Cuba: l’Oriente – Da Camaguey a Santiago

ITINERARIO
Il viaggio, di tre settimane, è iniziato il 13 marzo con volo Venezia-Parigi-Avana con Air France, pernottamento, e Avana-Camaguey con Cubana, trasferimento in taxi a Playa Santa Lucia, hotel Gran club Santa Lucia. Sei giorni di all inclusive, quindi ri-trasferimento a Camaguey, due giorni di sosta, poi a Holguin con “Viazul”, ed altri due giorni di sosta. Da Holguin siamo partiti con AUTO a noleggio (Cubacar), sosta di tre giorni a Gibara. Visita alle spiagge Los Caletones, La Herradura e la vicina La Boca, con soste nei paesini lungo il percorso. Visita a Guardalavaca con bagno nella spiaggia pubblica.
Partenza da Gibara con destinazione Baracoa, scegliendo disgraziatamente l’itinerario Guardalavaca, Banes, Mayari, Moa: strade impossibili da descrivere, due giorni di viaggio (con pernottamento a Mayari) per arrivare a Baracoa stremati.
Due giorni a Baracoa con visita a Playa Maguana e tentativo di arrivare all’ “Arco de los alemanes” con relativa spiaggia molto bella, ma siccome è molto vicina alla Boca de Yumurì, siamo stati assaliti da torme di jineteros che ci hanno costretti ad arretrare di un km, dove abbiamo trovato una spiaggia bella e tranquilla.
Da Baracoa a Santiago via Guantanamo, molto bella la Sierra Farola (consiglio di acquistare la cioccolata dai venditori lungo la strada: è ancora più buona di quella di Baracoa).
Altri due giorni a Santiago e ritorno in Italia via Avana (Cubana e Air France).
Dopo Santa Lucia, abbiamo sempre pernottato e mangiato quasi sempre nelle “case particolar”, rimandati da una all’altra attraverso i contatti di un proprietario con l’altro, pagando sempre 15 cuc a notte, meno a Mayarì (20) e Santiago (25 ma con la prima colazione inclusa). I pasti costavano da 5 a 7 cuc a persona (12, l’aragosta a Gibara).
DIARIO
Del Gran club Santa Lucia ho già parlato in altro topic su Giramondo, dico solo che è magnifico.
Playa Santa Lucia veramente bella, invoglia a passeggiare per tutti i suoi 20 km.
Playa Los Cocos (a 15 km) è incantevole, perfetta, c’è anche uno splendido chiosco sulla spiaggia.
Camaguey: bella e antica città coloniale, labirinto di stradine, piazze bellissime (il “Carmen” sopra tutte), molta animazione, dà l’impressione di una città prospera. Notevole la “Casa de la Trova”,i palazzi coloniali, la “Plaza de la Revoluciòn” (come tutte), lo zoo solo per i suoi fenicotteri rosa, il “Mercado del Rio”, pure in decadenza, è molto vivace; jineteros fastidiosi. Ristorante “La Volanta” (Diligenza) in un bellissimo palazzo, servizio efficiente e cortese, menu ricco ma scelta reale poca, come in tutti i ristoranti dove si paga in moneta nazionale: e alla fine, quando hai pagato 4 euro per un pasto completo per due, ti senti un po’ parassita… (A Camaguey ed Holguin sono molti i posti dove paghi in pesos e quindi spesso ti trovi a vivere una condizione schizofrenica, se un caffè lo paghi 1 cent (di euro) in un posto, 1 cuc in un altro, una birra 2 cent oppure 1,2, anche 2 cuc e mezzo… Protestavo con un amico sul fatto che i mezzi pubblici di trasporto a noi sono vietati (perché si paga in pesos) e quindi non c’è altro che il taxi; la sua risposta è stata: “Pensa a noi, che pur essendo in casa nostra, non abbiamo accesso a molti luoghi perché non ce li possiamo permettere”)
I “PATIO” meritano un discorso a parte: introdotti dai colonizzatori spagnoli (che a loro volta li avevano ereditati dalla dominazione araba) sono piacevolissimi, freschi, verdissimi (molto spesso con fontanelle) spazi interni alle case, con colonnati o tettoie per fare ombra, nei quali si svolge la vita della famiglia, o della comunità nel caso dei palazzi coloniali. Allora, cammini in queste strade quasi sempre dissestate, costeggiando abitazioni e palazzi cadenti, ti fermi davanti ad un qualsiasi portone sbrecciato, sbirci all’interno e ti trovi davanti questi piccoli paradisi; spesso ci dormi anche, come ci è capitato a Camaguey e a Gibara.
Holguin, città squadrata (le uniche curve le trovi sulla circonvallazione) ma molto piacevole, con grandi e fresche piazze, una gente molto amichevole, jineterismo ridotto al minimo, anche lì molti locali in pesos. La più bella Casa de la Trova del nostro viaggio, nella quale abbiamo avuto la fortuna di ascoltare i “Guayaberos”, famoso gruppo il cui leader Faustino Oramas è morto da pochi giorni alla veneranda età di 96 anni. Non farsi imbrogliare dalla “Loma de la Cruz”, orribile scalinata in cemento che sale in perpendicolare questa collina per 460 scalini. E in cima non c’è neanche più la croce… Bellissima nella sua rovina la Plaza de la Marqueta. All’interno dell’ex mercato (che sembra stare in piedi per miracolo) stava provando nientedimeno che il “Ballet Nacional de Cuba”, che ha sede a Holguin e che, essendo in riparazione il Teatro cittadino, si è trasferito alla Marqueta. Sempre alla Marqueta, visita alla tipografia Lugones” (essendo chi scrive ex tipografo).
Da Holguin a Gibara in macchina (come detto), attraverso un paesaggio collinare verde e molto piacevole., nel quale spiccano le case coloniche interamente costruite col legno della Palma Real, linde, ordinate. Cittadina di pescatori, nota per il Festival Mondiale del Cinema Povero, colpisce per la grande quantità di palazzi ex coloniali (d’altra parte era una piazzaforte ai tempi del colonialismo) che, di nuovo, presentano scorci incantevoli di patio. Delle belle spiagge dei dintorni si è già detto.
Inutile parlare di Guardalavaca, già nota a tutto il mondo.
Del viaggio verso Baracoa, da citare soltanto il tratto Guardalavaca – Banes, bellissimo per i panorami lussureggianti che offre; poi, tornate indietro!
La strada da Moa (orribile e contaminato centro per la produzione del nikel) per Baracoa, quasi una mulattiera ma comunque percorribile, è molto bella e pittoresca, se vi piace il folklore campagnolo.
Corre per un buon tratto ai margini del Parco nazionale Humboldt, del quale tutte le guide parlano; noi siamo anziani e lo abbiamo considerato troppo faticoso, oltre che lontano. Passa per Playa Maguana, un posto assolutamente splendido, con un alberghetto più che consigliabile.
Sarà che erano vicini al Carnevale, ma Baracoa ci ha entusiasmati per la sua vivacità, l’allegria, la musica in ogni dove. E’ piena di turisti che la sera si ritrovano alla Casa de la Trova per ubriacarsi e fare casino; a noi è piaciuto di più il Patio: buona musica e atmosfera molto più tranquilla. La città poco significativa dal punto di vista monumentale, offre però molte escursioni, tutte interessanti. Noi abbiamo ripiegato sull’Arco de los Alemanes, con i risultati già detti, perché altre escursioni erano impraticabili (siamo stati abbastanza perseguitati dal maltempo).
Il viaggio da Baracoa a Santiago è molto bello e vario, attraversando prima la Sierra della Farola e poi costeggiando per un lungo tratto la costa caraibica con bellissimi panorami e spiagge. Da Guantanamo (non visitata) a Santiago, non credete a chi vi dice, carte comprese, che c’è un’autostrada: dura solo 15 km e finisce di colpo, con un solo piccolo cartello di preavviso. Un motivo in più per non viaggiare di notte.
Altri viaggiatori (Lonely Planet compreso) ci avevano messo in guardia sul jineterismo a Santiago: forse perché era sabato e domenica e c’era molta polizia, ma non siamo stati minimamente infastiditi; Santiago anzi è stata la città in cui ho potuto parlare più facilmente di politica con diverse persone; ho saputo tante cose di più su questo magnifico Paese, ma questo è un altro discorso.
Si potrebbe dire che la città è limitate dalle tre, bellissime, piazze: Cespedes, Dolores, Marte, ma non è del tutto vero. In realtà è molto grande e c’è molto da camminare: e comunque, le guide le dedicano pagine e pagine. Grande delusione è stata solo la Casa de la Trova: ci aspettavamo di trovare il meglio del meglio, abbiamo visto tanti ubriachi, musica orribile sparata al massimo, impianto audio rovinato, jineteras e vecchi sporcaccioni convinti del loro fascino (italiano, spesso); se mi si permette un consiglio, molto meglio il “Patio de los dos abuelos” in piazza Marte. Ma meglio ancora, la Casa della Musica.
INFINE…
Dormire: mi associo al coro di quelli che vi esortano a diffidare di tutti i consiglieri: pagherete sicuramente molto di più! Noi, una volta scelta la prima casa particular a Camaguey, siamo “rimbalzati” da una casa all’altra, pagando sempre lo stesso prezzo (15 cuc per la stanza) trovando sempre pulizia, gentilezza, consigli, aiuto per ogni circostanza, spesso amicizia. Imponete al taxista di portarvi all’indirizzo dato e, all’arrivo, verificate che via e numero corrispondano. Non che i tassisti non abbiano case da proporvi, magari anche migliori: il fatto è che, in questo modo, se pagherai 20 o più per la prima, pagherai sempre 20 per tutte, capito? Aggiungo, quando sento di prezzi di 25-30 cuc, che con la stessa cifra è facile trovare da dormire in albergo. Un aneddoto: sono convinto che la categoria degli albergatori sia, in generale e con le dovute eccezioni, conservatrice. Ebbene, nella casa particular di Santiago, sono stato sottoposto da parte del padrone di casa (capisco lo spagnolo) ad un vero e proprio corso propagandistico su come si sta a Cuba, quali i problemi e le loro soluzioni, quali le prospettive per il futuro. Interessantissimo, una volta depurato delle (poche) esagerazioni.
Mangiare:”comida crolla”: pollo e maiale, maiale e pollo; il pesce (quando c’è) è buono; riso in bianco, condito, con fagioli (congrì); verdure tutte buone; banane fritte in mille varietà; frutta, ovvio, buonissima. Colazioni e pasti sempre molto, molto abbondanti. (Inciso necessario: quando se ne sono andati, i nonni di Bush hanno lasciato dietro di sé terra bruciata: bestiame sterminato, campi avvelenati, peste suina. L’usanza cubana di allora vedeva il maiale in tavola solo per il pranzo di fine anno, per il resto mangiavano manzo; ora, la produzione nazionale di carne bovina copre solo il 50% del fabbisogno. Questo è il motivo per cui si trova il manzo solo nei resorts) La pizza (introdotta per fornire alla popolazione proteine) è sempre buona e, se pagata in pesos, non costa niente. Jogurt, gelati, “batidos” (frappè), “jugos” (spremuta): buonissimi. “Manì”, sacchettini conici che contengono pistacchi sgusciati, venduti in tutte le piazze a 1 peso: con una birretta prima di cena: la fine del mondo!
Spiagge: escludendo ovviamente i resorts, non sono per niente facili. O non c’è la strada, o non c’è la barriera corallina e quindi sono battute dalle onde, o devi fare deviazioni lunghissime per raggiungerle… Però, quando hai finalmente superato tutte le difficoltà, sei in paradiso!
Trasporti: questo è il vero problema. Vietati agli stranieri i trasporti pubblici locali, vietati i bici-taxi cittadini (ma a Camaguey ti prendono ugualmente, facendoti pagare molto; a Holguin, niente da fare), ti rimane solo il taxi, ma il prezzo della corsa equivale spesso a quello del pranzo. Per le lunghe distanze, mi risulta che si può viaggiare solo con Viazul; i prezzi non sono esagerati (all’incirca, 10 cuc per 200 km) ma le poche corse giornaliere rendono impossibile qualsiasi escursione in giornata. Rimane l’auto a noleggio, ma sono davvero molto care.
Evitate gli abusivi: sono gli unici autentici imbroglioni! Esempio: Santiago – aeroporto (12 km!): 8 cuc l’abusivo, 5,3 con Cubataxi. Ciao
Dino (67 anni) e Paola (55 anni)

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One thought on “Cuba: l’Oriente – Da Camaguey a Santiago

  1. complimenti per il bel giro!!! Io nel 2003 ho fatto Cuba afi da te con un’amica ma purtroppo avendo a disposizione solo 11 gg non siamo riuscite a fare la parte orientale dell’isola, quindi ho letto con estrema attenzione il vostro racconto…e spero di tornarci presto!!!
    viva cuba, non si puo’ dire altro…con le proprie contraddizioni e difficolta’ e’ sicuramente un viaggio che “lascia il segno”…
    BARBARA

    :ok:

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