Amazzonia – Riserva Xixuau-Xiparinà

Ho passato buona parte dell’estate 2005 alla ricerca del modo “meno turistico possibile” di raggiungere l’amazzonia. Ho trovato più o meno per caso il contatto che si rivelò decisvo per il mio viaggio. Conobbi una biologa italiana che lavora circa 6 mesi l’anno presso una riserva nel cuore dell’amazonia per studiare la lontra gigante. Questa persona è anche una delle responsabili di un’associazione che si chiama Amazonia (http://www.amazonia.org/) che tra i vari progetti promuove un turismo “sostenibile”, piccoli gruppi di turisti possono soggiornare presso una piccola comunità situata all’interno della riserva (coordinate Google Earth: 0°47’50”S 61°33’43”W).

All’interno della riserva si trova un villaggio caboclo (“mezzi indios”) che conta meno di 150 abitanti, la maggior parte dei quali ha meno di 14 anni.
Il mio punto di partenza in Brasile è Manaus capitale del’Amazzonia brasiliana. Raggiungerla richiede molte ore di volo e molti scali: Milano-Parigi-Sao Paolo-Brasilia-Manaus.
Il viaggio di andata non ha presentato inconvenienti se si eccettua il fatto che mi aggiravo per l’areoporto di Parigi in malgietta e pantaloncini cn fuori 0°.
Da Manaus è necessario imbarcarsi su un battelo molto caratteristico di quelle regioni il “Recreo”: la risalita del rio Negro è di per se una esperienza fantastica. Il recreo di riempe di amache colorate e tutte le porsone vivono il viaggio come fosse una vacanza, incuranti del poco spazio e delle scomodità, si resira un atmosfera di festa!!. Per raggiungere la riserva bisogna lasciare il rio Negro e “svoltare” a nord lungo il rio Juaperi. Per questo è necessaria un’imbarcazione dell’associazione dato che non esiste un servizio pubblico per questa tratta.

Così dopo 3 giorni complessivi di viaggio ecco finalmente la riserva!!

Il luogo è semplicemente incatevole l’acqua e la foresta si legano fino a formare un sistema unico, un intrico di piccoli fiumi e laghi, habitat ideale per lontre e caimani che si possono osservare con facilità.
L’alloggio, la tipica “maloca”, è spartano e di notte bisogna adattarsi all’intensa presenza dei pipistrelli ma nel complesso la situazione è più che confortevole.
Il tempo scorre con ritmi totalmente diversi ai nostri tra escursioni nella foresta (anche di più giorni), escursioni in canoa, pesca e l’immancabile partita di pallone!
Lasciare quel paradiso (non ci sono neanche le zanzare!!!) e le persone magnifiche che vi abitano è stata dura.

Il viaggio di ritorno è stato un susseguirsi di imprevisti tali da potersi definire una vera avventura…il giorno prima di ripartire venni a sapere che il battello pubblico non sarebbe passato e che il prossimo si sarebbe visto oltre una settimana dopo. Così mi organizzai per ridiscendere oltre 400 km di fiume con una piccola lancia dotata di un motorino honda 5 cavalli insieme a Manù, un ragazzo diretto a Manaus per Natale con l’intento di riconquistare la moglie, che era scappata da lui qualche mese prima!
Insomma tra me e l’aereo per Milano c’erano 400 km di fiumi da affrontare con una barchetta sgangherata (senza tendalino!!) e una guida emotivamente instabile.

Partimmo verso le 8 del mattino e su di noi si scatenò un nubifragio tale da impedirmi la visuale a più di 5 metri dalla prua della lancia. Verso le 13 quando ormai pensavamo di doverci fermare a cercare rifugio da qualche parte, smise di piovere..eravamo fradici, la barca era piena d’acqua e battevamo i denti per il freddo! Di li a poco raggiungemmo una piccola comunità dove trovammo poco cibo ma tantissimo alcol: ancora non sapevo quanto bevesse Manù! Il viaggio proseguì senza intoppi fino a sera, nel frattempo la mia “guida” si era già scolata 12 birre (io mi fermai alla sesta) e comiciava ad attaccarsi alla prima bottiglia di cachasa delle due che aveva acquistato. Visto il ritardo accumulato a causa del temporale decidemmo di proseguire la navigazione anche di notte..ma non si rivelò una buona idea, almeno non per me. Mi addormentai verso mezzanotte per risvegliarmi intorno alle 2 che pioveva: eravamo fermi in mezzo ad un cannetto dai fusti sottili, nulla legava la lancia ad alcunchè e Manù dormiva beato sotto un telo di plastica. Non c’era bisogno della torcia per distinguere gli occhi rosa dei caimani sopra il pelo dell’acqua. Non vi era alcun pericolo oggettivo ma complice la pioggia, da cui non avevo riparo, non riuscii a chiudere occhio.
Alle 5.30 siamo ripartiti godendo di uno spettacolo impagabile: l’alba sul rio Negro! Dopo un bagno abbiamo ripreso con nuova forza la navigazione. Verso le 11 nuovo imprevisto..il motore sembra perdere colpi e ci ritroviamo fermi in balia del fiume sotto un sole cocente. Dopo oltre 3 ore e l’inutile tentativo di aiutarci da parte dell’unica altra imbarcazione che incrociamo, ci accorgiamo che stiamo per perderci l’elica (e non ne abbiamo una di scorta!). Con i lacci dei bermuda di Manù risolviamo provvisoriamente il problema ma in queste condizioni è impossibile raggiungere Manaus. Il nuovo piano prevede di raggiungere Nova Airao da dove partono dei battelli alle 17 di quel giorno. Naturlamente arriviamo con un’ora di ritardo ed essendo venerdi non c’era modo di lasciare quel paesino prima di lunedi mattina! Manù scoppio a piangere e ubriaco perso farneticava sul fatto che non avrebbe mai più rivisto la moglie. Dato che la mia guida non era nelle condizioni, cominciai a chiedere in giro se ci fosse un altro modo raggiungere Manaus e nonostante il mio portoghese stentato scoprii che l’indomani mattina alle 6.30 sarebbe partito da li un autubus per Manaus. Ora l’unico problema era dove passare la notte, non eravamo più nella foresta o sul fiume ma in una cittadina povera dove un bianco con enorme zaino dava molto nell’occhio. Fortuna volle che Manù avesse proprio in qulla città uno zio che ci ospitò all’interno di una piccola casa con un continuo via vai di gente, per lo più giovani e bambini. C’era aria di festa..era il 23 Dicembre!
Io mi addormenti..ero distrutto, cotto dal sole e affamato (negli ultimi due giorni avevo mangiato solo biscotti secchi e qualche banana). Manù tanto per cambiare si ubriacò e il mattino seguente lo trovai che dormiva sul pavimento. Preso l’autobus e una chiatta per attraversare il fiume dopo molte ore arrivammo finalmente e Manaus. Augurai a Manù di riuscire a riconquistare la moglie, consigliandoli di non bere almeno per qualche giorno! Passai la vigiglia da solo, ma non mi pesò dato che dopo essermi abbuffato in uno dei tanti self service in centro tornai alla pensione dove mi addormentai presto. Il mattino seguente ripartii verso l’Italia con già il vivo desiderio di tornare in Amazzonia appena ve ne sarà l’occasione.

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Ci sono 3 commenti su “Amazzonia – Riserva Xixuau-Xiparinà

  1. Bellissimo lo Xixuau!!! Ci sono stata anche io l’anno scorso! E’ stata una esperienza meravigliosa, il viaggio più bello della mia vita…mi sono fatta aiutare dall’Italia da una piccola Onlus che sviluppa progetti umanitari nella regione (contattate Chiara o Emanuela a info@amazoniabr.org, sono gentilissime!!!) e sono arrivata allo Xixuau con una barca tradizionale amazzonica partendo da Manaus. Nel villaggio sono stata accolta come una di famiglia, gli abitanti locali sono estremamente calorosi e attenti alle esigenze degli ecoturisti. Durante una delle escursioni, sempre guidati dalle esperte guide locali, abbiamo anche visto una strabiliante anaconda di 7 metri, un incontro che non scorderò mai nella vita. La foresta è affascinante, ricca di piante immense e di animali di ogni tipo, tra cui tapiri, scimmie urlatrici, armadilli, tucani, are, etc. Gli ecoturisti vengono ospitati in lodge di legno molto semplici ma pulitissimi. L’organizzazione, sia in Italia che allo Xixuau è stata perfetta e spero di poterci tornare prestissimo! Rachele

  2. Allo Xixuau ho lasciato il mio cuore l’estate scorsa. Confesso che avevo qualche perplessità prima di decidere di fare il viaggio per via della distanza, per paura della foresta ecc ecc ma meno male che sono partita. Dalla navigazione sulla barca pubblica al ritorno tutti i giorni c’erano belle sorprese e cose meravigliose da vedere. E che dire delle persone che ci hanno seguito, tutti quanti sempre gentili e disponibili, dalle italianissime Chiara nella fase di prenotazione e Emanuela alla comunità a tutti i locali che lavorano nella struttura per i turisti. Cibo buonissimo (il pesce così fresco e delicato non l’avevo mai mangiato!) e pulizia, tutto semplice ma efficace. L’incanto e la magia della foresta sono cose che non potrò mai dimenticare, in alcuni momenti mi sentivo in perfetta comunione con la natura, ho visto molti animali, mi piaceva ascoltare la foresta che si svegliava all’alba, una vera e propria sinfonia. In Amazzonia bisogna andarci una volta nella vita e il luogo giusto è lo Xixuau. Tutte le informazioni si trovano nel sito e sono utiissime per farsi un idea del bel progetto sviluppato sul posto. i sito è amazoniabr.org

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