Lisbona, ritorno alla tranquillità

“Lisbona, o la ami o la odi”, “attenti ai mariuoli”, “è una città degradata e fatiscente”.
Questi i commenti letti in giro che mi risuonavano nelle orecchie durante il volo diretto alla capitale portoghese. Scelta dal mio compagno, Daniele, che non legge e non si informa e decide le mete a caso, mentre io sfoglio le guide in anticipo per sapere cosa visitare… in questo caso la mia guida Mondadori era piccola, i siti illustrati poco allettanti, questa città non mi ispirava proprio…. e così ne ho comprata un’altra, edizioni Dumont, in seguito rivelatasi una fonte preziosa di informazioni storiche e socio-politiche.

1° giorno – Giovedì 17 marzo ore 12 – All’aeroporto in arrivo, la mia grande preoccupazione è di comprare un taxi voucher, una cosa prepagata che si acquista al banco informazioni turistiche per non rimanere buggerati dai tassisti approfittatori. La chiamo “cosa” perché la fila era lunghissima e ho deciso di buttarmi nell’ignoto, quindi non so questo voucher che aspetto abbia. Certo che una città che si arma di questo espediente, non fa una buona pubblicità al settore… il bus diretto al centro è alla fermata, ma strapieno e con una fila ancora più lunga di quella all’interno; so che la tariffa media di una corsa in taxi è di 10/15 €, quindi ci siamo azzardati nel rischio!
Zero traffico, dopo quindici minuti siamo in Praca da Restauradores. Il tassametro segna 8€, ma l’autista è così veloce a scendere dalla macchina e a far scendere noi per chiederci i soldi in strada, 12€… e vabbé, glieli diamo comprendendoci la mancia… siamo svegli dalle 5 e contrattare non è da noi…
L’hotel che ho scelto è un gioiellino storico, Altis Avenida, un 5 stelle preso a 110€ a notte compresa la colazione. È presto ma ci danno una stanza.
Il tempo di approfittare della frutta e dell’acqua in camera, e siamo di nuovo in strada.
La prima cosa che noto è la multi etnicità, tanti neri e tanti sudamericani, purtroppo anche tanti storpi.
Mappa in mano, scendiamo lungo la Rua Augusta, la linea retta che congiunge il Rossio a Praca do Comercio, lungo il fiume. Che dire, la stazione del Rossio è un’opera unica, la piazza Dom Pedro IV carinissima, inutile raccontarvi ciò che già si vede sulle foto turistiche, vi dirò allora che la città in questo punto è un misto di arioso e decadente, ma nel senso romantico della parola. Ci sono molti turisti, ma molti è un parolone, abituati come siamo a Roma, qui in confronto è un deserto, si respira aria di vacanza.
Sono tanti i palazzi abbandonati, scrostati e con le finestre a pezzi, leggo sulla Dumont che è il risultato di una politica di affitti calmierati di cinquanta anni fa (+ o -), che con i decenni ha portato i proprietari a non avere introiti sufficienti alla manutenzione. Altri palazzi sono invece in restauro, si vedono i magnifici azulejos. Nonostante l’abbandono delle proprietà private, le strade sono perfette, pulite e curate, numerosi i mezzi pubblici in transito, tante le fermate. Devo proprio ammetterlo: le mie paure erano infondate!
a mano a mano che si scende da Rua Augusta la visuale diretta all’arco di Trionfo con il mare (questo sembra) sullo sfondo mi riempie il cuore. Incontriamo alla nostra destra l’Elevador di S.Justa, e visto che non c’è fila ne approfittiamo per salire. Gli ascensori sono due, ma solo uno è in funzione, l’attesa che ridiscenda è lunga, la spesa, 3€ a persona, un po’ elevata, visto che l’ascensore non è panoramico. Però dalla piattaforma in alto la visuale merita, peccato che il forte vento non ci fa indugiare troppo.
Non vi racconto ogni dettaglio, Lisbona va goduta passeggiando fra le strade e i siti più noti, con il naso all’insù. O all’ingiù quando salite sugli elevadores e i miradouros, cosa da fare assolutamente.
Un altro consiglio: mentre camminate infilate il naso nei negozietti, troverete spesso installazioni d’epoca, bilance antiche, banconi in legno, soffitti e pareti decorati o piastrellati, un’atmosfera persa qui da noi. Carinissimi i piccoli alimentari che hanno scaffali pieni di baccalà impilato come viene.
La sera saliamo verso la Avenida da Libertade, ma subito in piazza Restauradores troviamo l’elevador da Gloria e cambiamo itinerario. 3€ a persona a/r, ma non torneremo indietro, perché ci addentriamo verso il Bairro Alto. Forse perché è giovedì, non c’è un gran viavai, ci sono però localini aperti, davvero piccoli e ognuno col suo stile, non mi stancherò di ripeterlo, qui non c’è ancora l’omologazione che vediamo a Roma.
Scendiamo anche lungo le rotaie dell’elevador de Bica, che però non c’è, forse dato l’orario tardo. Tanto scendere è facile!! E anche divertente, vista la ripidità.

2° giorno – Venerdì 18 marzo – Oggi andiamo a Belém, col tram è una piacevole gita. Il Monastero è fantastico, la torre e il Monumento alle scoperte davvero insoliti. Sarà complice il clima (in maglia senza giacca, si suda camminando), ma qui si respira aria di tranquillità, il fiume è enorme e sembra di stare al mare. Dal Monastero alla Torre si cammina un quarto d’ora, tutto è fattibilissimo. Abbiamo saltato la famosa pasticceria perché nel nostro hotel ci siamo abbuffati di pasteis a colazione, erano irresistibili!
Tornati in zona Rossio prendiamo il famoso 12, che ci porta al Castello. Qui l’attrattiva principale è il periplo delle mura, e poi scendere a piedi verso la Cattedrale, per girare nei vicolini dell’Alfama, tanto in contrasto coi vialoni della Baixa.
La sera a cena restiamo in zona Praca da Figueira, su verso il coliseum, dove tanti ristoranti acchiappa turisti fanno il pienone. Cediamo anche noi alle avances del cameriere, tanto di solito le bettole sono l’equivalente delle nostre trattorie dove si mangia casareccio… e tanto il menù è sempre lo stesso. Irrinunciabili le sarde alla brace, se sopportate le spine! L’abitudine è quella di portare a tavola il Porto, formaggio e prosciutto, ma si pagano, quindi rimandateli indietro se non li volete, non si offenderanno. Tra l’altro il burro e la pasta di acciughe costano 1€ l’uno, un totale di 5€ di cose che non mangio, ma il resto si!!
Qui dietro c’è anche l’elevador de Lavra, che però sarà fuori uso per lavori per qualche tempo.

3° giorno – sabato 20 marzo – Oggi è prevista una manifestazione antigovernativa, e preferiamo allontanarci. Di fronte all’hotel, dalla stazione Rossio partono i treni per Sintra ogni 15 minuti, e dopo 45 minuti arriviamo. A Sintra c’è un’organizzazione impeccabile, il pullman che fa il giro Stazione – Centro storico – Mura arabe – Castello de Pena – stazione, parte appena fuori la stazione a destra, e costa 5€. Si scende e si sale quando si vuole, passa ogni 20 minuti. Badate che dovete scendere in questo ordine, perché le tappe si possono fare solo una volta.
Le mura arabe sono stancanti, forse perché avevo mangiato troppo a colazione, faceva caldissimo e non avevo acqua con me… direi che è una combinazione imbattibile! Comunque rifornitevi di acqua, perché in biglietteria ci sono dei distributori, ma stavolta l’acqua era finita…
Fate il biglietto cumulativo mura-castello, risparmierete 2€ , ma soprattutto risparmierete la fila.
Quando arriviamo al cancello d’entrata al Palacio da Pena, saltiamo la fila col biglietto cumulativo, e troviamo un trenino alla fermata. Meno male che l’abbiamo visto – e preso a 3€ – perché la salita al palazzo è davvero ripida!!! Non è lunga, ma con questo caldo mi avrebbe uccisa.
Il Palazzo da Pena è meno vistoso di quello che sembra sulle pubblicità, non mi colpisce se non per lo strano accostamento degli stili, più che dei colori. Decido di entrare, perché mai dire mai. Non risparmiate questi 7€, perché la visita merita davvero. Ho visitato tanti castelli e residenze nei miei viaggi, ma questo si distingue nell’ammasso di tanto sfarzo nella mia memoria. Finalmente una dimora degna di questo nome, ricca ma calorosa, sicuramente anche grazie ai soffitti bassi, più a misura d’uomo. Proprio perché le stanze sono dimensionate e poco dispersive, si apprezzano tanto le lussuose suppellettili e gli arredamenti, ogni pezzo è notevole. Peccato che sia vietato scattare foto, anche senza flash.
Prossima tappa: il centro. Vista l’esperienza positiva col da Pena, entriamo anche al Palacio Nacional. Torniamo alla grandeur, ma questi stili per me nuovi mi lasciano veramente soddisfatta. Consigliato anche se caruccio, 7€, ma non saranno i 3€ in più a rovinarvi!
Pranzo al Piriquita II, con terrazza godereccia e panini “casual” come li chiamo io, perché qui fanno i panini con le fette della pagnotta e la fettina di carne… rozza ma imbattibile!!!
A Sintra ingozzatevi di quejadas, piccoli tortini al formaggio con la cannella, praticamente non sentite il primo ma solo la seconda! Stile formaggelle sarde..
Finita la mini-passeggiata al centro storico, (qualcuno mi corregga, ma io non ho trvato altro da vedere), aspettiamo il pullman alla fermata e lì scopriamo ciò che ho detto prima, il giro va rispettato come indicato sui pannelli, altrimenti il biglietto scade. A quanto pare però non siamo gli unici ad aver frainteso e il gentile bigliettaio ci fa salire comunque.
Al rientro abbiamo tirato dritto per la zona Expo. Già alla stazione Oriente l’accoglienza è magnifica, una struttura spettacolare. Da vedere i vari azulejos di artisti differenti. Superato il centro commerciale ci trastulliamo sul lungofiume, è pieno di famigliole a spasso. Allunghiamo verso la torre e la cabinovia, e prendiamo un biglietto di sola andata. La vista è bellissima, solo che la cabina è una trappola senza aria, o meglio, c’è una finestrella ma data l’ora e il sole a picco, non vedo l’ora che finisca … peccato, direi che quest’esperienza va fatta a temperatura giusta, chissà com’è in estate!
All’altro capo della cabinovia si passeggia verso l’Oceanario, ed entriamo. Bello, ma visto e rivisto a Genova e Barcellona. Nota simpatica: le lontre che giocano, non ci si stufa mai di spiarle.
Invece che tornare sul lungofiume, entriamo in direzione stazione, fiancheggiando il Padiglione Portoghese; lungo il marciapiede hanno allestito delle fontane coniche colorate che a tempi alternati eruttano acqua, letteralmente, e le vasche che le collegano sono animate da un’onda che va e torna.. basta poco per stupirmi!! Ecco poi il Casinò con una facciata a vetri e la scritta a colori cangianti. Questo quartiere ha osato e direi con ottimi risultati.
Si torna in albergo, siamo distrutti, ma ho un desiderio che affiora: voglio vedere la città di notte dal fiume.
Purtroppo i barconi turistici devono essere prenotati con qualche giorno in anticipo e offrono anche la cena. Io mi sono illuminata alle 21 e ormai mi butto sul fai-da-te. Da Cais de Sodrè partono i traghetti diretti ai quartieri al di là del Tago, prendiamo quello per Cacilhas. Credo che le alternative per un’esperienza del genere siano varie, anche da Praca do Terreiro, ma il nostro receptionist mi indirizza a Cacilhas perché parte più spesso, ogni 20 minuti. Per la modica cifra di 90 cent a tratta, posso soddisfare la mia curiosità.
Daniele è arrabbiato perché stanco, ma non ha voglia di lasciarmi da sola, così mi segue a malincuore. Nel suo torpore si perderà lo spirito avventuriero di stare fra la gente del luogo che vive la sua vita quotidiana, imbarcata su un traghetto qualsiasi verso casa. Si perde le luci della città, poco vistosa ad essere sinceri, ma le cose importanti ci sono: il Castello, la Cattedrale, almeno quelli si vedono. È vero, non è uno spettacolo imperdibile, ma io sono felice come una bambina, perché ho chiuso il cerchio: sto godendo di una città che sto amando a tutto tondo. Del resto sono in vacanza, ed è sabato, riposerò di più domani mattina.

4° giorno – domenica 20 marzo – Non siamo andati a letto poi chissà quanto tardi, e quindi ci svegliamo con le galline, per fortuna che la sala colazioni apre presto. Oggi tapperemo i buchi di quelle cose che ancora non abbiamo visto. Per cominciare riprendiamo l’elevador da Gloria per salire alla chiesa di Sao Roque, che merita. Passeggiamo perso la stazione metro Baixa-Chiado, ma mentre proseguiamo lungo la Rua Garrett e la Rua do Carmo, ci accorgiamo che i negozi di domenica sono chiusi, contro ogni mia scommessa. Per fortuna non sono patita dello shopping, al contrario di Daniele che ci rimane male.. ma tanto.. a parte qualche eccezione le insegne sono sempre le stesse ovunque ormai..
Quello che non manca qui, ma non in questa zona, ovunque a Lisbona, sono gli spacciatori che ti si avvicinano offrendo ogni droga, e quello che stupisce è che lo fanno di giorno, e stupisce ancora di più che siano persone di una certa età. La mia vena timida frena la mia vena puntigliosa dal suggerire a questa gente che forse i clienti migliori potrebbero essere maschi soli o in compagnia di altri maschi, e non certo coppie sui 35 che sono qui in fuga romantica!
Torniamo in albergo per fare il checkout, ma di proposito abbiamo comprato un volo alle 19 per godere di tutta la giornata, e ci ributtiamo in strada. Cosa mi manca? Ma certo: un giro sulla famosa linea 28! Abbiamo tutto il tempo per compiere il giro completo da capolinea a capolinea, comprese le tappe alle varie chiese e ai vari miradouros. Da fare.
Dolcissimo l’incontro con un gruppo di adolescenti e bambini che con cartelli “abracos gratis” offrivano abbracci ai passanti. Ho chiesto informazioni, e una ragazzina candidamente mi ha detto che a loro sembrava giusto promuovere l’affetto fra sconosciuti. Ovviamente, ne ho approfittato e ho abbracciato lei, quando un suo amico mi è venuto incontro e mi ha abbracciato a sua volta, devo dire che è stato toccante e liberatorio.
Di ritorno all’hotel per prendere le valigie, ho un ultimo desiderio: bere la ginjinha. C’è il baretto rustico proprio all’angolo della piazza Rossio, ci sono passata davanti tante volte e ho rimandato perché non sono una bevitrice, ma ora o mai più. Così entro da sola, e mi ritrovo in mezzo a africani e magrebini a chiedere due bicchieri con frutta, 2,40€. Dentro non è poi così caratteristico, è quasi squallido. Esco per brindare con Daniele, ma mentre lui ingurgita tutto insieme, io sorseggio e … cosa vedo? Un capello che galleggia! Beh, più casalingo di così… meno male che lo desideravo tanto!

E così è finita la mia ultima esperienza in questa città favolosa, con l’arrivederci al prossimo brindisi!

*Gessica*
:serenata:

Pin It
Tags:

Ci sono 2 commenti su “Lisbona, ritorno alla tranquillità

  1. o che peccato, ti ringrazio per il complimento sul diario, ma… se ti ho fatto passare la voglia di andare a Lisbona… ho fallito nel mio intento!
    difatti come dicevo in apertura, anche io avevo tante riserve su cui mi sono dovuta ricredere: è una città a dimensione d’uomo, solare, pulitissima e accogliente.
    fra l’altro ci sono almeno tre “zone architettoniche”diverse: i vicoli di impronta moresca dell’Alfama, i viali stile Champs Elisée costruiti dopo il terremoto devastante del 1775, la avveniristica zona dell’Expò.
    sono proprio curiosa: cosa non ti ha attratto del mio racconto?
    :rose:

Lascia un commento

Commenta con Facebook