Yucatàn e Chiapas in autobus

Ciao a tutti!
Avevo promesso un resoconto del mio viaggio tra Yucatàn e Chiapas, ed eccolo qui.
Se volete vedere subito le foto, ciccate su questo link Guarda qui le foto dei miei viaggi e poi aprite il set “Messico”.
Sono stato in giro in autobus da solo per tre settimane, dal 13 marzo al 4 aprile.
E’ stato un viaggio stupendo, molto facile e senza intoppi. Guida consigliata: la solita, ottima Lonely Planet. :)
Volo A/R da Roma per Cancùn via Madrid con Aeromexico comprato sul sito web di Expedia per 860 euro circa, compresa assicurazione facoltativa.
13 marzo
Arrivato alle 7 di sera, ho preso subito un autobus per Playa del Carmen. Dico subito qui che gli autobus di prima classe arrivano praticamente dappertutto, sono comodi, abbastanza puntuali e sicuri. Attrezzatevi solo contro l’aria condizionata sparata a palla. A Playa avevo prenotato l’albergo: la Posada Barrio Latino, gestita da italiani. 58 euro con colazione la doppia (anche se uso singola, come quasi dappertutto in Messico). Ottimo rapporto qualità prezzo per la “cara” Playa del Carmen. Uno dei tanti preziosi consigli di Lorenzo73 (grazie di nuovo Lorenzo!).
Playa del Carmen in sé non mi ha entusiasmato. E’ solo comoda come punto di partenza per fare altri giri. Per fare tutta una vacanza in un posto così non c’è bisogno di andare fino in Messico. Tanti ristoranti e locali di tipo internazionale, un po’ stile Ibiza, con musica lounge e atmosfere orientaleggianti, anche sulle belle spiagge, di giorno e di notte. E’ un posto in grande sviluppo turistico. Crescono nuovi alberghi ogni settimana. Per legge, non si può costruire oltre i 12 metri di altezza, ma la famosa Quinta Avenida sta diventando sempre più lunga. E purtroppo, sulle belle spiagge a nord stanno sorgendo altri resort. I terreni sono già stati comprati da grosse imprese private e ci sono orrendi reticolati e cancelli a pochi metri dal mare.
Detto tutto questo, Playa resta un posto allegro e colorato. Comodo e pieno di servizi. Tanto è vero che l’ultima notte sono tornato alla Posada Barrio Latino.
Ma proseguiamo con il viaggio. Tre notti e due giorni (con una leggera scottatura, nonostante la protezione 40!), e poi autobus per Tulum.
16 marzo
Appena arrivato a Tulum, taxi per la spiaggia. Mi sono fatto portare al Paradise perché sta su uno dei tratti più belli di spiaggia, ma costava un po’ troppo (600 pesos=60 dollari una bella stanza sulla spiaggia). Mi hanno consigliato un altro posto 50 metri più a nord, verso le rovine maya. Per 35 dollari a notte ho preso una cabana senza corrente elettrica a Zazil Kin. Un esperienza stupenda. La cabana era appena costruita, con buona serratura e di legno + muratura. Bagni fuori come in campeggio. Se volete fare la stessa esperienza, portatevi una piccola torcia elettrica per muovervi la sera. A pochi metri dalla capanna, una spiaggia meravigliosa con un mare eccezionale. Un po’ più in là, le famose rovine maya, le uniche a strapiombo sul mare. A Zazil Kin, (in realtà, qualche metro più a sud) c’è un ottimo ristorante dove ho sempre fatto colazione e cena. Ho conosciuto una simpatica coppia di Ancona, Valeria e Claudio, e la sera ci raccontavamo di tutto. Un bacio a tutti e due!
Primo giorno: dopo la sistemazione in cabana e il bagno nell’acqua turchese, visita al sito Maya. Era il primo che vedevo, lo so che non è niente al confronto di altri, ma mi ha emozionato molto. E come dicono tutte le guide, il panorama merita da solo la fama mondiale di questo sito.
Il giorno dopo, autobus per il sito Maya di Cobà. Bellissimo. E’ ancora in gran parte da scavare, ma proprio per questo fa un po’ l’effetto Indiana Jones nella jungla. Vi consiglio di affittare la bicicletta dentro il sito perché è molto divertente, e rinfrescante, raggiungere con qualche pedalata i vari templi, anche piuttosto lontani l’uno dall’altro. Da segnalare: l’unica piramide maya che è ancora permesso scalare fino in cima. Tra l’altro, è una delle più alte dello Yucatàn, con i suoi 42 metri. Grande vista a perdita d’occhio sulla foresta e su due laghi lì vicino. Tornando alla fermata degli autobus, si costeggia a piedi un tratto di uno dei due laghi e se siete fortunati potete vedere i coccodrilli. Quando c’ero io, alcuni ragazzini hanno attirato un grosso coccodrillo con una specie di lenza per farlo vedere ai turisti e guadagnarsi qualche spicciolo.
Sulla strada del ritorno, a circa 6/8 chilometri da Tulum, sosta al Gran Cenote. Ero con un ragazzo tedesco conosciuto durante il giro a Cobà, e abbiamo deciso di visitare insieme il cenote anche se stava per chiudere. E’ stato bellissimo, perché c’eravamo solo noi nel silenzio più totale. Il Gran Cenote, a differenza di altri, è quasi tutto illuminato dalla luce naturale, perché l’apertura che sovrasta il lago è larghissima. Radici e liane scendono giù nell’acqua trasparente e fresca e fare il bagno dopo una giornata calda è stupendo. Nel silenzio più totale, abbiamo visto emergere due sub che avevano fatto il percorso sotterraneo tra grotte e cunicoli.
Terzo giorno di solo mare a Tulum. Tra un bagno e una birra, ho camminato lungo la meravigliosa spiaggia bianca per un totale di 9 chilometri!! Ritorno in taxi, va da sé.
19 marzo
Lunedì, sesto giorno, parto per Valladolid. E’ una cittadina coloniale molto carina, senza troppi turisti, con un paio di chiese molto interessanti, casette colorate, qualche ottimo ristorante e un’atmosfera..vera. Di giorno, c’è un gran via vai, tra negozi e mercati. Al tramonto, poi, la gente si ritrova nei giardinetti della piazza centrale, lo zocalo, e suona e balla.
Per 40 dollari a notte, ho preso una camera più che adeguata all’Hotel Maria de la Luz, sulla centralissima piazza (come al solito, in due sarebbero stati 20 dollari a testa). L’hotel ha una piscina nel patio centrale e fa una eccellente colazione a buffet. Ho passato il pomeriggio in giro per la città. Ho visitato la cattedrale e più tardi, al tramonto, la bellissima chiesa di San Bernardino da Siena con il convento. E’ una delle più antiche costruzioni spagnole. Bellissima la grande piazza-prato e l’illuminazione serale del complesso chiesa e convento. Ma prima ho preso un taxi per i cenote di Dzitnup. Sono due: uno ha un nome difficilissimo e l’altro si chiama Samulà. Sono a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, a qualche chilometro dalla città. Sono eccezionali. Il primo è una enorme caverna con un buco sul soffitto, stalattiti e acqua azzurra dove fare il bagno. Il secondo è ancora meglio: dal buco sulla grande volta scendono le radici di un albero gigantesco. E’ uno spettacolo che lascia senza fiato. Le radici, in parte calcificate, sono come una cascata o come colonne gotiche che si tuffano nell’acqua azzurra.
Siccome lo sanno tutti che ci si ferma a Valladolid per visitare Chichén Itzà, tutto è organizzato in modo da rendere facile la gita (in questo l’organizzazione, nello Yucatàn è ottima). E cioè: l’albergo dà la colazione a partire dalle 6. Il primo autobus parte alle 7.15 e per le 8 vi trovate all’ingresso del più famoso sito maya del Messico, molto prima che le decine di pulmann in arrivo da Cancùn o da Playa del Carmen riversino migliaia di turisti nel caldo torrido delle 11-12. Bellissimo visitare con calma i luoghi più “gettonati”, come il Castillo (peccato non si possa più salire in cima) o il tempio delle mille colonne, l’enorme campo della pelota, il caracol… Poi, se volete restare ancora un po’ quando ormai sono arrivate le masse di turisti, potete scegliere di visitare le rovine “minori” che sono sempre molto interessanti e un po’ più isolate nella foresta. Tranquilli, è sempre tutto ben segnalato lungo sentieri ben tenuti. Io non ho mai pagato una guida o mi sono unito a gruppi, perché mi piace girare da solo, fare foto e orientarmi solo con la mia guida.
21 marzo
Altra notte a Valladolid (la amo) e poi autobus per Cancùn e da lì taxi per Puerto Juares per prendere un traghetto per Isla Mujeres. Tutto facile facile. Alle 12 ero già sistemato in un albergo dell’isola senza aver prenotato niente. Dalla guida avevo scelto il Bucanero, ma era pieno (prima volta in tutto il viaggio) e allora sono andato in quello di fronte, il Belmar, che era anche meglio. Ottima stanza per 55 dollari. Siamo su un’isola vicino a Cancùn, tutto è un po’ più caro.
Isla Mujeres mi è piaciuta ma non mi ha entusiasmato. La Playa Norte, l’unica davvero balneabile, è bella, ma molto meno di tante spiagge in Sardegna. Pochi metri di acqua trasparente e bassa e poi di colpo è blu e profonda e c’è corrente. Quindi: scordatevi grandi nuotate. Si sta a bere birra e mangiare crostacei e quant’altro nei mille baretti uno di fianco all’altro sulla spiaggia, piena zeppa di lettini e ombrelloni. Le casette del paese sono carine e colorate, la sera ci sono tanti ristorantini dove suonano dal vivo.
Il giorno dopo ho affittato una bicicletta e sono andato in giro per l’isola. Sosta in una struttura accanto al parco Garrafon. Si spende pochissimo per entrare, prendere lettino, usare docce e, se non l’avete con voi, affittare maschera e pinne. La barriera corallina è molto rovinata dai recenti uragani, ma lo snorkeling è facile e divertente. A nuoto si può entrare nel parco Garrafon senza pagare il prezzo esorbitante che fanno. Veloce visita alla Turale Farm e al faro. Niente di che. Ma: la cosa più bella, quella per cui secondo me vale davvero la pena andare a Isla Mujeres, è la gita a Isla Contoy. E’ una specie di atollo maldiviano a qualche miglio da Isla Mujeres. E’ una riserva naturale disabitata. Piena di uccelli e pesci. Basta andare al porto a prenotarsi la sera prima e ti portano in barca con sosta per lo snorkeling, pranzo a base di pesce arrosto sull’isoletta (ottimo) e ti riportano indietro nel pomeriggio. Giornata fantastica! Ottimo lo snorkeling nella barriera corallina a pochi metri dalla riva. Abbiamo anche fatto amicizia con una razza che girava tranquilla nell’acqua bassa.
Tre notti a Isla Mujeres e poi una giornata a Cancùn, in spiaggia, comodo. Qualche soldo in più per lettone ibizenco con teli bianchi, musica ambient, birra nel secchiello del ghiaccio, nebulizzatore di acqua privato per rinfrescarsi e spiaggia bianca sottostante con mare azzurro. Accanto, grattacieli!
Questa è Cancùn. Ma se alle 8 di sera dovete prendere un autobus che vi porterà, la mattina dopo, in Chiapas, apprezzerete il trattamento autoindulgente di una giornata in spiaggia così. Dormicchiando e leggendo un giallazzo.
25 marzo
Viaggio comodo. Ho dormito. Alle 9 del mattino circa arrivo a Palenque, Chiapas. Sceso alla stazione ho preso un taxi per El Panchan, un complesso di bungalows e cabanas nella giungla vicino al sito archeologico. Vale veramente la pena, perché la cittadina di Palenque è brutta, mentre dormire nella foresta è un’esperienza emozionante. Ho scelto una sistemazione molto comoda (ce ne sono per tutti i gusti e le tasche) in una stanza con bagno, acqua calda, zanzariere e ventilatore, dalla signora Margarita. Solo 20 dollari a notte! La sera ci sono due ristoranti attaccati l’uno all’altro dove suonano dal vivo. Posto molto frikkettone simpatico. Ho la giornata a disposizione, anche se sono un po’ stanco per il viaggio. Mi unisco quindi a una gita che parte direttamente da El Panchan alle 12 per le famose cascate di Misol-Ha e Agua Azul. A marzo l’acqua è davvero azzurra e fare il bagno nelle piscine naturali tra una cascata e l’altra è bellissimo.
La mattina dopo sveglia all’alba per fare una gita sensazionale: i siti maya di Yaxchilàn e Bonampak. Prenotata sul posto la sera prima. Furgoncino con 7 o 8 turisti di varie nazionalità. Si parte alle 5. Sosta per abbondante colazione in un ristorantino lungo la strada. Ci aspettavano con tutto fresco e pronto. Svariati chilometri nella giungla fino al fiume Usumacinta, che segna il confine tra Messico e Guatemala. Arrivati alla cittadina di Frontiera Corozal, abbiamo lasciato il furgone per salire tutti su una lancia che ci ha portato lungo il fiume fino al sito archeologico di Yaxchilàn. Stupendo. Un luogo incantato tra alberi giganti, con le scimmie urlatrici che …urlano sugli alberi. In realtà, quasi ruggiscono. Sentieri in salita nella foresta che portano a templi semi ricoperti dalla vegetazione. Molto suggestivo. Si torna con la barca al furgone e da lì si fa un altro tratto di strada ai bordi della selva Lacandona. Ai bordi della strada si vedono passare ogni tanto degli indigeni lacandoni, con i capelli lunghi lisci e le loro caratteristiche tuniche bianche. A un certo punto, si cambia veicolo, perché è uno dei locali che ci porterà a Bonampak utilizzando il suo furgone. Anche lui porta i capelli lunghi, ma indossa i jeans. Bonampak è un sito abbastanza piccolo, ma vale la pena fare tutta quella strada per arrivarci perché conserva rarissimi affreschi colorati di una bellezza emozionante. Lunga guidata per il ritorno, verso ora di cena. Gita consigliatissima.
27 marzo
Il terzo giorno a Palenque, mi resta da visitare…il sito archeologico di Palenque. Me lo sono lasciato per ultimo. E’ fantastico. Un grande parco archeo-ecologico, con templi maestosi che si innalzano sulle colline verdissime, torrenti e cascate, alberi giganteschi che crescono tra le pietre antiche. E il panorama dalla cima del tempio più alto è mozzafiato.
Alle 13.30 autobus per San Cristòbal de las Casas. Non è lontanissima, ma si sale fino a 2.200 metri sul livello del mare, e la strada è tutta tornanti. Se soffrite il mal d’auto, prendete le vostre precauzioni. Arrivo verso le 19 e mi faccio portare in taxi alla Posada Margarita, consigliata da una coppia di italiani conosciuti nella gita a Isla Contoy. E’ un ottimo albergo in un tipico edificio coloniale in centro, con un bel cortile con il pozzo dove si può fare colazione. Camera piccola ma pulita e dotata di tutte le coperte necessarie. Infatti, la sera fa freddo!
San Cristòbal è bellissima. Tra le altre cose, la definirei il paradiso dei fotografi. Le case colorate, la gente (attenzione: ci vuole discrezione per fotografare la gente del posto), le chiese, i mercati, e il cielo che cambia: azzurro, e poi nuvole bianche che passano veloci, o i nuvolosi neri che in un attimo scaricano potenti temporali. Per me che sono un po’ fissato, era impossibile mettere via la macchina fotografica. Anche sotto la pioggia.
La Posada Margarita ha anche un’agenzia di viaggi. Mi avevano consigliato di prenotare lì la gita nei due principali paesini maya della zona, San Juan Chamula e Zinacantan, e di chiedere espressamente di Alberto. E’ stato un ottimo consiglio, perché Alberto è una guida che non si limita a portare i turisti nella famosa chiesa e nel mercato, ma fa fare un giro largo tra le casette di San Juan Chamula spiegando un sacco di cose interessanti che non sono neanche sulle guide. Parla un po’ italiano ed è assai simpatico. La chiesa, comunque, è davvero straordinaria, nel senso che non ha niente di ordinario. Fuori è una chiesa cattolica di tipo coloniale, bianca con decorazioni di colori vivacissimi, dentro è un tempio pagano, dove le numerose statue dei santi rappresentano in realtà antiche divinità maya. Di preti neanche l’ombra, la gente si inginocchia per terra sugli aghi di pino, prega ad alta voce nella propria lingua maya, piange e si dispera, oppure ride e beve con le altre persone. Ahimé, non si possono fare foto all’interno. Il mercato è molto interessante e colorato. Normalmente, le gite prevedono anche il passaggio in qualche casa dove le famose tessitrici locali vendono fantastiche stoffe. Tappeti, coperte, ecc. Noi abbiamo fatto un a sosta di questo tipo a Zinacantan e lì ho comprato quasi tutti i regali che ho portato in Italia.
Il giorno seguente l’ho trascorso tutto girando per San Cristòbal. Ogni chiesa è diversa, i caffè sono accoglienti, spesso con musica dal vivo. Il mercato è assolutamente da non perdere. E’ grandissimo e molto, ma molto colorato. Dalle galline ai mais di vari colori, dalle spezie ai pesci, dai dolci agli stoccafissi, in un caos allegro e variopinto. Le donne hanno tutte abiti incredibili. Confesso che ho “rubato” alcune immagini senza chiedere il permesso, ma non potevo farne a meno.
C’è solo una cosa che non mi è piaciuta a San Cristòbal, ed è tutto il giro di giovani turisti europei, in gran parte italiani, che vanno lì con il mito del subcomandante Marcos, si vestono molto etnici, passano il tempo nei locali fighi con l’internet point e le tisane (dove la gente del posto non potrebbe nemmeno permettersi un bicchiere d’acqua) e comprano collanine varie sentendosi molto solidali con la lotta del “pueblo unido”. Vabbé, si sa, sono i soliti figli di papà in vacanza. Meglio lì che a impasticcarsi in qualche megadiscoteca. Almeno, forse, imparano qualcosa. Però, se da un lato il turismo di massa arrivato a San Cristòbal dopo la rivolta zapatista del 1984, ha portato soldi, restauro di monumenti e illuminazione per le strade (qualcosa, ma poco, anche agli indigeni della regione), dall’altro lato ho avvertito un fastidioso senso di artificialità. Il pittoresco per stranieri che cercano l’emozione della revolucion stando comodamente seduti in piazza a sfarsi di canne.
30 marzo
Autobus per il mare! Viaggio lunghissimo notturno con cambio a Chetumal. Alle 7.30 del mattino arrivo a Majahual.
Avevo una gran voglia di vedere questo tratto di costa caraibica ancora non super-turisticizzata come Playa del Carmen ed è stata un po’ una delusione. In poche parole: la spiaggia è quasi inesistente perché ci hanno fatto passare la “via” principale, di sabbia battuta, dove passano due taxi in croce, una bici sgangherata se la trovi, e si affacciano i pochi hotel e negozietti (ma moltissimi stanno per arrivare!). Il mare ha colori stupendi ma è pieno di alghe! Dipende dalle correnti, e dal fatto che, forse a ragione, hanno vietato il dragaggio dei fondali. La barriera corallina è a trenta metri dalla riva, ma non è facile raggiungerla a nuoto. Quando c’ero io, almeno, il vento rendeva la cosa pericolosa, e comunque bisognava passare in mezzo a foreste di poseidonia, rocce e alghe varie. Insomma, tutto molto naturale, ma decisamente scomodo. Se avete in mente la spiaggia da cartolina, beh.. non è qui. Ma il peggio è che a Majahual si sono messi in testa che stanno diventando la nuova Playa del Carmen e ti fanno pagare tutto quasi altrettanto caro, senza darti però quasi niente in cambio. Mi sono trovato malissimo in un posto di italiani che pretendono di avere un albergo ma in realtà sono solo un ristorante mediocre e affittano stanze senza avere un’idea di come si fa quel mestiere. Il posto si chiama Luna de Plata. Li avevo avvertiti che sarei arrivato verso le 8 del mattino (d’altronde, i bus da Chetumal sono solo due al giorno) e pensate che mi hanno lasciato fuori fino a dopo mezzogiorno senza preoccuparsi di me. Molto easy, certo, ma siccome si fanno pagare, ti aspetteresti un minimo di cura degli ospiti. Pensate che la domenica sono chiusi e io mi sono trovato a vagare come uno scemo per il paesino alla ricerca di un posto dove fare colazione. E l’albergo, chiamiamolo così, sta pure un po’ fuori. Per fortuna avevo convinto un ragazzo del posto ad affittarmi una bici e verso le 10 ho trovato qualcosa di decente da mettere sotto i denti. Vabbé, Majahual è da dimenticare. :notok:
Comunque sono contento di averla vista di persona. Sono rimasto due notti anziché tre come preventivato e la domenica, alquanto innervosito dai contrattempi, ho preso un autobus e sono andato a Bacalar. E’ un posto molto particolare che sono contento di aver visitato. Il paesino ha una antica fortezza spagnola che si affaccia su un gigantesco lago, lungo circa 60 chilometri, di acqua azzurra. C’è il “balneario” , uno stabilimento balneare, con ristorante, servizi e un lungo pontile dal quale ci si può tuffare nell’acqua turchese. Il fondo di sabbia bianca rende davvero spettacolari i colori della laguna. E’ un posto molto popolare tra i messicani locali e per quelli che vengono da fuori. Era la domenica delle Palme, inizio delle lunghe vacanze di Pasqua, e il balneario era pieno di famiglie, numerose, rumorose, allegre e colorate. Ero l’unico non-messicano e tutti mi guardavano con curiosità, ma sorridenti e gentili come sempre in Messico.
Cenetta al tramonto nella grande piazza del paese e poi autobus per Majahual, per l’ultima notte.
2 aprile
Ritorno a Playa, al Barrio Latino. Loro sì che ci sanno fare con l’ospitalità. All’ora di pranzo, ho già fatto il bagno e mi godo le comodità del Mama’s Beach e del suo ristorante. Giornata di riposo e di ultimi acquisti.
3 aprile
Ultimo bagno e bus per Cancùn. Vacanza finita…

E’ stato uno dei miei viaggi migliori ed è un itinerario che consiglio a tutti.
Se siete arrivati a leggere fin qui, vuol dire che vi interessa davvero questa parte del mondo. O ci siete già stati, e volevate fare un confronto, oppure volete andarci. In entrambi i casi, non esitate a contattarmi per informazioni più specifiche o per uno scambio di opinioni.

Salutoni a tutti e viva il Messico! :yeah:
Alessandro
Guarda qui le foto dei miei viaggi

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Ci sono 8 commenti su “Yucatàn e Chiapas in autobus

  1. Che colori!!!!
    …E che mal di Messico mi fai venire!
    Complimenti bello il viaggio, il Diario e le foto….quasi sento i profumi!!!
    (…Pure io non ho potuto resistere a San Cristobal a fare “scatti clanedestini” come poi a fotografare frutta e verdura nei mercatini!).
    Mi trovi d’accordo su quasi tutto, anche sul fatto che a volte in Chiapas c’è il fighetto di turno che “finge” di fare il terzomondista.

    Devo dire però che ho conosciuto, anche tanti ragazzi che non solo fanno i volontari, ma aiutano in modo efficace la popolazione e/o tutelano la natura del posto.

    D’altra parte…è proprio questo il bello di un viaggio…non è solo nel luogo, anche in chi incontri. E’ sempre un viaggio pure nelle persone.

    Complimenti ancora! :ok:

  2. …ma lo sai che abbiamo lo stesso criterio su come viaggiare?…terrò questo diario per un futuro tour del Messico, mi calza su misura, complimenti…e delle foto che dire, sei fotografo? altrimenti hai un dono naturale nel cogliere gli attimi, splendide! :ok:

  3. Spero davvero che il mio racconto possa esservi utile. Fotografo professionista? Nooo. Ho una macchinetta digitale semplice semplice. Ho pubblicato quasi 200 foto, ma ne ho scattate migliaia e ho scelto solo le migliori. Ho una certa passione per i colori e la composizione, e forse c’ho anche occhio. Grazie grazie…
    Ah, correggo una svista. La rivolta zapatista in Chiapas non è stata nell’84, ma nel ’94

  4. Ciao …
    mi ha molto colpito il resoconto del tuo viaggio,soprattutto xchè sei andato da solo e secondo xchè il messico è una terra che mi affascina.
    La mia prima e unica domanda,visto ke sei stato esaustivo in ogni parte del tuo resoconto è questa…Ho viaggiato spesso da solo soprattutto x lavoro e vuoi o nn vuoi mi sono trovato in situazioni nn troppo gradevoli,volevo sapere se nel tuo viaggio hai dovuto far fronte a qualche strana situazione…mi spiego meglio,qualche furfante,qualche dispiacere anche nn dovuto alla tua volontà,e se si,se hai qualche consiglio..tipo posti da evitare o gente da evitare..
    Ti ringrazio anticipatamente e ancora complimenti x l’avventura

  5. Grazie anche a te Brako.
    La cosa che mi ha sorpreso di più nel mio viaggio è proprio che non ho avuto alcun problema di alcun tipo. Mi aspettavo anch’io perlomeno qualche contrattempo o incontri poco piacevoli. E invece…niente.
    L’unica precauzione che ho preso è stata di non avventurarmi da solo in sentieri isolati. Soprattutto in Chiapas. Esempio: ad Agua Azul ho avuto voglia, come sempre, di allontanarmi dalla folla e di risalire il corso del fiume fino alle cascate più isolate. E così ho fatto. Mi sarebbe piaciuto però farmi un bel bagno in quelle piscine naturali azzurre in totale solitudine, magari nudo. Ma non l’ho fatto. Avrei dovuto lasciare il mio zainetto sulla riva.. e poco prima avevo visto un tizio seduto da solo su un tronco d’albero che mi aveva salutato. Mi sono sentito un po’ paranoico, e mi è dispiaciuto dubitare delle intenzioni di quell’uomo che probabilmente era la persona più onesta del mondo. Ma…. non ci si può fidare. Pare che in quelle zone i turisti isolati siano vittime qualche volta di rapine. Questo è stato il limite per me, oltre naturalmente alle precauzioni dettate dal buon senso in ogni luogo. Per il resto, il Messico in generale è considerato un Paese con un tasso di microcriminalità piuttosto basso. E la gente è davvero molto aperta e socievole

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