Manhattan (ten years ago)

E’ la mia terza volta a Manhattan (la prima a Natale ‘88/Capodanno ’89 e la seconda nel ’91), per il mio compagno la prima!
Con tutti gli “shampoo” che gli ho fatto sulla Grande Mela spero non rimanga deluso.

Partiamo da Genova con l’ATR42 per Zurigo, dove la coincidenza ci porterà al JFK.

E’ lunedì 2 marzo quando cominciamo ad assaporare questa bellissima metropoli e per una settimana la gireremo in lungo e in largo.

La prima tappa obbligatoria è il Madison Square Garden perché Marco (il mio compagno) è un giocatore di basket e vorrebbe comprare i biglietti per l’ultima partita della carriera di Michael Jordan. Ovviamente “Sold Out”, non ci saranno foto a testimoniare le 6 ore di coda per un insperato posto per la partita Knicks – Bulls.

Pazienza.

La città offre luci, suoni, colori, puzze, profumi, negozietti e megastore, non ci annoieremo.
Siamo a Manhattan!!!

Times Square e le sue pubblicità, i murales variopinti che accendono gli angoli più grigi e loro, i grandi protagonisti, gli “skyscrapers”
Un consiglio?…non guardare dove cammini, non sai cosa ti perdi!!!

Tra un hot dog comprato nelle bancarelle e una bistecca nascosta dal Ketchup, la “Quinta”, la “Lexington”, la “Brodway” scorrono sotto i nostri piedi mentre il naso è perennemente rivolto al cielo.

In Downtown la vista panoramica che le Twins Tower ci offrono è mozzafiato: il Ponte di Manhattan e il Ponte di Brooklyn che cavalcano con le loro possenti arcate il fiume Hudson da un lato, la “Quinta” che taglia in due la città dall’altro e la Statua della Libertà che da quassù (102°) sembra piccola, piccola.

Il tramonto dal Ponte di Brooklyn tinge di rosa lo skyline della città.

Spaghetti di soia, maiale fritto, edifici a forma di pagoda, cabine telefoniche a forma di pagoda….questa è China Town.

Cappuccino, pizzerie, spaghetti e tricolore, la Little Italy nel ’98 era ancora un bel pezzo di Manhattan.

Ovunque ti giri e ovunque vedi stranezze, gente stravagante, negozi incredibili…ma chi è quel pazzo che sta scalando quell’edificio? Siamo in America è solo una pubblicità di abbigliamento sportivo!

Dalla nostra stanza al 17° piano sulla Madison possiamo ammirare l’Empire State Building.

Il Rockfeller Center, la Cattedrale di St. Patrick, il Pier 17, Battery Park sono alcune delle soste obbligate per chi vuole visitare la città e noi non ce le facciamo scappare.

Grattacieli che prendono il nome dalla loro forma: Lipstick Building, Flatiron Building.

Grattacieli che prendono il nome dai loro proprietari: Trump Tower, PanAm Building.

Alcuni sono talmenti alti che non stanno nell’inquadratura per la foto.

In Uptown il negozio di giocattoli Fao Schwarz (all’apertura mattutina i dipendenti accolgono tutti i clienti con un applauso), l’Hotel Plaza con le sue limousine troppo lunghe, i cinque piani della Warner Broos con l’ascensore spinto da Superman.
Gadget, abbigliamento, giochi, pupazzi e chi più ne ha più ne metta, tutto rigorosamente firmato Walt Disney.

Le tipiche costruzioni di mattoni a vista con la scala antincendio nascondono negozietti “incastrati” tra un portone e l’altro.

Il M.O.M.A., il Guggenheim, il Metropolitan Museum, assolutamente da non perdere.

Si pranza con musica dal vivo anni 50/60 al Motown Cafè, si cena a ritmo di jazz al Sweet Basil o al Blue Note, la domenica mattina è il Gospel che ti dà il buongiorno.

Central Park ti fa rabbrividire, ti inquieta, ma passeggi anche tu tra alberi e sentieri, tra chi fa jogging e chi sfreccia sui roller, ti guardi le spalle, sei condizionato dalle brutte notizie realmente lette e i film che vedono questo parco come teatro di scene di crimini violenti.

Questa per noi è stata Manhattan.

I flash in questo diario sono di un viaggio ormai lontano nel tempo ma ancora vivo nella memoria.

Sicuramente nomi di negozi, di alberghi e di grattacieli non saranno più gli stessi.
Sicuramente l’11 settembre ha contribuito anche a modificare la pianta della città (nel ’91 alloggiavo al New York Vista Hotel distrutto con le Twins).
Sicuramente ci ritorneremo

Alessandra e Marco

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