Marsa Alam: pesci, coralli e… cammelli

Costo approx in tre: € 2000 per il pacchetto (Volando) + 200 spesi sul posto

Eravamo già stati in Mar Rosso un paio di volte, entrambe a Sharm El Sheik, e volevamo vedere la tanto decantata Marsa Alam dai fondali incontaminati.

La nostra sistemazione era molto buona: il club Amaraya, 4 stelle, che viene gestito per l’Italia dal tour operator Volando (la linea “economica” dell’Alpitour), anche se l’immobile è di proprietà dello stesso gruppo del resort Kahramana, 5 stelle, forse il primo ad essere costruito a Marsa Alam, che viene venduto per l’Italia da Swan tour.
Entrambe le strutture alberghiere si trovano a Blondie Beach, 40 km a sud dell’aeroporto, e distano 20 km circa dal villaggio di Marsa Alam, che si trova ancora più a sud.
Il club Amaraya è una struttura molto raccolta (solo una settantina di camere), a 350 mt.dalla spiaggia, e con la possibilità di condividere parte delle attrezzature dell’altro hotel, che si trova invece in prima linea rispetto al mare.

Passiamo a parlare dell’accessibilità della barriera e delle condizioni meteo, poiché è risaputo che a Marsa Alam c’è spesso vento, il che può pregiudicare lo snorkeling e il bagno in mare.
La baia è molto vasta, divisa sostanzialmente in due parti (spiaggia dell’Amaraya a sinistra e quella del Kahramana a destra) dal lungo pontile che consente l’accesso in acqua proprio di fronte alla barriera.
Nelle due prime giornate c’è stato molto vento e il mare era increspato, di conseguenza era vietato fare il bagno dal pontile. I giorni seguenti il mare era calmo, quindi abbiamo apprezzato la comodità di avere il pontile da cui entrare in acqua; la barriera é molto ricca di coralli e popolata da pesci multicolori, anche di dimensioni considerevoli.

Il Kahramana offriva comunque una navetta gratuita a orari fissi, che in 10 minuti raggiungeva la vicina spiaggia di Abu Dabab, di suo uso esclusivo, fatta eccezione per una piccola parte sul lato destro che viene utilizzata dal Veraclub Elphistone.
Nel primo giorno di vento siamo dunque andati alla sua scoperta, e ci siamo tornati anche altre volte.
E’ una splendida baia riparata, con ombrelloni molto distanziati: si ha accesso al reef direttamente dalla spiaggia, su entrambi i lati della baia (quello destro è più profondo e con concrezioni coralline gigantesche, mentre il reef a sinistra è raggiungibile con poche bracciate e comunque c’è una grande varietà di pesci e coralli).
La baia di Abu Dabab è anche meta di escursioni a pagamento da parte di altri villaggi, in quanto vi risiede stabilmente un esemplare di dugongo, un mammifero acquatico piuttosto raro, che bruca le alghe sul fondo della baia. Maurizio è riuscito a vederlo un paio di volte; io, non essendo una nuotatrice provetta, non mi sono sentita di nuotare fino centro della baia, zona di probabile avvistamento.

Il tempo è stato sempre splendido, tranne un paio di giorni in cui il sole è stato velato per poche ore: 30°C di giorno, sempre ventilato, e 20-24°C di sera, forse un po’ più umido.

Anche sulla base delle indicazioni lette in diari di viaggio apparsi in rete, abbiamo fatto la nostra scelta a proposito delle escursioni:
– Mio marito era più interessato allo snorkeling, per cui ha fatto una gita di una giornata al costo di 35 euro, assieme ad un gruppo proveniente dal Bravo Club, alla baia di Awlad Baraka, che si trova 20 km. a sud del villaggio di Marsa Alam. Si tratta di una grande baia con una splendida barriera corallina: per vederla tutta occorre un’ora e mezza, chi si stanca viene preso a bordo da un gommone d’appoggio e poi riportato a terra.
Si è pranzato con specialità locali, preparate dai beduini che gestiscono la spiaggia, poi il gruppo ha terminato la giornata con un’altra immersione ad Abu Dabab, che per Maurizio non era una novità.
– Io, invece, ho lasciato al villaggio marito e figlia, e sono stata a Shalateen, ove si tiene quotidianamente – tranne il venerdì – il più grande mercato di cammelli dell’Alto Egitto.
Questa località dista dal nostro hotel ben 280 km.; ciò significa oltre 3 ore di viaggio, che comunque trascorrono piacevolmente osservando il deserto roccioso che scorre a fianco, e grazie alla guida che ci parlava dell’Egitto e di quello che avremmo trovato al mercato.
Shalateen si trova quasi al confine con il Sudan, da cui provengono i venditori di cammelli che, arrivati con grossi camion, ripartono stracolmi di ogni genere di merci, comprate con il ricavato della vendita.
I cammelli vengono comprati per essere usati come animali da lavoro, o per la loro carne: i compratori sono per lo più egiziani, molti dei quali macellai.
Abbiamo seguito tutte le fasi della vendita, con discussioni feroci e riappacificazioni, strette di mani e passaggi finali di denaro. Alle trattative seguono il controllo degli animali da parte di veterinari statali nel recinto cosiddetto della “quarantena”, dove gli animali sani vengono marcati sulla coscia destra per poi proseguire verso la loro destinazione finale (villaggi dell’interno o addirittura il mercato del Cairo), mentre quelli malati vengono curati e rimangono lì fino alla guarigione, per evitare il contagio in tutto il paese.
Nel complesso gli animali vengono trattati in modo piuttosto rude, ai nostri occhi di occidentali: pensate che hanno una zampa anteriore legata per non scappare, ma anche così i più intraprendenti riescono a fare delle belle “sgambate” prima di venire riacciuffati.
La mattinata prosegue con un giro del mercato dove si vende un po’ di tutto (frutta, verdura, carne, stoffe, spezie, souvenir, scarpe, vestiti) e termina con il pranzo servito nell’unico ristorante, piuttosto spartano, di Shalateen, in cui si può mangiare pollo o cammello.
Per darvi l’idea del costo della vita, vi posso dire che l’autista ha pagato il pasto del ristorante 10 lire egiziane (corrispondenti a circa 1,5 euro); la gita ci era costata 65 euro a testa, quindi la gran parte degli introiti veicolati dai turisti rimane nella mani dei grandi gruppi europei e ben poco arriva agli operatori locali.
L’impatto del mercato dei cammelli è stato un po’ forte, sembrava di aver preso la macchina del tempo ed essere finiti in un’altra epoca: certo si vedono i segni della modernità, non sempre positivi, infatti i cammelli non attraversano il deserto come una volta, non sulle loro gambe almeno, e sono invece stipati sui camion sia all’arrivo che in partenza.
Almeno sono riuscita a vedere un pezzetto di Africa vera e sono ritornata nel 3° millennio entusiasta.
Al ritorno abbiamo fatto una sosta di un’oretta nell’area protetta delle mangrovie, che sono le uniche piante che riescono a vivere nell’acqua di mare: qualche momento di relax passato in una laguna interna di acqua bassa, a cercare le conchiglie sulla battigia (comunque non si possono portare fuori dall’Egitto, e ci sono multe salatissime per i contravventori).

Non abbiamo fatto altre escursioni, perché si stava bene nella nostra spiaggia e in quella vicina di Abu Dabab, e perché non ci interessava provare la “motorata” nel deserto o altre gite molto turistiche.

Nostra figlia Lisa, quindicenne, dopo un paio di giorni di circospezione si è aggregata ad altri ragazzi e ragazze nelle attività dell’animazione, e non l’abbiamo vista più di tanto.
Io e Maurizio invece siamo rimasti un po’ defilati rispetto alle varie attività proposte, preferendo dedicarci al mare e al relax, lontano dagli animatori del villaggio.
Ricordo con nostalgia le nostre passeggiate pomeridiane nelle varie calette del Kahramana, per poi ritornare verso il nostro hotel al calar del sole, mentre le colline in lontananza mutavano colore col progredire del tramonto; e anche le passeggiate serali, ad ascoltare il mare e contemplare il cielo stellato dal gazebo vicino al pontile.

Nel complesso ognuno di noi tre ha trovato quello che cercava in questa vacanza.
Soprattutto mia figlia, ripensando ai giorni passati a Marsa Alam, si sente come la signora della pubblicità delle crociere Costa, che nella vasca da bagno sussurra: “l’acqua è fredda …. non riesco ad abituarmi alla vita di sempre.”
Sapremo trovare presto nuove avventure. Saluti a tutti.
Brunella e Maurizio

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