al cui interno si possono ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti. Una serie di schermi trasmette su richiesta le interviste. Cerchiamo il nome di un italiano e ci sediamo ad ascoltare la sua testimonianza.
“Ci si poteva ritenere fortunati di morire in una camera a gas. Era il modo meno violento, meno atroce”.
Ritorniamo alla macchina e ci dirigiamo verso l’autostrada. Facciamo pochi tornanti e notiamo che ci sono delle abitazioni, dei paesetti. Non sembrano nuovissimi, probabilmente qualche costruzione c’era già quando il campo era in funzione. Possibile non accorgersi di nulla a così poca distanza? Possibile non reagire? Ma alla fine capiamo che, pur sapendo, pur essendo contrari, conoscendo la ferocia, probabilmente la paura era più forte del coraggio, impossibile per noi comprenderlo, così come è impossibile per noi immaginare le sofferenze delle vittime.
Riprendiamo l’autostrada, per fortuna ha smesso di nevicare e la strada è pulita, ma non potevamo non trovare un ostacolo! Coda! Per fortuna ci fermiamo in prossimità di un’uscita, St. Polten, così imitiamo parecchie macchine e usciamo. Percorriamo una strada in mezzo alla campagna fino all’entrata successiva per l’autostrada, rientriamo e ora è libera.
Arriviamo a Vienna in perfetto orario per riconsegnare l’auto.
Finalmente possiamo muoverci a piedi!!
Dall’Opera passeggiamo nelle vie centrali fino allo Stephansdom, visitiamo l’immensa cattedrale e poi a piedi per le strade del centro. Entriamo nella famosissima pasticceria Demel, due sale antiche, incantevoli, cioccolatini e dolci esposti come gioielli (anche come prezzi…). Usciamo e proseguiamo il nostro giro: Parlamento, Rathaus, di fronte c’è una pista di pattinaggio che attraversa i sentieri del parco. Camminiamo fino all’università. Torniamo in tram fino alla fermata della metro e ce ne andiamo in hotel a darci una sistemata per la sera.
Per cena torniamo in centro, mangiamo in un pub e poi approfittiamo del fatto che non nevichi per fare un po’ di foto notturne.

22 febbraio

Oggi colazione al cafè Sacker! (dietro l’Opera) Ovviamente con un bel pezzo della mitica torta.
Come prima visita della giornata, palazzo imperiale, l’Hofburg. Visitiamo gli alloggi e il Museo di Sisi. Il palazzo è molto grande, bellissimo, d’altronde era residenza di imperatori.
Poi prendiamo il tram e andiamo fino al Belvedere. Il museo è in un bel palazzo da dove si può ammirare il parco e la vista su Vienna (nella bella stagione). La mostra non è paragonabile a quella di altri importanti musei europei, spicca il famoso “bacio” di G. Klimt, ma per il resto non incontra esattamente le nostre aspettative (probabilmente persone più esperte potrebbero apprezzarla di più).
Finito il giro riprendiamo il tram e raggiungiamo l’Opera, qui organizzano delle visite guidate che durano poco meno di un’ora.
L’Opera di Vienna è davvero strepitosa! Ogni sera va in scena uno spettacolo diverso, quindi ogni giorno devono preparare le scenografie e adattare il palco, ci lavorano 1500 persone!
Una volta l’anno si tiene il ballo delle debuttanti, mentre negli altri giorni vanno in scena opere e balletti. Visitiamo il foyer, la scalinata di accesso, la platea e il palco!
Il costo dei biglietti parte da 8 euro (in piedi in galleria) e sale fino a qualche centinaia per i posti migliori. Vista la varietà di prezzi, chiunque sia appassionato può andarci.
Finito il giro andiamo al museo dell’opera (compreso nel prezzo del biglietto), dove ci sono fotografie, costumi di scena, locandine…
Usciamo e decidiamo di andare fino al Prater. Facciamo un po’ di foto alla ruota panoramica e un giro per il parco giochi.
Nel tardo pomeriggio ricomincia a nevicare, dopo cena decidiamo di farci una passeggiata sotto la neve. La città è avvolta da un’atmosfera magica… facciamo un po’ di foto nelle vie centrali, andiamo a Karlsplatz, poi alla Rathaus, poi al Parlamento e infine l’Opera. Soddisfatti da questo bellissimo giro e dalle magnifiche foto scattate ce ne torniamo in hotel.

23 febbraio
Ultimo giorno a Vienna.
Colazione in hotel (5 euro), molto varia e abbondante.
Lasciamo la valigia alla reception e usciamo per farci gli ultimi giri in centro a piedi. Incredibilmente non c’è più neve! Nonostante la nevicata di ieri! Qui puliscono le strade alla velocità della luce.
Intorno a mezzogiorno torniamo in hotel a prendere la valigia e andiamo verso la stazione. Verso alle 15.30 siamo a Bratislava, ci facciamo un giretto per le vie centrali della città. Vediamo il Castello, il palazzo Grassalkovic, poi la porta di San Michele. Il centro storico è carino.
Verso le 18 torniamo in stazione per prendere il pullman che porta all’aeroporto.
Da qui alle 21.45 voliamo di nuovo in Italia.
Atterrati a Orio al Serio riprendiamo la nostra auto e ci mettiamo in marcia verso Torino.
Nel buio illuminato dai nostri fari e da qualche lampione realizziamo di aver imparato molto dalle diverse facce dell’inverno austriaco, triste e agghiacciante di fronte ai ricordi di un folle pezzo di storia, affascinante e avvolgente tra le testimonianze dell’eleganza imperiale di Vienna.
Questi quattro giorni ci rimarranno nella testa e nel cuore.

Cristina e Enzo

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